La festa della castagna e del marrone

 

CastagneValleranoFino al 2 novembre 2014 a Vallerano, gioiello medievale della Tuscia, è in corso la tanto attesa Sagra della Castagna, una vera e propria festa che nei fine settimana celebrerà il frutto del territorio che dal 2009 è stato inscritto dall’Unione Europea nel Registro di Denominazione d’Origine Protette (DOP) ed è così rientrato nei 115 prodotti italiani agroalimentari di eccellenza italiana. Un’occasione unica per scoprire i sapori e le ricette della tradizione con un ricco calendario di iniziative che alterneranno degustazioni e percorsi conoscitivi a manifestazioni culturali di ogni genere.

Come tutti gli anni ottobre significa per noi la Festa della Castagna e del Marrone – afferma il giovane ed attivissimo sindaco di Vallerano Maurizio Gregori – E proprio per mantenere intatta nel tempo la bellezza dei nostri castagni colgo l’occasione per ribadire l’impegno dell’Amministrazione comunale alla salvaguardia del territorio soprattutto in questo periodo di difficoltà per i produttori di castagne”.

In pochi forse sanno che a Vallerano ci sono infatti circa 635 ettari di castagneti con secolari ed affascinanti boschi e la coltivazione della Castagna è ampiamente documentata dopo l’anno mille; oggi, essa rappresenta un grande prodotto di qualità ed una risorsa sostanziale per la gente del luogo e va preservata ma anche diffusa in ogni modo. Per tale motivo, da tredici anni, ed anche per questa edizione, i turisti convenuti hanno l’occasione di poter assaggiare un prodotto genuino ed altre specialità locali sia in paese, dove verranno distribuite “caldarroste” per riscaldare i cuori e i fisici dal freddo autunnale, sia nelle caratteristiche cantine di tufo (dove anticamente venivano conservate le castagne ed il vino) che verranno aperte eccezionalmente nei giorni della sagra con menu dedicati a prezzo fisso. Saranno inoltre calendarizzate visite guidate nel centro storico come anche una suggestiva camminata nei castagneti, prevista il primo novembre.

La manifestazione è organizzata dall’Associazione Amici della Castagna di Vallerano che, attraverso una speciale guida a tema distribuita in tale occasione, mette a disposizione anche un ricettario sulla castagna e una serie di “curiosità eno-gastro-turistiche” per poter apprezzare in pieno questa significativa iniziativa culturale atta a stimolare i nostri cinque sensi.

SAGRA DELLA CASTAGNA DI VALLERANO XIII Edizione anno 2014 PROGRAMMA Domenica 19 ottobre Ore 9:30 Mercatino dell’antiquariato e dell’artigianato. Ore 10:00 Mostra di Pittura e Creazione Artigianale prodotti in ceramica. Ore 10:00 Apertura stand vendita prodotti tipici locali e assaggi marmellate. Ore 10:00 Visite guidate gratuite al Centro Storico, alle caratteristiche cantine, a due vecchie botteghe di antichi mestieri, un laboratorio di costruzione di presepi e allo stabilimento di lavorazione delle castagne con partenza da Piazza della Repubblica presso lo stand dell’Associazione “Amici della Castagna”. Ore 13:00 Pranzo nelle caratteristiche cantine con degustazione di piatti tipici locali. Ore 15:30 Il Corte Storico Medioevale, Sbandieratori e Musici della Città di Giove sfileranno e si esibiranno in Piazza della Repubblica. Ore 16:00 Caldarroste per tutti, in Piazza. Ore 20:00 Cena nelle caratteristiche cantine con degustazione di piatti tipici locali. Sabato 25 ottobre Ore 15:00 Apertura stand vendita prodotti tipici locali e assaggi marmellate. Ore 15:30 Musica itinerante con il Gruppo Fire Dixie Jazz Band di Roma. Ore 16:00 Caldarroste per tutti, in Piazza. Ore 18:00 Presso “Osteria degli Orti”: incontro con Emanuela Ghinazzi autrice di Senza glutine. Ricettario goloso per celiaci. Senza la pretesa della scienza ma con la voglia di riscoprire il gusto del pane in tutte le sue forme. Ore 20:00 Cena nelle caratteristiche cantine con degustazione di piatti tipici locali. A seguire il gruppo itinerante allieterà con il suo jazz le caratteristiche Cantine portando allegria agli ospiti presenti. Domenica 26 ottobre Ore 9:30 Mercatino dell’antiquariato e dell’artigianato. Ore 9:30 Autoraduno d’epoca e storiche: premiazione. Ore 10:00 Mostra di Pittura e Creazione Artigianale prodotti in ceramica. Ore 10:00 Apertura stand vendita prodotti tipici locali e assaggi marmellate. Ore 10:00 Visite guidate gratuite al Centro Storico, alle caratteristiche cantine, a due vecchie botteghe di antichi mestieri, un laboratorio di costruzione di presepi e allo stabilimento di lavorazione delle castagne con partenza in Piazza della Repubblica presso lo stand dell’Associazione “Amici della Castagna”. Ore 13:00 Pranzo nelle caratteristiche cantine con degustazione di piatti tipici locali. Ore 15:30 Conosciamo i Romani, sfilata e presentazione della Legio Secunda Parthica Severiana con il supporto dei Ballistari della Legio IX Hispana. Ore 16:00 Caldarroste per tutti, in Piazza. Ore 20:00 Cena nelle caratteristiche cantine con degustazione di piatti tipici locali. Sabato 1 novembre Ore 9:00 Trekking tra i secolari castagneti alla volta del sito rupestre di San Leonardo, in collaborazione con il C.A.I. di Viterbo e il Gruppo Archeologico di Vallerano. Ore 9:30 Mercatino dell’antiquariato e dell’artigianato. Ore 10:00 Mostra di Pittura e Creazione Artigianale prodotti in ceramica Ore 10:00 Apertura stand vendita prodotti tipici locali e assaggi marmellate. Ore 10:00 Visite guidate gratuite al Centro Storico, alle caratteristiche cantine, a due vecchie botteghe di antichi mestieri, un laboratorio di costruzione di presepi e allo stabilimento di lavorazione delle castagne con partenza in Piazza della Repubblica presso lo stand dell’Associazione “Amici della Castagna”. Ore 13:00 Pranzo nelle caratteristiche cantine con degustazione di piatti tipici locali. Ore 15:30 Si balla: esibizione ed intrattenimento, in Piazza della Repubblica, del Gruppo di Musica Popolare “Le Tarantole”, gruppo folkloristico tipico salentino di pizzica…con ballo e suoni folkloristici. Ore 16:00 Caldarroste per tutti, in Piazza. Ore 18:00 Presso “Osteria degli Orti” incontro con Giorgio Nisini in attesa del suo prossimo libro. “L’autore, già finalista del Premio Strega, parlerà dei suoi libri e del mestiere di scrivere”. Ore 20:00 Cena nelle caratteristiche cantine con degustazione di piatti tipici locali. Domenica 2 novembre Ore 9:30 Mercatino dell’antiquariato e dell’artigianato. Ore 10:00 Apertura Mostra di Pittura e Creazione Artigianale prodotti in ceramica. Ore 10:00 Apertura stand vendita prodotti tipici locali e assaggi marmellata. Ore 10:00 Visite guidate gratuite al Centro Storico, alle caratteristiche cantine a due vecchie botteghe di antichi mestieri, un laboratorio di costruzione di presepi e allo stabilimento di lavorazione delle castagne con partenza in Piazza della Repubblica presso lo stand dell’Associazione “Amici della Castagna”. Ore 13:00 Pranzo nelle caratteristiche cantine con degustazione di piatti tipici locali. Ore 15:30 Sfilata e intrattenimento dell’Associazione culturale Pilastro con Corteo Storico “Famiglie Nobili Viterbesi” e “Gruppo Musici e Sbandieratori”. Ore 16:00 Caldarroste per tutti, in Piazza. Ore 20:00 Cena nelle caratteristiche cantine con degustazione di piatti tipici locali. Tutte le domeniche della sagra (compreso l’1 ed il 2 novembre) dalle ore 11 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 18, sarà possibile visitare il Santuario di Maria SS. ma del Ruscello, dei Donatori di sangue.

 

Elisabetta Castiglioni

 

“Sangiovese vino di Romagna”

“Sangiovese vino di Romagna” è il titolo del nuovo libro che racconta storia e tipicità di questo famoso vitigno, anche in virtù di un’interessante scoperta importante per la viticoltura romagnola, nazionale e anche mondiale.

Il Sangiovese è uno dei vitigni più diffusi in Italia e all’estero, ma le sue origini sono ancora in parte misteriose e discusse. Per tale motivo, ogni documento antico che getta luce su tale argomento è accolto con grande interesse; come la scoperta nell’Archivio di Stato di Faenza di un atto notarile del 1672 che attesta già all’epoca la coltivazione del Sangiovese nel territorio di Casola Valsenio, nell’Appennino faentino in Romagna. È il primo documento noto che riporta il termine Sangiovese, preceduto solo da un paio di citazioni, ma con denominazioni diverse.

Partendo dal documento, Beppe Sangiorgi, storico e giornalista, ha sviluppato una ricerca sull’origine del nome, sulla culla del Sangiovese e sulle sue successive vicende consultando circa 200 testi italiani e stranieri editi dal 1600 a oggi. Ricerca pubblicata, per iniziativa del Consorzio Vini di Romagna e con prefazione dello storico dell’alimentazione Massimo Montanari, nel libro Sangiovese vino di RomagnaStoria e tipicità di un famoso vitigno e di un grande vino. Volume che nella seconda parte, curata da Giordano Zinzani, enologo e presidente del Consorzio Vini di Romagna, descrive il terroir romagnolo e le varie tipologie e denominazioni nelle quali si articola l’attuale produzione viticola ed enologica del Sangiovese in Romagna.

Incrociando la constatazione che il Sangiovese è inizialmente presente nell’area imolese-faentina con la convinzione di gran parte degli studiosi che individuano l’origine del Sangiovese nella parte montana dell’Appennino Tosco-Romagnolo, Sangiorgi ha ipotizzato che la culla di tale vitigno, figlio di un vitigno toscano e di un vitigno meridionale emigrato in Toscana, sia stata nella prima metà del secondo millennio la parte alta delle vallate dei fiumi Lamone, Senio e Santerno. E precisamente i monasteri vallombrosani di Crespino e Santa Reparata (Marradi), Susinana (Palazzuolo sul Senio) e Moscheta (Firenzuola), tre comuni amministrati da Firenze ma posti nel versante romagnolo dell’Appennino.

Dai gioghi dell’Appennino il vitigno è sceso, da una parte lungo le vallate faentine e imolesi prendendo il nome dialettale di sanzuves (contrazione di sangue dei gioghi) e poi sanzvés, italianizzato in sangiovese, nome che ha sempre mantenuto diffondendosi nel ‘700 nel resto della Romagna. Dall’altra parte, è sceso in Toscana assumendo i nomi di Sangiogheto, Sangioeto, San Zoveto e Sangioveto e solo dalla metà dell’800 di Sangiovese. Il vitigno non solo ha assunto due nomi differenti di qua e di là dell’Appennino, ma ha sviluppato nei secoli anche caratteri diversi stante la sua grande sensibilità al terroir.

A partire dalla metà dell’800 il Sangiovese e il Sangioveto si sono poi diffusi nelle altre regioni dell’Italia centrale e, verso la fine del secolo, la denominazione romagnola “Sangiovese” si è via via affermata, anche in Toscana. E non solo dal punto di vista linguistico, ma anche materiale, attraverso il reimpianto dei vigneti distrutti dalla fillossera.

L’identità romagnola del Sangiovese e il suo stretto legame con il territorio vengono rimarcate da Giordano Zinzani attraverso la descrizione del terroir e la presentazione delle varie tipologie e denominazioni nelle quali si articola l’attuale produzione viticola ed enologica di tale vitigno in Romagna. Cominciando dal “Romagna DOC Sangiovese” e proseguendo con il Sangiovese dei “Colli” romagnoli e il Sangiovese IGT.

Sangiovese vino di Romagna”, Storia e tipicità di un famoso vitigno e di un grande vino. di Beppe Sangiorgi e Giordano Zinzani.

Valfrido Edizioni (Faenza) in collaborazione con Consorzio Vini di Romagna.

Pag.110. €10,00.

Giuseppe (Beppe) Sangiorgi, è nato e vive a Casola Valsenio (RA). Laureato in Scienze Politiche a indirizzo storico ha lavorato nella Pubblica Amministrazione ed è giornalista, scrittore e storico del mondo rurale romagnolo. Ha pubblicato su quotidiani, settimanali e riviste circa quattromila articoli inerenti alla storia, al paesaggio, alle tradizioni e al patrimonio enogastronomico della Romagna, temi sui quali tiene conferenze e lezioni, oltre che averne trattato in una decina di pubblicazioni. Inoltre, ha curato il soggetto, i testi e la regia di sei video documentari sulla Romagna vista attraverso i suoi vini, sulle pievi, rocche e torri della provincia di Ravenna e sui paesi della valle del Senio, con il quale ha vinto il Premio Guidarello per il Giornalismo d’Autore.

Giordano Zinzani,è nato e vive a Faenza. Enologo diplomato a Conegliano Veneto, dal 1975 ha iniziato la professione come tecnico. Dal 1984 lavora alla CAVIRO S.c.a., dove attualmente ricopre l’incarico di direttore Enologia e Servizi, Sviluppo Soci. Relatore in diversi convegni e seminari sia in Italia sia all’estero, ha pubblicato articoli di carattere tecnico, riguardanti aspetti innovativi della tecnologia enologica. Ha collaborato in molte ricerche e sperimentazioni effettuate in Romagna e in particolare con l’Università di Bologna. Dal 1990 al 2013 è stato presidente della sezione Romagna Assoenologi e consigliere nazionale. Per molti anni consigliere dell’Union Internationale des Oenologues. Nel 2008 ha assunto l’incarico di presidente del Consorzio Vini di Romagna del quale è stato a lungo consigliere. Ha fatto parte del gruppo di lavoro “Pratiche enologiche” alla Commissione Europea D.G. Agri a Bruxelles. È corrispondente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino e dal 2008 vice-presidente dell’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna e componente del C.d.A. di Federdoc.

 

Tratto da “Sangiovese vino di Romagna”, PREFAZIONE di Massimo Montanari (Docente di Storia medievale e di Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna).

È sempre difficile fare la storia di un vitigno o di un vino, rintracciarne le origini, localizzarle in un territorio. Perché vini e vitigni sono figli della geografia ma soprattutto della storia: l’azione dell’uomo sull’ambiente, nel corso dei secoli, sposta e modifica le coordinate naturali, confondendo le tracce fino a renderle talvolta irriconoscibili. Tutto ciò che ha a che fare con la cultura – e di cultura stiamo parlando – è per definizione mobile e cangiante, perché vivo. Gli esiti di queste storie, le identità che esse preparano e producono sono realtà che si ridefiniscono di continuo, sicché cercarne le radici, andare a fondo nella ricerca delle ‘origini’ comporta avventure imprevedibili, che possono portarci ovunque. Quando, poi, l’oggetto di studio non è un vitigno o un vino qualsiasi, ma uno dei più fortunati e di maggiore successo, come è il caso del Sangiovese, la sfida parrebbe impossibile. Non così la pensano gli autori di questa ricerca, che propongono una sintesi ragionata di tutto ciò che sappiamo sulla storia del Sangiovese, integrando e reinterpretando le conoscenze acquisite sulla base di nuovi dati e di nuove intuizioni – a cominciare dall’idea che la rete di monasteri stabilitasi nel Medioevo sull’Appennino tosco-romagnolo possa essere stato il luogo di incubazione di questa storia straordinaria, che in seguito avrebbe preso direzioni diverse, nel senso del metodo e del gusto oltre che della geografia. Importante è anche l’aver retrodatato al XVII secolo il riferimento a un ‘Sangiovese’ romagnolo che non è solo vino ma vitigno. Ciò conferma la continuità di una cultura, tipicamente italiana, che fin dal Medioevo privilegiò il vitigno come elemento distintivo della produzione enologica, mentre altrove – per esempio in Francia – si metteva l’accento soprattutto sulla proprietà e sul terroir. Questa ricerca sul vino principe dell’enologia romagnola si fa apprezzare per la chiarezza con cui cerca di districare le linee portanti della storia del Sangiovese. Ovviamente, nessuna ricerca può mai dirsi definitiva e la sorte migliore di qualsiasi studio è di essere superato da altri, che ne metteranno a frutto i risultati. È l’augurio migliore da fare a questo lavoro, che diventerà un punto di riferimento obbligato per chiunque vorrà tornare sull’argomento. Il senso critico che traspare da queste pagine, la serietà con cui il tema è stato affrontato, il riferimento sistematico alle fonti e agli studi utilizzati sono marchi di qualità come quelli che sempre più spesso accompagnano il rosso sangiovese.

 

Pierluigi Papi

Novembre gustoso sotto i colli di Brisighella

La cittadina di Brisighella, splendido borgo medioevale sulle colline delle Terre di Faenza in provincia di Ravenna, si trova nel cuore della verde vallata del Lamone e del Parco Regionale della Vena dei Gessi Romagnola ed è “dominata” da 3 colli di gesso. Su ognuno di essi si trovano: l’imponente Rocca Veneziana, la Torre dell’Orologio e il Santuario della Madonna del Monticino. Ma Brisighella non è nota solo per le sue bellezze architettoniche e naturali. È conosciuta e apprezzata da tutti i buongustai d’Italia per le prelibatezze gastronomiche che la caratterizzano. Ad alcune di esse, nel corso di un intensissimo mese di novembre, sono dedicati eventi ad hoc che compongono una gustosa rassegna dal titolo “4 sagre x 3 colli”: Sagra del porcello il 9 novembre, Sagra della pera volpina e del formaggio “stagionato” il 16, Sagra del tartufo il 23 e Sagra dell’Ulivo e dell’Olio il 30 novembre.

 SAGRA DEL PORCELLO

La festa ripropone l’antico rito che si svolgeva nell’aia di ogni casa colonica con l’uccisione del maiale e la lavorazione della carne da parte di abilissimi norcini. L’appuntamento offre la possibilità di assaggiare gustose specialità: saporiti ciccioli, profumata coppa di testa, rosei prosciutti, salsicce e salami di Mora Romagnola, pregiatissima razza suina autoctona, e dolce al migliaccio (realizzato in origine utilizzando il sangue cotto del maiale). Sarà inoltre possibile acquistare e degustare tutti gli altri prodotti tipici dell’Appennino romagnolo.

SAGRA DELLA PERA VOLPINA E DEL FORMAGGIO STAGIONATO

È un originale mercato dei frutti autunnali e dei prodotti tipici della collina, dove la regina e il re della giornata saranno la pera volpina e il formaggio “stagionato”.

Le pere volpine, piccole, tonde e dure erano un prodotto tipico della valle del Lamone. La sagra ha contribuito nel corso degli anni alla riscoperta delle proprietà di questo frutto dimenticato, offrendo la possibilità di riassaporarlo. Le pere volpine vengono consumate bollite, cotte in acqua o vino, oppure al forno. Ottimo è l’abbinamento con il formaggio stagionato di Brisighella, un pecorino invecchiato in grotte di gesso con procedimento di antica tradizione locale.

SAGRA DEL TARTUFO

Il tartufo è uno dei prodotti più ricercati della collina faentina. I tartufai della zona sono abili nel ricercare questo prezioso prodotto del sottosuolo. Durante la sagra sono in vendita i caratteristici tuberi nella varietà del bianco autunnale e del tartufo nero. Nei ristoranti locali si potranno poi assaggiare ricette raffinate a base di questo prodotto.

SAGRA DELL’ULIVO E DELL’OLIO (55^ edizione)

La coltivazione dell’Ulivo, in terra brisighellese, risale a tempi antichissimi: già in epoca romana l’ulivo e i suoi prodotti erano conosciuti e apprezzati. Nell’ultima domenica del mese di novembre si celebra il preziosissimo olio extra vergine “Brisighello” DOP, al quale è stato assegnato l’ambito riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta nel 1996. Al suo fianco anche la selezione varietale “Nobil Drupa”, il “Brisighella” DOP, il tipico “Pieve di Tho”. Durante la festa l’olio può essere degustato e acquistato allo stand allestito dalla Coop. Agricola Brisighellese. A completare l’evento anche un mercato dei prodotti tipici locali.

Per informazioni: Tel 0546 81166 www.terredifaenza.it

Pierluigi Papi

Vinitaly 2015 edizione speciale

È un’edizione speciale di Vinitaly quella che si sta preparando per il 22-25 marzo 2015. Come di consueto, in contemporanea si svolgeranno anche Sol&Agrifood ed Enolitech, ed è proprio sulla sinergia che da sempre contraddistingue le tre manifestazioni che punta Veronafiere per valorizzare, in chiave business, l’unico appuntamento fieristico a livello internazionale in grado di fornire una visione a 360° della filiera vitivinicola e di quella oleicola, partendo dai mezzi tecnici fino alla produzione.

L’obiettivo è quello di supportare il settore del vino, e dell’agroalimentare nazionale in generale, dando nuovo spunto all’export, che in fase positiva da anni deve trovare ora nuovi motivi di crescita per rimanere sempre un passo avanti rispetto ai competitor.

“La concorrenza internazionale è sempre più agguerrita – dice Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –, ma l’esperienza di Vinitaly garantisce risultati commerciali concreti”. La conferma viene dall’indagine sulla customer satisfaction realizzata a conclusione di Vinitaly 2014, dalla quale è risultato che durante i quattro giorni di manifestazione il 68% degli operatori stranieri – 53.000 da 120 Paesi su un totale di 155.000 – ha realizzato ordini di acquisto, mentre il 73% ha trovato nuovi fornitori. Alla stessa indagine, il 97% degli espositori ha dichiarato di voler riconfermare la propria presenza nel 2015.

Le iscrizioni sono già aperte e potrebbero confermare la tendenza emersa negli ultimi due anni, che ha visto un crescente numero di aziende investire risorse in uno stand proprio piuttosto che continuare a condividere uno spazio collettivo istituzionale, per avere maggiore visibilità e incrementare il numero di contatti con buyer italiani ed esteri.

Per aumentare la presenza di operatori qualificati dai mercati internazionali più importanti e interessanti, Veronafiere ha già iniziato un’intensa attività di incoming, sia potenziando gli investimenti economici sia attraverso una stretta collaborazione con le aziende e le associazioni di categoria.

“Con l’Expo, il 2015 sarà un anno importante per il nostro Paese, e il vino e l’olio extravergine di oliva, insieme all’agroalimentare di qualità sono produzioni trainanti del made in Italy, che però non potrebbero esistere – afferma Ettore Riello, presidente di Veronafiere – senza il know-how tecnico delle migliori aziende. Veronafiere lo sa bene, e proprio per questo ha sempre puntato sulla contemporaneità dei tre saloni, che pur indipendenti, si completano tra loro dando un’immagine unitaria agli operatori economici in arrivo da tutto il mondo”.

Tappa intermedia prima di Vinitaly 2015 sarà wine2wine (wine2wine.net), il primo forum del vino in Italia. In programma il 3 e 4 dicembre sempre a Verona, wine2wine si propone come momento di informazione e approfondimento economico per la crescita del sistema produttivo vitivinicolo nazionale.

Articolo di Veronafiere

Ultime tappe di Roadshow per presentare “Vino – A taste of Italy”

Il roadshow che vede impegnati i vertici del Vinitaly di Veronafiere nella presentazione del padiglione “VINO – A TASTE OF ITALY” per EXPO 2015, affronterà ancora le tappe di Siena il 23 settembre, Cuneo il 25 settembre, Gorizia il 26 settembre.

Il roadshow è l’occasione per illustrare nel dettaglio a regioni, associazioni, consorzi e a tutti i produttori, il progetto del padiglione concepito per rappresentare e raccontare la storia e i prodotti di tutto il comparto, ambasciatore indiscusso del “Made in Italy” nel mondo.

Un obiettivo quello della “rappresentazione democratica” di tutti gli eccellenti produttori, grandi e piccoli, che contribuiscono alla ricchezza e unicità del nostro sistema che si riflette oltre che nel concept del progetto anche nel listino, pensato per offrire realmente a tutti la possibilità di partecipare ad un evento unico.

Duemila metri quadrati, situati all’incrocio strategico tra cardo e decumano dell’area Expo, sull’arteria centrale che porta verso la Lake Arena; un padiglione indipendente, contiguo all’area della Comunità Europea e proprio di fronte a Palazzo Italia e al padiglione delle Regioni, tutti spazi che insieme ai due blocchi situati al di là del cardo costituiscono lo spazio del Padiglione Italia.

Partendo da un percorso emozionale di scoperta e conoscenza multisensoriale del primo livello, si passerà poi al piano superiore, vero e proprio cuore del padiglione. Il vino italiano troverà qui spazio in tutte le sue innumerevoli storie e sfumature, una vera e propria “Biblioteca del Vino”, dove ciascun prodotto rappresenta un titolo con una specifica storia da raccontare, una moltitudine di storie scritte, che i visitatori potranno leggere degustando e conoscendo, per immaginare insieme la storia da scrivere, il futuro. Infine, al terzo livello, gli spazi dedicati agli incontri.

Un padiglione ad alto contenuto tecnologico, pensato in un’ottica di totale sostenibilità poiché ogni singolo elemento sarà riutilizzato.

Il progetto del Padiglione del Vino all’EXPO è perfettamente in linea con la storica mission di Vinitaly ed è frutto della precisa visione strategica portata avanti negli ultimi anni da Veronafiere, che qui potrà valorizzare la sua esperienza a beneficio del settore e del Paese, arricchendo un evento già unico per natura con la messa a punto di un’azione di promozione e supporto che prenderà vita prima, durante e anche dopo la manifestazione”, ha commentato Ettore Riello, Presidente di Veronafiere.

Avevamo dichiarato che l’obiettivo era quello di dare massima e piena rappresentazione del comparto, della sua storia e identità e delle sue potenzialità, e infatti questo progetto fonda su una filosofia inclusiva e democratica, poiché crediamo fermamente che solo dando spazio all’immensa ricchezza e varietà dei nostri vini si possa realmente rappresentare l’esclusivo valore della produzione italiana”, ha dichiarato Giovanni Mantovani, Direttore Generale di Veronafiere.

L’offerta “entry level” per poter posizionare una bottiglia nella prestigiosa e suggestiva area de “La Biblioteca del Vino”, al primo piano del Padiglione per un periodo di tre mesi, è infatti di 3.000 euro + IVA (più un primo numero di bottiglie necessarie alle degustazioni), sale a 5.000 euro + IVA per due bottiglie e a 9.000 euro + IVA per 4 bottiglie. In tali tariffe è compresa la presenza dei prodotti nell’enoteca virtuale per la vendita online durante tutta la durata della manifestazione.

Nell’area è stato inoltre previsto un meccanismo di wine dispenser che consente ai produttori di poter considerare una presenza del proprio prodotto senza l’aggravio di costi aggiuntivi di personale, assicurando tuttavia al contempo la massima valorizzazione delle etichette grazie alla presenza di sommelier professionisti in grado di affiancare e guidare il pubblico nella degustazione.

Per i produttori che desiderano essere presenti per tutti i sei mesi dell’EXPO, l’offerta per posizionare una, due o quattro bottiglie è rispettivamente di 4.500, 8.000 e 15.000 euro + IVA.

Altrettanto interessante ed equilibrata l’offerta messa a punto per le grandi realtà (Regioni, Consorzi e grandi produttori) che desiderano o necessitano di ampi spazi dedicati. Per loro nelle aree Diamante e Platino saranno disponibili spazi che verranno completamente allestiti e personalizzati, dotati di banchi multimediali con video e tablet, attraverso i quali sarà possibile arricchire la presentazione della storia dei vini proposti. Inoltre verrà messa a loro disposizione un sala per l’organizzazione di una degustazione a settimana. I vini saranno anche inclusi nell’offerta dell’enoteca virtuale per la vendita online durante tutta la durata della manifestazione. Ad ogni visitatore inoltre sarà offerta la possibilità di avvalersi di una Applicazione Mobile che, grazie al collegamento wireless con le postazioni wine dispenser, sarà in grado di fornire dettagliate informazioni sui vini in degustazione, guidando il visitatore alla scoperta del mondo del vino italiano con la possibilità poi di acquistare direttamente online i vini appena degustati.

Tali spazi, inclusivi di tutti i servizi qui descritti, saranno dotati nell’area Diamante di wine dispenser compatibili per la presenza concomitante di ben 100 bottiglie (per un valore totale di 4.200 euro + IVA a bottiglia per un periodo di tre mesi e di 6.000 euro + IVA a bottiglia per un periodo di sei mesi).

Nell’area Platino saranno invece dotati di wine dispenser compatibili per la presenza concomitante di 72 bottiglie (al costo totale di circa 4.860 euro + IVA a bottiglia per un periodo di tre mesi e di circa 6.940 euro + IVA a bottiglia per un periodo di sei mesi). Nell’offerta di queste aree è inclusa la possibilità di utilizzo della sala degustazione per master class o specifiche presentazioni. Tutte le offerte prevedono inoltre una gestione flessibile delle bottiglie, consentendo almeno un cambio di etichetta durante il periodo e la presenza di sommelier per l’assistenza alla degustazione dei visitatori.

Carlo Alberto Delaini

 

“Enologica”. Torna a Bologna il racconto del vino emiliano romagnolo

Dal 22 al 24 novembre 2014 si terrà a Bologna la nuova edizione di “Enologica – Salone del vino e del prodotto tipico dell’Emilia Romagna”. Per la prima volta la manifestazione ideata e curata da Giorgio Melandri diventa evento dell’Enoteca Regionale Emilia Romagna, novità importante di quest’anno.

La manifestazione cresciuta a Faenza e trasferitasi 12 mesi fa a Bologna, entrando a far parte dei progetti gestiti dall’Enoteca Regionale Emilia Romagna, compie un importante passo verso un ulteriore aumento della sua capacità d’essere racconto/vetrina della filiera vitivinicola e agroalimentare di un territorio, da presentare e proporre quale modello positivo, concreto e replicabile, in vista di EXPO 2015.

Una manifestazione che mantiene al centro della sua identità i contenuti e i percorsi di produttori, artigiani, cuochi, operatori, giornalisti e semplici appassionati e che intende comunicare il valore di un’identità, una storia e una tradizione, sempre aperta al futuro e all’evoluzione. Motivazione alla base anche del rinnovo della partnership offerta a “Enologica” da ASCOM Bologna a fianco della manifestazione anche nel prossimo autunno.

Per farlo, ha scelto nuovamente il cuore dell’Emilia-Romagna, tornando nel capoluogo regionale: Bologna. Palcoscenico ideale per il nuovo capitolo di un racconto del quale saranno protagonisti oltre 140 tra produttori e cantine della regione. A completare il programma di “Enologica”: “Il Teatro dei Cuochi”, ospitato in alcuni luoghi del centro cittadino, “Caravanserraglio”, spazio di dibattito e testimonianza, ispirato a un luogo simbolo della cultura persiana, allestito per la sosta delle carovane e l’incontro dei viaggiatori e il nuovo “Genius Loci”, spazio creato per scoprire e conoscere prodotti e materie prime espressione dell’identità e della cultura dell’Emilia Romagna.

«Non semplicemente prodotto e racconto ed esperienza, l’idea moderna di promozione costruita sempre di più sul patrimonio di contenuti che questa regione è in grado di esprimere. Enologica 2014 sarà di nuovo il centro dell’enogastronomia dell’Emilia-Romagna, la piazza dove i protagonisti della regione – vignaioli, artigiani, produttori, cuochi, narratori – incontrano i giornalisti e gli operatori che arriveranno da tutta Italia e dall’estero. Lo faremo a Bologna, al centro di un territorio che esprime una delle filiere più varie e interessanti del mondo. Enologica è il racconto complesso di queste 9 straordinarie provincie, un viaggio lungo la via Emilia che da 2200 anni attraversa e unisce le città e i territori rispettandone e valorizzandone le identità e le tipicità. La vetrina di un popolo che esprime nel vino e nel cibo i valori profondi del suo essere comunità», sostiene Giorgio Melandri.

«Enologica si conferma come la più importante manifestazione enogastronomica della nostra Regione, pertanto siamo oltremodo soddisfatti che la gestione dell’evento sia affidata da quest’anno a Enoteca Regionale Emilia Romagna, che come ente di promozione attivo in Italia e all’estero garantirà la migliore visibilità e organizzazione all’evento. Attendiamo la partecipazione di circa 140 espositori e diverse migliaia di visitatori. Come l’anno scorso, la sede della manifestazione sarà quella Bologna e il filo conduttore quello della via Emilia, asse portante dell’Emilia Romagna tra storia, cultura, tradizioni e prodotti di qualità, tra cui i suoi vini. Proprio in questi ultimi anni l’Emilia Romagna si sta affermando sempre più come una delle regioni più importanti nel panorama enologico italiano e internazionale e siamo certi che la vasta selezione di vini proposta attirerà buyer di livello internazionale, giornalisti, esperti e blogger, ma anche tanti appassionati e consumatori di vino dall’Italia e dall’estero», afferma Pierluigi Sciolette, presidente di Enoteca Regionale Emilia Romagna.

«Abbiamo deciso di appoggiare anche quest’anno Enologica alla luce del grande successo ottenuto durante la scorsa edizione, per la prima volta organizzata a Bologna. La nostra città è riconosciuta infatti da tutti, a partire dalla stampa e dagli addetti ai lavori fino ad arrivare a turisti e cittadini, quale massima espressione tra i punti di riferimento dell’enogastronomia a livello internazionale, per questo motivo Confcommercio Ascom Bologna ha scelto di continuare ad essere partner di Enologica. L’obiettivo sarà infatti quello di continuare a valorizzare i prodotti del nostro territorio e di sfruttare questa occasione come ottimo lancio e volano per l’importante Expo che si terrà nel 2015, ed avrà come tema principale proprio l’alimentazione. L’ambizione per il 2014 sarà coinvolgere sempre di più tutti i protagonisti della filiera, dai produttori alle enoteche, ai ristoratori e tutti gli attori di questo affascinate, ambito e prelibato universo», conclude Giancarlo Tonelli, direttore di Confcommercio Ascom Bologna.

Pierluigi Papi

Lo Scalogno di Romagna: a Riolo Terme una fiera per celebrarlo

Buongustai di tutta Italia unitevi e marciate sulle “Terre di Faenza”, nelle colline in provincia di Ravenna. In questo spicchio di Romagna, infatti, il buongusto è di casa e nel corso dell’estate sono numerose le feste, le sagre e gli eventi dedicati alla buona cucina e al buon vino. Uno degli esempi più interessanti e originale è quello legato allo Scalogno IGP di Romagna che viene celebrato, festeggiato ma soprattutto mangiato a Riolo Terme nel corso della tradizionale sagra a esso dedicata. L’appuntamento è dal 17 al 20 luglio 2014.

Da sempre coltivato in Romagna, la Pro Loco di Riolo Terme nel 1992 decise di organizzare una festa ad hoc per promuovere questo prodotto tipico della tradizione locale, che nel 1997 ha anche ottenuto il riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta).

Nelle vie centrali del paese ci sarà il mercato dei produttori di Scalogno IGP. I ristoratori del paese non mancheranno di proporre pietanze a base di Scalogno, mentre nel nuovo e accogliente stand della Pro Loco, allestito al Parco Pertini, sarà possibile degustare ricchi menù a tema dedicati al prelibato bulbo. Si potranno mangiare: fiori di cipolline e salsa di scalogno, tagliolini allo scalogno, polenta al ragù di scalogno, salsiccia di castrato allo scalogno, frittate di scalogno, per citare solo alcune delle pietanze. E poi tutte le sere: musica e intrattenimenti.

Talvolta gli occhi lacrimano e una ventata pungente invade le narici, poi al palato lo scalogno di Romagna (Allium Ascalonicum) è un’autentica prelibatezza, capace di donare ai cibi un sapore che ne esalta il gusto. Lo scalogno, che non è un aglio né una cipolla, è un piccolo bulbo che appartiene sempre della famiglia delle Liliacee. Dal colore bianco violaceo è avvolto da una pellicola esterna di diverso colore, dal ramato al rossastro.

Molteplici sono gli usi dello Scalogno di Romagna in cucina: le foglie, raccolte ancora verdi e tagliate finemente, sono ottime per insaporire le insalate (pomodoro, lattuga, cicoria, patate lessate, ecc…). I bulbi freschi ripuliti dalla loro pellicola esterna si tagliano a fettine per aromatizzare le pietanze, conferendo a queste un sapore leggermente piccante. Inoltre, con i bulbi sempre finemente tagliati, cubetti di prosciutto e pomodoro fresco si prepara un gustoso ragù. Lo scalogno è ottimo anche come contorno delle pietanze nelle versioni sottolio e sottaceto.

Per informazioni: www.terredifaenza.it

Pierluigi Papi

Uno dei migliori rossi del mondo

Il Brunello comincia a far parlare di sé a partire da 1880. Anche se devono passare alcuni anni prima della sua grande annata riconosciuta, il 1888.

Fino alla meta degli anni Sessanta, il Brunello di Montalcino era un vino quasi sconosciuto al di fuori del territorio di produzione ad eccezione di pochi intenditori. Nel decennio seguente, la fama di questo vino divenne sempre più grande, fino a rappresentare oggi uno dei vini italiani più quotati.

Basti pensare che nell’annata 1975 le bottiglie prodotte furono circa 800.000 da ben 25 aziende, mentre nell’annata 1995 ne vennero imbottigliate circa 3.500.000 da un numero di aziende quasi quadruplicate, circa 120.

Si tratta di un vino ricercato per le tavole più raffinate italiane ed internazionali, una delle più grandi espressioni dell’enologia italiana, che, penetrando in tutti i mercati, concorre a nobilitare l’immagine del vino made in Italy.

Il Brunello di Montalcino è un vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), che deve rispondere alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal relativo disciplinare di produzione.

Il Brunello di Montalcino deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti esclusivamente dal vitigno Sangiovese che a Montalcino viene denominato Brunello.

L’origine del nome di questa varietà è incerta, probabilmente sarebbe legato al precoce germogliamento caratteristico del Sangiovese da cui deriverebbe il termine dialettale Sangiovannina tipico della Toscana nord-occidentale (Sarzana), che è sinonimo di uva primaticcia.

Anche il modo dei filari a stanga, che collega due viti (dal latino jugalis) e richiamano la modalità di allevamento tipiche del Sangiovese.

Il Sangiovese è la varietà di uva più coltivata in Italia, soprattutto nel centro, si ritiene che sia originario della Toscana e più precisamente della zona del Chianti, mancano però notizie attendibili precedenti al sedicesimo secolo.

Nell’800 il Sangiovese inizia ad espandersi dalla Toscana verso l’Emilia Romagna, l’Umbria, l’Abruzzo, parte del Lazio, la Puglia settentrionale e la zona ovest della Campania, diffondendosi per tutta la penisola.

Fin dal diciottesimo secolo hanno dimostrato la corrispondenza del Sangiovese toscano e quello romagnolo, il Brunello, il Prugnolo e il Morellino.

Esistono due tipologie fondamentali di questo vitigno; il Sangiovese Grosso con sinonimi: Brunello, Prugnolo, Gentile, Sangioveto Grosso, coltivato prevalentemente in Toscana e in Romagna; e il Sangiovese Piccolo, che ha diversi sinonimi in funzione della zona, in cui compare il Sanvicetro coltivato nel Casentino.

Quelle varianti con acino piccolo e dalle foglie piccole, danno minor vigore e meno zucchero e più acidi.

L’acino tipico del Sangiovese ha la forma rotondeggiante a volte quasi ellissoidale, regolare e uniforme.

La buccia è consistente, molto ricca di pruina, poco spessa e di colore nero-violaceo.

Sopporta abbastanza bene vento e siccità e tollera poco le gelate primaverili; predilige le aree collinari e i terreni mediamente o scarsamente fertili, argilloso-calcarei con molto scheletro, che si asciugano durante la maturazione.

Rappresenta il vitigno fondamentale di numerosi vini come per citare i più famosi :Rosso e Brunello di Montalcino, Chianti, Carmignano, Vino Nobile e Rosso di Montepulciano, Morellino di Scansano = 100% Sangiovese Grosso in purezza, Sangiovese di Romagna, Torgiano Rosso Riserva, Montefalco.

Le DOCG, DOC, IGT in cui rientra sono davvero numerosissime, più di un centinaio.

Il Brunello di Montalcino, non può, per legge, essere immesso al consumo prima del primo gennaio dell’anno successivo al termine dei cinque anni, calcolati considerando l’annata della vendemmia. Quindi l’annata 2010, per esempio, potrà essere commercializzata solo a partire dal primo gennaio 2015.

Inoltre, prima dell’immissione al consumo deve essere sottoposto a un periodo di affinamento di almeno due anni in contenitori di rovere di qualsiasi dimensione e deve subire un periodo di affinamento in bottiglia di almeno quattro mesi.

Per poter accedere alla qualifica “Riserva”, il Brunello deve essere immesso al consumo dopo il primo gennaio dell’anno successivo al termine dei sei anni calcolati considerando l’annata della vendemmia.

Riprendendo l’esempio di cui sopra, l’annata 2010 potrà essere commercializzata con la qualifica “Riserva” a partire dal primo gennaio 2016.

Al Vinitaly di Verona ho potuto degustare varie tipologie di questo ottimo vino. Vi propongo alcune schede sintetiche di degustazione.

 

 

Brunello di Montalcino “BANFI” DOCG 2008

Alla Vista: un colore molto intenso con riflessi violacei piuttosto evidenti, con dei riflessi granati.

Olfatto: intensità olfattiva elevata con note speziate e profumo fruttato.

Gusto/tatto: molto corposo ed equilibrato, di media acidità e astringenza.

Percezioni retrolfattive: ricchezza aromatica elevata, molto persistente.

Titolo alcolometrico dich.ver. (%vol.) 13,50/13,84

Tappo sughero monopezzo

 

Brunello di Montalcino “CAPARZO” DOCG ” 2008

Alla Vista: colore intensamente violaceo con riflessi granati.

Olfatto: di alta intensità olfattiva con profumo fruttato e diverse note speziate.

Gusto/tatto: molto corposo, equilibrato di media acidità e astringenza.

Percezioni retrolfattive: ricchezza aromatica elevata, molto persistente.

Titolo alcolometrico dich.ver. (%vol.) 13.50/13,72

Tappo sughero monopezzo

 

Brunello di Montalcino “MARCHESI dè FRESCOBALDI” DOCG Castelgiocondo 2008

Alla Vista: colore molto intenso con riflessi violacei alquanto evidenti con riflessi granati.

Olfatto: intensità olfattiva elevata con profumo fruttato e note speziate.

Gusto/tatto: molto corposo, equilibrato, di media acidità, piuttosto astringente.

Percezioni retrolfattive: ricchezza aromatica elevata molto persistente.

Titolo alcolometrico dich.ver. (%vol.) 13.50/13,76

Tappo sughero monopezzo

 

Chianti Classico “ANTINORI” DOCG Pèppoli 2008

Alla Vista: colori intensi con riflessi violacei piuttosto evidenti

Olfatto: intensità olfattiva elevata con note floreali

Gusto/tatto: molto corposo, equilibrato, con media acidità e astringenza elevata.

Percezioni retrolfattive: ricchezza aromatica piuttosto elevata, molto persistente.

Titolo alcolometrico dich. ver. (%vol.) 13.00 13,36

Tappo sughero monopezzo

 

Chianti Classico “CASTELLI di GREVEPESA” DOCG Castelgreve 2010

Alla Vista: colore molto intenso con riflessi violacei alquanto evidenti

Olfatto: intensità olfattiva piuttosto elevata con profumo di fruttato

Gusto/Tatto: corposo, abbastanza equilibrato, di buona acidità, piuttosto astringente

Percazioni retrolfattive: ricchezza aromatica , persistente.

Titolo alcalometrico dich. ver.(%vol) 1\3.00 13,37

Tappo sughero monopezzo.

 

Morellino di Scansano”VIGNAIOLI del MORELLINO di SCANSANO” DOCG 2010

Alla Vista: colore molto intenso con riflessi violacei alquanto evidenti

Olfatto: intensità olfattiva elevata con note floreali con profumo di fruttato

Gusto/Tatto: corposo, piuttosto equilibrato, di media acidità e astringenza

Percezioni retrolfattive: ricchezza aromatica abbastanza elevata, persistente.

Titolo alcalometrico dich. ver. (% vol.) 13.00 12,96

Tappo sughero monopezzo

 

Renato Hagman

Visite al Vinitaly 2014. Sol&Agrifood

 L’esperto di lemienotizie.com a passeggio per gli stand Vinitaly, Sol&Agrifood, Enolitech 2014

Siamo ancora nell’agroalimentare e mi soffermo nello stand della birra THERESIANER, avendo in precedenza assaggiato la “COFFEE STOUT”, ho voluto (si fa per dire) conoscere le sue sorelle, quindi riporterò letteralmente le descrizioni della birra proposte in brochure e poi anche le nostre valutazioni.

° Theresianer Wit

Orzo e frumento sono arrivati dalla Baviera per incontrarsi in questa birra e definirne, in perfetta armonia, l’inconfondibile gusto. È un piacere che non conosce fretta, ma che ama lasciarsi catturare in un istante: eccolo nel colore giallo paglierino, nel gusto sofisticato, nel profumo, nato da lieviti pregiati ad alta fermentazione e così intensamente fruttato. Poi, il suo carattere dissetante e la sua anima frizzante affiorano insieme per dichiararsi nel sapore unico che la rende indimenticabile. Così è lei; un amore a prima vista da assaporare in ogni sua singola nota.

 

° Temperatura di servizio: 6-8° C

° Gradazione alcolica: 5,1% Vol.

° Colore: Giallo paglierino

° Profumo: Intenso e fruttato

° Gusto: Complesso e articolato

° Abbinamenti consigliati: piatti di pesce, salumi, insalate

° Ottima come aperitivo e dissetante.

* Medaglia d’oro IBC 2012 – Medaglia d’argento WBC 2013

 

° Theresianer Bock

Si annuncia con l’intensità del suo profumo, pervaso da chiare note di malto. Si fa riconoscere dalla sua schiuma, compatta, fine e persistente. Lei, decisa e moderatamente frizzante, afferma così il suo gusto, permettendo al nostro palato di scoprirne ogni particolare dall’equilibrio perfetto del suo corpo, a quel-non-so-che di delicatamente amaro che abbraccia il suo aroma, morbido e tostato. Ma prima di tutto è il suo colore a parlare di questa birra: indiscutibilmente ambrato, come si addice ad una protagonista di carattere, proprio come lei.

 

° Temperatura di servizio: 9-11° C

° Gradazione alcolica: 6,5% Vol.

° Colore: Ambrato intenso

° Profumo: Intenso con gradevoli note di malto

° Gusto: Morbido e tostato con note di frutta matura.

° Abbinamenti consigliati: Formaggi abbastanza stagionati, salumi saporiti alle erbe o cotti alla brace, pasta al ragù, all’amatriciana, lasagne ed arrosti.

* Medaglia d’oro WBC 2011 – Medaglia d’argento DLG 2011

 

° Theresianer Premium Pils

Ogni volta che si ascolta il suo gusto ricercato… inevitabilmente si ritorna là: a Pilsen, una cittadina della Repubblica Ceca, situata non lontano dalla Baviera dove lei è nata. Luoghi in cui da secoli si coltivano orzo distico con la scorza particolarmente fine e luppoli Saaz, dall’aroma delicatissimo. Sono loro l’anima di questa birra: così unica da rapire i sensi con il suo profumo equilibrato e deciso che non lascia spazio ad “altre”.

 

° Temperatura di servizio: 6-8° C

° Gradazione alcolica: 5,0% Vol.

° Colore: Giallo paglierino

° Profumo: Intenso di luppolo

° Gusto: Secco con note di cereale e luppolo

° Abbinamenti consigliati: Torte salate, salumi, verdure, pesce fritto

* Medaglia d’argento WBC 2012

 

° Theresianer Coffee Stout

Nel suo nome c’è la presenza inconfondibile del migliore caffè Hausbrandt e la grande storia della birra Theresianer. Insieme, morbidamente intrecciati in una definizione perfetta di gusto che nasce da malti scuri attentamente selezionati. Una stout dal carattere anglosassone che si mostra ai nostri occhi nel suo tipico colore ebano intenso; che si avvicina al nostro “sentire” col suo profumo di caffè tostato avvolto da sentori di cacao, nocciola, cappuccino e con le sue note piacevolmente speziate. Persiste questa birra, con il suo aroma, morbido e rotondo, con il suo gusto di caffè e con le sue citazioni dolci/amare che si incontrano. Non ha fretta di maturare; il suo tempo è il tempo della perfezione.

 

° Temperatura di servizio: 9-11° C

° Gradazione alcolica 5,7% Vol.

° Colore Ebano intenso e schiuma color nocciola

° Profumo: Intenso di caffè tostato, con sentori di cacao, nocciola e cappuccino, e note leggermente speziate

° Gusto: Aroma delicato, morbido e rotondo, dal forte gusto di caffè e note dolci/amare gradevolmente amalgamate

° Abbinamenti consigliati: Biscotti secchi e dolci a base di cioccolato o di frutta secca, uova in frittata o crèpe, crostini con formaggio fresco spalmabile,focacce salate o quiche a base di patate.

° TheresianerIndia Pale Ale

Il suo nome deriva da quello delle rinomate Ale che venivano imbarcate, a partire dal XVII secolo, sulle navi che facevano rotta verso l’India. Dovendo oltrepassare l’equatore e non essendovi a bordo nessun tipo di refrigerazione, la Ale chiara, destinata all’India era prodotta con un grado alcolico più alto e soprattutto con un forte dosaggio di luppolo, in modo di consentirle di sopportare meglio le traversie del lungo viaggio.

Nella rivisitazione di questo stile, i Maestri Birrai Theresianer hanno ottenuto un aroma che sorprende con i suoi sentori di fiori ed agrumi, ed un’amarezza decisa che però tende a svanire lasciando una gradevole impressione di equilibrata corposità.

 

° Temperatura di servizio: 9-11° C

° Gradazione alcolica: 5,8% Vol.

° Colore: Ambrato scuro con riflessi aranciati

° Profumo: Intenso, aromatico, speziato

° Gusto: Deciso, ricco, complesso

° Abbinamenti consigliati: Rombo al forno ed altri pesci e cibi saporiti. Salumi piccanti. Formaggi a crosta lavata molto stagionati. In aperitivo accompagnata da spuntini salati.

 

Renato Hagman

 

Per la prima volta una ricerca IRI su vino italiano e supermercati esteri

Se il mercato interno del vino nella Gdo nei primi mesi del 2014 sembra in ripresa, sicuramente più rosee sono le prospettive che si aprono nei mercati esteri. Nei supermercati Usa, l’Italia è il secondo Paese importatore con una quota del 28,3%, dopo l’Australia, distaccando di 22 punti la Francia. Anche nel Regno Unito siamo il secondo Paese con una quota del 17%, precedendo California e Francia. In Germania invece siamo il primo Paese, davanti a Francia e Spagna.

«C’è grande interesse per il prodotto italiano nella grande distribuzione estera – spiega Giancarlo Gramatica, Cliente Director Iri, illustrando la prima ricerca di settore elaborata in esclusiva per Vinitaly – Negli Usa i più venduti sono Pinot Grigio, Chianti, Valpolicella/Ripasso/Amarone oltre spumanti e Prosecco. Nel Regno Unito la classifica vede al primo posto il Pinot Grigio, seguito da Prosecco e Sangiovese. In Germania la parte del leone la fanno il Prosecco Frizzante e il Prosecco Spumante».

La crescita delle vendite di vino italiano nella Gdo estera nel 2014 viene valutata come probabile anche da Federdistribuzione: «È prevedibile uno sviluppo di un trend già in atto – afferma Alberto Miraglia – non poche insegne portano il vino italiano nei propri punti vendita internazionali, promuovendolo con manifestazioni specifiche o inserendolo regolarmente nell’assortimento. Altre favoriscono il prodotto nazionale sfruttando rapporti consociativi con catene distributive estere, incentivando rapporti diretti tra grande distribuzione straniera e cantine italiane, indicando cantine e prodotti interessanti da inserire nelle linee di vino di marca del distributore dell’insegna estera».

Di vino nella gdo nazionale ed estera si parla oggi alle 10.30 durante il convegno “Cantine e grande distribuzione: nuove strategie per il mercato italiano ed estero” organizzato da Vinitaly. Modera i lavori Luigi Rubinelli, Direttore di RetailWatch;intervengono, oltre a Giancarlo Gramatica e Alberto Miraglia, anche Lamberto Vallarino Gancia, Presidente di Federvini; Domenico Zonin, Presidente di Unione Italiana Vini; Alessandro Masetti, Responsabile Reparto Bevande di Coop Italia, Giovanni Panzeri, Group Category Manager e Responsabile Marca del Distributore di Conad, Dino Borri, responsabile Prodotto estero di Eataly.

 

Veronafiere