Rilancio dell’Arena di Verona: “Richieste inviate al ministro Franceschini”

“Nessun riscontro positivo, per ora, sulle richieste rivolte nei giorni scorsi al Governo da parte dell’Amministrazione e di Fondazione Arena, per il l’utilizzo dell’anfiteatro e per ottenere investimenti”. Ad evidenziarlo il sindaco Federico Sboarina che, sul tema, è tornato a parlare oggi, durante il consueto punto stampa streaming.

“I parlamentari veronesi che abbiamo coinvolto due giorni fa, si sono dati subito da fare in Parlamento – ha precisato il sindaco –. Li ringrazio per la serietà con cui si sono mossi, ma non hanno ottenuto l’esito sperato. Non abbiamo nessuna intenzione di fermarci davanti alle prime risposte. La mossa successiva è scattata già oggi con l’invio al ministro Franceschini del protocollo operativo, predisposto il mese scorso dalla Fondazione, per garantire la sicurezza nell’Anfiteatro. Nello specifico, la possibilità di effettuare spettacoli in Arena per almeno 3 mila spettatori, la revisione della decurtazione del Fus legata alle produzioni e il finanziamento di risorse ad hoc per la specificità dell’anfiteatro e della stagione lirica. Per quanto riguarda la capienza non si capisce perché vi debba essere un numero imposto di spettatori. L’Anfiteatro di Verona è il teatro lirico all’aperto più grande al mondo con una capienza di oltre 13 mila spettatori. L’uguale capacità di pubblico per tutti, previsto nel decreto, non tiene conto della grandezza di ogni ‘contenitore culturale’. È come se si fosse fissato un numero massimo di clienti all’interno dei ristoranti, senza tenere in considerazione dimensioni e capienze di ognuno. La nostra richiesta è di farne accedere 3 mila, con un progetto innovativo per la sicurezza strutturato da tempo dalla Fondazione, prendendo come riferimento le indicazioni che sono poi diventate le misure obbligatorie per la riapertura di tutte le attività. Non si tratta di dare una deroga, ma di riconoscere il lavoro compiuto da Fondazione Arena che, già oggi, è pronta a garantire, sia per il pubblico che per gli artisti, la massima sicurezza”.

Roberto Bolis

“Historical Castle Parks- HICAPS” a Ferrara

Con la riunione finale di lunedì 18 maggio si è concluso il progetto “Historical Castle Parks- HICAPS”, progetto finanziato dal programma comunitario Interreg Central Europe e dedicato all’individuazione e valorizzazione di nuovi modelli di gestione dei parchi storico naturalistici siti in varie parti d’Europa: dalla Slovenia, alla Polonia, alla Croazia e all’Italia. Dopo due anni e mezzo di lavoro i diversi partner hanno così potuto tirare le fila degli interventi transnazionali e delle azioni pilota a livello locale.

Il progetto ha permesso alla città di Ferrara di poter arricchire la propria offerta turistica proponendo a cittadini e visitatori un percorso di valorizzazione della portata storica, architettonica e naturalistica dei 9 km del parco lineare delle Mura Estensi.

Il meeting finale si è tenuto in online conference, modalità che ha sostituito il tradizionale meeting in presenza nel pieno rispetto delle prescrizioni nazionali e internazionali di contenimento dell’emergenza sanitaria Covid – 19. ll Comune di Ferrara ha presentato i risultati di progetto (installazione di nuova cartellonistica turistica, realizzazione del Piano di azione locale), già illustrati il 23 gennaio scorso agli addetti ai lavori e alla cittadinanza nel contesto del meeting regionale organizzato a Teatro OFF – stakeholder fondamentale sin dai primi passi del progetto e soggetto organizzatore dell’iniziativa di lancio del progetto pilota nell’ottobre 2019.

In quell’occasione l’architetto Roberto Meschini della società Tryeco 2.0 s.r.l ha tenuto una lezione di approfondimento storico architettonico del bene e la dottoressa Carla Corazza ha illustrato due tesi di laurea, risultato degli studi svolti all’interno del progetto, con focus sulla biodiversità del Parco.

Riuscire a concludere le attività di progetto e realizzare entro i termini previsti un piano di azione locale che metta a sistema tutti gli interventi di consolidamento e ammodernamento del parco monumentale delle Mura è motivo di grande soddisfazione per l’Amministrazione che, nonostante le difficoltà oggettive, ha continuato a lavorare sul progetto dedicando uno staff trasversale degli uffici comunali.

Il meeting ha avuto anche un significato simbolico perché si è tenuto al terzo giorno di riapertura del parco, dopo il lungo stop imposto dal lockdown.
Oggi il parco si ripopola, sempre nel rispetto del distanziamento sociale, rifiorisce e si prepara ai grandi interventi del prossimo biennio, tra cui spiccano i lavori di restauro e la nuova illuminazione architetturale. Ferrara rinasce, grazie all’impegno di tutti.

 

Alessandro Zangara

Rilancio di Ferrara come meta estiva

Gusto, Cultura, Musica: Ferrara è questo e tanto altro. A raccontare la nostra città, nella fase della ripartenza, saranno 130 poster di sei metri per tre e 100 spazi di arredo urbano allestiti con manifesti che verranno posizionati nelle città che si trovano lungo l’asse della via Emilia e, in particolare, in Romagna nei territori di Faenza, Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini, Lugo, Imola e nei comuni di tutta la dorsale adriatica.
L’iniziativa promozionale nasce da un input dell’amministrazione per rilanciare l’immagine del territorio in vista di un ritorno alla normalità anche del richiamo turistico. L’intenzione è quella di richiamare e valorizzare fin da subito il turismo legato ai percorsi artistici, culturali ed enogastronomici che, anche a causa della situazione di emergenza, potrebbe registrare un incremento nei prossimi mesi.

“Vogliamo cominciare fin da ora le attività promozionali per la stagione estiva perché crediamo in una ripresa del turismo – spiega il sindaco Alan Fabbri – specialmente quello indirizzato verso le città italiane che sapranno offrire percorsi culturali integrati. Ferrara è una di queste: possiamo garantire ai turisti un’importante offerta culturale sempre all’avanguardia, percorsi enogastronomici ed eventi di alto livello in tema musicale e artistico. Certo dovremo farlo studiando nuovi modelli di sicurezza sanitaria, ma riusciremo ad essere all’altezza che il momento richiede.

Nel frattempo è importante ricominciare a promuovere l’immagine della nostra città a livello regionale e poi nazionale e internazionale, considerato anche che il territorio ferrarese è stato in questa gravissima emergenza uno dei meno colpiti dal contagio e anche questo potrà essere un punto di vantaggio nella percezione e nella scelta della nostra città come meta estiva”.

 

Alessandro Zangara (anche per le immagini)

Fondazione Arena. Lettera al ministro Franceschini

“Stiamo lavorando per essere pronti, ma per allestire la stagione areniana servono tempi certi. A tutt’oggi non sappiamo cosa succederà della prima del 13 giugno. Stiamo parlando di uno dei più grandi teatri all’aperto del mondo, il cui funzionamento, programmato ogni anno con ampio anticipo, richiede tempi di preparazione per le prove e gli allestimenti”. Questa la posizione del sindaco e presidente della Fondazione Arena Federico Sboarina che, sul futuro del festival areniano, ha annunciato, in diretta streaming, l’invio di una lettera di richieste al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini.

“Stiamo parlando del futuro di uno dei più importanti festival lirici al mondo – ha sottolineato il sindaco –. L’Arena, come ho evidenziato nella lettera che trasmetterò al Ministro Franceschini, ha delle caratteristiche particolari, che la rendono un teatro diverso da tutti gli altri. A cominciare dal fatto che i suoi incassi sono in gran parte derivanti dalla vendita dei biglietti e il suo utilizzo è collegato alla stagionalità estiva. Per questo, in vista di un possibile avvio delle attività, dobbiamo tenere in considerazione delle misure di sicurezza imposte in questa ‘nuova normalità’ e, in particolare, del vincolo di distanza per il quale, la capienza dell’Anfiteatro potrebbe cambiare in maniera significativa rispetto agli attuali 13mila 500 posti. L’avvio della Fase 2 doveva dare risposta a questo tipo di emergenze economiche, invece, il Governo ha scelto di portare avanti una Fase 1 bis che nulla concreto mette in campo per i problemi degli spettacoli. Ribadisco, siamo in attesa di una data certa che ci consenta di capire come fare aprire le porte del più bel teatro all’aperto del mondo ed, al contempo, di garantire la sicurezza dei dipendenti e degli spettatori”.

 

Roberto Bolis

 

 

La Torre d’Augusto. Il cuore del Castello del Buonconsiglio

Il primo appuntamento di questa settimana con gli approfondimenti video #buonconsiglioadomicilio è dedicato a uno dei luoghi più affascinanti del maniero che per ragioni di sicurezza non è aperto al pubblico, ovvero la Torre d’Augusto. Sotto la consueta regia di Alessandro Ferrini, con Francesca Jurman potremo salire le ripide scale in legno e conoscere i segreti del mastio, il nucleo più antico del castello, dove le guardie vigilavano sul maniero per proteggere il principe vescovo.

Buona visione!

I video saranno visibili anche sui nostri canali social FacebookInstagramYouTube

 

Buonconsiglio (anche per l’immagine)

Attraverso il DNA di Cangrande della Scala nuove verità storiche sulla sua vita e la sua morte

La falange di un piede ed un pezzo di fegato. Sono questi i campioni biologici acquisiti dai resti di Cangrande della Scala e su cui, per la prima volta, sarà effettuato uno studio completo del DNA. Un processo di esamina complesso che, attraverso i reperti di tessuto osseo e di tessuto epatico, conservati al Museo di Storia Naturale, permetterà di analizzare la sequenza genetica del Cangrande.

Il progetto di studio, che si concluderà nel 2021, sfrutterà quindi l’analisi del genoma, o più semplicemente della totalità del DNA, per supportare e integrare la ricostruzione storica della vita del grande scaligero, amico del poeta Dante Alighieri e, dallo stesso, celebrato in un canto della Divina Commedia.

Il gruppo scientifico dopo il prelievo del DNA di Cangrande della Scala

L’indagine storico-scientifica, denominata ‘Il genoma di Cangrande della Scala: il DNA come fonte storica’, rientra fra gli eventi celebrativi del settimo centenario della morte del sommo poeta ed è promossa dal Comune di Verona, attraverso i Musei di Castelvecchio e di Storia Naturale, insieme all’Università di Verona – Dipartimento di Biotecnologie, nell’ambito dei Joint projects cofinanziati dall’ateneo.

Lo studio prosegue il percorso d’indagine avviato nel 2004 dalla Direzione Musei d’Arte e Monumenti che, in collaborazione con le Soprintendenze territoriali competenti, l’Università degli Studi di Verona, l’Università degli Studi di Pisa, l’Azienda Ospedaliera di Verona, promosse e coordinò l’apertura dell’arca di Cangrande della Scala e la ricognizione dei resti al suo interno. Reperti ancora perfettamente mantenuti e corrispondenti a quelli ritrovati nell’apertura eseguita nel 1921 e documentata dalla stampa da negativo su vetro di Luigi Cavadini.

Le ricerche scientifiche avviate nel 2004 permisero l’acquisizione, da parte del Museo di storia Naturale, di alcuni campioni biologici della mummia del principe e una prima analisi riguardante la sua effettiva conformazione fisica, lo stato di salute e le circostanze che lo portarono alla morte. Allora, però, la ricerca sul DNA non fu possibile. Oggi, invece, grazie alle moderne tecniche e agli avanzati processi d’indagine è stata possibile l’estrazione di campioni di molecole sufficientemente integre da consentire l’analisi dell’intero genoma, riducendo al minimo gli artefatti e i danni dovuti a contaminazioni e all’età.

l prelievi dei campioni biologici sono stati eseguiti, in ambiente sterile, al Museo di Storia Naturale alla presenza dell’assessore alla Cultura Francesca Briani, del Rettore dell’Università di Verona Pier Francesco Nocini, del direttore dei Musei Civici Francesca Rossi e del genetista Massimo Delledonne, componente del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona. Presenti, anche il Curatore della sezione di zoologia del Museo di Storia Naturale Leonardo Latella e il Curatore delle collezioni d’arte medievale e moderna del Museo di Castelvecchio Ettore Napione.

“Un momento emozionante – sottolinea l’assessore Briani –. Non capita tutti i giorni di poter tenere in mano dei reperti così preziosi e di poter far parte di un gruppo di lavoro che, per la prima volta, consentirà l’osservazione approfondita del DNA di Cagrande. Un secondo step di studio che, dopo l’acquisizione dei campioni realizzata nel 2004, completa il percorso di analisi sulla mummia del principe scaligero, dandoci la possibilità di scoprire nuove ed interessanti informazioni storiche sulla sua vita e, in particolare, morte. Il progetto scientifico è uno dei principali appuntamenti che saranno realizzati sul territorio cittadino in occasione delle celebrazioni dantesche”.

“Un progetto dallo straordinario interesse storico – precisa la direttrice Rossi –. Finalmente, i reperti custoditi dal 2004 dal Museo di Storia Naturale, potranno completare il loro percorso di analisi ed offrire, con dati scientifici certi, importanti novità sulla vita di questo illustre veronese”.

“Dopo la realizzazione del primo vero calco del cranio del Cangrande, che mi ha visto personalmente protagonista alcuni anni fa con la mia equipe medica – ricorda Nocini –, l’Università di Verona è coinvolta a pieno titolo in un nuovo straordinario appuntamento con la storia. Questa nuova analisi scientifica, infatti, chiarirà ulteriormente le importanti qualità fisiche del Cangrande che, per i suoi tempi, si tratta di un uomo del 1300, presentava una struttura fisica imponente, caratterizzata da un’altezza oltre il 1,70 e una struttura cranica di ampie dimensioni”.

“E’ una scommessa scientifica – dichiara il genetista Delledonne – che il Comune, con i suoi Musei Civici, e l’Università hanno accettato per rendere possibile un’indagine genetica davvero particolare. Questi frammenti, da cui sarà estratto il DNA del Cangrande, ci consentiranno infatti di tracciare un quadro genetico dell’uomo e un approfondita analisi sul suo stato di salute”.
Roberto Bolis (anche per la fotografia)

 

Giulietta protagonista dell’amore, nell’immaginario mondiale

Olesia e Amine alla fine si sono incontrati a Verona, lei arrivata da Mosca e lui da New York. Solo grazie al concorso organizzato da Comune di Verona e Airbnb, i due innamorati hanno potuto darsi appuntamento nella città scaligera. I giovani hanno passato la notte di San Valentino nella Casa di Giulietta dove ad attenderli c’erano il sindaco e lo chef stellato Giancarlo Perbellini, che ha cucinato per loro.

La storia del loro amore, che ha saputo superare le distanze e le differenze di lingua e cultura, ha vinto sulle 6 mila lettere inviate al concorso. Il matrimonio è programmato in luglio in Marocco e questa è l’ultima occasione di stare insieme prima della cerimonia.

Amine, in ottobre, aveva chiesto a Olesia di sposarlo. Per organizzare le nozze, però, si sono impegnati a risparmiare e non avrebbero potuto incontrarsi senza vincere il concorso.

“Quando ho scoperto di essere la vincitrice – ha detto Olesia – ero assolutamente entusiasta perché sono appassionata della storia di Romeo e Giulietta. L’ho letta più volte, ho visto il film, ne ho imparato a memoria interi dialoghi, ho visto il musical. Lunedì ho guardato anche il film di Zeffirelli e mi sono informata sulla casa di Giulietta e sul museo. Sono stupita da quanto sia bella, così antica e vera. E sono molto contenta perché, probabilmente, questa è l’ultima volta che stiamo insieme prima delle nozze”.

“Siamo molto contenti – ha detto il sindaco – che abbiano vinto Olesia e Amine perché la loro storia d’amore ha conquistato tutti. Questa è la magia della casa di Giulietta, dell’amore e di Verona, una magia che ha saputo esaudire il loro grande desiderio di incontrasi di nuovo prima delle nozze. Il concorso ha dato alla nostra città una visibilità internazionale straordinaria. Basta guardarla oggi piena di innamorati e di turisti provenienti da ogni dove, per capire che poche città al mondo sanno essere come Verona”.

il famoso balcone di Giulietta, nella casa veronese

Il “Premio Cara Giulietta” è andato invece a Sandy Bauche, studentessa di diritto di Tours, Francesca Cattaneo, laureanda in medicina di Milano, e Fiorentina Funicello, professoressa di lettere di Roma.

Le loro lettere sono state giudicate dalle “Segretarie di Giulietta” le più belle e le più intense storie d’amore indirizzate alla giovane Capuleti. Il Premio Cara Giulietta, istituito dal Club di Giulietta nel 1993, celebra ogni anno le confidenze, le speranze e le emozioni dell’amore scritte in forma epistolare.

“Grazie al mito di Giulietta e alla valorizzazione di quello straordinario sentimento universale che è l’amore – ha detto l’Assessore alla Cultura – Verona è, nell’immaginario condiviso, il luogo in cui poter raccontare e rendere pubbliche le proprie storie d’amore. Quindi, al di là delle feste pubbliche, Verona nei giorni di San Valentino è davvero la città in cui i sentimenti privati sanno superare le differenze e fondere culture, nazionalità e lingue diverse”.

Roberto Bolis

Le scenografie dell’Arena in città fino a Natale. Faraone e sfingi a portata di selfie

Sono state immortalate per tutta estate dai selfie di turisti e veronesi. E lo saranno anche nei prossimi mesi. Le scenografie delle più famose opere areniane, da giugno posizionate in diversi punti della città, accoglieranno cittadini e visitatori fino a Natale. Eccezione per quelle di corso Porta Nuova che verranno tolte prima, per lasciare spazio agli alberi natalizi.

L’iniziativa, voluta dall’Amministrazione comunale per valorizzare e abbellire la città durante la stagione lirica, ha riscosso un grande successo e pertanto è stata prorogata.

Rimarranno dunque al loro posto tutte le scenografie che, in questi mesi, hanno acceso la curiosità di tantissime persone. In piazzale XXV Aprile, il faraone dell’Aida di Zeffirelli continuerà a vegliare sulla stazione. Coi suoi 12 metri di altezza, 3 di lunghezza e un peso che supera i 1200 chilogrammi, la statua in legno e resina la dice lunga sul legame tra la lirica e Verona.

In corso Porta Nuova resteranno le sfingi, a Porta Palio e Porta Vescovo le statue in legno usate nel 2011 nell’opera “Romeo et Juliette” e due manufatti del Nabucco dello stesso anno. Nell’aiuola della rotonda della Croce Bianca, le rose rosse giganti realizzate nel 2007, per il Barbiere di Siviglia, continueranno ad accogliere quanti transitano verso il centro città.

“Le scenografie installate ad inizio estate utilizzando i fondi della tassa di soggiorno – ha detto l’assessore al Bilancio Francesca Toffali –, hanno suscitato l’interesse e la curiosità di tutti. E nel corso dei mesi sono diventate una vera attrazione e uno sfondo perfetto per centinaia di foto. Ecco perché abbiamo deciso di prorogare l’iniziativa fino a dicembre. E all’arrivo dei mercatini di Natale. Nel frattempo stiamo già pensando ad un riallestimento tutto diverso per il 2020”.

 

Roberto Bolis

 

 

Aperta al pubblico la Fonte Aretusa a Siracusa

 Concluso l’intervento di adeguamento strutturale e funzionale del sito, la Fonte Aretusa  ha aperto al pubblico un percorso di visita che consente di ammirarne dall’interno la bellezza, accompagnati dalle voci italiane di Isabella Ragonese, Sergio Grasso e Stefano Starna. L’audioguida è disponibile anche in lingua inglese, francese, spagnola e cinese.

Il percorso di visita restituisce l’emozione di un “viaggio” accanto allo specchio di acqua dolce popolato dai papiri nilotici e da animali acquatici, donati dai siracusani come devozione a una mitologia lontana dalle moderne religioni, superando le difficoltà di accedervi e permettendo di compiere una specie di percorso devozionale in piena sicurezza.

È il primo risultato del progetto di valorizzazione elaborato da Civita Sicilia come concessionario del Comune di Siracusa con la collaborazione della Fondazione per l’Arte e la Cultura Lauro Chiazzese. Il progetto, elaborato e diretto per la parte architettonica da Francesco Santalucia, Viviana Russello e Domenico Forcellini, ha visto la collaborazione della Struttura Didattica Speciale di Architettura di Siracusa e si è avvalso della consulenza scientifica di Corrado Basile, Presidente dell’Istituto Internazionale del papiro – Museo del Papiro.

Da oltre duemila anni, la Fonte Aretusa è uno dei simboli della città di Siracusa. Le acque che scorrono nel sottosuolo di Ortigia, ragione prima della sua fondazione, ritornano in superficie al suo interno, dove il mito vuole che si uniscano a quelle del fiume Alfeo in un abbraccio senza tempo. È un mito straordinario, cantato nei secoli da poeti, musicisti e drammaturghi. La storia di Aretusa e Alfeo è una storia d’amore, inizialmente non corrisposto, tra una ninfa e un fiume che inizia nella lontana Grecia e trova qui il suo epilogo, simbolo del legame che esiste tra Siracusa e la madrepatria dei suoi fondatori.

Ma la Fonte Aretusa è anche il luogo nelle cui acque, nel corso dei secoli, filosofi, re, condottieri e imperatori si sono specchiati e genti venute da lontano, molto diverse tra loro, sono rimaste affascinate, anche attraverso le numerose trasformazioni del suo aspetto esteriore.

La Fonte ospita da millenni branchi di pesci un tempo sacri alla dea Artemide e, da tempi più recenti, una fiorente colonia di piante di papiro e alcune simpatiche anatre che le valgono il nomignolo affettuoso con cui i Siracusani di oggi talvolta la chiamano, funtàna de’ pàpere.

Dalla Fonte si gode un tramonto che Cicerone descrisse “tra i più belli al mondo” e la vista del Porto Grande dove duemila anni fa si svolsero epiche battaglie navali che videro protagonista la flotta siracusana e dove le acque di Alfeo e Aretusa si disperdono nel mare in un abbraccio eterno.

Siracusa, Largo Aretusa, Info e prenotazioni +39 0931 65681 + 39 3357304378

Barbara Izzo

I fossili di Bolca in corsa per la candidatura UNESCO

I più importanti reperti fossili della Val d’Alpone si trovano al Museo di Storia Naturale. Più di 9 mila quelli provenienti dai giacimenti di Bolca, un altro migliaio dal monte Costale e dagli altri siti della vallata.

Un patrimonio unico, che fa del Museo un punto di riferimento per tutta la comunità scientifica mondiale, destinato a crescere grazie al recente via libera del Ministero dei Beni ambientali per nuovi scavi nella vallata.

Si punta ora al riconoscimento Unesco. Due anni fa, in virtù di tale obiettivo, si è costituita l’Associazione temporanea di scopo “Val d’Alpone – Faune, flore e rocce del Cenozoico”, rappresentativa di tutto il territorio interessato dai giacimenti e a cui hanno aderito anche realtà ed enti che abbracciano il progetto.

Ultimo in ordine temporale, ma non certo per importanza, è il Comune di Verona, che proprio nelle scorse settimane ha formalizzato l’adesione all’associazione, completando quel percorso di collaborazione iniziato negli anni scorsi con gli esperti di Geologia e Paleontologia del Museo di Storia Naturale.

Un atto doveroso, che conferisce ancora più autorevolezza alla candidatura del sito naturale nella lista italiana Unesco.

Come spiegano gli assessori ai Rapporti con l’Unesco Francesca Toffali e alla Cultura Francesca Briani.

“Il Comune ha supportato sin dall’inizio la nascita dell’associazione conferendone il patrocinio e supportandone il lavoro scientifico e di ricerca con gli esperti del nostro Museo – spiega l’assessore Toffali -. L’adesione formale è il naturale proseguo del percorso già avviato, un impegno che ci onora e che andrà sicuramente a favore del progetto per il riconoscimento Unesco”.

“Una partita che coinvolge anche il nostro Museo di Storia Naturale, partner scientifico di assoluto rilievo per tutta l’attività di studio e ricerca sul patrimonio naturale della Val d’Alpone – aggiunge l’assessore Briani -. Ancora una volta si conferma il valore del nostro sito, inteso non solo come spazio museale che attrae migliaia di visitatori, ma anche come luogo di studio e ricerca scientifica riconosciuto a livello internazionale”.

 

Roberto Bolis