SaxAppeal. Il saxofono e le sue metamorfosi

Un evento originalissimo realizzato nell’ambito di “Metropolitana 2015”, la manifestazione culturale di Fiumicino ideata e organizzata dall’Assessore alla Cultura del Comune Daniela Poggi.

Dal 4 all’11 luglio avrà infatti luogo all’interno di Villa Guglielmi una serie di eventi, tra cui una mostra di strumenti incredibili, concerti, visite guidate e workshop – che racconteranno  la genesi, l’evoluzione e le vicende di uno degli strumenti musicali più geniali della storia della musica: il saxofono. Si potranno così ripercorrere le mille metamorfosi di un oggetto che seduce, oltre ai musicisti ed appassionati, una larghissima fascia di pubblico: basti pensare all’uso del saxofono nella pubblicità e nei film per rendersi conto di come ad esso vengano associate costellazioni ideali diverse, dalla trasgressione alla sensualità, dall’appeal della cultura americana al feeling di quella underground e jazz.

Il saxofono nel corso dei suoi 170 anni ha subito una miriade di trasformazioni ed un numero impressionante di variazioni. Da anonima pipa di nichel e da parente lontano e bastardo del clarinetto relegato ad avvilenti manovalanze bandistiche, ha saputo trasformarsi nello strumento re del jazz capace di esprimere rabbia, desideri, sonorità ed umori più disparati, divenendo l’icona multiforme del Novecento.

All’interno della splendida e suggestiva Villa, il pubblico potrà ammirare ed ascoltare alcuni tra gli strumenti musicali più rari, inusuali e bizzarri mai costruiti ed appartenenti alla più grande ed importante collezione del mondo: la Collezione Berni.Tra questi il minuscolo soprillo di soli 30cm il tenore diritto L.A.Sax, il Grafton Plastic di Charlie Parker, il mitico Conn “O-Sax”, il Goofus-Sax di Adrian Rollini, i saxofoni a coulisse, gli strumenti appartenuti all’inventore dello strumento Adolphe Sax, i tenori appartenuti a Sonny Rollins ed a Tex Beneke (solista dell’orchestra di Glenn Miller ed artefice degli assoli più famosi del jazz, tra cui In The Mood, Chattanooga Choo Choo e molti altri), il Jazzophone (tromba-saxofono con due campane), il gigantesco sax contrabasso Orsi, il sax alto inverso Timis, il saxofono più grande del mondo e, dulcis in fundo, il mastodontico sub-contrabasso J’Elle Stainer. A cornice e completamento dell’esposizione verranno esposte fotografie d’epoca, giocattoli d’epoca, documenti originali, imboccature, cataloghi musicali, accessori e vinili.

Sax Appeal  è un viaggio straordinario nel variegato mondo dei suoni del saxofono e con il quale rendere omaggio all’inventore belga dello strumento Adolphe Sax ed ai grandi esecutori del jazz che hanno abbracciato e soffiato dentro questo tubo misterioso.

Nell’ambito della manifestazione sono previsti 2 concerti con alcune formazioni di rilievo nazionale nelle quali spiccano le presenze di Stefano Cocco Cantini ed Attilio Berni.

Nel programma degli eventi sono inoltre previsti il Borgani’s Day e lo Yamaha’s Day: due distinte giornate interamente dedicate alle due famose case costruttrici di saxofoni e durante i quali i visitatori potranno visionare e provare i modelli-top di queste fabbriche. In tale ambito saranno presenti gli endorser Mauro Bottini per la Yamaha e Stefano Cocco Cantini per la Borgani.

VILLA GUGLIELMI – Fiumicino

PROGRAMMA EVENTI

sabato 4 luglio ore 18.30 Inaugurazione Mostra ed esibizione della ZAMBRA DIXIE BAND domenica 5 luglio ore 18.30 WORKSHOP “ADOLPHE SAX ed il saxofono: organologia, evoluzione storico-organologica e metamorfosi” Relatore Attilio Berni lunedì 6 luglio Apertura Mostra e visite guidate con il curatore. Orari: 10.00/13.00 – 18.00/22.00 martedì 7 luglio ore 18.30 WORKSHOP “Il saxofono: manutenzione ed interventi di riparazione” Relatore Alessandro Marchionni. mercoledì 8 luglio ore 18.30 WORKSHOP “Le imboccature: modelli, caratteristiche, interventi di refacing” Relatore Giancarlo Maurino. giovedì 9 luglio YAMAHA’S Day Giornata dedicata alla casa Yamaha con prove strumenti e dimostrazioni live. Durante l’intera giornata sarà presente il testimonial Mauro Bottini venerdì 10 luglio BORGANI’S Day Giornata interamente dedicata alla casa Borgani con prove strumenti e dimostrazioni live. ore 21.30 Concerto STEFANO COCCO CANTINI QUARTET sabato 11 luglio Apertura Mostra e visite guidate con il curatore. Orari: 10.00/13.00 – 18.00/22.00 ore 21.30 Concerto SAXOPHOBIA & Moonlight Big Band

La mostra è aperta tutti i giorni 10.00-13.00 / 18.00-22.00.

L’accesso alla mostra e tutti gli eventi sono gratuiti con ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Per le visite guidate, workshop e Borgani’s Day è consigliabile la prenotazione.

 

Elisabetta Castiglioni

Voci per la Libertà 2015

Definito il programma della 18° edizione di Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty, il festival che, promosso da Amnesty International Italia e Associazione culturale Voci per la Libertà, sostiene e diffonde le istanze della Dichiarazione universale dei diritti umani attraverso la musica e l’arte tutta.  In questo 2015 la manifestazione vuole festeggiare la sua maggiore età e i quaranta anni compiuti da Amnesty International Italia selezionando per il proprio cartellone eventi particolarmente suggestivi e headliner scelti tra i più validi partecipanti al concorso per emergenti negli scorsi anni. Tra questi in calendario venerdì 17 luglio i Syncage, gruppo più giovane che si è aggiudicato il Premio della Critica 2013, e sabato 18 luglio i Marmaja, band più longeva che ha vinto il Premio della Giuria Popolare 2014.  Non mancano concorsi, libri, cortometraggi, street art, aperitivi musicali, momenti d’aggregazione, mostre e soprattutto la campagna di Amnesty International “Stop alla Tortura”.  Tutti gli eventi sono ad ingresso gratuito.

Ecco il cartellone

DOMENICA 12 LUGLIO ANTEPRIMA FESTIVAL Ore 19.00 attracco fluviale Ca’ Tiepolo Porto Tolle crociera con concerto galleggiante di PAOLO BONFANTI & MARTINO COPPO e MUD

GIOVEDÌ 16 LUGLIO – ROSOLINA MARE Ore 21.00 Viale dei Pini  inaugurazione dell’opera di street art di Lucamaleonte

Ore 21.30 Centro Congressi in Piazzale Europa inaugurazione della mostra “STOP ALLA TORTURA” premiazione del video concorso 3 minuti per 30 articoli presentazione del libro “Srebrenica. La giustizia negata” con gli autori Noury Riccardo e Leone Luca

VENERDI’ 17 LUGLIO  – ROSOLINA MARE Ore 18.00 Bagno Perla Aperitivo Musicale con ANNA LUPPI

Ore 21.00 Arena Piazzale Europa SEMIFINALI CONCORSO CON ADOLFO DURANTE (Mantova – Pop/Folk) RIKI ANELLI (Bergamo – Cantautorato Italiano) RITA ZINGARIELLO (Bari – Cantautrice) WDD & MICHELA GRENA (Pordenone – Dub) +  SYNCAGE Premio della Critica 2013 con “The Call Of The Lords”. Nata nel 2008, la band è formata da giovanissimi membri provenienti da ambienti musicali molto differenti, particolarità che conferisce alle sonorità del gruppo grandi ricchezza e corpo. Il flauto, sdoganato nel rock progressive dai Jethro Tull, fa da contrappunto alla strumentazione elettrica classica, creando evocativi paesaggi sonori. Il live set è lisergico e sbalorditivo.

SABATO 18 LUGLIO – ROSOLINA MARE Ore 10.00 Bagno Primavera “Csv on the beach”: Incontro sul volontariato giovanile

Ore 18.00 Bagno Primavera Aperitivo Musicale con MUD Vincitore del Premio Amnesty International Italia Emergenti 2014

Ore 21.00 Arena Piazzale Europa  SEMIFINALI CONCORSO FEDERICO MILELLA (Torino – Pop/Rock) GOLASECA (Carbonia/Iglesias – Rock) MALARAZZA 100% TERRONE (Agrigento/Palermo – Folk/Rock) MICHELA FRANCESCHINA (Pordenone – Pop/Bossa) +  MARMAJA Premio della Giuria Popolare 2014 con “Storia di qui”. Vent’anni di carriera per la band capitanata da Maurizio Zannato. Sei album di inediti all’attivo, svariate compilation, tantissimi tour e in più raccolte dal vivo e musicassette, ma un’unica ricerca nell’ambito del folk rock cantautorale più colto, coinvolgente e impegnato, che ha portato loro riconoscimenti da festival importanti come Arezzo Wave, Buskers di Ferrara e il nostro gemellato Musica nelle Aie.  Lo spettacolo dal vivo è coinvolgente e tutto da ballare! DOMENICA 19 LUGLIO – ROSOLINA MARE Piazzale Europa Ore 18.00 Centro Congressi Conferenza stampa Premio Amnesty International Italia con il vincitore ALESSANDRO MANNARINO e il Presidente di Amnesty International Italia Antonio Marchesi

Ore 21.00 Arena Piazzale Europa FINALE CONCORSO CON I MIGLIORI 5 ARTISTI Premio Amnesty International Italia ALESSANDRO MANNARINO “Scendi giù” del cantautore Mannarino è il vincitore della tredicesima edizione del Premio Amnesty International Italia, indetto nel 2003 per il migliore brano sui diritti umani pubblicato nel corso dell’anno precedente.Oltre 60.000 copie vendute con i 3 album “Bar della rabbia” (2008), “Supersantos” (2011) e “Al Monte” (2014). Vincitore del Premio Gaber e Premio Siae come miglior artista emergente. Ha vinto il Premio PIMI del MEI quale miglior artista indipendente dell’anno nel 2014. Due partecipazioni al Concertone del Primo Maggio di Roma. Un tour negli Stati Uniti e in Canada. Autore dell’arrangiamento della sigla di Ballarò e Vincitore al Magna Grecia Film Festival per la colonna sonora del film “Tutti contro Tutti”.

Amnesty International Italia

La cinta muraria del Buonconsiglio tornerà a splendere

Da qualche settimana ormai la cinta muraria del Castello del Buonconsiglio, in particolare la parte racchiusa tra il torrione a nord vicino alle scuole Sanzio e quello in prossimità della porta di ingresso di San Vigilio, è oscurata dall’impalcatura necessaria per i lavori di manutenzione straordinaria seguiti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali. I lavori, che dovrebbero concludersi entro luglio, interessano le superfici esterne della cinta murarie con interventi di pulitura, revisione dei giunti di malta degradati, eliminazione di eventuali materiali successivamente aggiunti incompatibili con quelli originari, consolidamento di malte, fissaggio di elementi mobili e perniatura di fessurazioni. La notizia potrebbe apparire importante solo per gli “addetti ai lavori” se non fosse che le mura, attuale oggetto di pulizia e restauro, un tempo rischiarono di essere abbattute.  Nel 1837 il podestà Benedetto Giovannelli aveva ipotizzato infatti di abbattere la cinta muraria assieme a tutto il Castelvecchio per lasciare in piedi solo il Magno Palazzo clesiano e donare così al monumento una fisionomia rinascimentale reinventata in chiave neoclassica. Il consiglio cittadino mise all’ordine del giorno l’abbattimento di Castelvecchio, delle mura e dei bastioni fino a Torre Aquila, ma la proposta fu respinta e del progetto non se ne parlò più. L’unico intervento di demolizione si ebbe quasi cent’anni dopo, nel 1928, quando l’allora soprintendente Giuseppe Gerola fece abbattere la sopraelevazione eretta dagli austriaci nel lato a sud verso Torre Aquila ed erigere gli attuali possenti merli in pietra e mattoni.  La cinta muraria attualmente visibile fu realizzata nel corso del Cinquecento durante la realizzazione del Magno Palazzo voluto dal principe vescovo Bernardo Cles. Durante quei lavori venne abbattuta la più antica cortina fortificata, intercalata da torri a difesa e immortalata nel 1494 nel celebre acquerello della Veduta del Castello del Buonconsiglio di Albrecht Dürer. Non è da escludere che potrebbero sussistere ancora alcune porzioni delle mura quattrocentesche, inglobate in quella posteriore.

Poesie per il presente

Interessante la poesia segnalata per la sezione speciale di quest’anno al Premio internazionale di poesia “La Leonessa. Città di Brescia” dedicata all’EXPO. Paolo Cattolico, italiano residente in Francia, ha scritto “Il Defilé”, cogliendo l’analogia dell’esporsi in varia metafora. Così, per il Poeta, il vento dispettoso ha fatto volare la lingerie stesa e ne ha vestito la verdura del banco sottostante i fili del bucato, creando una lirica divertente e intelligente.

La serie di poesie portate all’attenzione del pubblico per la sezione Lingua Italiana, nell’ambito della sedicesima edizione del Premio, ha visto interessanti testi, tra i quali “Desolazione” di Alba Rattaggi di Varese, che afferma di avere scritto la poesia un giorno di settembre di strisciante malinconia, denso di pensieri grevi e sensazioni d’acuta impotenza, mentre Giulia Deon, autrice di “Solidali” spiega: “La mano tesa traduce una timida richiesta di aiuto sollecitata da una necessità vitale e il bisogno di aiutare, interpretato da uno sorriso spontaneo, è la risposta istintiva che supera gli ostacoli legati alla realtà di “aspre città” o all’aridità di “vecchie solitudini”. La solidarietà avviene nell’intesa reciproca e immediata, simboleggiata dall’abbraccio fraterno”. Sembra farle eco Rosanna Ruffo, di San Martino Buon Albergo in provincia di Verona, con “Corone di preghiere”: “La vita, come lo stelo di un fiore, anche se recisa, brilla nei suoi colori e mentre le labbra si addolciscono in una preghiera il cielo si rischiara”.

Maria Angela Giovanna Cucchi di Castelcovati (Brescia) propone, invece, un’interessante “A quattro mani: vent’anni dopo” e a corollario della sua lirica dice: “Ho ripreso con il cuore, le parole semplici e i desideri dell’infanzia per trasformarli in messaggio di fiducia, di speranza, di incoraggiamento e di condivisione ai momenti dell’oggi così incerti e così sospesi. In piccole cose, nelle radici e nella terra che ha aiutato chi prima di noi c’è il sogno e la forza dell’amore”. A prospettare l’estate, Annamaria Martellotta, di Cortemaggiore, racconta “Rimini, mare da amare”, l’incanto di un luogo caro e pieno di vita che evoca emozioni e sensazioni sempre nuove, in cui si confondono  desideri e speranze, mentre Bruna Meneghello di Verona, racconta la terra che “ti parla e devi cercare le sue parole  per comprendere i suoi desideri, se vuoi essere in armonia con lei e con te stesso”. Agnese Girlanda, autrice di “Concerti”, sostiene che la vita sia “un concerto di temporali che impauriscono come le persone che borbottano sottovoce ma non parlano chiaramente, creando malintesi. Meno male che il sole arriva spesso con un abbraccio a cancellare emozioni negative”. Anche in questo caso, sembra risponderle la poesia di Salvatore Grieco di Prato che scrive “L’ostile compagno”, meritevole del terzo premio. “Il mugugno sul posto di lavoro è parente del meteorismo intestinale: entrambi sono figli di un’intolleranza pertanto, tra compagni, il volgare fraseggio è foriero del peggior litigio. Il lavoratore, qualsiasi mansione svolge, non deve ingiuriare il suo collega poiché il padrone, in quanto tale, non lo eleverà mai al suo stesso rango, ma lo considererà sempre come un essere pezzente”.

Al prossimo articolo per le altre poesie della sezione!

 

La Redazione

 

Camminare di gusto lungo la Via Francigena

Nell’ambito del progetto “La bisaccia del pellegrino: Francigena 2014, l’Europa a piedi verso Roma”, promosso dall’Associazione Civita e RadioRai, volto a valorizzare la Via Francigena del Nord, nel suo tratto da Aosta a Roma, attraverso un programma radiofonico itinerante e le tipicità agroalimentari riferibili al cibo “pellegrino”, mercoledì 8 luglio, alle ore 10, verranno presentati due prodotti editoriali: la pubblicazione “La bisaccia del pellegrino. Camminare di gusto lungo la Via Francigena” e l’ebook “Cammin scrivendo: scrittori sulla Via Francigena”, entrambi  editi da Marsilio Editori e Associazione Civita.

Il successo riscosso dal progetto, avviato un anno fa grazie al sostegno di Associazione Europea delle Vie Francigene, Fondazione Roma, Regione Lazio e Regione Toscana, e alla collaborazione di Romaincampagna.it e Fondazione Campagna Amica, in linea con il messaggio promosso da Expo Milano 2015, ha spinto l’Associazione Civita a proseguire l’azione di valorizzazione dei prodotti tipici dei luoghi attraversati dalla Via, da nord a sud dell’Italia, con il lancio del marchio “La bisaccia del pellegrino/Pilgrim’s pouch”, oggi registrato, che offre ai produttori operanti intorno a quei territori la possibilità di essere inclusi nell’elenco ufficiale dei prodotti de “La bisaccia del pellegrino”.

La pubblicazione “La bisaccia del pellegrino. Camminare di gusto lungo la Via Francigena” – in italiano e in inglese e dal ricco apparato iconografico – oltre a proporre alcune suggestioni e riflessioni sulla cultura del cibo lungo la Via Francigena e sui concetti di biodiversità e paesaggio legati a quella stessa tipologia di cibo, presenta i primi 57 prodotti tipici di qualità entrati a far parte de “La bisaccia del pellegrino” e, con essi, i loro produttori.

Per ciascuna delle sette regioni interessate dal tratto nord della Via – Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Alta Toscana-Liguria, Bassa Toscana e Lazio – vengono descritte le produzioni alimentari attraverso le testimonianze dei giornalisti-camminatori che hanno percorso e “assaporato” i luoghi da cui hanno origine, fornite le informazioni utili per contattare i relativi produttori e proposte delle ricette “francigene”. A completamento dell’offerta, oltre ad alcuni testi introduttivi curati da esperti, anche testi descrittivi in merito ai principali “tesori” storico-culturali (architetture religiose e civili, borghi, etc.) presenti lungo il cammino e che testimoniano il connubio tra arte, cultura e natura che offre l’esperienza francigena. Il racconto dell’esperienza del cammino è anche al centro dell’ebook “Cammin scrivendo: scrittori sulla Via Francigena” – scaricabile gratuitamente dai portali dell’Associazione Civita e della Regione Lazio e da alcuni stores – in cui tre scrittori, Caterina Bonvicini, Francesco Longo ed Antonio Pascale, descrivono la propria esperienza di viaggio vissuta accanto ai giornalisti delle radio europee lungo il tratto laziale della Via.

Esperienza i cui elementi-chiave sono, dunque, arte, natura, qualità e non ultimo il gusto.

Con la sottoscrizione di un apposito protocollo d’intesa, l’Associazione Civita in collaborazione con L’Associazione Europea delle Vie Francigene e l’Azienda Romana Mercati, attraverso il lancio del marchio “La bisaccia del pellegrino/Pilgrim’s pouch”, intendono creare, pertanto, una vera e propria “gamma” di prodotti francigeni di qualità, aventi caratteristiche adeguate a chi cammina – quali, produzione locale, tradizionalità delle produzioni, adeguatezza al consumo degli escursionisti, conservabilità, leggerezza, naturalità, valore energetico, ottime caratteristiche sensoriali, etc. – offrendo ai produttori la possibilità di apporre il marchio sui prodotti, favorendone quindi la loro riconoscibilità da parte del consumatore, e di avere garanzia di una idonea promozione degli stessi attraverso il sito web “La bisaccia del pellegrino” (www.bisaccia.viefrancigene.org), in italiano e in inglese, nel quale sono esplicitate le modalità di adesione, collegato al portale ufficiale dell’Associazione Europea delle Vie Francigene (www.viefrancigene.org).

L’iniziativa pone, quindi, al centro il tema della tutela e della valorizzazione delle nostre tradizioni agro-alimentari che, unite alla straordinaria bellezza del nostro paesaggio e del nostro patrimonio culturale, costituiscono i tratti fondamentali di un nuovo modo di fare turismo legato al percorso francigeno e possono rappresentare un volano per l’economia del territorio. Una scelta che, nell’anno dell’Expo in cui i riflettori sono puntati sul patrimonio enogastronomico italiano, può rivelarsi quanto mai strategica per lo sviluppo dei nostri territori e la tutela di sapori semplici e antichi che, al pari dell’arte e del paesaggio, ne raccontano la storia.

Questi i temi intorno ai quali si confronteranno gli ospiti dell’incontro odierno che costituisce uno degli eventi di punta della V edizione del Festival “Via Francigena Collective Project 2015” dedicata, quest’anno, al tema “Culture e Colture dei paesaggi”: una riflessione su quanto la conoscenza dell’identità di un territorio e della sua storia passi anche attraverso le tipicità agroalimentari che da quel luogo hanno origine.

Roma, Piazza Venezia 11

Associazione Civita – Sala “Gianfranco Imperatori”

PROGRAMMA

Saluti

Nicola Maccanico, Vice Presidente Associazione Civita

Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente Fondazione Roma

Cesare De Michelis, Presidente Marsilio Editori

Introducono

Giovanni D’Agliano, Dirigente Settore Turismo – Regione Toscana

“I prodotti del territorio e la Via Francigena”

Lidia Ravera, Assessore alla Cultura e Politiche Giovanili – Regione Lazio

“Cammin scrivendo: il racconto della Via Francigena”

Modera

Giovanna Castelli, Direttore Associazione Civita

Ne discutono

Sergio Valzania, storico e saggista

Massimo Tedeschi, Presidente Associazione Europea Vie Francigene

Toni De Amicis, Direttore Generale Fondazione Campagna Amica

Carlo Hausmann, Direttore Generale ARM – Azienda Romana Mercati

Caterina Bonvicini, Francesco Longo e Antonio Pascale leggeranno alcune pagine dei loro racconti

Seguirà una presentazione delle specialità enograstronomiche de “La bisaccia del pellegrino”.

Verrà distribuita copia della pubblicazione

 

Rachele Mannocchi

 

L’eccezionale ballerina Sylvie Guillem al Teatro Carlo Felice

Domenica 5 luglio, alle ore 20.30, l’ultimo appuntamento di danza al Teatro Carlo Felice di Genova con una  delle pochissime tappe italiane  della tournée di addio alla danza di Sylvie Guillem.

Un’occasione unica per ammirare l’ultima volta dal vivo una ballerina ed un’artista straordinaria che rimarrà per sempre nella storia della danza.

Sylvie Guillem, che ha da poco compiuto 50 anni, lascia il palcoscenico pur essendo ancora in un momento di grazia perché, da perfezionista estrema abituata ad eccellere, ha dichiarato – “non voglio deludere né me stessa né il pubblico”.

Applaudita a Genova nel luglio del 1999 in occasione del 31° Festival Internazionale del Balletto di Nervi,

dopo aver danzato su tutti i più importanti palcoscenici del mondo, concluderà una carriera stellare con “Life in Progress”, una produzione Sadler’s Wells London, co-prodotto con Les Nuits de Fourvière, Shangai International Arts Festival e Sylvie Guillem.

Il programma comprende quattro straordinarie coreografie:   technê di Akram Kan, attualmente uno dei maggiori artisti del mondo della danza, DUO2015, del celebre coreografo newyorkese William Forsythe, Here & After, con la Direzione e Coreografia di Russell Maliphant, e Bye di Mats Ek, in cui danzerà soltanto Sylvie Guillem .

LIFE IN PROGRESS

Una produzione Sadler’s Wells London

co-prodotto con Les Nuits de Fourvière, Shagai International Arts Festival e Sylvie Guillem.

technê

Coreografo                                     Akram Khan

Compositore                          Alies Sluiter, pubblicato da Mushroom Music Publishing/BMG Chrysalis

Interprete                               Sylvie Guillem

“Il mio lavoro nasce da domande a cui non so dare risposte. Faccio domande e racconto storie attraverso il corpo. E con l’opportunità di creare sul corpo di Sylvie, che trovo sia al suo stadio di massima poeticità e trasparenza, volevo porre domande sull’atto di entrare in contatto. È nella nostra natura connettersi gli uni con gli altri. Utilizzo la tecnologia per connettermi con un maggior numero di persone, più di frequente. Oggi, siamo in contatto di più rispetto a come lo eravamo in passato? Oppure siamo connessi con la tecnologia piuttosto che con le persone? Quando uso la tecnologia per entrare in contatto con qualcuno, mi ritrovo più solo. Quindi, siamo diventati lo strumento degli stessi strumenti da noi creati? Nessun computer può rispondere a questa domanda. Forse il corpo ci può riuscire…” Akram Khan.

DUO2015

Coreografo                                     William Forsythe

Compositore                                  Thom Willems

Interpreti                                Brigel Gjoka, Riley Watts

Sul piccolo spazio di fronte al sipario, proprio sul bordo del palcoscenico, si svolge «Duo», un orologio composto da due danzatori. I danzatori colgono il tempo in un percorso vorticoso, lo rendono visibile, pensano a come il tempo possa stare nello spazio, spostano il tempo in uno schema intricato, spoglio. Lo schema cresce e si svela mentre i due danzatori si rotolano, scivolano, si colpiscono, si ribaltano. I loro corpi splendono di un nero scintillante, si librano con estrema precisione, il loro respiro canta degli spazi nel tempo. Si avverte una musica in lontananza che scompare mentre i danzatori si inseguono in un silenzio vorticoso. Un orologio che guarda all’infinito ritornando al punto in cui è iniziato.

Here & After

 

Direzione e Coreografia                         Russell Maliphant

Interpreti                                Sylvie Guillem e Emanuela Montanari

“Per questa creazione volevo omaggiare le precedenti coreografie e esperienze con Sylvie, ma allo stesso tempo andare avanti e esplorare un vocabolario che mostra il contrasto, lavorando su un duetto al femminile.” Russell Maliphant

Bye

Coreografo                                     Mats Ek

Compositore                          Ludwig van Beethoven (Piano Sonata Op.111, Arietta; Musica registrata eseguita da Ivo Pogorelich)

Interprete                               Sylvie Guillem

Co-produttore                                 Dansens Hus Stockholm

“Una donna entra in una stanza. Dopo poco è pronta a lasciarla. Pronta a raggiungere gli altri.” Mats Ek.

Marina Chiappa

La Traviata alla Fortezza del Priamàr

Tante vecchie fotografie che fissano i ricordi, ora nitidi, ora vaghi, catturati da un primo piano, poi  dispersi da sfocature e dissolvenze: una galleria di immagini in cui il tempo scorre lentamente, seguendo i sogni e le illusioni, inevitabili, di Violetta e di Alfredo. E in cui sbocciano grandi fiori senza profumo.

Così il regista Stefano Monti dipinge La Traviata, melodramma lirico in tre atti di Giuseppe Verdi su  libretto di Francesco Maria Piave, in scena sabato 4 e martedì 7 luglio, ore 21.15, alla Fortezza del Priamàr di Savona.

Anteprima Due generazioni a teatro, stasera, giovedì 2 luglio, ore 21.15.

Cast: Saioa Hernandez (Violetta Valery),  Antonio Gandia (Alfredo Germont), Damiano Salerno (Giorgio Germont) Adriana Iozzia (Flora Bervoix), Antonella Romanazzi (Annina), Raffaele Feo (Gastone), Hyun Kyu Ra (Il Barone Douphol), Michele Patti (Il Marchese d’Obigny), Pietro Toscano (Dottor Grenvil), Giampiero De Paoli (Giuseppe), Loris Purpura (Un commissionario), Roberto Conti (Un domestico).

Regia, scene e costumi: Stefano Monti

Coreografie: Giovanna Badano

Danzatori: Giovanna Badano, Angelo Lupi

Direttore d’orchestra: Aldo Sisillo

Direttore del Coro: Patrizia Priarone

Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova

Allestimento del Teatro dell’Opera Giocosa di Savona

Uno dei più grandi fiaschi nella storia del teatro lirico. Traviata fu accolta, quel 6 marzo del 1853 alla Fenice di Venezia, con una pioggia di fischi e proteste. Il soggetto era scabroso – inammissibile, nella mentalità dei benpensanti di allora, avere come protagonista una donna di facili costumi – del titolo non parliamo nemmeno (fu proposto dalla censura un cambiamento in Amore e morte); infine ci si metteva persino la musica, anch’essa piuttosto audace per i canoni artistico-compositivi in voga in quegli anni. Insomma, un disastro su tutta la linea.

Sembra impossibile, data la fortuna che le arride ormai in tutto il mondo.

Perché Traviata, in realtà, è una grande opera. Tratta dal romanzo La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio (libretto di Francesco Maria Piave), fa parte della cosiddetta “Trilogia Popolare” verdiana insieme a Rigoletto e a Trovatore ed è tra i titoli più amati dal grande pubblico, più “utilizzati” dal cinema, più citati in saggi e romanzi, le sue arie sono tra le più celebri del repertorio lirico; il linguaggio musicale è decisamente innovativo ed intensa la componente drammatica, che va oltre la facciata di vezzi e orpelli per scandagliare l’intimità dei personaggi in scena. La musica fagocita la parola, la rende parte di sé ed è da qui, da questa unità inscindibile, che sgorga, generoso, il pathos del dramma: tutto nasce dal pentagramma. Tanto da rendere chiaro in un baleno il giudizio di Marcel Proust, che riteneva l’opera un capolavoro assoluto: “Verdi ha dato alla Dame lo stile che mancava al dramma di Dumas, innalzandola al regno dell’Arte”.

Vero è che la progressiva evoluzione psicologica della protagonista è resa da una parallela modificazione del linguaggio musicale: il ruolo di Violetta Valery è tra i più complessi nel nostro repertorio lirico, tra i più ambiti dai soprani, passando dall’animo spensierato della cocotte – con il trionfo dei brillanti virtuosismi belcantistici – a quello profondamente innamorato di una donna passionale, ma anche matura ed orgogliosa, seppur straziata dal dolore e dalla malattia: ed ecco che la musica, convulsa, gridata, disperata, tocca i vertici dell’intensità espressiva. Alla faccia del falso moralismo borghese. Donna “deviata” che spera, con l’amore, di uscire dal ruolo di cortigiana in cui l’ha confinata la società, Violetta è il compendio, universale, di tutte le eroine verdiane.

Marina Chiappa

Arche Scaligere di Verona aperte tutta l’estate

Anche quest’anno, grazie ad una convenzione fra il Comune di Verona e Legambiente, le Arche Scaligere saranno aperte al pubblico durante il periodo estivo, fino a domenica 27 settembre. A garantire l’apertura e un punto informazioni sul monumento, uno fra i più importanti esempi di arte gotica in Italia, saranno i volontari dell’associazione Legambiente Verona. Le Arche Scaligere saranno visitabili da martedì a domenica dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 18; giorno di chiusura lunedì. Il prezzo del biglietto è di 1 euro; l’ingresso è gratuito per i possessori della Verona Card. L’ingresso nel recinto delle tombe monumentali della famiglia Della Scala, che esercitò la signoria su Verona dal 1277 al 1387, consente al visitatore un punto di vista inedito sulla bellezza gotica delle grandi arche di Mastino II della Scala (morto nel 1351) e del figlio Cansignorio della Scala (morto nel 1375), e sui significati delle sculture che le compongono, figure che glorificano i defunti della dinastia, raccontando la loro accoglienza privilegiata nel paradiso cristiano. Le statue equestri sulla sommità delle architetture troncopiramidali trasfigurano i signori di Verona in cavalieri mistici a protezione della città. Nel recinto si possono ammirare anche i sarcofagi degli scaligeri più antichi, arche semplici, ornate di stemmi. Si distingue la tomba attribuita a Bartolomeo della Scala, con lo stemma a forma di scudo ornato dell’aquila imperiale che sormonta una scala: si tratta dello stemma scaligero più vicino a quello descritto da Dante Alighieri nel canto XVII del Paradiso. Sul retro dell’abside di Santa Maria Antica si trova la prima tomba di Cangrande I della Scala, morto nel 1329: lo scaligero è raffigurato a cavallo tra Maria Maddalena e Giacomo apostolo, i santi celebrati nel giorno della morte del condottiero (22 luglio) e della sua sepoltura (24 luglio). L’arca funebre definitiva di Cangrande fu commissionata dal nipote, Mastino II della Scala, tra gli anni trenta e quaranta del Trecento sopra la porta della chiesa di Santa Maria Antica, in una posizione di assoluto privilegio. Applicata alla parete della sacrestia di Santa Maria Antica vi è la tomba monumentale di Giovanni della Scala, cugino di Mastino II, proveniente dalla chiesa di San Fermo al Ponte, trasferita nel recinto delle Arche Scaligere nel 1831. L’arca di Cansignorio della Scala è stata restaurata tra il 2006 e il 2011 a cura della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali delle province di Verona Vicenza e Rovigo. Questo intervento ha consentito di apprezzare la bellezza dei marmi scolpiti e le tracce del colore presenti sulle statue. Di recente, grazie a una sponsorizzazione del gruppo Louis Vuitton, sono state realizzate le copie delle quattro statue del recinto che erano state tolte dai pilastri e musealizzate per ragioni conservative nel 1967. Le statue rappresentano figure allegoriche femminili: la Temperanza e la Giustizia (effigiata come Giuditta con la testa di Oloferne) su via Arche Scaligere; e le personificazioni di Verona e di Vicenza, le due città dell’ultimo regno scaligero, su via santa Maria Antica.

Roberto Bolis

Cibo di carta. Mostra sul cibo a Milano

cibo

Chi, non più bambino, non ha mai sentito rievocare le figurine della Liebig e quella del mitico Saladino, o non ha collezionato le cartine delle arance o le più diffuse cartoline? O giocato con le Mucche Caroline, gli infiniti pupazzi e gadget che accompagnavano i prodotti pubblicizzati da Carosello, o non si è fatto venire l’acquolina in bocca davanti al manifesto de “La grande abbuffata”? Tra le numerose mostre previste durante il semestre Expo, quindi dedicate al cibo, spicca per la sua forte originalità “Cibo di carta”, prodotta dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese e allestita nei prestigiosi spazi espositivi milanesi del Gruppo omonimo in Corso Magenta. Originale e inedita perché muove ricordi, entra nella quotidianità come un fiume di curiosità raccontando il cibo attraverso le rappresentazioni che di esso si sono diffuse grazie a pubblicità, etichette, figurine, gadget, menu, riviste, libri, ma anche a documenti di trasporto, bandi, carte intestate o scatole e manifesti di cinema. Una lunga ricerca che ha consentito la selezione di oltre 500 pezzi, in parte inediti e mai prima presentati, che saranno esposti nell’ex refettorio delle Stelline per cento giorni, fino al 19 settembre, per raccontare le storie del cibo e del costume in Italia dal Quattrocento ad oggi, offrendo un vero e proprio atlante iconografico nazionale della storia dell’alimentazione, tuttora mancante. Ma anche una parallela storia dell’illustrazione, che spazia da autori da riscoprire a firme invece celebri come quelle di Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello, Antonio Rubino, Achille Beltrame, Golia, Gino Boccasile, Leo Longanesi, Benito Jacovitti, Walter Molino, Tanino Liberatore… Per rendere veramente unica questa mostra Andrea Tomasetig, il libraio antiquario milanese che ne è fin dall’inizio l’ideatore e curatore, ha riunito il meglio di quattro importanti collezioni private. A partire dalla straordinaria collezione Michele Rapisarda, composta di oltre 12.000 carte illustrate italiane a stampa di uso quotidiano dal Seicento al Novecento (bandi, buoni premio, calmieri, carte da involto, cartoline, cataloghi, figurine, licenze, locandine, riviste, ecc.), in ampia parte imperniata sull’alimentazione, che racconta capitoli centrali della storia del cibo e del costume attraverso un repertorio iconografico raro o poco conosciuto. L’affianca una selezione di libri, manoscritti (molti inediti) e curiosità su carta provenienti dall’importante biblioteca gastronomica di Giorgio Grillo e Linda Pagnotta, composta di oltre mille opere, che coprono con autorevolezza l’intero percorso della gastronomia italiana dal Quattrocento a oggi, dal Platina ai futuristi, fino alle edizioni del secondo Novecento e contemporanee, libriccini Pulcinoelefante e fumetti inclusi. Una terza sezione presenta alcuni degli incredibili materiali pubblicitari che facevano seguito alla messa in onda di Carosello: gadget, giochi, libri, albi, confezioni dei prodotti, pupazzi gonfiabili dalla collezione Carlo Tranchina. La quarta sezione è infine dedicata al cinema italiano dalla seconda guerra mondiale al 2000: manifesti, locandine e fotobuste sorprendenti per l’originalità delle citazioni culinario-cinefile. Alle pareti della Galleria sfila un’autentica cornucopia di divertenti e insolite immagini sul cibo, che rimandano a un’Italia vera, sia popolare sia borghese, dal Neorealismo ai giorni nostri. C’è tutto: il cinema d’autore e la commedia all’italiana. Il tutto proveniente dalla collezione Enrico Minisini. Con questa grande esposizione Tomasetig prosegue, con l’importante contributo della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, il progetto culturale avviato con una serie di piccole mostre tematiche sul cibo di carta, tutte con il prezioso contributo dell’autorevole storico della gastronomia Alberto Capatti. Progetto che potrebbe vedere come propria ideale eredità un ulteriore e ambizioso sviluppo: la creazione di un Museo dell’Alimentazione, che in Italia curiosamente ancora manca, come auspicabile lascito culturale di Expo. “Intorno alla mostra” sottolineano Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, che curano la direzione artistica della Galleria Gruppo Credito Valtellinese “sono in programma diverse iniziative collaterali, dalle visite guidate ai laboratori didattici, dalla proiezione di film in tema alla lettura scenica di testi d’autore, fino a convegni e tavole rotonde su temi specifici”.

PAPER FOOD / CIBO DI CARTA Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Corso Magenta n. 59 – Milano fino al 19 settembre 2015

Orari e ingressi Galleria Gruppo Credito Valtellinese da lunedì a sabato 13.00-19.00 chiuso domenica e 15 agosto Ingresso libero.

S. E.

 

O voli, o cammini. Red Bull X-Alps

In sintesi è tutta qui la Red Bull X-Alps, evento biennale alla settima edizione. Oltre 1000 chilometri attraverso sei paesi, tra le montagne più alte d’Europa, dalla storica Salisburgo in Austria fino al Principato di Monaco. Chilometri da consumare volando in parapendio od arrancando a piedi quando non si trovano le condizioni favorevoli per librarsi in cielo con questo entusiasmante mezzo che sfrutta le forze della natura per volare, forse il più ecologico al mondo. O voli appeso sotto un’ala di tela, chiuso nel bozzolo dell’imbrago, la sella sotto la quale scorrono valli e montagne, sfilano boschi e rocce. Oppure cammini lungo le vallate, t’arrampichi per sentieri e pareti rocciose, per vie ferrate, attraverso ghiacciai, cercando uno spazio propizio per spiccare un nuovo volo e poi sfruttare le correnti ascensionali, guadagnare quota e la possibilità di andare avanti lungo l’arco alpino, tra scenari spettacolari e mozzafiato, verso le spiagge del Mediterraneo. Avanti, avanti ancora, hiking e parapendio, abilità di pilota nel manovrare l’ala e resistenza d’atleta alla fatica. Naturalmente il prossimo 5 luglio, quando la piazza dedicata a Wolfgang Amadeus Mozart vedrà scattare i concorrenti alla straordinaria maratona di volo e di gambe, i 33 piloti scalpitanti di percorrere i cieli alpini in rappresentanza di 18 paesi, due sole donne, la tedesca Yvonne Dathe e l’americana Dawn Westrum, sperano di volare molto e camminare poco, il meno possibile. Lo spera Aaron Durogati, di Merano, 29 anni, professionista del parapendio e figlio d’arte, pilota combattivo e di talento con la competizione nel sangue. Al suo attivo la vittoria nella Coppa del Mondo 2012 insieme a Nicole Fedele (coppa tutta azzurra quell’anno!), un curriculum denso di successi, unico italiano a volare o marciare insieme al resto della truppa internazionale. Debuttò nel 2013, settimo posto, ottima prova, visto che i numeri delle precedenti X-Alps dicono che appena il 12 per cento dei piloti arriva a meta. Lo spera Christian Maurer, detto Chrigel, elvetico di Unterseen, nel cantone di Berna, 33 anni, che di Red Bull ne ha già vinte tre. Nell’ultima ce la fece in 7 giorni meno una ventina di minuti, l’uomo da battere. Lo sperano anche gli assistenti, uno per ciascun pilota, con il compito di seguire via terra le peripezie del compagno di squadra, rifornirlo, consigliarlo, incoraggiarlo. Necessaria per entrambi molta esperienza di volo e d’alpinismo, perché alla X-Alps non può andarci chiunque sappia usare un parapendio, ma serve la giusta preparazione per entrare nei ranghi insieme a gente altamente qualificata. Il supporter di Aaron Durogati si chiama Ondrej Prochazka, Repubblica Ceca, ottimo pilota di cross ed acrobazia, già suo compagno nel 2013. Insieme hanno studiato il percorso per elaborare un piano di volo efficace, perché anche la tattica ha grande importanza. L’itinerario del 2015 pare sia più difficile delle scorse edizioni a partire dai 1038 chilometri, solo una manciata in più rispetto al 2013. Il percorso è contrassegnato da precisi punti di svolta, una decina di “boe aeree”, per così dire, o cancelli terrestri. Le une sono da aggirare in volo, gli altri da attraversare a piedi. Obbligatoriamente. Il primo è sul monte Gaisberg, 1287 metri sopra Salisburgo, a cinque chilometri dal via. Ci si arriva lavorando di scarpe e poi via per il cielo. Seguono il ghiacciaio Dachstein, altezza 2995 ed il Kampenwand montagna di 1669 metri evidenziata da una croce alta dodici, vicino al Chiemsee, terzo lago della Germania, detto anche “mare bavarese”, nel cuore delle montagne di quella regione. Poi giù verso sud-ovest a passare lo Zugspitz al confine con l’Austria, 2962 metri, la più alta montagna tedesca. Ancora a sud e si entra in Italia per raggiungere Cima Tosa, quota 3173, torre rocciosa delle Dolomiti del Brenta. Le vallate ampie e profonde del tratto italiano potrebbero riservare sorprese. Infatti, nel volo libero, cioè il volo in parapendio e deltaplano senza motore, uno degli ostacoli da superare è quello degli attraversamenti di valli e pianure dove il pilota non trova le condizioni favorevoli dei pendii montani per reggersi in aria. Nel caso della Red Bull significa che, se obbligato ad atterrare, dovrà arrampicarsi a lungo prima di scovare un pendio adatto al decollo e proseguire la gara. Secondo le precedenti esperienze, un momento difficile è in agguato in corrispondenza della sesta “boa” in Svizzera, nel cantone dei Grigioni, il Piz Corvatsch che si innalza fino a 3451 metri nel massiccio del Bernina. Siamo nei pressi di St. Moritz, quasi a mezza strada, 540 chilometri prima di vedere il mare, ma i piloti hanno ancora da lasciarsi alle spalle il Matterhorn, cioè il nostro Cervino, che svetta a 4478 metri, e poi il Monte Bianco, massima cima d’Europa, 4810 metri, da passare sul versante francese. Nel caso delle “boe aeree” basta entrare in cilindri virtuali, come quello del Cervino, raggio 5,5 chilometri, centro sulla vetta, sviluppo da terra all’infinito. Pertanto non è obbligatorio scavalcare le montagne nel punto più alto, però la quota aiuta il volo ed è sinonimo di sicurezza, nonostante molti credano il contrario. I cancelli a terra, invece, bisogna traguardarli a piedi, camminando anche per pochi metri. Atterri in prossimità del punto prefissato, lo passi, firmi la lavagna e te ne rivai in volo. Camminare poco e volare tanto, perché i modelli più avanzati di parapendio viaggiano a quasi 70 km/h, perché le lancette dell’orologio girano implacabili e gli altri non stanno ad aspettare. Dal Bianco si scende verso Annecy, comune di 52 mila abitanti nell’alta Savoia, sulla sponda settentrionale dell’omonimo lago, storica culla del parapendio, dove è obbligatorio attraversare un traguardo posto sul decollo del sito di volo di Planfait. Poi l’ultimo tratto, circa 250 chilometri con rotta meridionale, fino alle Alpi Marittime e Peille, piccolo paese arroccato alle spalle della Costa Azzurra, dove il tempo ufficiale si ferma. Mancano solo due chilometri all’atterraggio, più giusto chiamarlo ammaraggio, su una zattera galleggiante nella baia del piccolo principato. Ultimo giorno utile per tuffarsi in mare il 17 luglio. Per monitorare la gara, per esempio verificare il corretto aggiramento dei punti di svolta, l’organizzazione fornisce ai piloti uno strumento integrato, GPS più live tracking, cioè un dispositivo che permette di conoscere in ogni momento la posizione dei volatori e registrare una traccia dei loro percorsi. Grazie a tanta tecnologia, chiunque può seguire la Red Bull X-Alps dal proprio computer ed aumenta la sicurezza: se un pilota ha bisogno d’aiuto, la base sa dove trovarlo. O voli, o cammini con l’attrezzatura in spalla, regola severa, ma non è l’unica. Niente passaggi su mezzi motorizzati e no, proibito usare gallerie per abbreviare il percorso, farsi aiutare in fase di decollo, volare dalle 21 alle 6 del mattino, proseguire a piedi dalle 22,30 alle 5. È permesso ad ogni atleta sottrarsi all’obbligo di sosta notturna una sola volta e solo per proseguire a piedi, ma tre piloti lo potranno fare due volte. Infatti, il 2 luglio, tre giorni prima del via, attorno a Fuschl am See, piccolo comune di un migliaio e mezzo d’abitanti ad ovest di Salisburgo nell’area chiamata Salzkammergut, a cavallo tra Alta Austria, il Salisburghese e la Stiria, i partecipanti si sfideranno in un prologo alla Red Bull X-Alps. Dovranno volare e camminare in un contesto contrassegnato da laghi, aree pianeggianti, montagne di moderata altezza e no, e tornare a Fuschl am See. I primi tre guadagneranno cinque minuti di vantaggio alla partenza, oltre che un secondo permesso per camminare di notte. A Fuschl am See si trova la sede centrale dello sponsor che ha dato il nome alla manifestazione, produttore della nota bevanda energetica. Ce ne sarà bisogno.

Gustavo Vitali