Presentata a Verona la Campagna di sicurezza stradale “Stop prima della botta”

    In occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico, il Comandante della Polizia municipale di Verona Luigi Altamura ha presentato la nuova campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale “Stop prima della botta”.

L’iniziativa promossa attraverso un video già disponibile sul sito web della Polizia municipale (www.poliziamunicipale.comune.verona.it), mostra come spesso non sia sufficiente rallentare per evitare gli incidenti stradali: fermarsi prima delle strisce pedonali è infatti l’unico modo di salvaguardare la sicurezza dei pedoni, in particolare di quelli più piccoli. “Si tratta di uno spot molto intelligente per il quale siamo grati al Touring Club svizzero che lo ha realizzato e che ci ha permesso di utilizzarlo gratuitamente” spiega Altamura. “L’analisi dei dati degli incidenti – prosegue il Comandante – ci fa ben sperare visto che nel 2013 sono in diminuzione rispetto all’anno precedente. Nel 2012 sono stati 166 i pedoni investiti, meno di un terzo in orario scuole. Pur non essendo molto numerosi in termini assoluti rappresentano però una situazione sulla quale lavorare e da migliorare ulteriormente, visto anche il gravissimo investimento ai danni di una giovane studentessa avvenuto a gennaio all’uscita di scuola”. Nei prossimi giorni 12.000 cartoline saranno consegnate, tramite i bambini, ai genitori degli alunni delle scuole primarie, per promuovere la visione del video “Stop prima della botta” e sensibilizzare parenti ed amici a comportamenti più consapevoli sugli attraversamenti pedonali. “Per il primo giorno di scuola – aggiunge Altamura – questa mattina sono scesi in campo 25 agenti di Polizia municipale e 50 vigili dei bambini, in servizio sui principali attraversamenti pedonali nelle zone delle scuole per tutelare la sicurezza di bambini e studenti. Oltre alle attività di informazione e di gestione diretta degli attraversamenti la Polizia municipale sarà impegnata anche in controlli e verifiche per individuare i responsabili di comportamenti irregolari e pericolosi, non di rado genitori ed accompagnatori dei bambini, che spesso creano forti rallentamenti attorno alle scuole”.

Articolo di Roberto Bolis

Bodoni Principe dei tipografi nell’Europa dei Lumi e di Napoleone

Persino Napoleone volle personalmente recarsi a Parma per rendere omaggio a colui che non riteneva solo il più sublime dei tipografi, ma un artista assoluto.

Bodoni, Principe dei tipografi, viene celebrato a Parma nel bicentenario della morte.
A lui sarà dedicata una grande mostra resa possibile con il determinante contributo di Fondazione Cariparma – e allestita, dal 5 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014 in alcuni degli spazi monumentali più affascinanti della città: la Biblioteca Palatina e la Galleria Nazionale, cui si accede tramite il Teatro Farnese, ambienti che da soli valgono una visita.

Vi potremo ammirare le raffinate ed eleganti edizioni bodoniane e, con esse, le testimonianze dell’intero processo di realizzazione e poi di commercializzazione di capolavori che, per contenuto come per qualità di stampa, erano contesi da corti, accademie, biblioteche e intellettuali dell’Europa a cavallo tra Sette e Ottocento.

Non solo le meraviglie bodoniane. La mostra vuole ricreare, far rivivere proprio il mondo culturale, economico e istituzionale, le corti italiane ed europee appunto, che in Bodoni trovarono l’artigiano-artista in grado di dar forma di libro alle loro istanze, idee ed ideali.

Ed è proprio a “Bodoni, gli ambienti culturali e le corti” che è riservata una delle due sezioni della esposizione. Nella scenografia suggestiva di ambienti meno noti del Teatro Farnese rivivranno i suoi primi passi nella tipografia paterna della natia Saluzzo, quindi il trasferimento a Roma e il lavoro alla stamperia di Propaganda Fide.

Successivamente l’approdo alla corte di Parma, tra le più illuminate” ed internazionali nell’Italia frammentata dell’epoca.

E da questo momento tutto muta: non è più lui ad andare a proporsi alle diverse corti europee ma sono re, papi e principi a recarsi a Parma, nella sua Stamperia” per commissionargli o assicurarsi le sue ambite edizioni.
Da Napoli vengono o gli inviano propri emissari prima i Borbone e poi Murat, altrettanto fanno i Borbone di Spagna e l’Imperatore, ovvero Napoleone in persona. Così come, da Milano, Eugenio Beauharnais ViceRe d’Italia e, con lui, l’ambiente culturale che aveva in Brera il suo epicentro.

In tutto il suo percorso, oltre che dei potenti Bodoni era il riferimento per il

mondo culturale ed intellettuale, di scrittori, pensatori, storici del calibro di Parini, Monti, De Azara, Alfieri e tanti altri: alla loro idee seppe dare non solo forma fisica, trasponendole in libri di grande eleganza e rigore, ma anche ampia diffusione.

Questo magnifico affresco di un’epoca”della storia italiana, con le sue luci e le sue inevitabili ombre, vive in mostra, all’interno del monumentale salone neoclassico della Galleria Nazionale, grazie alle vedute e ai ritratti dei personaggi che animarono la vita politica ed economica dell’epoca realizzati da grandi artisti, Goya innanzitutto, ma anche, Anton Raphael Mengs, Angelica Kauffmann, Pompeo Batoni, Francois Gerard e i molti altri artisti già presenti nelle collezioni ducali tra cui Andrea Appiani, Antonio Canova, Bernardo Bellotto, Robert Hubert.

Dall’ambiente, alla fucina del maestro, anzi alla Fabbrica del libro perfetto è riservata l’altra grande sezione della mostra; nel suggestivo spazio della Galleria Petitot della Biblioteca Palatina sono esposti dapprima i capolavori che raccontano la storia del libro a stampa: dalla Bibbia di Gutenberg della metà del XV secolo, alle più importanti edizioni della tipografia europea. Poi Bodoni e la sua rivoluzione del gusto e della tecnica. Qui, gli strumenti per la fusione dei caratteri in piombo e la composizione dei testi, le prime edizioni ma soprattutto gli esemplari più belli usciti dai torchi bodoniani, evidenziano, ricorrendo anche all’utilizzo intelligente di strumenti multimediali, quanto radicale sia stata la sua “rivoluzione” nella storia dell’arte tipografica. Una rivoluzione frutto, come la mostra ben documenta, di una maniacale attenzione per ogni fase del lavoro, sempre con obiettivi di qualità e eleganza elevatissimi. Dalla scelta, e ideazione, del carattere tipografico (ancora oggi il Bodoni ispirato ai caratteri da lui creati è tra i più utilizzati), alla composizione grafica, al perfezionamento delle tecniche di stampa su carte naturalmente selezionatissime, ma anche supporti speciali come seta e pergamena. E ancora l’attenzione alle incisioni; veri capolavori d’arte. Infine la stampa a colori e le legature di sobria, perfetta eleganza.

Ma il genio bodoniano si rivela anche in quello che oggi definiremo come marketing delle sue preziose edizioni. E’celebre la sua orgogliosa affermazione “Io non voglio che cose magnifiche e non lavoro per la volgarità dei lettori”. Tuttavia egli era perfettamente consapevole che il libro, per quanto perfetto come oggetto, trovava allora come oggi la sua vera vita solo tra le mani dei lettori. E la sua fortuna conferma come egli sapesse bene convincerli all’acquisto.

Bodoni (1740-1813) Principe dei tipografi nell’Europa dei Lumi e di Napoleone
Parma, Biblioteca Palatina, Teatro Farnese e Galleria Nazionale

Palazzo della Pilotta, Strada alla Pilotta, 3.

Dal 5 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014.

Dal martedì alla domenica dalle 9,00 alle 18,00. Domenica ultimo ingresso dalla Biblioteca Palatina ore 16,30. Chiuso il lunedì.

Articolo di S.E.

Vinitaly protagonista dell’Expo 2015

«Per fare il Padiglione del vino e dell’olio italiano all’Expo non si può che partire da Vinitaly». Lo ha detto a Verona Maurizio Martina, sottosegretario di Stato al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, con delega per l’Expo 2015, annunciando il nuovo progetto dello “Spazio Vino e Olio”, a firma Veronafiere-Vinitaly, allestito a fianco del Padiglione Italia all’Expo 2015. Un’area fortemente voluta dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Nunzia De Girolamo per dare giusta visibilità a una delle filiere dell’agroalimentare che meglio ci rappresentano all’estero.

In termini di progettualità bisogna pensare in grande perché, come ha detto Martina «l’Expo non è semplicemente una “fiera al quadrato”. Per questo Vinitaly potrà creare qualcosa di nuovo e innovativo, capace di emozionare il visitatore».

Presenti all’incontro – promosso dai deputati veronesi Alberto Giorgetti, sottosegretario di Stato al ministero dell’Economia, e Gianni Dal Moro della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati – Flavio Tosi, sindaco di Verona, Alessandro Bianchi, presidente della Camera di Commercio di Verona, Pierluigi Magnante, delegato del presidente di Confindustria Verona, Giulio Pedrollo, e i vertici di Veronafiere Ettore Riello, presidente, Damiano Berzacola, vice presidente vicario, Giovanni Mantovani, direttore generale, e Barbara Blasevich, consigliere di amministrazione.

«Vinitaly sarà portabandiera dell’Italia enologica – ha spiegato Martina – perché per svolgere questo ruolo occorre know how, ma anche quel profilo di indipendenza da qualsiasi interesse di parte che nessun altro può garantire. Veronafiere avrà la regia organizzativa dello spazio all’interno dell’Expo, ma anche di tutti gli eventi che faranno da trait d’union tra l’Expo di Milano e Verona».

«Con 132 Nazioni accreditate e 20 milioni di visitatori previsti, l’Expo offre un’occasione straordinaria per il sistema Paese e il Governo Letta lo ha posto al centro dell’agenda politica per lo sviluppo e la promozione dell’Italia – ha puntualizzato l’onorevole Gianni Dal Moro –. Vinitaly, nel ruolo di pivot del vino italiano a livello internazionale, rappresenta la migliore chiave d’accesso per il “Sistema Verona” all’appuntamento del 2015».

«Il sottosegretario Martina ha finalmente dato un indirizzo preciso al percorso di avvicinamento ad Expo 2015. Verona con Vinitaly è in grado di rivestire un ruolo di primo piano e ci stiamo attrezzando con una serie di eventi culturali a Verona per intercettare una parte dei visitatori dell’Expo. Tra questi, un rilievo internazionale riveste la mostra su “Arte e Vino” in collaborazione con l’Ermitage di San Pietroburgo» ha affermato il sindaco di Verona, Flavio Tosi.

«L’accordo – ha commentato il presidente di Veronafiere Riello – è un’ulteriore opportunità per affermare all’Expo l’eccellenza italiana della filiera vitivinicola e olivicola. Grazie alla storia di Vinitaly e Sol&Agrifood, alla conoscenza diretta delle aziende italiane con oltre 4.400 espositori presenti ogni anno a Verona alle due rassegne, ma anche alla esperienza sui mercati esteri con Vinitaly International, siamo in grado di rappresentare al meglio l’intero comparto».

«Stiamo pensando ad un padiglione per l’Expo che sappia farsi ricordare come il Padiglione Italia a Shanghai e che diventi quindi una nuova struttura espositiva di Veronafiere – ha detto il direttore generale di Veronafiere Mantovani –. Gli eventi che si svolgeranno alla Gran Guardia di Verona, inoltre, frutto della partnership tra Expo Spa e OperaWine, saranno l’occasione per presentare anche tutti i distretti di eccellenza della realtà veronese, come ad esempio l’agroalimentare e il marmo-lapideo».

Articolo di Veronafiere

 

A Mendrisio e a Rancate due grandi mostre sul paesaggio

Due mostre, in altrettante sedi, a poca distanza, a Mendrisio e a Rancate nel Canton Ticino, a qualche chilometro dal confine con l’Italia.

Ad accomunarle, oltre alla vicinanza geografica, è il tema: il paesaggio, ovviamente “letto” in ambiti diversi ma altrettanto affascinanti.
In ordine di tempo, il primo appuntamento è al Museo d’Arte di Mendrisio dove, dal 22 settembre 2013 al 19 gennaio 2014, si potrà ammirare la grande mostra “I paesaggi di Carrà”. L’esposizione curata da Elena Pontiggia e da Simone Soldini, in collaborazione con Chiara Gatti e Luca Carrà, è la prima ampia monografica su Carrà e il tema dei paesaggio, oltre ad essere la prima retrospettiva allestita da un museo svizzero sull’opera di questo grande protagonista della pittura moderna europea.
Vi saranno riunite tutte le più importanti opere sul tema, dagli inizi del percorso artistico del Maestro e sino alle opere sue ultime. Per Carrà il paesaggio fu spunto continuo di sperimentazione.

Da una pittura di sintesi egli passa a una forma mediata di impressionismo, da un’immagine realista a una visione onirica e surreale, sempre ottenendo risultati di straordinaria intensità.

In questo concetto di rappresentazione mitica della natura rientrò a partire dalle grandi composizioni d’inizio anni ‘30 anche la figura, come testimoniato dalle opere selezionate per la mostra.

A margine della retrospettiva viene presentata una selezione di opere di autori ticinesi, dipinte tra il 1920 e il 1950, che intende gettare un po’ di luce sulla grande influenza esercitata da Carrà sul contesto locale ticinese; cioè, sul suo determinante ruolo nel passaggio da un’arte ancora ottocentesca ad una moderna.

Le date del 1830 e del 1915 racchiudono le immagini dei cambiamenti della società, sia contadina che urbana, fissati sulla tela dai maggiori artisti attivi in area lombarda e ticinese in quei decenni.

Questo l’affascinante racconto che la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate (Mendrisio) propone dal 13 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014 con la suggestiva rassegna “Un mondo in trasformazione. L’Ottocento tra poesia rurale e realtà urbana” a cura di Giovanni Anzani ed Elisabetta Chiodini.
La mostra ripercorre i cambiamenti intervenuti in questo momento storico cruciale. Lo fa attraverso una novantina di capolavori eseguiti dai maggiori protagonisti della cultura figurativa ottocentesca lombarda e ticinese. L’oculata scelta delle opere si prefigge d’illustrare l’evoluzione della pittura di paesaggio, rurale e urbano, tra il 1830 e il 1915, appunto, con le conseguenti implicazioni sulla società. Non solo paesaggi quindi, ma anche scene di vita quotidiana.
Sono vedute urbane di Giovanni Migliara, Giuseppe Canella e Carlo Bossoli, ancora di impronta romantica, mentre Carcano, Franzoni, Feragutti Visconti e Mosè Bianchi documentano l’irrompere dei nuovi fermenti nella società. Accanto alla fatica della vita contadina e alla miseria che alberga nelle zone suburbane, trovano spazio i lussi e i sollazzi della borghesia descritti in quadri che trasmettono la spensieratezza delle classi sociali più agiate. La denuncia sociale si fa esplicita nelle opere di Luigi Rossi, Pietro Chiesa, e di Angelo Morbelli, che tocca tematiche come la prostituzione minorile e ritrae gli anziani ricoverati al Pio Albergo Trivulzio. A quest’ultimo artista, che riassume nella sua opera tutte le tematiche della mostra, si dedica un’intera sala.
E ancora Segantini, Longoni, Pellizza da Volpedo, Berta e Sottocornola, con paesaggi che tolgono il fiato e che la presenza umana rende ancora più coinvolgenti. Infine, ad aprire una finestra sulla prima fase del Novecento, le opere prefuturiste di Boccioni.

I vari nuclei tematici della mostra verranno accompagnati da testi poetici e in prosa, coevi ai dipinti e a loro legati per tematiche o atmosfere, al fine di evocare in maniera ancor più vibrante lo spirito dell’epoca.

Nelle due mostre, il paesaggio raccontato, meglio reinterpretato da Carrà e dagli artisti del secolo a lui precedente. E tutto intorno il paesaggio di un angolo bellissimo della Svizzera ticinese, una terra di colline e piccoli borghi, luoghi che avrebbero potuto ispirare (e in taluni casi lo hanno anche fatto) pittori che, unendo ambienti e storie, colgono atmosfere, situazioni, scorci che sulla tela diventano capolavori.

Articolo di S. E.

 

“La pena di morte non porrà fine alla violenza contro le donne in India”

Commentando le quattro condanne a morte emesse il 13 settembre scorso a Nuova Delhi per uno stupro di gruppo commesso nel dicembre 2012, Amnesty International ha dichiarato che profonde riforme istituzionali e procedurali, e non la pena capitale, occorrono per stroncare l’endemico problema della violenza contro le donne in India.

Il tribunale ha giudicato colpevoli i quattro imputati di stupro di gruppo, omicidio e altri reati. Un altro imputato, 17enne, e’ stato condannato a tre anni di carcere. Un quinto accusato era stato trovato morto in cella il 10 marzo.

‘Lo stupro e l’uccisione della giovane donna fu un crimine orribile, per cui rivolgiamo la nostra più profonda solidarietà ai familiari della vittima. I responsabili devono essere puniti ma la pena di morte non è mai la risposta’ – ha dichiarato Tara Rao, direttore di Amnesty International India.

‘L’impiccagione di questi quattro uomini non otterrà niente se non una vendetta di breve termine. Mentre è comprensibile la rabbia di massa suscitata da questo caso, le autorità devono evitare di usare la pena di morte come soluzione sbrigativa. Non vi è alcuna prova che la pena di morte abbia uno specifico effetto deterrente nei confronti del crimine e il suo uso non porrà fine alla violenza contro le donne in India’ – ha proseguito Rao.

Gli stupri e altre forme di violenza sessuale sono comuni in tutto il paese. Ad aprile è entrata in vigore una nuova legge che punisce numerose forme di violenza contro le donne, tra cui gli attacchi con l’acido, lo stalking e il voyeurismo. Tuttavia, lo stupro coniugale non è ancora considerato reato qualora la moglie abbia più di 15 anni e alle forze di sicurezza è garantita di fatto l’immunità legale per gli atti di violenza sessuale.

‘Occorrono riforme legislative, ma anche impegni concreti delle autorità per garantire che il sistema giudiziario agisca in modo efficace e a ogni livello quando vengono presentate denunce di stupro o di altre forme di violenza sessuale’ – ha aggiunto Rao.

‘L’attenzione che le autorità hanno riservato a questo caso deve estendersi a migliaia di altri casi. Esse devono agire, ad esempio, nominando un numero maggiore di giudici per assicurare processi rapidi ed equi’ – ha sottolineato Rao.
I reati contro le donne sono ancora scarsamente denunciati. Le autorità devono ancora dare attuazione a una serie di raccomandazioni di segno positivo presentate dalla Commissione presieduta dal giudice Verma, relative tra l’altro alla formazione delle forze di polizia e alla riforma di questo organismo nonché ai necessari cambiamenti nel modo in cui le denunce di violenza sessuale vengono registrate e indagate.

‘Dev’esserci un’azione concertata per cambiare le attitudini discriminatorie contro le donne e le ragazze che sono all’origine della violenza. Queste misure richiederanno un duro lavoro ma nel lungo termine saranno più efficaci e renderanno l’India un posto più sicuro per le donne’ – ha concluso Rao.
Amnesty International si oppone alla pena di morte in tutti i casi, senza eccezione, a prescindere dalla natura o dalle circostanze del reato, dall’innocenza, dalla colpevolezza o da altre caratteristiche della persona condannata o dal metodo usato per eseguire la condanna a morte.

Articolo di Amnesty International Italia

TOCATI’ a Verona, undicesima edizione

Da venerdì 20 a domenica 22 settembre torna nelle vie e nelle piazze del centro di Verona il Tocatì, Festival Internazionale dei giochi di strada, promosso dall’Amministrazione comunale di Verona in collaborazione con l’Associazione Giochi Antichi, che quest’anno ripropone la formula del Paese Ospite, rappresentato dall’Ungheria.

L’evento, giunto all’11^ edizione, è stato presentato dal Sindaco Flavio Tosi e dal consigliere incaricato alla Cultura Antonia Pavesi, insieme agli assessori alle Attività commerciali Enrico Corsi, allo Sport Marco Giorlo e al presidente dell’Associazione Giochi Antichi Paolo Avigo e al vicepresidente Giuseppe Giacon. Presenti il console d’Ungheria Manno Istvan, l’assessore provinciale alla Cultura Marco Ambrosini, il presidente della commissione consiliare cultura Rosario Russo, il comandante della Polizia Municipale Luigi Altamura, i presidenti di Agsm Paolo Paternoster, di Acque Veronesi Massimo Mariotti, di Confcommercio Paolo Arena, i rappresentanti della Camera di Commercio Riccardo Borghero, di Confartigianato Andrea Bissoli, il direttore Divisione territoriale della Banca Popolare Leonello Guidetti, il direttore di Coldiretti Pietro Piccioni e don Andrea Giacomelli in rappresentanza della Diocesi di Verona.

“Un ringraziamento agli organizzatori del Festival e a tutte le persone che, volontariamente, da undici anni, dedicano impegno e passione per la realizzazione di questa straordinaria iniziativa – ha detto il Sindaco – cresciuta negli anni fino a diventare un evento internazionale, con ricadute positive sul turismo e sulle attività commerciali”. “Il Tocatì è diventato uno degli appuntamenti più attesi della città”, ha aggiunto il consigliere Pavesi, “un momento di festa, gioco e divertimento per bambini e famiglie ma anche occasione di approfondimento con le numerose iniziative collaterali legate alla valenza del gioco”.

Il Festival si aprirà con la cerimonia di inaugurazione venerdì 20 settembre alle 18 in piazza Santa Anastasia. Per tre giorni le strade e le piazze del centro storico ospiteranno 40 giochi tradizionali provenienti da varie regioni italiane e dall’Ungheria. In particolare, il pubblico potrà ammirare e cimentarsi direttamente in giochi come: Övbirkózás (lotta ungherese), Gombfoci (un agile calcio da tavola che inizialmente veniva giocato con i bottoni), tiro con l’arco, lotta con i bastoni e frusta ungherese, Csürközés (un’insolita sfida in cui i bastoni vengono prima lanciati e poi usati per intralciare l’avversario. Trai giochi della tradizione italiana ci saranno: Bastone siciliano, Badrunfa (la trottola della Sardegna) Pagalosto (conviviale gioco di bocce tipico del Friuli Venezia Giulia), Sbürla la röda, atletica corsa con balle di fieno tipica della Lombardia, Pallone col bracciale, tradizione sferistica antichissima della Toscana, e il gioco pugliese della Stacchje.

E poi ancora: giochi di tavoliere, scacchi, dama e vari giochi urbani come Parkour, Frisbee e, per la prima volta al Tocatì, il Kendama. Durante il Festival piazza dei Signori si trasformerà in Piazza Ungheria, dove il pubblico potrà scoprire attrazioni e bellezze paesaggistiche e artistiche delle terre magiare, mentre sul palcoscenico si avvicenderanno artisti per interpretare musiche, canti e danze ungheresi e della tradizione tzigana. Come di consueto, in Lungadige San Giorgio un altro palcoscenico accoglierà i gruppi musicali italiani. Nell’ex chiesa di San Giorgetto verrà allestita una mostra dedicata a Ferenc Molnár e a “I ragazzi della via Pál”, romanzo classico cui sarà dedicata anche una rappresentazione teatrale. In programma anche una maratona letteraria (per leggere a turno un brano de “I ragazzi della via Pál), oltre che conferenze e incontri con personaggi del mondo della cultura. Momenti di approfondimento si terranno nell’Auditorium del Forum della Cultura Ludica (Cortile Mercato Vecchio), con oratori, esperti di storia delle tradizioni e di sport, esposizione e vendita di libri a tema ludico.

Un’ampia area sarà dedicata alle associazioni e istituzioni che si occupano di gioco per professione (ludoteche, ludobus, animatori, esperti di didattica museale) e in questa zona i bambini troveranno un’accoglienza particolare, con laboratori di gioco su misura per loro. L’Associazione Nazionale Città in Gioco (GioNa) sarà in Piazzetta Pescheria dovei vari Comuni d’Italia mostreranno le loro attività per rendere la loro città a misura di bambino.

Non mancheranno i momenti dedicati alla danza: dagli spettacoli in piazza Ungheria (piazza dei Signori), ai flash mob di danza improvvisati dagli ungheresi che coinvolgeranno tutti i passanti, alla “Festa a ballo” della tradizione italiana con gighe, mazurke, valzer, manfrine e quadriglie, in programma venerdì sera a partire dalle 21.30 in Corso Porta Borsari. Molteplici anche i progetti collaterali legati al Festival, promossi da Istituzioni e Associazioni del territorio quali Università, Azienda Ospedaliera Integrata di Verona (che collabora con Abeo per portare i giochi del Tocatì ai bambini ricoverati in Borgo Roma), Fieracavalli, Vodafone, Grandi Stazioni.

Acque Veronesi metterà a disposizione di partecipanti e visitatori tre erogatori di acqua potabile, dislocati nei punti strategici del percorso e sarà presente con uno stand informativo in piazzetta Navona. Sul lungadige San Giorgio, nell’area cucine del Festival, si potranno gustare vini e specialità veronesi e della gastronomia ungherese.

Articolo di Roberto Bolis

 

Filippo de Pisis en voyage

La mostra intende presentare alcuni capolavori del   maestro (circa ottanta tra dipinti e opere su carta), provenienti da musei   nazionali e da collezioni private, che rispecchiano i suoi interessi   principali: i luoghi innanzitutto, i volti e le persone che li abitano, la   natura che li attraversa.

Curata da Paolo Campiglio, per iniziativa della   Fondazione Magnani Rocca presieduta da Giancarlo Forestieri, in   collaborazione con l’Associazione per Filippo de Pisis, col coordinamento di   Stefano Roffi, la mostra, dal titolo “Filippo de Pisis en voyage. Roma,   Parigi, Londra, Milano, Venezia”, è visitabile dal 13 settembre all’8   dicembre 2013 nella Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo (Parma),   la raffinata dimora, ora sede della Fondazione Magnani Rocca, che fu di Luigi   Magnani, amico e collezionista di de Pisis.
La mostra si avvale del sostegno di Fondazione Cariparma e di Cariparma   Crédit Agricole.

Il carattere cosmopolita dell’artista e il suo   incessante viaggiare per l’Europa degli anni Trenta-Quaranta pone de Pisis in   una luce moderna e attuale, quella di un intellettuale senza frontiere che in   un periodo di rafforzamento delle nazioni e di crisi internazionale sceglie   le principali capitali come sedi più proprie alla personale declinazione   espressiva.

La mostra intende ampliare il discorso avviato con   la storica esposizione curata a suo tempo da Giuliano Briganti e incentrata   sugli anni di Parigi (1925-1939). Gli anni parigini, fecondi di scoperte e   maturazioni pittoriche, sono qui preceduti dagli anni di Roma (1920-1924), in   cui all’artista si rivela la pittura come mezzo più consono; sono   intervallati dai due soggiorni a Londra (1935 e 1938), importanti ai fini   della precisazione del segno e della messa a punto di una personale tavolozza   cromatica; sono seguiti dal periodo di trasferimento a Milano (1940-1943) e   infine preludono alla grande opera di Venezia (1943-1949), il momento più   felice della pittura depisisiana.

I lunghi soggiorni nelle capitali europee e nelle   principali città d’arte italiane sono inframmezzati dalle consuete pause   estive a Cortina d’Ampezzo, dove de Pisis cerca un rapporto autentico con gli   elementi naturali e le persone del luogo. L’artista è viaggiatore   instancabile, fin dalla giovane età: nei panni di botanico naturalista e   collezionista di farfalle egli compie lunghissime peregrinazioni attorno alla   nativa Ferrara, spostandosi sia lungo l’Adriatico che verso l’Appennino   tosco-emiliano.

Ferrara è la Città dalle cento Meraviglie,   una realtà urbana vissuta nel giovanile incanto metafisico e filtrata   prevalentemente attraverso la letteratura, vena dominante nell’artista fino   alla metà degli anni Venti. Tuttavia essa permane nell’immaginario pittorico   depisisiano quasi come un modello, esportato in ogni differente contesto   europeo, in una sorta di aura che permea il suo sguardo sulle cose.

Ogni periodo di soggiorno in una città costituisce   inoltre per de Pisis un’occasione di confronto con il museo – i grandi musei   delle capitali europee – dove egli ritrova i maestri internazionali, da   Chardin a Lorrain alle luci di Corot, rivede la pittura italiana, la scuola   veneta da Giorgione a Tiziano a Tintoretto. Le capitali europee permettono a   de Pisis un’avventura nuova nella città, nel suo pullulare e nell’intrinseca   vitalità dei parchi, degli angoli scelti dal pittore en plein air, in   un rapporto diretto con la varia umanità con cui l’artista viene di volta in   volta in contatto. La lezione impressionista è quindi seguita alla lettera   dal pittore, benché gli angoli e gli scorci prediletti, gli interni delle   chiese, riportino una visione alquanto differente dalle prospettive aeree   ottocentesche.

Nelle vedute urbane del pittore traspare sovente   l’ambiguità, pur nella sontuosa vitalità della pittura, di una vena   malinconica: i tratti veloci e sintetici, la pittura sbavata, la semplicità   scarna di alcune composizioni rivelano quell’esuberante felicità che nasconde   un costante dolore esistenziale.

La mostra si concentra su alcuni capi d’opera relativi   ai periodi di soggiorno in una città europea nei generi del paesaggio urbano,   del ritratto e del nudo maschile, della natura morta, che costituiscono i   principali ambiti di ricerca del pittore, temi fissi in cui egli esprime le   proprie inquietudini e il proprio aristocratico distacco dal mondo.

Del periodo romano (1920-1924) spicca la Natura   morta con le uova (1924) della Collezione Jesi (Pinacoteca di Brera,   Milano) appositamente restaurata per l’occasione, opera “metafisica” che   rivela i contatti del giovane artista con alcuni modelli contemporanei, tra   cui Giorgio Morandi conosciuto a Bologna negli anni dell’Università.

Tra i capolavori della mostra, nel periodo parigino,   sono i paesaggi urbani come il tormentato Quai de la Tournelle (1938)   o il limpido Marinaio francese (1930) un ritratto di giovane dipinto   in quell’atelier denominato scherzosamente il suo “grenier”, che allude   metaforicamente all’instabilità dell’esistenza, tra partenze e approdi reali   o solo immaginati.

Al periodo londinese appartiene il dittico de La   strada di Londra e La casa di Newton (1935), immagini emblematiche   dell’atmosfera abbassata e cupa che l’artista percepiva nel cielo di Londra.

Per la prima volta è inoltre ricostruita, in parte,   la donazione che l’artista fece nel 1941 alla Galleria Nazionale d’arte   Moderna di Roma, un nucleo di dodici dipinti che dovevano rappresentare la   sua arte, con opere emblematiche della ricerca in atto, tra paesaggi urbani,   nature morte e ritratti.

L’esposizione si articola in cinque sezioni principali:

Gli anni di Roma (1920-1924)

Parigi (1925-1939)

Londra (1933, 1935, 1938)

Milano (1940-1943)

Venezia (1943-1949)

La mostra è corredata da un ricco catalogo che,   oltre a riprodurre le opere esposte, è concepito come uno strumento di   analisi storico-artistica sull’opera del pittore alla luce delle fonti   documentarie (edite e inedite) emerse dalla ricerca. Comprende saggi del   curatore, di Elisa Camesasca, di Marilena Pasquali, di Stefano Roffi, di   Andrea Sisti, di Maddalena Tibertelli de Pisis.

FILIPPO DE PISIS EN VOYAGE

Roma, Parigi, Londra, Milano, Venezia

Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani   Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).

Dal 13 settembre all’8 dicembre 2013. Aperto anche   tutti i festivi.

Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la   biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19   (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso.

Articolo di S. E.

 

 

Wim Wenders. Appunti di viaggio.

Wim Wenders (Dusseldorf 1945) è uno dei principali protagonisti del Nuovo Cinema Tedesco. L’attività di film maker è da sempre accompagnata dalla fotografia che riveste nei suoi celebri film un ruolo fondamentale nella descrizione di atmosfere sospese, nella realizzazione di immagini pregnanti di paesaggi desolati o di scenari urbani in cui il tempo è all’opera. Appunti di Viaggio è il titolo della mostra allestita a Villa Pignatelli dal 21 settembre al 17 novembre 2013, che raccoglie una selezione di 20 fotografie di diverso formato scattate nell’ultima decade e tratte dalla pubblicazione più recente di Wim Wenders, Places Strange and Quite edita nel 2011.

Le opere esposte, realizzate in Germania, Armenia e Giappone sono accompagnate da brevi appunti dell’artista che “immortalano” il pensiero al pari delle immagini. La fotografia è per Wenders strumento per fissare la realtà dalla quale l’uomo si sta progressivamente allontanando rapito dalla virtualità dell’epoca contemporanea e favorito dall’utilizzo delle nuove tecnologie digitali.

L’apparente staticità delle immagini, confrontata con quelle in movimento dei film, è superata divenendo spunto per un racconto. Frammenti di una verità personale dichiarata attraverso l’”angolazione” che stimolano però la capacità immaginifica dello spettatore, accompagnato in questo viaggio anche dagli appunti dell’artista. Il corpus di opere in mostra rispecchia i filoni principali della ricerca di Wenders: la percezione diretta della realtà nel vedere e nel viaggiare. Immagini sospese che raccontano il passaggio dell’uomo attraverso la sua assenza, la memoria dei luoghi in un silenzioso flusso del tempo.

La mostra, curata da Adriana Rispoli, è promossa  e organizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli con Incontri Internazionali d’Arte e Civita. E’ realizzata con il patrocinio della Regione Campania e grazie al supporto di: Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, Goethe Institut di Napoli, Caronte & Tourist, Sorgenia, MAG JLT, Metropolitana Napoli; con la collaborazione tecnica di Willis Italia.

 

Wim Wenders. Appunti di viaggio. Armenia Giappone Germania

Dal 21 settembre  al 17 novembre 2013

Villa Pignatelli – Casa della fotografia,  Napoli, Riviera di Chiaia, 200

Biglietto            

intero: € 2,00 ridotto (18-25 anni): € 1,00

Gratuità del biglietto per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni

Orario

Aperto tutti i giorni 8.30-14.00; la biglietteria chiude un’ora prima;

Chiuso il martedì.

Articolo di Simona Golia

 

Il Duomo di Siena scopre il pavimento figurato

La magnifica Cattedrale di Siena, dopo il successo dell’anno passato che ha visto la partecipazione di oltre trecentocinquantamila visitatori, fino al 27 ottobre,  “scopre” il suo straordinario pavimento a commesso marmoreo.

Abitualmente, il prezioso tappeto di marmo è protetto  dal calpestio dei visitatori e dei numerosi fedeli che ogni giorno accedono al sacro tempio per la preghiera e quindi non totalmente visibile.

Si tratta del pavimento “più bello…, grande e magnifico”, che mai fosse stato fatto, secondo la nota definizione del Vasari.

Il pavimento del Duomo è il risultato di un complesso programma iconografico realizzato attraverso i secoli, a partire dal Trecento fino all’Ottocento. La tecnica utilizzata è quella del graffito e del commesso con  marmi di provenienza locale.  I cartoni preparatori per le cinquantasei tarsie furono disegnati da importanti artisti, quasi tutti “senesi”, fra cui il Sassetta, Domenico di Bartolo, Matteo di Giovanni, Domenico Beccafumi,  oltre che da pittori “forestieri” come  l’umbro Pinturicchio, autore, nel 1505, del celebre riquadro con il Monte della Sapienza, raffigurazione simbolica della via verso la Virtù come raggiungimento della serenità interiore.

Nelle tre navate l’itinerario si snoda attraverso temi  dell’antichità classica e pagana: la Lupa che allatta Romolo e Remo, l’egiziano Ermete Trismegisto, le dieci Sibille, i filosofi  Socrate,  Cratete,  Aristotele e Seneca. Nel transetto e nel coro si narra invece la storia del popolo ebraico, le vicende della salvezza compiuta e realizzata dalla figura del Cristo, costantemente evocato e mai rappresentato nel pavimento, ma presente sull’altare, verso cui converge l’itinerario artistico e religioso.

Nel periodo della scopertura  si svelerà, allo sguardo dello spettatore, anche la parte disegnata da Domenico Beccafumi che qui  perfezionò la tecnica del commesso marmoreo tanto da ottenere risultati di luci e ombre, assimilabili al chiaro-scuro del disegno. Nell’esagono sotto la cupola sono rappresentate le Storie di Elia e Acab;  nei riquadri vicini all’altare sono raffigurati invece  gli episodi  di  Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia e le  Storie di Mosè sul Sinai,  oltre al Sacrificio di Isacco. Si potranno inoltre ammirare da vicino gli affreschi dell’abside e gli angeli in bronzo  addossati ai pilastri vicino all’altare di Domenico Beccafumi, uno degli esponenti più rappresentativi  del Manierismo.

Ma il Duomo non finisce di sorprenderci: i visitatori potranno inoltre “deambulare” intorno al coro e all’abside ove si conservano le tarsie lignee di Fra Giovanni da Verona, eseguite con una tecnica simile a quella del commesso, con legni di diversi colori, raffiguranti vedute urbane, paesaggi e nature morte, costituite da vari oggetti disposti sugli scaffali degli armadi: suppellettili liturgiche, strumenti musicali, poliedri sfaccettati, teschi e clessidre simboli della vanità delle glorie terrene.

Contemporaneamente  continua l’apertura straordinaria de “La Porta del Cielo”, i sottotetti della Cattedrale,  in cui per secoli nessuno è potuto accedere, ad eccezione delle maestranze addetti ai lavori. Il percorso verso il ‘cielo’ della Cattedrale comincia da una scala a chiocciola inserita dentro una delle torri terminanti con guglie che fiancheggiano la magnifica facciata del Duomo.

Una volta giunti sopra le volte stellate della navata destra  inizia un itinerario riservato a piccoli gruppi che, accompagnati da un’esperta guida, potranno camminare ‘sopra’ il sacro tempio e ammirare gli interni del Duomo e gli esterni  della città. Attraverso le vetrate dal tamburo della Cupola, si potrà inoltre osservare il pavimento nel suo insieme da una prospettiva diversa rispetto a

quella abituale. Dal ballatoio della controfacciata si potrà inoltre godere della vista generale sulle tre navate con le  tarsie raffiguranti i personaggi del mondo antico.

Nel periodo della scopertura, le visite guidate al Pavimento e quelle alla Porta del cielo saranno effettuate non solo in orario consueto, ma anche in notturna. I due percorsi saranno aperti infatti tutti i sabati fino al 26 ottobre 2013, dalle 20 alle 24.

Il visitatore, dopo questa esperienza al Duomo, comprenderà meglio le parole scritte da Cosima, moglie del musicista tedesco Richard Wagner, nel suo diario, alla data 21 agosto 1880: “Arrivo a Siena intorno alle 10.00… visita al Duomo! Richard è commosso fino alle lacrime, dice che è l’impressione più forte che abbia mai ricevuto da un edificio. Vorrei ascoltare il preludio di Parsifal sotto questa cupola! In mezzo a tante preoccupazioni un momento di felicità: aver condiviso con Richard questo rapimento, sentimento di gratitudine verso il mio destino”.

Il nuovo “catalogo” relativo alla scopertura del Pavimento della Cattedrale e alla Porta del cielo, dal titolo Virginis Templum (Siena, Cattedrale, Cripta, Battistero), pubblicato in cinque lingue, guiderà il visitatore all’interno del Complesso monumentale del Duomo. Il libro di Marilena Caciorgna contiene al suo interno un agile “percorso pavimento” graficamente segnato dai motivi ornamentali marmorei bianchi e verde scuro, una “guida” nella “guida”.

Tra i servizi offerti saranno disponibili inoltre visite guidate in cui professionisti del settore, in varie lingue, condurranno i visitatori alla scoperta di questo straordinario capolavoro.

Orari di apertura

Feriali    10:30 – 19:30

Festivi     9:30 – 18:00

Biglietti

Opa Si Pass all inclusive ticket €12,00

Cattedrale, Pavimento e Libreria Piccolomini

Intero  € 7,00

Riduzione scuole  € 3,00

Riduzione gruppi più di 15 pax  € 5,00

Porta del Cielo più Pavimento e Libreria Piccolomini  € 25,00

Visite guidate: tutti i giorni alle ore 11:00 – 12:00 – 15:30 – 16:30

Aperture notturne: tutti i sabati, su prenotazione, fino al 26 ottobre 2013, dalle 20 alle 24 sarà possibile effettuare la visita guidata al Pavimento ed alla Porta del Cielo in orario notturno.

Multimediaguide su tablet: per una visita guidata individuale

Catalogo del percorso:  “Virginis templum”, Livorno, Sillabe 2013, € 18,00

Articolo di Barbara Izzo e Arianna Diana

 

“Da Donatello a Lippi” a Prato

La mostra Da Donatello a Lippi. Officina pratese mette in luce, come mai era stato fatto prima, il ruolo cruciale che Prato ha avuto nella storia del Rinascimento. Negli splendidi spazi del Museo di Palazzo Pretorio, che riapre dopo 16 anni, dal 13 settembre al 13 gennaio opere provenienti da tutto il mondo saranno la testimonianza di una stagione artistica straordinaria, di cui furono protagonisti fra gli altri Donatello, Paolo Uccello, Filippo e Filippino Lippi. “Non si può capire il Rinascimento, senza conoscere Prato”, secondo Keith Christiansen, tra i maggiori esperti al mondo di arte rinascimentale. “È con questa mostra – sottolinea il sindaco Roberto Cenni – che per Prato può nascere una stagione nuova, grazie all’arte e alla bellezza. Riaprire Palazzo Pretorio con capolavori che arrivano da musei così prestigiosi, è una straordinaria occasione di speranza per una città che grazie alla cultura può e deve trovare nuovi orizzonti di crescita”.

La mostra è curata da Andrea De Marchi (università di Firenze) e da Cristina Gnoni (Soprintendenza ai beni artistici di Firenze, Prato e Pistoia) e si avvale di un comitato scientifico di rilevanza internazionale. Con l’alto patronato del Presidente della Repubblica ha il contributo della Regione Toscana e della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, e il sostegno di sponsor privati, tra cui Moretti Gallery. L’organizzazione è del Comune, insieme a MondoMostre: un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato, decisiva per il futuro della cultura.

La storia dell’officina pratese inizia grazie alla fabbrica del Duomo.
Nel 1428 Donatello e Michelozzo furono chiamati a realizzare il magnifico pulpito per l’ostensione della sacra cintola, la cintura che secondo tradizione la Vergine consegnò a San Tommaso al momento dell’assunzione e che nel 1141 fu portata in città dalla Terra Santa dal mercante Michele Dagomari. Da allora fu oggetto di una straordinaria venerazione, diventando il tesoro più prezioso della città e il fulcro delle sue vicende artistiche. Ancora oggi le cinque ostensioni annuali dal pulpito di Donatello raccolgono in piazza migliaia di persone.

Poco dopo, Paolo Uccello fu incaricato di affrescare la cappella dell’Assunta: era un giovane irrequieto e geniale, e la mostra documenta in modo spettacolare, per la prima volta, la sua produzione di quegli anni formidabili. Due opere da citare e soprattutto da vedere: la splendida Natività di Karlshure, per la prima volta in mostra, e il San Giorgio e il Drago, da Melbourne.

Ma è soprattutto a Filippo Lippi, che la mostra è dedicata, all’artista che Vasari definì “il più singolare maestro del tempo suo”, e che a Prato dipinse i suoi capolavori, a partire dagli affreschi del Duomo, iniziati nel 1452. “Razionalità e potentissima fantasia – dice l’assessore alla cultura Anna Beltrame – l’uso audace e sapiente del colore, la stupefacente bellezza dei volti e delle figure, la capacità di trasmettere emozioni, fanno di Filippo uno straordinario narratore di storie, un precursore della maniera moderna, dei grandi maestri dell’arte del Cinquecento, a cominciare da Michelangelo e da Leonardo, alle cui sperimentazioni nella tecnica dell’affresco egli preparò il terreno, proprio a Prato”.

Gli affreschi del Duomo furono completati solo nel 1466, anche per lo scandalo suscitato dalla passione per suor Lucrezia Buti, che frate Filippo convinse a fuggire dal convento di Santa Margherita, folgorato dalla sua “bellissima grazia”. Fu un amore duraturo, dal quale nacque Filippino, che a Prato iniziò a dipingere e che, dopo la morte del padre, si affidò alla guida di Botticelli, di cui Filippo era stato maestro.

Di Lucrezia fra Filippo ci ha lasciato immagini indelebili, raffigurandola più volte nelle sue opere: dalla Salomè del Duomo, alla Santa Margherita della Madonna con la Cintola, l’immagine simbolo della mostra.

Tante sono le storie, le idee, le innovazioni, dell’Officina Pratese, anche grazie ad altri artisti, come Fra Diamante e il Maestro della Natività di Castello, Maso di Bartolomeo, Zanobi Strozzi, Domenico di Michelino. La mostra vuole offrire, attraverso una scelta di opere tutte di grande qualità, alcuni squarci di luce su queste personalità, per aiutare a capire meglio quanto a Prato di loro è rimasto. Al tempo stesso si prefigge alcune operazioni esemplari di ricostruzione di opere che erano a Prato e che sono state smembrate, riunendo predelle e pale ora divise fra i musei pratesi e le collezioni straniere (l’Assunta di Zanobi Strozzi dipinta per il Duomo, ora a Dublino, e la predella del Museo di Palazzo Pretorio; il capolavoro del Maestro della Natività di Castello, la pala di Faltugnano ora nel Museo dell’Opera del Duomo, la cui predella è spartita fra la National Gallery di Londra e la Johnson Collection di Philadelphia). Vengono così riportate a Prato opere che si trovano in importanti musei stranieri, come la pala di Budapest di fra Diamante.

Infine, intorno ai capolavori del Rinascimento pratese, Roberto Piumini ha creato un percorso di poesia pensato per i bambini, e per gli adulti che dei bambini hanno ancora la libertà di sguardo. È il più grande scrittore italiano di testi per l’infanzia, ma è anche l’autore di un incantevole racconto sull’amore tra Filippo e Lucrezia, ripubblicato in questa occasione. Da Donatello a Lippi è dunque una mostra da non perdere, per il rigore con cui è stata costruita, per la bellezza e le emozioni che può regalare, per una città che merita di essere scoperta.

Articolo di Comune di Prato