L’eccellenza musicale prima di tutto al Verbier Festival

La prossima edizione del Verbier Festival si svolgerà dal 22 luglio al 7 agosto 2016 nel cuore delle Alpi svizzere. Riunirà come d’abitudine grandi direttori d’orchestra, solisti leggendari e alcuni tra i migliori interpreti delle nuove generazioni. Il Verbier Festival invita i migliori artisti del momento e alcuni giovani musicisti pieni di avvenire a riunirsi dal 22 luglio al 7 agosto nel magico scenario del villaggio di Verbier. Serate evento, opere mitiche, il ritorno di artisti della “Generazione Verbier” e i talenti di domani, sono le grandi linee che attendono i gli appassionati del Festival. Il Verbier Festival debutta con una magnifica serata di apertura. Leggenda vivente del violino, Kyung Wha Chung, ritornata recentemente sulle scene dopo 12 anni di assenza, sarà per la prima volta a Verbier. Aprirà il Festival insieme ad uno dei suoi più fedeli complici, Charles Dutoit (22 luglio). Sono in programma alcune splendide opere: Carmen di Bizet, diretta da Charles Dutoit e con la mezzo soprano americana Kate Aldrich nel ruolo della ammaliante sigaraia (25 luglio), o ancora Falstaff di Verdi, con il baritono-basso Bryn Terfel in uno dei suoi più bei ruoli (29 luglio). Grigory Sokolov, leggenda del piano, darà un recital alla chiesa di Verbier il 26 luglio. Considerata una dei più fini interpreti dei grandi capolavori del repertorio romantico e moderno, la virtuosa pianista Wang darà un recital che la mostrerà al massimo della sua arte il 27 luglio. Mostro sacro che non ha bisogno di presentazioni, il pianista ungherese András Schiff ritorna come solista e alla direzione della Verbier Festival Chamber Orchestra in un articolato programma che culminerà con un Emperor Concerto da antologia (28 luglio). Circondato da una reputazione che ha sorpassato le speranze in lui riposte, dopo la vittoria nei prestigiosi concorsi internazionali Tchaikovski e Rubinstein del2012, il pianista Daniil Trifonov ritorna per interpretare un suo concerto per piano il 31 luglio. Ivan Fischer dirigerà una serata interamente dedicata a Wagner il 4 agosto, con la soprano italo-tedesca Anja Kampe, riconosciuta come una delle grandi voci wagneriane. Infine, per chiudere il Festival, Michael Tilson-Thomas dirigerà la Terza Sinfonia di Mahler il 7 agosto. La Verbier Festival Orchestra lavorerà quest’anno con direttori veramente eccezionali: il suo direttore musicale Charles Dutoit, ma anche Paavo Järvi, Iván Fischer, Jesús López Cobos e ancora Michael Tilson-Thomas. Senza dimenticare i giovani musicisti della Verbier Festival Junior Orchestra sotto la bacchetta del loro carismatico direttore musicale Daniel Harding e di Dima Slobodeniouk. I programmi di educazione musicale del Verbier Festival hanno contribuito a formare molti artisti. E’ con emozione che ritroviamo quest’anno alcuni dei musicisti che sono cresciuti col Festival e si trovano oggi al vertice della loro carriera: Daniil Trifonov, Yuja Wang, il quartetto Ebène, Andreas Ottensamer, e ancora la soprano Silvia Schwartz. Degni rappresentanti della “Generazione Verbier”, incarnano la missione del Festival che consiste nel formare i talenti di domani. Accanto a quelli che si sono già affermati, la nuova generazione sarà rappresentata da Behzod Abduraimov, Benjamin Beilman, Ying Fang, Lukas Geniusas, George Li e dal giovane violinista di 15 anni Daniel Lozakovitj, già partecipante della Verbier Festival Academy, il quale darà quest’anno un suo proprio recital. Il chitarrista Milos darà un appassionato recital, accompagnato dalla stella crescente della fisarmonica classica, la lettone Ksenija Sidorova, e dallo stupefacente clarinettista austriaco Andreas Ottensamer (23 luglio). La carismatica e sensuale Dianne Reeves, diva del jazz che ha ho ottenuto nel 2015 il suo quinto Grammy Award, ci offrirà una formidabile lezione di stile il 2 agosto. L’ambiente diverrà molto festivo con i Gipsy Kings, emblemi del sole andaluso, che saranno per la prima volta di passaggio al Festival per un concerto colorato di flamenco e di rumba catalana (5 agosto). La magnifica posizione in cui si svolge il Festival permette di variare i piaceri. Visitare l’ultima esposizione del museo di Bagnes, offrirsi una spa, una partita a golf, una sessione di arrampicata o semplicemente partire in escursione, le possibilità di attività sono molteplici in questa superba regione e non domandano che di essere esplorate. Quest’anno il Verbier Festival è molto felice di accogliere la Fondazione Neva in qualità di sponsor principale, a fianco della banca Julius Baer e di Nespresso. Creata nel 2008 a Ginevra dalla famiglia Timtchenko e fedele partner del Festival, la Fondazione Neva ha scelto di celebrare i cinque anni di questo partenariato aumentando il coinvolgimento al nostro fianco, al fine di fare risplendere la diversità della cultura russa, in coerenza con la propria missione. La Fondazione incoraggia in particolare i giovani talenti musicali, sostenendo ogni anno i programmi pedagogici del festival.

Camille Guignet –

Piccolo dal grande gusto: è il Carciofo Moretto di Brisighella

L’8 e il 15 maggio si svolge una sagra per celebrare questo prodotto autoctono, che raggiunge le massime espressioni organolettiche nei tipici calanchi gessosi

Il comune di Brisighella (sulle prime colline in provincia di Ravenna) può vantare numerosi prodotti tipici, vere e proprie eccellenze a livello nazionale. Sicuramente il più famoso e rinomato di tali prodotti è l’Olio extra vergine d’oliva, ma merita una menzione di tutto rispetto anche il piccolo Carciofo Moretto. Il Moretto potrebbe essere definito “autoctono dell’autoctono”, infatti quello vero si trova solamente nel comune di Brisighella e, ancor più con precisione, soprattutto nei tipici calanchi gessosi con una buona esposizione al sole (Brisighella si trova al centro del Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola www.parcovenadelgesso.it). In tali luoghi riesce a raggiungere le massime espressioni organolettiche, che ne fanno un prodotto inimitabile e dal sapore autentico e inconfondibile.

Per celebrare questo prodotto nel mese di maggio prende vita la “Sagra del Carciofo Moretto”, in programma nelle domeniche 8 e 15.

Il Moretto si mangia crudo e leggermente lessato, condito con sale e olio, preferibilmente con il rinomato “Brisighello”, col quale si sposa molto bene in quanto i due prodotti hanno una base aromatica comune. Sono molte e gustose le ricette che si possono realizzare utilizzando il Carciofo Moretto: capesante arrostite su crudità di Moretto e Olio di Brisighella, tagliolini calamari e Moretto, mezzelune con Moretto a formaggio di fossa, insalatina di Moretto con caprino in parmigiano croccante, tagliatelle al ragù di agnello sul Moretto all’aceto balsamico, strudel al moretto, crespelle ripiene di cuori di Moretto, cappelli di prete con ripieno di Moretto e ricotta.

Il carciofo non è altro che il bocciolo dell’infiorescenza che si raccoglie immaturo, cioè prima che sbocci, fine aprile e maggio. Il Moretto è una varietà rustica, sulla quale non sono stati fatti interventi genetici e ciò ha consentito di mantenere inalterate nel tempo le caratteristiche e gli aromi originari, diversamente da altre varietà largamente coltivate nel bacino del Mediterraneo. La pianta del Moretto si presenta come un cespuglio che può raggiungere un’altezza di 150 centimetri, il fusto è eretto con getti basali chiamati “carducci” che vengono usati per la riproduzione. Dal punto di vista agronomico predilige i terreni siliceo-argillosi, tipici dei calanchi romagnoli, ben esposti al sole. Le foglie, verdi-grigiastre, sono grandi e spinose, pendenti all’infuori. Il Moretto si presenta violaceo con riflessi dorati, spine giallo nere ben formate e rigide. Il suo sapore è leggermente amaro, fresco, appetitoso.

Questa varietà è attualmente coltivata da una trentina di produttori, per un totale di circa 5 ettari, di cui 10 sono stati insigniti del titolo di “Custode del Carciofo Moretto”: un progetto che vuole preservare il passato pensando al futuro. Assieme all’Azienda Agraria Sperimentale “M. Marani” di Ravenna si è infatti avviato un progetto comprensoriale per il recupero storico di questo prodotto (coltivato a Brisighella già negli anni ‘40 e ‘50 del Novecento) e per la sua valorizzazione.

 

Pierluigi Papi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 17 luglio ospite di Tener-a-mente 2016 il duo scandinavo Kings of Convenience

E’ una carriera relativamente breve ma densa di successi e già iconica di uno stile, quella che i Kings of Convenience si apprestano a festeggiare tornando in Italia con un tour celebrativo dei loro primi 15 anni, che domenica 17 luglio li porterà per la prima volta sul palcoscenico del Vittoriale di Gardone Riviera.

Erlend Øye e Eirik Glambæk Bøe sono nati entrambi a Bergen (Norvegia) nel 1975. Il loro debutto a livello mondiale avviene nel 2001 con Quiet is the New Loud. Il disco riprende molte delle tracce già presenti in Kings of Convenience (l’album precedente, distribuito solo negli Stati uniti) con l’aggiunta di alcune nuove canzoni. Con quest’album il duo norvegese raggiunge un grande successo, tanto da dare vita a una nuova scena musicale underground: è il new acoustic movement, caratterizzato da atmosfere ipnotiche, leggere e da una semplicità e immediatezza che lasciano senza parole.

A tre anni dal loro primo disco ufficiale, il duo scandinavo rientra in studio per registrare il suo secondo lavoro, l’eccezionale Riot on an Empty Street che uscirà appunto nel 2004.

Dopo una breve pausa i due amici di vecchia data ritornano con una serie di concerti occasionali tra il 2007 e il 2008, per poi dar vita nel 2009 al nuovo album, Declaration of Dependence, che conferma la band come unica nel proprio genere a livello internazionale.

Pur non vivendo ormai nello stesso paese (dopo una parentesi berlinese, Erlend Øye si è trasferito stabilmente in Sicilia) i due rimangono in piena attività incontrandosi di volta in volta per esibirsi davanti ai loro fan, in spasmodica attesa in tutto il mondo.

 

Bianca S. Villa

Steven Wilson quarto ospite di Tener-a-mente 2016

Il 12 luglio arriva per la prima volta al Vittoriale Steven Wilson, nel primo dei due concerti estivi dedicati alla presentazione dell’album Hand. Cannot. Erase.  Il disco ha consacrato il musicista inglese – fondatore, chitarrista e cantante del gruppo progressive rock Porcupine Tree, con alle spalle quasi trent’anni di carriera e una serie piuttosto eterogenea di side-projects – nel suo ruolo di solista lirico e maturo, consegnandolo a un indiscusso successo di pubblico e critica.

“E’ davvero ‘a grande richiesta’ che Steven ha deciso di prevedere anche due date estive del tour, dopo i continui sold-out di quelle invernali e primaverili. E personalmente ne sono felicissima”, commenta il direttore artistico, Viola Costa. “E’ l’ospite ideale per Tener-a-mente: raffinato e creativo, perfezionista disinvolto, incarnazione della semplicità come punto d’arrivo e non di partenza. E credo sinceramente che l’anfiteatro del Vittoriale sia il luogo ideale per un suo concerto: intimo, elegante e rigoroso. Apparentemente semplice, ma pensato in ogni dettaglio (da una mente geniale come quella del Vate, che nulla lasciava al caso). Sarà una serata perfetta”.

Nato a Hemel Hempstead, Hertfordshire il 3 novembre 1967, Steven scopre la musica all’età di 8 anni quando a Natale i genitori gli regalano The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd e Love to Love you Baby di Donna Summer.  E inciderà la sua prima demo all’età di 15 anni.

Dall’underground anni ottanta fonderà i due suoi lavori principali, i Porcupine Tree e i No-Man insieme a Tim Bowness, che lo accompagneranno per il resto della sua carriera musicale.

Tra le numerose collaborazioni, fondamentale quella con Lasse Hoile, grafico, regista e fotografo danese, da anni abilissimo nel tradurre in forma visiva le idee artistiche di Steven.

In ambito solista, il suo primo vero lavoro originale è Insurgentes, registrato tra Gennaio e Agosto 2008, messo in vendita in edizione limitata a Novembre 2008 e che apparirà nei negozi in versione standard a Marzo 2009. Il disco, che artisticamente non si sposta molto dalle coordinate stilistiche tracciate dai Porcupine Tree, vede la partecipazione di alcuni dei più acclamati musicisti in ambito progressive metal, tra cui Gavin Harrison (già con lui nei Porcupine Tree) alla batteria, Tony Levin (Peter Gabriel, King Crimson) al basso e Jordan Rudess alla tastiera (Dream Theater).

Tra produzione e missaggio, invece, Steven Wilson ha lavorato su alcuni album degli Opeth (Blackwater Park, Deliverance, Damnation e Heritage), in cui ha anche arrangiato i cori e suonato chitarre e tastiere, sull’ultimo degli Orphaned Land (The Never Ending Way of ORWarriOr), su We’re Here Because We’re Here e Weather Systems degli Anathema.

 

Marco Guerini

FestivalFlorio V edizione all’Isola di Favignana

Si svolgerà dal 17 al 26 giugno la quinta edizione del FestivalFlorio di Favignana, consolidatosi in questi anni come uno dei Festival d’Arte di maggior rilievo dell’Estate Siciliana. Come da tradizione che vede scegliere un Tema e declinarlo nei linguaggi delle varie Arti, anche quest’anno la direzione artistica del festival, guidata dal Maestro Giuseppe Scorzelli, ha optato per un argomento particolare. La materia eletta per il Triennio 2015-2017 sarà “ProgettOdissea”, ovverosia un’integrale dei reading di tutti i Libri dell’Odissea: un progetto unico ed una esclusiva assoluta in Prima nazionale. Protagonisti degli spettacoli che si alterneranno nei giorni della manifestazione saranno dunque l’esodo, la patria, la ricerca della terra promessa e il viaggio, inteso in tutte le sue sfaccettature, in cui il mare e in particolare la Sicilia rappresentano il punto d’approdo di questa continua ricerca. Terre di pescatori, probabile Itaca descritta da Omero, palcoscenico della cronaca nera con la disperazione dell’immigrazione, le Isole Egadi diventano così per 10 giorni scenario di arte, cultura e tradizione. In collaborazione con le istituzioni locali, con l’Area Marina Protetta e con la Cooperativa Solidalia ogni spettacolo – dal reading al concerto musicale, dall’incontro letterario alla proiezione cinematografica – declinerà storie di vita e di accoglienza, per conoscere in modo più approfondito la realtà che stiamo vivendo, oltre ogni pregiudizio e paura.

Largo spazio anche alla tradizione, fonte primaria dell’identità siciliana con i suoi sapori e i suoi odori, nello spazio dedicato agli “Incontri d’Autore”. Piatti tipici dal gusto unico: le carni del tonno rosso, il vino, la pasta fresca, i dolci e tutto ciò che la cucina favignanese ha da offrire: la parmigiana di tonno dal sapore inconfondibile, le busiate alla favignanese con tonno pomodorini e capperi, l’immancabile pasta con i ricci, il pane cunzatu farcito con prodotti locali e genuini, il cous cous di pesce, le cassatelle ripiene di ricotta e scaglie di cioccolato… il tutto arricchito dal profumo inebriante degli ottimi vini locali.

Il FestivalFlorio è organizzato da Associazione Kymbala e gode del patrocinio del Comune di Favignana, della Regione Sicilia e dell’Area Marina Protetta.

Un evento in collaborazione con: Cave Bianche Hotel, Hotel Aegusa, I Pretti Hotel, Residence Orsola, Residence Favonio, Siciltransfert, Tonno Castiglione, Zicaffè.

CALENDARIO (non ancora definitivo e con alcuni eventi da confermare)

Venerdì 17 Giugno Ore 19 Apertura Festival Ore 21.30 Rassegna Film nelle Cave Proiezione Film Muto Pianoforte: M° Rossella Spinosa (Cave Bianche Hotel)   Sabato 18 Giugno Ore 19 Incontri d’Autore: Aperitivo con Clara Serretta (Terrazza Lido Radangia)   Domenica 19 Giugno Ore 19 Incontri d’Autore: Aperitivo con Maurizio De Giovanni  (Giardini Hotel Aegusa) Ore 21.30 Reading con Anna Bonaiuto e Laura Marinoni CANTO V DELL’ODISSEA (Palazzo Florio)   Lunedi 20 Giugno Ore 19 Performance teatrale sulla Mattanza a cura del Laboratorio teatrale di Maurizio Spicuzza di Palermo Ore 21.30 Michele Campanella e Monica Leone in Concerto  “Piano Duo” (Chiesa Immacolata Concezione p. zza Madrice)   Martedi 21 Giugno Ore 19 Incontri d’Autore: Aperitivo con Marco Buticchi  (Giardini Hotel Aegusa) Ore 21.30 Reading con Roberto De Francesco e Giovanni Ludeno  CANTO VI DELL’ODISSEA (Palazzo Florio)

Mercoledi 22 Giugno Ore 19 Concerto pianistico vincitori ProgettoIMC 2015: Dallagnese Beatrice ed Eleonora  (I Pretti Resort) Ore 21.30 SCARPE DIEM Con Pino Ammendola & Maria Letizia Gorga Musica di Stefano De Meo (Palazzo Florio)   Giovedi 23 Giugno Ore 19 Concerto Jazz Da definire (Terrazza Lido Radangia) Ore 21.30 Fabrizio Falco e Danilo Nigrelli: CENTO SICILIE Spettacolo tratto dal romanzo “Cento Sicilie” di Gesualdo Bufalino e Nunzio Zago (Cave Bianche Hotel)   Venerdi 24 Giugno Ore 19 Incontri d’Autore: Aperitivo con Clara Serretta FORSE NON TUTTI SANNO CHE IN SICILIA (I Pretti Resort) Sabato 25 Giugno Ore 19 Incontri d’Autore: Aperitivo con Chiara Gamberale Assegnazione Premio per la Cultura Città di Favignana Ore 21.30 Reading con Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni CANTO VII DELL’ODISSEA (Palazzo Florio)   Domenica 26 Giugno Ore 19 Concerto Vincitore del  6° Concorso Internazionale pianistico  Città di Caraglio M° Evgeny Starodubtsev Ore 21.30 Chiusura II Premio Favignana per Composizione  (Chiesa Immacolata Concezione p. zza Madrice)

Elisabetta Castiglioni

Per la prima volta in Italia una mostra su Eadweard Muybridge

Finalmente un grande mostra italiana su Eadweard Muybridge (1830 – 1904), il fotografo che inventò il movimento, influenzando con le sue immagini Degas e gli artisti del suo tempo e anticipando la nascita del cinema. A proporla a Milano dal 19 maggio al 31 luglio è la Galleria Gruppo Credito Valtellinese, con la curatela di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio. Il primo approccio professionale con la fotografia, Muybridge, inglese emigrato negli States, lo ebbe documentando la potente bellezza del Parco Nazionale di Yosemite.

Poi la curiosità di un uomo d’affari lo spinse a verificare l’ipotesi se, nel galoppo, tutte e quattro le zampe del cavallo risultino contemporaneamente alzate rispetto al suolo, come le dipingeva Gericault e con lui i grandi artisti del momento.

Utilizzando 24 fotocamere collegate ad altrettanti fili lungo il percorso, Muybridge ottenne una sequenza di immagini che documentavano con assoluta precisione il movimento dei cavalli, confermando che per alcuni istanti effettivamente nel galoppo l’intero loro corpo risulta sollevato dal suolo, ma indicando anche che l’estensione delle zampe risultata affatto diversa da quella immaginata dagli artisti.

Paul Valéry riconobbe che “Le fotografie di Muybridge rivelano chiaramente gli errori in cui sono incorsi tutti gli scultori e i pittori quando hanno voluto rappresentare le diverse andature del cavallo”.

Queste immagini divennero celebri. Molti artisti, e tra loro Degas, capirono l’importanza della fotografia come fonte di documentazione oltre la capacità visiva. Divenne comune trasporre dalle foto non solo il movimento invisibile all’occhio umano ma anche altri aspetti della realtà, giungendo ad dipingere direttamente sull’immagine fotografica.

Dopo i cavalli, gli uccelli in volo e il movimento degli animali dello Zoo di Philadelfia, il soggetto diventa l’uomo. Divennero presto celebri i suoi nudi in movimento, fotografati su uno sfondo con una griglia disegnata, mentre correvano, salivano le scale o portavano secchi d’acqua.

Con la collaborazione dell’Università di Pensylvania, Muybridge mette a punto lo Zoopraxiscopio, uno strumento simile allo Zoetropio, che consentiva di proiettare le immagini, rendendole così contemporaneamente visibili ad un piccolo pubblico. Come al cinema.

La mostra non si limita a presentare un focus sulla storica produzione di Muybridge. Verrà anche ricomposto, in chiave contemporanea, il set che egli usava per gli scatti in piano sequenza.

Che si animerà con una performance, durante la serata inaugurale, nella quale due o più personaggi e attori attraverseranno il ricostruito piano sequenza, generando degli scatti per un’attuale interpretazione “alla Muybridge”. Del percorso di visita faranno parte anche “L’assassino nudo””e un “film stenopeico”, docu-films originali realizzati da Paolo Gioli. Il catalogo propone un saggio a carattere storico del prof. Italo Zannier, un secondo che approfondisce lo sperimentalismo di Muybridge, a cura di Paolo Gioli, e un terzo di analisi della mostra a cura di Cristina Quadrio Curzio e Lo Guerra. “Eadweard Muybridge (1830-1904). Tra scienza e arte”, Galleria Gruppo Valtellinese, Milano

Dal 19 maggio al 31 luglio 2016.

 

S.E.

Il 14 luglio, per la prima volta al Vittoriale “An evening with JOAN BAEZ”

Joan Baez

 

Fervono i preparativi per l’edizione 2016 del Festival del Vittoriale Tener-a-mente, la VI a cura di Ripens’arti, con la direzione artistica di Viola Costa. E anche quest’anno le promesse sono quelle di un cartellone internazionale e di altissimo livello. Dopo l’annuncio dell’anteprima nazionale del nuovo progetto di Pat Metheny e Ron Carter, accolto con entusiasmo dal pubblico che ha letteralmente preso d’assalto le prevendite, arriva il nome della prima ospite femminile: Joan Baez, la signora del folk, una delle più belle voci femminili di tutti i tempi, per la prima volta al Vittoriale.

Difficile misurare l’influenza che quest’artista straordinaria ebbe sulla musica mondiale. Firmò alcuni dei brani di maggior successo degli anni ’60, spesso ripresi da band contemporanee (come nel caso di Babe, I’m Gonna Leave You, resa poi celebre dalla versione dei Led Zeppelin, sette anni più tardi); ma soprattutto aprì la porta della scena folk mondiale all’immenso talento di Bob Dylan.

Dopo la celebrazione del suo 50° anniversario dalla leggendaria esibizione al Club 47 di Cambridge, Massachusetts, del 1958 e del successivo storico debutto del 1959 al Festival folk di Newport, negli ultimi 5 anni per la cantautrice statunitense si sono succeduti innumerevoli premi e riconoscimenti.

Oltre a ripetuti tour in USA e nel mondo, il 2011 ha visto l’ingresso del suo primo album (che uscì su Vanguard del 1960) nella prestigiosa Grammy® Hall Of Fame, patrocinato dalla National Recording Academy, e nel 2012 l’attribuzione del riconoscimento per il suo, a dir poco rilevante, apporto alla causa dei diritti Umani, da parte di Amnesty International, in occasione del cinquantenario della fondazione. Sempre nel 2012 Joan ha preso parte ad altri storici avvenimenti e ricorrenze: al concerto di Berkeley per CRO, ovvero Citizenzs Reach Out, una organizzazione no profit per sensibilizzare e aiutare le vite delle vittime di Guerra di tutto il mondo, e al grandioso avvenimento sulla costa di Big Sur in California per il 50° anniversario dell’Istitituto di educazione umanistica e alternativa denominata Esalen.

In precedenza, numerose le sue attività umanitarie e filantropiche: dall’incontro con i reduci dal Vietnam a Idaho Falls nel 2009, al concerto benefico nell’Anfiteatro del Woodland Park Zoo di Seattle, a quello di San Francisco per la Fondazione Seva Foundation, con Steve Earle, David & Tracy Grisman, Tuck & Patti e Wavy Gravy.

A grande richiesta sono stati recentemente ripubblicati i suoi album di successo contenenti note margine della stessa Joan e la sua autobiografia And A Voice To Sing With. In video torna di attualità la sua apparizione a Woodstock del 1969 e la vediamo tra i protagonisti anche nel documentario di Martin Scorsese sulla carriera di Dylan, No Direction Home e in The Other Side Of the Mirror: Bob Dylan Live At the Newport Folk Festival, 1963-1965.

Nel 2010 ha ricevuto l’Ordine delle Arti e delle lettere di Spagna, prestigioso riconoscimento spettante agli artisti stranieri; ha contribuito ad una raccolta fondi al Teatro ZinZanni di San Francisco, per Jenkins Penn Haitian Relief Organization (J/P HRO), fondata da Diana Jenkins e da Sean Penn in favore della popolazione di Haiti; e il premio della Children’s Health Fund di New York, con tanto di esibizione e duetto con Paul Simon, uno dei fondatori.

Nell’ottobre 2011, le è stata conferita la prestigiosa Legion D’Onore, il più alto riconoscimento francese consistente in una medaglia che rappresenta lo status di cavaliere dell’ordine.

Del tutto particolare il suo rapporto con la Francia, dove infatti vanta una serie di storiche performance a Parigi, l’ultima nell’autunno 2014, quando per una serie di serate ha letteralmente gremito il famoso teatro Olympia.

Joan non ha potuto far mancare il suo apporto al movimento di Occupy Wall Street insediatosi a Foley Square, New York City, con una indimenticabile interpretazione di Joe Hill e di due brani mai proposti in precedenza: Salt Of The Earth dei Rolling Stones e la sua originale Where’s My Apple Pie?.

Di rilievo la sua presenza nella raccolta di canzoni di Dylan reinterpretate dai grandi del rock, Chimes Of Freedom – The Songs Of Bob Dylan i cui proventi sono destinati a Amnesty International, cui contribuisce con una sontuosa versione di Seven Curses, così come con We Can’t Make It Here in cui si unisce a Steve Earle per contrassegnare uno dei momenti più alti della raccolta Occupy This Album a favore del movimento degli occupanti di Wall Street.

Nella mostra Changing America: The Emancipation Proclamation, 1863 and the March on Washington, 1963, al centro di storia e cultura afroamericana di Washington DC, dal 2012 al settembre 2013, è rimasta in esposizione la storica chitarra Martin che Joan ha utilizzato nei suoi concerti del 1963.

In occasione della primavera araba del 2011, Joan ha mandato un toccante messaggio di forte incoraggiamento via Facebook, alla popolazione egiziana in lotta per la democrazia.

Da più di 50 anni, Joan ha sempre raccontato tutto ai suoi fan, continuando a rinnovare i suoi concerti con passione, energia e vitalità, sempre alla ricerca di una buona canzone, di una giusta causa da sostenere, confermandosi un tesoro invidiabile per l’umanità.

In questo mondo travagliato, parafrasando Wings, Joan Baez continua a cercare un posto dove essere ascoltata mentre canta.

«E’ un’icona, una donna di grandissima personalità, che ha saputo parlare alla gente senza mai perdere di vista il valore – e la forza – di quello che stava facendo, come artista e come persona», commenta Viola Costa, direttrice artistica del Festival. «La sua carriera è un monito per chiunque abbia a cuore il senso di essere artista, non poteva mancare al Festival del Vittoriale».

M. G.

Festival Internazionale di Danza Genova 2016

In collaborazione con il Comune di Genova, Assessorato alla Cultura, è stato presentato il progetto per la realizzazione del Festival Internazionale di Danza 2016 che avrà come partner istituzionali al fianco della Fondazione Teatro Carlo Felice molte realtà culturali liguri. Gli eventi che faranno parte del Festival saranno realizzati e presentati da Palazzo Ducale Fondazione per la cultura con la mostra “Serge Lido. Danza con me” a cura di Sabrina Raffaghello, dalla Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, dal Teatro Stabile di Genova con una coreografia di Ater Balletto, con Teatro dell’Opera Giocosa di Savona con “Carmen K” di Monica Casadei nell’ambito della rassegna estiva del Priamar, con il Teatro dell’Archivolto, con l’Associazione Genova Tango oltre che a due eventi organizzati dal Teatro Carlo Felice fuori sede questi ultimi in stretta sinergia con la Porto Antico di Genova SpA.

A corollario degli spettacoli, con la partecipazione del Teatro Akropolis, del Collettivo Augenblick e della Rete Danza Contempoligure, saranno presentati eventi “Fuori Festival” sul tema e sugli artisti del mondo della danza contemporanea.

Prezioso anche il contributo del Goethe-Institut Genua – Centro Culturale Tedesco e del Consolato Generale della Federazione Russa a Genova in particolare per il Gala Zakharova e Balletto Moisseev.

 

Marina Chiappa

Il disco The Lumineers al Festival del Vittoriale

THE LUMINEERS_press picAnticipazione dell’edizione 2016 del Festival del Vittoriale, sono The Lumineers, che si esibiranno a Gardone Riviera il 20 luglio in una delle due date italiane della band.

Come PatMetheny e Ron Carter, anche il gruppo newyorkese ha scelto il prestigioso palcoscenico gardesano per presentare in anteprima nazionale la sua ultima fatica: a quattro anni di distanza dall’uscita dell’album che li ha resi famosi in tutto il mondo, il trio torna nel nostro Paese con il suo secondo disco Cleopatra, in uscita l’8 Aprile 2016 per Universal Music.

Il loro coinvolgente sound ha scalato le classifiche mondiali conquistando milioni di fan e il loro omonimo disco di debutto è stato nominato ai Grammy Awards come Best New Artist e Best Americana Album, rimanendo per 46 settimane alla #2 posizione della Billboard 200. Ho Hey, il singolo che ha consacrato il loro successo, è rimasto per ben 62 settimane in #3 posizione nella Billboard Hot 100, raggiungendo oltre 142 milioni di visualizzazioni su YouTube.

The Lumineers nascono nel 2005 dall’incontro tra il chitarrista e cantante Wesley Schultz e il batterista JeremiahFraites, entrambi cresciuti a Ramsey, un sobborgo a sud di New York. Dato il tenore troppo alto di vita della City, i due decidono di trasferirsi a Denver, in Colorado, dove incontrano la violoncellista NeylaPekarek e il duo diventa trio. Nel 2009 stampano un primo EP, ma il successo arriva nel 2011 quando il brano Ho Hey viene notato e utilizzato come sigla della serie tv Hart of Dixie. La band firma quindi un contratto con la DualtoneRecords e il 3 aprile 2012 pubblica il suo album di debutto, intitolato semplicemente The Lumineers.

A quattro anni di distanza dal disco che li ha consacrati, il trio torna sulla scena musicale con un secondo lavoro capace di dimostrare come Schultz e Fraites, insieme alla violoncellista e cantante NeylaPekarek, non abbiano dato la loro fortuna per scontata, né si siano seduti sugli allori. Con l’aiuto del produttore Simone Felice, l’uomo che Wesley chiama il nostro sciamano, la band si è trasferita a Clubhouse, uno studio di registrazione in cima a una collina nelle zone rurali Rhinebeck, NY, non lontano da Woodstock, per registrare il nuovo lavoro. «Abbiamo utilizzato lo stesso approccio del primo album, registrando demo in una piccola casa che abbiamo affittato vicino a Denver la prima volta» spiega Wesley.

«Wes si occupa di tutti i testi», dice Jeremiah, «e insieme facciamo tutto il resto: la musica, la melodia e la struttura. Non ci sono né regole né ruoli nel nostro processo di scrittura, lavoriamo insieme fino a che non siamo convinti  di essere arrivati a qualcosa di veramente fantastico».

«Il disco riflette ciò che ci è successo negli ultimi tre anni», aggiunge Wesley, «abbiamo cercato di creare la migliore versione possibile di ogni canzone […]. C’è voluto un sacco di lavoro per farle funzionare insieme. È stata un’esperienza molto intensa. Abbiamo combattuto molto, versato molte lacrime, ma abbiamo tirato fuori delle cose davvero incredibili, e alla fine siamo stati meglio. Lavorare a questo progetto ha trasformato anche il nostro rapporto».

Cleopatra prende il nome dalla titletrack, e si ispira a una donna della Repubblica della Georgia, una conoscente della migliore amica della moglie di Wesley che lui ha incontrato durante una visita lì. La donna guidava un taxi con una lattina di birra tra le gambe e una sigaretta in bocca. Aveva avuto una vita molto difficile e si struggeva per l’uomo che l’aveva lasciata dopo la morte del padre. «C’era un senso di sfida di lei», annuisce Wesley. «Accettava il suo destino, ma non riusciva ancora a comprenderlo».

Sono passati quattro anni dal loro album di debutto e The Lumineers sono pronti – e maturi – per rimettersi in gioco.

M. G.

Marc Chagall. Anni russi 1907-1924, a Brescia

Marc Chagall sarà al centro di un evento davvero straordinario, a Brescia al Museo di Santa Giulia dal prossimo 20 novembre al 15 febbraio 2016. Un progetto assolutamente originale che corre sul binario di due personalità senza alcun dubbio uniche, affascinanti, spiazzanti. Il grande artista con i suoi capolavori degli anni russi, arricchiti da un racconto d’eccezione, come può essere solo l’omaggio di un premio Nobel come Dario Fo. A pieno titolo è lecito parlare di un incontro tra due geni. Da un lato Marc Chagall, pittore lirico e surreale protagonista dell’arte del XX secolo, dall’altro Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, commediografo, scrittore, ma anche pittore innamorato di Chagall. Cui Fo si sente particolarmente vicino, per il gusto del fantastico, del paradossale, del surreale e dell’impossibile. Il dialogo si concretizza in due esposizioni distinte, poste in stretta relazione tra loro: nella prima sono esposte le opere di Marc Chagall raccontate dall’artista stesso attraverso una serie di stralci tratti dalla sua autobiografia Ma Vie, scritta tra il 1921 e il 1922; nella seconda Dario Fo racconta le opere di Chagall attraverso i sui testi, illustrati da preziosi disegni e dipinti, creati appositamente in occasione dell’esposizione a Brescia. La mostra Marc Chagall. Anni russi 1907-1924, con la curatela di Eugenia Petrova, direttrice del Museo di Stato Russo, si sviluppa seguendo il percorso del pittore dalla sua formazione sino ai primi anni della maturità, immediatamente precedenti la diaspora a Parigi. La mostra propone 33 opere, 17 dipinti e 16 disegni oltre a due taccuini – con disegni e poesie recentemente ritrovati ed esposti per la prima volta al pubblico – che vanno dal 1907 al 1924: viene indagato il periodo durante il quale Chagall da Vitebsk, paese di nascita e vero protagonista delle prime opere, si trasferisce prima a San Pietroburgo, dove studia presso l’Accademia Russa di Belle Arti, e poi a Parigi, dove viene in contatto con la comunità di artisti di Montparnasse e dove si trasferirà definitivamente con la moglie Bella a partire dal 1924. Il pubblico potrà ammirare alcuni dei più importanti capolavori di Marc Chagall, opere di fondamentale importanza per capire il percorso artistico del maestro russo, come la veduta dalla finestra a Vitebsk del 1908, Gli Amanti in blu del 1914, la Passeggiata del 1917-1918, l’Ebreo in rosa del 1915 e molti altri. Accanto alla mostra di Chagall, i visitatori hanno l’occasione di vivere un altro evento unico appositamente progettato e realizzato per l’occasione. Il Premio Nobel Dario Fo ha realizzato ben 20 dipinti accompagnati da 15 bozzetti preparatori e da un racconto sulla vita e l’opera di Marc Chagall. Un straordinario omaggio, pittorico e narrativo, a Marc Chagall che sarà celebrato anche da un’unica lezione spettacolo che si terrà il 16 gennaio 2016 presso il Teatro Grande di Brescia. Da martedì a domenica (chiuso tutti i lunedì non festivi) Da martedì a venerdì dalle 9.30 alle 17.30 Sabato e domenica dalle 9.30 alle 19.00 Biglietti Intero € 10; ridotto € 8; scuole € 6 Il biglietto della mostra garantisce l’ingresso speciale ridotto € 6 alla mostra “Roma e le genti del Po. Un incontro di culture III-I sec. a.C.”.

S. E.