Visse d’arte

In occasione del centenario dalla scomparsa di Giacomo Puccini, Corrado Veneziano presenta il suo ultimo lavoro dedicato espressamente al musicista lucchese. Il ciclo di opere ad olio, dal titolo Visse d’arte farà parte di un percorso espositivo in programma al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma dal 19 aprile al 23 giugno, sotto la curatela di Francesca Barbi Marinetti, Cinzia Guido e Sonia Martone.

Un omaggio personale molto sentito dal poliedrico artista – già autore di opere pittoriche iconiche nonché di pregevoli saggi su teatro e linguistica – che della drammaturgia pucciniana, attraverso la pittura, mira ad esaltare del compositore la forte tensione figurativa, in un dialogo con le note del pentagramma, evocando luoghi e personaggi dei suoi capolavori assoluti, tra cui Tosca, Turandot, Manon, Suor Angelica, La Fanciulla del West, Madama Butterfly.

“Dotato di una straordinaria cultura tecnica – afferma Veneziano – Puccini ha anche trasformato, talvolta cancellato e riscritto, passaggi delle opere dei librettisti con cui ha collaborato. E in tutto ciò è riuscito a restituire – nella complessa dialettica che da sempre lega la musica alle parole – un significato omogeneo e una comunicazione visiva di rara potenza.  Le sue opere si affermano come capolavori melodici squisitamente musicali, ma diventano anche simboli evocativi su cui si fonda una parte preziosa dell’immaginario contemporaneo.”

Dei venticinque dipinti in mostra realizzati da Veneziano, dodici di essi richiamano l’intero repertorio operistico pucciniano: con le linee orizzontali parallele tra loro che ricordano spartiti e righe musicali. Tali partiture aeree e pittoriche appaiono separate tra loro da diversi intervalli visivi: corde, fili, rami, scale, onde del mare (e altro ancora) che diventano elementi leggeri ed eterei, quasi desemantizzati e allo stesso tempo orgogliosamente portatori della suggestione primaria di Puccini. Alle opere ispirate ai classici della lirica, se ne aggiungono altre tre: L’Antilisca, un animale immaginario, un pericoloso ma seducente “uccello femminile” che spesso Puccini evocava al fine di spaventare scherzosamente i suoi amici, nella tenuta di Torre del Lago; l’Incipit del Vecchio Testamento, un libro che Puccini “non si stancava mai di leggere e di consigliare” ai suoi conoscenti; una citazione visiva di Paolo e Francesca, ispirata alla Divina Commedia del suo amatissimo Dante Alighieri: un episodio le cui parole Puccini cercò di inserire nel libretto della Fanciulla del West, affinché fosse cantato dalla protagonista.

Nel corso delle prossime settimane, sempre all’interno della prestigiosa cornice museale, saranno inoltre ospitati una serie di concerti ed eventi a tema, aperti al pubblico, ulteriore occasione per ricordare questo significativo anniversario pucciniano e farlo in questo luogo congeniale, che celebra la musica e la evoca attraverso i mezzi che ne permettono l’espressione. Il Museo, infatti, è nato grazie al lascito della importante collezione di strumenti musicali del tenore Gennaro Evangelista Gorga (1865-1957), che dedicò la quasi totalità del suo patrimonio e della vita al collezionismo, rinunciando ad una carriera lirica fulgida e promettente, legata in modo indissolubile a Puccini: Gorga fu non a caso il Rodolfo della prima de La Bohème, opera con cui concluse la sua carriera. Si è scelto, in tal ambito, di porre le opere di Veneziano in diretto dialogo con gli strumenti musicali esposti nel Museo, quasi a indicare un doppio filo narrativo lungo il quale si inserisce lo stesso Evan Gorga.

La mostra Visse d’arte gode del riconoscimento del Comitato azionale per le celebrazioni pucciniane, “Puccini100”.

Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, Piazzale Santa Croce in Gerusalemme 9/a – Roma. Infoline: +39 06 7014796

Orari: dal martedì alla domenica ore 9:30-19:30 (ultimo ingresso ore 18:30). Giorno di chiusura: lunedì

Ingresso:

€ 6 (intero)

€ 2 (dai 18 ai 25 anni) solo per studenti UE

Gratuito fino a 18 anni e ogni prima domenica del mese

Biglietti in prevendita sul sito www.gebart.it o chiamando il centralino 06 32810

Sito ufficiale: https://museostrumentimusicali.beniculturali.it/

Elisabetta Castiglioni

Ventunesimo Asian Film Festival

Al Cinema Farnese Arthouse di Roma si tiene la XXIesima edizione dell’Asian Film Festival, la rassegna cinematografica che rivolge lo sguardo alle migliori nuove produzioni dell’Estremo Oriente. Ideata da Cineforum Robert Bresson con la direzione artistica di Antonio Termenini, la rassegna, in programma fino al 17 aprile 2024, conta quest’anno ben 36 opere in proiezione provenienti da 12 diversi Paesi.  Le nazioni coinvolte saranno infatti  Corea del Sud, Giappone, Cina, Taiwan, Hong Kong, Malesia, Singapore, Indonesia, Vietnam, Thailandia, Filippine e, per la prima volta, il Nepal

Distribuite nelle sezioni NewcomersConcorso e Fuori Concorso, le opere in competizione saranno giudicate da una giuria composta dal giornalista, scrittore ed editorialista Antonio Polito, il regista Christian Carmosino Mereu e la giornalista e docente di linguaggio audiovisivo Angelica Alemanno, mentre i lavori dei talenti emergenti saranno valutati da un’apposita compagine di studenti presieduta da Antonio Falduto della UNINT.

“In questa edizione di Asian Film Festival – rileva Antonio Termenini – attraverso una selezione accurata e non facile, superati i tempi del Covid e vista la moltiplicazione delle opere sul panorama globale, abbiamo cercato di mettere in piena luce la capacità dei produttori dell’Estremo Oriente di aver inventato nuove forme di coproduzione, non solo tra Paesi limitrofi, o comunque, dell’area, il che ci ha permesso di scoprire nuovi talenti o di consolidare lo status, sia autoriale che di mercato di tanti altri. Coproduzioni che coinvolgono Paesi tra di loro molto diversi, per storia, religione, posizionamento geopolitico, tradizioni cinematografiche, forme di espressione artistiche. Un segno di grande coraggio, di innovazione che non ha pari al mondo. E che parte dai tanti fondi 
di sviluppo (che si stanno moltiplicando e diversificando), per arrivare, poi, alle vetrine dei festival di cinema più importanti al mondo. Tra le opere di punta – poche menzioni tra i tanti meritevoli film in programma – ci piace segnalare Inside the Yellow Cocoon Shell (Pham Thiên Ân), Camera d’Or al festival di Cannes, Love Is a Gun (Lee Hong-Chi), Leone d’Oro del Futuro al Festival di Venezia, Last Shadow at First Light (Nicole Midori Woodford), Tomorrow Is a Long Time  (Jow Zhi Wei), Snow in Midsummer (Chong Keat Aun, e Oasis of Now (Chia Chee Sum)”.

Anche in questa edizione torneranno le giornate a tema con specifici tributi a Thailandia, Corea, Giappone e Vietnam, mentre tra gli ospiti di punta sono attesi il regista giapponese Shinpei Yamasaki per The guilt and the other stories, la vietnamita Nguyen Thi Truc Quynh, protagonista di Inside the yellow cocoon shell  e il regista di Lesson, Kim Kyung-rae, primo ospite coreano nella storia dell’Asian Film Festival.

Per chi vorrà godere appieno dell’articolato calendario del festival, è prevista inoltre una serie di formule abbonamento che offriranno la possibilità di partecipare ad un’estrazione con premi in luxury bags e un viaggio in crociera in Thailandia.

I film di Asian Film Festival sono proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano (doppia sottotitolatura italiana e inglese per le opere in concorso)

La XXIesima edizione di Asian Film Festival è realizzata con il contributo di: Ministero della Cultura (Direzione Generale Cinema e Audiovisivo), Regione Lazio, Roma Lazio Film Commission, Istituto Culturale Coreano in Italia,  Ambasciata della Repubblica Socialista del Vietnam in Italia.

Un’iniziativa in collaborazione con: Ministero degli Affari Esteri, Elephant Pictures, UNINT Università degli Studi Internazionali di Roma, 25th Shanghai International Film Festival, Cinema Farnese Arthouse, Ho Chi Mnh City International Film Festival, Oltre lo specchio Film Festival, Associazione Italia Asean, Ambasciata della Thailandia in Italia, Amazing Thailand Ente del Turismo thailandese, Associazione Italia-Filippine, Fabio Truffa, Danang Asian Film Festival.

La manifestazione gode del patrocinio di Roma Capitale.

Elisabetta Castiglioni

A Roma la più importante mostra mai dedicata ai menu nel mondo

A vent’anni dalla mostra di menù al Castello Sforzesco di Milano, in questo 2024 a Roma prenderà vita la più importante esposizione mai dedicata ai menù storici di tutto il mondo. Dal 5 al 7 aprile appuntamento al Garum – Biblioteca e Museo della Cucina, con la mostra “UN MONDO DI MENU: la grande storia a tavola”, con oltre 400 menù storici e contemporanei, alcuni dei quali vere perle rare mai resi visibili al pubblico, provenienti dalle maggiori collezioni private d’Italia e non solo. L’inaugurazione è fissata per le ore 17 di giovedì 4 aprile.

La mostra suggella la collaborazione fra “menù Associati – associazione internazionale di menù storici” (www.menùassociati.eu) e Garum – Biblioteca e Museo della Cucina della Fondazione Rossano Boscolo Sesillo, collaborazione che la Presidenza della Repubblica ha voluto onorare partecipando all’esposizione con un pannello che ricorda, attraverso i menù, tutti i Presidenti della Repubblica Italiana e i rapporti con le altre Nazioni.

La mostra si articola attraverso 18 pannelli monotematici e si conclude con un pannello aggiuntivo che vuole anticipare l’impegno di menù Associati e dell’associazione culturale CheftoChef emiliaromagnacuochi a sostegno della candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio dell’Unesco.

Ad accompagnare l’esposizione, un imponente catalogo (di 464 pagine) strumento di conoscenza imperdibile per professionisti del settore, per gourmet e appassionati curiosi, che sfogliandolo ritroveranno tanti episodi (e piatti!) forse dimenticati o comunque da ricordare. La prefazione del catalogo è a firma del Prof. Alberto Capatti, mentre i testi sono di Maurizio Campiverdi, Franco Chiarini, Giulio Fano, Matteo Ghirighini e Roberto Liberi, tutti soci di menù Associati.

Molti dei menù saranno esposti per la prima volta al mondo, a partire dal più antico menù a stampa conosciuto (1803) fino a menù a noi contemporanei quali quello del Pranzo offerto da Casa Artusi al Presidente Napolitano il 7 gennaio 2011 o quello relativo al viaggio di Papa Francesco a Cuba, per incontrare il patriarca Kirill.

Alla mostra collaborano, quali prestatori o fornendo testi e saggi specifici, tra gli altri: Maurizio Campiverdi, proprietario della più vasta collezione di menù conosciuta e Presidente di menù Associati, Academia Barilla, Istituto Luigi Sturzo, MAV Fondazione Modena Arti Visive, Casa Artusi, Zeppelin Museum di Friedrichschafen e, eccezionalmente, l’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica.

Nella visione proposta dalla mostra, il menù, oltre che un manufatto spesso di fattura pregevole e artistica e testimone oculare della storia della gastronomia, rappresenta un credibile cronista dell’economia, delle scienze sociali e politiche e della quotidianità a sé contemporanee. Difatti i menù esposti, e ampiamente descritti nel catalogo analitico, sono legati a eventi storici e situazioni particolari quali, ad esempio: le celebrazioni per lo Statuto Albertino (1848)., delle discussa visita di Garibaldi a Londra (1864), la Breccia di Porta Pia e le due Guerre Mondiali, fino ad arrivare alle relazioni diplomatiche del secondo dopoguerra come nel caso del menù della Colazione offerta dal Presidente Cossiga a Michail Gorbaciov all’indomani della caduta del Muro di Berlino. Ad essi si affiancano menù che ci raccontano le ultime ore del Titanic, le grandi imprese di Amelia Earhart e Charles Lindbergh, Umberto Nobile e Francesco De Pinedo. Dal primo pranzo di Hitler e Mussolini (1934) e quelli di Castro e Kennedy correlati al periodo delle nazionalizzazioni cubane, a quelli legati alle celebrazioni per il matrimonio di Carlo e Diana, William e Kate, passando per le incoronazioni di Elisabetta II e di Nicola II, l’ultimo Zar.

Ma anche menù collegati alle celebrazioni e alle inaugurazioni del Canale di Panama e della Tour Eiffel; menù stampati su supporti speciali come seta e porcellana spesso preparati da grandi artisti quali Alphonse Mucha; i menù delle grandi Expo, straordinarie occasioni d’incontro e di scambio per i popoli della Terra: dall’expo del Crystal Palace del 1851 a Milano 2015, passando per la grande Expo parigina del 1900. E ancora: menù celebrativi dei grandi eventi sportivi, dai primi Tour de France al Touring Club Italiano, dalle Olimpiadi del 1936 al Primo Giro Aereo d’Italia.

Il Segretario di menù Associati, Giulio Fano, che insieme al coordinatore Roberto Liberi hanno partecipato alla progettazione di questa mostra, sono convinti che «questo evento farà da volano a molte altre iniziative che contribuiranno a raggiungere l’obiettivo di far riconoscere la Cucina Italiana da parte dell’UNESCO come patrimonio gastronomico, come già proposto dall’attuale governo insieme a diverse altre realtà culturali». E sottolineano «la particolarità di questa mostra è l’uso dei singoli menù come tessere di un mosaico per raccontare la nostra storia, le conquiste della nostra civiltà e, naturalmente, la storia della cucina negli ultimi due secoli».

Maurizio Campiverdi fondatore e Presidente di menù Associati e maggior collezionista al mondo di menù e di carte di ristoranti ricorda che «Rossano Boscolo presidente di Garum e il suo Direttore Matteo Ghirighini sono stati determinanti per la realizzazione di questa Mostra nella convinzione che il loro Museo della Cucina diventerà un centro importante di studi e raccolta di menù storici al servizio anche di quelle realtà internazionali, francesi in primo luogo, che stanno rivalutando questo strumento gastronomico fondamentale per riscrivere le tante storie di tante diverse cucine».

La mostra sarà aperta da venerdì 5 a domenica 7 aprile dalle 10 alle 18 con orario continuato. Ingresso gratuito.

Per informazioni: Garum Biblioteca e Museo della Cucina – Via dei Cerchi 87 Roma

www.museodellacucina.comInfo@museodellacucina.com

Pierluigi Papi (anche per le fotografie)

Proseguono i concerti di Roma Sinfonietta all’Università di Roma “Tor Vergata”

La stagione concertistica che l’Associazione Roma Sinfonietta, con la direzione artistica di Luigi Lanzillotta, realizza all’Università di Roma “Tor Vergata” è una delle più importanti a Roma, per il numero degli appuntamenti, per la qualità degli interpreti e per l’interesse dei programmi. Inoltre ha il merito di portare la musica cosiddetta classica – con puntate anche in altri generi di musica, scavalcando agilmente vecchie linee divisorie ormai senza senso – in una zona che ne è quasi totalmente priva, qual è Roma est. Ma questi concerti attraggono gli appassionati di musica da ogni parte di Roma e una parte del pubblico viene anche dalla zona dei Castelli, che non è troppo lontana dal luogo dei concerti, cioè l’Auditorium “Ennio Morricone” della seconda università statale romana, nella Macroarea di Lettere e Filosofia, in via Columbia 1.

I concerti si svolgeranno fino al 30 maggio 2024, sempre il mercoledì alle 18.00 (ma iniziano alle 20.00 i concerti del 29 e 30 maggio). I prossimi saranno i seguenti.

Ancora un altro mondo musicale è al centro del concerto dell’8 novembre, dedicato ad Ennio Morricone ed eseguito da un gruppo di strumentisti di Roma Sinfonietta, che Morricone stesso ha diretto in tantissimi concerti in tutto il mondo, insieme ai giovani del Quartetto Pessoa: in programma sue musiche per film notissime e altre meno note ma non meno belle. Inoltre un omaggio a Leandro Piccioni, recentemente scomparso.

Tornando alla musica classica, non può mancare il gruppo principe della musica da camera, ovvero il quartetto, per cui i più grandi compositori degli ultimi duecentocinquant’anni hanno scritto alcune delle loro opere più belle e importanti. Un ospite d’onore della stagione è il QUARTETTO d’archi del TEATRO alla SCALA, che nei due ultimi concerti (29 e 30 maggio) avvierà l’esecuzione integrale dei quartetti di Beethoven, replicando i concerti che eseguirà proprio alla Scala nei giorni precedenti. E torneranno nelle due stagioni successive per completare questo formidabile ciclo beethoveniano. Il Quartetto Guadagnini, che nel 2014 ha vinto il premio della critica musicale italiana come miglior gruppo musicale dell’anno, dedica invece il suo concerto a Shostakovich, i cui bellissimi quartetti furono un modo segreto per sottrarsi ai pressanti condizionamenti del regime sovietico (6 dicembre).

Un concerto è dedicato a Johann Sebastian Bach e a suo figlio Emanuel, all’epoca più noto e apprezzato del padre: suona un duo eccezionale, formato dal flautista Massimo Mercelli, applaudito nelle principali sale del mondo, e dal pianista iraniano Ramin Bahrami, costretto ad emigrare dal regime degli ayatollah e divenuto uno dei più grandi interpreti di Bach, cui ha dedicato anche un libro di successo, Come Bach mi ha salvato la vita (15 novembre). Una settimana dopo si ascolterà la Nona Sinfonia di Beethoven: questo capolavoro sarà presentato nella geniale rilettura per pianoforte che ne ha fatto un musicista iperromantico come Franz Liszt. La eseguirà Maurizio Baglini, uno dei pochi pianisti in grado di affrontare le trascendentali difficoltà di questo brano, da lui eseguito più di cento volte in Europa, America ed Asia.

Baglini non è il solo famoso pianista della stagione. Sono in cartellone due celeberrime sonate di Beethoven, affidate a Giuseppe Albanese, vincitore di numerosi concorsi internazionale e artista della Deutsche Grammophon, la più prestigiosa casa discografica classica (21 febbraio). Altra musica con un altro grande pianista italiano, Danilo Rea, suonerà naturalmente musica jazz, ma non solo (6 marzo). Ancora jazz con il quartetto di Roberto Gatto, che alla batteria ha pochi rivali (27 marzo), e con il quintetto di Gabriele Coen, che dedica il suo concerto a Leonard Bernstein, un musicista geniale che si trovava perfettamente a casa sua sia nel jazz che nella classica (24 aprile). Il sassofonista Marco Albonetti e l’Ensemble Roma Sinfonietta ci fanno fare un viaggio musicale nel mondo del tango e del cinema con la musica di Gardel, Piazzolla, Morricone, Rota, Galliano e Gato Barbieri (13 marzo).

Incontriamo nel corso della stagione molti altri eccellenti musicisti, sia come solisti sia come elementi di un ensemble. Alessandro Carbonare, straordinario clarinettista che Claudio Abbado volle per incidere il Concerto di Mozart, suona Gershwin, Poulenc, Shostakovich e atri grandi del Novecento, in trio con la violinista Elisa Eleonora Papandrea e il pianista Monaldo Braconi (10 aprile). I Cameristi di Santa Cecilia – un ensemble formato da sei “prime parti” dell’orchestra romana – eseguono Vivaldi, Mozart e il suo contemporaneo francese Devienne (8 maggio). Altre prime parti di Santa Cecilia e di altre eccellenti orchestre danno vita ad un quintetto di strumenti ad arco, con Luca Pincini come concertatore: il loro concerto inizia dal Seicento con Pachelbel e dal Settecento con Haydn per arrivare al Novecento con Respighi e fino ai nostri giorni con la giapponese Michiru Oshima, nota anche per aver scritto la musica per film di successo (22 maggio).

Alcuni concerti hanno un programma speciale. Il Concerto di Natale regala musiche sacre di Vivaldi eseguite dall’Ensemble Roma Sinfonietta e dal Coro “Claudio Casini” dell’Ateneo, diretti da Stefano Cucci (13 dicembre). Con un viaggio nel tempo il soprano Chiara Taigi e il pianista Antonello Maio ci trasportano in un “salotto musicale dell’800” per ascoltare fascinose romanze di Tosti, Rossini, Verdi e Mascagni (20 marzo). “Poesia, Pittura, Musica” è il titolo di un concerto che prende spunto dai ritratti di poeti realizzati dall’artista romana Guglielmina Otter per far ascoltare in prima esecuzione assoluta la musica composta da Lucio Gregoretti sui versi di quegli stessi poeti (17 aprile). Musica di autori contemporanei anche in un concerto a due facce: nella prima parte l’Ensemble Roma Sinfonietta diretto da Fabio Maestri esegue quattro Pop Songs di Marcello Panni, che riprendono splendidi e amatissimi brani di opere di Haendel, Rossini, Verdi e Massenet. Nella seconda parte si ascolteranno tre composizioni elettroniche realizzate da Giovanni Costantini, Giorgio Nottoli e Riccardo Santoboni prendendo spunto da Palomar, un romanzodi Italo Calvino, l’indimenticabile scrittore di cui nel 2023 si celebra il centenario della nascita (29 novembre).

Dunque una stagione ricca e varia, in cui ogni concerto presenta un particolare motivo d’interesse che lo rende speciale.

  • Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Musica e poesia di Oriente e Occidente

Il secondo concerto della stagione di Roma Sinfonietta mette a confronto Europa e Oriente, mondo cristiano e mondo musulmano, superando il vecchio e pernicioso schema della contrapposizione di due civiltà.

Mercoledì 25 ottobre alle 18.00 il gruppo Musica Antiqua Latina porta nell’Auditorium “Ennio Morricone” dell’Università di Roma “Tor Vergata” (Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) il progetto “Monteverdi 400: Monteverdi incontra Abdul Qadir Maraghî”. Partendo dal Combattimento di Tancredi e Clorinda, un capolavoro assoluto della musica del Seicento composto da Claudio Monteverdi sui versi della Gerusalemme liberata del Tasso, questo progetto riformula il dramma di Clorinda e Tancredi e le sue simbologie, esplorando il raffinato mondo identitario dell’eroina musulmana Clorinda, aprendosi alle fascinazioni degli imperi di Oriente e delle loro musiche. Si viene così a scoprire che la ‘porta girevole’ del Mediterraneo confluisce in codici condivisi, tradizioni sapienziali, poetiche universali. Storie come Lo Schaikh San’an e la fanciulla cristiana del poeta persiano Aṭṭār di Nishapur (1145/46 – 1221), oppure la musica coeva del mondo turco, di cui Abdul Qadir Maraghî (circa 1350 – 1425) è uno dei massimi rappresentanti, completano l’affresco storico del “madrigale rappresentativo” di Monteverdi. Un dialogo nell’arte che non conosce diversità, ma solo varietà, in un caleidoscopio di suoni, colori, timbri, emozioni.

Insieme a Musica Antiqua Latina, e al suo direttore Giordano Antonelli, partecipano al concerto i due tenori Safa Korknaz e David Maria Gentile e il soprano Hersi Matmuja. Musica Antiqua Latina promuove la riscoperta e la diffusione del grande repertorio barocco italiano. È stata ospite di numerosi festival in tutta Europa, tra le quali il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, I concerti del Quirinale, Festival Perla Baroku (Varsavia), I Concerti nel Parco, Goldberg Festival Danzica (Polonia), IIC Istanbul, Festival di Innsbruck. Le sue incisioni hanno ottenuto numerosi premi e riconoscimenti.

Biglietti: € 12,00 intero; € 8,00 ridotti personale universitario e over 65; € 5,00 studenti

I biglietti si possono acquistare presso Roma Sinfonietta(telefonicamente06 3236104– per email: romasinfonietta@libero.it) o presso l’Auditorium E. Morricone dell’Università di Roma “Tor Vergata” a partire da un’ora e mezzo prima di ogni concerto.

Mauro Mariani

Le “Pillole musicali” di Roma Sinfonietta al Policlinico Umberto I

Fino al 7 dicembre 2023 Roma Sinfonietta porta “Pillole musical” ai pazienti e al personale sanitario del Policlinico Umberto I di Roma. Sono otto piccoli concerti della durata di circa mezz’ora, ognuno dei quali sarà suonato due volte nella stessa mattina, prima alle 11.00 o 11.30 e poi alle 12.30, in diversi reparti dell’ospedale romano e anche nei corsi di accompagnamento alla nascita.

È dimostrato che la musica può assolvere una funzione molto importante, anche e soprattutto negli ospedali, poiché può avere un effetto consolatorio, può alleviare lo stress e la solitudine che i pazienti a volte vivono negli ospedali, può portare momenti di leggerezza, può consentire una piccola sosta e permettere di riprendere energia agli operatori sanitari.

Il primo ad aver avuto quest’idea, e ad averla realizzata al Policlinico Gemelli, è stato Giuseppe Sinopoli, che era un grande direttore d’orchestra e aveva anche una laurea in medicina: “La musica è come una luce che penetra nel tempio della nostra anima”, diceva.

Roma Sinfonietta negli anni scorsi ha portato queste “pillole musicali” al Policlinico “Tor Vergata”, dove si è potuto constatarne l’effetto benefico sui pazienti, sul personale sanitario e sui parenti in visita, che le hanno accolte con grande adesione e partecipazione. Ora si è deciso di portare la musica anche al Policlinico Umberto I, e questo è possibile grazie alla sensibilità e al sostegno economico della Fondazione Marco Besso e del suo presidente Lucio Caracciolo.

Ognuno di questi piccoli concerti è affidato a uno, due o al massimo tre musicisti, sia per contenere il volume del suono sia per consentire lo spostamento facile e rapido da un reparto all’altro e da una stanza all’altra, perché la musica verrà portata anche a chi non può alzarsi dal letto.

Il programma preparato dal Maestro Luigi Lanzillotta, direttore artistico di Roma Sinfonietta, prevede una notevole varietà di generi musicali, dalla classica all’etnica, dalla canzone d’autore a qualche sconfinamento nel jazz, sempre nell’esecuzione di musicisti di primo piano e di solida esperienza.

Nel primo incontro Gabriele Coen e Gianluca Casadei si muovono tra klezmer, tango e jazz, mentre nell’ottava e ultima pillola il Trio Monti, che non per caso prende il nome dall’antico rione di Roma, farà ascoltare le più amate canzoni romane. Ancora canzoni ma questa volta di Modugno, Tenco, Conte e Vinicio de Moraes nella pillola musicale di Isabella Alfano e Massimo Antonietti. Ennio Morricone sarà accostato a Mozart dal Duo Archissimi e a Bacalov, a Piovani e a musicisti classici dal duo Andrea Di Mario – Antonello Maio. Sia il duo Riccardo Bonaccini – Fabio Fasano che l’altro duo Luca Cipriano – Marco Sinopoli alternano Astor Piazzolla alla musica di altri compositori, mentre Vincenzo Bolognese offre all’ascolto Bach e altri grandi musicisti classici.

Info: 063236104 – info@romasinfonietta.itwww.romasinfonietta.it

Mauro Mariani

Natale in piazza per La Bottega delle Maschere

Natale in piazza è una programmazione unitaria per i suoi contenuti, per le tante linee trasversali che uniscono gli stessi concetti. È un progetto che dà un significativo apporto allo sviluppo culturale e alla promozione turistica della nostra Città. La manifestazione natalizia di teatro dura dal 2007.

Da una parte. Sogno di Natale, la novella di Pirandello, sviluppa una tesi: le voci di dentro non sono soltanto pensieri, ricordi o immagini, ma valenza delle cose perdute. Dall’altra. La messinscena Natale in piazza di Henri Ghéon è un progetto non abusato, non comune, non scontato, nuovo, originale e raro. Un canovaccio, un metateatro, una recita a soggetto, un contenitore d’eccezione capace di superare gli echi di certe inattuali sperimentazioni teatrali.

Tutto avviene nella cripta della Basilica di Sant’Alessio. La scena rappresenta il lato di una piazzetta di un villaggio, dove gli zingari hanno sistemato il loro carrozzone ed eretto un palco sgangherato. È notte. Il barlume di un fuoco, le stelle e la luna. Una lampada ad acetilene è issata in cima ad una pertica. Qualche sgabello, valigie, un fuoco. Gli zingari stanno cenando. Qualcuno li sta osservando. È la gente del villaggio che si aspetta una rappresentazione teatrale. Si apre una valigia ricolma di costumi. Si accende la lanterna ad acetilene. Un vecchio zingaro apre un libro antico. Gli altri si ritirano dietro il carro, si truccano a vista. Inizia lo spettacolo: In quei tempi i popoli vivevano nell’attesa…

Comincia così lo strano racconto di Natale, costruito con una rara intelaiatura di teatro nel teatro sacro. Su un praticabile che sembra essere stato riesumato dalla scenografia di un carro di Tespi, nasce un presepe metafisico dove si dispongono gli attori e tutto diventa come una disputa dentro un dipinto fiammingo. Gli affreschi, tutto intorno, sono il coro. Il gruppo si sistema; da una parte si ascoltano i passi antichi della Notte Santa, dall’altra arrivano Maria e Giuseppe, sono a Betlemme per il censimento di Augusto, cercano un alloggio. Nell’aria anche i versi di Gozzano… Poi l’arrivo dell’Angelo, di Maria, di Giuseppe. Povertà. L’innocenza del testo. Un violino, un soprano come in una favola e un flauto di Pan per l’Ave Maria di Schubert. Gli attori si compongono, si scompongono e ricompongono nella sera favolosa della Vigilia.

È una commedia dell’arte con Marcello Amici, Giuseppe d’Onofrio, Carlotta Galmarini, Emilia Guariglia, Federico Giovannoli, Tiziana Narciso, Martina Pelone e Michela Marconi (soprano). Assistente alla regia Roberto Di Carlo

Natale in piazza, 3, 4, 5 gennaio 2023 – ore 18.30, Cripta della Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio all’Aventino, Piazza S. Alessio 23 – Roma. Ingresso libero e gratuito

Elisabetta Castiglioni

Pane e olio… a teatro!

Presso il foyer dell’Auditorium della Conciliazione a Roma, nelle giornate di 25, 26 novembre e 6 dicembre, verrà ospitata un’iniziativa per far conoscere ed apprezzare alcuni prodotti di eccellenza tipici della Regione Lazio.

Ideato e organizzato dall’associazione culturale Il Leone e le Cornucopie, da anni specializzata nella realizzazione di manifestazioni ed eventi culturali con il particolare obiettivo di evidenziare le peculiarità del territorio, il progetto Pane, olio… a Teatro! vedrà offrire gratuitamente in degustazione al pubblico e agli intenditori alcune prelibatezze con il tocco di esperienza e fantasia di due chef laziali specializzati nella cucina regionale.

In queste tre giornate, a partire dalle 12.00, verrà infatti esposta un’accurata selezione dei più pregiati oli provenienti dalle province laziali, accompagnati da prodotti tipici di panificazione di tutto il territorio regionale.

Andrea Passeri, esperto ed appassionato ricercatore di ingredienti tipici della nostra terra, le cui speciali preparazioni culinarie riescono a combinare le materie prime presenti nelle tavole del passato con la cultura gastronomica dei giorni nostri e Stefano Salvi, executive chef di eccezione e professionista molto noto nell’universo della nostra cucina, metteranno a disposizione il proprio “expertise” non solo sulle origini e la storia del pane e dell’olio nel Lazio ma anche sulle rispettive possibilità di combinazione in maniera magistrale con i migliori piatti della tradizione.

“La scelta di una cornice quale questo prestigioso teatro della capitale – afferma Fabio Alescio, promotore e organizzatore dell’evento – non è casuale, dal momento che riteniamo qui si possa evidenziare un connubio speciale, quello della tradizione del cibo genuino con il mondo del teatro e della musica: in queste serate, infatti, il palco dell’Auditorium ospiterà due grandi artisti e dopo la degustazione gratuita, chi possiede il biglietto di ingresso, potrà assistere allo spettacolo prescelto”.

Il 25 e 26 novembre salirà sul palco Daniele Silvestri mentre il 6 dicembre sarà la volta di Ornella Vanoni, ma l’ingresso al pubblico senza biglietto sarà aperto negli stessi giorni anche dalle ore 12 alle 16.

“Il progetto – ricorda Tiziana Biscu, presidente dell’Associazione Culturale Il Leone e Le Cornucopie – ha anche una rilevante valenza sociale, avvalendosi della collaborazione dell’associazione di volontariato no profit Abili Oltre la cui attività principale è costituita dall’inclusione lavorativa delle persone socialmente svantaggiate e diversamente abili.”

Accompagnati dal Presidente Marino d’Angelo e da Mario De Chiara, responsabile dell’associazione, parteciperanno all’evento alcuni giovani impegnati dal 2020 nel progetto speciale ColDiversa, un’esperienza di lavoro formativa in ambito food e più precisamente di somministrazione di prodotti agro-alimentari ed enogastronomici provenienti da realtà produttive inclusive ed ecosostenibili.

Tra le aziende olearie rappresentate nella degustazione, infine, sarà presente l’associazione Ulivi dell’Etruria, specializzata nel recupero degli olivi abbandonati e che ha aderito a questo importante progetto sociale.

Pane, olio… a Teatro è un evento realizzato grazie al contributo della Regione Lazio.

Ingresso libero a tutti: ore 12:00 – 16:00

Ingresso riservato ai possessori dei biglietti dei concerti dell’Auditorium della Conciliazione: dalle ore 19:00

Elisabetta Castiglioni

“Prima facie”, prima romana

Debutto sul palcoscenico del West End Londinese per Jodie Comer, la star vincitrice di un Emmy e di un Bafta per “Killing Eve” e “The Last Duel”, ora unica protagonista di “Prima Facie“, acclamatissima e pluripremiata pièce teatrale dell’australiana Suzie Miller, una storia che ci porta nel cuore di dove l’emozione e l’esperienza si scontrano con le regole del gioco. 

Diretta da Justin Martin all’Harold Pinter Theatre di Londra, l’opera – ripresa teatrale dal vivo dello spettacolo andato in scena lo scorso luglio – è diventata un film di alto valore educativo e morale e arriverà per la prima volta a Roma, per tre giorni sul grande schermo del Cinema Farnese Arthouse (Piazza Campo de’ Fiori 56 – Roma), il 24, 25 e 26 novembre.

Tessa è una giovane e brillante avvocatessa proveniente dalla classe operaia, che si è fatta strada nella vita e nel lavoro per meriti acquisiti sul campo e che ora si trova di fronte a un evento inaspettato che la costringe a muoversi in un territorio in cui il potere patriarcale della legge, l’onere della prova e la morale divergono.

La prima visione del film, in programma venerdì 25 novembre, è stata concepita  in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, dati i contenuti trattati nella vicenda.

L’opera, prodotta da Empire Street Production e distribuita da National Theatre Live, sarà proiettata in lingua originale inglese con sottotitoli in inglese. 

L’iniziativa segna anche il ritorno al Cinema Farnese ArtHouse, dopo circa 7 anni di assenza, dei titoli della NTL che verranno programmati dal 2023 con cadenza mensile.

PRIMA FACIE – Giorni ed orari di programmazione:

Venerdì 25 novembre – Ore 21:30

Sabato 26 novembre – Ore 19:30

Domenica 27 novembre – Ore 17:15

Elisabetta Castiglioni

Festival di Film di Villa Medici

Nell’ambito della seconda edizione del Festival di Film di Villa Medici che si terrà a Roma da mercoledì 14 a domenica 18 settembre 2022, saranno presentati quattordici film in competizione internazionale. Queste produzioni, di tutte le durate e i generi, includono 2 film presentati in prima mondiale e 9 prime italiane.

Anche quest’anno, artisti, registi e pensatori di tutti i continenti si danno appuntamento a settembre a Villa Medici per celebrare la vitalità delle pratiche cinematografiche contemporanee attraverso una selezione di proposte – film d’autore, cinema d’essai, fiction o documentari – che si distinguono per l’originalità del discorso o della forma. 

In un’epoca in cui lo storytelling è nella migliore delle ipotesi uno strumento di lavoro e nella peggiore dei casi un’arma da guerra, gli artisti e i registi contemporanei sono necessariamente messi di fronte alla questione della narrazione, intima o politica, in un movimento riflessivo che mette in discussione la materia stessa della loro arte. Ciascuna delle opere in gara sovverte a suo modo i codici di questi racconti individuali o collettivi.

Sostituire il racconto dei vincitori con quello dei vinti significa riscrivere la storia alla luce di una «morale della minoranza» (per riprendere le parole del filosofo francese Didier Eribon). In MOUNE Ô di Maxime Jean-Baptiste, le comparse di un film sulla colonizzazione della Guyana rivendicano l’immagine del loro popolo assente dall’immaginario francese; in MANGROVE SCHOOL di Filipa César e Sónia Vaz Borges, gli scolari guerriglieri sistemano quaderni e matite tra le mangrovie della Guinea-Bissau. 

Questi personaggi assenti dalle rappresentazioni del secolo scorso fanno gioiosamente irruzione nel nostro secolo, sfrenati, orgogliosi e con una smorfia sul viso. Come la strana figura, senza sesso né età identificabili, che impersona l’artista guatemalteco maya Edgar Calel in XAR scritto insieme a Fernando Pereira dos Santos: un essere la cui potenza originale fa esplodere qualsiasi cosa attraversi, tanto lo spazio quanto il tempo. Un misticismo politico su cui lavora anche l’artista libanese Ali Cherri con LE BARRAGE, la sua favola di resistenza girata nel Sudan in guerra. 

Questa ricerca di un’altra narrazione avviene spesso attraverso il ritratto degli Antichi, in una filiazione che i film mettono in discussione. Sparite le «memorie dei nostri padri» al loro posto ci sono le nonne, protagoniste della trasmissione al centro di KICKING THE CLOUDS di Sky Hopinka, cineasta indiano d’America, e di INTO THE VIOLET BELLY dell’artista tedesca di origine vietnamita Thùy-Hân Nguyễn-Chí, rivelazione dell’ultima Biennale di Berlino.

Questi antenati, ai cui film si richiamano, sono anche gli artisti che li ispirano. In À VENDREDI, ROBINSON, Mitra Farahani, con il suo inimitabile talento nell’ammansire le anime selvagge, riunisce Ebrahim Golestan e Jean-Luc Godard in una favola inaspettata in cui è difficile dire chi sia più serio o più malizioso. Éric Baudelaire raccoglie la parola del compositore d’avanguardia Alvin Curran contestualizzandola nella Roma delle Brigate Rosse in WHEN THERE IS NO MORE MUSIC TO WRITE, AND OTHER ROMAN STORIES

Dopo L’estate di Giacomo e I tempi felici verranno presto, Alessandro Comodin continua a lavorare sul territorio del suo paesino al confine tra Friuli e Veneto, con il ritratto di un poliziotto sognatore e strampalato, GIGI LA LEGGE, suo zio, che sfata i luoghi comuni più duri a morire sul Nord e il Sud dell’Italia.

Altro territorio assurdo e familiare nel secondo lungometraggio di Tyler Taormina, HAPPER’S COMET, sorprendente ritratto notturno e lynchiano della classe media di una città di medie dimensioni, che condivide i segreti silenziosi di coloro che il cinema non riprende mai. 

Ma per far ascoltare una storia è necessario innanzitutto ascoltarla. Con SAINT OMER, la sua prima fiction, la documentarista Alice Diop mette in scena la storia di una madre infanticida. Questo andirivieni tra parlare e sentire rivelerà le ferite politiche della società francese.

Il cinema pensa l’inascoltabile, ma anche l’inguardabile. In DE HUMANI CORPORIS FABRICA, Véréna Paravel e Lucien Castaing-Taylor (Léviathan, Caniba) penetrano all’interno del corpo umano con le nuove telecamere che i medici usano per gli interventi chirurgici o le diagnosi. Tra sacro e volgare, gli organi e gli stati convocati – l’occhio, il sesso, il cuore, il cervello, l’oblio, la morte, la nascita – creano vere e proprie deflagrazioni metafisiche. 

Infine, raccontare l’irraccontabile, è il compito doloroso che si è dato la scrittrice siriana Samar Yazbek, di cui il nuovo film di Rania Stephan, LE CHAMP DES MOTS, fa un indimenticabile ritratto – quello di un essere la cui umanità è irrimediabilmente ferita.

THE DEMANDS OF ORDINARY DEVOTION, il titolo del film di Eva Giolo, potrebbe riassumere da solo la domanda che anima i film della competizione internazionale 2022. Come abitare il nostro mondo malato? La giovane artista belga risponde con un inventario di gesti di cura, quelli che ci inseriscono ogni giorno nel tempo della vita e della creazione.

Le proiezioni dei film in concorso saranno seguite da incontri con i registi presenti a Villa Medici e saranno completate da una programmazione parallela Focus che invita a scoprire film di artisti fuori concorso, masterclass e incontri. Infine, ogni sera, il pubblico del festival si riunirà sul Piazzale, davanti alla facciata storica e ai giardini di Villa Medici, per proiezioni all’aperto di film recenti, tra cui numerose anteprime, ma anche classici del cinema in versione restaurata.  

La giuria, composta da Marie LosierPietro Marcello e Sylvain Prudhomme, svelerà il suo palmarès durante la grande serata di sabato 17 settembre. La giuria assegnerà due premi: il Premio Villa Medici per il miglior film e il Premio della Giuria per un film originale particolarmente apprezzato dai giurati. Questi premi, che prevedono compensi in denaro, offriranno l’opportunità ai due autori o alle autrici di essere ospiti in residenza presso Villa Medici.

I 14 film selezionati nella competizione internazionale sono:

À VENDREDI, ROBINSON di Mitra Farahani (2022, Francia, Svizzera, Iran, Libano, 97′). Prima romana

La cronaca di un incontro cinematografico, forse impossibile, tra Ebrahim Golestan e Jean-Luc Godard, due grandi artisti che in Occidente non godono della stessa notorietà.

LE CHAMP DES MOTS di Rania Stephan (2022, Libano, 70’). Prima mondiale

Il cinema e la letteratura possono catturare la tragedia della guerra? Dialogando con la scrittrice siriana Samar Yazbek, il film tesse elementi visivi e sonori per dare un senso alla violenza del mondo.

DE HUMANI CORPORIS FABRICA di Véréna Paravel e Lucien Castaing-Taylor (2022, Francia, 115’). Prima italiana

Questo film consegna il corpo al cinema. Si scopre che la carne umana è un paesaggio sorprendente che esiste solo grazie agli sguardi e alle attenzioni altrui. 

GIGI LA LEGGE di Alessandro Comodin (2022, Italia, Francia, Belgio, 102’)Prima italiana

Gigi è un agente di polizia in una zona di campagna dove non succede mai nulla. Un giorno, però, una ragazza si getta sotto un treno. Non è la prima volta che succede. Di fronte a questa ondata di suicidi inspiegabili, Gigi inizia a indagare su uno strano mondo, tra realtà e fantasia.

HAPPER’S COMET di Tyler Taormina (2022, Stati Uniti, 62′). Prima italiana

Il tempo di una notte, la vita di quartiere nei sobborghi di Long Island in pieno lockdown. La vita notturna si anima e vari residenti escono di nascosto al buio…

INTO THE VIOLET BELLY di Thùy-Hân Nguyến-Chí (2022, Belgio, Germania, Islanda, Malta, 19’). Prima mondiale

La gallina è il travestimento dell’uovo. La gallina esiste affinché l’uovo possa sopravvivere nelle varie epoche. A questo serve una madre. L’uovo vive come un fuggitivo, sempre in anticipo sui tempi: è più che contemporaneo, appartiene al futuro.

KICKING THE CLOUDS di Sky Hopinka (2021, Stati Uniti, 15′). Prima italiana

Un’esplorazione poetica dell’origine indigena del registra basata su una registrazione audio di sua nonna che cerca di imparare con la madre la lingua Pechanga, già in via di estinzione 50 anni fa.

LE BARRAGE di Ali Cherri (2022, Francia, Sudan, Libano, Germania, Serbia, Qatar, 80′). Prima italiana

Sudan, nei pressi della diga di Merowe. Maher lavora in un mattonificio alimentato dalle acque del Nilo. Ogni sera vaga nel deserto per costruire una misteriosa struttura di terra. Mentre il popolo sudanese si ribella per ottenere la libertà, la sua creazione comincia a prendere vita…

MANGROVE SCHOOL di Filipa Césare Sónia Vaz Borges (2022, Francia, Portogallo, Guinea Bissau, 34’). Prima italiana

Una lezione appresa e poi trasmessa dalle registe a seguito del loro studio sulle condizioni di vita degli allievi delle scuole di guerriglia tra le mangrovie della Guinea-Bissau: come camminare?

MOUNE Ô di Maxime Jean-Baptiste (2022, Guyana, Francia, Belgio, 16’). Prima italiana

Attraverso le immagini dei festeggiamenti che accompagnano la prima di un film in cui il padre del regista interpreta un piccolo ruolo (Jean Galmot aventurier, 1990), Moune Ô rivela la sopravvivenza del retaggio coloniale nell’inconscio collettivo occidentale.

SAINT OMER di Alice Diop (2022, Francia, 118′). Prima romana

Rama, una scrittrice di 30 anni, assiste al processo di Laurence Coly, accusata di aver ucciso sua figlia. Questa la porterà a mettere in discussione la verità della sua propria esperienza di maternità.

THE DEMANDS OF ORDINARY DEVOTION di Eva Giolo (2022, Italia, 12’06). Prima italiana

Costruito a partire da un gioco di casualità e di incontri in laboratori e case di Roma, questo film invita a riflettere sul processo di produzione, sulla prospettiva della maternità, sulle incertezze della creazione, sull’equilibrio e la composizione.

WHEN THERE IS NO MORE MUSIC TO WRITE, AND OTHER ROMAN STORIES di Éric Baudelaire (2022, Francia, Italia, 59′). Prima italiana

Tre film in uno sulla figura del compositore d’avanguardia Alvin Curran attraverso il suo rapporto con Roma negli anni ’60 e ‘70, segnati dalla lotta rivoluzionaria e dal rapimento di Aldo Moro.

XAR – SUEÑO DE OBSIDIANA di Edgar Calel e Fernando Pereira dos Santos (2022, Brasile, 13′). Prima italiana

L’artista maya kaqchikel Edgar Calel esegue un rituale nel padiglione della Biennale di San Paolo per fare un’offerta ai suoi antenati. Tra sogni e ricordi, il suo viaggio spirituale lo porta a incarnare il suo animale totem.

Elisabetta Castiglioni