Il modello Verona per gli spettacoli estivi

Verona come modello da seguire per le aperture nel settore degli spettacoli. Quanto auspicato dal ministro Franceschini e riportato oggi sulla stampa (“le regole per gli eventi sportivi con il pubblico siano applicate anche ai concerti e agli spettacoli negli stadi e all’aperto”), è ciò per cui la città scaligera è al lavoro da più di un anno. Un impegno che l’anno scorso, attraverso la predisposizione di un rigido protocollo, ha permesso all’Arena di Verona di essere il primo teatro in Italia ad aprire al pubblico. E che quest’anno è proseguito con il protocollo pilota per ospitare 6 mila spettatori. Un documento di oltre 50 pagine che il Comune, insieme a Fondazione Arena e Arena di Verona srl, ha già predisposto in accordo con il sottosegretario alla Cultura, Lucia Borgonzoni e con la Regione, e che è stato inviato al Comitato Tecnico Scientifico. «Apprezzo tutti coloro, istituzioni e organizzatori, che citano l’Arena di Verona come esempio virtuoso per la riapertura degli spettacoli dal vivo in Italia – commenta il sindaco Federico Sboarina-. Già l’anno scorso, nel pieno della pandemia, abbiamo dato prova di poter accogliere in piena sicurezza più di 4mila spettatori. Quest’anno siamo molto fiduciosi perché abbiamo predisposto un protocollo che ci consentirà di garantire le massime condizioni di sicurezza ad almeno 6mila persone a sera. Così Verona si riaprirà al mondo, ce lo auguriamo tutti». L’Arena di Verona è, infatti, pronta a ripartire il 5 giugno con il concerto de Il Volo, tributo al Maestro Ennio Morricone, seguito dal live di Emma il 6 giugno, e dalla prima dell’Opera Festival 2021 affidata al Maestro Riccardo Muti che, il 19 giugno, dirigerà Aida.

Roberto Bolis

“Isole, Mappe e Portolani” di Andrea Manzitti

Il viaggio come atto del pensiero che conduce alla conoscenza, l’arte come inclinazione della mente che permette un ampliamento dei propri orizzonti.

C’è tutto questo nelle opere di Andrea Manzitti che compongono la mostra “Isole, mappe e portolani”, a cura di Elisabetta Longari e aperta al pubblico dal 4 al 25 maggio allo Spazio d’Arte Scoglio di Quarto di Milano, a pochi passi dalla Darsena.

L’intera vicenda artistica di Andrea Manzitti, nato a Santa Margherita Ligure nel 1944 e che nel 2018 ha deciso di reinventare la propria vita iscrivendosi all’Accademia di Brera, ha nel viaggio il punto di snodo della propria espressività pittorica, così come suggerisce lo stesso titolo della mostra, che richiama alla reinterpretazione da parte dell’autore delle carte geografiche, delle mappe e dei portolani di una volta.

Sottolinea Elisabetta Longari nel suo testo critico: “La pittura di Andrea Manzitti rappresenta un viaggio nel colore, nei segni e nelle traiettorie secondo un codice cartografico sui generis”.

Ciò che colpisce da subito nelle 22 opere esposte, tra tele carte e libri, è come la materia pittorica sembra solo apparentemente sfuggire al controllo dell’artista, per poi ricomporsi grazie al tracciamento di rotte di navigazione e traiettorie che collegano uno all’altro territori immaginari.

In particolare, tele carte e libri presentano un dominatore comune, la polvere di pomice grezza, che gioca un doppio ruolo fondamentale, nella lavorazione della materia pittorica così come nella stessa espressione poetica: da una parte assimilando bene i colori e risultando, una volta seccata, sufficientemente morbida e “plasmabile” attraverso un lento e paziente lavoro di levigatura della superficie; dall’altra, grazie anche a una capacità straordinaria di assorbimento e riflessione della luce, offrendo effetti materici sabbiosi particolarmente avvincenti, a richiamare le asperità di terre indefinite, forse di origine vulcanica, che affiorano sulla superficie come lava rappresa.

Precisa Elisabetta Longari: “La polvere di pomice grezza, mescolata con del colore, applicata e grattata crea meravigliosi effetti scabri che trattengono una strana memoria del colore che però sembra essersi annullato nella luce. Una materia che si pone a metà strada tra il ricordo della consistenza lunare di certe superfici di Turcato e quella più terrestre di Burri”. Tuttavia, se le tele sono prima preparate con uno sfondo a olio e poi coperte di polvere di pomice, le carte di cotone dai bordi irregolari – realizzate a mano e scoperte dall’artista in un’antica cartiera di Amalfi – vengono direttamente “aggredite” con la pomice a colpi di spatola, poi colorata con pastelli ad olio e infine forgiata con gli stessi polpastrelli delle dita per distribuire in maniera più omogenea le tinte.

In questa interpretazione dell’atto artistico, le bande di colore che invadono lo spazio materico, acquistano forza e vitalità dando un senso alla trama e divenendo parte inseparabile di quelle terre che paiono osservate dall’alto, prive di descrizioni cartografiche e pronte da un momento all’altro a svanire tra le nuvole.

A volte completano il racconto su tela alcuni portolani incollati dall’artista, simboli planimetrici di possibili elementi naturali.

I libri, invece, sono tutti realizzati con carta Arches di cotone puro 640 grammi, esemplari unici firmati dall’artista, formati da dieci fogli rilegati a mano, dipinti con pomice naturale grezza e colori ad olio, con in copertina ideogrammi giapponesi.

Diari di viaggio che racchiudono carte geografiche immaginarie con rotte, tratteggiate, altrettanto immaginarie. Un invito a imparare a viaggiare in noi stessi, nel nostro essere più profondo e ineffabile, al di là del giudizio della mente.

Spazio d’Arte Scoglio di Quarto, Via Scoglio di Quarto 4, Milano dal 4 al 25 maggio 2021. Ingresso libero. Orari di apertura da martedì a venerdì dalle 17 alle 19 con obbligo di prenotazione; sabato e domenica solo su appuntamento e-mail info@galleriascogliodiquarto.com oppure sms 348-5630381.

De Angelis (anche per l’immagine: Andrea Manzitti, Portolano, 2019, tecnica mista su carta cotone Amalfi)

Il balcone di Giulietta in Rosa

Il balcone di Giulietta, conosciuto in tutto il mondo, si è acceso di rosa, per annunciare l’avvicinarsi del 104° Giro d’Italia. Ad un mese esatto dalla partenza della gara, il simbolo per eccellenza della città dell’amore si è vestito dei colori della competizione ciclistica. Immortalato da macchine fotografiche e smartphone, farà il giro del mondo e accenderà anche la promozione turistica di Verona. Le fotografie, infatti, saranno presenti nelle gallery dei maggiori quotidiani nazionali e sportivi. Così come di siti web e social.

Il Giro d’Italia arriverà a Verona il 21 maggio, per la tappa dedicata ai 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Un omaggio al Sommo Poeta che partirà da Ravenna. I ciclisti, per la 13esima tappa, passeranno per un breve tratto sul territorio lombardo, e dopo quasi 200 chilometri percorreranno la strada statale 12, giungendo al traguardo allestito in corso Porta Nuova all’altezza di piazza Pradaval. Gli ampi spazi di piazza Bra saranno adibiti, invece, al grande Open Village del Giro.

All’accensione nel cortile della Casa di Giulietta, erano presenti il sindaco Federico Sboarina, l’assessore allo Sport Filippo Rando, l’assessore alla Cultura Francesca Briani e il presidente di Agsm Lighting Filippo Rigo.

“Questa è una cartolina che farà il giro del mondo – ha detto Sboarina -. Il balcone di Giulietta è il simbolo di Verona, città dell’amore. Da ogni continente, negli anni scorsi, arrivavano migliaia di visitatori attratti e incuriositi dalla tragedia shakespeariana. Ora questa immagine, attraverso quotidiani, siti web e social, arriverà ovunque. Il Giro è da sempre uno degli eventi sportivi più attesi, a livello nazionale e mondiale. La realizzazione della 13ª tappa a Verona rappresenta uno dei principali appuntamenti che segneranno il rilancio della città nel corso del 2021. E questa foto ne sarà portabandiera”.

“E’ la prima volta che la Casa di Giulietta viene accesa, dopo altri monumenti simbolo della città – ha sottolineato il presidente Rigo –. Per questa occasione internazionale abbiamo messo in campo tutte le nostre professionalità, per mostrare al meglio il fascino e la particolarità di un luogo apprezzato in tutto il mondo”.

“Verona, capitale indiscussa dello sport, conferma la sua grande vocazione anche in tempi difficili come quello che stiamo vivendo – ha aggiunto Rando -. Siamo orgogliosi di poter ospitare il Giro d’Italia e di far partire la promozione proprio da Verona. La tappa ciclistica sarà un’occasione importante non solo a livello sportivo ma anche come segnale di ripresa, verso un ritorno alla normalità”.

“Un evento sportivo che promuove e fa cultura – ha concluso Briani -. Dall’accensione di uno dei nostri monumenti, alla volontà di dedicare a Dante Alighieri la tappa che terminerà in terra scaligera. Siamo felici che gli organizzatori abbiano accolto la proposta di far rientrare la grande competizione ciclistica nel calendario degli appuntamenti per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta. Ravenna e Verona saranno così unite dallo sport oltre che dall’anniversario dantesco”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Vinitaly 2021

Sarà una Vinitaly Special Edition, quella del 2021. Dal 17 al 19 ottobre, la più importante manifestazione internazionale dedicata al mondo del vino e dell’enologia riaccenderà il business nei padiglioni della fiera scaligera. Un appuntamento b2b in presenza, aspettando il 54° Vinitaly.

“Candido Verona a simbolo nazionale della ripartenza del business e della cultura – ha detto il sindaco -. Il 19 giugno nella nostra città, andrà in scena Operawine, che coinciderà con la serata di apertura del Festival lirico con l’Aida diretta dal maestro Muti. Due eventi internazionali, quindi, che rappresentano altrettante eccellenze veronesi e italiane in tutto il mondo. Un anno senza Vinitaly è stato un duro colpo proprio per questo abbiamo messo in campo tutte le forze per recuperare. Il legame tra Verona e la fiera è indissolubile dal 1898. Non può esistere la fiera senza la città così come la città senza la sua fiera e le grandi manifestazioni internazionali. Nel corso degli ultimi 12 mesi il digitale è stato uno strumento utile, ha sopperito al distanziamento sociale, necessario per combattere la pandemia, ma non può sostituire di certo la presenza del pubblico e la socialità. Il business tornerà ad ottobre”.

Roberto Bolis

World. Report Award Documenting Humanity 2021

È aperta la nuova edizione del concorso internazionale di fotografia promosso dal Festival della Fotografia Etica, che vuole rappresentare fotograficamente l’impegno sociale e si rivolge a tutti i fotografi italiani e stranieri, professionisti e non.
Il soggetto è l’uomo con le sue vicende pubbliche e private, le sue piccole e grandi storie; i fenomeni sociali, i costumi, le civiltà, le grandi tragedie e le piccole gioie quotidiane, i cambiamenti e l’immutabilità.
Il termine per la partecipazione è fissato al 17 maggio prossimo.
Per info: wra@festivaldellafotografiaetica.it

S.E. (anche per la fotografia)

Nasce Sportmemory.it

Lo Sport cambia Storia e si racconta non in una ma in molteplici sfaccettature, in prima persona, dal punto di vista di chi ne ha vissuto esperienze particolari.

La tradizione orale dello storytelling sportivo si fa scritta attraverso un nuovo portale, Sportmemory.it, dedicato al racconto di ieri per la sua trasmissione e divulgazione alle giovani generazioni dell’oggi e del domani.

Il lancio della rivista online, un format editoriale “democratico” aperto al racconto della memoria di tutti,  si apre con un editoriale #0, incentrato sul ritrovamento di una fotografia del 30 marzo 1955, dietro a cui si è ricostruita una bella storia: “Si tratta – precisa il direttore editoriale Marco Panella  – di un’icona perfetta della filosofia e dell’estetica che perseguiamo, simbolo di una memoria da recuperare e mettere a disposizione di un futuro che altrimenti non avrebbe avuto. Ci era infatti capitata tra le mani per caso, abbandonata sul banco di un rigattiere, sopravvissuta al tempo e a un destino che sembrava già segnato. Ma curiosità, passione e ricerca ci hanno consentito di recuperarne il contesto storico: una partita amichevole tra Italia e Germania Ovest al Neckarstadium di Stoccarda, appena pochi anni prima della costruzione del muro di Berlino. Uno scatto di un fotografo assiepato a fondo campo, probabilmente in servizio per un reportage ufficiale e sul retro, scritto a penna in grafia incerta, solo l’indicazione dell’anno, del luogo e delle squadre. I dettagli di quel momento sono raccontati proprio nel nostro numero di lancio. Questo è un esempio modello del nostro tentativo di restituzione di dignità e memoria a brandelli di vita sportiva vissuta che meritano oggi più che mai una speciale attenzione. Sono caselle del tempo e pezzi della nostra società che vanno ricostituite proprio attraverso gli immaginari individuali ma che. al contempo, vogliono stimolare, attraverso il nostro portale, anche un gioco di squadra fondato sull’addizione delle esperienze in ambito sportivo. È per questo che invitiamo ogni visitatore del sito a partecipare a questa avventura raccontando in prima persona la propria passione , agonistica, professionale o amatoriale che sia, tramite parole o immagini, qualunque sia l’esperienza di sport praticato o vissuto indirettamente. Anche solo assistere a un evento sportivo può diventare infatti un’emozione da condividere, un rito formativo ed esemplare, unico nel suo istante da ricordare e far ricordare.”

Il percorso narrativo del format “Sportmemory” si dipanerà in varie tappe e attraverso diversi linguaggi narrativi contemporanei, uscirà ogni primo venerdì del mese e avrà aggiornamenti settimanali, per poi proseguire con audio podcast con cui si darà valore alla narrazione più seduttiva, quella della voce; infine, non appena si potrà, saranno organizzate live performance agganciate a storie documentate dal magazine.

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Granfondo Avesani Luca

A Verona le manifestazioni di sport amatoriale ripartono con la Granfondo Avesani Luca. L’appuntamento per gli appassionati di ciclismo è per domenica 18 aprile, con il primo evento realizzato in presenza nella città scaligera dopo le interruzioni collegate alla pandemia.
Ad attendere gli oltre 500 partecipanti un circuito di gara che si snoderà su due percorsi di 90 km e 1.350 m. di dislivello o 120 km e 1.800 m. di dislivello, con partenza da piazza Bra.

Percorso. Il via della gara è da piazza Bra alle ore 8. Il tracciato si snoderà poi attraverso il centro storico cittadino, dove si percorreranno i primi chilometri di puntando verso la Valpantena. La prima ascesa porta da Montorio a Pian di Castagné ed seguita dalla discesa fino a Marcellise e San Martino Buona Alberto. Segue quindi un tratto di pianura, che condurrà i ciclisti alla parte più ad est del tracciato, verso la ripida salita che porta all’abitato di Colognola ai Colli. Si discende verso Soave, da dove si ricomincerà a salire verso il Monte Tabor. Dopo il Monte Tabor la gara prosegue nella Val d’Illasi, prima con direzione sud e poi con una secca deviazione a 180°, con una risalirà verso nord fino a Mezzane di Sotto. Una volta giunti a Castagnè il percorso procede verso la città e, per chi farà il tracciato corto, li attenderà l’arrivo sulle Torricelle. Si prosegue verso Montorio, invece, per il percorso lungo, prendendo la deviazione verso la Pisarota e poi verso San Rocco. Una volta scollinato, discesa fino a Verona per l’arrivo sulle Torricelle.
Per entrambi i tracciati la conclusione della gara è prevista intorno alle ore 13.30. Causa limitazioni anti assembramento il pubblico non potrà seguire la manifestazione lungo il circuito di gara.

L’edizione 2021 della Granfondo Avesani Luca è stata presentata in streaming dall’assessore allo Sport Filippo Rando. Presenti Ivan Cristofaletti direttore di organizzazione e Alessandro Chiarini rappresentante del Pastificio Avesani.

“Lo sport amatoriale torna a ravvivare la programmazione degli eventi cittadini, dopo il lungo stop a causa delle limitazioni legate alla pandemia – sottolinea l’assessore Rando –. La gran fondo Avesani nasce dalla voglia di ricordare la grande passione che Luca aveva per il ciclismo e per il territorio. Un’amicizia speciale, che ha dato origine al particolare percorso su cui, da diversi anni, si cimentano centinaia di ciclisti amatoriali”.

Informazioni e iscrizioni al link www.veronacyclingmarathon.com.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Mio Signore e mio Dio

II DOMENICA DI PASQUA DELLA “DIVINA MISERICORDIA” – ANNO B GIOVANNI 20,19-31

19. La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».

20. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Nella prima domenica dopo la Pasqua, l’ottavo giorno, il Vangelo di Giovanni ci presenta due apparizioni di Gesù ai discepoli: una avvenuta la stessa domenica di Pasqua, a seguito della scoperta del sepolcro vuoto; una avvenuta la settimana successiva, esattamente dopo otto giorni. Sono due avvenimenti diversi, ma strettamente collegati, perciò considerati insieme. L’apparizione avviene in luogo chiuso, dove era stata celebrata l’Ultima Cena con Gesù, il primo giorno dopo il sabato, alla sera. “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato”: è il “giorno del Signore”, il “Dies Domini” (domenica) (cfr. Apocalisse 1,10). Fin dall’inizio i discepoli si riuniscono il giorno dopo il sabato, la domenica. Proprio la domenica diventerà il giorno più importante della settimana e sostituirà il sabato, giorno sacro dei Giudei. “Mentre le porte erano chiuse”: Gesù non è un’ipotesi, non è un’idea astratta, non è una teoria: è il Cristo glorioso, risorto dopo la passione e la morte e ora vivo per sempre, libero dai vincoli del tempo e dello spazio. Per questo entra a porte chiuse. La paura ha dominato interamente i discepoli che sono scappati tutti nel momento della prova, della passione del Signore, per timore di essere anch’essi coinvolti e condannati nel processo sommario che è stato intentato contro il Maestro. Gesù accompagna la sua venuta con l’annuncio della pace. Anche la domenica sera, tre giorni dopo la crocifissione di Gesù, i discepoli sono ritirati in luogo chiuso per “paura dei giudei”, per non farsi notare e non rischiare di essere riconosciuti. Avevano condiviso tre anni della vita pubblica con il Maestro, a stretto contatto con Lui, ma non sono riusciti a stargli accanto nel momento della prova. Essi ora attendono che il clima si distenda, che ritorni calma e sicurezza per poter tornare alle loro case in Galilea. “Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro”: Gesù si presenta ai suoi discepoli. Non li rimprovera per averlo abbandonato. Secondo il Vangelo di Giovanni, due discepoli avevano seguito Gesù: uno che era rimasto a Lui accanto, fin sotto la croce; l’altro è Pietro, che appena fu riconosciuto come discepolo del Maestro, aveva rinnegato il Signore ed era scappato. I discepoli avevano già ricevuto l’annuncio da Maria di Magdala. Pietro e Giovanni avevano confermato le sue parole, ma tutto ciò non basta per fugare la paura. In mezzo allo spavento e allo smarrimento generale, Gesù si fa presente e si ferma. Il suo stare è segno di una volontà duratura di comunione con i suoi discepoli. Egli è Risorto, cioè glorioso e vivente, è il Kyrios, il Signore vittorioso, che vuole mantenere la relazione con i suoi discepoli. “Pace a voi”: quello del Risorto non è un augurio, ma è proprio il dono della pace che aveva promesso quando i discepoli erano addolorati per la sua assenza. È la pace portata dal Messia, che libera da ogni paura, dal male, dalla morte. È la pace, ottenuta con la passione del Signore. È la pace in senso biblico che significa piena riconciliazione degli uomini con Dio e tra di loro. “Mostrò loro le mani e il costato”: quando ci viene richiesto di dichiarare la nostra identità mostriamo i documenti (carta di identità o passaporto o patente…). Gesù dichiara la sua identità mostrando le prove della sua crocifissione, i fori lasciati dai chiodi e la lacerazione al costato provocata da un soldato romano per accertarsi della sua morte (solo Giovanni ricorda questo particolare). Per sempre il nostro Dio porterà nel suo corpo risorto i segni della passione e del suo infinito amore per noi. “E i discepoli gioirono al vedere il Signore”: la presenza di Gesù fuga ogni dubbio e ogni paura dei discepoli. Tutto diviene pieno di luce e di gioia. Il profeta Isaia aveva parlato di gioia descrivendo il banchetto divino. Nello stesso modo gli evangelisti trascrivono le parole di Gesù che, nei discorsi di addio, aveva preannunciato la gioia escatologica.

21. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”.

22. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo;

23. a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”. “Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi!””: Gesù conferma una seconda volta il dono della pace, con una presenza apportatrice della rivoluzionaria manifestazione di Risorto. È inaudito che un morto risorga, e risorga vittorioso! Egli attira, incoraggia e costruisce la comunità. Le parole sono poche e misurate, ma efficaci, cioè realizzano ciò che esprimono: Gesù non solo annuncia la pace, ma la dona effettivamente. “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”: apparendo ai suoi, Gesù rinnova il mandato di andare ad annunciare a tutti l’amore del Padre. Cristo è mandato dal Padre e tutti noi partecipiamo della sua stessa missione, perché siamo legati a Lui come i tralci alla vite. La volontà di Dio Padre è che tutti si salvino. Tutti noi cristiani, discepoli di oggi, pieni di misericordia, di coraggio e di forte fedeltà dobbiamo annunciare il Vangelo nella società, tanto bisognosa di speranza, di spiritualità, di amore. “Alitò su di loro”: questo gesto di Gesù è unico nel Nuovo Testamento. Richiama il soffio di Dio nella creazione dell’uomo (Genesi 2,7). È l’inizio di una creazione nuova. Gesù infonde nei discepoli forza e coraggio, alitando lo Spirito Santo. Il suo respiro diventa il respiro dei discepoli; il suo perdono diventa per i discepoli possibilità di perdonare tutti; i suoi sentimenti diventano la forza propulsiva dell’azione evangelizzatrice. Saranno essi a continuare la missione di Cristo nel tempo, con la forza dello Spirito. È lo Spirito la forza della Chiesa nello scorrere dei secoli. “Ricevete lo Spirito Santo”: in questo momento Gesù infonde lo Spirito per una missione particolare. A Pentecoste lo Spirito scenderà su tutto il popolo di Dio, “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”: Gesù, come Dio, trasmette ai suoi discepoli e alla sua Chiesa, per successione apostolica, il potere di perdonare i peccati commessi dopo il Battesimo con la grazia del sacramento della riconciliazione.

24. Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.

25. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». “Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo”: “Didimo” significa “fratello gemello”. Si desume, pertanto, che l’apostolo Tommaso avesse un fratello gemello. Si parla sempre dei Dodici, in realtà sono rimasti Undici, dopo la morte di Giuda. Tommaso risulta essere una persona dubbiosa e facile a scoraggiarsi. Possiamo identificarci con lui tutte le volte che la nostra fede vacilla. L’importante è riprendersi e confidare nel Signore, proclamandolo nostro Signore e nostro Dio, ricominciando sempre daccapo dopo ogni debolezza. “Non era con loro quando venne Gesù”: non sappiamo il motivo dell’assenza di Tommaso. Dobbiamo tuttavia capire che solo la comunione e l’esperienza fatta insieme sono di aiuto alla fede. “Abbiamo visto il Signore!”: la gioia dell’incontro con il Signore non può essere trattenuta. I discepoli, testimoni oculari, ne fanno parte a Tommaso, anche se egli non esulta con loro. “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”: Tommaso vuole fare esperienza diretta di Gesù, così come l’hanno fatta gli altri discepoli. Non gli basta credere alla loro parola. Vuole sentire la voce del Maestro, vuole toccarlo, vuole un contatto inequivocabile. Vuole essere sicuro che sia Lui veramente, non un’autosuggestione, non vuole sbagliarsi ed illudersi. Per credere, chiede di toccare le feritoie lasciate dai chiodi della crocifissione, prova del martirio e dell’amore più grande possibile del Cristo, “Servo sofferente”. Gesù aiuta il suo discepolo Tommaso, conosce la sua disponibilità a credere, lo incontra direttamente, dissolve i suoi dubbi. Apriamoci anche noi ad accogliere il Signore quando si manifesta. Lasciamoci afferrare da Cristo, in modo che ci tocchi dentro, ci conquisti.

26. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”.

27. Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. “Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso”. Passano otto giorni. È nuovamente il giorno dopo il sabato, la domenica. I discepoli sono nuovamente insieme e stavolta c’è anche Tommaso. Gesù non si stanca di offrirci occasioni per riconoscerlo, pur se abbiamo tanti dubbi. Ci viene ancora incontro, ci guarda negli occhi, ci incoraggia e ci offre l’opportunità di abbandonarci a Lui con fiducia. “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”: quando siamo nel dubbio, Gesù ci viene incontro, entra in dialogo con noi, ha compassione e ci dona la tranquillità della fede. Usa dei segni per farci progredire. Come ha fatto con Tommaso, ci fa compiere un percorso di adesione e di conversione, in modo che sia autentica la nostra esperienza di Cristo. Nulla ci può più fermare quando siamo abitati dalla Sua Presenza. “Mettila nel mio costato”: Gesù ha per sempre il petto aperto, ferito dalla lancia del soldato che ha constatato la sua morte. Nel corpo di Cristo rimarranno per sempre i segni indelebili del suo amore per noi, che è giunto fino a dare la vita, fino al punto più alto dell’amore che Dio poteva dimostrare all’umanità, formata da creature ribelli, libere anche di rifiutarlo, ma sempre da Lui amate infinitamente.

28. Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”.

29. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”. “Mio Signore e mio Dio!”: Giovanni non dice se Tommaso ha messo la mano nelle ferite del Cristo. Dice solo che crede ed esclama: “Mio Signore e mio Dio!”. Non ha più bisogno di toccare: ora il Signore è con Lui e nulla conta più. Probabilmente vedendo il Signore glorioso, Tommaso sarà caduto in ginocchio in segno di umile adorazione, professando la propria fede con slancio forte e appassionato. “Mio Signore e mio Dio!” è la più grande espressione di fede pasquale in Cristo di tutto il Vangelo. Gesù è riconosciuto e adorato come Dio. Non si schermisce come aveva fatto con i Giudei quando lo accusavano ingiustamente. Tommaso ha compreso veramente e con amore che Egli è Dio. “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”: sembra un delicato rimprovero verso Tommaso. Anche nella fede ci sono gradi diversi di crescita, fino a credere senza pretese di segni, senza conferme eclatanti, come puro dono ricevuto e come risposta di totale fiducia. Noi cristiani di duemila anni dopo Cristo, abbiamo la gioia di sentirci “toccati” da Cristo nell’Eucaristia e nei sacramenti in cui Egli opera. Non vediamo, ma crediamo: è questa la nostra beatitudine fin da questa vita: esultiamo “di gioia indicibile e gloriosa” (1 Pietro 1,8).

30. Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro.

31. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Giovanni conclude il brano affermando che sono state scritte pochissime cose rispetto a quelle che sono avvenute. Sicuramente indirizza il lettore a considerare tutta la storia alla luce dell’evento pasquale. Ora la storia continua attraverso la testimonianza dei discepoli. Il suo scopo non era di scrivere una vita completa di Gesù, ma di dimostrare che Gesù è il Cristo, il Messia, il Liberatore, il Figlio di Dio. Siamo di fronte alla risurrezione, evento più importante della storia: Dio si fa uomo, muore e risorge per amore nostro. È una notizia di una straordinaria importanza, ma rischia di lasciarci indifferenti a causa dell’abitudine. Ricordiamoci che, come cristiani, senza la risurrezione, la nostra fede è vana: “Se Cristo non è risorto è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede… e voi siete ancora nei vostri peccati” (1 Corinzi 15,14.17). Chiediamo al Signore di rispondere al mandato di annunciare e testimoniare la sua risurrezione, la misericordia del Padre, la salvezza e il perdono per tutti gli uomini e tutte le donne del mondo. Proclamiamo che Cristo è veramente la via, la verità e la vita, aurora senza tramonto, sole di giustizia e di pace. Nella domenica della Divina Misericordia, Cristo riversa su di noi la pienezza della grazia e la larghezza del suo perdono. Si china per dirci che valiamo, che siamo figli di Dio, che siamo importanti per Lui. Ci annuncia la salvezza ottenuta grazie alle sue sofferenze, accolte e offerte per amore. Chiediamo di rimanere nel suo amore, legati come tralci alla vite. La sua pace ci aiuterà a superare le debolezze, ad affrontare i dubbi e a rispondere alla chiamata specifica che abbiamo ricevuto, in attesa di giungere a lodarlo in eterno con tanti fratelli che avremo portato a Lui con la nostra testimonianza. Lo vedremo faccia a faccia ed esclameremo: “Mio Signore e mio Dio!”.

Suor Emanuela Biasiolo

Protocollo pilota per l’apertura estiva dell’Arena di Verona

Posti a sedere numerati per 6 mila spettatori, praticamente il doppio dell’anno scorso, ben 16 arcovoli destinati agli ingressi scaglionati del pubblico, mascherine di tipo Ffp2 per tutti, distanziamento per artisti e orchestrali e tempi ridotti al massimo nel backstage. Il tutto sorvegliato e controllato da personale dedicato ad ogni fase pre e post spettacolo.

L’Arena è pronta a riaprire i cancelli e diventare il modello italiano per la ripresa degli eventi dal vivo, grazie ad un protocollo pilota con nuove capienze e regole. Il tutto studiato nei minimi dettagli, dal montaggio del palcoscenico, alle prove, fino al deflusso del pubblico e alle pulizie. Un documento di oltre 50 pagine che il Comune, insieme a Fondazione Arena e Arena di Verona Srl, ha già predisposto in accordo con il sottosegretario alla Cultura, Lucia Borgonzoni. Il protocollo è adesso alla firma del presidente della Regione, che già nella passata edizione era stato fondamentale per l’ampliamento della capienza da 1.000 a 3.000 spettatori. Nel 2020, infatti, Luca Zaia aveva firmato l’ordinanza con la deroga per l’aumento dei posti dell’anfiteatro, garantendo così i due obiettivi fondamentali: la stagione e la sicurezza.

Adesso, l’impegno è identico e serve a garantire lo svolgimento degli spettacoli estivi, in primis il Festival Lirico, che a tutt’oggi sono sottoposti ai divieti dell’emergenza sanitaria. E’ importante avere velocemente delle certezze ma anche dar vita a un modello che da Verona possa essere adattabile agli altri ‘contenitori’ culturali all’aperto d’Italia. La parola spetta ora al Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute, che dovrà approvare il protocollo. Un percorso avviato alcune settimane fa grazie ai contatti tra il sindaco Federico Sboarina e il sottosegretario Borgonzoni.

La capienza dell’Arena di Verona per gli spettacoli 2021 potrebbe essere quindi di 6000 spettatori, prevedendo esclusivamente posti a sedere singoli e distanziati così suddivisi: 1196 in platea, 1554 su gradinata bassa, 3250 su gradinata alta. Per agevolare gli ingressi del pubblico, garantire il distanziamento sociale tra le persone e evitare possibili assembramenti il protocollo prevede 16 punti di accesso presidiati da altrettanti addetti ai servizi di controllo, con misurazione temperatura e controllo mascherine del tipo Ffp2. Prevista anche una eventuale distribuzione in caso di mancanza o smarrimento dei presidi sanitari.

I biglietti saranno acquistabili solamente in prevendita. Previsti rigidi protocolli per le pulizie ordinarie, la sanificazione, così come la gestione di un eventuale persona sintomatica. Anche le prove avranno regole ferree. Gli ingressi in scena avverranno in momenti distinti tra artisti del coro, musicisti, che entreranno divisi per sezioni, così come solisti e direttore d’orchestra. Rispetto della distanza interpersonale di almeno 1 metro e mezzo, anche durante l’accesso all’anfiteatro. Studiate anche le tempistiche per la permanenza dei lavoratori nelle aree comuni di backstage.

“L’Arena di Verona è un patrimonio di tutto il Paese e un faro per la ripartenza, per questo insieme abbiamo predisposto soluzioni per riaprire in tutta sicurezza – dichiara il sottosegretario Borgonzoni -. L’estate è ormai alle porte, impensabile farci trovare impreparati, così come mettere a rischio i nostri festival storici. Il settore della cultura, fortemente penalizzato dall’emergenza sanitaria, non si ferma. Questo protocollo pilota, che potrà essere adottato anche da altre realtà, consentirà di ripartire con gli spettacoli dal vivo e, allo stesso tempo, di riaprire i luoghi della cultura, gioielli che l’Italia vanta da nord a sud e che tutto il mondo ci invidia. Assieme al Comune di Verona e alla Regione abbiamo fatto tesoro dell’esperienza della scorsa estate e dell’ultimo anno per incrementare l’offerta e arricchire la proposta dell’estate 2021. Ora il protocollo sarà sottoposto al Comitato Scientifico, un passaggio fondamentale per avere tutti i pareri necessari a garantire la massima sicurezza del pubblico, degli artisti e dei lavoratori del comparto”.

“I riflettori sugli spettacoli dal vivo si devono riaccendere, ed è possibile farlo in tutta sicurezza. Verona e l’Arena possono essere un modello per il resto d’Italia – afferma il sindaco Sboarina -. L’abbiamo già dimostrato nel 2020, programmando un’edizione straordinaria che nonostante migliaia di spettatori non ha determinato nessun caso di contagio. E se l’anno scorso siamo stati i primi a realizzare un festival, quest’anno dobbiamo fare di più. Con i dovuti protocolli, si può garantire la sicurezza a un numero maggiore di pubblico per ogni serata, programmando tutto nei minimi dettagli. L’Arena, che è il più grande palcoscenico all’aperto del mondo, sarà il traino per la ripresa degli spettacoli dal vivo. La stagione nell’anfiteatro romano genera un indotto troppo importante per la città, sia a livello culturale che economico, per questo ringrazio il Sottosegretario Borgonzoni per la disponibilità dimostrata e il Governatore Zaia che ci ha sempre fatto sentire il suo sostegno. L’anno scorso è stato decisivo per sbloccare la capienza e anche quest’anno il suo intervento è fondamentale”.

Roberto Bolis

Dopo mesi dalla dimissione per Covid, molti, troppi pazienti ancora stanno male

Una Tavola Rotonda on-line giovedì, 8 Aprile 2021 dalle ore 15:30 alle ore 19:00

Long Covid: una sofferenza senza fine, con sintomi debilitanti multiorgano che, anche dopo settimane, non passano. Sono necessarie cure tempestive e appropriate per evitare ricoveri e conseguenze sulla salute dei pazienti, anche dopo la negatività al tampone. “Per le autorità sanitarie il LongCovid 19 deve diventare, da subito, una priorità” ha dichiarato, nei giorni scorsi, anche il direttore dell’Oms Europa, Hans Kluge.

Hanno confermato la loro presenza :

Suor Carol Keehan – Coordinatrice Task Force di Salute Pubblica della Commissione Vaticana COVID-19

Senatori: P. Binetti, L. Briziarelli, M. Castellone, L. Grimani, F. Mollame, E. Pirro, M. Rizzotti, G.Vono

Onorevoli: R. Alaimo, F. Bologna, E. Carelli, C. D’Arrando, A. Giarrizzo, A. Ianaro, M. Lorefice, E. Mazzetti, R. Menga, L. Noja, M.L. Paxia

Pierluigi Lopalco – Assessore alla Sanità Regione Puglia

Evento in diretta dell’Associazione Dossetti e sulla piattaforma Zoom.