Venne un uomo mandato da Dio

III DOMENICA DI AVVENTO – ANNO B – GIOVANNI 1,6-8.19-28
6. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Nella terza domenica di Avvento la liturgia ci invita a riflettere sulla missione del Battista. Molti sono i discepoli che lo seguono e gode di grande fama fra il popolo. Non si inorgoglisce per il successo ottenuto, non si sostituisce al Cristo che viene, sa cedergli il posto, afferma chiaramente che non è lui il Messia. Gesù stesso definisce Giovanni “il più grande fra i nati di donna” (cfr. Matteo 11,11; Luca 7,28), ma anche “il più piccolo nel Regno è più grande di lui”.
“Mandato da Dio”: non è il Battista a darsi l’incarico di annunciare il Messia, ma la sua è una missione ricevuta direttamente da Dio. Non siamo noi a darci la vocazione, ma siamo scelti per un incarico di grande fiducia.
“Giovanni”: il significato del nome è “il Signore fa grazia”.
7. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Dentro il piano di Dio, il compito di Giovanni è dare testimonianza alla luce. Nel Prologo al suo Vangelo, Giovanni afferma che la Parola di Dio è presente in tutte le cose e brilla nelle tenebre, illuminando ogni uomo. Niente riesce a spegnerla, nessuno riesce a nasconderla. Possiamo tentare di allontanare Dio, di essergli indifferenti, di negare la sua presenza, ma prima o poi rinasce nel cuore dell’uomo il bisogno di Lui. Il compito di Giovanni e dei testimoni di oggi è quello di risvegliare nelle coscienze la necessità della Luce, di Dio.
“Testimone”: essere testimone di Cristo significa annunciare la sua presenza, vivere con coerenza, essergli fedele fino alla fine, anche a costo dello spargimento del sangue. Il “mondo”, cioè l’umanità che non crede in Dio, solitamente si scaglia contro chi la pensa diversamente, che agisce con onestà, che proclama e vive la verità. Così è stato per i profeti, per il Battista, per Gesù e per tutti i suoi fedeli, ieri come oggi.
“Luce”: lo scopo di Giovanni Battista è rendere testimonianza alla Luce. Non viene per testimoniare la potenza di Dio, la sua maestà, la sua grandezza, ma la sua Luce!
Come il Battista, ogni cristiano è mandato da Dio a rendere testimonianza alla Luce, ad annunciare che la storia va verso lo splendore di Dio e non verso lo sfascio; che non dobbiamo scoraggiarci per le tenebre che sembrano vincere nella storia, ma attendere l’alba nuova che nasce ogni volta che una persona compie un’opera buona, risorge dal suo dolore, sconfigge la sua malattia, crede nella risurrezione.
8. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
L’opera del Battista è stata talmente importante che egli è stato scambiato per il Messia. In realtà in questo versetto si ribadisce che egli è solo un testimone, colui che ha contemplato la Luce e le è rimasto fedele, a costo della vita, “perdendo letteralmente la testa” per Dio… È stato così autorevole che i suoi seguaci sono stati affascinati dalla coerenza della sua vita e l’hanno seguito.
19. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».
Viene riferita la testimonianza resa da Giovanni. Gesù viene dopo Giovanni, ma è più importante di Giovanni, perché esisteva prima di Giovanni: “Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me” (Giovanni 1, 15.30).
“Chi sei tu?”: questa domanda è diretta a Giovanni, ma anche ad ognuno di noi. Il cammino di riconoscimento della nostra identità è sempre più da approfondire per diventare liberi e chiari nel
nostro rapporto con noi stessi e con gli altri. In definitiva è Cristo stesso che ci dice ciò che siamo, per Sua Grazia: “Voi siete la luce del mondo!”.
Noi non siamo quello che gli altri credono di noi, non siamo santi, non siamo angeli, ma non siamo neanche solo dei falliti o solo dei peccatori. Noi non siamo il nostro ruolo e la nostra immagine. La nostra ultima identità è essere figli di Dio, perché da Dio veniamo e senza di Lui nulla noi siamo. La relazione con Lui ci tiene in piedi, ci crea e ci ricrea. È sotto il suo sguardo che diventiamo autentici e veri.
20. Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo».21. Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23. Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Gli inviati chiedono risposte precise per poter riferire esattamente a scribi e farisei chi è il Battista. Non basta che Giovanni dica ciò che lui non è; vogliono sapere chi è veramente quest’uomo che attira numerosa folla da tutte le parti. Giovanni per tre volte dice “no”: non è il Messia, cioè il re davidico molto atteso ai suoi tempi; non è Elia che doveva tornare per ricondurre il cuore dei padri verso i figli e quello dei figli verso i padri, cioè per restaurare la pace tra popoli (Malachia 3,23-24; Siracide 48,10); non è il profeta che era atteso per completare l’opera di Mosè (Deuteronomio 18,15). Sono tutti titoli messianici o profetici che Giovanni Battista nega chiaramente e non si attribuisce.
Finalmente Giovanni cita il profeta Isaia per spiegare chi egli sia veramente. Utilizza un passo biblico molto diffuso per comunicare il suo essere e la sua missione. Afferma che egli è solo voce, ma ciò che conta è la Parola: “Sono una voce che grida nel deserto. Preparate le vie del Signore” (Matteo 3,3; Marco 1,3; Luca 3,4; Giovanni 1,23). Sant’Agostino commenta: “Giovanni Battista era una voce, ma in principio il Signore era il Verbo. Giovanni fu una voce per un certo tempo, ma Cristo, che in principio era il Verbo, è il Verbo per l’eternità” (Sermoni 293).
I dialoghi riportati in questo brano del Vangelo riferiscono la catechesi fatta nel primo secolo ai cristiani di allora. Si stavano staccando dalla tradizione ebraica consolidata e si stavano aprendo a un nuovo orizzonte. Cercavano nella Scrittura la risposta ai loro interrogativi in merito all’esperienza nuova che stavano vivendo alla sequela del Signore Gesù e avevano bisogno di chiarezze, di certezze.
Anche noi oggi dobbiamo assaporare la Bibbia e cercare in essa il profondo significato del nostro credere e del nostro vivere, senza lasciarci distogliere dalle tante lusinghe e dai tanti miraggi del mondo odierno.
“Voce”: Giovanni è solo una voce imprestata a un Altro, eco di una parola non sua, una voce che si sente, si ascolta, ma non si può trattenere, né vedere, né contemplare. Voce che annuncia, passa e va. Rimane solo nel cuore di chi l’ha fatta propria.
24. Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26. Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28. Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Giovanni afferma che il suo è un servizio nei confronti di Gesù, che è la Parola creatrice che stava presso il Padre fin dalla creazione (cfr. Giovanni 1,1-3). Confessa di non essere nessuno dei profeti, né tantomeno il Cristo, ma dichiara di essere solo il precursore, colui che battezza per significare esteriormente l’impegno ad un cambiamento radicale di vita. Quello che conta è colui che verrà dopo: Gesù.
“Io battezzo con acqua”. Il battesimo stesso che il Battista impartisce viene visto esclusivamente in funzione del suo compito di annunziare la venuta di un altro. Nelle comunità cristiane della fine del
primo secolo c’erano persone che conoscevano solo il battesimo di Giovanni (cfr. Atti 18,25; 19,3). Entrando in contatto con altri cristiani che erano stati battezzati nel battesimo di Gesù, volevano sapere quale era il significato del battesimo di Giovanni. A quel tempo, con il battesimo, una persona dichiarava apertamente di accettare un messaggio e un insegnamento. Esteriormente confermava la sua decisione attraverso un’abluzione, una purificazione, un bagno. In questo modo rendeva visibile il vincolo di adesione all’insegnamento ricevuto, con conseguente impegno di cambiamento di vita. Chi aderisce a Giovanni si vincola al suo insegnamento con il battesimo da lui impartito. Chi aderisce a Gesù si vincola al suo insegnamento con il battesimo da lui impartito con lo Spirito Santo.
I primi cristiani cercano di capire se è Giovanni o se è Gesù che ha più importanza. In queste righe essi trovano e troviamo noi, oggi, la risposta: Gesù è il Figlio di Dio, il Messia, Colui che doveva venire! È Lui che dobbiamo seguire.
“Ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”. Gesù si confonde fra la folla che ascolta Giovanni. Nessuno ancora lo conosce.
“Uno che viene dopo di me”. Giovanni presenta Gesù come uno che viene “dopo” di lui. Con questa espressione sembra che Gesù sia stato per qualche tempo discepolo di Giovanni Battista. Infatti nel Quarto Vangelo si dice che Gesù ha svolto per un certo tempo un’attività parallela a quella del Battista, forse all’interno del movimento da lui iniziato (cfr. Giovanni 3,22-30). Nonostante venga dopo di lui, colui che Giovanni annunzia è più importante di lui. Il Battista scompare di fronte alla dignità eccelsa del “Verbo di Dio”, cioè davanti alla Sapienza stessa di Dio venuta in questo mondo (cfr. Giovanni 1,1).
“Al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo”. Questa è una metafora con la quale il Battista afferma che è la persona di Gesù che conta più di tutto. Egli si ritiene inadeguato rispetto alla missione ricevuta, tanto che afferma di non essere nemmeno degno di fare il servizio che è solitamente compiuto da uno schiavo: sciogliere i legacci dei sandali di Gesù (cfr. Marco 1,7-8). È l’esperienza di ogni chiamato: si trova di fronte a una missione talmente grande che sente il divario enorme tra ciò che deve compiere e ciò che effettivamente vive. L’umiltà è la base per essere al servizio del Cristo, l’Unico che veramente deve trasparire nella vita del suo testimone.
“Sta uno che non conoscete”: Giovanni afferma che Gesù è davvero presente in mezzo alla moltitudine che va ad ascoltare la sua predicazione. Egli è quel “dito” puntato che indica: “Ecco l’Agnello di Dio”. Noi cristiani di allora e di oggi non dobbiamo seguire il dito, ma Colui che è indicato dal dito.
“Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano”: è una breve descrizione geografica che spiega dove si svolgono i dialoghi tra il Battista e gli inviati. Il luogo si trova al di là del Giordano, ma è sconosciuto. Porta lo stesso nome del villaggio di Betania, dove risiedevano Lazzaro, Marta e Maria (cfr. Giovanni 11,1 – cfr. Luca 10,38-42), ma è solo un caso di omonimia.
Noi, cristiani del ventunesimo secolo, siamo chiamati a riconoscere Gesù presente in mezzo a tutti coloro che cercano risposte alla loro sete di verità e di vita vera. Riconoscere Cristo ed essere testimoni di Cristo: come? Attraverso la santità della nostra vita: una piccola luce che pallidamente rivela la Grande Luce. Giovanni ci insegna che dobbiamo vincere la tentazione del protagonismo e rinviare a Dio tutti coloro che incontriamo, senza fermarli a noi stessi. Ci insegna a vivere nella verità del nostro essere a servizio del Signore, non suoi sostituti. Sapremo farlo solo se sapremo adorare il Cristo, il Veramente Grande; se cercheremo di incontrare Dio nell’adorazione; se sapremo fare silenzio nel nostro deserto interiore; se sapremo riconoscere nel povero, nel bisognoso, nel fratello, nella sorella che ci vive accanto quel Dio che si è incarnato per la nostra gioia e per la nostra salvezza; quel Dio che ci parla con la voce del nostro prossimo. Solo così saremo felici di quella gioia intramontabile che Gesù solo può dare.

Suor Emanuela Biasiolo

Per mille bambini veronesi il dono di Santa Lucia

Il buono libro in regalo

Santa Lucia porta un dono speciale per i bimbi delle famiglie veronesi in difficoltà, con una sorpresa anche per i genitori.

In quest’anno particolarmente difficile, segnato dalla pandemia e dalla sue conseguenze, Comune e Caritas diocesana si uniscono per un’iniziativa solidale a favore dei bambini delle famiglie già seguite dall’ente caritatevole sul territorio comunale. Circa un migliaio di bimbi e ragazzini, a cui Santa Lucia e Babbo Natale porteranno in dono un libro, che potranno scegliere in base ai loro gusti in tutte le librerie Giunti della provincia. Lo faranno consegnando il coupon che troveranno nei quattro empori della Caritas presenti in città, e con il quale potranno recarsi a scegliere e ritirare il proprio regalo.

Un’idea che nasce dalla volontà del sindaco Federico Sboarina e dell’assessore ai Servizi sociali Daniela Maellare di rendere speciale questo periodo dell’anno in cui, tradizionalmente, i bambini vivono in trepidante attesa l’arrivo di Santa Lucia e dei doni richiesti. Tuttavia, le difficoltà legate alla crisi causata dal Covid, rischiano di offuscare l’atmosfera del periodo natalizio a molte famiglie veronesi e ai loro bambini.

Da qui l’iniziativa che vede insieme Comune e Caritas, impegnate ancora una volta per non lasciare indietro nessuno.

E proprio in questa prospettiva si inserisce l’apertura del quarto Emporio della solidarietà gestito da Caritas sul territorio comunale, quello in via Paride da Cerea a Borgo Santa Croce, a servizio di tutto il vasto quartiere di Borgo Venezia.

Per questioni di sicurezza legate alle misure anti contagio, il market solidale, con a fianco lo sportello di ascolto, sarà aperto al pubblico dall’11 gennaio, tre giorni alla settimana.

Sindaco e Vescovo di Verona tra gli scaffali dell’emporio

Questa è la quarta realtà solidale della Caritas sul territorio cittadino, e si aggiunge a quelle di Santi Apostoli, San Michele e Borgo Roma; altri sei sono dislocati in provincia, per un totale di dieci market che nel 2020 hanno sostenuto e accompagnato più di duemila famiglie.

All’Emporio, infatti, non si accede solo per fare la spesa. Anzi, l’approvvigionamento è l’ultimo dei passaggi di un percorso di accompagnamento che parte dall’ascolto e dalla formazione per arrivare all’aiuto alimentare. Vi aderiscono famiglie con problematiche di diverso tipo, di natura economica piuttosto che di salute, che trovano nelle attività dell’Emporio e nell’aiuto dei volontari un’importante opportunità di cambiamento.

Dall’11 gennaio il market solidale in Borgo Santa Croce sarà aperto il lunedì, martedì e sabato; lo spazio riservato all’ascolto il martedì e giovedì.

Al taglio simbolico del nastro, hanno partecipato il vescovo di Verona Monsignor Giuseppe Zenti, il sindaco Federico Sboarina, l’assessore ai Servizi sociali Daniela Maellare, il direttore della Caritas Diocesana Gino Zampieri, il parroco della parrocchia di Santa Croce don Gianluca Brisotto, la presidente della sesta Circoscrizione Maria Cristina Sandrini e alcuni dei volontari che rendono possibile l’attività solidale.

“Un libro è cibo per la mente – ha detto il sindaco-, ecco perché abbiamo pensato a questo regalo da far trovare ai bambini che vengono con i genitori a fare la spesa all’emporio della solidarietà. In realtà, crediamo davvero che mai come in questo periodo, un buon libro sia fondamentale per la formazione e la crescita dei nostri ragazzi. In questi mesi i computer e la tecnologia sono stati alleati preziosi per la didattica a distanza e per la socialità di bambini costretti in casa, ma il valore che un libro porta con sé non ha eguali. Ogni bimbo deve poter crescere insieme alla lettura. Grazie a questa iniziativa, circa un migliaio di bambini potranno vivere l’emozione di recarsi in libreria e scegliere il volume desiderato, sono certo che sarà una Santa Lucia molto gradita. Abbiamo scelto questo nuovo emporio della Caritas per distribuire i primi omaggi, qui la solidarietà è di casa e pensa ai grandi oltre che ai piccini”.

“La collaborazione con la Caritas si è rafforzata ulteriormente durante l’emergenza sanitaria – ha detto l’assessore Maellare -. La crisi ha purtroppo aumentato le situazioni di povertà e di disagio sociale, facciamo rete per dare tutti gli aiuti possibili e non lasciare nessuno senza il nostro sostegno. Ringrazio i numerosi volontari che si mettono a di disposizione per gli altri, senza di loro tutto questo non sarebbe possibile”.

“Con questo arriviamo a quota dieci – ha detto Monsignor Zenti riferendosi agli empori della solidarietà di Verona e provincia-. Un aiuto importante per le famiglie che non hanno i soldi per fare la spesa e che offrono un percorso di accompagnamento basato sulla dignità delle persone. Temo purtroppo che ci aspettino tempi altrettanto difficili, quando la disoccupazione diventerà ancora più diffusa. Solo se saremo uniti e responsabili ce la faremo”.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

“Creatività in Fiore”, il dono di Natale può essere solidale

Nel periodo compreso fra giovedì 17 e mercoledì 23 dicembre chi sarà a caccia di regali di Natale potrà fare tappa al negozio di via Cortevecchia 12 a Ferrara. Qui saranno disponibili ad offerta libera, per una raccolta fondi a scopo benefico, oggetti e addobbi natalizi originali realizzati dal laboratorio “Creatività in Fiore”, fondato nel 2019 dalle socie e dalle mogli dei soci dei Lions Club Ferrara Ducale, Lions Club Ferrara Estense e Lions Club Ferrara Diamanti.

Lo spazio solidale di via Cortevecchia – di proprietà del Comune di Ferrara concesso in uso gratuito per lo svolgimento dell’iniziativa solidale– durante i sette giorni di apertura sarà visitabile dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30.

Il fondi raccolti potranno consentire di realizzare l’obiettivo del Service Lions (“Un aiuto per comunicare anche senza scrivere”): donare una LIM-Lavagna Interattiva Multimediale per il Laboratorio cognitivo informatico utilizzato dai ragazzi con disabilità ospitati dalla cooperativa sociale “I Frutti dell’Albero” di Ferrara.

L’intero progetto è promosso da Lions Club Ferrara Ducale in collaborazione con Lions Club Ferrara Estense e Lions Club Ferrara Diamanti con il sostegno di New Voices Distretto 108 Tb.

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

Il colera politico. Conclusione

(segue)

All’idea dell’avvelenamento politico si rifaranno in Italia anche nel 1910-11, in occasione di un’altra epidemia che riporterà alla parola Medioevo per indicare l’arretratezza di pensiero tornata a credenze popolari che si pensavano superate, mentre si ricorrerà ancora all’idea di untori o di avvelenatori nel caso dell’epidemia di spagnola che colpirà l’Europa tra la fine della prima guerra mondiale e i primi mesi di pace.

Di quell’epidemia non abbiamo molte notizie scritte, dato che la censura interverrà a man bassa per fare sparire ogni notizia che poteva demoralizzare il popolo, dal momento che i primi segni del dilagare dal morbo si ebbero nei momenti decisivi per il conflitto.

Ci sono anche in quell’occasione dei provvedimenti dei prefetti che vietano i funerali, ma anche di portare il viatico e di suonare le campane in segno di qualcuno agonizzante, proprio per non dare nelle persone l’idea del vero impatto della malattia.

Ancora una volta il governo confida nei parroci per divulgare idee di positività e negare che fosse in atto un’epidemia e lo stesso Vittorio Emanuele Orlando, capo del governo, tuona contro chi metteva in giro voci su una malattia terribile in circolazione.

Il nemico imputato di diffondere una malattia, tra le superstizioni circolanti sommessamente, era il tedesco, ma anche il governo di Roma che a molte masse era ancora inviso.

Finita la guerra, si rimarcava il concetto che il “regalo” dell’influenza che mieteva migliaia di vittime fosse stato lasciato dai tedeschi.

Proprio quando un amico di Pellegrino Artusi, Olindo Guerrini, nome d’arte Lorenzo Stecchetti, pubblica il suo libro “L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa”, manualetto molto diffuso, anche se non ebbe la fortuna del libro dell’amico. In quel momento di penuria di cibo e soldi, infatti, avere un ricettario che nobilitava la casalinga abitudine di non buttare via niente e di provare ad utilizzarlo al meglio, dava un ché di moderno e alla moda.

Un modo come un altro per cercare di risollevarsi da una terribile guerra.

 

prof.ssa Alessia Biasiolo

Melegatti Christmas Run

Sport, divertimento e solidarietà. Sono questi i punti di forza della Melegatti Christmas Run ‘Virtual Edition’ che, in una forma completamente rinnovata, nel pieno rispetto della norme anti-Covid, si terrà in tutta Italia e all’estero dal 13 al 25 dicembre.

Dodici giorni per camminare o correre, dove si vuole e in maniera individuale, senza creare alcun pericolo di assembramento. Un’edizione speciale, quindi, aperta a tutte le regioni d’Italia e anche dall’estero, a cui potranno aderire un massimo di 2000 partecipanti, tutti collegati attraverso le immagini delle loro performance sportive pubblicate in rete con l’hashtag #melegattichristmasrunverona.

L’iniziativa è realizzata da Gaac 2007 Veronamarathon ASD in collaborazione con il Comune di Verona e con il supporto degli sponsor Melegatti, Cantine Valpantena, Joma.

Un grande momento online di festa dello sport, i cui proventi saranno devoluti a Fondazione Heal, impegnata nella ricerca in campo neuro-oncologico pediatrico.

La partecipazione è libera, non sono richiesti tesseramenti federali o certificati medici. E’ consigliato percorrere una distanza di 5 o 10 chilometri, ma non è vincolante.

Le iscrizioni, aperte fino 21 dicembre, sono da effettuarsi tramite il nuovo sito ufficiale christmasrun.verona.it. A tutti i partecipanti sarà inviato un pettorale personalizzato, con nome e numero, e il vestito da Babbo Natale. Riceveranno inoltre, un Pandoro da 750g, una bottiglia di vino, un voucher sconto da spendere online per l’acquisto di materiale sportivo e un attestato di partecipazione.

Anche quest’anno, seppur in maniera virtuale, la Melegatti Christmas Run si terrà – ha dichiarato Rando, assessore allo Sport e Tempo Libero –. Un risultato per nulla scontato in questo periodo, dove l’organizzazione degli eventi è fortemente vincolata. Un grande appuntamento per lo sport e per la solidarietà, visto che parte del ricavato verrà devoluto a una fondazione che si occupa della ricerca in campo neuro-oncologico pediatrico. Nonostante l’emergenza sanitaria, quindi, non ci fermiamo, ma guardiamo avanti, con la speranza di poter ripartire presto con tante e nuove opportunità”.

Per tutte le Informazioni ed iscrizioni all’evento consultare il sito christmasrun.veronamarathon.it.

Roberto Bolis

Balconi e giardini si sfidano a Verona per il miglior addobbo 2020

Babbo Natale a bordo della slitta, renne luminose pronte a partire, elfi, pupazzi di neve, ma anche stelle variopinte, alberi e palline. Sarà una sfida a suon di luci, suoni e colori quella che partirà nei prossimi giorni. Ancora qualche ora per addobbare giardini, balconi e finestre e poi prenderà il via il contest per la prima edizione del concorso “Il mio Natale 2020”.

Tutti potranno partecipare, basterà inviare foto e video degli addobbi realizzati, rigorosamente ripresi dalla strada. A contendersi la vittoria, infatti, saranno le decorazioni più belle, fantasiose e ricche, visibili dall’esterno, ossia anche dai passanti. Un modo per accendere i quartieri dei colori del Natale, visto l’impossibilità di far festa e stare insieme, a causa della pandemia.

Nei prossimi giorni sul sito http://www.comune.verona.it verranno dati tutti i dettagli per partecipare. C’è tempo, il concorso, organizzato dagli assessorati al Decentramento e al Turismo, rimarrà aperto fino al 31 dicembre. E dopo l’Epifania una commissione valuterà tutti gli scatti arrivati, scegliendo un vincitore per ogni Circoscrizione. La cerimonia di premiazione dei primi classificati sarà fatta in municipio, nel rispetto delle normative antiassembramento, con la consegna di una targa commemorativa e di un volume di pregio sulla città che i concorrenti hanno contribuito a tenere viva. Tutte le immagini saranno raccolte in un video e pubblicate sul sito del Comune.

Lanciamo per la prima volta questa iniziativa – ha dichiarato Toffali, assessore al Turismo –, per tenere alto lo spirito delle feste natalizie. Stiamo vivendo una situazione complicata, dall’emergenza sanitaria alle difficoltà che tante persone famiglie si ritrovano ad affrontare, per questo abbiamo pensato a qualcosa di visibile che testimoni il senso di comunità. E che ci unisca nel segno delle nostre tradizioni, seppur a distanza. Sarà un modo per dare libero sfogo anche alla fantasia dei più piccoli che potranno creare, divertendosi”.

L’obiettivo è tener vivo lo spirito delle feste anche in una situazione difficile come quella che stiamo vivendo, con limitazioni, distanze e restrizioni – ha proseguito Padovani, assessore al Decentramento -. Invitiamo tutti a partecipare, valorizzando e colorando i nostri quartieri e le nostre strade. Sarà bello vedere poi tutte le foto e i video, che saranno pubblicati sul sito del Comune”.

Roberto Bolis

Torna la stella in Piazza Bra “Simbolo di luce e speranza, un punto fermo in un anno pieno di incertezze”

Il momento dell’accensione della Stella

Da trentasei anni è il simbolo del Natale veronese. Un punto fermo delle festività e della tradizione che, a maggior ragione quest’anno, non poteva mancare da piazza Bra. La Stella Cometa si è accesa per la prima volta, portando un po’ di luce in questo 2020. Erano presenti il sindaco Federico Sboarina, gli assessori alle Manifestazioni Filippo Rando, all’Economato Luca Zanotto e all’Ambiente Ilaria Segala e il segretario generale di Fondazione Verona per l’Arena Alfredo Troisi. Oltre ai rappresentanti degli sponsor che ogni anno collaborano all’iniziativa. E tutti hanno potuto ammirare anche il Presepe di Fontanini creato in un arcovolo dell’Arena, una sorta di grotta che ospita la Natività.

La Stella progettata dall’architetto Rinaldo Olivieri, su idea di Alfredo Troisi, è alta 70 metri e lunga 82 con le punte che arrivano fino ai 22 metri. Per realizzarla sono state necessarie 80 tonnellate di acciaio e ben 2.500 bulloni. Come per la Tour Eiffel, anche la Stella era stata progettata per essere allestita una sola volta, nel 1984 in occasione dell’inaugurazione della Rassegna dei Presepi in Arena. Con gli anni, tuttavia, la cittadinanza l’ha fatta propria e ha continuato ad essere allestita nella piazza centrale della città, per le festività natalizie. La Stella è nel Guinness dei primati essendo l’archiscultura più grande del mondo. Da New York a Osaka, sono molte le richieste arrivate nel corso degli anni per avere la Stella ad eventi ed expo, ma la città non ha mai voluto rinunciare al suo simbolo.

“In un anno così complicato e incerto – ha detto il sindaco -, la Stella non poteva mancare. È conosciuta in tutto il mondo, è la cartolina del Natale scaligero. Ringrazio Alfredo Troisi per non avere rinunciato all’installazione nemmeno quest’anno e come Comune abbiamo dato tutto il nostro sostegno affinché si potesse realizzare. È un punto fermo della nostra tradizione e quest’anno simboleggia ancor più la speranza, quella luce che tutti noi vogliamo vedere quanto prima. Sarà un Natale diverso dal solito, dovremmo rinunciare a tante belle tradizioni e abitudini, ai festeggiamenti, ma la Stella che da 36 anni accompagna le feste natalizie sarà in piazza Bra a ricordarci che anche questo momento passerà e ne arriveranno sicuramente di migliori”.

“Anche per quest’anno Agsm Lighting si è profusa per illuminare la Stella, simbolo del nostro Natale e delle festività – ha detto il presidente di Agsm Lighting Filippo Rigo -. Così come il presepe ricreato all’interno di un arcovolo dell’Arena. Tutti coloro che passeranno da piazza Bra potranno ammirarne la bellezza, soprattutto dopo il calar del sole”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

 

Stasera concerto sinfonico del Carlo Felice di Genova in TV

Il direttore Andrea Battistoni

Il concerto sinfonico del 16 ottobre scorso al Teatro Carlo Felice di Genova, l’ultimo dal vivo prima della chiusura al pubblico in ottemperanza al DPCM del 24 ottobre 2020, verrà trasmesso stasera, 2 dicembre, alle ore 20.30, all’interno del “cartellone” di Radio3 Suite, storica trasmissione di musica e cultura del terzo canale radiofonico della Rai.

Il violinista Kevin Zhu

I protagonisti del concerto, in collaborazione con il Paganini Genova Festival, sono il direttore d’orchestra Andrea Battistoni, trentatré anni, e il violinista Kevin Zhu, diciannove. Veronese, violoncellista, compositore (élan vital, 2016), scrittore (Non è musica per vecchi, 2012), Battistoni ha esordito come direttore nel 2008, nel 2012 è diventato il più giovane direttore mai salito sul podio del Teatro alla Scala, nel 2016 è stato nominato Direttore Principale della Tokyo Philharmonic e dal 2017 al 2019 ha ricoperto il ruolo di Direttore Principale dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova. Zhu, nato a Maryland (USA), ha iniziato lo studio del violino a tre anni, cominciando fin da subito a tenere concerti in pubblico e a vincere concorsi; un percorso culminato nel 2018 con il trionfo al Premio Paganini.

I due giovani musicisti, insieme all’Orchestra del Teatro Carlo Felice, affrontano due pagine di ampio respiro e di grande impegno tecnico-interpretativo. Il programma si apre con il Concerto in si minore per violino e orchestra op. 61 di Edward Elgar, una partitura di ispirazione tardo-romantica, nonostante sia stata composta tra il 1909 e il 1910, in cui l’orchestra non si limita ad accompagnare il solista, ma partecipa da co-protagonista al discorso musicale; un caposaldo della letteratura concertistica inglese di inizio Novecento, che merita di essere conosciuto non meno del suo omologo – e più celebre – Concerto per violoncello in mi minore op. 85.

 

Massimo Pastorelli (anche per le fotografie)

“Una buona notizia, Verona attrattiva anche durante il Covid”

Verona si conferma  capace di attrarre investitori internazionali anche in tempo di Covid, confermando lo standing conquistato negli ultimi anni.

Proprio in queste ore negli uffici dell’Edilizia privata è stato depositato il progetto per il recupero del cosiddetto Quadrilatero.

Fino a qualche anno fa sede degli uffici del gruppo bancario Unicredit, gli spazi di importante pregio sono stati scelti dalla catena alberghiera Marriott Internazional, multinazionale americana che gestisce hotel di alto livello in tutto il mondo, facendo del lusso e dell’esclusività dei servizi i suoi punti di forza.

A Verona la Marriott International arriverà con il brand Autograph Collection, ovvero il top tra la gamma di hotellerie proposte dal colosso d’oltreoceano. Un cinque stelle superior, una novità assoluta nel panorama alberghiero cittadino, la cui collocazione nel cuore della città avrà ricadute positive su diversi fronti, a cominciare da quello occupazionale.

Un’operazione che ha tra i principali obiettivi quelli di portare a Verona quei turisti ‘agiati’ che oggi, per trovare strutture di così alto livello, scelgono soggiorni in città come Milano o Venezia, da cui spostarsi per visitare Verona in giornata.

Il recupero dell’area adiacente a via Garibaldi e allo storico quartiere della Carega sarà a vantaggio anche dei veronesi perché si apre un’ampia porzione di città, che oggi è completamente chiusa all’accesso e alla sua fruizione, restituendo alla comunità antiche corti medievali e una strada storica fra Garibaldi e Sant’Egidio. A disposizione di tutti i cittadini e non solo degli ospiti dell’hotel, una serie di servizi annessi alla struttura come ristoranti, negozi, sale convegni, centro benessere.

Il progetto si avvale anche di uno studio sull’impatto viabilistico legato alla presenza della struttura, con disagi pari a zero dal punto di vista di nuovo traffico. Primo, perché si calcola che solo una piccola percentuale di clientela raggiunga l’hotel con la propria auto. Secondo, perché l’albergo si doterà di posti auto adeguati alla capienza ricettiva attraverso convezioni con i parcheggi cittadini, senza aggravio di auto per il centro storico.

Un investimento che si aggira intorno agli 80 milioni di euro, 40 dei quali necessari per il recupero degli immobili, circa 22 mila metri quadrati, che la Marriott International ha deciso di fare a Verona in virtù di una progressiva crescita turistica della città e di una sostanziale stabilità nel numero di strutture ricettive veronesi.

Valore aggiunto dell’opera sono le opere compensative previste come oneri contributivi che la proprietà dovrà versare al Comune, circa 2 milioni di euro che potrebbero raddoppiare in virtù della variazione della destinazione d’uso del compendio.

Grazie al decreto Sblocca Italia, il progetto segue un iter agevolato e più veloce rispetto al passato. Dopo l’esame della prima Circoscrizione e di tutti gli uffici competenti, passerà al vaglio del Consiglio comunale per l’approvazione finale.

“Nel contesto storico in cui ci troviamo, queste è senza dubbio una buona notizia -ha detto il sindaco-. Anzitutto perché Verona si conferma città capace di attrarre investitori anche in tempo di Covid, che riconoscono non solo la vocazione internazionale della città, ma anche una vivacità economica che è pronta a ripartire non appena terminata l’emergenza. In secondo luogo, stiamo parlando di una struttura ricettiva senza precedenti per Verona, con una clientela nuova e un indotto che avrà ricadute positive su più ambiti”.

“Un altro contenitore praticamente disabitato che torna a prendere vita – aggiunge l’assessore Segala -. Il progetto presentato ai nostri uffici non prevede semplicemente un hotel, ma anche negozi, ristoranti e nuovi spazi che potranno essere vissuti da tutta la città, compresa una vecchia strada romana che collega via Garibaldi a via Sant’Egidio. Una proposta senza dubbio ambiziosa e che come amministrazione non può che inorgoglirci. Bene anche le valutazioni sugli impatti che l’opera avrà sul traffico della zona e l’importante valore delle opere compensative”.

“Verona cresce a livello turistico del 4 per cento ogni anno – ha sottolineato Leone, della Cushman & Wakefield,  una delle maggiori società private del mercato immobiliare mondiale che ha effettuato un accurato studio di mercato sulla capacità di Verona di assorbire e trasformare flussi turistici da qui a prossimi 10-15 anni -, un elemento che non può sfuggire a investitori del calibro della Mariott International. Una struttura di lusso di questo tipo non è un pericolo per gli albergatori già presenti, che anzi potranno ricalibrare le proprie offerte. Un’occasione unica anche dal punto di vista del lavoro, si ipotizzano circa cento nuove assunzioni di professionalità di qualità”.

 

Roberto Bolis

‘Scrigni di Natale a sorpresa’ per le letture di fine anno

Alla biblioteca comunale Bassani di Barco (Ferrara) è tempo di ‘appuntamenti al buio’ con la lettura. Per tutto il mese di dicembre 2020 i lettori di tutte le età potranno infatti partecipare all’iniziativa ‘Scrigni di Natale a sorpresa!’, scegliendo fra i tanti diversi pacchetti tematici, per bambini o per adulti, messi a disposizione per il prestito ed esposti nella vetrina della biblioteca. Ogni pacco a sorpresa contiene libri, film, musica e audiolibri su innumerevoli argomenti, per soddisfare le curiosità e le passioni più diverse. Tra i tanti temi fra cui scegliere: ‘Famiglie sotto l’albero’, ‘Avventure miracolose di Natale’, ‘Letture per quando si ha il raffreddore’, ‘Letture per sembrare colti’ e ‘Libri per bambini che non vogliono andare a dormire’ (l’elenco completo degli argomenti sul sito https://archibiblio.comune.fe.it).

Per scegliere e ritirare il proprio pacchetto a sorpresa sarà sufficiente prendere appuntamento telefonicamente (0532 797418 e 797419) o via mail (info.bassani@comune.fe.it) per accedere alla biblioteca, in via Grosoli 42 a Barco, negli orari di apertura per prestiti e restituzioni: dal martedì al sabato dalle 9 alle 13; e il martedì, mercoledì e giovedì anche dalle15 alle18,30.

 

Alessandro Zangara