Al Museo di Storia Naturale di Ferrara in mostra “Ritorni e nuovi arrivi di carnivori in Italia”

Al Museo di Storia Naturale di Ferrara (in largo F. Vancini 2), in collaborazione con la sezione ferrarese del CAI – Club Alpino Italiano, è stata inaugurata la mostra “Presenze silenziose. Ritorni e nuovi arrivi di carnivori in Italia”.

In mostra, fino all’1 agosto 2024, 19 pannelli esplicativi, affiancati da spettacolari reperti tratti dalle collezioni del Museo, sulla presenza dei grandi carnivori con cui condividiamo il nostro territorio.

Dopo un lungo periodo di assenza, o al massimo di sporadiche presenze nel territorio italiano, negli ultimi anni si ritorna a sentir parlare sempre più spesso e con crescente attenzione – anche mediatica – del fenomeno di espansione numerica e territoriale dei grandi mammiferi carnivori (Lupo, Orso bruno, Lince e Sciacallo dorato principalmente).

Questo importante evento, di grandissimo valore biologico per la natura, comporta al contempo una serie di problematiche ed impatti significativi: di tipo sociale – come il recupero di una profonda cultura verso questi animali, nonché delle antiche pratiche di difesa del patrimonio zootecnico ed agricolo più in generale; di tipo gestionale-amministrativo, con l’avvio di azioni burocratiche per l’ottenimento di risarcimenti e rimborsi da parte di allevatori ed apicoltori; di studio, ricerca, controllo e gestione delle dinamiche di questi animali da parte degli enti preposti. Azioni ed abitudini che richiedono tempo per essere recepite, accettate, messe in atto e che spesso si scontrano con la velocità con la quale l’espansione – in particolare del Lupo – avanza nei nostri territori.

È una mostra realizzata dal Club Alpino Italiano – Gruppo Grandi Carnivori per la collettività, per far conoscere meglio il complesso mondo dei predatori selvatici, dei suoi equilibri naturali, ma anche di quelli più delicati insiti nel rapporto con l’uomo e le sue attività. Questa mostra rappresenta l’occasione affinché attraverso disegni ed immagini il visitatore possa ricevere un “valore aggiunto” durante il suo percorso di visita. L’invito è quello di tenere in considerazione i risvolti ecologici e naturalistici del processo di ricolonizzazione in atto, oltre al fondamentale ruolo che questi animali esercitano nell’ambiente naturale, senza tralasciare di metterci anche nei panni di tutte le persone e le attività che nel rapporto giornaliero con i grandi carnivori affrontano situazioni complesse da gestire e difficili da risolvere.

Giovedì 20 giugno 2024 alle 17 alla mostra si affiancherà un incontro divulgativo che vedrà dialogare fra loro e con il pubblico gli scienziati Stefano Grignolio e Mattia Lanzoni (Università di Ferrara), Laura Scillitani (Museo delle Scienze MUSE di Trento e Associazione Teriologica Italiana) e Marco Galaverni (WWF Italia).

Sono inoltre previste VISITE GUIDATE GRATUITE PER LA CITTADINANZA su prenotazione: martedì 18 giugno, 15.30-17.00; martedì 9 luglio, 15.30-17.00; giovedì 18 luglio, 15.30-17.00.

Per info e prenotazioni:  dido.storianaturale@gmail.com –  0532 203381 (con orario 9.00-13.00) –  351 6937858 (anche Whatsapp)

L’ingresso alla mostra è gratuito.

A. Z.

Oltre lo spazio, oltre il tempo. Il sogno di Ulisse Aldrovandi

È aperta al pubblico fino al prossimo 24 luglio al Museo Civico di Zoologia di Roma, la mostra Oltre lo spazio, oltre il tempo. Il sogno di Ulisse Aldrovandi, prodotta da Fondazione Golinelli e SMA – Sistema Museale di Ateneo, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e realizzata in collaborazione con INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica.

Nata da un’idea di Andrea Zanotti, Antonio Danieli, Roberto Balzani e Luca Ciancabilla, che ne firmano anche la curatela, la mostra dopo essere stata a Bologna arriva nella Capitale, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura- Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura. L’esposizione si arricchisce di opere e contenuti provenienti dalle collezioni dei Musei Civici della Sovrintendenza Capitolina, in particolare dal Museo Civico di Zoologia, dalla Galleria d’Arte Moderna e dalla Pinacoteca Capitolina.

La mostra gravita intorno alla figura di Ulisse Aldrovandi (1522-1605), uno dei più grandi scienziati della natura del suo tempo. Grazie alla sua straordinaria capacità di osservare, catalogare e conservare i reperti che la natura, nel corso del suo farsi, ha lasciato dietro di sé, Aldrovandi è di fatto il fautore del moderno museo di Storia Naturale, un luogo di memoria e conoscenza, in cui si sedimenta il fondo ancestrale delle nostre origini.

L’opera del naturalista bolognese, tuttavia, non è proiettata solo verso il passato: la sua capacità fantastica, perfettamente incarnata da quello che può essere considerato il suo scritto più sorprendente, la Monstrorum Historia – un trattato universale sui mostri e altri prodigi sovrannaturali – colloca l’opera dell’Aldrovandi oltre il tempo e sulla soglia di un mondo altro. Il potere dell’immaginazione apre le porte al futuro, a mondi mai, o non ancora, esistiti. Ulisse Aldrovandi incarna, dunque, due anime: quella di scienziato, osservatore di una realtà che è già stata, e quella dell’artista, che immagina e dà forma a ciò che sarà, spingendosi, come farà secoli dopo la fantascienza, a svelare scenari destinati, col progredire della scienza, a trasformarsi in realtà.

I visitatori avranno nuove opportunità di esplorazione, rinnovando il connubio inconsueto e originale, tra reperti e oggetti delle collezioni museali bolognesi e romane, exhibit tecnico-scientifici immersivi e interattivi prodotti in originale da Fondazione Golinelli, quadri di diverse epoche di Bartolomeo Passarotti, Enrico Prampolini, Virgilio Marchi e Mattia Moreni, opere d’arte – dipinti, sculture e installazioni – di Nicola Samorì. In mostra anche oggetti, strumenti, video e immagini provenienti dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF-OAS di Bologna e INAF-IAPS di Roma) e dall’Agenzia Spaziale Europea, che esprimono una visione unitaria della cultura e dell’alleanza tra arte e scienza, qui riproposta al pubblico in un percorso di ricerca tra passato e scenari futuribili.

La mostra è introdotta da un’anticamera che mira a riconnettere i visitatori con l’edizione precedente di Bologna, creando un’ideale connessione tra le due. Attraverso elementi multimediali e la fruizione nel metaverso del gemello digitale dell’edizione bolognese i visitatori potranno rivivere l’esperienza allestita nel centro Arti e Scienze di Bologna, contestualizzando il progetto e creando un senso di continuità tra l’edizione passata e quella attuale della mostra.

Il percorso prosegue poi con l’ingresso dell’umanità nella Storia, il momento che sancisce l’inizio di tutto il conoscibile e l’origine dell’uomo come essere senziente. Il compito di accogliere i visitatori è affidato ad alcune sculture di Nicola Samorì, artista di fama internazionale, per proseguire inoltrandosi nell’epoca della rivoluzione scientifica, una tappa cruciale che apre le porte della modernità e delle infinite possibilità che conoscenza e immaginazione, arte e scienza, offrono all’uomo. Lo spirito del tempo è perfettamente incarnato dalla figura di Aldrovandi, del quale si potrà esplorare, la ricostruzione del suo studio “ideale”. I visitatori ammireranno in una sorta di wunderkammer alcune mirabilia provenienti dalle collezioni dei Musei scientifici del Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Bologna, arricchiti dall’apporto della collezione di zoologia, sede della mostra. Le sue tavole acquerellate e la sua celebre opera Monstrorum Historia, dialoga con quadri d’epoca e opere contemporanee a sfondo naturalistico, evidenziando il rapporto simbiotico tra scienza e arte.

Il pubblico sarà condotto poi nel futuro, nelle nuove e recenti frontiere interplanetarie raggiunte dall’uomo, proiettato ormai verso i confini dell’universo e della conoscenza. In questa sezione i visitatori avranno modo di sperimentare, alcune delle nuove condizioni in cui l’umanità si troverà a vivere in un futuro non troppo lontano, in particolare, grazie alla realtà virtuale, potranno sperimentare il processo dell’ibernazione, necessaria per affrontare i viaggi interstellari e attraverso installazioni olfattive potranno scoprire gli odori dell’universo. Una seconda wunderkammer, speculare rispetto a quella aldrovandiana, rappresenta, da questa prospettiva, una finestra sul passato: quali cose l’uomo dovrà portare con sé a memoria dell’umanità, della natura e della vita sulla Terra?

Nel corso della visita il pubblico non mancherà di essere affascinato dalla storia dell’esplorazione di Marte con materiali e contributi dell’INAF, l’Istituto Nazionale di Astrofisica con modelli 3D del pianeta rosso e rocce terrestri analoghe a quelle marziane.

Il percorso si conclude con una domanda aperta: è la fine dell’essere umano o l’inizio di un nuovo umanesimo? Molti sono gli interrogativi sul destino dell’umanità e sul futuro dell’esistenza, che bene si incarnano nelle perturbanti deformazioni scultoree di Nicola Samorì che chiudono il percorso.

Oltre lo spazio, oltre il tempo. Il sogno di Ulisse Aldrovandi. Sala della Balena | Museo Civico di Zoologia, via Ulisse Aldrovandi, 18 – Roma. Chiuso il lunedì; dal martedì alla domenica 9.00-19.00. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Biglietto solo Mostra: € 6,00 intero; € 5,00 ridotto; € 4,00 scuole. Sono previste altre tipologie specifiche di biglietto. Informazioni: www.museocivicodizoologia.itwww.museiincomuneroma.it – Tel. 060608 (attivo tutti i giorni ore 9.00-19.00)

Delos (anche per le fotografie)

“Versi d’Autore” a Ferrara

La mostra, curata da Mirna Bonazza, responsabile U.O. Biblioteche del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara, presenta una preziosa documentazione costituita da componimenti poetici di varia natura quali: sonetti, ballate, cantari, oratori, poemetti, poemi cavallereschi, etc. Un fil rouge che, attraverso la memoria di versi d’autore, narra le storie, le imprese, le leggende, le emozioni, il pensiero, quali testimoni di un trascorso letterario. Corredati da didascalie esplicative, i manoscritti presentati sono in relazione sequenziale, tematica, contestuale, cronologica fra loro.

Sono esposti in mostra esemplari di grande pregio, fra codici miniati, autografi, partiture musicali, che coprono un arco cronologico che va dal XIII al XX secolo. Dall’importante testimone manoscritto di Ars nova contenente due ballate di Francesco Landini, ai codici miniati del Quattrocento quali La Spagna, poema cavalleresco in ottave commissionato da Borso d’Este, l’Haeroticon di Tito Vespasiano Strozzi, il Canzoniere di Francesco Petrarca. Dal poemetto De domina Stella, in cui Galeotto Marzio esalta le virtù morali ed estetiche di Stella de’ Tolomei dell’Assassino (o dell’Asisino), agli esemplari autografi quali La Giuditta di Vincenzo Monti, Il Misogallo di Vittorio Alfieri, Pomposia di Giovanni Pascoli, Parisina tragedia lirica di Gabriele D’annunzio, La primavera tratta da Canzoni a bocca chiusa di Corrado Govoni. Le opere summenzionate rappresentano solo una parte di quanto presente in mostra.

La mostra, a ingresso libero, è visitabile, sino al 30 aprile 2024, negli orari di apertura della Biblioteca Comunale Ariostea: dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19, sabato dalle 9 alle 13.

Alessandro Zangara

Sara Montani. Caleidoscopio

Caleidoscopio, la nuova mostra dell’artista milanese Sara Montani in programma dal 24 aprile al 6 maggio 2024 al Centro espositivo Torre delle Arti del Comune di Bellagio sul lago di Como, realizzata con il patrocinio del Museo della Permanente di Milano, si presenta come una vera e propria retrospettiva, da scoprire come se si stesse guardando attraverso un caleidoscopio, dove ogni angolo offre una nuova prospettiva e una visione unica.

Caratterizzata da una ricerca che da sempre unisce materiali e linguaggi differenti, l’arte di Sara Montani è come un viaggio tra passato e presente, attenta esplorazione della memoria collettiva attraverso il linguaggio di oggetti del passato che diventano magicamente simboli di una ricerca personale di significato e appartenenza.

Partendo da questo assunto, all’interno della suggestiva Torre delle Arti costruita nel XIII secolo come avamposto di avvistamento, Sara Montani ha pensato a un allestimento site specific che si adattasse a uno spazio espositivo che si sviluppa in verticale e non in orizzontale, come accade canonicamente, presentando una serie di opere appartenenti a diversi periodi, dai differenti linguaggi espressivi e dalle varie dimensioni.

Nella parte alta della torre, una per piano, sono collocate due imponenti installazioni, Textum (una grande camicia ospedaliera trasparente con motivi floreali cristallizzata in resina) e In ragione di un filo sottile. Itinerari (due stampe di grandi dimensioni affiancate, il fronte e il retro di una tavola di legno, a suggerire la forma di un albero, con alla base cinque stampe strette e lunghe di diverse misure).

Negli ambienti ai primi due piani, invece, opere dalle misure più piccole: acquerelli, chine, incisioni, monotipi e monoprint, libri d’artista, selezionati per affascinare e coinvolgere un pubblico internazionale.

La mostra di Bellagio ripropone come la caleidoscopica creatività di Sara Montani trovi fondamento nella riorganizzazione di oggetti archeologici e antropologici, portavoci di memorie perdute, che si trasformano in opere d’arte variegate: dall’incisione alla stampa, dalla scultura alle installazioni.

Una ricerca poetica che nel tempo si è concentrata in particolare sugli indumenti, custodi tangibili di esistenza, intimità e valori umani, rendendoli di volta in volta protagonisti della sua arte attraverso nuove forme espressive che ne esaltano il valore simbolico e narrativo: opere uniche che dialogano con il presente pur rimanendo profondamente radicate nella memoria storica e culturale.

Caleidoscopio è dunque un racconto a specchi e frammenti di vetro colorati che vuole ribadire il bisogno di Sara Montani di andare oltre alla rielaborazione estetica, volendo instaurare un dialogo profondo con lo spettatore, per lasciare un’impronta e stimolare una riflessione sulla continuità dell’esperienza umana e sul ruolo dell’arte come ponte tra le epoche.

Artista impegnata nell’indagine della realtà sociale, la produzione artistica di Sara Montani abbraccia più linguaggi, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia all’incisione, alle installazioni e ai libri d’artista, impiegando materiali e tecniche varie.

La sua ricerca affonda le radici nella memoria, individuale e collettiva e nella trasmissione della conoscenza, di generazione in generazione. Predilige progetti tematici, trasferendo il vissuto personale all’interno dell’opera d’arte.

Formatasi all’Accademia di Belle Arti di Brera con Tito B. Varisco e Guido Ballo, Sara Montani espone dal 1970 ed è stata invitata a prestigiose manifestazioni conseguendo premi e segnalazioni. Le sue opere figurano in collezioni e raccolte di enti pubblici e privati in Italia, Francia, Belgio, Inghilterra, Romania, Svizzera, Egitto, Germania, Cina, Giappone, Stati Uniti, Polonia, Repubblica Dominicana.

Già membro della Commissione Artistica del Museo della Permanente di Milano, dal 2022 Sara Montani fa parte del Consiglio direttivo del Museo della Permanente di Milano e continua a contribuire attivamente al panorama artistico milanese ed italiano. Sara Montani vive e lavora a Milano.

Centro Espositivo Torre delle Arti, Salita Plinio 25, Bellagio (CO) dal 24 aprile al 6 maggio 2024. Ingresso libero

Orari di apertura al pubblico 10.30-13.00 / 15.30-18.30. Venerdì e sabato apertura anche serale dalle 21 alle 22.30. Tutti i giorni alle ore 11.00 visita guidata gratuita con l’artista. Per prenotazioni: 339-1052214

De Angelis (anche per le fotografie)

Visse d’arte

In occasione del centenario dalla scomparsa di Giacomo Puccini, Corrado Veneziano presenta il suo ultimo lavoro dedicato espressamente al musicista lucchese. Il ciclo di opere ad olio, dal titolo Visse d’arte farà parte di un percorso espositivo in programma al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma dal 19 aprile al 23 giugno, sotto la curatela di Francesca Barbi Marinetti, Cinzia Guido e Sonia Martone.

Un omaggio personale molto sentito dal poliedrico artista – già autore di opere pittoriche iconiche nonché di pregevoli saggi su teatro e linguistica – che della drammaturgia pucciniana, attraverso la pittura, mira ad esaltare del compositore la forte tensione figurativa, in un dialogo con le note del pentagramma, evocando luoghi e personaggi dei suoi capolavori assoluti, tra cui Tosca, Turandot, Manon, Suor Angelica, La Fanciulla del West, Madama Butterfly.

“Dotato di una straordinaria cultura tecnica – afferma Veneziano – Puccini ha anche trasformato, talvolta cancellato e riscritto, passaggi delle opere dei librettisti con cui ha collaborato. E in tutto ciò è riuscito a restituire – nella complessa dialettica che da sempre lega la musica alle parole – un significato omogeneo e una comunicazione visiva di rara potenza.  Le sue opere si affermano come capolavori melodici squisitamente musicali, ma diventano anche simboli evocativi su cui si fonda una parte preziosa dell’immaginario contemporaneo.”

Dei venticinque dipinti in mostra realizzati da Veneziano, dodici di essi richiamano l’intero repertorio operistico pucciniano: con le linee orizzontali parallele tra loro che ricordano spartiti e righe musicali. Tali partiture aeree e pittoriche appaiono separate tra loro da diversi intervalli visivi: corde, fili, rami, scale, onde del mare (e altro ancora) che diventano elementi leggeri ed eterei, quasi desemantizzati e allo stesso tempo orgogliosamente portatori della suggestione primaria di Puccini. Alle opere ispirate ai classici della lirica, se ne aggiungono altre tre: L’Antilisca, un animale immaginario, un pericoloso ma seducente “uccello femminile” che spesso Puccini evocava al fine di spaventare scherzosamente i suoi amici, nella tenuta di Torre del Lago; l’Incipit del Vecchio Testamento, un libro che Puccini “non si stancava mai di leggere e di consigliare” ai suoi conoscenti; una citazione visiva di Paolo e Francesca, ispirata alla Divina Commedia del suo amatissimo Dante Alighieri: un episodio le cui parole Puccini cercò di inserire nel libretto della Fanciulla del West, affinché fosse cantato dalla protagonista.

Nel corso delle prossime settimane, sempre all’interno della prestigiosa cornice museale, saranno inoltre ospitati una serie di concerti ed eventi a tema, aperti al pubblico, ulteriore occasione per ricordare questo significativo anniversario pucciniano e farlo in questo luogo congeniale, che celebra la musica e la evoca attraverso i mezzi che ne permettono l’espressione. Il Museo, infatti, è nato grazie al lascito della importante collezione di strumenti musicali del tenore Gennaro Evangelista Gorga (1865-1957), che dedicò la quasi totalità del suo patrimonio e della vita al collezionismo, rinunciando ad una carriera lirica fulgida e promettente, legata in modo indissolubile a Puccini: Gorga fu non a caso il Rodolfo della prima de La Bohème, opera con cui concluse la sua carriera. Si è scelto, in tal ambito, di porre le opere di Veneziano in diretto dialogo con gli strumenti musicali esposti nel Museo, quasi a indicare un doppio filo narrativo lungo il quale si inserisce lo stesso Evan Gorga.

La mostra Visse d’arte gode del riconoscimento del Comitato azionale per le celebrazioni pucciniane, “Puccini100”.

Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, Piazzale Santa Croce in Gerusalemme 9/a – Roma. Infoline: +39 06 7014796

Orari: dal martedì alla domenica ore 9:30-19:30 (ultimo ingresso ore 18:30). Giorno di chiusura: lunedì

Ingresso:

€ 6 (intero)

€ 2 (dai 18 ai 25 anni) solo per studenti UE

Gratuito fino a 18 anni e ogni prima domenica del mese

Biglietti in prevendita sul sito www.gebart.it o chiamando il centralino 06 32810

Sito ufficiale: https://museostrumentimusicali.beniculturali.it/

Elisabetta Castiglioni

Antonio Melchiorre “Astrazioni Liriche”

Il valore della fisicità incontra l’essenza stessa dell’arte nella nuova mostra di Antonio Melchiorre intitolata “Astrazioni Liriche”, in programma allo Studio d’Arte Melchiorre a Pusiano sul lago di Como dal 20 aprile al 23 giugno 2024 e curata da Flaminio Gualdoni.

In un’epoca dominata da un’estetica talvolta distante dall’esperienza sensoriale diretta, Melchiorre propone una pittura dalla profonda visceralità. Evitando ogni fascinazione per una pittura analitica, l’artista si immerge nell’esplorazione della fisiologia pittorica, abbracciando le materie con un’intensità che va oltre il mero gesto creativo.

Le opere dal linguaggio informale materico ricco e denso di Antonio Melchiorre non sono semplici rappresentazioni di oggetti o concetti; sono essi stessi entità, realtà tangibili e vive. Ciò che affascina Melchiorre è quello che, nelle parole di Pablo Picasso era “il sole nel ventre”, ovvero l’intuizione primordiale della vita e della forma. Ecco perché nei suoi dipinti il segno sfugge a sé stesso per irradiare di significato la materia, la vera essenza da cui tutto prende forma.

L’opera di Antonio Melchiorre, nato nel 1961 in Abruzzo, si distingue per la sua profonda capacità di trasmettere emozioni viscerali, per una pittura che vuole oltrepassare gli schemi e le regole del linguaggio pittorico tradizionale. La materia turgida e ricca dei suoi dipinti è espressione di un’arte plastica istintuale e soggettiva dove il colore non è il solo elemento che maggiormente la definisce. Paritetico è infatti l’impiego del catrame, il supporto di tele di juta e canapa, nonché la frattura fisica dello spazio dell’opera con cuciture verticali e orizzontali di lembi di tela, a evidenziare la forte connessione introspettiva della sua arte.

Scrive Flaminio Gualdoni nel suo testo in catalogo: “Quella di Melchiorre è una pittura di frequenze, di tensioni e mutazioni, da cui nasce l’immagine non come organismo formato, ma come pura possibilità di formazione.”

Tutte le venti opere esposte a Pusiano, la maggior parte delle quali realizzate ad hoc per la mostra, mostrano un’anima e un corpo. Non sono solo espressioni di un pensiero e di un sentire, ma la dichiarazione d’intenti di una mente che non smette mai di indagare; ricerca che è alla base della sua stessa espressione pittorica, dove spazio, forma, materia e colore riescono a rimanere in perfetto equilibrio.

La sua condizione di individuo è da ricercarsi nel suo essere artista. La sua stessa condizione intellettuale è nel gesto che modula la sua arte, che distrugge, ricrea e trasforma la materia, per un’azione pittorica viva e palpabile, drammatica e violenta.

In una concezione lirica dell’arte stessa tanto libera e autonoma, dissolutoria rispetto alla nozione ordinaria, l’artista chiede a chi osserva le sue opere una partecipazione altrettanto libera, così da poter cogliere il legame che Melchiorre cerca con la realtà.

Studio d’Arte Melchiorre, Via Giuseppe Mazzini 45, Pusiano (CO)

Dal 20 aprile al 23 giugno 2024. Ingresso libero

Orari di apertura: sabato e domenica 10.00-12.00 e 15.00-19.00. In altri giorni e orari solo su appuntamento telefonando al numero 339.1616604

De Angelis

A Roma la più importante mostra mai dedicata ai menu nel mondo

A vent’anni dalla mostra di menù al Castello Sforzesco di Milano, in questo 2024 a Roma prenderà vita la più importante esposizione mai dedicata ai menù storici di tutto il mondo. Dal 5 al 7 aprile appuntamento al Garum – Biblioteca e Museo della Cucina, con la mostra “UN MONDO DI MENU: la grande storia a tavola”, con oltre 400 menù storici e contemporanei, alcuni dei quali vere perle rare mai resi visibili al pubblico, provenienti dalle maggiori collezioni private d’Italia e non solo. L’inaugurazione è fissata per le ore 17 di giovedì 4 aprile.

La mostra suggella la collaborazione fra “menù Associati – associazione internazionale di menù storici” (www.menùassociati.eu) e Garum – Biblioteca e Museo della Cucina della Fondazione Rossano Boscolo Sesillo, collaborazione che la Presidenza della Repubblica ha voluto onorare partecipando all’esposizione con un pannello che ricorda, attraverso i menù, tutti i Presidenti della Repubblica Italiana e i rapporti con le altre Nazioni.

La mostra si articola attraverso 18 pannelli monotematici e si conclude con un pannello aggiuntivo che vuole anticipare l’impegno di menù Associati e dell’associazione culturale CheftoChef emiliaromagnacuochi a sostegno della candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio dell’Unesco.

Ad accompagnare l’esposizione, un imponente catalogo (di 464 pagine) strumento di conoscenza imperdibile per professionisti del settore, per gourmet e appassionati curiosi, che sfogliandolo ritroveranno tanti episodi (e piatti!) forse dimenticati o comunque da ricordare. La prefazione del catalogo è a firma del Prof. Alberto Capatti, mentre i testi sono di Maurizio Campiverdi, Franco Chiarini, Giulio Fano, Matteo Ghirighini e Roberto Liberi, tutti soci di menù Associati.

Molti dei menù saranno esposti per la prima volta al mondo, a partire dal più antico menù a stampa conosciuto (1803) fino a menù a noi contemporanei quali quello del Pranzo offerto da Casa Artusi al Presidente Napolitano il 7 gennaio 2011 o quello relativo al viaggio di Papa Francesco a Cuba, per incontrare il patriarca Kirill.

Alla mostra collaborano, quali prestatori o fornendo testi e saggi specifici, tra gli altri: Maurizio Campiverdi, proprietario della più vasta collezione di menù conosciuta e Presidente di menù Associati, Academia Barilla, Istituto Luigi Sturzo, MAV Fondazione Modena Arti Visive, Casa Artusi, Zeppelin Museum di Friedrichschafen e, eccezionalmente, l’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica.

Nella visione proposta dalla mostra, il menù, oltre che un manufatto spesso di fattura pregevole e artistica e testimone oculare della storia della gastronomia, rappresenta un credibile cronista dell’economia, delle scienze sociali e politiche e della quotidianità a sé contemporanee. Difatti i menù esposti, e ampiamente descritti nel catalogo analitico, sono legati a eventi storici e situazioni particolari quali, ad esempio: le celebrazioni per lo Statuto Albertino (1848)., delle discussa visita di Garibaldi a Londra (1864), la Breccia di Porta Pia e le due Guerre Mondiali, fino ad arrivare alle relazioni diplomatiche del secondo dopoguerra come nel caso del menù della Colazione offerta dal Presidente Cossiga a Michail Gorbaciov all’indomani della caduta del Muro di Berlino. Ad essi si affiancano menù che ci raccontano le ultime ore del Titanic, le grandi imprese di Amelia Earhart e Charles Lindbergh, Umberto Nobile e Francesco De Pinedo. Dal primo pranzo di Hitler e Mussolini (1934) e quelli di Castro e Kennedy correlati al periodo delle nazionalizzazioni cubane, a quelli legati alle celebrazioni per il matrimonio di Carlo e Diana, William e Kate, passando per le incoronazioni di Elisabetta II e di Nicola II, l’ultimo Zar.

Ma anche menù collegati alle celebrazioni e alle inaugurazioni del Canale di Panama e della Tour Eiffel; menù stampati su supporti speciali come seta e porcellana spesso preparati da grandi artisti quali Alphonse Mucha; i menù delle grandi Expo, straordinarie occasioni d’incontro e di scambio per i popoli della Terra: dall’expo del Crystal Palace del 1851 a Milano 2015, passando per la grande Expo parigina del 1900. E ancora: menù celebrativi dei grandi eventi sportivi, dai primi Tour de France al Touring Club Italiano, dalle Olimpiadi del 1936 al Primo Giro Aereo d’Italia.

Il Segretario di menù Associati, Giulio Fano, che insieme al coordinatore Roberto Liberi hanno partecipato alla progettazione di questa mostra, sono convinti che «questo evento farà da volano a molte altre iniziative che contribuiranno a raggiungere l’obiettivo di far riconoscere la Cucina Italiana da parte dell’UNESCO come patrimonio gastronomico, come già proposto dall’attuale governo insieme a diverse altre realtà culturali». E sottolineano «la particolarità di questa mostra è l’uso dei singoli menù come tessere di un mosaico per raccontare la nostra storia, le conquiste della nostra civiltà e, naturalmente, la storia della cucina negli ultimi due secoli».

Maurizio Campiverdi fondatore e Presidente di menù Associati e maggior collezionista al mondo di menù e di carte di ristoranti ricorda che «Rossano Boscolo presidente di Garum e il suo Direttore Matteo Ghirighini sono stati determinanti per la realizzazione di questa Mostra nella convinzione che il loro Museo della Cucina diventerà un centro importante di studi e raccolta di menù storici al servizio anche di quelle realtà internazionali, francesi in primo luogo, che stanno rivalutando questo strumento gastronomico fondamentale per riscrivere le tante storie di tante diverse cucine».

La mostra sarà aperta da venerdì 5 a domenica 7 aprile dalle 10 alle 18 con orario continuato. Ingresso gratuito.

Per informazioni: Garum Biblioteca e Museo della Cucina – Via dei Cerchi 87 Roma

www.museodellacucina.comInfo@museodellacucina.com

Pierluigi Papi (anche per le fotografie)

Sara Montani. Vestali

Vestali, la nuova mostra di Sara Montani in programma dall’8 al 13 marzo alla Sala Esposizioni Spazio Cultura del Comune di San Giuliano Milanese (Piazza della Vittoria) e curata da Mattia Bertolotti e Vincenza Spatola, rappresenta un’incursione profonda nel tessuto socio-culturale che definisce e, talvolta, circoscrive il ruolo della donna nella società.

Inserita tra le iniziative proposte dal Comune per la Giornata internazionale della donna 2024 dal Comune di San Giuliano, realizzata con il patrocinio del Museo della Permanente di Milano, la mostra è stata allestita con il contributo degli studenti del Liceo Primo Levi di San Giuliano Milanese, impegnati in un Percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO): un progetto che ha permesso di tessere un dialogo costruttivo tra docenti, alunni e professionisti del settore, in una cornice educativa di rilievo che ha travalicato i confini della semplice esposizione artistica, per abbracciare un’esperienza formativa complessiva.

Nell’antica Roma la figura della vestale simboleggiava dedizione, purezza e un ruolo centrale nel mantenimento del culto della Dea Vesta.

Eredi di questa eredità simbolica, le opere di Sara Montani esplorano il concetto di femminilità attraverso l’uso metaforico dell’abito come espressione di identità, memoria e trasformazione. L’abito diventa, quindi, veicolo di storie personali e collettive, un mezzo attraverso cui l’artista indaga la condizione femminile, interrogandosi sui ruoli tradizionalmente assegnati alla donna dalla società, “strumento ideale – come sottolinea l’artista- per dare forma e corpo all’invisibile, per trasferire in un’opera d’arte una traccia, un’impronta, una memoria della vita di chi li ha indossati, spesso con quel senso di vulnerabilità dato dalla fragilità dei tessuti”.

L’esposizione, che presenta 16 opere disposte su tre sale (la prima per le sculture in tessuto e resina, la seconda per le stampe e la terza per le installazioni tridimensionali), si distingue per la sua varietà tecnica e materica, dalla calcografia alla collografia, dalla cianotipia ai tessuti trattati con resina, fino all’utilizzo del plexiglas. Questa diversificazione di metodi e materiali non è casuale ma riflette la molteplicità delle esperienze femminili, così come la complessità del dialogo tra passato e presente che l’artista intende instaurare. L’“abito/vissuto”, trasformato attraverso processi come la cianotipia o la calcografia, diviene un testimone unico e plurimo della vita delle donne, raccontando storie di vulnerabilità, forza, cambiamento e persistenza.

Ogni opera, con la sua specificità tecnica, narra una diversa faccia dell’essere donna, offrendo allo spettatore una gamma di interpretazioni e connessioni emotive. Questa pluralità di voci e immagini si fonde in un coro armonico che parla di resistenza, adattamento e, soprattutto, di rinascita.

In Vestali l’arte di Sara Montani si configura come un invito a riconsiderare il ruolo della donna nella società, spingendo oltre i confini di una riflessione puramente estetica per interrogare le dinamiche di potere, le aspettative e le possibilità di trasformazione.

L’intensa collaborazione con gli studenti del Liceo Primo Levi aggiunge un ulteriore significato alla mostra, sottolineando il valore dell’educazione artistica come strumento di sensibilizzazione e cambiamento: un punto cruciale del percorso creativo di Sara Montani che da sempre, senza mai scindere il molteplice ruolo di artista, curatrice ed educatrice di diversi progetti didattici ed espositivi, si rivolge alle nuove generazioni, per aiutarle a crescere, sia come individui sia come membri di una collettività.

Vestali si rivela dunque un’esperienza artistica di grande impatto, capace di stimolare un dialogo critico sulle tematiche di genere, sul valore della memoria e sulla potenza trasformativa dell’arte, dove Sara Montani, attraverso il suo lavoro, ci invita a riflettere sulla condizione femminile con occhi nuovi, svelando le sfumature complesse che caratterizzano l’esperienza di essere donna ieri, oggi e domani.

Orari di apertura al pubblico: 9-12-13 marzo: 14.30-17.30; sabato 9 marzo: visite guidate a cura degli studenti del liceo ore 15 e ore 16.30

De Angelis

Brassaï. L’occhio di Parigi

Dal 23 febbraio al 2 giugno Palazzo Reale (Piazza Duomo 12, Milano) presenta la mostra “Brassaï. L’occhio di Parigi”, promossa da Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Silvana Editoriale, realizzata in collaborazione con l’Estate Brassaï Succession.

La retrospettiva è curata da Philippe Ribeyrolles, studioso e nipote del fotografo che detiene un’inestimabile collezione di stampe di Brassaï e un’estesa documentazione relativa al suo lavoro di artista.

La mostra presenterà più di 200 stampe d’epoca, oltre a sculture, documenti e oggetti appartenuti al fotografo, per un approfondito e inedito sguardo sull’opera di Brassaï, con particolare attenzione alle celebri immagini dedicate alla capitale francese e alla sua vita.

Le sue fotografie dedicate alla vita della Ville Lumière – dai quartieri operai ai grandi monumenti simbolo, dalla moda ai ritratti degli amici artisti, fino ai graffiti e alla vita notturna – sono oggi immagini iconiche che nell’immaginario collettivo identificano immediatamente il volto di Parigi.

Ungherese di nascita – il suo vero nome è Gyula Halász, sostituito dallo pseudonimo Brassaï in onore di Brassó, la sua città natale -, ma parigino d’adozione, Brassaï è stato uno dei protagonisti della fotografia del XX secolo, definito dall’amico Henry Miller “l’occhio vivo” della fotografia.

In stretta relazione con artisti quali Picasso, Dalí e Matisse, e vicino al movimento surrealista, a partire dal 1924 fu partecipe del grande fermento culturale che investì Parigi in quegli anni.

Brassaï è stato tra i primi fotografi, in grado di catturare l’atmosfera notturna della Parigi dell’epoca e il suo popolo: lavoratori, prostitute, clochard, artisti, girovaghi solitari.

Nelle sue passeggiate, il fotografo non si limitava alla rappresentazione del paesaggio o alle vedute architettoniche, ma si avventurava anche in spazi interni più intimi e confinati, dove la società si incontrava e si divertiva.

È del 1933 il suo volume Paris de Nuit (Parigi di notte), un’opera fondamentale nella storia della fotografia francese.

Le sue fotografie furono anche pubblicate sulla rivista surrealista “Minotaure”, di cui Brassaï divenne collaboratore e attraverso la quale conobbe scrittori e poeti surrealisti come Breton, Éluard, Desnos, Benjamin Péret e Man Ray.

“Esporre oggi Brassaï significa – afferma Philippe Ribeyrolles, curatore della mostra – rivisitare quest’opera meravigliosa in ogni senso, fare il punto sulla diversità dei soggetti affrontati, mescolando approcci artistici e documentaristici; significa immergersi nell’atmosfera di Montparnasse, dove tra le due guerre si incontravano numerosi artisti e scrittori, molti dei quali provenienti dall’Europa dell’Est, come il suo connazionale André Kertész. Quest’ultimo esercitò una notevole influenza sui fotografi che lo circondavano, tra cui lo stesso Brassaï e Robert Doisneau.”

Brassaï appartiene a quella “scuola” francese di fotografia che fu definita “umanista”, per la grande attenzione che l’artista riservò ai protagonisti di gran parte dei suoi scatti.  In realtà, l’arte di Brassaï andò ben oltre la “fotografia di soggetto”: la sua esplorazione dei muri di Parigi e dei loro innumerevoli graffiti, ad esempio, testimonia il suo legame con le arti marginali e l’art brut di Jean Dubuffet.

Nel corso della sua carriera il suo originale lavoro viene notato da Edward Steichen, che lo invita a esporre al Museum of Modern Art (MoMA) di New York nel 1956: la mostra “Language of the Wall. Parisian Graffiti Photographed by Brassaï” riscuote un enorme successo.

I legami di Brassaï con l’America si concretizzano anche in una assidua collaborazione con la rivista “Harper’s Bazaar”, di cui Aleksej Brodovič fu il rivoluzionario direttore artistico dal 1934 al 1958. Per “Harper’s Bazaar” il fotografo ritrae molti protagonisti della vita artistica e letteraria francese, con i quali era solito socializzare. I soggetti ritratti in quest’occasione saranno pubblicati nel volume Les artistes de ma vie, del 1982, due anni prima della sua morte.

Brassaï scompare il 7 luglio 1984, subito dopo aver terminato la redazione di un libro su Proust al quale aveva dedicato diversi anni della sua vita.

È sepolto nel cimitero di Montparnasse, nel cuore della Parigi che ha celebrato per mezzo secolo.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale e curato dallo stesso Philippe Ribeyrolles, con un testo introduttivo di Silvia Paoli.

Brassaï. L’occhio di Parigi, Milano, Palazzo Reale Piazza Duomo 12 dal 23 febbraio al 2 giugno 2024, da martedì a domenica 10:00 -19:30; giovedì chiusura alle 22:30, lunedì chiuso.

Biglietti. Open: € 17,00 Intero: € 15,00 Ridotto: € 13,00

Per informazioni: palazzorealemilano.it; mostrabrassaimilano.it

S.E.

Straordinarie arriva a Milano

Dopo il successo al MAXXI di Roma la mostra Straordinarie arriva a Milano, alla Fabbrica del Vapore.

Gli spazi della Cattedrale ospiteranno dal 14 febbraio al 17 marzo il progetto promosso da Terre des Hommes e curato da Renata Ferri con le fotografie di Ilaria Magliocchetti Lombi, che raccoglie 110 ritratti e voci di donne italiane provenienti da molteplici ambiti della società contemporanea. Professioniste che con il loro percorso testimoniano tanti modi diversi, tutti possibili, di affermarsi e realizzare le proprie ambizioni oltre pregiudizi e discriminazioni.

La mostra, realizzata grazie al sostegno di Deloitte con il patrocinio di Fondazione Deloitte, è parte della campagna #indifesa che Terre des Hommes porta avanti ormai dal 2012 per promuovere i diritti delle bambine e delle ragazze in Italia e nel mondo, attraverso progetti concreti sul campo, ma anche iniziative di sensibilizzazione come Straordinarie, e campagne di advocacy per costruire una cultura del rispetto e dell’inclusione contro ogni pregiudizio e discriminazione di genere.

Nei giorni di esposizione gli spazi della Cattedrale ospiteranno un ricco palinsesto di incontri dedicati alle scuole e alla cittadinanza, talk con le donne ritratte, proiezioni e performance artistiche, per approfondire i temi proposti dalla mostra.

Come afferma Renata Ferri, “Straordinarie è una sfida agli stereotipi di genere che trasforma il paradigma della donna- vittima in modello di riferimento culturale e politico. Protagoniste del nostro presente, hanno accolto l’invito alla messa in scena del ritratto fotografico per fare di questo progetto un corpo unico di volti e voci, una tessitura di memorie, confidenze e dediche.”

Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura Comune di Milano: “Quando parliamo di questioni di genere, la cultura può e deve avere un ruolo fondamentale per ispirare il cambiamento della nostra società. È con questa consapevolezza che il Comune di Milano ha promosso il palinsesto “Milano Città delle donne”, che durante tutto il 2024 proporrà appuntamenti, talk e mostre legate al tema, e che si apre oggi con la mostra Straordinarie. Un progetto rivolto soprattutto alle ragazze e ai ragazzi, per mostrare loro gli infiniti modi che le donne hanno di esprimere sé stesse e realizzarsi. Un invito a conoscere la storia di queste donne straordinarie e crescere libere e liberi di realizzare i propri sogni. “

“La campagna indifesa di Terre des Hommes Italia da oltre 12 anni denuncia la disparità di genere che intrappola bambine e ragazze in un ciclo di discriminazioni, stereotipi, povertà e violenza. Nella diversità e nella forza delle donne che compongono Straordinarie speriamo che ogni bambina o ragazza riesca a intravedere un riflesso delle proprie potenzialità, rincorrendo i propri sogni e lottando per superare queste disparità. Se visitando la mostra, anche una sola bambina potrà sentirsi più libera di scegliere del proprio futuro, avremo raggiunto il nostro obiettivo. E se saremo riusciti a coinvolgere in questo racconto, anche i maschi, forse potremo davvero dire di aver piantato i semi di un Paese più aperto, inclusivo e giusto”, afferma Paolo Ferrara, Direttore Generale Terre des Hommes Italia. “Siamo onorati di aver costruito con il Comune di Milano un grande palinsesto che parte con Straordinarie e continuerà nei prossimi mesi facendo della città meneghina un esempio unico per offerta culturale con una serie di progetti innovativi che racconteranno la questione di genere da molteplici punti di vista, anche attraverso altre mostre, come Appunti G, che chiuderà il palinsesto il prossimo autunno”.

“Straordinarie” è realizzata in collaborazione con Fabbrica del Vapore e fa parte, infatti, dell’iniziativa del Comune di Milano “Milano città delle Donne, delle ragazze e delle bambine” che propone alla cittadinanza un anno di eventi e appuntamenti culturali dedicati alle questioni di genere.

“La mostra Straordinarie, così come tutti gli eventi e le occasioni di dibattito ad essa collegati che si svolgeranno in Fabbrica del Vapore in tutto il 2024, dicono della volontà del Comune di Milano di costruire una città a misura di donne e uomini, inclusiva e rispettosa, collaborando con le tante associazioni e fondazioni che hanno a cuore la vita culturale, sociale, economica e politica della città. “Milano città delle donne” non è uno slogan ma la volontà quotidiana di costruire una città più sicura e accogliente per donne e uomini, rinnovando l’impegno affinché tutte e tutti abbiano pari opportunità nelle professioni così come nelle proprie aspirazioni di vita.” Elena Lattuada, Delegata del Sindaco alle Pari opportunità di genere.

La mostra è stata realizzata grazie al sostegno di Deloitte con il patrocinio di Fondazione Deloitte, che ha sposato i valori promossi dal progetto ed è main partner dell’iniziativa.

Deloitte e Fondazione Deloitte sostengono con convinzione “Straordinarie”, un’iniziativa culturale di altissimo livello capace di veicolare con forza l’importanza del contributo delle donne in tutti gli ambiti professionali e riconoscere il loro valore”, spiega Guido Borsani, Presidente di Fondazione Deloitte e Partner di Deloitte. Con questo progetto prosegue l’impegno di Fondazione Deloitte a sostegno di modelli di riferimento inclusivi, capaci di ispirare le nuove generazioni e di stimolare le ragazze e i ragazzi ad andare oltre gli stereotipi di genere”.

In questa edizione la mostra si accompagna con un libro ad essa dedicato che sarà disponibile durante la mostra e sul sito di Silvana Editoriale (www.silvanaeditoriale.it) e che è stato realizzato grazie a Fondazione Bracco.

“Come imprenditrice ho sempre creduto nelle competenze femminili e il women empowerment è da sempre al centro del mio impegno nel business, nella responsabilità sociale e nelle istituzioni”, afferma Diana Bracco, Presidente di Fondazione Bracco, che ha reso possibile la realizzazione del catalogo della Mostra. “Il tema della parità di genere è anche nella mission della nostra Fondazione. Sul fronte della formazione, abbiamo dato vita al Manifesto Mind the STEM Gap contro gli stereotipi di genere e all’iniziativa pluriennale #100esperte, per dar voce a personalità femminili in tanti settori. Per tutti questi motivi ci è sembrato naturale essere al fianco di Terres des Hommes in questo progetto espositivo. Le oltre cento donne ritratte in questa mostra, di cui sono molto felice di fare parte, sono artefici della loro libertà di pensiero e azione. Mi auguro che questa esposizione sia visitata da tante bambine e ragazze. E a loro rivolgo un appello: non smettete di coltivare i vostri sogni. Abbiatene cura, teneteli stretti, fateli fiorire. Il potere trasformativo dei desideri è inestimabile”.

L’appuntamento è stato inserito nel calendario delle Olimpiadi Culturali (Cultural Olympiad), il programma multidisciplinare, plurale e diffuso, realizzato dalla Fondazione Milano Cortina 2026, che mira a promuovere i Valori Olimpici e Paralimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, nel percorso di avvicinamento ai prossimi Giochi Invernali.

Questa importante iniziativa dona un valore aggiunto all’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026”. Ha dichiarato Diana Bianchedi Chief Strategy Planning and Legacy Officer di Milano Cortina 2026. “I prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali lasceranno al Paese e alle generazioni di domani un’eredità intangibile duratura: la Fondazione Milano Cortina 2026 ha infatti attivato una serie di programmi, tra cui quello culturale, che puntano a coinvolgere e avvicinare le persone a valori quali inclusione, uguaglianza e rispetto. Progetti come questo, nato a sostegno delle donne, permettono di rafforzare il lavoro intrapreso a favore della parità di genere nel mondo dello sport e di una corretta rappresentazione delle donne”

“Questa straordinaria raccolta fotografica, realizzata dalle donne per le donne e per la difesa dei loro diritti – afferma Arianna Ferrini, HR Director di Canon Italia – rappresenta un’importante occasione per tenere alta l’attenzione sui temi legati alle disparità e ai pregiudizi nei confronti dell’universo femminile. E’ per noi un onore collaborare come partner a un progetto al quale ci sentiamo particolarmente vicini, poiché l’equità e l’inclusione sono valori fondamentali. Il nostro impegno è infatti quello di creare un’organizzazione sempre più inclusiva, all’interno della quale ciascun talento possa esprimersi e migliorarsi, rispecchiando la diversità della società in cui viviamo”.

Inoltre, altri numerosi partner che sono a fianco di Terre des Hommes per i diritti delle bambine e delle ragazze supportano l’iniziativa, tra cui: Rai per la Sostenibilità ESG, Canon, Gramma, partner Culturale, Cotril, che ha curato lo styling hair delle protagoniste, Neutralia, partner tecnici, Corriere della sera, iO Donna, La27esimaOra, Urban Vision media partner.

Straordinarie sarà aperta al pubblico gratuitamente dal 14 febbraio dalle 10.00 alle 19.00, fino a domenica 17 marzo.

S.E.