Baluardo dell’Amore: a Ferrara apre un parco archeologico nei luoghi dell’antica porta cittadina lungo le Mura sud

Dopo quattrocento anni Ferrara riporta alla luce il Baluardo dell’Amore offrendo al pubblico un itinerario di visita che ricalca fedelmente i percorsi originariamente tracciati dagli Estensi. Il nuovo Parco archeologico realizzato dal Comune di Ferrara nel tratto sud delle mura cittadine, in corrispondenza dell’antica Porta d’amore, è stato aperto ufficialmente al pubblico.

“Siamo soddisfatti – ha affermato l’assessore ai Lavori pubblici Maggi – per l’apertura alla fruizione di cittadini e turisti di un nuovo bene monumentale, uno spazio recuperato con grande cura che racconta la storia antica, le origini della nostra città. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a questo importante risultato, aumentando il fascino e l’attrattività delle nostre Mura storiche”.

Il Baluardo dell’Amore è integrato nel tratto di mura meridionale della città che costituiva la cortina militare più attrezzata per la difesa; si colloca circa a metà della via dei Baluardi e rappresenta il focus prospettico per chi percorre via Porta d’Amore in direzione mura.

Su tale baluardo si ergeva dal 1936 un fabbricato adibito a scuola materna (Scuola Bianca Merletti), dal disegno fedele al periodo d’origine. La scuola occupava una superficie in pianta di circa mq.500 e si affacciava con due piani fuori terra su via dei Baluardi.

Alla destra dell’edificio scolastico si trovava un piccolo fabbricato in mattoni a vista e copertura in coppi, utilizzato come deposito.

I lavori di demolizione dei manufatti e le opere di messa in sicurezza del baluardo dell’Amore, così come previsto dal I Lotto Funzionale del progetto di “Demolizione della Scuola Bianca Merletti e Riqualificazione del Baluardo dell’Amore”, sono iniziati in data 04/08/2007 e terminati in data 19/02/2008; durante questi lavori ed a seguito dell’esecuzione di saggi statici sulla superficie del baluardo, vennero alla luce alcuni ritrovamenti architettonici storici che necessitavano quantomeno di un approfondimento conoscitivo.

Accogliendo le indicazioni espresse dalla allora Soprintendenza BB.AA.PP., la predisposizione del progetto esecutivo del II lotto riguardante il Recupero e Valorizzazione del Baluardo dell’Amore, doveva essere anticipato da opere di scavo e di indagine archeologica per la ricerca di strutture interrate, da concordare con la competente Soprintendenza per i Beni Archeologici.

La campagna di scavi archeologici eseguita fra il 2013 e 2014, all’interno del II Lotto Funzionale – I Stralcio, ha messo in luce i resti dell’antica Porta d’Amore del 1451 e nella parte centrale del baluardo dell’Amore, i resti di un piccolo bastione in muratura, denominato “rivellino”, mai ultimato completamente. Quest’ultimo, realizzato nel 1557 per volere di Ercole II d’Este in difesa della quattrocentesca Porta dell’Amore, era un tipico baluardo cinquecentesco a forma di freccia, cioè “alla moderna”. Tale fortificazione venne solo in parte demolita e per il resto inglobata nell’attuale baluardo dell’Amore.

Nell’area oggetto di studio sono state scoperte, infine, altre costruzioni, parti integranti dell’intera fortificazione, come un locale “casamattato” con volta a botte, importanti aperture nei fianchi del baluardo alfonsiano, antiche pavimentazioni e persino un piccolo ma evocativo oratorio; tali ritrovati ricoprono un’area di circa mq.650.

Lo stato generale delle murature ritrovate, evidenziarono porzioni decoese a causa del collassamento delle malte, in particolar modo sulle creste delle stesse murature e localizzati problemi strutturali come sulla volta lato est (collegamento parco archeologico-vallo); le pavimentazioni ritrovate, a causa di avvallamenti evidenti, presentavano ristagni di acqua.

A seguito degli interventi previsti ed eseguiti all’interno del II Lotto – I Stralcio del progetto di riqualificazione ed in linea con le prescrizioni della Soprintendenza per i Beni Archeologici, le murature sono state completamente consolidate e restaurate, le pavimentazioni protette e ricoperte da teli e successivo strato di stabilizzato così come sono state rivestite provvisoriamente le murature in elevazione con teli di “tessuto non tessuto”; di fatto, si trattava di un’area archeologica “congelata”, in attesa di un progetto di completamento di riqualificazione paesaggistica ed architettonica finalizzato anche alla ricucitura del percorso sopra mura ed alla permeabilità pedonale della cinta muraria, fra città e vallo sottomura.
A seguito del completamento degli scavi archeologici e dell’esecuzione delle opere di restauro e consolidamento dei ritrovati nell’ambito del II Lotto I Stralcio, sono state eseguite le indagini archeologiche mirate ad esplorare la sequenza stratigrafica dei paramenti murari e dei pavimenti oltre che i rilievi architettonici dell’intera area interessata mediante laser-scanner; ciò ha permesso di rappresentare fedelmente lo stato di fatto e di ricostruire la storia del luogo dal quattrocento ad oggi.

Sulla base di queste conoscenze ha preso forma il progetto per la realizzazione del Parco Archeologico del Baluardo dell’Amore che, nel rispetto della conservazione dei ritrovati, prevedeva la valorizzazione del bene al fine di “raccontare” al visitatore una parte di storia estense fra le più importanti della Ferrara antica.

Si potranno ammirare dopo circa 400 anni le strutture originarie, tombate per disposizioni papali attorno al 1630 e ricalcare le orme dei predecessori estensi del XV e XVI secolo, attraversando la piazza d’armi, passando sotto ed all’interno del I livello della Porta dell’Amore, piuttosto che salire sulle antiche cannoniere per immaginarsi scene belliche difensive e ritrovare gli originari coni ottici delle guardie estensi.

L’esigenza di un intervento funzionale volto alla ricucitura del percorso sopra mura ed alla permeabilità pedonale della cinta muraria, fra città e vallo sottomura, hanno presentato l’occasione per disegnare i percorsi di visita del Parco Archeologico ricalcando fedelmente i percorsi degli estensi.

L’accesso al Parco Archeologico è allestito su via Baluardi tramite un cancello in ferro interposto fra le due cortine di recinzione dell’area realizzate tramite una composizione di gabbie metalliche con il sistema del terreno rinforzato al fine di riconsegnare verso l’esterno la continuità del terrapieno verde delle mura. Il visitatore in entrata si troverà di fronte una cortina muraria, costituita dai resti della cinta borsiana e della Porta dell’Amore (XV sec.) che, “estrusa/riallestita” verso l’alto, con l’uso di una struttura metallica, si innalzerà riproponendo le volumetrie originarie degli stessi manufatti. Sopra tale cortina, è stata installata la passerella di ricucitura del percorso mura, al centro della quale si trova il livello superiore della Porta dell’Amore; ripristinando così la continuità della promenade cittadina, si permetterà di osservare il Parco Archeologico dall’alto a 360° nonché di entrare, proprio come facevano gli Estensi, all’interno del livello superiore dell’antica torre, riproposto spazialmente.Il visitatore potrà addentrarsi nel Parco, passando sotto la Porta, grazie all’apertura ad arco “ricostruito” e dopo aver osservato i ritrovati interni alla torre, fra i quali una rampa di scale in cotto che raggiungeva il livello superiore, potrà uscire per osservare i manufatti di un diverso periodo storico: il XVI secolo. Si troverà di fronte al rivellino a forma di freccia del 1557, restaurato e consolidato, all’interno del quale sono visitabili due piccoli ambienti con volte a botte, uno al centro adibito in origine a deposito armi, e l’altro, sull’asse nord-ovest, adibito a piccolo oratorio. Sulla muratura del piccolo baluardo sono ben visibili linee d’imposta, conci e chiavi di volte che rievocano il sistema di copertura della “galleria” interposta fra le mura di Borso ed il rivellino; sulle estremità opposte, a nord-ovest ed a sud-est, si aprono i varchi che permettono l’uscita al vallo sottomura, aperti, consolidati e restaurati durante i precedenti lavori.

L’intera superficie di calpestio dell’area interna al Parco, è costituita da una nuova pavimentazione che lavorata e disegnata “cita” le originarie pavimentazioni ritrovate, già adeguatamente protette secondo le indicazioni impartite dalle Soprintendenze preposte.

Importo complessivo dell’opera: 420.000 euro, finanziato in parte con risorse regionali POR FESR 2014-2020 Asse 5 – “La Grande Cornice Verde” (per 300.000 euro) e in parte con risorse comunali (per 120.000 euro).

Alessandro Zangara (anche per le fotografie)

 

Le dodici stelle di Shakespeare

L’epoca di Shakespeare è segnata dalla frattura definitiva fra mondo antico e moderno, un segnale di tormento umano ed esistenziale su cui si riflettono i suoi lavori, spesso condizionati dal contesto sociale, ma ancor più spesso da… “altro”. La complessità dei sentimenti e delle azioni nei personaggi ritratti dal Bardo, secondo uno studiato allineamento astrologico naturalis che ipotizzava nel Cinquecento proprio uno stretto e intenso rapporto fra universo ed esseri viventi, è alla base del primo saggio scritto da Enrico Petronio “Le dodici stelle di Shakespeare”, pubblicato da “Emersioni”, marchio di Lit Edizioni, disponibile da ora in libreria.

Costruito come un diario di bordo, esattamente come tutto il senso della ricerca che da anni compie col suo blog “Lo Zio Willy”, l’autore parte proprio dalla sua autobiografia esplorativa per analizzare le tappe di un processo che vede collimare le dodici tappe connesse ai segni zodiacali, con i caratteri psicologici di alcuni dei personaggi shakespeariani più significativi, secondo l’ordine della Natura sulla ruota del Tempo.

“Da sempre considero William Shakespeare come uno straniero sconosciuto, a cui ho raccontato la vita – afferma Petronio – ma gradualmente è diventato il mio confidente più vicino nel raccontarmi, attraverso le sue opere, un mondo pervaso di uomini e donne con i loro inespugnabili misteri. Si è sempre detto che il nostro autore si sia occupato di tutta la gamma dell’umanità ed è sempre passato come un genio illuminato, ma nessuno si è mai chiesto come abbia fatto a padroneggiare una così vasta area di psicologie umane. Studiando quella che era l’astrologia ai suoi tempi, che poi è la stessa trattata da molti astrologi contemporanei, ho ipotizzato che Shakespeare abbia costruito i suoi personaggi più famosi assegnando ad ognuno, prima di descriverli, il segno zodiacale più consono. Romeo doveva quindi essere dell’Ariete perché, a mio avviso, possiede le specifiche caratteristiche di quel segno, così come Amleto non può che essere dei Pesci, il segno più complesso e tormentato che corrisponde al dodicesimo stadio dell’evoluzione umana, quella che alcuni definiscono dell’ “ultraumano”. Secondo questo concetto, quindi, lo scrittore sarebbe stato un vero e proprio artigiano, concependo per ogni opera una struttura chiara e razionale, assolutamente premeditata e in linea con gli schemi dell’astrologia.”

Dal Sonetto 14 attraverso il mistero di “Tutto è bene”, fino all’analisi approfondita di “Romeo e Giulietta”, il racconto offre spunti per una teoria nuova e rivoluzionaria nella comprensione del pensiero shakespeariano. Un saggio decisamente originale che vuole essere anche uno specchio riflesso tra l’analisi testuale delle opere del Bardo e le continue ricerche che Petronio compie da anni sull’argomento e che sono sfociate in alcuni casi in vere e proprie conferenze-spettacolo su varie e molteplici tematiche connesse.
Enrico Petronio si diploma attore prima nel Regno Unito alla Richmond Drama School, poi alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano con Giorgio Strehler. Successivamente si diploma in regia con Luca Ronconi per il quale lavora come assistente. È assistente alla regia anche per Cesare Lievi e Laura Pasetti. Debutta come regista con I due gentiluomini di Verona di Shakespeare al Teatro Vittoriale (Gardone Riviera). Di Shakespeare dirige ancora Tutto è bene quel che finisce bene e Romeo e Giulietta. Crea il festival Scene dal parco della luna a Villa Nicolaj (in provincia di Bologna) dove, oltre a testi originali propri, dirige grandi classici (Cechov, Pirandello e Garcia Lorca) e ancora Shakespeare con Nudo, ovvero Sogno di una notte di mezza estate. Nel 2016 crea Lo zio Willy, portale sul web di cultura shakespeariana pop.

 

Elisabetta Castiglioni (anche per l’immagine)

Valigialab a Caprera

Avrà luogo dal 2 al 9 agosto 2020 sull’isola di Caprera, in Sardegna, il VALIGIALAB, laboratorio residenziale gratuito promosso dal festival LA VALIGIA DELL’ATTORE come percorso di alta formazione sulle tecniche di recitazione.

Quest’anno il laboratorio, che si svolgerà in ottemperanza a tutte le disposizioni relative all’emergenza sanitario di contrasto all’epidemia Covid-19, avrà come docente il regista Daniele Luchetti e come titolo “Isolati“.  Per il primo anno, proprio a causa della regolamentazione sanitaria degli ultimi mesi, il corso si svolgerà successivamente alla manifestazione cinematografica e purtroppo vedrà partecipare solo otto giovani studenti, rispetto al numero più elevato degli scorsi anni, provenienti dalle maggiori scuole di teatro e cinema italiane e non solo.

Le allieve e gli allievi saranno ospitati e svolgeranno il laboratorio presso il Centro di Educazione Ambientale, gentilmente concesso per l’occasione dall’Ente Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena.

“Siamo realmente soddisfatti del livello di attenzione all’iniziativa – afferma Giovanna Gravina Volonté, direttrice artistica e ideatrice della rassegna insieme a Fabio Canu – anche perché, forse proprio per le complicanze dell’isolamento degli ultimi mesi, abbiamo visto triplicare le richieste di adesione rispetto agli anni precedenti. Un segnale, in questo panorama incerto sui lavori del mondo dello spettacolo, che conferma comunque il desiderio e l’ambizione dei giovani di voler continuare a studiare e a studiare insieme, anche in casi di eventi imprevedibili come quelli provocati da questo virus.”

Negli scorsi anni si sono succeduti all’insegnamento del laboratorio artisti del calibro di Toni Servillo, Paolo Rossi, Pierfrancesco Favino, Sonia Bergamasco, Elio Germano, Fabrizio Gifuni, Michele Riondino e Carlo Cecchi. Daniele Luchetti, tutor di questa nuova edizione, presenterà in anteprima al pubblico il laboratorio nell’ambito della serata a lui dedicata, venerdì 31 luglio alle ore 21,15 alla Fortezza i Colmi nell’isola di La Maddalena, anticipando la proiezione in arena del suo film “Momenti di trascurabile felicità” (2019). Saranno presenti alla serata Ferruccio Marotti, ideatore nel 2010 del Valigialab, e Andrea Micciché, presidente del Nuovo Imaie, collecting di Artisti Interpreti Esecutori sostenitore di buona parte dell’iniziativa..

Il laboratorio, chiuso al pubblico, sarà filmato integralmente e reso visibile a tutti nei prossimi mesi previo comunicato stampa. Le riprese sono realizzate grazie al contributo della società cooperativa Artisti 7607.

 

Elisabetta Castiglioni

‘Tramonti UNESCO’. Verona festeggia i vent’anni dal riconoscimento UNESCO

Verona, al calar del sole, è pronta a svelare le sue mura magistrali sotto una nuova luce. Avvalendosi dell’occhio esperto delle guide turistiche veronesi. Fino a ottobre, ogni venerdì e sabato si terrà uno speciale tour dal Bastione delle Maddalene alla Rondella di San Zeno in Monte, passando per Porta Vescovo e la Batteria di Scarpa, sopra Alto San Nazaro. La partenza sarà alle 18, proprio per arrivare sulla terrazza cittadina verso le ore 20 e godere della vista panoramica con la luce particolare di fine giornata. Una camminata di due ore seguendo il tramonto del sole. Di mese in mese, quindi, cambieranno gli orari di partenza. Non varierà invece l’abbigliamento consigliato: capi sportivi e scarpe comode.

L’iniziativa ‘Tramonti Unesco’ è realizzata dal Comune in occasione dei vent’anni dal riconoscimento che ha inserito Verona nel patrimonio mondiale, titolo che la nostra città si è aggiudicata proprio per il valore storico delle mura magistrali. Un tesoro che tanti veronesi ancora non conoscono. E che l’amministrazione comunale vuole valorizzare, anche grazie al supporto delle guide turistiche autorizzate. Sono stati una quarantina, infatti, i professionisti che hanno risposto al bando e che ora frequenteranno un corso di sei ore, tre di teoria e altrettante direttamente sui luoghi del tour. Un approfondimento sulle motivazioni del riconoscimento Unesco, ma anche sulla storia delle architetture difensive. Una full immersion che poi consentirà alle guide di accompagnare i visitatori passo dopo passo e rispondere a tutte le domande.
Il tour costerà 10 euro a persona. Per prenotare è possibile inviare una mail all’indirizzo tramontiunesco@comune.verona.it. O recarsi allo Iat di via degli Alpini, aperto per il mese di luglio con i seguenti orari: dal martedì al giovedì dalle 9 alle 13, il venerdì dalle 9 alle 18, il sabato e la domenica dalle 9 alle 17.
“A piccoli gruppi sarà possibile riscoprire una parte del nostro immenso patrimonio difensivo – ha spiegato Toffali, assessore ai Rapporti con l’UNESCO -. Una bella occasione per visitare assieme alle guide, dei luoghi non convenzionali ed essere turisti nella propria città. Il percorso sarà di circa due ore, salendo sulle Torricelle. All’arrivo una sorpresa attenderà tutti i partecipanti. Oggi più che mai, a distanza di vent’anni, dobbiamo festeggiare ma anche valorizzare il sito Unesco, puntando ad ampliarlo alla linea difensiva esterna. Al momento, infatti, solo la cinta magistrale interna è un bene patrimonio dell’umanità. Ma ci sono dei forti che hanno un grandissimo valore storico-artistico e che meritano di essere riconosciuti e conosciuti a livello internazionale”.

Roberto Bolis

 

La storia della Disco Music

Il Covid non ha fermato la voglia di Disco, ma l’ha raddoppiata, specialmente nella lettura!  La storia della Disco Music di Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, edito da Hoepli, a pochi mesi dall’uscita è ora già alla sua prima ristampa.

Numerosissime, infatti, sono state le richieste per quello che è il primo volume italiano che narra in prospettiva socio-culturale la storia di un genere musicale – melting pot sonoro, sociale e culturale  – che da movimento underground si è evoluto in carismatico trend-setter di massa. Dalle originarie discothèques di Parigi alle radici afro, R&B, soul e funk, fino alle contaminazioni con l’elettronica, il rock e il jazz, il saggio riserva uno spazio anche alla prima Italo Disco, in cinquecento pagine ricche di racconti, aneddoti e citazioni.

Con la prefazione di Gloria Gaynor e l’introduzione di Amii Stewart, due regine dell’epoca d’oro, e le postfazioni di Mario Biondi e Ivan Cattaneo, il libro rappresenta una vera e propria guida per orientarsi tra correnti, superstar, icone e “meteore” della Disco Music, senza dimenticare il ruolo dei DJ, dei personaggi più oscuri e il contributo fondamentale all’evoluzione della musica moderna. Con un approccio poliedrico, il saggio, oltre ad avere il focus sulla musica da dancefloor anni ‘70, genere rivoluzionario mai passato di moda, tratta ampiamente anche la realtà sociale, politica e culturale di quegli anni, sia in Italia che nel mondo. La disco come fenomeno di aggregazione tra razze, sessi e ceti, contro pregiudizi, razzismo e omofobia. In pista, ognuno poteva essere se stesso.

Basta scorrere una qualsiasi classifica di quarant’anni fa per trovare canzoni diventate leggendarie non solo sul dancefloor, ma anche negli annali della musica pop: da Hot Stuff di Donna Summer a I Will Survive di Gloria Gaynor, da Good Times degli Chic a Knock On Wood di Amii Stewart, fino allo storico duetto di Donna Summer e Barbra Streisand, No More Tears (Enough Is Enough).

“La Disco Music resterà per sempre impressa nel DNA della musica” – affermano gli autori. “Neanche quando, a tre mesi di distanza dall’apice del suo successo, nel 1979, ebbe luogo la “Disco Demolition Night”, la più vergognosa e violenta crociata contro il genere, che vide bruciare a Chicago migliaia di dischi, si riuscì a “ucciderla”. Quell’atto lasciò trasparire l’intolleranza, il razzismo e l’omofobia di un gruppo di fanatici sostenuti da una frangia dell’industria discografica”.

Elisabetta Castiglioni

Ospiti fuori dal Comune. Banco BPM concede in prestito “Maternità” di Previati alla GAM

Dagli inizi del 2020 i Musei Civici di Verona hanno avviato un ciclo di mostre dossier intitolato Ospiti fuori dal Comune, dedicato a capolavori in prestito da collezioni di istituzioni italiane ed estere che vengono presentati per un lungo periodo nei percorsi espositivi dei musei cittadini. “Creare reti di collaborazione e programmare iniziative condivise tra istituzioni sulla base di contenuti culturali di comune interesse è di vitale importanza per la sostenibilità delle attività dei musei. A maggior ragione lo è oggi, per superare l’emergenza che il nostro Paese sta attraversando” dichiara l’assessore alla Cultura Francesca Briani. “Ospiti fuori dal Comune è un progetto in cui crediamo molto – afferma il Direttore dei Musei Civici Francesca Rossi – perché si concentra di volta in volta rigorosamente sulla scelta di un’opera che rivela legami significativi con temi e contenuti distintivi del ricco patrimonio delle collezioni dei musei veronesi, o con il contesto storico della città e del territorio”. L’ospite d’eccezione, in questa occasione è la monumentale opera di Gaetano Previati “Maternità” proveniente dalla collezione di Banco BPM e concessa generosamente in prestito fino a dicembre del 2021. Contestualizzata nella seconda sala espositiva della collezione storica della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, appositamente allestita, l’opera consente di creare approfondimenti mirati e di offrire al pubblico la possibilità di vedere un percorso di visita rinnovato. “Ringrazio il Banco BPM per questo grande gesto di generosità verso la città di Verona – ha detto il sindaco Federico Sboarina -. Questo prestito ci permette per un lungo periodo di arricchire il percorso espositivo della nostra Galleria. Un vantaggio per i veronesi che potranno ammirare un capolavoro, ma anche una calamita per i turisti che stanno tornando nella nostra città. In questa di ripresa dopo l’emergenza sanitaria è solo con questa modalità di lavoro di squadra che si raggiungono più facilmente gli obiettivi”. “Il sistema museale comunale è una grande realtà che l’anno scorso ha avuto 1 milione e 700 mila visitatori – ha aggiunto l’assessore alla Cultura Francesca Briani -. Un forte presidio culturale cittadino che quest’anno ha subito il contraccolpo, come nel resto del paese, del lockdown. Nonostante questo, abbiamo fatto l’impossibile e siamo fra le poche città in Italia che con domani apriremo anche tutti gli altri musei. Per questo mi sento di dire che affrontiamo con fiducia la fase della ripresa turistica. Ce lo dimostrano i numeri: nella prima domenica di riapertura l’Arena ha avuto 85 presenze, dopo solo qualche settimana siamo già a quasi 800”. Maternità di Gaetano Previati, esposta per la prima volta a Milano nel 1891 alla Triennale nel Palazzo di Brera, si può definire il dipinto spartiacque fra l’arte dell’Ottocento e Novecento. L’importanza storico-artistica e le rilevanti dimensioni del dipinto ne fanno una delle opere di maggior pregio della collezione d’arte di Banco BPM. Negli anni l’opera è stata infatti richiesta e concessa per progetti espositivi in sedi autorevoli fra cui la National Gallery a Londra, Palazzo Reale a Milano, il Mart di Rovereto, Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Il tema della maternità, in un contesto storico e sociale così delicato e particolare come l’attuale, rappresenta un vero simbolo di rinascita. “E’ un grande piacere e un onore poter riportare l’opera del Previati a Verona – dichiara il Presidente di Banco BPM Massimo Tononi – nella prestigiosa sede della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, dopo il successo della mostra organizzata nella stessa sede nel 2019” (L’amore materno. Alle origini della pittura moderna da Previati a Boccioni). “Banco BPM riserva da sempre una particolare attenzione alla promozione della cultura, anche attraverso la collaborazione con le Istituzioni e gli enti della città, perché riteniamo sia necessario prendere parte alla vita delle nostre comunità anche offrendo al pubblico opere prestigiose che rappresentano un’eccellenza della nostra storia artistica nazionale”.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

‘Ferrara Rinasce con i Musei’: biglietti d’ingresso scontati del 30% per chi alloggia o consuma in città

Musei comunali di Ferrara a ingresso ridotto del 30% per chi usufruisce delle attività di accoglienza turistica, ristorazione, bar e taxi in città, da luglio a ottobre 2020. E’ la nuova iniziativa ideata dal Comune di Ferrara per favorire la ripresa economica, turistica e culturale della città dopo il periodo di lockdown per l’emergenza sanitaria.

“Questa iniziativa dedicata ai musei si inserisce nell’ampio progetto ‘Ferrara Rinasce’, attraverso cui vogliamo sostenere e rilanciare tutti gli ambiti economici della nostra città. L’ottica è sempre quella di ‘fare sistema’ tra tutti i soggetti del territorio per offrire a Ferrara un’importante occasione di rinascita e di crescita sul piano economico, turistico, sociale e culturale. Quello che abbiamo in mente non è solo uscire al meglio dal periodo del post emergenza sanitaria, ma costruire una strada solida che guardi al futuro: una volta superato questo momento complicato Ferrara deve finalmente trovare una collocazione di spicco in termini regionali e nazionali e per farlo è necessario l’impegno di tutti per valorizzare e promuovere al massimo tutte le sue eccellenze”, spiega il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, commentando l’iniziativa.

La proposta, dal titolo “Ferrara Rinasce con i Musei”, è stata presentata nella residenza municipale di Ferrara, dagli assessori Matteo Fornasini (Bilancio, Turismo e Commercio) e Marco Gulinelli (Cultura), assieme ai rappresentanti delle associazioni di categoria coinvolte: Chiara Vassalli del Consorzio Visit Ferrara, Giorgio Zavatti di Ascom, Linda Veronesi di Cna e Nicola Scolamacchia di Confesercenti.

“Si tratta – ha precisato l’assessore Fornasini – di un’importante iniziativa che con le associazioni di categoria e il Conzorzio Visit abbiamo voluto mettere in campo nell’ambito dell’ampio tavolo di concertazione creato per favorire la rinascita di Ferrara, dopo il periodo di forzata chiusura per l’emergenza Covid, offrendo sostegno soprattutto ai settori più danneggiati, come quelli del turismo, della ristorazione e del commercio. Il nostro intento è infatti quello di creare un circuito virtuoso tra Ferrara città d’arte e le attività economiche che lavorano attorno al settore del turismo per favorirne la ripresa”.

Nel dettaglio, l’iniziativa prevede la riduzione del 30% della tariffa intera per l’ingresso in uno dei musei e spazi espositivi del Comune di Ferrara: Museo del Castello Estense, Palazzo Schifanoia e Civico Lapidario, Museo della Cattedrale, Palazzina di Marfisa d’Este, Museo di Storia Naturale (dalla data della sua riapertura) e Padiglione d’Arte Contemporanea (in occasione di mostre temporanee).Per avere diritto alla riduzione occorrerà presentare allo Iat – Ufficio Informazione e Accoglienza turistica, con sede nel cortile del Castello Estense, uno scontrino o una ricevuta per una spesa pari o superiore a 10 euro, effettuata in una delle attività economiche del territorio comunale di Ferrara rientranti nelle tipologie indicate nella lista approvata dalla Giunta comunale (in allegato scaricabile a fondo pagina). Tra queste, gli alberghi e le altre strutture ricettive, le attività di ristorazione, gelaterie e bar, oltre che i servizi di guida turistica e di trasporto con taxi. Lo scontrino andrà presentato allo Iat nella medesima giornata di emissione, o il giorno successivo, e darà diritto a ricevere un solo coupon, valido fino al 31 ottobre 2020, per la riduzione del 30% della tariffa intera di uno dei musei civici.

“La fase in cui ci troviamo ora, ossia quella della riapertura delle attività, dei musei, delle mostre – ha rimarcato l’assessore Gulinelli – è sicuramente quella più complicata e che ci sta richiedendo i maggiori sforzi, considerato anche quanto i Comuni siano stati penalizzati dall’emergenza. E’ la fase più critica, anche perché qui c’è in gioco l’anima della città e la cultura e il turismo rappresentano in questo momento più che mai leve fondamentali per la ripresa della città”.

 

Alessandro Zangara

Il caso Simonino al Buonconsiglio

 

Prosegue l’iniziativa “Ti presento l’opera“, ogni settimana il museo presenta al pubblico un’opera delle collezioni, poco nota perché da tempo non esposta o rientrata dopo un intervento di restauro: un’ulteriore occasione per poter ammirare e riappropriarsi del patrimonio artistico locale. Ogni martedì alle 17.30 l’opera viene illustrata da un conservatore che accompagna i partecipanti nella sua lettura e nella sua storia.

Oggi alle 17.30, Laura Dal Prà parlerà del famoso caso Simonino.

Solo recentemente esposto al pubblico, il frammento d’affresco fa parte di uno dei più antichi cicli dedicati alla tragica vicenda di Simonino da Trento, il cui corpo senza vita fu ritrovato nel 1475 nei pressi delle case dove risiedeva la piccola comunità ebraica di Trento.

Prenotazione obbligatoria – posti limitati – on line o telefonando Servizi educativi del museo 0461 492811 (lun>ven 9>13 14>16)
tariffa 1,00 €.

 

 

 

La conquista dell’impero e le leggi razziali tra cinema e memoria

Mercoledì 24 giugno alle ore 16:00, in diretta streaming (https://www.facebook.com/archivioaamod/) sulla pagina ufficiale FB dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico andrà in onda la prima presentazione del numero Venti degli Annali AAMOD, pubblicato da Effigi edizioni. Il volume, dal titolo “La conquista dell’Impero e le leggi razziali tra cinema e memoria”, è stato realizzato in seguito all’omonima manifestazione svoltasi nel 2018 alla Casa del Cinema di Roma, promossa in collaborazione con l‘Istituto Luce Cinecittà.

Si tratta di un numero monografico, coordinato da Paola Scarnati e a cura di Carlo Felice Casula, Giovanni Spagnoletti e Alessandro Triulzi, incentrato sulla memoria del nostro passato coloniale, tuttora disattesa in Italia. Nel ricordo e studio di tali momenti della nostra storia – tra imprese e asprezze – si tenta di recuperarne gli aspetti intrinseci per poter analizzare in maniera più consapevole la stessa complessa società contemporanea e di coglierne le sfide offerte al nostro vivere e convivere.

Il volume, strutturato in due parti – vuole dare un contributo significativo tanto sulla fisionomia dell’impero italiano nell’Africa Orientale quanto sugli apparati e gli stilemi del consenso. Nella prima parte sono infatti indagate le stratificazioni della memoria e degli immaginari in Italia e nel Corno d’Africa, con documenti che indagano sugli ambigui rapporti tra generi, abitazioni di coloni e sudditi, scuola e rapporti sociali filtrati e diffusi da un forte razzismo istituzionale. Nella seconda parte sono invece analizzati i film di maggior successo del pubblico di allora, insieme ai sorvegliati documentari e cinegiornali dell’Istituto Luce risalenti agli anni Trenta e Quaranta del XX secolo, e alla rinnovata attenzione dell’attuale produzione del cinema documentario e di finzione su tali temi e fenomeni.

Il volume è stato realizzato con il contributo della Direzione Generale Biblioteche e Diritto d’Autore – Mibact.

Ad intervenire, introdotti da Aurora Palandrani dell’AAMOD, saranno i curatori Carlo Felice Casula, Giovanni Spagnoletti, Alessandro Triulzi e Mario Papalini delle Edizioni Effigi. L’incontro sarà coordinato da Vincenzo Vita, Presidente dell’Archivio.

 

Elisabetta Castiglioni

Palazzo Schifanoia: un video per l’illuminazione del Salone dei Mesi

Palazzo Schifanoia nel circuito internazionale dei musei illuminati da “iGuzzini”. Si è svolta lo scorso 15 giugno, un’apertura straordinaria della sede museale di via Scandiana per consentire la realizzazione di un video realizzato dalla “iGuzzini illuminazione S.p.A”, azienda che ha fornito i corpi illuminanti per la valorizzazione del Salone dei Mesi.

Il video girato ha coinvolto il presidente di Ferrara Arte Vittorio Sgarbi e i rappresentanti della Ditta “iGuzzini illuminazione S.p.A” e sarà presto inserito nelle pagine ufficiali del sito dell’azienda dedicate al progetto culturale Lighthinking che si articola attraverso “un online magazine, un annuale e una serie di eventi per condividere e diffondere la cultura della luce” – come riportato sul sito – all’interno del quale sono già promossi musei, mostre e strutture architettoniche di pregio, italiane e non, per le quali l’azienda ha fornito i materiali per l’allestimento degli aspetti illuminotecnici.

Sempre la ditta ‘iGuzzini” ha confermato, inoltre, una particolare attenzione e sensibilità culturale nei confronti della città di Ferrara con una donazione di lampadari al Teatro Comunale. Per la città si tratta di un’occasione di promozione e di rilancio, dopo la chiusura per COVID-19, degli spazi museali della nostra città.

Alessandro Zangara (anche per le fotografie)