Naomi Oreskes a BergamoScienza

 

La quantità di notizie relative alla crisi climatica con cui entriamo in contatto quotidianamente è impressionante, ma come districarsi tra verità e fake news? E chi mette in circolo notizie allarmistiche o false?

A queste e ad altre domande risponderà la geologa e storica della scienza Naomi Oreskes, sabato10 ottobre alle 21, in occasione della XVIII edizione di BergamoScienza, il festival di divulgazione scientifica, in corso fino al 18 ottobre con una speciale edizione tutta digitale.

Naomi Oreskes, docente di Scienze della Terra e Planetarie all’Università di Harvard, si collegherà con la neuropsicologa e divulgatrice scientifica Daniela Ovadia e la meteorologa e climatologa Serena Giacominper indagare i dubbi e le controversie che negli ultimi anni hanno caratterizzato la questione climatica.

Oratrice pubblica di fama mondiale egrande studiosa dei cambiamenti antropogenici, Naomi Oreskes è promotricedi numerose campagne contro la disinformazione anti-scientifica. Tra i suoi libri più recentiricordiamo DiscerningExperts (Univ. Chigago Press, 2019)e WhyTrust Science? (Princeton Univ. Press, 2019).

 

Delos (anche per la fotografia)

 

All’Ex Manifattura Tabacchi di Verona un viaggio tra i progetti che trasformeranno la Zai

La mostra all’ex Manifattura Tabacchi

La ZAI, da Zona Artigianale Industriale a Zona Altamente Innovativa. Un intero quartiere sta per essere rigenerato e diventare, così, luogo di innovazione sia urbanistica che tecnologica, ma anche di incontro e promozione del turismo. A partire dall’ex Manifattura Tabacchi che ha accolto i veronesi, aprendo i suoi cancelli dopo anni, in occasione della presentazione degli ultimi due capitoli del dossier ‘VERONA 2022. La Cultura apre nuovi mondi’. Un cantiere all’interno del quale i cittadini hanno avuto la possibilità di scoprire alcuni dei progetti che sono stati inseriti nel documento per la candidatura a Capitale della Cultura 2022, depositato a fine luglio dall’Amministrazione comunale. Una programmazione che ha disegnato cinque ‘mondi’, eccellenze che, a vario titolo, contribuiscono a valorizzare il patrimonio storico e artistico della nostra città.

E di questi cinque, uno mette insieme smart city, nuovi spazi urbani e turismo, perché la cultura si fa spazio in tutti gli ambiti cittadini. Durante l’apertura sono stati illustrati la storia e il progetto di rigenerazione dell’ex Manifattura Tabacchi, di cui hanno parlato l’architetto Michele De Mori dell’associazione Agile e l’ingegnere Paolo Signoretti della nuova proprietà. Ad accompagnare le loro parole una mostra con foto, bozzetti e disegni di quello che è stata e sarà l’area industriale che si trova tra la fiera e la stazione.
E poi, uno dopo l’altro, i segni della nuova ZAI. Dalle Gallerie Mercatali al Wine museum, di cui ha parlato il vicepresidente di Veronafiere Matteo Gelmetti, al nuovo polo tecnologico universitario con i suoi laboratori, illustrati dal docente Paolo Fiorini dell’Università di Verona. Fino al potenziamento del Consorzio ZAI, e quindi della logistica, con Nicola Boaretti. Idee e progetti del capitolo ‘Smart city, green city – La città nuova per l’ambiente’, ossia sostenibilità, innovazione e rigenerazione urbanistica. Dal centro a Verona Sud, dalla dimensione dell’individuo a quella dell’ambiente che lo circonda, ma anche al nuovo modo di fare urbanistica in chiave green e smart. Soluzioni che trasformeranno il contesto cittadino scaligero in un ambiente dinamico, pulito e a misura d’uomo.

Infine il turismo, con il nuovo Dms –Destination management system che mette in rete tutte le destinazioni turistiche del Veneto. Una partita che vede in campo la Dmo di Verona, ma anche tante associazioni, come quella delle Strade del Vino Valpolicella, rappresentata da Miriam Magnani. Il capitolo ‘Verona Beyond – La città fra turismo e territorio’ mette, infatti, in rete una progettualità che supera i confini urbani per raggiungere il mondo che si trova al di fuori delle mura scaligere.

All’appuntamento erano presenti il sindaco Federico Sboarina e gli assessori all’Urbanistica Ilaria Segala e alla Cultura Francesca Briani.

“Abbiamo tracciato la strada di una nuova Verona, ora non resta che percorrerla – ha detto il sindaco -. La crescita culturale della città deve andare di pari passo con uno sviluppo urbanistico sostenibile e a misura d’uomo, specialmente in quest’area, fin troppo martoriata negli anni passati. Per come la vediamo noi, invece, la Zai sarà baricentrica, una fucina di idee e progetti a vantaggio di tutta Verona. Stiamo parlando di rigenerazione, nuovi spazi verdi, collegamenti che cambieranno il volto urbano, non idee visionarie ma realtà. E nei prossimi anni potremo ammirarle con i nostri occhi. Stiamo disegnando una città nuova, proiettata nel futuro, grazie alla collaborazione di istituzioni, privati, associazioni. Abbiamo voluto mettere insieme l’eccellenza, creare un sistema Verona in grado di far confluire forze, competenze e risorse per far crescere la città. Siamo già capitale della Cultura, nessuno ci potrà mai togliere il nostro patrimonio storico e artistico, ma questo percorso ci ha permesso di fare squadra e di camminare insieme, per progettare a lungo termine”.

“Cultura e urbanistica devono viaggiare insieme – ha aggiunto Segala -. Questo luogo industriale abbandonato, nei prossimi anni, non solo verrà riqualificato ma diventerà un fermento di progetti e idee. Aperto alla e sulla città, grazie all’abbattimento del muro che oggi crea una netta separazione. Dopo tanto tempo i veronesi torneranno ad appropriarsi di spazi che, in molti, non hanno mai nemmeno visto. E la prima occasione è proprio questa. Abbiamo fortemente voluto presentare alla cittadinanza il dossier in quelli che saranno i cantieri che cambieranno il volto di Verona. Un’opportunità colta da molti che si concluderà settimana prossima a Castel San Pietro”.

“Un unico grande progetto che ha visto lavorare insieme tante realtà diverse – ha concluso Briani -. Anche per quanto riguarda il turismo, grazie al lavoro della Dmo Verona, è stato possibile aderire alla piattaforma regionale che metterà in rete tutte le destinazioni turistiche del Veneto. Un grande passo avanti per promuovere il nostro territorio e le sue eccellenze, facendo squadra per crescere assieme. Ecco che fare cultura significa programmare e progettare a 360 gradi lo sviluppo e il futuro di una intera città. È quello che stiamo facendo e che continueremo a fare anche dopo la corsa per la candidatura a Capitale della cultura 2022”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Storie e musica nel parco per bambini e non solo

 

Sarà il parco retrostante la biblioteca comunale Tebaldi (via Ferrariola 12, Ferrara) a fare da teatro, martedì 6 ottobre 2020 alle 17 al pomeriggio di letture e musica in programma per bambini e non solo. Le raccontastorie dell’associazione Circi leggeranno tante storie divertenti intervallate dai brani musicali eseguiti da Sauro Strozzi.

Per partecipare è necessaria l’iscrizione (gratuita) da effettuare telefonando al numero 0532 64215 (fino ad esaurimento posti). Si raccomanda ai partecipanti di portare le mascherine e di presentarsi circa 10 minuti prima dell’inizio dell’evento nel parco retrostante la biblioteca dove saranno accolti da un operatore con l’elenco degli iscritti. In caso di maltempo l’iniziativa verrà rimandata.

Il calendario completo degli eventi e delle attività culturali, aperti liberamente a tutti gli interessati, in programma nelle biblioteche e archivi del Comune di Ferrara su: http://archibiblio.comune.fe.it

 

Alessandro Zangara (anche per l’immagine)

‘Cambiare pelle’: racconto di un percorso interiore verso un nuovo progetto di vita

 

Racconta di un viaggio introspettivo in direzione di un cambiamento, il libro di Elena Trombetta dal titolo ‘Cambiare pelle’ che martedì 6 ottobre 2020 alle 17 sarà presentato nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea (via delle Scienze 17, Ferrara). Un libro fortemente introspettivo, che pur dipanandosi in modo leggero cattura immagini e sensazioni vissute sempre in modo intenso. È la narrazione di un viaggio, di un percorso interno. La protagonista Anna, che è emblema di vita frenetica e dirompente, nel corso degli anni e della lettura fa scorgere un equilibrio sempre più sbilanciato verso il dubbio sui ritmi della nostra esistenza. Finché si arriva a uno snodo cruciale, il tempo del “cambiamento”, un tempo sacro, necessario per concepire e portare a compimento un nuovo e stravolgente progetto di vita. Saper rallentare il proprio ritmo di vita, anche in altre esperienze oltre a quella di Anna, serve a farlo abitare da scelte più interiori. Tutto ciò facendoci capire che la sfida di ognuno è colmare i propri silenzi, cavalcare i propri mutamenti.

Nel rispetto delle disposizioni di sicurezza anti covid, per partecipare agli incontri in Sala Agnelli (dove sono disponibili 36 posti a sedere) sarà indispensabile attenersi a una serie di prescrizioni:  entrare con la mascherina e togliersela solo dopo essersi seduti; sanificare le mani all’ingresso della sala; utilizzare solo le sedie indicate dal cartello; rimettere la mascherina durante l’uscita.

Il calendario completo degli eventi e delle attività culturali, aperti liberamente a tutti gli interessati, in programma nelle biblioteche e archivi del Comune di Ferrara su: http://archibiblio.comune.fe.it

 

Alessandro Zangara (anche per l’immagine)

Tornano le sperimentazioni artistiche nel giardino di Castelvecchio

 

  L’opera a Castelvecchio (foto di Michele Alberto Sereni- courtesy Studio la Città)

Gli spazi del giardino di Castelvecchio tornano al centro della sperimentazione artistica. Collocata, sotto la statua di Cangrande, l’installazione Orizzonte dell’artista ateniese Costas Varotsos, primo di una serie di prestiti accordati alla direzione dei Musei Civici da alcune gallerie d’arte.

Gli spazi esterni di Castelvecchio sono sempre stati, a partire dalla direzione di Licisco Magagnato, anche luogo di ricerca artistica. Una caratteristica che si è mantenuta a lungo, basti pensare alle mostre degli anni ’70, per poi arrivare all’esposizione ‘Giardino dei passi perduti’ di Peter Eisenman o all’installazione di Herbert Hamak sui camminamenti di Castelvecchio e, negli anni più recenti, alla mostra di Igor Mitoraj.

Una tipologia di contaminazioni artistico-ambientale che, con l’opera di Varotsos, torna ora nuovamente ad animare il giardino del museo.

L’energia, lo spazio e il tempo sono gli elementi che caratterizzano il lavoro di dell’artista ateniese, noto per le sue sculture site-specific collocate in esterno in varie parti del mondo e fatte in ferro o acciaio e, soprattutto, con il vetro che rappresenta la materia che più ne definisce il suo lavoro.

‘Orizzonte’ è un’opera del 1996 in ferro e vetro che l’artista, abituato a cimentarsi in grandi spazi spesso naturali, ha pensato di installare nel giardino del Museo. Una collocazione che sarà particolarmente apprezzata nel momento in cui il visitatore esce dalla Galleria delle Sculture, per raggiungere la Reggia del Castello attraversando la porta del Morbio.
La trasparenza del vetro è utilizzata per portare lo sguardo del visitatore oltre l’opera e ristabilire una relazione con la realtà della visuale, mentre la forma diventa una ‘lente’ per osservare il mondo pensato e in qualche modo circoscritto nell’immagine proposta dall’artista; infine lo spazio è l’altro materiale di cui Vartsos si serve per realizzare l’opera finale che non perde nulla dell’incorporeità dell’idea in uno scambio continuo tra pieno e vuoto, tra energia e materia.

‘Orizzonte’ sarà esposta per un periodo di sei mesi durante i quali saranno organizzate visite guidate e approfondimenti.

L’iniziativa è resa possibile grazie e alla collaborazione della galleria Studio la Città e alla disponibilità dell’artista.

“Un progetto che intende portare avanti – spiega l’assessore alla Cultura –, grazie alla collaborazione con alcune gallerie d’arte, una sperimentazione artistica che ha da sempre contraddistinto gli spazio esterni di Castelvecchio. Il giardino, infatti, continuerà ad accogliere periodicamente e a rotazione, alcune opere scultoree in dialogo con il complesso museale. Una proposta che arricchisce ulteriormente il percorso espositivo offerto ai visitatori”.

“Ad avviare questa nuova serie di collaborazioni – afferma Francesca Rossi direttore dei Musei Civici – il prestito riconosciuto ai Musei Civici dalla galleria Studio la Città, che mettendo a disposizione di Castelvecchio e del suo pubblico l’installazione ‘Orizzonte’ dell’artista Varotsos”.

“Sin dagli anni ’70 – spiega la gallerista Hélene de Franchis, di Studio la Città – ho sempre collaborato con la Direzione dei Musei Civici sulla base di puntuali progetti artistici condivisi e coerenti con i vari contesti”.

Costas Varotsos nasce nel 1955 ad Atene, dove vive e lavora. Nel 1976 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma e nel 1978 si laurea in Architettura all’Università degli Studi di Pescara. Nel 1999 è nominato Professore presso l’Aristotle University di Thessaloniki, dove ad oggi ha la cattedra di Architettura. Nel 1987 ha rappresentato la Grecia alla Biennale di San Paolo e, nel 1999, alla Biennale di Venezia. Ha presentato i suoi lavori in numerose mostre nazionali e internazionali e realizzato importanti opere pubbliche per Grecia, Cipro, Italia, Stati Uniti e Svizzera.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

 

Torna per il terzo anno il Festival fotografico ‘Grenze’

Scatti provenienti da ogni angolo del mondo che troveranno spazio in sette gallerie cittadine. Il Covid non ferma l’arte. Dal 9 settembre al 2 novembre si terrà a Verona la terza edizione di ‘Grenze – Arsenali fotografici’. Mostre ed appuntamenti dislocati in tutta la città e uniti da un unico tema: ‘Als ob’, il ‘come se’ tedesco. Una supposizione, un’ipotesi che calza a pennello con il momento attuale.

Location principale sarà l’Arsenale, che ospiterà le foto di Archivio Luigi di Sarro, Jacob Balzani Lööv, Silvio Canini, Gianluca Camporesi, Daniel W. Coburn, del veronese Enrico Fedrigoli, Brian McCarty, Rowshanbakht Hossein & Hassan, Stefano Mirabella e Alessandro Secondin. Sempre nei padiglioni del compendio verranno presentati alcuni scatti provenienti dall’archivio degli Scavi Scaligeri. All’interno dell’Arsenale, per l’intera durata del festival, sarà allestito anche uno spazio dedicato all’editoria fotografica indipendente.
Un autobus d’epoca dell’associazione Inbusclub, invece, sarò parcheggiato sul piazzale esterno durante tutto il festival e ospiterà i fotografi Off selezionati a livello internazionale.

Esposizioni ed eventi collaterali si alterneranno anche allo Spazio Arte Pisanello, alla Biblioteca Civica, al Teatro Laboratorio, alla Shy Gallery 33, così come a Isolo17, Museo Scienze Naturali, Libreria Pagina12 e Bar Sipario.
Tra questi, l’8 settembre, alle 16, al Museo di Scienze Naturali, il talk ‘Ho parlato ad una capra. La poesia del quotidiano nelle fotografie di animali e piante’. Il 12 settembre, all’Arsenale, alle ore 14.30, l’avvocato Toti Bellastella parlerà di ‘Fotografia e diritto d’autore’. Il 15 settembre, alle 21, il musicista elettronico Vincenzo Scorza terrà una performance al Teatro Laboratorio su ‘Isola – liveset per suoni inesatti e fotoni erranti’.

L’iniziativa è realizzata dall’Istituto Design Palladio, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Verona, il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri e con il patrocinio di Università IUSVE. Curatori e direttori artistici del festival sono Simone Azzoni, docente e critico d’arte, Francesca Marra, fotografa, e Arianna Novaga, docente e studiosa di fotografia.

“Iniziative come questa, di grande spessore artistico, arricchiscono l’offerta culturale della nostra città – ha spiegato l’assessore alla Cultura -. Quando ancora la fotografia era poco valorizzata, Verona, con grande lungimiranza inaugurò il Centro internazionale Scavi Scaligeri, uno spazio espositivo importante che speriamo di poter riaprire presto, ci stiamo adoperando al massimo affinché questo avvenga il prima possibile. Nel frattempo il festival Grenze, grazie a collaborazioni cercate e trovate a livello internazionale, darà a questa bellissima forma d’arte la giusta valorizzazione. Due mesi di eventi e mostre che poi proseguiranno con altre iniziative durante l’inverno”.
Le informazioni aggiornate quotidianamente sul festival si trovano sul sito http://www.grenzearsenalifotografici.com o sulla pagina facebook Grenzearsenalifotografici.

 

Roberto Bolis

 

 

Doppio sogno. Conferenza della psicologa e psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris al Festival della Mente a Sarzana il 6 settembre

Ragazzi e adolescenti tra sogno, avventura, ma anche trasgressione e pericolo. Questi gli spunti iniziali della conferenza Doppio Sogno della psicologa e psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris, al Festival della Mente domenica 6 settembre alle 14.45 in Piazza Matteotti. Filo conduttore dell’edizione 2020 è il sogno.

I ragazzi, pieni di energie e di voglia di vivere, se non riescono a realizzare in modo concreto l’avventura, la cercano nel mondo virtuale attraverso storie rocambolesche, partecipazione a videogiochi, esplorazione di siti estranianti o violenti. In rete possono trovare imbonitori, come i trapper che, a suon di musica, insegnano loro la trasgressione e l’uso delle droghe. Fuori dalla rete trovano lo spacciatore che procura il “viaggio” a volte senza ritorno. Questo allarma molto genitori ed educatori, il cui sogno è invece quello di trovare il modo per aiutare i ragazzi a mantenersi in rotta sia pure senza rinunciare all’avventura.

Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, ha insegnato Psicologia dello sviluppo all’Università La Sapienza di Roma. Ha diretto la rivista Psicologia contemporanea. È autrice di saggi divulgativi, articoli scientifici e testi scolatici in cui affronta i temi dello sviluppo normale e patologico, dell’educazione, della famiglia, della scuola, delle emozioni, della comunicazione e del rapporto con i media. È stata membro della Consulta Qualità della Rai e del Comitato Nazionale per la Bioetica. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo: Tutti per uno (Salani, 2019), Non solo amore: i bisogni psicologici dei bambini (Giunti, 2019), Sopravvivere con un adolescente in casa (Bur, 2019), Famiglia (Bollati Boringhieri, 2020).

 

Delos

 

 

Massimiliano Valerii al Festival della Mente di Sarzana

Il tema del festival della Mente 2020 è il sogno. «Sono parole, come “sogno”, che sprigionano un fascino misterioso» spiega il direttore del Censis Massimiliano Valerii, uno degli ospiti della manifestazione. «La ragione è semplice: aprono uno squarcio su ciò che non siamo e su quello che non abbiamo. Coltiviamo sempre l’aspirazione a una vita più degna. Noi viviamo nel dominio della possibilità, del non ancora realizzato. Vale anche per le leggi invisibili della società». Dati alla mano, quali sono i ritardi da colmare per essere un paese migliore? Quali sono le tappe da percorrere per avverare i nostri sogni di progresso e smentire le profezie più funeste? Nel mezzo della recessione globale causata dalla pandemia, esitiamo tra gli errori della percezione e la certezza dei segnali di allarme. In equilibrio come funamboli sognanti sulla corda tesa tra l’immaginazione e la realtà, c’è però qualcosa che ciascuno di noi può fare. Questo il tema al centro dell’incontro I sogni degli italiani nel nuovo disordine mondiale con Massimiliano Valerii al Festival della Mente sabato 5 settembre alle ore 14.45 in Piazza Matteotti.

Massimiliano Valerii è il curatore dell’annuale Rapporto sulla situazione sociale del Paese, pubblicato dal 1967 e considerato uno dei più qualificati e completi strumenti di interpretazione della realtà socio-economica italiana. A fine agosto uscirà per Ponte delle Grazie La notte di un’epoca.

 

Delos (anche per la fotografia)

 

 

Scienza e sogni: se ne parla alla XVII edizione del Festival della Mente di Sarzana

La XVII edizione del Festival della Mente è dedicata al tema del sogno. E di sogni spesso si parla anche nella scienza medica.

Negli ultimi anni sta diventando realtà il sogno dei padri della medicina: utilizzare le armi del sistema immunitario nella lotta contro il cancro. Le terapie immunologiche si sono affiancate con successo alle strategie tradizionali. Il sogno, ora, è trovare nuove armi sempre più efficaci, ma anche coniugare l’avanzamento tecnologico con la sostenibilità. Un’altra sfida è capire – e plasmare – la risposta immunitaria contro il virus Covid-19. Infine, ma non ultima, la condivisione delle terapie più nuove ed efficaci, a livello mondiale, a beneficio della salute di tutti.

Questo il tema della lectio “Immunità, dal cancro a Covid-19: sogni e sfide” con la quale l’immunologo Alberto Mantovani apre il Festival della Mente di Sarzana oggi, venerdì 4 settembre, alle ore 17.30 in piazza Matteotti.

Alberto Mantovani è professore emerito presso Humanitas University, ateneo dedicato alla medicina e alle scienze della vita, e direttore scientifico dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas. In passato ha lavorato in Inghilterra e negli Stati Uniti, ed è stato capo del Dipartimento di Immunologia dell’Istituto Mario Negri di Milano. Ha contributo al progresso delle conoscenze nel settore immunologico sia formulando nuovi paradigmi sia identificando nuove molecole e funzioni. È il ricercatore italiano più citato nella letteratura scientifica internazionale. Per la sua attività di ricerca ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali. Tra i suoi saggi divulgativi, I guardiani della vita (Dalai, 2011), Immunità e vaccini (Mondadori, 2016), Non aver paura di sognare. Decalogo per aspiranti scienziati (La Nave di Teseo, 2016), Bersaglio mobile (Mondadori, 2018), I vaccini fanno bene (La Nave di Teseo, 2020), Il fuoco interiore (Mondadori, 2020).

Il sonno è caratterizzato dalla perdita dello stato di coscienza per il venir meno di un appropriato dialogo fra le varie regioni della corteccia cerebrale mentre si intensifica l’eliminazione delle scorie del metabolismo proteico responsabili di malattie neurodegenerative. Senza sonno vi è la morte per il crollo delle difese immunitarie. In assenza di messaggi che provengono dal mondo esterno, il cervello mantiene una determinata comunicazione al suo interno mettendo insieme in maniera frammentata memorie recenti e lontane. Da qui emergono contenuti che si manifestano come sogni, un’attività mentale da mettere sullo stesso piano di quella della veglia, ma in un mondo illogico e stravagante. Da questa riflessione prende avvio l’incontro Sonno e sogni con il neuroscienziato Piergiorgio Strata, al Festival della Mente sabato 5 settembre alle ore 10 in Piazza Matteotti.

Piergiorgio Strata è un neuroscienziato e accademico italiano. Ha svolto attività scientifica presso l’Università di Pisa e in quella di Torino, dove attualmente è professore emerito. Vincitore di numerosi premi, ha lavorato come ricercatore con il premio Nobel John Eccles a Canberra e a Chicago ed è stato professore associato onorario di Neurologia alla Northwestern University di Chicago dal 1967 al 1972. Ha ricoperto il ruolo di presidente dell’Istituto Nazionale di Neuroscienze e di direttore scientifico dell’European Brain Research Institute “Rita Levi Montalcini”. È autore di La strana coppia. Il rapporto mente-cervello da Cartesio alle neuroscienze (2014) e di Dormire forse sognare (2017), entrambi usciti per Carocci.

Cosa sono i sogni? Quali sono le loro origini? A cosa servono? Sono incidenti dell’evoluzione oppure hanno ragioni profonde? Sidarta Ribeiro, nel suo intervento video L’oracolo della notte disponibile sul sito e sui canali social del Festival della Mente da domenica 6 settembre, si rivolge a uno dei grandi rompicapi dell’umanità e ci guida nella contemplazione della nostra vita interiore, lungo un cammino di secoli e millenni. Illuminare a fondo le funzioni e le ragioni dei sogni significa compiere un lungo viaggio che parte dalla biologia molecolare, dalla neurofisiologia e dalla medicina e arriva alla psicologia, all’antropologia e alla letteratura. Questa è un’avventura nella storia della mente umana per ritrovare un’arte che il mondo contemporaneo rischia di dimenticare: la nostra capacità primigenia di sognare e di narrare.

Sidarta Ribeiro è un neuroscienziato e biologo, famoso per i suoi studi sul sonno, la memoria e i sogni. Suoi ambiti di ricerca sono anche i meccanismi di plasticità sinaptica, la comunicazione vocale tra gli animali, la psichiatria computazionale e le applicazioni educative della neuroscienza. È fondatore e direttore del Brain Institute all’Università Federale del Rio Grande do Norte in Brasile. Ha scritto più di 70 articoli scientifici usciti su riviste internazionali e alcuni libri scientifici. Per Feltrinelli ha pubblicato L’oracolo della notte. Storia e scienza del sogno (2020).

Lo scheletro di una donna uccisa dalla criminalità organizzata perché voleva cambiare vita, le schiere di morti non identificati e dimenticati, le vittime di violenza sessuale, i resti di personaggi storici che rivelano il passato. Il sogno di Cristina Cattaneo, medico legale, è quello di svelare i tanti misteri che si nascondono dietro alla realtà, di restituire un’identità alle vittime e di raccontare le storie di passione e di tenacia dei medici, biologi, archeologi e naturalisti che hanno contribuito ad aiutare la giustizia, a tutelare i diritti umani e a narrare di popolazioni antiche. Ne parlerà, con la giornalista Alessandra Tedesco, durante l’incontro Sogni, corpi e delitti al Festival della Mente domenica 6 alle 18 in piazza D’armi Fortezza Firmafede.

Cristina Cattaneo, medico e antropologo, è professore ordinario di Medicina legale all’Università degli Studi di Milano e direttore del Labanof, il Laboratorio di antropologia e odontologia forense, presso la stessa Università. Per Raffaello Cortina ha pubblicato Crimini e farfalle (con M. Maldarella, 2006), Naufraghi senza volto (2018), vincitore del premio Galileo 2019, e Corpi, scheletri e delitti (2019).

Predire il futuro è il nostro sogno sin dall’alba dei tempi. Nelle scienze naturali abbiamo inanellato una lunga storia di successi, ma cosa accadrebbe se questo sogno si avverasse non solo per fenomeni meteorologici, ma per tutta la nostra vita? Le nostre tracce sono ovunque. I pagamenti che eseguiamo con il bancomat dicono cosa possiamo permetterci e cosa ci piace, il gps sullo smartphone registra i nostri spostamenti, l’algoritmo di Facebook impara i nostri gusti cinematografici e musicali, fino a conoscere che cosa abbiamo intenzione di votare alle prossime elezioni. Non è più utopico utilizzare questi dati per scrutare il futuro di fenomeni molto più grandi: pandemie, guerre, crolli economici e politici, disastri naturali. Ma gli algoritmi non devono diventare oracoli indiscussi, altrimenti il sogno si trasforma in un incubo. Alessandro Vespignani esplorerà il tema durante il video intervento Algoritmi e oracoli, disponibile sul sito e sui canali social del Festival della Mente a partire da domenica 6.

Alessandro Vespignani è professore di Fisica e informatica alla Northeastern University di Boston, dove dirige anche il Network Science Institute. È fellow dell’Institute for Quantitative Social Science alla Harvard University e membro dell’Academia Europaea e del comitato scientifico della Fondazione ISI di Torino. Negli ultimi anni il suo lavoro scientifico si è concentrato sulle reti complesse e l’attività di ricerca e sviluppo di metodi computazionali per la predizione della diffusione delle epidemie e dei fenomeni di contagio sociale. Ha pubblicato monografie e articoli per i maggiori editori e riviste scientifiche internazionali. In italiano ha pubblicato L’algoritmo e l’oracolo (il Saggiatore, 2019).

Delos

 

Hospitale, la grande installazione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21

Le infermerie dell’ospedale ancora in funzione all’inizio del Novecento

Nell’ambito delle iniziative di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, inaugura sabato 5 settembreHospitale – Il futuro della memoria, la più grande installazione di Parma2020+21, aperta al pubblico fino all’8 dicembre e pensata appositamente per l’iconica Crociera dell’Ospedale Vecchio che, insieme all’intero Complesso Monumentale, dal 2016 è oggetto di un importante intervento di rigenerazione urbana che darà vita a un museo multimediale permanente dedicato alla memoria della città.

La mostra in allestimento

Prodotta dal Comune di Parma, progettata e realizzata da Studio Azzurro e con l’importante contributo di Fondazione Cariparma, èuna video-narrazione, articolata in più parti, che racconta la storia dell’Hospitale nato dalle acque – i suoi canali, i mulini, le alluvioni – attraverso la presenza virtuale degli attori Marco Baliani e Giovanna Bozzolo, che assumeranno di volta in volta il ruolo di “io narrante” o di testimoni degli eventi. Otto grandi superfici tessili, che occuperanno le pareti della navata centrale, diventeranno gli schermi sui quali si articolerà, da diversi punti di vista, il racconto della storia dell’Ospedale Vecchio.

L’Ospedale Vecchio è uno dei complessi monumentali più importanti di Parma, nonché l’edificio simbolo della storia ospedaliera della città e dei servizi umanitari dispensati nei secoli.Posto nel quartiere dell’Oltretorrente, è stato l’ospedale cittadino dal XV secolo fino al 1926. Fu fondato nel 1201 da Rodolfo Tanzi; sulle rovine di questo edificio, nella seconda metà del XVsecolo, si inizia a costruire il primo nucleo del complesso che vediamo oggi. L’intera nuova struttura è organizzata intorno alla grande Crociera a croce latina sormontata da una cupola centrale: 120 metri di lunghezza per 100 metri di larghezza, con volte a 12 metri e, al centro dei due bracci della croce, l’altare. L’Ospedale era distinto in due sezioni:l’Ospedale della Misericordia e l’Ospedaledegli Esposti. Il primo era composto da quattro reparti per infermi, inferme, feriti e orfani e poteva ospitare circa 300 ammalati. L’Ospizio degli Esposti era destinato ai soli trovatelli: il termine “esposto”, infatti, indicava il bambino abbandonato in tenera età o non riconosciuto alla nascita.

Il cuore pulsante dell’Oltretorrente ritrova centralità e riattualizza il proprio ruolo e le proprie funzioni grazie al progetto Il Futuro della Memoria, approvato nel 2015 dall’Amministrazione comunalesu propostadell’Assessorato alle Politiche di Pianificazione e Sviluppo del Territorio e delle Opere Pubblicheed ora in fase di realizzazione ad opera di Parma Infrastrutture S.p.A,e improntato alla promozione del dialogo tra identità e innovazione. Un recupero dell’intero complesso dell’Ospedale Vecchio che ha previsto il restauro strutturale della Grande Crociera; la Corte del Sapere con la riorganizzazione della Biblioteca Civica, lì ospitata; nel Chiostro della Memoria Sociale Civile e Popolare si trovano l’Archivio di Stato, l’Archivio Bertolucci, e verrà ospitato l’Istituto Storico della Resistenza e le associazioni partigiane; un nuovo spazio destinato a caffetteria e vari ambienti per esposizioni e incontri. Nella Corte troveranno spazio varie associazioni culturali cittadine.

In occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, l’Ospedale Vecchio, ieri deputato alla cura sanitaria dell’individuo, diviene oggi opportunità per il benessere della comunità grazie alla cultura.

«Hospitale ha rappresentato, nel dossier di Parma 2020, il progetto pilota pensato con Studio Azzurro da cui scaturiva il senso della gran parte dei progetti che ci hanno portati ad essere Capitale Italiana della Cultura» dichiara Michele Guerra, Assessore alla Cultura «Ripartire da qui, oggi, dopo il mutamento di paradigma cui abbiamo assistito in seguito all’emergenza socio-sanitaria, assume per noi un significato ancora più simbolico: Parma riparte da dove era nato il pensiero di una cultura che batte il tempo e riparte da un luogo come l’Ospedale Vecchio che ci racconta una storia di ospitalità e cura ancora più potente e attuale di quanto potevamo immaginare».

«Hospitale, come un’overture musicale, anticipa l’annuncio della nuova destinazione dello storico Ospedale Vecchio di Parma – afferma Leonardo Sangiorgi di Studio Azzurro –Hospitale è una sfida allo spazio e al tempo, intrapresa fondendo insieme l’antico e teatrale strumento della narrazione a voce e le moderne tecnologie digitali che fanno rivivere inaspettate storie attraverso grandi figure parlanti».

HOSPITALE –Il futuro della memoria, si sviluppa in un allestimento in tre parti.

All’Ingresso il visitatore si trova di fronte alla riproduzione, in un’unica immagine sincronizzata, della facciata frontale dell’ospedale come appare nell’acquerello di Sanseverini e completata con immagini attuali, accompagnate da una colonna sonora che contribuisce a creare uno spazio ricco di suggestioni.

L’Altare è la seconda installazione.L’allestimento è caratterizzato dalla presenza di otto quinte semitrasparenti in tulle: il primo gruppo è disposto al centro dello spazio, proprio sotto la cupola, a formare l’ideale sviluppo dell’altare anticamente presente in quel punto. Gli altri quattroteli, disposti agli angoli dell’incrocio dei bracci, diventano schermi che riproducono le silhouette delle quattro statue – proprio nel luogo dove erano collocate – che ritraevano La Compassione, L’Aiuto, La Carità, L’ Amore per il prossimo.

Il Testimone è lo spazio per gli otto racconti della storia dell’Ospedale. Nella parte più vasta della navata centrale sono presentate otto videoproiezioni sincronizzate: gli otto temi che racchiudono la storia dell’Ospedale Vecchio dai tempi della sua fondazione fino alle epoche più recenti. È il racconto di una storia quasi sconosciuta agli stessi abitanti della città: la Parma dell’assistenza religiosa e poi civile, ma anche della rivolta popolare. Il visitatore sarà guidato da due “testimoni” virtuali, gli attori Marco Baliani e Giovanna Bozzolo che assumeranno di volta in volta il ruolo di “io narrante” o di testimone degli eventi.

Studio Azzurro è un gruppo di ricerca artistica, fondato nel 1982, a Milano da Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi. Studio Azzurro indaga le possibilità poetiche ed espressive che così fortemente incidono sulle relazioni e i modelli di messa in rete della nostra epoca. Seguendo pratiche affini all’estetica relazionale con particolare attenzione per le conseguenze sociali delle azioni e dei lavori artistici, progetta e realizza dapprima videoambienti, poi ambienti sensibili, spettacoli teatrali e film. Oltre allo sviluppo di opere sperimentali, il gruppo si caratterizza per esperienze più divulgative come la progettazione di musei e di mostre tematiche, attraverso le quali, senza rinunciare alla ricerca, ha potuto costruire un contesto comunicativo che permetta un’attiva e significativa partecipazione dello spettatore all’interno di un impianto narrativo ispirato all’ipertestualità e all’oscillazione tra elementi reali e virtuali. L’anima di Studio Azzurro è formata da molte persone che negli anni, per brevi o lunghi periodi, hanno contribuito con i propri pensieri e le proprie sensibilità a costruire un’atmosfera creativa unitaria, che ha favorito questo particolare tipo di sperimentazione, permettendo di mantenere una rotta e una coerenza di significati lungo il corso di un’attività molto articolata.

Il restauro della Crociera dell’Ospedale Vecchio è stato promosso dalla Regione Emilia-Romagna tramite il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (POR-FESR) e fondi ministeriali del Piano Periferie, con il contributo di Fondazione Cariparma.

Hospitale – Il futuro della memoria. Dal 5 settembre all’8 dicembre 2020

Orari: martedì-venerdì e domenica: 10-19 (ultimo ingresso). Sabato: 10-22 (ultimo ingresso). Chiusura: lunedì.

 

Delos (anche per le fotografie)