Contexto. L’estate di Edolo

Dopo il grande successo della scorsa estate, Edolo presenta Contexto 2016, mostra di arte contemporanea diffusa nel centro del paese con un’edizione ricca di novità e una rosa di nomi di artisti tutta nuova che non mancherà di stupire e coinvolgere il pubblico. Obiettivo: superare il successo di pubblico del 2015 quando la cittadina camuna fu invasa da artisti, curatori, critici, appassionati d’arte che hanno affascinato e coinvolto un pubblico italiano e internazionale trasversale tra cui numerosissimi giovani, famiglie. 28 gli artisti selezionati, protagonisti di altrettante installazioni e residenze che contaminano il paese dando vita a un percorso singolare: la loro arte entra prepotentemente in piazze, vicoli, cortili ma anche in negozi in disuso, antiche residenze abbandonate, pareti di case private, finestre che diventano cornici per opere murali. Così l’arte diffusa accende Edolo all’interno di un calendario di eventi dedicati all’arte contemporanea che prevede anche incontri con gli stessi artisti e visite guidate lungo il percorso anche di notte.

Promossa e organizzata dal Comune di Edolo che si è avvalsa della sapiente regia di Casa Testori, da sempre fucina straordinaria di nuovi talenti artistici, la nuova edizione di Contexto si concluderà l’8 settembre, un arco temporale che quest’anno abbraccerà tutta la stagione turistica. La grande mostra di arte contemporanea diffusa si snoderà per le vie e le piazze della cittadina, invadendo spazi aperti e chiusi, pubblici e privati, compresi luoghi solitamente non accessibili. Un parterre particolarmente ricco di artisti italiani e stranieri – tra cui molti bresciani e lombardi – insieme ad alcuni emergenti, esporrà le proprie sculture, installazioni, fotografie e video ispirati al contesto edolese per valorizzare e reinterpretare i luoghi caratteristici della cittadina, seguendo il filo conduttore della contaminazione dei generi. Opere che in alcuni casi rimarranno stabilmente nella località camuna. Si tratta di un’occasione unica per i turisti, che potranno conoscere Edolo sotto una luce nuova e diversa, ma anche per gli stessi abitanti, che avranno l’opportunità di scoprire angoli mai osservati da vicino o riscoprire luoghi legati alla memoria storica o personale. Il percorso parte dal centro di Edolo con un omaggio a Giovanni Testori, che sarà evocato nella prima stazione di Contexto nel Palazzo del Comune, oltre che dai lavori realizzati per l’occasione da Mauro Maffezzioni, d’aprés degli affreschi romaniniani, per poi snodarsi per le vie del paese attraverso le opere dei 28 artisti: Adriana Albertini, Davide Baroggi, Andrea Bianconi, Paolo Brambilla, Andrea Bruschi, Monica Carrera, Emma Ciceri, Massimo Dalla Pola, Francesca Damiano, Emanuele Dottori, Francesco Fossati, Andrea Fiorino, Riccardo Gavazzi, Dario Goldaniga, Paolo Grassino, Julia Krahn, Marina Lorusso, Mauro Maffezzoni, Matteo Maino, Fulvia Mendini, Piero 1/2botta, Matteo Negri, Luca Petti, Domenico Pievani, Michela Pomaro, Davide Rivalta, Anna Turina, Aleksander Veliscek, Giulio Zanet.

“Abbiamo deciso di raddoppiare la durata di Contexto per arricchire la proposta culturale e turistica del nostro territorio in un’epoca in cui il viaggiatore è diventato più esigente e non si accontenta più soltanto delle bellezze naturali offerte dalla destinazione prescelta – dichiara il Sindaco Luca Masneri. Questa iniziativa è il fondamentale tassello che, nel corso delle edizioni, consentirà a Edolo di crescere, distinguersi e affermarsi a livello internazionale come qualificata e apprezzata località turistica, artistica e culturale”. “Vinta la scommessa della 1ª edizione con un ritorno di immagine straordinario, quest’anno abbiamo potuto arricchire ulteriormente l’offerta di arte e cultura, esplorando nuovi linguaggi del contemporaneo – conferma l’assessore al Turismo e Marketing territoriale, Ilenia Setola. – Puntiamo a trasformare questa grande iniziativa legata all’estate in un patrimonio consolidato che perdura nel tempo, in grado di oltrepassare i confini locali e nazionali per approdare in Europa”.

Un lunghissimo filo arancione fluorescente (visibile di giorno ma anche di notte), sospeso sul paese, traccerà il percorso della mostra. Arancione come il colore simbolo di Contexto. Arancione come la magnifica utopia diventata realtà di Christo sul Lago d’Iseo, proprio a pochi chilometri da Edolo. Per Giuseppe Frangi di Casa Testori, “l’arancione è il colore simbolo di questa vitalità, di questa capacità di sorprendere, che gli artisti riverseranno per due mesi tra le strade e le case di questo magnifico paese, capaci di “fare Contexto”, di contaminare i luoghi, ma anche di stabilire un “con-texto”. Cioè un “testo” comune tra chi crea e chi partecipa come osservatore curioso, critico, e alla fine felicemente complice di questa grande, bellissima festa dell’arte tra le montagne. Perché Contexto vuole e deve essere una festa”. Obiettivo: consolidare e rilanciare il proprio ruolo di protagonista dell’offerta turistico-culturale della Val Camonica, capace di attrarre non più solo famiglie e anziani, ma target di pubblico diversi e sempre più internazionali grazie a un inedito accostamento tra lo spettacolo proposto dall’arte e quello offerto da un “contesto” di eccezionale forza e bellezza: le montagne e i ghiacciai, la fauna alpina, il fiume Oglio, il fascino del centro storico, l’indole aperta e ospitale degli abitanti. Caratteristiche che, unite alla posizione strategica tra i passi alpini dell’Aprica e del Tonale, e a una vocazione antica di crocevia tra le genti, dagli eserciti in arme al turismo moderno – fanno di Edolo il luogo ideale per l’incontro delle persone, delle idee, dei linguaggi espressivi contemporanei. Cospicuo e variegato anche il calendario degli eventi collaterali, tutti gratuiti, che spaziano dai concerti di pop, blues, jazz a conferenze e incontri dedicati allo sport, alla danza, al beauty, al body painting, senza dimenticare le iniziative per i bambini e le serate dedicate alla riscoperta dei sapori tipici della tradizione edolese. Protagoniste alcune delle personalità più importanti del panorama culturale e artistico italiano, che si alterneranno sul palco e nelle performance.

Mariagrazia Vernuccio

 

Lorenzo de Carris e i pittori eccentrici nelle Marche del primo Cinquecento

01-Lorenzo de carrisIl Comune di Matelica e il Museo Piersanti continuano la politica di studio e valorizzazione del patrimonio artistico della città e dopo la fortunata esposizione del 2015 Luca di Paolo e il Rinascimento nelle Marche, hanno inaugurato la mostra “Lorenzo de Carris e i pittori eccentrici nelle Marche del primo Cinquecento”, a cura di Alessandro Delpriori e di Matteo Mazzalupi.

Attraverso la selezione di pitture e sculture che vanno dal 1490 alla metà del Cinquecento, la mostra racconta l’arte nelle Marche del Rinascimento maturo e si snoda lungo un percorso cronologico e stilistico che accosta le opere di Lorenzo de Carris a quelle dei suoi contemporanei coma Luca Signorelli, Cola dell’Amatrice e Vincenzo Pagani.

Lorenzo di Giovanni, che dal 1502 viene chiamato anche il Giuda, era di origine slava e nacque a Matelica tra il 1465 e il 1466, la sua prima opera è una pala d’altare commissionata per la famiglia Turelli e destinata alla Cattedrale di Matelica. Questa è stata smembrata e dispersa ma due frammenti sono conservati ancora al Museo Piersanti.

(nell’immagine: “Madonna col Bambino in gloria tra i santi Giuliano e Antonio da Padova”, Lorenzo di Giovanni de Carris detto il Giuda, 1515 ca, olio su tavola, Duomo di Macerata)

Il lavoro di ricostruzione del percorso critico ha permesso di puntualizzare la cronologia interna del pittore, anche e soprattutto in relazione alle presenze nel territorio di altri artisti con cui Giuda ha collaborato o da cui ha trovato ispirazione. All’inizio del Cinquecento Matelica diventa infatti una città cruciale per l’intero svolgimento dell’arte nelle Marche, la presenza in San Francesco della stupenda pala di Marco Palmezzano datata 1501 e l’arrivo della grandiosa Deposizione di Luca Signorelli nel 1505 per Sant’Agostino, segna un clamoroso cambio di passo nel gusto delle immagini per tutto il territorio.

05-Lorenzo de carrisLa chiesa di San Francesco appena riaperta sarà una sezione esterna della mostra in cui sarà possibile vedere il maestoso dipinto di Palmezzano completo in ogni sua parte e perfettamente conservato, e un dipinto di Eusebio da San Giorgio datato 1512 che rappresenta in maniera perfetta la penetrazione del raffaellismo umbro anche nelle Marche.

In mostra sarà presente in maniera del tutto eccezionale un tondo di Luca Signorelli commissionato al pittore dal figlio di Luca di Paolo, Giovannantonio, che fu usato dagli agostiniani come tramite per arrivare al famoso pittore cortonese.

Lorenzo di Giovanni si spostò poi a Macerata dove visse fino alla morte avvenuta ben oltre la metà del secolo, dopo il 1555. La sua stupenda tavola per il Duomo di quella città che sarà presente in mostra è opera sintomatica della cultura locale nei primi decenni del secolo, in cui la pittura lucida di Palmezzano si sposa in maniera perfetta con la cultura antiquaria di stampo romano di Cola dell’Amatrice e con il gusto cromatico di Lorenzo Lotto, che nel frattempo era arrivato nelle Marche.

La mostra racconta l’intero percorso del pittore avendo raccolto tutte le opere mobili disponibili tra cui spicca il prestigiosissimo prestito dalla Pinacoteca di Brera di Milano che ha acconsentito alla movimentazione di una pala d’altare che era in origine a Serra San Quirico. Questa aveva la sua predella che decenni fa fu spostata al Senato della Repubblica a Palazzo Madama a Roma; per la prima volta le due opere torneranno insieme per ricomporre il complesso.

(nell’immagine: “Stendardo di San Venanzio”, Venanzio da Camerino e Pergentile da Matelica, 1515 ca, olio su tavola, Musei Civici di San Domenico, Camerino).

Il catalogo della mostra, edito da Quattroemme, è curato da Alessandro Delpriori e da Matteo Mazzalupi e conterrà un approfondito studio scientifico sul pittore e sul panorama artistico locale della prima metà del Cinquecento con numerose nuove attribuzioni, puntualizzazioni critiche e novità storiche.

 06-lorenzo de carris(nell’immagine: “Madonna col Bambino e santi”, Marco Palmezzano, firmato 1501, Chiesa di San Francesco, Matelica)

Lorenzo de Carris e i pittori eccentrici nelle Marche del primo Cinquecento, Matelica, Museo Piersanti, Via Umberto I, 11.

Fino al 2 ottobre 2016, tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.30.07-Lorenzo de carris

 

Barbara Izzo, Arianna Diana

 

(nell’immagine a destra: “San Sebastiano”, affresco staccato, 1480/85 ca, Deposito attrezzato del Comune, Cagli)

“Romeo e Giulietta” al Teatro Romano di Verona

Proseguono gli spettacoli della 68a Estate Teatrale Veronese al Teatro Romano. Per la prosa, dopo l’intenso dramma storico Giulio Cesare a firma di Àlex Rigola (con un appassionato Michele Riondino nel ruolo di Marco Antonio) e la divertentissima commedia Come vi piace per la regia di Leo Muscato, la sezione prosa del 68° Festival shakespeariano si chiude con un’attesissima grande proposta. Martedì 19 luglio alle 21.15 debutta, in prima nazionale, la celebre tragedia Romeo e Giulietta (con repliche il 20-21-22-23 luglio alla stessa ora), diretta da Andrea Baracco. Lo spettacolo, prodotto da Khora.teatro e dal Teatro Stabile d’Abruzzo in collaborazione con l’Estate Teatrale Veronese, avrà per protagonisti attori di grande calibro: Lucia Lavia (Giulietta), Antonio Folletto (Romeo) e Alessandro Preziosi nella parte di Mercuzio. Gli altri interpreti sono Gabriele Portoghese, Elisa Di Eusanio, Dario Iubatti, Mauro Conte, Laurence Mazzoni, Giacomo Vezzani, Woody Neri, Roberta Zanardo, Roberto Manzi e Alessia Pellegrino. La scenografia è di Marta Crisolini Malatesta, i costumi di Irene Monti, le luci di Pietro Sperduti, mentre le musiche sono di Giacomo Vezzani.

Romeo e Giulietta è certamente la tragedia più conosciuta e amata di Shakespeare, assurta ad archetipo dell’amore assoluto ma contrastato, che ha per estrema conseguenza la morte. Tragedia romantica, ma anche, nella visione del regista Andrea Baracco, tragedia borghese e generazionale. Nei vorticosi quattro giorni in cui si svolgono le vicende non assistiamo solo all’evolversi dell’amore fra Giulietta (che, da bambina, diventa donna matura) e Romeo (prima innamorato cortese, poi vendicatore), ma a un feroce antagonismo sociale tra le famiglie di Verona, preoccupate solo di esibire la propria posizione e di mantenere i propri privilegi, a scapito delle altre casate e degli stessi figli. E poi c’è l’ostilità tra i personaggi che sfocia nella violenza e alla fine nella morte: una tematica che domina gli avvenimenti, contendendosi il primato con l’amore, che, sebbene più manifesto, appare quasi motore secondario. Il conflitto che percorre tutta la vicenda è anche (e soprattutto) tra padri e figli, tra un universo adulto (spesso ingessato, immobile in teche-case-vetrine dove i personaggi sembrano manichini) che osserva impassibile e uno adolescenziale che rincorre con violenza passioni, tragedie, inquietudini. È proprio quest’ultimo a soccombere, ad acquietarsi infine nell’immobilismo della morte, mentre gli adulti non possono fare altro che piangere gli eredi scomparsi.

Dopo il debutto di martedì, mercoledì 20 alle 17.30 il regista e gli attori incontreranno il pubblico presso la Biblioteca Civica di via Cappello. L’ingresso è libero.

Enrico Pieruccini

Festival della Mente, XIII edizione, a Sarzana

Festival della Mente - archivio (39)

La tredicesima edizione del Festival della Mente, il primo festival in Europa dedicato alla creatività, si svolge a Sarzana dal 2 al 4 settembre con la direzione scientifica di Gustavo Pietropolli Charmet e la direzione artistica di Benedetta Marietti. Il festival è promosso dalla Fondazione Carispezia e dal Comune di Sarzana (http://www.festivaldellamente.it).

Tre giornate con 61 relatori italiani e internazionali e 39 appuntamenti tra incontri, workshop, spettacoli e momenti di approfondimento culturale dedicati ai processi creativi. Filo conduttore dell’edizione 2016 è lo spazio, indagato con un linguaggio accessibile per un pubblico ampio e intergenerazionale da grandi scienziati, scrittori, artisti, fotografi, architetti, filosofi, psicologi, storici, in relazione ai cambiamenti, alle tematiche e ai problemi del vivere contemporaneo.

La sezione per bambini e ragazzi, quest’anno curata da Francesca Gianfranchi, è un vero e proprio festival nel festival con 30 ospiti e 22 eventi (45 con le repliche) ed è realizzata con il contributo di Carispezia Crédit Agricole.

Quest’anno sono più di 500 i giovani volontari, anima del festival, che contribuiscono con il loro impegno ed entusiasmo a creare il clima di accoglienza che ha sempre decretato l’unicità del Festival della Mente.

«Il festival sarà come sempre dedicato all’indagine dei processi creativi, e quest’anno abbiamo scelto come filo conduttore la parola “spazio”» dichiarano Gustavo Pietropolli Charmet e Benedetta Marietti «Dallo spazio urbano allo spazio interstellare, dallo spazio delle relazioni allo spazio geometrico, “spazio” è un concetto molto attuale, che racchiude molteplici significati e può essere letto in molti modi. Attraverso il concetto di spazio è possibile così indagare i più importanti temi della contemporaneità e affrontare campi diversi del sapere, “spaziando” dalle più recenti scoperte scientifiche agli ambiti di pensiero artistico e umanistico, in linea con la vocazione multidisciplinare e divulgativa del Festival della Mente».

PROGRAMMA

Apre l’edizione 2016 la lezione inaugurale del filosofo Salvatore Veca: “Un’idea di spazio pubblico”. Uno dei tratti distintivi di una democrazia è l’ampiezza e la ricchezza del suo spazio pubblico: uno spazio sociale e non istituzionale. Lo spazio in cui possono emergere potenzialità altrimenti non espresse, bisogni altrimenti non visibili. Quando i confini di questo spazio sono vietati o ristretti la qualità di una democrazia mostra un deficit significativo.

LO SPAZIO DELL’ATTUALITÀ

Che cosa oggi possiamo chiamare “casa”? Nel mondo globalizzato che ha abbattuto confini e distanze, dov’è il posto cui sentiamo di appartenere? Interrogativi che diventano drammatici per uno scrittore della diaspora ebraica come Jonathan Safran Foer, che racconta la fine della stabilità dei rapporti familiari, in una conversazione con il giornalista Ranieri Polese sulla paternità, l’identità ebraica, il rapporto con Israele, gli affetti, la memoria.

Dei confini della famiglia parla anche la sociologa Chiara Saraceno: in un’epoca caratterizzata da forte mobilità geografica, le singole famiglie hanno confini mobili non solo dal punto di vista relazionale, bensì anche dal punto di vista geografico e nazionale.

In Italia vivono oggi cinque milioni di stranieri: la convivenza con l’immigrazione è al centro del dibattito pubblico e dello scontro politico. L’esperto di demografia Gianpiero Dalla Zuanna ne fa una lettura con numeri e dati aggiornati.

Nuovi confini si stanno disegnando nelle geografie globali: popoli in fuga si espandono dal sud del mondo verso il nord. Ma non sono questi gli unici confini esistenti: la saggista Gabriella Caramore esplora anche i confini dell’anima, interrogandosi sul perché del bene e sulla linea sottile che lo divide dal male.

Cosa intendiamo quando parliamo di innovazione? Dietro questa parola abusata vi sono percorsi concreti, tortuosi e affascinanti. Massimiano Bucchi, docente di scienza e tecnologia, ripercorre alcune delle intuizioni che hanno cambiato le nostre vite e che emergono da processi collettivi, non da geni isolati: dalla forchetta al kalashnikov, dal mouse allo spaghetti western.

I mondi digitali raccolgono le nostre tracce e le nostre azioni in rete e con queste producono calcoli che orientano e governano sempre più la nostra vita: come mai certe informazioni hanno la precedenza su altre? Come si possono indovinare i comportamenti futuri dell’utente sulla base dei suoi comportamenti passati? Risponde a queste domande il sociologo francese Dominique Cardon. L’incontro ha il sostegno dell’Institut Français Italia.

Il posto di lavoro non c’è più. L’esperto di nuovi media Riccardo Staglianò spiega le radicali contromisure da prendere per evitare che web, robot e macchine rimpiazzino il lavoro dell’uomo.

La scuola è un organismo vivo: Christian Raimo e Marco Balzano, entrambi docenti e scrittori, considerano lo “spazio-classe” un laboratorio politico permanente, dove educare – con la letteratura, la storia, la filosofia – al pensiero critico e al confronto.

Il romanziere Bruno Arpaia e il giornalista e scrittore Alessandro Zaccuri dialogano sul tema dei rifiuti e delle scorie: il primo immagina un futuro nel quale l’Europa è stata consegnata al deserto; il secondo esplora gli usi narrativi e artistici della spazzatura.

Che cosa si nasconde dietro il successo delle fiction? Ne parlano il poeta Valerio Magrelli e il giornalista Andrea Gentile nella conferenza “Un continente emerso: le serie tv”.

Diamo spazio alla stupidità. Esiste in tutti i campi dello scibile umano: dalla politica alla religione, dalla filosofia alla letteratura e all’arte, dalla vita sociale a quella quotidiana. Ne parla il matematico, logico e saggista Piergiorgio Odifreddi.

LO SPAZIO DELLA SCIENZA

Con il fisico del CERN Guido Tonelli ripercorriamo la nascita dello spazio e del tempo: comprenderne l’origine vuol dire ricostruire i meccanismi attraverso i quali l’universo ha acquistato le caratteristiche materiali che ci sono familiari e, forse, conoscere qualcosa della sua fine.

L’immunologo Alberto Mantovani, il ricercatore italiano più citato nella letteratura scientifica internazionale, spiega le connessioni tra il sistema immunitario e quello nervoso centrale. L’analisi di queste connessioni costituisce una delle frontiere nello studio delle difese immunitarie.

C’è vita solo sul nostro pianeta? Non sembra, risponde l’astrofisico Giovanni Bignami: abbiamo trovato materia nobile – quella che compone stelle e pianeti – in cielo e nelle comete, manca poco per capire che i marziani siamo noi.

La scoperta dei neuroni specchio, da parte di Giacomo Rizzolatti, avvenne quasi casualmente mentre il neuroscienziato studiava il sistema motorio di una scimmia, ma ha rivoluzionato l’idea che abbiamo della mente umana, affascinando non solo scienziati ma anche psicologi e filosofi. Nel dialogo con il giornalista Antonio Gnoli ne ripercorre la scoperta e le sue implicazioni.

LO SPAZIO DELLA MENTE

Di “Nuovi maschi: adolescenza, coppia, paternità” si parla con la psicoanalista Simona Argentieri, lo psicoterapeuta Stefano Gastaldi e la psicologa Giovanna Montinari, per analizzare lo sviluppo di un “maschile” che si confronta con nuovi stimoli e nuove aperture (sezione approfonditaMente).

La ribellione non è suscitata dalla rabbia: è invece una nobile attività della ragione per opporsi allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. La ragione, afferma il neurobiologo Lamberto Maffei, non vuole rivoluzioni, ma rispetto dei diritti fondamentali, quali istruzione, sanità e giustizia uguali per tutti.

Gli psichiatri Paolo Boccara, Paola Carbone e Giuseppe Riefolo esplorano le analogie tra la stanza di analisi e la sala cinematografica. Il cinema piace tantissimo ai giovani, è per loro l’occasione di dare forma alle emozioni; per gli adulti è invece la possibilità di immergersi in storie da ragazzi e così ritrovare l’intimità vivificante con l’adolescenza (sezione approfonditaMente).

Le persone con autismo ad alto funzionamento, o Asperger, hanno una mente straordinaria, che permette un’osservazione privilegiata sui mondi della percezione sensoriale, dell’elaborazione del pensiero e delle emozioni. La diversità sfida la nostra società, perché solo da essa nascono modi di pensare ricchi e propositivi: un talk show su quanto potente, stupefacente e ancora ignota sia la mente umana è quello condotto dal medico Paolo Cornaglia Ferraris, lo scrittore e poeta Giorgio Gazzolo, il compositore Nicola Gomirato, il neurologo Gianvito Martino, lo psichiatra Luca Pani e il filosofo Enrico Valtellina che si occupa di disability studies (sezione approfonditaMente).

LO SPAZIO DELL’ARTE E DELLA RAPPRESENTAZIONE

Lo spazio è insieme collettivo e individuale: all’interno di questa relazione complessa l’architetto interviene con il suo progetto. Ma come è possibile parlare il linguaggio del presente, sapendo che lo spazio che ci è dato proviene dal passato, mentre è sempre di più il futuro prossimo a dettare le regole del gioco? Si confrontano su questo tema l’architetto Cino Zucchi e il teorico dell’arte e del design Aldo Colonetti.

La storica dell’arte Anna Ottani Cavina ci parla delle origini del dipingere en plein air. Gli artisti abbandonarono gli atelier per immergersi nella natura: ciò accadde essenzialmente in Italia e gli artisti inglesi, francesi, tedeschi, danesi interpretarono e dipinsero il nostro paesaggio, rendendolo memorabile.

Dovunque nel mondo proliferano graffiti e murales. C’è chi li vuole cancellare – i difensori del candore delle pareti e della pulizia murale – e c’è chi li vuole proteggere perché potrebbero avere un valore di mercato. Qual è la posta in gioco di questa guerra? Rispondono il sociologo Alessandro Dal Lago, l’illustratrice Serena Giordano e l’autore di murales mariani Ex Voto (sezione approfonditaMente).

Attraverso disegni e parole il saggista e scrittore Marco Belpoliti racconta l’idea della casa come guscio e ci guida alla scoperta di spazi che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi, partendo dalle pagine del poeta Gaston Bachelard e consultando scritti di autori del Novecento e contemporanei.

Alberto Casiraghy e Josef Weiss sono veri e propri artisti del libro, che stampano ancora con caratteri mobili. Il regista Silvio Soldini in un film dal titolo “Il fiume non sbaglia mai” racconta il loro lavoro, che sembra vivere in un mondo a parte, lontano dalla frenesia contemporanea (sezione approfonditaMente).

LO SPAZIO DEL VIAGGIO

Cosa resta di un viaggio nei deserti americani? Ottomila chilometri costellati di imprevisti e digressioni attraverso California, Arizona, Nevada, Texas e Louisiana: il pubblico può ripercorrerli con il fotografo Ramak Fazel, lo scrittore Giorgio Vasta e il giornalista Michele Lupi.

Come è fatto il nostro mondo e con quali strumenti possiamo misurarlo? E dopo averlo misurato, come possiamo rappresentarlo per condividerlo con gli altri o riprodurlo in differenti scale? Dalle unità aristoteliche di tempo, azione e luogo, alle unità di misura: il fisico e matematico Claudio Bartocci e la scrittrice Chiara Valerio spiegano come la matematica racconta il mondo e fino a dove ci ha portati, con e senza mappe.

La proiezione immaginativa è uno degli aspetti fondamentali del viaggio: lo scrittore Attilio Brilli racconta come le grandi mete di viaggi siano sempre prima immaginate e poi esperite.

LE TRILOGIE

Due le trilogie proposte quest’anno dal festival: la prima con lo studioso del pensiero antico Matteo Nucci, al Canale Lunense. Venerdì 2 settembre Nucci affronta i miti e i personaggi dei poemi omerici ne “Lo spazio della parola”, focalizzandosi sull’abilità oratoria di Elena e Odisseo; sabato 3 è la volta de “Lo spazio dell’assenza”, dedicato a Patroclo e Andromaca e domenica 4 de “Lo spazio del sogno” su Penelope e Achille. I tre incontri sono accompagnati da letture dell’attrice Valentina Carnelutti.

Come ogni anno, lo storico Alessandro Barbero chiude ciascuna delle serate della manifestazione con una lezione in piazza Matteotti su “Lo spazio della guerra”, ripercorrendo le tre Guerre d’Indipendenza che portarono all’unificazione dell’Italia.

GLI SPETTACOLI

La creatività non si ferma di notte: il Festival della Mente si riconferma palcoscenico di anteprime.

In anteprima italiana il nuovo spettacolo di Igudesman & Joo, “Play it again”: uno show sottosopra, capovolto, che parte dall’invocazione del pubblico di “suonarla di nuovo” e offre maestria e divertimento.

Gli artisti Nada Malanima e Fausto Mesolella portano in scena un racconto in parole e musica delle vicende di Leonida, una donna che scopre se stessa e il proprio posto nel mondo quando ormai la vita sembra esserle già alle spalle.

“La voce della strada. Parole, suoni e immagini raccolti lungo la via Appia” è un racconto di viaggio in cui lo scrittore Paolo Rumiz rievoca l’avventura magnifica e terribile vissuta lungo la più antica via europea, assieme all’autore Alessandro Scillitani che descrive gli spazi attraversati con montaggi visuali e sonori, accompagnati dal vivo dalle musiche da lui composte lungo il cammino.

Dall’antica Grecia fino a oggi il coro è sempre stato il fondamento del teatro. Da questa considerazione prende avvio la lezione di teatro del drammaturgo e regista Marco Martinelli, che attraverso il canto e la danza con un gruppo di ragazzi del territorio spezzino – incontrati la sera stessa – illustra come può essere fecondo il rapporto tra il teatro e la società, tra la scena e la vita.

Giuseppe Cederna omaggia la memoria di Gianmaria Testa con la lettura di brani di Da questa parte del mare, un libro nato dal concept album di Testa sulle migrazioni moderne.

LA COLLANA «I LIBRI DEL FESTIVAL DELLA MENTE»

Prosegue con grande successo la pubblicazione de i Libri del Festival della Mente: la collana è curata da Benedetta Marietti, promossa dalla Fondazione Carispezia ed edita da Laterza.

Il Festival della Mente è divenuto nel tempo un vero e proprio produttore di contenuti editoriali: saggi che grandi nomi della scienza, delle arti, della filosofia e della letteratura, del teatro e del cinema, della psicoanalisi hanno appositamente elaborato sui temi da loro proposti alla manifestazione. Sono 24 i titoli pubblicati sinora e circa 195.000 le copie vendute. In occasione della tredicesima edizione del festival, uscirà a fine agosto un nuovo volume: Gli africani siamo noi di Guido Barbujani. Un viaggio nella storia dell’umanità e delle sue migrazioni, dal Paleolitico alle grandi scoperte della genetica del Novecento, per rispondere alle domande sollevate dai movimenti migratori che investono oggi il pianeta: come combattere la xenofobia, il razzismo, il rifiuto del diverso.

Biglietti: € 3,50 incontri per adulti e per bambini (gratuita la lezione inaugurale); € 7,00 spettacoli e approfonditaMente (lezioni-laboratorio a numero chiuso, della durata di circa 120 minuti).

 

Delos

Ofelia voleva soltanto nuotare. Mostra fotografica a Pieve Santo Stefano di Arezzo

Ofelia-Maria-1963-sRGB-1-311x435. Foto SAMUEL WEBSTER, modella Maria CheccagliniOfelia voleva soltanto nuotare è un progetto dell’artista Samuel Webster e della criminologa Mariantonietta Anania che unisce fotografia e indagine forense, per restituire l’immagine della donna del nostro tempo. Una donna emblema della bellezza mutilata dalla violenza di genere. Il Femminicidio, una parola ormai inflazionata che non fa più rumore alle orecchie dei nostri giorni, ma che in Ofelia Voleva Soltanto Nuotare si trasforma in un grido di Vita. Lontani dal voyeurismo imperante che assale e distorce i fatti di cronaca del nostro tempo, Samuel Webster e Mariantonietta Anania danno voce alle donne vittime del femminicidio e alle loro famiglie con un progetto artistico innovativo. Una bellezza che scuote le coscienze, che emoziona e fa riflettere negli scatti di Webster e nelle testimonianze raccolte dalla criminologa Anania. Con Ofelia Voleva Soltanto Nuotare si inaugura uno sguardo nuovo, immediato, essenziale e poetico. È nella bellezza del gesto, nei piccoli momenti privati del quotidiano che la donna incarna tutta la forza e la debolezza della propria femminilità. Scatti intimi, autentici, affiancati da storie di vita vera, alla ricerca di uno specchio artistico capace di restituite il riflesso della complessità delle nostre esistenze. Una mostra che indaga una nuova strada, uno strumento di comprensione e denuncia, per affrontare attraverso una nuova cultura un fenomeno che oggi è prima di tutto culturale, quello della violenza di genere. Una mostra itinerante, internazionale e ad ingresso gratuito che fino al 29 luglio sarà ospitata nel Palazzo Pretorio di Pieve Santo Stefano. L’esposizione sarà visitabile da lunedì a venerdì dalle 09.30 alle 12.30 e nel pomeriggio dalle 16 alle 19; sabato e domenica dalle 16 alle 19. Da settembre l’esposizione partirà in giro per l’Italia per toccare Arezzo, Firenze, Roma, Jarcuso, Cortina d’Ampezzo, Torino, e poi Londra, Philadelphia, New York fino a Sydney e Melbourne in Australia.

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Ofelia chi?Ofelia voleva soltanto nuotare, Ofelia voleva soltanto amare, Ofelia voleva soltanto vivere. Ofelia è la donna che ama e muore per amore. Ofelia è la vittima e allo stesso tempo il risveglio delle nostre coscienze. Ofelia voleva soltanto nuotare è l’immagine di una visione artistica che non può prescindere dai fatti della nostra realtà, sempre più nera. È la Bellezza che spalanca gli occhi e ci aiuta a vedere. È l’Ofelia di Shakespeare, Rimbaud e Guccini. È il simbolo della femminilità negata, violata. È insieme mito e realtà. È la storia di Melania, giovane madre uccisa brutalmente in un boschetto dal marito; la storia di Fabiana, data alle fiamme dal fidanzatino geloso a soli quindici anni; la storia di Carla, uccisa dal marito dopo cinquantaquattro anni di soprusi e matrimonio. Ofelia voleva soltanto nuotare è una mostra, un evento culturale spartiacque mai realizzato prima in Italia. È l’inaugurarsi di un nuovo metodo con cui si vuole affrontare il fenomeno della violenza di genere nel nostro Paese.

Ofelia voleva soltanto nuotare può vantare una curatela d’eccezione, quella della criminologa italiana Mariantonietta Anania. Insieme all’artista australiano Samuel Webster, la dottoressa Anania ha dato vita all’esposizione, ancorando la ricerca artistica agli episodi italiani di femminicidio degli ultimi anni. “Nel Bel Paese le donne uccise dai propri partner o ex partner nel primo semestre del 2016 sono state 65, cioè circa una donna ogni due giorni e mezzo – spiega la curatrice Anania. Dal 2013 al 2015 le vittime attribuite al femminicidio in Italia sono state centinaia. Un dato preoccupante che deve spingerci ad intervenire. Parlare di Femminicidio oggi è tanto delicato quanto necessario. La parola femminicidio suona male. Però serve. Definire in modo appropriato la categoria criminologica del delitto perpetrato contro una donna, perché è donna, è necessario. Ma questo riconoscimento deve avvenire anche da parte di tutta la società, non solo degli addetti ai lavori. Per capire e spiegare meglio contesti, cercare di non banalizzare il fenomeno e di non ridurlo a una invenzione mediatica. Il termine femminicidio si usa quando in un crimine il genere femminile della vittima è una causa essenziale, un movente, del crimine stesso, nella maggior parte dei casi perpetuato all’interno di legami familiari. Donne uccise dai fidanzati, mariti, compagni, ma anche dai padri a seguito del rifiuto di un matrimonio imposto o di scelte di vita non condivise. Femminicidio non è una parola inventata dai giornali. È un fenomeno che, oltre all’omicidio, racchiude anche tutte le discriminazioni e pressioni psicologiche di cui una donna può essere vittima. Il femminicidio è la forma estrema di violenza di genere contro le donne: è la forma più alta di violazione dei suoi diritti umani. È un fenomeno sociale che per leggerezza a volte viene definito come “l’amore che fa male”. Ma quello non è amore. È violenza, dolore, sopruso, isolamento: è il prodotto peggiore di quella cultura maschilista che non accetta l’autonomia della compagna, moglie, figlia. È una questione profondamente culturale che necessita di esser affrontata con la cultura. Da qui nasce il nostro progetto Ofelia voleva soltanto nuotare. Una mostra itinerante, una mostra che con la fotografia canta le storie di tutte quelle donne che hanno perso la vita con la sola colpa di essere donne. Affinché non si ripetano più atti di questo genere e si rafforzi la cultura del dialogo già presente in Italia. Perché non esiste il raptus,  non esiste la gelosiad’amore che muove ad uccidere. Questo non è amore, ma solo violenza e morte. Di troppo amore non si muore”.

Ofelia-Camilla-3472-bw-sRGB-575x411-Foto SAMUEL WEBTER modella Anania“Sogno e realtà in uno stesso scatto, per smascherare la violenza” afferma l’artista Samuel Webster. “Anche se il mio lavoro è sempre stato un tentativo di trovare la bellezza poetica nella verità, ultimamente mi sono dedicato alla fusione fra verità e poesia – spiega il fotografo Samuel Webster. Gli albori della mia formazione sono infatti da ricondurre alla poesia, prima che alla fotografia. Così nasce la mostra Ofelia voleva soltanto nuotare, sul filo del rasoio tra bellezza estetica e la forza di un pensiero coinvolgente come può essere quello del femminicidio. In questa mostra ho avuto l’opportunità di confrontarmi con una questione sociale molto vicina a me. Quella con Mariantonietta Anania è stata una comunione di intenti, pur nella diversità dei nostri punti di vista. Realtà e sogno si sono fusi nella ricercadi un prodotto artistico che fosse capace di ispirare un nuovo pensiero e incitare nuove esperienze coinvolgenti, per affrontare la misoginia sistematica che alimenta la violenza domestica e distruggere quella maschera di falsità che spesso avvolge culturalmente l’omicidio di genere. Ofelia voleva soltanto nuotare è una collezione di 22 ritratti, che raccontano 11 storie in 33 panelli, che celebrano le preziose passioni delle vite innocenti. È una rappresentazione di piccoli momenti di femminilità, semplici, universali e irripetibili. Donne di ogni età, nazionalità ed estrazione sociale; donne creative, donne che lavorano, studiano; donne animate da sogni. Tutte loro sono la nostra Ofelia. Fin da subito è stata chiara e condivisa con Mariantonietta Anania, la precisa volontà di non concentrarci sui modi macabri in cui sono state uccise queste donne, ma sull’innocenza che le lega tutte indissolubilmente. È l’immagine della donna che parla alle altre donne e allo stesso tempo è la donna che parla agli uomini. Che siano assassini o innocenti. È una mostra che parla alle nuove generazioni, a tutti quei ragazzi che crescono e spero possano imparare quanta responsabilità abbiamo noi uomini nel perpetrare una cultura del rispetto nei confronti della donna e di tutti gli essere umani”.

“Pieve Santo Stefano Città del Diario è memoria che non dimentica le vittime del femminicidio. Ofelia che va per il mondo parte da qui”, afferma Luca Gradi, consigliere del Comune di Pieve Santo Stefano responsabile della Cultura.“Conosco Samuel e Maria Antonietta da qualche anno, da quando per motivi diversi si sono trasferiti a Pieve Santo Stefano – dichiara il consigliere Luca Gradi. Provenienze diverse, vite diverse, storie diverse, mondi diversi. Samuel Webster, un artista australiano che utilizza la macchina fotografica come un pittore e Mariantonietta Anania, giovane donna forte del Sud Italia, madre e moglie che è riuscita a coniugare i valori e l’impegno di una famiglia con una storia di studi importanti, sfociati nella laurea in criminologia. Questo mix tra personalità forti e diverse, questo inaspettato quanto magico sodalizio artistico, arricchisce in modo assolutamente nuovo l’offerta culturale di Pieve Santo Stefano. Sapere che Ofelia voleva soltanto nuotare, una mostra internazionale, muove i suoi primi passi proprio da Pieve ci riempie di orgoglio. Voler affrontare con l’arte il femminicidio è una scelta coraggiosa e importante di Webster e Anania. A qualsiasi latitudine, in qualsiasi forma di stato, in qualsiasi credo religioso la violenza sulla donna è ancora presente, pulsante, palpabile ed avvelena nel profondo tutta l’umanità. Come delegato alla cultura del Comune di Pieve Santo Stefano ed a nome di tutta l’amministrazione comunale, non potevo, non potevamo, non dare tutto l’appoggio possibile a questa mostra. Pieve Santo Stefano è la Città del Diario, dove oltre settemila storie di gente comune sono custodite e divulgate. Tra queste, tante storie sono di donne, storie di violenza. Sabato 16 luglio alle 18 vi aspettiamo nella splendida cornice di Palazzo Pretorio per inaugurare Ofelia voleva soltanto nuotare, una mostra che parla al cuore e alla mente di tutti”.

Ofelia voleva soltanto nuotare

Fotografia di Samuel Webster, a cura di Mariantonietta Anania.

Fino al 29 Luglio 2016, Palazzo Pretorio – Pieve Santo Stefano, Arezzo

Anna Martini

(anche per credit foto)

 

Il Grande Teatro a Verona

Dall’8 novembre 2016 al 2 aprile 2017 – per complessive quarantotto rappresentazioni – è in programma al Nuovo la rassegna IL GRANDE TEATRO 2016-2017 organizzata dal Comune di Verona e dal Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con Unicredit come main partner.

«Un cartellone di alto livello – dichiara il responsabile artistico della rassegna Gianpaolo Savorelli – in grado di esprimere per autori individuali, per interpreti di straordinario talento e per originali allestimenti, che incrociano tradizione e contemporaneità, le caratteristiche proprie di una stagione di Grande Teatro».

«Con questo programma – aggiunge Massimo Ongaro, direttore del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale – confermiamo la vocazione del Teatro Stabile del Veneto a selezionare proposte di grande qualità, affermando in modo ancora più chiaro la capacità di un teatro nazionale di essere efficace partner culturale per la città di Verona e per il suo territorio».

«Ci eravamo dati un obiettivo nel presentarci come Teatro Nazionale: essere all’altezza del ruolo – dice a sua volta Angelo Tabaro, presidente del Teatro Stabile del Veneto – con offerte che dimostrino il ruolo del Veneto nella tradizione teatrale Italiana e internazionale. La programmazione 2016/2017 del Teatro Stabile del Veneto dimostra che siamo in linea con l’obiettivo».

Inaugura la rassegna invernale di prosa, dall’8 al 13 novembre, una produzione del Teatro Stabile del Veneto e del Teatro Stabile di Torino: Smith & Wesson di Alessandro Baricco, autore che non scrive testi per il teatro, bensì spettacoli che a volte si trasformano in qualcos’altro: come è accaduto con Novecento. Smith & Wesson non è il nome di una pistola, è quello di una coppia sgangherata: un meteorologo (Natalino Balasso) e un pescatore (Fausto Russo Alesi). In un mondo popolato da truffatori e falliti, i due vengono avvicinati da una giornalista alla caccia di una storia memorabile. Come quella di T.D. Lemon Novecento, non a caso portata in scena sempre da Gabriele Vacis.

Dopo Baricco un altro autore italiano prestato al teatro: Gianfranco Bettin che con la sua scrittura tagliente affianca Marco Paolini nel nuovo lavoro dell’attore bellunese: Numero primo in scena dal 13 al 18 dicembre prodotto da Jolefilm. Insieme raccontano la storia di un futuro probabile, fatto di cose, di bestie e di umani rimescolati insieme come le carte di un mazzo prima di giocare. Al più noto e apprezzato esponente del teatro di narrazione italiano il compito di rendere credibili sulla scena cose possibili domani, ma che oggi appaiono ancora del tutto inverosimili.

Gli altri sei titoli vedono in scena attori davvero straordinari che con il loro talento hanno fatto la storia del teatro italiano. Figurano infatti nello stesso cartellone contemporaneamente Glauco Mauri, Gabriele Lavia, Eros Pagni, Umberto Orsini, passando per i più giovani Elio De Capitani, Massimo Popolizio e Luca Lazzareschi. L’occasione è unica per confrontare interpretazioni e approcci ai testi da parte di artisti che, con la loro concezione del teatro, hanno accompagnato generazioni intere di spettatori, emozionandoli, commuovendoli, coinvolgendoli nel piacere di ascoltare recitare un “maestro” nel vero senso della parola.

Torna a Verona (col terzo spettacolo in programma dal 17 al 22 gennaio) anche la tragedia classica con Edipo – il mito, progetto fortemente voluto da Glauco Mauri. Accanto a lui il giovane e talentuoso regista Andrea Baracco e lo storico compagno di viaggio Roberto Sturno. Lo spettacolo è incentrato su due capolavori di Sofocle: Edipo Re e Edipo a Colono. Due opere fondamentali nella storia del teatro, per gli interrogativi che pongono alla mente e per la ricchezza di umanità che contengono. Uno stimolo per il pubblico di oggi, a trovare nelle radici del nostro passato il nutrimento necessario per immaginare il nostro futuro. Lo spettacolo è prodotto dalla Compagnia Mauri Sturno e dal Teatro della Toscana.

In occasione delle celebrazioni per i quattrocento anni dalla morte di William Shakespeare, Luca De Fusco firma Macbeth, uno dei supremi capolavori del Bardo in programma dal 31 gennaio al 5 febbraio. Il testo narra la vicenda del vassallo di re Duncan di Scozia che, divorato dall’ambizione e dalla brama di potere, porta a compimento il regicidio per salire al trono. L’interpretazione di Luca Lazzareschi domina un allestimento che viaggia sul confine tra teatro e video, citando il cinema di Stanley Kubrick e la pittura di Salvador Dalí. Lady Macbeth è Gaia Aprea. Coproduttori dello spettacolo il Teatro Stabile di Napoli, il Teatro Stabile di Catania Fondazione Campania dei Festival e Napoli Teatro Festival Italia.

Dopo le prime quattro rappresentazioni, grande spazio viene riservato al 900 nella seconda parte della rassegna che propone tre autori simbolo del secolo passato: Arthur Miller, Luigi Pirandello e Thomas Bernhard.

Di Arthur Miller il quinto spettacolo in programma dal 21 al 26 febbraio: Morte di un commesso viaggiatore, la sua opera più conosciuta e rappresentata al mondo. Il celebre dramma sarà proposto dal Teatro Elfo Puccini in un’appassionata versione diretta e interpretata da Elio De Capitani assieme all’affiatatissimo gruppo di attori del Teatro dell’Elfo. Un classico degli anni Cinquanta, che parla del nostro presente, raccontando l’ultimo giorno di vita di Willy Loman, commesso viaggiatore pronto a tutto per vendere e per vendersi. In un andare e venire fra realtà e sogno, in cui si mescolano armoniosamente il piano del presente e quello del passato, prende forma uno spettacolo commovente, profondo e umanissimo.

Dal 7 al 12 marzo sarà in scena L’uomo dal fiore in bocca, piccolo capolavoro del teatro pirandelliano che Gabriele Lavia dirige e interpreta con precisione chirurgica. In questa efficace messa in scena, il breve atto unico è stato integrato da brani di novelle che affrontano il tema del rapporto tormentato tra marito e moglie, visto col distacco di un’ironia che rende i personaggi estremamente contemporanei. L’allestimento è della Fondazione Teatro della Toscana.

Il più grande attore tedesco del dopoguerra, Minetti, dà il proprio nome alla commedia dell’austriaco Thomas Bernhard, qui diretta da Marco Sciaccaluga, in programma dal 14 al 19 marzo. Nella notte di Capodanno, in attesa di chi gli ha offerto di ritornare sulla scena nel ruolo di Re Lear, il protagonista s’interroga sull’arte dell’attore come riflesso di un mondo grottesco, assediato da una metaforica tempesta di neve. È il ritratto di un artista da vecchio reso alla perfezione da Eros Pagni. Tra il comico e il tragico, la realtà s’intreccia alla trasfigurazione poetica. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Genova.

A firma di Miller anche lo spettacolo che chiude la rassegna dal 28 marzo al 2 aprile: Il prezzo (The Price) opera di Miller meno nota, almeno in Italia: un testo che indaga il rapporto tra responsabilità individuale e collettiva alla luce degli effetti della crisi del ’29 sulla società americana. A incarnare questa dicotomia una famiglia borghese dilaniata da contrasti interni da cui tenta di difendersi per salvaguardare le apparenze. Umberto Orsini e Massimo Popolizio mettono il loro sconfinato talento al servizio di questo dramma avvincente ed ironico – proposto dalla Compagnia Umberto Orsini – che ha il sapore della riscoperta.

INFORMAZIONI tel. 0458006100

PREZZI BIGLIETTI SINGOLI SPETTACOLI

platea                  € 25,00

balconata           € 22,00

galleria                € 15,00

seconda galleria         € 9,00

 

Enrico Pieruccini

 

 

 

La Divina Bellezza è a Siena

Fino al 30 settembre, ogni sera, il triplice imponente schermo architettonico del Duomo Nuovo si animerà attraverso un nuovo spettacolo culturale edimmersivo, di videomapping in 3D: un viaggio nella storia, un percorso attraverso l’alto senso civico che ha reso la città una delle più rappresentative d’Europa.

Il pubblico, seduto in platea e dotato di un dispositivo audio 3D in cuffia multilingua, sarà testimone della Divina Bellezza grazie ai 400.000 ansi lumen di potenza e una risoluzione di 7.000 pixel di alta tecnologia.

Protagonisti dello spettacolo sono i senesi che hanno contribuito alla realizzazione di un paradigma che si fonda sul buon governo e i valori dell’etica.

Una corda-strumento e una corda-ideale uniscono i cittadini invitandoli alla Con-cordia, all’unione dei cuori. Dalla Concordia politica scaturiscono gli effetti benefici sul governo della città che si riflettono sulle grandi opere.

La corda lega metaforicamente la Cattedrale, simbolo del sentimento devozionale, al fulcro del Palazzo Pubblico, la sala dei Nove dipinta da Ambrogio Lorenzetti con le sue allegorie, “politicalideas”.

Il Buono e il Cattivo Governo, la Pace e la Guerra, la Concordia con la pialla che livella i cittadini e la Discordia con l’attributo della sega che li divide.

Il sogno parte dal Medioevo, ma si estende ai nostri giorni: la speranza è quella di una rinascita attraverso Sapienza che ispira Giustizia e conduce alla Concordia, fil rouge dello spettacolo. L’operosità dei cittadini in questo “welfare state” si manifesta nelle botteghe artigiane di ieri e di oggi. Un mosaico di mestieri, dal fornaio al pizzicagnolo, dal calzolaio all’orafo, dal ceramista al maestro vetraio, dal pittore allo scultore, dallo speziale al fabbro fino all’intagliatore, dalla tradizione all’innovazione. Mani, gesti, i manufatti prendono forma.

Le danzatrici degli Effetti del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti si trasformano in moderne ballerine. I personaggi del passato continuano a parlare nel presente. La musica e la voce “senese” accompagnano le immagini del tempo che scorre scandito da orologi e campane in un abbraccio al pubblico seduto in platea all’interno Duomo Nuovo.

La Divina Bellezza è uno spettacolo promosso dall’Opera della Metropolitana di Siena e dal Comune di Siena, prodotto da Civita-Opera e realizzato da Unità C1 in collaborazione con Moviement HD.

 

La Divina Bellezza – Dreaming Siena

Un progetto di videomapping in 3D

Tutti i giorni fino al 30 settembre 2016

ad eccezione della domenica e del periodo dal 13 al 16 agosto.

Una rappresentazione al giorno alle ore 21:30, con degustazione di prodotti tipici a partire dalle ore 21:00.

 

Biglietti

€ 15,00 intero

€ 12,00 ridotto: residenti nel comune di Siena

Gratuito: bambini fino a 6 anni, portatori di handicap e un accompagnatore

€ 27,00 combinato con Opa si Pass all inclusive ticket

 

Servizio per ipo-udenti

Il servizio fa parte del progetto dedicato all’accessibilità “Arte per tutti” e in occasione di Divina Bellezza, grazie alla collaborazione di Orpheo, sarà possibile l’utilizzo di un cavo a Induzione che, limitando i rumori esterni, permette ai visitatori ipo-udenti di beneficiare di una migliore qualità del suono, evitando la sovrapposizione delle cuffie all’apparecchio acustico.

 

Izzo, Diana

Opportunità nella crisi

Molto interessante, e indubbiamente di attualità, il libro di Giuliano Guerra, medico e psicoterapeuta, che per i tipi Paoline edita un saggio su come affrontare la problematica imperante della crisi economica che non ci attanaglia soltanto i portafogli, ma soprattutto le coscienze, i sensi di colpa, il senso di disperazione che si accompagna alla terribile sensazione di non sapere uscire da una sorta di tunnel nel quale ci sembra di essere, collettivamente, caduti. Guerra propone un interessante cammino di “rinascita” personale motivato, spronato, “creato” dalla crisi, rovesciando letteralmente la cognizione della negatività imperante. Nel testo si legge, infatti, di resilienza, cioè la capacità di fare fronte a momenti, o anche pensieri, traumatici, in modo positivo e propositivo, affinché anche un periodo lungo e buio come quello nel quale siamo finiti economicamente parlando, diventi volano di rinascita, crescita, positività. Può essere, infatti, che dal licenziamento per “crisi economica” si trovi il coraggio o il motivo per cambiare attività; può darsi che sia occasione per instaurare nuove conoscenze, nuovi legami; per cambiare modalità di approccio alla propria attività, cercando novità, nuove persone; può essere il momento per innovarsi, per studiare, per crescere; per uscire da percorsi di vita castranti, voluti dalla società, dai genitori, dalla propria incapacità di diventare adulti. Insomma, la casistica è varia, anche suscitata da esempi di casi clinici trattati dal psicoterapeuta Guerra e che debitamente sceglie come esemplificazione per stimolare nei lettori un’idea di cosa significa il suo lavoro e l’approccio al suo lavoro. Leggo con piacere che vengono chiamate in causa molte filosofie e che sono molti gli autori citati anche per aforismi. È il caso di Osho, ad esempio, oppure di Goethe: “Tutti i pensieri davvero saggi sono già stati pensati migliaia di volte. Per renderli veramente nostri, però, dobbiamo ripensarli fino a quando non mettano radici nella nostra esperienza personale”, cita Guerra nel suo libro. È come diceva il monaco maestro al seguace: doveva rileggere sempre lo stesso versetto dell’Illuminato. Soltanto la rilettura costante avrebbe portato l’adepto a capire la profondità delle parole, perché gli avrebbe consentito di attraversare le fasi necessarie per farle sue, per scoprire davvero la profondità che aveva pensato a materializzare la parole stesse. Guerra considera molto la lezione interiore, la necessità di ritrovare la propria spiritualità attraverso qualsivoglia esercizio, purché riproposto costantemente e, meglio, se seguito da un maestro. Un maestro in carne ed ossa, una guida spirituale, un maestro di yoga piuttosto che di altro, uno specialista come lo psicoterapeuta, chiunque possiamo incontrare sul nostro cammino e possa essere per noi guida in quel momento. A patto che sia una guida seria e positiva. Cita l’Autore, infatti, in modo snello e facilmente leggibile, le novità scientifiche nello studio del cervello che derivano da studi statunitensi di alcuni anni fa. Sembrerebbe che i pensieri siano emanazioni energetiche che influenzano l’ambiente, quindi come possono generare vibrazioni elettromagnetiche positive per tutto l’ambiente circostante, possono emanarne di negative, sempre per tutto l’ambiente circostante; questo significa che quanto più noi siamo positivi, tanto più influenziamo il nostro ambiente, e via, via, quello intorno a noi, positivamente, così come può avvenire viceversa. Queste considerazioni giacciono nella notte dei tempi per i mistici e per chi cerca risposte nella spiritualità intesa come conoscenza del sé profondo, delle proprie prerogative e infinite capacità di attuare la mediazione di forze insite nell’essere stesso. Il percorso tracciato da Guerra si propone proprio come una risposta alle latenti paure e alle conclamate crisi di ansia e di depressione che spesso la situazione esterna, economica preponderatamente in quest’ultimo periodo, si porta dietro, inaridendo tutto ciò che incontra, dai rapporti umani alle relazioni interpersonali più o meno superficiali. Da tempo insisto sulla mancanza di filosofia nella nostra vita, intendendo la filosofia come la capacità di generare pensiero fine a se stesso, non economico, non utilitaristico. Soltanto questo è troppo poco nella nostra esistenza, si trascina dietro solitudine negativa, incapacità ad affrontare il futuro, ad essere creativi. Soprattutto i più giovani sono molto fragili sotto questo punto di vista, ma non di meno le persone della cosiddetta mezza età che si trovano depauperate del proprio mondo, come impotenti verso il futuro e inutili nel presente, così create spesso dalla società consumistica attuale. Guerra, però, mette in guardia a non fermarsi a colpevolizzare se stessi o il mondo circostante, la crisi, le imprese, il fisco, lo Stato, gli altri. Mette l’accento su tutto questo come dato di fatto o considerazioni di ordine pratico, senza dare colpe. Da questo dato di fatto, se vogliamo prenderlo così, dobbiamo trovare proposte e vie d’uscita che non siano autodistruttive, non fermarci a piangerci addosso. Le filosofie cinesi affermano lo stesso: la stasi è causa di malattie e problemi, il fermarsi, il soggiacere a tutto ciò che di negativo ci può solo uccidere moralmente e talvolta anche fisicamente. Cosa bisogna costruire? Il pensiero. Non c’è pensiero dietro la fretta di rispondere ad un mondo virtuale che non si sa a cosa ci serve davvero, data la sua troppo frequente superficialità. Dobbiamo usare le opportunità, non esserne schiavi, fermandoci un’altra volta alla superficie di ciò che non vogliamo approfondire, noi stessi, traviando come “pensiero nuovo” qualche frase spot che arriva dalla mitizzata Rete, ad esempio. Il pensiero è approfondimento e silenzio, è capacità introspettiva e di generare spessore in noi, parlando quando sappiamo cosa dire, scrivendo per lo stesso motivo, nello stesso momento in cui sappiamo cosa stiamo scrivendo, a chi, perché. “Attraverso i nostri pensieri creiamo la realtà della vita e rendiamo possibile la nostra evoluzione.”, scrive l’Autore. “È indispensabile sorvegliare, dominare e avere il controllo di ciò che avviene nella nostra mente” e continua: “Le persone che non coltivano l’abitudine di lavorare continuamente con la forza del pensiero finiscono per diventare lamentose, vittimiste, oppresse, condizionate, bloccate. Hanno sempre un motivo pere essere infelici”. Oppure per fare infelici gli altri attorno. Il percorso, lo afferma bene Guerra, va seguito da un esperto che sia veramente tale, cioè che abbia affrontato a sua volta questo percorso sul serio, altrimenti si finisce per pensare di avere solo la verità rivelata e di doverla imporre agli altri ad ogni costo. Proprio come si pensa che sia giusto ogni messaggio che si scrive o si legge solo perché lo si è scritto, senza filtri. Un libro interessante, dal taglio agile, puntuale e con vari spunti di approfondimento, che parte dall’esperienza oggettiva personale a contatto con gli altri per proporre una soluzione all’esistenza contemporanea. Uno dei libri sulla strada dell’approfondimento nuovo e necessario proprio dinanzi alla tragedia dell’aridità collettiva verso la quale stiamo apparentemente naufragando. Mentre arrivano, per fortuna, spunti, salvagente, per evitarlo se li sappiamo cogliere.

Giuliano Guerra: “La crisi un’opportunità”, Paoline, Milano, 2016, euro 13,50.

 

Alessia Biasiolo

I voli dell’Ariosto. L’Orlando furioso e le arti

02-ariostonell’immagine “Angelica e Medoro”, Simone Peterzano, ante 1572, olio su tela, Parigi, Galérie Canesso

In occasione del cinquecentesimo anniversario della prima edizione dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto (1516), una mostra organizzata dal Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli e allestita a Tivoli, nello splendido scenario di Villa d’Este, diretta da Marina Cogotti, intende celebrare l’impatto esercitato dal poema fino ad oggi sulle arti figurative.

Villa d’Este, con il suo celebre giardino e i suoi ambienti affrescati, costituisce uno scenario ideale per una mostra di questo tipo: il cardinale Ippolito II d’Este, che fece costruire e decorare tra gli anni sessanta e settanta del Cinquecento questa villa di delizie, nipote del cardinale Ippolito I a cui era stato dedicato il Furioso, non solo è citato più volte nel poema, ma aveva avuto modo di frequentare l’Ariosto negli anni della giovinezza trascorsi presso la corte ferrarese.

Già i contemporanei hanno giudicato Ludovico Ariosto un “poeta che colorisce”, capace di “dipingere” le armi e gli amori con la penna e con l’inchiostro: pochi decenni dopo la sua morte lo si poteva già celebrare paragonandolo a Tiziano. È anche a causa della natura intrinsecamente figurativa dei versi ariosteschi che l’Orlando furioso ha goduto, nei secoli, di una vasta fortuna visiva: una vicenda che non si è ancora esaurita e che la mostra, curata da Marina Cogotti, Vincenzo Farinella e Monica Preti intende ricostruire, analizzando in dettaglio una serie di episodi significativi, partendo dagli inizi del Cinquecento e giungendo fino al Novecento.

07-ariostoLe opere convocate a Villa d’Este, attingendo alle più varie tipologie e tecniche artistiche (dipinti, sculture, arazzi, ceramiche, disegni, incisioni, medaglie, libri illustrati…), intendono costruire un’esposizione rigorosa, nel suo costante rapporto con i temi del poema ariostesco, ma al tempo stesso capace di suggestionare emotivamente il visitatore.

Il percorso si apre, al piano nobile della villa, negli appartamenti del cardinale. Si possono seguire, in un itinerario cronologico, alcune vicende della fortuna visiva del poema: dopo una premessa dedicata al volto e al mito del poeta (dove i ritratti cinquecenteschi dell’Ariosto dialogano con le rievocazioni ottocentesche di alcuni episodi, reali o fantastici, della sua vita), una sezione è dedicata alla storia figurativa del Furioso nel Cinquecento.

Si parte da un capolavoro di Dosso Dossi, che recenti indagini diagnostiche hanno confermato costituire la più antica testimonianza dell’iconografia ariostesca (in anticipo perfino sulla prima pubblicazione a stampa del poema) e si giunge a fine secolo, con uno smagliante dipinto di Simone Peterzano (il pittore che fu il primo maestro di Caravaggio a Milano) dedicato al fortunatissimo episodio dell’amore tra Angelica e Medoro. Al centro di questa sezione campeggiano tre monumentali arazzi estensi prestati dal Musée des Arts décoratifs di Parigi e restaurati per l’occasione, convocati a Tivoli per rievocare visivamente l’ambiente della corte estense e gli splendidi apparati che decoravano le delizie ferraresi, in cui affondano le radici della cultura figurativa dell’Ariosto, e una serie di maioliche policrome che documentano la diffusione delle iconografie ariostesche anche nel campo delle arti applicate (nell’immagine: “Ludovico Ariosto legge l’Orlando furioso alla presenza della corte estense”, Massimiliano Leali, 1860, Ferrara, Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea).

10-ariostoLa sezione seicentesca, particolarmente ricca per i prestiti concessi dai musei fiorentini, ruota intorno ad una serie di grandi dipinti che documentano la vasta diffusione, in diverse regioni della penisola, dei temi tratti dal Furioso nelle arti maggiori (ma è presente anche un piccolo capolavoro scultoreo: il bronzetto del Tacca raffigurante Ruggiero ed Angelica conservato al museo del Louvre).

Dopo un interludio settecentesco (rappresentato da alcuni disegni di Fragonard e di Giani), un altro affondo risulterà condotto sull’Ottocento italiano e francese: in Francia, dopo i celebri dipinti dedicati al Furioso da Ingres e Delacroix, il protagonista dell’iconografia ariostesca risulterà Gustave Doré, rappresentato in mostra, oltre che dalle diffusissime edizioni illustrate del poema, da una selezione di disegni originali, dove si dispiega tutta la sua inesauribile fantasia, e da un indimenticabile bronzo dedicato ad uno dei temi più fortunati del poema: Ruggiero sull’ippogrifo che uccide l’orca e salva Angelica. Nell’Italia dell’Ottocento l’iconografia ariostesca conoscerà una particolare fortuna nell’epoca romantica, come dimostrato dai dipinti di Giuseppe Bisi, Massimo D’Azeglio e Giuseppe Bezzuoli, con aperture che già preludono alla rivoluzione realistica che si affermerà nella seconda metà del secolo.

11-ariostoL’ultima sezione, che conclude il percorso, intende rivolgere un omaggio al più bel Furioso del Novecento: quello messo in scena da Luca Ronconi a Spoleto nel luglio del 1969 e poi riproposto in altre sedi e ad un più vasto pubblico, in versione televisiva, nel 1975: in questo caso è possibile ammirare per la prima volta sia la sequenza di fotografie realizzate da Ugo Mulas in occasione della messa in scena dello spettacolo ronconiano in piazza del Duomo a Milano, sia i disegni preparatori delle scenografie e dei costumi realizzati da Pier Luigi Pizzi per la versione televisiva. Al piano inferiore, nella Sala della Fontana, splendidamente affrescata e fortemente rievocatica dell’ambiente estense, è stata ricostruita una scenografia del Furioso televisivo: i cavalli ideati da Pier Luigi Pizzi dialogano in questo caso con gli alberi e le foglie che invadono l’ambiente cinquecentesco, trasformandolo idealmente in uno spazio infinito, in una suggestiva rievocazione delle scenografie concepite per la versione televisiva di quello spettacolo (1975).

Ad integrazione della mostra, Villa d’Este proporrà durante il periodo di esposizione una serie di manifestazioni ed eventi collegati: percorsi nel territorio, concerti, proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali, conferenze, letture ariostesche.

I voli dell’Ariosto. L’Orlando furioso e le arti”, Villa d’Este, Piazza Trento, 5 – 00019 Tivoli (RM), fino al 30 ottobre 2016, dal martedì alla domenica ore 8.30 fino ad un’ora prima della chiusura del monumento. Aperture serali nelle giornate di venerdì e sabato.

Biglietto unico € 11,00: mostra + ingresso villa. Ridotto: € 5,50. Catalogo Officina Libraria.

 

Barbara Izzo, Arianna Diana

(anche per credit foto)

La musica antica a Innsbruck

Innsbruck_Festival della musica anticaNote rinascimentali, barocche e classiche risuoneranno, dal 19 luglio al 27 agosto 2016, nei principali teatri della Capitale delle Alpi. Il direttore Alessandro De Marchi ha allestito una coinvolgente retrospettiva, che ripercorre i 40 anni del Festival della musica antica di Innsbruck. Un cartellone che ripropone le edizioni della manifestazione attraverso la professionalità dei musicisti di oggi, per dar vita a un Festival della riflessione e della rinascita, declinato sul tema della Tragicommedia.

Il primissimo concerto del Festival, tenutosi nel 1976, viene riproposto il 24 agosto 2016 con lo stesso programma di allora – opere di Antonio Caldara, Johann Sebastian Bach, François Couperin e Georg Friedrich Händel – ma con musicisti diversi. Anche René Jacobs, presente al primo concerto come contro tenore e anni dopo attivo come direttore di parte del Festival, sarà ospite di Innsbruck per questa quarantesima edizione. A lui si aggiungono, inoltre, direttori d’orchestra e interpreti di rilievo, quali Howard Arman, Alfredo Bernardini, Giovanni Antonini, Il Giardino Armonico e l’Ensemble Zefiro, tutti più volte ospiti della Capitale delle Alpi e strettamente legati al Festival della Musica Antica.

Le opere presentate al Festival, fedeli al tema dell’anno, saranno a metà tra commedia e tragedia. Nella grande sala del teatro regionale tirolese Tiroler Landestheater, Alessandro De Marchi dirigerà, a partire dal 12 agosto 2016, “Il matrimonio segreto” di Domenico Cimarosa, opera buffa molto apprezzata alla sua prima uscita nel 1792. René Jacobs farà ritorno a Innsbruck il 23 agosto 2016, con una presentazione concertistica dell’opera tragica Alceste, di Christoph Willibald Gluck. Il 21 agosto 2016 il centro culturale Bäckerei – Kulturbackstube ospiterà Il flauto magico, suggestiva opera presentata nella sua versione originale ed eseguita da un piccolo ensemble, per la gioia di tutti i bambini (e per tutti gli altri appassionati di Mozart).

Da non dimenticare l’appuntamento con il ciclo Barockoper: Jung, che presenta opere barocche eseguite da giovani talenti. Questa iniziativa, avviata solo da pochi da anni, a cui prendono parte i vincitori della competizione canora dedicata al grande Cesti, compositore di corte a Innsbruck, ha riscosso grande successo nel programma del Festival. Nell’edizione del 2016 verrà presentata, a partire dal 19 agosto 2016, una straordinaria opera di Pietro Antonio Cesti, scoperta solo di recente, dal titolo Le nozze in sogno. I lavori di preparazione per queste manifestazioni sono stati curati dal compianto Alan Curtis; l’opera verrà diretta da Enrico Onofri, primo violino del gruppo Il Giardino Armonico.

Una profonda serietà abbinata alla tipica allegria barocca caratterizza i concerti del Festival di Musica Antica e gli immancabili Concerti del Castello di Ambras, che si terranno dal 19 luglio al 9 agosto 2016, un ciclo quasi a sé stante che ormai da lungo tempo segna la tradizionale apertura del Festival. Titoli come “Fortuna Scherzosa”, “Sommerfantasien” (fantasie estive) e “The Early Joke” rivelano l’impronta un po’ più leggera del Festival, mentre nell’aspetto più serio e solenne trovano espressione la Messa dell’Incoronazione di Wolfgang Amadeus Mozart, le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, un concerto di Wolfgang Mitterer all’organo della Chiesa di Corte, le Musiche per il Re Sole e il tradizionale Introitus, che presenta opere tratte dall’archivio musicale dell’abbazia di Stams.

Per la gioia degli appassionati saranno presenti molti virtuosi della musica: il violinista Hiro Kurosaki, il controtenore Valer Sabadus, Thomas Dunford e il suo liuto, la mezzosoprano Vesselina Kasarova, tutti artisti che prenderanno parte alla presentazione dell’opera di Cimarosa.

Il programma di intrattenimento sarà infine magistralmente completato da allegri Lunchkonzerte, tenuti da giovani gruppi musicali all’ora di pranzo.

 

Sabrina Talarico

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