Infinitamente. Viaggio nella vita. Il cambiamento

Il cambiamento è uno degli aspetti cruciali di ogni essere vivente, elemento costitutivo della definizione stessa di vita. Da questo presupposto prende spunto la sesta edizione di Infinitamente, il festival di scienze e arti intitolato “Viaggio nella vita. Il cambiamento” che si terrà a Verona dal 10 al 16 marzo. La manifestazione culturale, tra le più seguite a livello nazionale, è realizzata dall’Università di Verona, il Comune di Verona e il Consorzio Verona Tuttintorno, in concomitanza con la Brain Awareness Week, settimana mondiale della ricerca sul cervello e sulle scienze cognitive. Il festival ha inoltre il patrocinio dell’Istituto Italiano delle Neuroscienze e della Società italiana di Neurologia, che dall’edizione 2013 ha fatto di Infinitamente il suo evento portante per la promozione nazionale della Settimana mondiale del cervello. La manifestazione è organizzata con il prezioso contributo di Fondazione Cariverona, Fondazione Cattolica Assicurazioni, Esu di Verona e Banca Popolare di Verona. Gode, inoltre, del sostegno di Unicredit, Vivigas, DB Bahn e Agsm.

Dopo aver raggiunto un consolidato successo con l’edizione 2013 (oltre 22 mila presenze per conferenze, laboratori ed eventi teatrali, cui si aggiungono i 20 mila visitatori della mostra di Matthew Watkins allestita al Museo Civico di Storia Naturale e gli oltre 55 mila visitatori della mostra ospitata nella Casa di Giulietta), “Infinitamente” torna quest’anno a coinvolgere il grande pubblico che si appassiona alla scienza, naviga in internet e s’interroga sugli scenari che la ricerca apre all’umanità. Un pubblico curioso, composto in larga parte da giovani, ma anche da persone più mature interessate agli sviluppi della scienza e alle più attuali tematiche e sfide della ricerca in tutti gli ambiti compreso quello umanistico.

Oltre 70 focus e conferenze, tre mostre, 20 laboratori, quattro spettacoli serali, e poi concerti, proiezioni cinematografiche e incontri con l’autore. Più di 100 eventi con la partecipazione di circa 200 tra scienziati e protagonisti di spicco del panorama culturale e artistico internazionale.

I focus sono suddivisi in 12 aree tematiche su cui si fonda l’edizione 2014 del festival: “Flussi e ritmi del cambiamento”, “Dall’uomo all’universo. Ordine, disordine e caos”, “Cervello e fattori di cambiamento”, Cambiamento e nuovi modelli”, “Itinerario storico-archeologico del cambiamento”, Linguaggi e simboli del cambiamento”, “Viaggio nella vita: le regole e non regole del cambiamento”, Interazioni con l’ambiente e stimoli al cambiamento”, “ Prevedere e adattarsi al cambiamento”, “Percorso Galileiano”, “L’evoluzione è servita: scienza e cibo”, “Cambiamento e dintorni”.

Il network

Attorno al Festival si è creato un network di soggetti che collaborano con l’Università con entusiasmo e ampia disponibilità, condividendo l’obiettivo di offrire alla città un’importante e innovativa occasione di crescita culturale. Di grande valore la collaborazione, ormai consolidata, con le istituzioni e le associazioni scientifiche e culturali internazionali, nazionali e del territorio veronese. Il Festival è realizzato grazie alla collaborazione del Conservatorio Musicale di Verona, dell’Accademia di Belle Arti di Verona, Società Italiana di Neurologia, Società italiana di Neuroetica, Gruppo Pleiadi, Verona Film Festival, Associazione Librai Italiani di Verona, Club Tenco, la Feltrinelli, White, Fuori Aula Network, Palazzo Verità Poeta, Palazzo Miniscalchi Erizzo, Educandato agli Angeli, Teatro Stabile di Verona e il Gruppo Editoriale Athesis. Infinitamente gode del patrocinio della Brain Awareness Week, dell’Istituto Nazionale di Neuroscienze, della Regione del Veneto, della Provincia di Verona, dell’Ufficio scolastico regionale per il Veneto, dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, di Assostampa Verona, dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e Società Letteraria di Verona.

Il cambiamento, tema della sesta edizione

La sesta edizione avrà per titolo “Viaggio nella vita. Il cambiamento”. Il festival  indagherà i fattori e le modalità con cui la mente umana avverte e vive il cambiamento, caratteristica cruciale di tutti gli esseri viventi che hanno capacità di evolversi e interagire con l’ambiente esterno. Sarà inoltre analizzato il cambiamento a livello cerebrale, parlando di plasticità neuronale e andando a scoprire come cambia il cervello nel corso della vita e come esso sia in grado di modificare le sue funzionalità e la sua struttura in modo dipendente dagli eventi che lo influenzano. Si parlerà anche della capacità dell’uomo di contrastare il danno cerebrale attraverso la riserva cognitiva, un meccanismo di compensazione secondo cui avere un’attiva vita cerebrale e intellettuale aiuta a sopperire al degrado delle funzioni cerebrali o ai danni provocati per cause naturali, come l’invecchiamento, o da patologie e traumi.

Il cambiamento, inteso come variabilità genetica, è dunque un fattore intrinseco della vita. A partire dai segreti racchiusi nel Dna, il “filo della vita”, il festival proporrà un “viaggio nella vita”, spiegando i temi più affascinanti della ricerca in campo biologico, come le ricombinazioni genetiche, le mutazioni e le modificazioni dell’espressione genica che vengono indagate dall’Epigenetica. Il concetto di “cambiamento” sarà indagato nei suoi molteplici aspetti, anche nell’ambito delle Scienze matematiche, fisiche e naturali consentendo di aprire la manifestazione a percorsi che esploreranno i temi di ordine, disordine, entropia, rottura di simmetrie e materia oscura, coinvolgendo Fisica, Chimica ed Astrofisica, disciplina che conta molti appassionati fra il pubblico di “Infinitamente”. In occasione del 450° anniversario della nascita di Galileo Galilei, inoltre, “Infinitamente” dedicherà una particolare attenzione alla figura di questo straordinario protagonista del cambiamento nel campo della ricerca. Il “cambiamento” è un concetto particolarmente suggestivo anche per tutti i possibili rimandi agli ambiti psicologici e psicanalitici, filosofici, storici, letterari, linguistici, artistici, sociologici e giuridici. La manifestazione si aprirà dunque a 360° coinvolgendo non solo discipline scientifiche ma anche quelle umanistiche, con proposte che coglieranno numerosi spunti dal tema a livello filosofico, storico, sociale, letterario, artistico e giuridico.

Il programma 2014

Scienziati di livello internazionale parteciperanno a tavole rotonde, interviste, talk show contagiando la città. Il festival è animato da scienziati ospiti e da scienziati dell’università di Verona. La manifestazione è ideata per suscitare curiosità, per approfondire le questioni scientifiche, le sfide tecnologiche, le domande filosofiche più stimolanti che le ultime frontiere della scienza stanno sempre più sottoponendo alla comunità scientifica e al nostro vivere quotidiano.

Dal 10 al 16 marzo ogni angolo di Verona sarà dunque animato dal festival. Gli incontri si terranno in varie sedi cittadine. Dalla rinnovata sede del Teatro Ristori al Palazzo della Gran Guardia, dal Palazzo della Ragione, all’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere, dalla Società letteraria al Polo Zanotto, dalla Biblioteca Civica al Museo di Storia Naturale.

Tra gli ospiti  Telmo Pievani, direttore di Pikaia il portale italiano dell’evoluzione, che parlerà dei ritmi dell’evoluzione dalla gradualità alle catastrofi, Sheref Mansy ricercatore al centro di Biologia integrata dell’università di Trento che ha ricevuto un importante finanziamento dalla Simons Foundations di New York per ricercare l’origine della vita. Tra i nomi di Infinitamente anche quelli del fisico Tito Arecchi, di Luigi Guzzo astronomo che proporrà un approfondimento sull’energia oscura, Gian Francesco Giudice, fisico del Cern di Ginevra, con una trattazione sulle simmetrie celate nella natura e lo scienziato di origine veronese Carlo Rovelli che presenterà il suo volume “La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose”, edito nel 2013 da Raffaello Cortina Editore. Spazio anche ad un approfondimento sulla figura di Galileo Galilei per il 450esimo della sua nascita con lo storico Pietro Redondi che farà luce sulla condanna dello scienziato toscano e con gli scienziati Piero Benvenuti e William Shea. Tra i neuroscienzati Giovanni Frazzetto, Pierre Magistretti, Ernesto Carafoli, Giovanni Boniolo ed Enrico Cherubini. Nell’ambito psichiatrico e psicoanalitico Stefano Bolognini  e Gabriele La Porta. Per gli umanisti porteranno il loro contributo a Infinitamente Angelo Bolaffi, filosofo della politica e germanista, Roberto Cordeschi, filosofo della scienza. Parteciperanno, inoltre, Stefano Benazzi, paleontologo e l’etologo Enrico Alleva.

Il ricco programma di “Infinitamente” è articolato in quattro proposte: ascoltare, per dare voce agli scienziati e ai protagonisti del mondo culturale; fare, in cui i visitatori potranno mettersi alla prova in numerosi laboratori ludico-didattici gratuiti a tema, dedicati ad ogni fascia d’età, dall’infanzia all’età matura, come approccio creativo all’informatica, scienze, invenzioni e tecnologia, teatro, giochi della mente ed altri; vedere, con la mostra al museo civico di Storia naturale “Nature multiple. Le metamorfosi di Giuliana Cunéaz”, un percorso attraverso le opere di questa artista che indaga il mondo dell’infinitamente piccolo, il nano mondo, svelandone gli elementi più emblematici – cristalli, spore, pollini, globuli – per riproporli in visioni di straordinaria suggestione, oscillanti fra immagini di idilliaca empatia e fantascientifici miraggi. Attraverso la modellazione 3D, l’artista dilata gli aspetti enigmatici e ambigui delle forme che si presentano come aspetti di un’architettura complessa non priva di evocazioni a strutture primordiali. All’Unicredit ArtGallery sarà proposta la mostra “International images for science” a cura di The Royal Photographic Society. Più di 70 fotografie per illustrare il ruolo dell’immagine nella ricerca scientifica moderna. Le immagini, realizzate da scienziati impegnati in diversi settori della ricerca, fanno scoprire all’occhio umano mondi visibili solo grazie all’uso del microscopio e del telescopio, illuminando con luce polarizzata o fluorescente o usando tecniche speciali come la fotografia ad alta velocità, microrganismi e minerali, ma anche fenomeni naturali e oggetti d’uso quotidiano. Studenti e docenti della Scuola di pittura, scultura e scenografia l’Accademia di Belle Arti di Verona, da venerdì 14 a domenica 16, nel palazzo della  Gran Guardia presenteranno l’installazione “La belle Noiseuse”.

Nei giorni della manifestazione, inoltre, il pubblico di Infinitamente potrà visitare gratuitamente la mostra “Mind map of love”, istantanee del viaggio dall’Ovest all’Est dell’Europa di Mauro Fiorese e Christian Zott, allestita nella Casa di Giulietta organizzata dalla Direzione del Coordinamento Musei d’Arte Monumenti del Comune di Verona. Per scoprire come vivevano i nostri antenati preistorici sarà possibile visitare “N-Files – Identikit di un Neandertal”, realizzata all’interno della Biblioteca Civica e proposta dall’Associazione EvolutaMente, mentre gli appassionati di geologia, al Museo Civico di Storia Naturale e agli Scavi Scaligeri, potranno visitare la mostra “Geomorfo. I mille volti della terra” organizzata da Centro internazionale di fotografia Scavi Scaligeri e Museo Civico di Storia Naturale.

Il quarto percorso è divertirsi con eventi artistici, teatrali e musicali. Come nella passata edizione, infatti, il festival proporrà un cartellone di eventi teatrali, performance artistiche e concerti. Saranno elaborate proposte che, come tradizione di “Infinitamente”, offrono contenuti culturali in format artistici. Emozioni e ironia per riflettere e divertirsi. Giovedì 13, alle 21.30 al Teatro Ristori, Enrico De Angelis dedicherà un reading-concerto a Lucio Dalla “Cambierò, cambierò, apriti cuore. I voli vertiginosi di Lucio Dalla”.

Venerdì 14, alle 21 al Teatro Nuovo andrà in scena “Ecce homo” di e con Lucilla Giagnoni, un monologo che indaga le origini dell’essere umano e porge uno sguardo al futuro, mentre sabato 15, alle 21 sempre al Teatro Nuovo, Lina Wertmüller presenterà “Un’allegra fin de siècle” un viaggio tra parole e musica toccando avvenimenti storici che hanno segnato il Novecento. A chiudere il festival domenica 16, alle 21.30 al Teatro Ristori, sarà David Riondino con “Bocca baciata non perde ventura, anzi rinnova come fa la luna. Ovvero la fatal sorte della bella Alatiel che di sventura fece sua fortuna”, l’invenzione boccaccesca accompagnata con il mix di proposta culturale, digressioni ironiche e di divagazioni in musica che sono la cifra della sua proposta artistica.

Spazio anche al cinema il 10 marzo, dalle 20.15 al Polo Zanotto, con una serata evento con conferenza “Attrice e diva : i due volti di Brigitte Bardot” di Cristina Jandelli e Alberto Scandola. Seguirà  la proiezione del film “La vérité” di Henri-Georges Clouzot, 1960, con Brigitte Bardot.  Sabato 15 marzo, alle 18, nell’auditorium Nuovo Montemezzi del  Conservatorio “E.F.Dall’Abaco” di Verona,  Ensemble cameristici del conservatorio proporranno “Trasfigurazioni sonore: la danza si fa strumento. Da Brahms a Thielemans, rinnovando il linguaggio musicale”.

Due i seminari di approfondimento proposti in questa edizione: “L’importanza dell’insegnamento della scienza e del metodo scientifico ai bambini” dedicato al mondo della scuola e “Informare senza discriminare: identità e gender theories” per i giornalisti.

Il festival è ideato e coordinato da Maria Fiorenza Coppari. Il programma è realizzato in collaborazione con docenti e ricercatori dell’ateneo di Verona e con la supervisione scientifica dei delegati del Rettore alla Comunicazione Adriana Cavarero e alla Ricerca Mario Pezzotti.

L’organizzazione del festival è gestita in collaborazione con l’Area Cultura del Comune di Verona diretta da Gabriele Ren.

Ogni evento prevede libero accesso alle sale fino all’esaurimento dei posti disponibili.

 

 

Intervista alla band ExKGB

Due lunghi brani, un sound sempre più definito, la copertina di un noto fumettista, testi impegnati e provocatori, un’etichetta curiosa come “avant punk”: False Hope Corporation è il classico “disco che non ti aspetti”, se non dagli ExKGB. Cosa è cambiato dal debutto di I Putin?

La band è maturata in quanto a stile ed affinità. Nel contempo, grazie ad avventure musicali parallele dei membri del gruppo, altri stimoli creativi che se analizziamo, “distraevano” l’energia ed il messaggio, hanno trovato una più precisa appropriata collocazione. Affrontiamo i singoli elementi dell’opera. In primis le due lunghe tracce audio, che non rimandano alle classiche suite progressive ma a un’idea di larghi spazi cara ai Kyuss di Welcome to Sky Valley. Com’è nata questa idea?

FHC cover

La divisione di False Hope Corporation in due tracce, come se fosse un vinile, è dovuta ad una idea di Ronan Chris Murphy. Noi l’abbiamo sposata con entusiasmo per porci in antitesi alla comune moda del comprare in internet una singola traccia di un disco. False Hope Corporation è composto da 10 canzoni e ognuna di esse si completa con le altre creando un disco speciale che non è un concept album di progressive memoria. Pensiamo che sia veramente un disco di grande impatto e vogliamo fare in modo che l’ascoltatore ne venga sommerso senza interruzioni.

Come sempre gli ExKGB ragionano in termini di 33 giri, di vinile e di un’idea di suono lontana dalle produzioni major contemporanee, e questo accade con ogni uscita Prosdocimi. Il vostro produttore Ronan Chris Murphy, con curriculum straordinario e anni di esperienza, che opinione ha di questo modus operandi?

Lavorare assieme a Ronan al Prosdocimi Recording è stimolante e pensiamo, vedendone i risultati ed ascoltando le sue parole, che lo sia anche per lui. (Mike): Lo stimola probabilmente il fatto che con ExKGB, come nei miei precedenti progetti registrati allo studio, sa di poter lavorare in armonia dando sfogo alla fantasia con musicisti che si rispettano e che mirano alla crescita personale. Queste sono le produzioni che personalmente mi interessano e Ronan, come altri fortunatamente, apprezza che ci siano ancora luoghi e persone dove si dia estrema importanza all’elemento umano e all’interazione costruttiva.

Anni fa i Soft Machine suonavano una moto portata sul palco, a voi è venuta voglia di far suonare un Land Rover Defender… una fonte sonora che si aggiunge ad oggetti che raramente trovano spazio in un disco come damigiane e calieri di rame: voglia di stupire o precisa ricerca?

Con False Hope Corporation abbiamo deciso, sin dall’inizio, di realizzare un album che pur mantenendo un radicamento nelle origini proprie ai musicisti, fosse costantemente alla ricerca di spazi sonori e musicali al di fuori di queste. Così, con i vecchi calieri di rame e le damigiane, il Defender con il “roar” del suo V8 è entrato nel disco. L’intuizione è arrivata durante una pausa cena nel mezzo delle registrazioni: Ronan ascoltando il suono del Defender di Mike ha suggerito che il “ruggito” del suo V8 poteva costituire un vero e proprio assolo. Il mattino seguente, dopo aver sperimentato alcune tecniche di microfonaggio per catturare meglio il glorioso sound, abbiamo registrato l’assolo di Defender che duetta con la chitarra che mima il volo di quegli insetti spaziali che il titolo originario suggeriva. Una sorta di duello tra “Insectoids from outer space” e “Defender” che è notoriamente macchina di esploratori e dell’esercito Inglese. Come anticipato in parte, il titolo originale del pezzo era Insectoids’ invasion from Outer Space che, in omaggio alla parte meccanica del brano strumentale che stavamo terminando è mutato in The Defender.

False Hope Corporation è un disco di impatto ma anche sfuggente, non legato a una precisa area sonora ma figlio di diversi generi. Non è un caso che abbiate usato un ‘tag’ intrigante ma curioso come avant punk…

Nella necessità promozionale di inquadrare il lavoro abbiamo pensato che “avant punk” fosse un termine che poteva coprire l’unicità di questo nuovo lavoro. Vogliamo però invitare tutti ad ascoltare False Hope Coporation nella sua interezza per apprezzarne le sfumature delicate e la sua violenza esplosiva. Dietro a queste due parole si nasconde un articolato universo sonoro, buon ascolto.

Questa volta si ha la sensazione che le ex spie facciano sul serio, soprattutto per le posizioni espresse nei testi. D’altronde il titolo – la “corporazione delle false speranze” – allude a qualcosa di preciso…

Anche se con approcci diversi sia io, Mike, che Emanuele, abbiamo questa vena sognatrice e rivoluzionaria che trova sfogo nei testi delle nostre composizioni. Se con I Putin e le sue rivelazioni erano “ex spie”, con False Hope Coporation gli ExKGB sono estremamente incazzati e intenti a denunciare in maniera forte il marcio ci circonda. Sappiamo di essere scomodi e ci piace, non abbiamo peli sulla lingua e non abbiamo interesse a moderarci; che si aprano le orecchie e che gli impianti stereo suonino forte fino a notte inoltrata!

In linea con il concept c’è anche la copertina firmata da Hurrican Ivan, noto e apprezzato fumettista: com’è nato questo incontro? Quando abbiamo iniziato a pensare alla cover era chiaro da subito il bisogno di una rappresentazione artistica che traducesse per l’occhio quello che l’orecchio sarebbe andato ad ascoltare. Volevamo un’opera d’arte, forte, vivida che prendesse a schiaffi l’occhio del passante dagli scaffali dei negozi di dischi. Ivan è stato fenomenale, il suo lavoro illumina, colpisce.

Siete una delle poche band italiane ad avere un respiro e un approccio internazionali, come ha notato Tony Levin in un recente vostro concerto d’apertura agli StickMen: quali sono i vantaggi e quali i limiti del fare musica in Italia?

La più grande differenza tra l’Italia e gli altri paesi è che qui da noi è molto difficile e dispendioso il lato organizzativo da parte dei locali che propongono musica dal vivo. Si è creato purtroppo un clima di terrore tra i gestori che, anche se propositivi e interessati a promuovere nuova musica, devono far fronte a denuncie di vicini, controlli delle forze dell’ordine e, dispiace dirlo, avventori che non si possono certo definire responsabili. Abbiamo però anche il sentore che queste cose stiano cambiando, l’entusiasmo di certi gestori è forte e soprattutto il pubblico assetato di buona musica qui in Italia, come nel resto del mondo, non manca, e sta chiedendo di essere dissetato il prima possibile. C’è da scavare per creare nuovi pozzi, questo è vero, e di aridità ce n’è molta, ma noi come band siamo pronti a imbracciare il badile.

Il live è il vostro asso nella manica, vista la vostra capacità di unire impatto e complessità, energia e raffinatezza: cosa bolle in pentola nel reparto concerti?

La musica vive solo se ha un interlocutore, non esiste la musica fatta per se stessi, quella in cameretta. Per i primi tempi sono gli tessi musicisti ad assistere alla magia della musica, dopo non molto questa magia ha bisogno di essere rigenerata, ha bisogno di nuovo pubblico. Ora gli ExKGB stanno cercando nuova energia, nuovi interlocutori per far pulsare le idee di False Hope Corporation, quindi tenetevi forte, stiamo per distruggere Corporazioni di False Speranze anche nella vostra città.

Gli ExKGB si formano nel giugno 2009 per volontà di tre musicisti provenienti da diverse esperienze: Alberto Stocco (Batteria – Percussioni), Emanuele Cirani (Chapman Stick – Basso – Voce), Mike 3rd (Chitarra – Voce e Cori). L’avant punk degli ExKGB è un singolare mix di Funk, post punk, Groovy e art rock ed è caratterizzato dalla personalità timbrica del Chapman Stick, portato alla notorietà da Tony Levin (celebre bassista di John Lennon, Pink Floyd, Peter Gabriel, King Crimson etc.). Lo stesso Levin in più occasioni ha suonato con la band e con il chitarrista Mike 3rd, apprezzandone l’energia e l’originalità. Un’altra collaborazione significativa per il trio veneto è quella con Ronan Chris Murphy: il popolare produttore di Los Angeles (ha lavorato per King Crimson, Steve Morse, Terry Bozzio, Steve Stevens, Ulver, The California Guitar Trio, Chucho Valdes etc.) è una sorta di quarto elemento visto il suo lavoro per il primo singolo Dangerous Toys, per il disco d’esordio I Putìn e anche per il secondo, attesissimo album False Hope Corporation. Dopo il successo di pubblico e critica di I Putìn, accolto da lusinghieri apprezzamenti della stampa (Mucchio, XL, Rockerilla, Ondarock, L’isola della musica italiana etc.) e da un fortunato tour in giro per l’Italia, gli ExKGB tornano con il secondo album. False Hope Corporation presenta il trio in splendida forma, complice la fitta stagione live alle spalle e la forza delle idee: il drumming solido e diretto di Stocco, l’unicità dello Stick di Cirani, i suoni analogici e i riff di Mike 3rd, tutto contribuisce alla peculiarità di questo inossidabile avant punk. I lavori degli ExKGB sono tutti registrati in pieno regime analogico ai Prosdocimi Recording Studio (Carmignano di Brenta – PD) e pubblicati dalla Prosdocimi Records con distribuzione mondiale Ma.Ra.Cash. Records. ExKGB personnel Alberto Stocco: Batteria – Percussioni Emanuele Cirani: Chapman Stick – Basso e Voce Mike 3rd: Chitarra e Cori

Donato Zoppo

Giuliano Giuliani in mostra ad Ascoli Piceno

La città di Ascoli Piceno rende un omaggio importante allo scultore marchigiano Giuliano Giuliani (Ascoli Piceno, 1954). Ad ospitare un’ampia selezione dei suoi lavori è il Forte Malatesta di Ascoli che, con la sua scabra potenza, offre un’ambientazione ideale ad accogliere le pietre che l’artista ha piegato alla loro nuova natura.

Il primo paesaggio di Giuliani, ove negli anni Settanta egli ha formato il suo laboratorio d’immagine, è stato certo quello della cava di famiglia, nell’entroterra marchigiano. Può dirsi che quell’alba del suo fare gli sia rimasta lungamente nell’animo: ad essa egli è stato ed è fedelmente avvinto, serbandone gelosamente i valori ideali e fattuali. Dal che deriva in prima istanza la peculiarità della sua opera. Da allora, il suo materiale d’elezione è stato il travertino, con le sue forre profonde e le sue improvvise rivelazioni; solo raramente Giuliani ha avvertito l’urgenza di aggiungere alla pietra che ha scavato qualche elemento estraneo: gessi o materiali diversi, sempre attinti dalla natura.

L’opera di Giuliani non è stata tuttavia un’esperienza tutta in sé raccolta e tetragona alle suggestioni della ricerca plastica contemporanea: in realtà il suo fare è figlio di un vasto scrutinio dei vertici della scultura internazionale del secolo XX, a cominciare dal suo primo amore per Brancusi. Dopo quella lontana suggestione, egli ha ripensato gli esiti della ricerca di Henri Moore al tempo dell’incontro fecondo con il Surrealismo; quindi è la ricerca degli anni Quaranta e Cinquanta di Arp a sedurlo: quella volontà, in particolare, tante volte dichiarata dall’artista alsaziano di dar vita con la sua scultura a forme che, prossime ad una nuova nascita, conservino però il sentore del grembo, senza ripetere nessuna forma già esistente. Attraverso Arp, orienta infine Giuliani, soprattutto in certi suoi passaggi d’anni Novanta, l’opera di Alberto Viani.
Da fonti diverse, dunque, oscillanti fra ricerche d’ordine astratto e suggestioni umanistiche, muove Giuliani. Del quale forse troppo spesso, all’opposto, s’è sottolineata soltanto la vocazione a una separatezza, nell’eremo dei monti marchigiani, che se è certo reale condizione d’esistenza, e rispecchia una vocazione profonda dell’animo, non ne ha impedito uno sguardo largo e consapevole dato oltre, e ben oltre, quei suoi confini.

L’esposizione ascolana è organizzata dal Comune di Ascoli Piceno, in collaborazione con l’Associazione Mario Giuliani Onlus, ed è curata da Stefano Papetti, responsabile scientifico delle raccolte museali di Ascoli Piceno. L’allestimento della mostra è progettato e curato dallo scenografo Graziano Gregori. La mostra raccoglie un’ampia selezione di opere, alcune di dimensioni rilevanti, dagli anni Novanta alla sua ultima produzione.
In mostra verranno presentate anche le fotografie in bianco e nero realizzate da Mario Dondero, che documentano l’artista al lavoro e alcune delle sue opere negli ambienti suggestivi della cava dove Giuliani da sempre lavora.

Un’ampia monografia sull’artista, a cura di Paola Bonani e Fabrizio D’Amico, verrà pubblicata in occasione della mostra. Il volume raccoglierà le testimonianze di Giuseppe Appella, Mario Botta, Eugenio De Signoribus, Antonio Gnoli, Franco Marcoaldi, Paolo Mauri, Tullio Pericoli, Davide Rondoni; i saggi critici di Mariano Apa, Paola Bonani, Fabrizio D’Amico; le fotografie di Mario Dondero, oltre le immagini di tutte le sculture in mostra al Forte Malatesta. Il volume è edito da Lubrina Editore, Bergamo, con la cura editoriale di Arialdo Ceribelli.

“giuliano giuliani”, dal 15 marzo al 2 novembre.

Articolo di S. E.

 

Due giornate dedicate a Federcio II il Grande a Roma

Giovedì 6 e venerdì 7 marzo al Goethe-Institut di Roma (via Savoia 15) si svolgeranno due giornate su Federico II di Prussia, visto come musicista. È un progetto che si articola in concerti, incontri, workshop e proiezioni cinematografiche e nasce da una collaborazione tra il Goethe-Institut stesso e il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, con il contributo di Istituto Svizzero e Centre de Recherches Musicologiques Flatus (Svizzera).

Nel corso di due concerti (giovedì alle 18.30 e venerdì alle 20.30) saranno eseguite cinque sonate inedite per flauto di Federico II insieme ad altre sue sonate edite e a due dei suoi quattro concerti per flauto e orchestra (in sol maggiore e do maggiore). Tra gli esecutori figurano alcuni illustri specialisti della musica antica, quali Andrea Damiani (tiorba), Bruno Re (viola da gamba) e Barbara Vignanelli (clavicembalo), docenti del dipartimento di musica antica del conservatorio romano. Insieme a loro suoneranno alcuni allievi dei corsi superiori del conservatorio.

Oltre ai concerti saranno proposti al pubblico vari eventi legati alla figura del grande sovrano e alla sua musica. Sono previsti un workshop con docenti del Conservatorio (giovedì dalle 10 alle 13); la proiezione del film Mein name ist Bach, con la partecipazione della regista Dominique de Rivaz (giovedì alle 20.30); una conferenza multimediale sulla figura di Federico il Grande a cura del M° Francesco Baldi (venerdì alle 20.30).

RadioCEMAT trasmetterà i concerti in live streaming (www.radiocemat.org).

Ricordato dai libri di storia come sovrano illuminato, grande generale e fondatore della tradizione militare prussiana, Federico II nutriva anche un sincero e profondo amore per l’arte. In particolare era un grande appassionato di musica e ospitò alla sua corte alcuni dei più grandi compositori tedeschi del suo tempo, tra cui Joachim Quantz, Carl Heinrich Graun ed Emanuel Bach, figlio del grande Johann Sebastian. A Sans Souci, la sua reggia presso Berlino, fu in più di un’occasione ospite anche Bach padre, che gli dedicò l’Offerta musicale, capolavoro dell’arte contrappuntistica.

Nonostante i pressanti impegni politici e militari, Federico II si dedicava quotidianamente allo studio del flauto, esibendosi volentieri davanti alla corte. Non sappiamo come effettivamente suonasse: i commenti di chi lo ascoltò sono sempre postivi… ma bisogna considerare che l’unico cui fosse permesso criticarlo era il suo maestro Joachim Quantz.

Invece una concreta testimonianza delle sue effettive doti musicali è fornita dalle sue composizioni. Dai suoi quattro concerti e dalle oltre centoventi sonate (in cui il flauto è sempre protagonista) emerge un compositore di reale e profonda qualità artistica, perfettamente in sintonia con le migliori espressioni del suo tempo, quel tardo barocco che di lì a poco sarebbe confluito nel più limpido classicismo.

Mauro Mariani

 

Parmadanza 2014

Torna sul palcoscenico del Teatro Regio di Parma dal 9 al 25 maggio 2014 il festival internazionale ParmaDanza.

Sylvie Guillem e Russel Maliphant saranno i protagonisti di PUSH nella serata inaugurale. Le stelle dell’Opéra di Parigi affiancheranno Eleonora Abbagnato nel Gala in scena il 12 e 13 maggio. Il balletto classico  Giselle sarà  portato in scena dal Balletto di Maribor in prima nazionale il 17 e 18 maggio e  sarà riproposto in una nuova lettura coreografica dalla Compagnia Junior Balletto di Toscana il 21 e 22 maggio. Chiuderà l’undicesima edizione di ParmaDanza, il 24 e 25 maggio, la Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto con Certe notti.

Prelazioni dal 15 al 25 marzo, nuovi abbonamenti dal 26 al 29 marzo, biglietti dal 1 aprile e online su teatroregioparma.it dal 2 aprile. Promozioni e agevolazioni dedicate ai giovani fino a 30 anni, alle scuole di danza e ai lavoratori in stato di disoccupazione, cassa integrazione e mobilità.

Il Teatro Regio di Parma è sostenuto da Comune di Parma, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Major partner Fondazione Cariparma. Il Teatro Regio di Parma è sostenuto anche da Camera di Commercio di Parma, Fondazione Monte di Parma. ParmaDanza è realizzata in collaborazione con ATER.

Il Teatro Regio di Parma ringrazia Luca Barilla per il prezioso sostegno allo spettacolo inaugurale di ParmaDanza 2014.

Paolo Maier

 

Intervista a Chiara Rosso

Chiara Rosso_01

A distanza di 7 anni dal tuo esordio con Libero Arbitrio, torni con un album che mette in mostra tutto il tuo talento, la tua esperienza, le tue aspettative, Elemento H2O. Cosa è successo in questo lungo lasso di tempo?

Gli Hederix Plenn hanno portato in giro il loro lavoro fino al 2010, partecipando a parecchi concorsi, con grande successo di pubblico e critica, tra i quali l’Atina Jazz Festival 2010, dove siamo arrivati in finale attraverso il voto radiofonico degli ascoltatori di Demo (Radio Rai). Nel frattempo io ho portato avanti i miei progetti come interprete di Jazz e di Musical, due grandi passioni che mi coinvolgono da sempre e grazie alle quali ho ottenuto grossi risultati. Inoltre ho continuato a scrivere, presentando le mie canzoni in vari concorsi, ho lavorato in jingle pubblicitari, ho realizzato due colonne sonore, non mi sono fatta mancare neanche il teatro… Infine ho ultimato i miei studi in Conservatorio, diplomandomi ufficialmente in Jazz. Ma non ho mai smesso di scrivere. Nei ritagli di tempo, nelle domeniche libere c’è sempre stato il desiderio di comporre…

Che differenze ci sono tra quel tuo lavoro del 2007 e Elemento H2O?

Libero arbitrio era un album più indie rock, lo abbiamo definito etno-rock. La contaminazione la faceva già da padrona in quel caso: il rock, il blues, la ricerca di suoni vocali etnici. L’organico era composto solo da una chitarra e una voce, molto sobrio, dunque. Noi eravamo un duo… Era un’autoproduzione indipendente che però è piaciuta al compositore-arrangiatore Enrico Sabena, il quale ha deciso di inserire nella colonna sonora di Corazones de mujer una delle canzoni contenute nell’album, Marrachek. É stato un bellissimo lavoro, che meriterebbe di essere ripreso e distribuito sul territorio nazionale.

Elemento H2O è un disco più introspettivo, sicuramente più maturo. Dietro ci sono anni di jazz, ma non ho dimenticato l’amore per il rock, la canzone d’autore, la musica etnica. É stato in qualche modo anticipato da una crisi personale, umana, spirituale. Ma dalle crisi si rinasce più forti. E in questo percorso di ricostruzione, l’acqua ha avuto una funzione fondamentale per me…

Il titolo non passa certo inosservato: come mai questa scelta?

Perchè l’Acqua è elemento di purificazione e ne sento il bisogno. In questo momento storico-sociale molto confuso e, per così dire, in decadenza, io sento il bisogno di tornare alla mia “essenza”, ricondurmi al mio essere, ritrovare la mia autenticità di persona, donna e musicista. L’acqua col suo fluire è emblema di femminilità, è pace, e rigenerazione. Dopo l’uragano, la quiete…

Elemento H2O ti vede al centro dell’opera, tra canzone d’autore, jazz e altre influenze. Quali sono i tuoi riferimenti, quali gli artisti ai quali ti ispiri, quelli che ti fanno da “bussola”?

Ho ascoltato parecchia musica e cantato repertori e stili differenti. Tra i miei artisti preferiti ci sono indubbiamente le grandi donne del jazz, da Ella a Nina Simone, le moderne interpreti del jazz, da Dianne Reeves a Cassandra Wilson. Ma non mancano le cantautrici americane, da Jony Mitchell alle attuali Alanis Morissette e  Sheryl Crow. E poi la canzone d’autore italiana e il tango di Piazzolla. Ho ascoltato anche parecchio rock, amato Jimi Hendrix, i Police e poi Sting. Il pop elegante e contaminato di Sade e Noa, il genio di Bjork e la musica elettronica, e le cantanti indie come Fiona Apple e P.J. Harvey. Il musical mi ha sempre affascinato, perché amo le arti “altre”, la danza e il teatro.

Elemento H20 copertina

Come nasce solitamente un brano di Chiara Rosso?

Generalmente mi metto al pianoforte per studiare qualcosa e poi immancabilmente le dita vanno oltre quello che c’è scritto sullo spartito e creano un’idea armonica. Su quella poi nascono melodia e testo quasi contemporaneamente, come a dipingere un quadro, che con il pennello non saprei realizzare… ma con la musica e la voce credo di si… A volte l’idea armonica non è mia ma di qualcun altro, che me la propone. Però il procedimento è sempre lo stesso. Sono io a creare melodia e parole.

Oltre ad essere autrice delle musiche, firmi anche i testi: ci sono tematiche e argomenti che ti stanno particolarmente a cuore o nella tua musica entra di tutto?

Divenire, il brano di apertura, affronta il divenire delle cose, il cambiamento, la trasformazione, un tema a me molto caro. Parigi è un affresco musicale della città, che mi affascina da sempre, Dindalan è dedicata a mia nonna, che mi cantava una ninna nanna in dialetto molto nota dalle mie parti in Piemonte, una sorta di mantra. Rain e Niente stelle raccontano del turbamento interiore e sono piuttosto introspettive; Acqua esprime la gioia del viaggio interiore; Salto nel vuoto è un invito a credere nei propri sogni e a lanciarsi con coraggio nella vita. L’amore compare in Adone, storia di un amore dei nostri tempi, tra una donna molto più matura e un acerbo amante, e in Sogno, dove ho scritto la dichiarazione d’amore che vorrei sentirmi cantare… Leggera è il brano che ho scelto come singolo, racconta la fine di un amore, ma soprattutto la leggerezza della libertà.

Tu sei l’autrice e la “mente” del progetto ma non sei totalmente da sola, avendo scelto una squadra di musicisti di prim’ordine: che apporto hanno dato alle tue composizioni?

Gli arrangiamenti sono quasi tutti di Franco Olivero, musicista, compositore e arrangiatore che stimo moltissimo, oltre che un grande amico. I brani sono tutti miei, con alcune parentesi a quattro mani. L’apporto che hanno dato i musicisti è assolutamente fondamentale. Hanno suonato esattamente come avrei voluto che fosse il suonato Elemento H2O, anzi, molto meglio! La loro classe, la loro esperienza hanno contribuito a rendere questo lavoro raffinato, elegante e di grande qualità.

Un quadro naif con una misteriosa sagoma femminile e la tua figura: cosa simboleggia questa copertina?

Il quadro è opera di Paola Rattazzi, pittrice e artista cuneese, la quale ha curato la grafica di tutta la collana al femminile di Geco Records. Geco ha prodotto, prima di me, artiste come l’americana Patty Wicks, Rechel Gould, Aisha Ruggieri e Silvia Bolognesi, la saxofonista Carol Suldhalter. Insomma, è un’etichetta che crede parecchio nella musica scritta e interpretata da musiciste.

La copertina simboleggia una, anzi due, come si vedrà nella label, sagome femminili. Quella in copertina è una sirena. Quelle nella label potrebbero essere fate. Mi sono piaciuti i colori pastello, il contrasto col rosso, che è anche il mio cognome. La figura della sirena mi affascina da sempre, donna-pesce che ammalia col canto, e le fate mi fanno sognare da quando sono bambina. É una copertina che ho  fortemente voluto e che mi ha conquistata. Credo che possa catturare l’attenzione ed incuriosire, oltre che rispecchiare la classe del disco.

Cosa ti  aspetti da questo disco?

Io sono un’entusiasta di natura e amo profondamente quello che faccio. Spero di poter condividere questo disco con moltissima gente. Conosco la difficoltà del momento, ma onestamente mi è di stimolo. Elemento H2O sarà una splendida avventura e la vivrò come tale. Mi auguro di poter fare molti live, soprattutto all’estero. A breve uscirà anche un video su Leggera e in primavera girerò un altro video su Acqua. Mi diverto a scrivere le sceneggiature… ah ah!

 

Chiara Rosso è nata e vive a Saluzzo (CN).

Dopo la Laurea in Lettere Moderne approfondisce il suo amore per la musica nera studiando e laureandosi in Vocalità Afroamericana e Jazz presso il Conservatorio “Ghedini” di Cuneo. Frequenta le Clinics di Umbria Jazz e annovera tra i suoi maestri Riccardo Zegna, Danila Satragno, Gianni Negro, Darcel Wilson, Denny Montgomery e Anne Peckam.

Vocalist poliedrica, ha militato in varie formazioni cimentandosi in repertori di diversa natura, dalla musica sudamericana e d’autore con i Nonsolojazz al pop-rock dei Mantequilla, dal funk dei Talkinjg Loud all’acustico degli Unplugged, passando per il jazz dei Jazy. Tra le sue collaborazioni spiccano quelle con Paola Gassman, Federico Sirianni, Mario Brusa, Matteo Beccucci e l’Orchestra Sinfonica di Savona. La sua voce e la sua musica compaiono in spot, film d’animazione e colonne sonore; ha partecipato a spettacoli teatrali, a musical come Broadway Broadway ed è comparsa come ospite in numerosi festival canori, tra i quali il Festival di Mantova 2008 con il quartetto vocale Jazz’n Soul. Parallelamente all’attività artistica si occupa di insegnamento: è docente di Canto Moderno e Jazz presso l’Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo e insegna nella scuola pubblica.

In veste di cantautrice Chiara Rosso ha pubblicato nel 2007 Libero arbitrio, il suo primo lavoro inedito, nato dal sodalizio musicale con il chitarrista e compositore torinese Daniele Cuccotti. Il duo Hederix Plann ha ottenuto importanti passaggi radiofonici e ha partecipato a diversi concorsi musicali.

Nel gennaio 2014 Chiara pubblica il secondo album Elemento H2O (pubblicato da Geco Records con Egea Music Distribuzioni): un lavoro totalmente inedito, nato in collaborazione con fior di musicisti quali Franco Olivero, Enzo Fornione, Paolo Franciscone, Francesco Bertone, Marco Allocco, Gianni Virone, Matteo Negrin, e con la speciale partecipazione di Riccardo Zegna.

 Donato Zoppo

 

 

 

Un attore da Oscar al teatro “Santa Chiara Mina Mezzadri” di Brescia fino al 16 marzo

Tempo fa, in un’intervista, disse che in molti sarebbero stati disposti a fare carte false pur di entrare nel cast de “La grande bellezza”, film italiano che ieri, alla notte degli Oscar è stato premiato come ‘miglior film straniero’. Chi parlava, augurandosi che il film conquistasse il meritato riconoscimento, era Dario Cantarelli scelto da Sorrentino per sostenere la parte dell’assistente della Santa che a Roma incontra Jep Gambardella – interpretato da Toni Servillo – giornalista e scrittore sulla cresta dell’onda. E ora che la statuetta è arrivata, la soddisfazione di Cantarelli, interprete accanto a Laura Curino, Luca Micheletti e Claudia Scaravonati dello spettacolo “La Metamorfosi”, da Kafka, per la regia di Luca Micheletti, in scena al teatro Santa Chiara Mina Mezzadri nel ruolo del padre di Gregor Samsa, è grande. L’attore cremonese che ho interpretato molto ruoli importanti nei film di Nanni Moretti, e alterna la sua attività tra cinema e teatro, è quindi al teatro Santa Chiara fino al 16 marzo, per poi proseguire la tournée dello spettacolo alle Passioni di Modena, dal 18 al 30 marzo 2014.

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“Au cœur de la matière” al Castello Gamba di Châtillon

“Siamo particolarmente lieti di presentare un’esposizione che ha come protagonista un’artista valdostana conosciuta e apprezzata in Italia e all’estero”, sottolinea l’Assessore all’Istruzione e Cultura, Joël Farcoz, “e che è già presente con le sue opere nel nostro percorso museale permanente. L’utilizzo di vari media artistici, dalla videoinstallazione alla pittura, dalla fotografia fino agli screen painting, rende questa mostra particolarmente attuale e accattivante per un pubblico attento al rapporto tra scienza e arte”.
Il progetto espositivo, curato da Bruno Corà, specificatamente studiato per l’occasione, si articola sui tre piani dell’edificio, intorno a un nucleo di 40 opere, e comprende sculture e stampe digitali, video e screen painting (schermi dipinti). Per l’occasione è stata realizzata Cabinet de neige, una wunderkammer ispirata al paesaggio montano dove uno stipo in legno, che ricorda la tradizione, custodisce al suo interno un video e microsculture circondate da un manto bianco simile alla neve.

Come ha scritto Corà in catalogo, la modalità linguistica, formale e contenutistica di Giuliana Cunéaz non pronostica o auspica una modificazione dell’arte per perpetrarne l’attività immaginativa, ma, senza frapporre indugi o rinvii, è già essa stessa il futuro.

Prima di entrare nell’affascinante universo del 3D, lo spettatore è accolto da Corpus in fabula, una videoscultura realizzata nel 1996 che anticipa l’attuale fase di ricerca.

Alta due metri, l’opera è avvolta da centinaia di petali in plexiglass che la rendono una sorta di dea della bellezza. La seduzione dell’epidermide, tuttavia, si relaziona con tre video che documentano, con realismo, le parti interne del corpo e le loro pulsazioni svelando il lato nascosto, spesso invisibile, del nostro corpo. Corpus in fabula è un’opera che pone l’osservatore di fronte a se stesso: il volto è rappresentato dal video di un manichino che si modifica lentamente all’interno del quale ciascuno si può specchiare.
“Sono da sempre attratta dalla componente metamorfica che attraversa l’io, così come il paesaggio che ci circonda. Fondamentalmente, tra le due dimensioni, quella esterna e quella interna, non c’è alcuna differenza”, afferma Giuliana Cunéaz.

Dal 2003 l’applicazione della tecnica 3D consente all’artista di addentrarsi nel cuore della materia, di avvicinarsi alle sue forme più segrete e di coglierne i processi di cambiamento.

La rassegna documenta questo passaggio fondamentale e lo spazio espositivo ospita una scultura abitabile a forma di dodecaedro realizzata per l’occasione che contiene Zone fuori controllo, un video in 3D dedicato ai disordini ecologici e ambientali dove le immagini entrano in relazione diretta con la dimensione reale consentendo un viaggio imprevedibile tra le onde di una tempesta, gli spazi misteriosi di una grotta, le colate laviche di un vulcano e la collisione di mastodontici iceberg. Il ciclo si ispira al tema del sublime e vuole essere un omaggio ai grandi protagonisti della pittura romantica come Caspar David Friedrich o William Turner. Per Giuliana Cunéaz la ricerca artistica rappresenta un tentativo di andare oltre il piano tradizionale della rappresentazione insinuandosi all’interno di un universo fluido, caratterizzato dalla disarticolazione delle forme secondo una rinnovata ipotesi percettiva.
Intorno all’installazione 3D si sviluppa la serie degli screen painting, gli schermi dipinti, in base ad una tecnica inventata dall’artista nel 2006 dove l’immagine virtuale dialoga con quella pittorica incisa come un tatuaggio sul plasma. “Il segno unico e autonomo della pittura dialoga con la tecnologica infinitamente replicabile creando un cortocircuito tra due universi solo in apparenza incompatibili. Ne nascono quadri in movimento che sviluppano un linguaggio rinnovato con ampie potenzialità. Tra gli screen painting spicca The God Particle che analizza, in chiave estetica la mitica particella elementare destinata a generare la massa dell’universo.

Giuliana Cunéaz lavora sul nomadismo dei linguaggi proponendo una continua ibridazione degli elementi nell’ambito di universo unico e affascinante.
In questa logica il secondo piano della mostra è occupato interamente da Neither snow nor meteor showers, una videoinstallazione del 2010 che si espande per oltre dieci metri. Come suggerisce il titolo, non si tratta né di un paesaggio né di un fenomeno atmosferico, ma ricorda, piuttosto, un luogo germinale dove si evocano montagne con pini innevati. In realtà, il lavoro prende spunto da un’immagine di vitamina B12 che, attraverso ingrandimenti esponenziali, assume un aspetto paradossalmente naturalistico dove il segno animato si deposita e si disgrega. Il terzo piano della mostra è interamente dedicato al lavoro progettuale attraverso 24 opere su carta cotone che consentono di ripercorrere l’ideazione e la creazione delle più significative installazioni in 3D realizzate dall’artista negli ultimi otto anni.

Quello a cui assistiamo, insomma, è un mondo ibrido, biomorfo e nanotecnologico dove arte e natura tendono a coincidere e, come afferma Bruno Corà, “quelle di Giuliana Cunéaz sono opere con un’intrepida volontà di confrontarsi con le frontiere avanzate della scienza, superando il limite dell’oscurità annidata nella coscienza umana; autentici viaggi nell’ignoto, su sonde esplorative concepite con la poesia e l’arte.”

L’esposizione, che resterà aperta fino al 5 ottobre 2014, dal mercoledì alla domenica con orario 10-17 (10-18 a partire da aprile), è accompagnata da un catalogo, edito dalla Tipografia Valdostana, posto in vendita al prezzo di 5 euro.
Castello Gamba, località Cret de Breil, 11024 Châtillon

http://www.castellogamba.vda.it

Articolo di Regione VdA

I perfetti equivoci dei Menecmi di Tato Russo al Sociale di Brescia

Nell’azzeccato cartellone del Teatro Sociale di Brescia, è andata in scena l’esilarante commedia “Menecmi” per la compagnia T.T.R., Il teatro di Tato Russo. Tratto da Plauto e da Shakespeare, per la riscrittura strepitosa di Tato Russo, la commedia, diretta da Livio Galassi, ha raggiunto centinaia e centinai di repliche, con sempre rinnovato successo.

Ne risulta una compagnia ben congegnata, ma che ormai ha raggiunto quella perfezione di recitazione e scenica che fa diventare la commedia degli equivoci un vero capolavoro dello spasso collettivo. In sala le sonore risate non si sono fatte attendere, anche da parte di chi è meno avvezzo a frequentare il teatro, dai ragazzi a qualche signore trascinato in sala da gentili signore. Oltre due ore di risate per quello che si vedeva e per gli equivoci della vita, animati da vestali, femminielli, scenate di gelosia, ripicche e tutto quanto tramuta l’essere umano da perfetto uomo del foro a personaggio trascinato dagli eventi fino ad essere considerato pazzo e a pensare di esserlo diventato. Tutti bravi gli attori in scena, mentre Tato Russo si dimostra ancora una volta un vero mostro sacro del teatro. Afferma: “Sono venticinque anni che porto in giro per l’Italia i miei Menecmi, ispirati a Plauto: in tutto questo tempo è cambiata la mia età anagrafica, e mi è diventato faticoso interpretare due parti. Ma il pubblico e i teatri continuano a richiedermelo, e oggi mi ritrovo a inventarmi le forze per essere di nuovo in scena con questo mostruoso composto di fatica e di follia creativa”. Miscellanea di teatro greco, con maschere e grottesche, riti propiziatori in una Napoli stregata e in cui si è certi vivano le streghe, intrecci e colpi di scena, la commedia è una vera delizia.

Veniamo alla trama, con il prologo recitato da Eva Sabelli. Anni addietro un uomo di Naepolis ha due gemelli talmente identici che né la madre né la nutrice sono in grado di riconoscerli. Quando i bambini hanno sette anni, uno dei due si perde al mercato e il padre non riesce più a trovarlo. Una donna di Capua lo vede disperso e lo porta a casa con sé. L’uomo, disperato per le vane ricerche, per l’amore che portava per quel figlio, cambia il nome a quello che gli era rimasto e da allora lo farà chiamare Menecmo. In questo modo i Menecmo saranno due. Trent’anni dopo, il Menecmo di Capua torna a Napoli in cerca delle sue origini e della sua ricca famiglia, accompagnato dal fedele schiavo Messenione (Rino Di Martino applauditissimo). In effetti si ritrova poco distante dalla casa del fratello gemello che non conosce e che è diventato illustre avvocato del foro, rispettato da tutti, anche se un po’ meno dalla moglie che si lamenta di essere trascurata per l’amante di lui Erozia (Clelia Rondinella). Il Menecmo di Napoli è seguito dal fedele Spazzola, Massimo Sorrentino, che è fedele sono fino a quando non pensa di essere stato tradito dall’amico e rivela le trame nascoste di lui alla moglie. Intanto, però, la moglie stessa si lamenta con il vecchio suocero che non fa altro che sostenere il figlio, mentre apparentemente appoggia la nuora, e per i suoi sollazzi gli fornisce anche laute borse di monete d’oro. In tutto questo maneggio di amori e amanti, vestiti d’oro e gioielli, fedeltà e infedeltà, giunge il Menecmo vero, quello di Capua, che si stupisce di essere conosciuto da tutti e che si ritrova suo malgrado, e a suo più o meno beneficio, a interpretare ignaro la parte dell’altrettanto ignaro fratello gemello. Gli equivoci, com’è facile immaginare, si sommano e si moltiplicano, in una scena che diventa sempre più coinvolgente, divertente ed entusiasmante, perché si vuole sapere come andrà a finire. Ne fanno le spese alcuni personaggi come il femminiello di eccezionale bravura interpretativa Cilindro, Antonio Rampino, e di volta in volta Spazzola o Messenione, Dorippide o Erozia, Menecmo di Napoli o suo fratello, in un crescendo di divertimento. Naturalmente il cambio abiti e ruoli di Tato Russo è di incredibile efficacia e rapidità, sempre convincente e mai con una sbavatura, fino al finale strappa applausi. Ottime le scene di Tony di Ronza, i costumi di Giusi Giustino e i movimenti coreografici curati da Aurelio Gatti. Da non perdere!

Alessia Biasiolo

 

 

Paris Rockin’ Festival 2014

Torna la primavera e Suona francese.

Anticipando di un giorno la presentazione ufficiale della settima edizione del festival di musica francese, prevista il 21 marzo a Palazzo Farnese, arriva a Roma il famosissimo Paris Rockin’ Festival che, questa volta, sceglie la sede del Lanificio 159 di Via di Pietralata per una maratona di tre giorni orientata alle scene musicali contaminate: musica elettronica, rock, hip-hop, e avanguardia.
Dopo 5 anni di serate e concerti in diversi luoghi romani ed italiani, Paris Rockin’ cambia così forma e propone, dal 20 al 22 marzo 2014, una vetrina ricca di proposte più note ed altre emergenti che rappresentano il futuro creativo di Parigi, ma anche cucina francese, creazioni video e mostre.
Successivamente, in un periodo di oltre tre mesi di programmazione (fino al 30 giugno) distribuito in molteplici altri luoghi e contesti italiani, Suona francese entrerà nel vivo con un calendario dedicato principalmente a giovani talenti e nuove sonorità, con appendici rivolte anche al classico e contemporaneo, nel perfetto dialogo e connubio musicale tra Italia e Francia.

Dopo 5 anni di serate e concerti in diversi luoghi romani ed italiani, Paris Rockin’ cambia forma per diventare Paris Rockin’ Festival: tre giorni all’insegna della scoperta con una particolare attenzione per le nuove sonorità di musica elettronica negli spazi del Lanificio, luogo di cultura romano, attivo per la produzione e l’organizzazione di numerose attività artistico culturali.

Giovedì 20 marzo, in collaborazione con Natural Gizmo (rassegna mensile di concerti di matrice elettronica del Lanificio), proponiamo il live pop-soul di Freddy McQuinn, le contaminazioni electro-rock di Jamaica e l’acid house orientale degli Acid Arab, in versione dj-set.

Invece venerdì 21 marzo è più orientato alla scena clubbing parigina con il maestro Agoria, i paesaggi sonori più intimi di Rone, la french-touch balcanica dei Nôze o ancora la house-dubstep di Bambounou.

Sabato 22 marzo sarà articolato intorno alle sinergie che si possono creare tra Parigi e Roma allargando il discorso ad altre arti con una mostra/concorso di artisti italiani sul tema di Parigi organizzato in collaborazione con Aracne – Arti per la Città, la possibilità di degustare le ricette francesi del Lanificio Cucina e un mapping video dedicato a Parigi. Per la musica sarà presenta una nuova generazione di produttori francesi ultra promettente (Stwo, Everydayz, Dream Koala…) e i romani Equohm e Massimo Voci (dj-resident Paris Rockin’), ospite fisso delle 3 serate del festival.

Paris Rockin’ festival si propone come una vetrina della cultura francese con la musica (live e dj-set) come vettore principale ma esplora anche le collaborazioni che possono nascere tra Parigi e Roma nell’arte, la video-art o la cucina.

Programma
Giovedì 20 marzo @ Lanificio 159 con Natural Gizmo

FREDDY MCQUINN (FR – live)

JAMAICA (FR – live)

ACID ARAB (FR – dj-set)

MASSIMO VOCI (IT – dj-set)
Venerdì 21 marzo @ Lanificio 159 + Lanificio Galleria

AGORIA (FR – dj-set)

NÔZE (FR – live)

RONE (FR – live)

BAMBOUNOU (FR – dj-set)

ALEX PALETTA (IT – dj-set)

MASSIMO VOCI (IT – dj-set)
Sabato 22 marzo @ Lanificio Atelier con Aracne

STWO (FR – live)

EVERYDAYZ (FR – live)

DREAM KOALA (FR – live)

EQUOHM (IT – live)
MASSIMO VOCI (IT – dj-set) + ART, CUISINE & VIDEO

Giovedì 20 marzo 2014

In collaborazione con Natural Gizmo

 Acid Arab è il progetto creato da Guido Minisky e Hervé Carvalho (residenti del club parigino Chez Moune) che vuole riunire due stili di dance-music: la house dei clubs occidentali e la musica ancestrale orientale. Il ponte è l’acid-house, musica dei ghettos con suoni saturati e una ricchezza ritmica che porta il ballerino allo stato di trance, che risponde perfettamente alle registrazioni ‘underground’ del Maghreb, della Turchia e del Medio-Oriente. Sono stati firmati sulla prestigiosa etichetta Versatile che ha pubblicato due EP e un LP con collaborazioni con Omar Souleyman, Pilooski, I:Cube, Turzi, Legowelt, Crackboy …

 Freddy McQuinn è un cantante, musicista e produttore parigino che ha vissuto a Londra per più di 15 anni, prima di venire vivere a Roma qualche anno fa. Dopo il successo del suo primo disco ‘Exile On Brick Lane’, pubblica nel 2013 il suo secondo disco ‘Positive Spin’ con la partecipazione di tanti ottimi musicisti (Seb Martel, Sandra Nkake, Fixi, Cyril Atef ..). La musica di Freddy McQuinn è al 100% organica, rifletto della sua musicalità eclettica : blues underground, ballate old school, groove rock-funk. Questi stili musicali si mescolano con maestria per creare un ambiente unico che prende vità sul palco son la sua presenza.

I francesi di Jamaica tornano alla grande nel 2014 con un nuovo disco ‘Ventura’ pubblicato il 31 marzo per Coop-Music. A tre anni dal loro debutto “No Problem” prodotto da Xavier De Rosnay dei Justice, la band è maturata molto grazie ad un intenso periodo fatto di concerti in tutto il mondo e lunghe pause in studio. ‘Ventura’ è stato prodotto a Los Angeles con Peter Franco (Daft Punk – Random Access Memories) nel suo studio in ‘Ventura Boulevard’ e finalizzato a Parigi con l’aiuto di Laurent d’Herbencourt (Phoenix – Bankrupt), con contributi di Tunde Adebimpe dei TV on The Radio e di Chris Caswell (Paul Williams) alle tastiere.

Massimo Voci, dj-resident di Paris Rockin’ dal 2009, è uno dei più attivi della scena romana.
 Label Manager di Black Moka Records, è uno dei fondatori U-FM Radio, lavora anche per Radio Capital, ha la sua trasmissione Club Moka su m2o ed è pure il dj di ‘Webnotte’ su Repubblica Tv. Dal soul all’elettronica, dal dubstep alla minimal, riesce sempre a sentire il polso di una serata, ed è diventato uno dei dj più apprezzati della scena romana. Ha suonato insieme a Carl Craig, Laurent Garnier, Sebastian, Nicola Conte, Francois K, Para One, Agoria, Busy P, Gesaffelstein, Birdy Nam Nam, dOP, Caribou, Popof, Breakbot.

 Venerdì 21 marzo 2014

AGORIA
Dagli inizi nei club di Lione al suo ultimo remix per Moby, Agoria è sempre stato alla ricerca di nuove direzioni senza mai dimenticare le sue radici. Il suo primo disco ‘Blossom’ è stato pubblicato nel 2003, seguito nel 2006 di ‘The Green Armchair’ e di una compilation per la prestigiosa serie ‘At The Controls’ che lo porta ad un riconoscimento internazionale. Poi crea l’etichetta Infiné sulla quale pubblica nel 2012 ‘Impermanence’, completamente libero di ogni influenza esterna. Il suo ultimo brano ‘Scala’ (Innervisions) ha fatto il giro del mondo nel 2013. Tra le altre collaborazioni durante la sua carriera : Tricky, Neneh Cherry, Francesco Tristano…
NÔZE
I Nôze sono uno stravagante duo che nel loro sound mescolano con sapienza e maestria estetica pop e groove minimale, melodia e ricerca, suoni acustici e sintetici, atmosfere balcaniche e sofisticato tocco parigino, realizzando coinvolgenti live set all’insegna di una caotica irriverenza. Il beat che li caratterizza è ormai uno stile riconosciuto: l’unione perfetta della musica balcanica e il ritmo elettronico di una french touch rinnovata. E’ questo il segreto del successo di Nicolas Sfintescu e Ezechiel Pailhes, bohémiens nella penombra dei dancefloor, illusionisti prestati alla musica suonata, cultori a 360 gradi, esteti con l’indole del clown
RONE
L’artista francese Rone (che vive a Berlino) è diventato in pochi anni uno degli artisti di musica elettronica preferiti dei francesi. Crea e sviluppa dei paesaggi sonori bellissimi con delle melodie additive accompagnate di beats raffinatissimi. Nel 2009 pubblica il suo primo disco ‘Spanish Breakfast’ (Infiné), gioiellino elettronico seguito nel 2012 dal suo secondo disco ‘Tohu Bohu’ sempre per Infiné, capo lavoro assoluto acclamato dalla stampa francese ed europea, che ha dato a Rone una visibilità meritata (tante cover di magazine di musica e non solo). Nel 2013 pubblica ‘Tohu Bonus’, con una collaborazione con John Stanier dei Battles.

BAMBOUNOU
Bambounou è un ragazzo parigino, ventenne e amante della Chicago house si ispira alla dubstep, all’ UK bass e alla techno pura. La sua musica viene definita compulsiva e sincera, i suoi battiti possono far comparire un oasi in mezzo al Sahara. Con alcuni Ep pubblicati per CleckCleckBoom Recordings, per 50Weapons, e Sound Pellegrino, e dei remix per Canblaster, French Fries o Count&Sinden ha già interessato tutto il pianeta.

ALEX PALETTA

Radioman & DJ, appassionato di musica e di radio. Da una decade si occupa di regia e produzione di radioso. Se volete sapere cosa suona, andatevi ad ascoltare U-FM Radio, lui è uno dei 3 fondatori, nonché responsabile dei programmi. Membro della crew U-fm Soundsystem, lo trovate in giro … in ogni posto dove c’è bisogno di buona musica.

Sabato 22 marzo 2014

In collaborazione con Aracne – Arti Per La Città per l’organizzazione di un concorso per artisti italiani sul tema di ‘Parigi’. Le opere saranno esposte all’Atelier del Lanificio nell’ambito del Paris Rockin’ Festival.
Stwo (pronunciato ‘stew’) è un produttore parigino di 20 anni firmato sull’etichetta di Los Angeles ‘Soulection’. Con il brano ‘You’ seguito del EP ‘Moans’ si guadagna decine di migliaia di ascolti, e un’attenzione da parte di tanti siti sul web (Mixmag, Hypetrak …). Con la pubblicazione del suo ultimo EP, ha definitivamente convinto tutti del suo talento con mezzo milione di ascolti su Soundcloud. Sta iniziando un tour mondiale per farsi conoscere al gran pubblico, eccolo per la prima volta in Italia per Paris Rockin’.
EVERYDAYZ
E con la strada, i muri del conservatorio e le musiche elettroniche che Ilia « Everydayz » Koutchoukov ha nutrito il suo gusto per la composizione. Non solo ‘beatmaker’, perché la sua ricerca creativa va aldilà, produttore e dj per alcuni rapper, ha anche scritto le colonne sonore di spettacoli di danza (inauguro dello spazio ‘Made’ a Berlino) e di serie TV (Les Lascars su Canal+). Crea e sviluppa anche le sue produzioni da solo, dove s’incrociano tutte le sue influenze, che vanno dall’hip-hop alla house, la pop, la musica concreta o la musica black degli ani 70. Segno del suo talento collabora ormai anche con Agoria nel duo Sunlune che hanno creato insieme.

Dream Koala è un giovane artista parigino. Compone musica per mantenere vivi i suoi sogni, creando in questo modo un intero universo. Nel settembre 2012 ha realizzato l’EP “Blur” per Highlife Recordings e nel 2013 il singolo ‘Odyssey’ per la Splendid Music (etichetta di Telepopmusik). Influenzato da gruppi e produttori come Slowdive, FlyLo e Shlohmo, mette in scena suggestivi live set nei quali suona la chitarra, canta e campiona suoni con il suo SP404. Ha già catturato i cuori degli appassionati di musica più esigenti in Europa come negli Stati Uniti. Considerato una delle rivelazioni del 2013, ha recentemente ipnotizzato il pubblico della Boiler Room con il suo live set shoegaze / dream pop.

Equohm è un producer e sound designer classe ’89 con base a Roma. Dopo essersi diplomato all’Istituto Italiano Tecnologie Musicali, ha coltivato una forte passione per la sintesi del suono, il sampling ed il field recording (spina dorsale delle sue tracce), oltre ad aver lavorato in veste di compositore, fonico e sound designer su diverse produzioni audio-video, anche con il progetto Fango del quale è co-founder dal 2010. Nel 2011 ha lavorato come resident dj per il party capitolino “Fake, I Have No Face”, per poi fondare lo scorso anno il collettivo Since, all’interno del quale ricopre i ruoli di art director, talent scout e resident dj.

Il Lanificio è la sintesi perfetta tra un centro di produzione ed un laboratorio creativo. Ha sede nel complesso post-industriale di Via di Pietralata, ed è polo attivo per la produzione e organizzazione di numerose attività artistico culturali. Il Lanificio ospita dal 2007 concerti live, dj-set, mostre ed eventi di arti visive e performative ed è punto di riferimento del clubbing metropolitano. Inoltre produce rassegne e concerti al di fuori dai propri spazi, promuovendo la ricerca dell’avanguardia musicale e della sperimentazione di nuove forme di intrattenimento culturale, puntando sulla sperimentazione creativa, la ricerca del gusto, l’integrazione tra le professionalità e le diverse forme della comunicazione. L’identità si riconosce come l’attitudine ad assorbire la fluidità del contemporaneo e a trasformarla continuamente in esperienze e format di intrattenimento atipici, usando il talento, le competenze, le energie creative di chi è convinto che sia possibile produrre un’offerta culturale indipendente e di qualità.

Natural Gizmo è la nuova rassegna di concerti – 100% Lanificio – che esplora un filone musicale di matrice elettronica. Un salto in una terra di confine, ondeggiando tra nu dubstep, future hiphop, uk garage e dintorni, alla scoperta dei producer più originali, eclettici e imprevedibili della scena elettronica internazionale. Un giovedì al mese da ottobre a giugno il Lanificio159 di Roma diventa la cassa di risonanza per nuove esperienze d’ascolto, tutte rigorosamente live. Sul palco arrivano producer che sperimentano una particolare zona d’ombra decentrata e giocano a ridefinire i suoni poco prima di trasformarli in avanguardia musicale. Sono artisti di nicchia, innovatori a proprio agio nel canone sonoro di oggi, che la mainstream osserva per raccoglierne costantemente i segnali (vedi alla voce Thom Yorke, Ninja Tune, FourTet). Come guardando dentro un caleidoscopio, a ogni giro di ghiera corrisponde un universo sonoro inaspettato: dalla fluidità a 90-120 bpm ogni musicista sfida le proprie macchine non per giocare con stilemi autoreferenziali, ma per forgiare nuove molecole, stringhe, sequenze ritmiche.

Aracne, Lanificio e Paris Rockin’ propongono un concorso per artisti italiani e una mostra sul tema di ‘Parigi’ il sabato 22 marzo. Le opere selezionate saranno esposte negli spazi dell’Atelier.

Il Lanificio e l’associazione culturale Mercoledi da Leoni presentano Aracne, contest di pittura, scultura e fotografia rivolto ad artisti e creativi – anche non professionisti, che attraverso il coinvolgimento diretto del pubblico, del settore accademico, di soggetti privati e delle istituzioni municipali stimola la crescita di un nuovo patrimonio artistico cittadino e trasforma spazi pubblici inaspettati in ambienti espositivi permanenti. Aracne-Arti per la Città usa la metafora mitologica della tela sottile, resistente e creatrice e la reinterpreta sotto la forma di un concorso che è una piattaforma di dialogo tra artisti, opere, cittadini e istituzioni, e allo stesso tempo si pone come una moderna declinazione della “mostra” in un contesto – temporale e spaziale – non proprio.

Il festival Suona francese è organizzato e promosso dall’Ambasciata di Francia in Italia e dall’Institut français Italia, con il sostegno dell’Institut français, della Fondazione Nuovi Mecenati, della Sacem, del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca – Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, del Ministero della Cultura e della Comunicazione francese e del Mibact italiano, e con Edison in qualità di main partner.

Elisabetta Castiglioni