“Chi non diventa pazzo non è normale!”. Goran Bregovic al Festival del Vittoriale

“Chi non diventa pazzo non è normale!” è il nuovo concerto che Goran Bregovic porterà al Festival del Vittoriale giovedì 16 luglio prossimo alle ore 21.15. Il repertorio spazierà dai suoi grandi successi, agli ultimi album (Alkohol e Champagne for Gypsies), con qualche anticipazione di brani del nuovo album in uscita il prossimo anno.

Goran Bregovic sarà accompagnato dalla sua storica formazione, la Wedding & Funeral Band (fiati, percussioni e voci bulgare).

Le composizioni di Goran Bregovic mescolano le sonorità di una fanfara tzigana, le polifonie tradizionali bulgare, la chitarra elettrica e le percussioni tradizionali dando vita ad una musica che ci sembra istintivamente di riconoscere.

Nato a Sarajevo da madre serba e padre croato, Goran Bregovic crea i suoi primi gruppi rock a sedici anni. Per compiacere i suoi genitori, Bregovic si impegna a proseguire i suoi studi di filosofia e sociologia che lo avrebbero portato ad insegnare, se l’enorme successo del suo primo disco non avesse deciso altrimenti.

Seguono quindici anni di collaborazione con il suo gruppo White Button con tredici album venduti in 6 milioni di copie. Tour interminabili in cui Bregovic diventerà l’idolo della gioventù jugoslava. Alla fine degli anni 80, Bregovic si libera del suo ruolo sfibrante di “star” e si isola in una piccola casa sulla costa adriatica, realizzando un vecchio sogno d’infanzia.

Qui compone le musiche del terzo film di Emir Kusturica “Il Tempo dei Gitani”. Cresciuti nello stesso ambiente, appartenenti alla stessa generazione, Goran Bregovic e Emir Kusturica formano un tandem di complicità che non ha bisogno di parole per esprimersi.

Dopo “Il Tempo dei Gitani” Goran compone per Kusturica la colonna sonora di “Arizona Dream”. Il risultato è pari al film: lirico, innovatore e commovente. Comporrà poi delle musiche maestose dagli accenti rock per Patrice Chereau che gli affida “La Regina Margot”, Palma d’Oro 1994 al Festival di Cannes, Goran compone Anche le musiche di “Underground” di Emir Kusturica, Palma d’Oro 1995 al Festival di Cannes sono firmate Bregovic.

Goran compone le musiche klezmer del film “Train de Vie” di Radu Mihaelanu, presentato con grande successo ai festival di Venezia, San Paolo, Berlino e, con grande successo di pubblico, nei cinema di numerosi paesi. Poi si consacra all’interpretazione della propria musica e comincia una seconda carriera sulle scene internazionali.

Marco Guerini

Counting Crows al Vittoriale

La band di San Francisco ha scelto il Festival del Vittoriale dell’estate prossima come prima data della tournée italiana ed è pronta a presentare in un trascinante live i brani del loro ultimo disco “Somewhere Under Wonderland” (Universal Music) e i loro più grandi successi, da “Mr. Jones” a “Round here”, hit che li hanno resi uno dei gruppi simbolo degli Anni ’90.

“Somewhere Under Wonderland”, settimo album dei Counting Crows, ha debuttato alla posizione n.6 della classifica americana, ricevendo commenti entusiastici dalla critica. Il disco, composto da 9 tracce inedite (11 nella versione deluxe), è stato anticipato dai brani “Scarecrow” e “Palisades Park”.

Sono considerati tra i gruppi che hanno riportato in auge il rock americano classico caratteristico degli anni sessanta. Si formano nel 1991 a San Francisco facendosi subito notare con la pubblicazione dell’album “August and Everything After”, considerato uno dei migliori dischi alternative rock degli Anni Novanta; la popolarità della band ha avuto inizio nel 1993, anno dell’uscita del singolo Mr. Jones, presente, poi, nell’album d’esordio August and Everything After.

I Counting Crows sono Adam Duritz (voce), Jim Bogios (batteria), David Bryson (chitarra), Charlie Gillingham (piano), David Immergluck (chitarra), Millard Powers (basso) e Dan Vickrey (chitarra).

Marco Guerini

Premio “Arturo Ghergo”

Ad Arturo Ghergo, fotografo di dive e divi, di stile e seducente bellezza, Montefano, amata città natale, dedica un premio di fotografia, il PREMIO ARTURO GHERGO, che aspira a far rivivere l’interesse per l’Invenzione meravigliosa proprio in quei luoghi che il grande fotografo lasciò da giovane, spinto da un’ostinata e favolosa passione.

Il 14 gennaio scorso ne è stata presentata a Roma la prima edizione, promossa nell’ambito del progetto Regionale del Distretto Culturale Evoluto delle Marche, A.M.A.M.I. di cui l’UNICAM – Università di Camerino è capofila. Il progetto A.M.A.M.I. si distingue per la sua Strategia di sviluppo territoriale, costituita dalla opportunità di sperimentare la contaminazione di esperienze innovative superando l’idea di una “progettazione locale” in favore di una “co-progettazione multilocalizzata”.

Promotore del progetto è il Comune di Montefano con la collaborazione di Civita Cultura per la parte organizzativa.

Il Premio “Arturo Ghergo” vuole aprirsi al mondo della fashion photography che riesce ad interpretare e ad esprimere un punto di vista sul mondo. La linea tematica per questa prima edizione sarà “la strada”, a sua volta intesa come il set fotografico in cui muovere i fili di una rappresentazione tra realtà e finzione.

Nella prima metà del XX secolo, il fotografo marchigiano lasciava Montefano e giungeva a Roma dove, ben presto, conobbe la seduzione del cinema, delle sue luci e delle sue finzioni. In pochi anni il suo sguardo si distinse per l’ideale di bellezza e di eleganza che riusciva a comunicare sulla messa in scena o dietro le quinte di un film, dove i volti e le pose assumevano la raffinatezza del glamour. La visione che Arturo Ghergo fece propria riuscì a diffondersi come una leggenda, perché leggeva negli animi della gente e interpretava i gusti e la cultura di un’epoca.

Lo stile modernista e corposo dei suoi ritratti, unito alla sapienza del tratto pittorico di una fotografia ancora analogica e “artigianale”, esprimevano un’estetica nuova che apparteneva ad una società progredita e sofisticata, in cui la donna diveniva il simbolo di una cultura visiva tutta italiana.

In questo senso, le fotografie di Arturo Ghergo hanno contribuito a modellare e a diffondere quel gusto e quello stile che ben presto avrebbero distinto la moda italiana nel mondo, a partire dai primi anni Venti.

Ed è in onore di tale sapiente contributo che il Premio di fotografia “Arturo Ghergo” si rivolge, da un lato, ai nuovi talenti dell’arte fotografica (sezione “fotografia emergente”) e, dall’altro, a noti e affermati artisti fotografi (sezione “riconoscimento alla carriera”).

Il settore di riferimento, dunque, sarà quello della fotografia di moda e più in particolare di quelle produzioni ambientate in esterno, per strada, nelle città, nei vicoli e nelle piazze, dove lo shooting di moda si fonde con l’ambiente urbano.

Ciò che si intende premiare è senza dubbio la capacità della fotografia e dei suoi migliori e più promettenti autori di fondere la società contemporanea insieme ai valori etici ed estetici, propri della moda.

In questo senso, il più grande riferimento di questo specifico genere fotografico lo ritroviamo nel lavoro di William Klein, il fotografo “di strada” che più di tutti colse la vita americana negli anni del boom economico, lavorando come fotogiornalista prima, e come fotografo di moda poi. I suoi scatti per la rivista Vogue, ironici e irriverenti contro le regole allora imposte dalle istituzioni del fashion, hanno composto l’immaginario moderno dello stile e dell’eleganza, aprendo le prospettive di una nuova fotografia di moda, fresca e dinamica. Uno stile visivo che abbandona gli studio per trovare nella “strada” lo scenario ideale e ricco di nuovo fascino.

Altri autori di riferimento, che unirono la seduzione della strada con il fascino della moda furono Lisette Model, Frank Horvat, Walde Hut, Willi Maywald, Dennis Stock e Martin Munkácsi all’estero, Federico Garolla e più recentemente Ferdinando Scianna in Italia. Di quest’ultimo, ad esempio, rimarranno sempre vive le fotografie scattate per la prima campagna di lancio del marchio Dolce e Gabbana, ambientate per le strade della Sicilia.

Il premio è curato da Denis Curti ed è strutturato attraverso la formula “ad invito”.

Si intende costituire una commissione di 4 membri, composta da:

Alessia Glaviano – photo editor di Vogue Italia

Cristina Ghergo – fotografa (presidente di giuria)

Renata Ferri – photo editor di Amica e Io Donna

Denis Curti – Critico e curatore della fotografia

I membri della commissione avranno il compito di proporre due nomi ciascuno all’interno delle sezione giovani autori e un nome nella sezione premio alla carriera.

I vincitori del premio saranno invitati ad esporre a Montefano dal 18 aprile al 27 settembre 2015.

Barbara Izzo e Arianna Diana

 

A Reggio Emilia una grande mostra su Piero della Francesca

Vi sono personaggi, nella storia dell’arte, che sono portatori di novità tali da innescare una vera e propria rivoluzione. Uno di questi è sicuramente Piero della Francesca che sarà protagonista della mostra “PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza”, curata da Filippo Camerota, Francesco Paolo Di Teodoro e Luigi Grasselli, in programma a Palazzo Magnani di Reggio Emilia dal 14 marzo al 14 giugno 2015. Attorno al Maestro di Sansepolcro aleggia da sempre un velo di mistero e di enigmaticità dovuto sia ai pochi documenti che lo riguardano, sia alla singolarità del suo linguaggio espressivo che coniuga, magicamente in equilibrio perfetto, la plasticità e la monumentalità di Giotto e Masaccio con una straordinaria capacità di astrazione e sospensione. Un’essenzialità e purezza di forme che trovano fondamento nei suoi interessi matematici e geometrici mirabilmente espressi nei trattati che ci ha lasciato: l’Abaco, il Libellus de quinque corporibus regularibus, il De Prospecitva pingendi e il da poco scoperto Archimede. Ed è proprio su questi preziosi testimoni dell’opera scritto-grafica di Piero, in specie sul De prospectiva pingendi, che la mostra di Palazzo Magnani prende corpo. “PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza”, presenta la figura del grande Maestro di Sansepolcro nella sua doppia veste di disegnatore e grande matematico. Per l’occasione sarà riunito a Palazzo Magnani – fatto straordinario, per la prima volta da mezzo millennio – l’intero corpus grafico e teorico di Piero della Francesca: i sette esemplari, tra latini e volgari, del De Prospectiva Pingendi (conservati a Bordeaux, Londra, Milano, Parigi, Parma, Reggio Emilia) i due codici dell’Abaco (Firenze), il Libellus de quinque corporibus regularibus (Città del Vaticano) e Archimede (Firenze). Ma la mostra non è ‘solo’ l’occasione, prima e unica, per ammirare tutte insieme le opere grafiche del Maestro di Sansepolcro (evento, di per sé, straordinariamente importante per gli studiosi d’ogni Paese); essa è anche un viaggio straordinario nel Rinascimento, unicità italiana che ha influenzato per secoli l’arte e il sapere dell’Occidente (e non solo) producendo i più grandi capolavori, oggi icone insuperate, della cultura figurativa mondiale e dell’immaginario collettivo. Un viaggio, commentato nell’audioguida da Piergiorgio Odifreddi, condurrà il visitatore tra le opere grafiche e pittoriche di Piero (sarà esposto il suo magnifico affresco staccato del “San Ludovico da Tolosa” del Museo di Sansepolcro) e tra i capolavori pittorici e grafici di altri grandi maestri del XV e XVI secolo quali Lorenzo Ghiberti, Ercole de’ Roberti, Domenico Ghirlandaio, Giovanni Bellini, Francesco di Giorgio, Albrecht Dürer, Bernardo Zenale, Antonio da Sangallo il Giovane, Baldassarre Peruzzi, Amico Aspertini, Michelangelo, e molti altri; opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere (Sbb-Pk Staatsbibliothek di Berlino, Bibliothèque Municipale di Bordeaux, Bibliothèque Nationale de France, British Museum, British Library, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Galleria Nazionale dell’Umbria, Musei Vaticani, Biblioteca Medicea-Laurenziana, Biblioteca Nazionale di Firenze, Biblioteca Ambrosiana, Biblioteca Palatina di Parma, Galleria Estense di Modena, Museo Comunale di Sansepolcro … solo per citarne alcune). Fulcro dell’esposizione è l’esemplare del De Prospectiva Pingendi della Biblioteca “Panizzi” di Reggio Emilia, uno dei più importanti testimoni della fondamentale opera prospettica di Piero della Francesca. Il manoscritto, opera di un copista, reca numerose correzioni, note marginali ed estese aggiunte di mano di Piero. Esso fa fede del lavoro di continua revisione del testo e ospita nei suoi 110 fogli numerosi disegni di mano dell’artista: linee sottilissime che solcano le pagine del codice a illustrazione del testo, manifestando la straordinaria perizia grafica dell’autore. I cosiddetti “maestri della prospettiva”, ossia gli intarsiatori, fondarono la propria arte sul repertorio di temi e di immagini contenuto nel trattato e l’amicizia fraterna che legava Piero ai fratelli Lorenzo e Cristoforo Canozi da Lendinara, intarsiatori per eccellenza, fu degna della menzione di Luca Pacioli. Albrect Dürer dimostra in più luoghi dei suoi scritti la conoscenza del trattato di Piero, mentre Daniele Barbaro compilò addirittura gran parte del suo celebre trattato prospettico (1569) seguendo il De Prospectiva Pingendi. Se risale solo a Constantin Winterberg (1899) la notizia – mai dimostrata né rintracciata – che Leonardo, dopo aver saputo da Pacioli che Piero aveva compilato un trattato di prospettiva, rinunciò a redigerne uno suo, è però un fatto non trascurabile per la fortuna dell’opera maggiore pierfrancescana che si sia voluto sottolinearne l’eccezionalità e la novità con un paragone eccellente, che pone Piero teorico al di sopra di tutti i pittori prospettici della sua epoca. Le opere presenti in mostra – un centinaio tra dipinti, disegni, manoscritti, opere a stampa, incisioni, sculture, tarsie, maioliche e medaglie – accompagnano il visitatore in un percorso che segue a grandi linee le tematiche affrontate nei capitoli del De Prospectiva Pingendi e attraversare le sale sarà un po’ come sfogliarne le pagine. Si inizia dai principi geometrici e si prosegue con le figure piane, i corpi geometrici, l’architettura, la figura umana, la proiezione delle ombre e l’anamorfosi. La mostra è inoltre concepita come uno strumento e una “macchina didattica” che consente di entrare nell’arte e nella creatività di questo singolarissimo artista. I disegni del trattato sono trasformati in modelli tridimensionali per illustrare al meglio la logica delle loro costruzioni geometriche, mentre una serie di macchine matematiche dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia riproducono scientificamente gli strumenti della bottega dell’artista rinascimentale, permettendo al visitatore di toccare con mano e comprendere gli accorgimenti tecnici adottati dai pittori per sfruttare creativamente gli inganni della visione. Suggestive installazioni multimediali saranno parte integrante del percorso di mostra. Alcuni apparati multimediali e app di navigazione in realtà aumentata permetteranno di comprendere meglio la celebre “Città ideale” di Urbino, uno dei capolavori della prospettiva rinascimentale, necessario complemento della trattatistica prospettica. Per la realizzazione di questi supporti la Fondazione Palazzo Magnani si è avvalsa della preziosa collaborazione scientifica di Imago rerum team/Università Iuav di Venezia/dCP Dip. Culture del Progetto, del Dipartimento ricerche multimediali dell’Università politecnica della Marche. La mostra si svolgerà in Palazzo Magnani che tuttavia sarà al centro di una rete di luoghi e segni che coinvolgeranno l’intera città. Infatti, parte integrante del percorso di mostra sarà la Basilica di San Prospero dove gli stalli del coro cinquecentesco focalizzeranno l’attenzione sulla produzione emiliana di tarsie lignee. Atra tappa fondamentale è l’allestimento presso la sede centrale reggiana dell’Università di Modena e Reggio Emilia, di una nutrita sezione dedicata alle macchine matematiche che sarà interessata da laboratori per scuole, bambini, adolescenti e adulti. “PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza” è dunque un appuntamento imperdibile, di rilevanza internazionale, che consentirà di comprendere il linguaggio espressivo di Piero della Francesca – “Monarca a li dì nostri della pictura e architectura” come lo definì Luca Pacioli nella Divina proportione (1509) –, e di decifrare i codici di lettura della sua opera, gettando nuova luce su un artista che ha tramutato la scienza in arte e che ha saputo influenzare, a distanza di tempo, le Avanguardie del primo Novecento e la pittura Metafisica. PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza Palazzo Magnani Reggio Emilia 14 marzo – 14 giugno 2015 con il Patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo nell’ambito degli eventi culturali Expo Milano 2015 Orari: dal martedì alla domenica e festivi 10.00 – 19.00 sabato 10.00 – 22.30. Lunedì solo per le scuole. Aperture straordinarie 5 Aprile 2015 Domenica Pasqua, 6 Aprile 2015 Lunedì dell’Angelo, 25 Aprile 2015 Sabato Festa della Liberazione, 1 Maggio 2015 Venerdì Festa dei Lavoratori, 2 Giugno 2015 Martedì Festa della Repubblica per informazioni e prenotazioni: Palazzo Magnani – Biglietteria Tel. 0522 454437 – 444446 – info@palazzomagnani.it

S.E.

ParmaDanza 2015

Il Festival ParmaDanza 2015 quest’anno è più ricco e più vario che mai. Si allarga il periodo di programmazione, arrivando a coprire un mese esatto, dal 9 aprile al 9 maggio, con dieci titoli diversi per un totale di dodici recite. Il progetto artistico prevede una varietà ampia che comprende grandi danzatori e coreografi italiani e internazionali, una celebre compagnia di balletto russo (l’Opera di Kiev) con un capolavoro del balletto classico come Il lago dei cigni, proposte contemporanee tra avanguardia e contaminazione, con giovani ma già affermati coreografi italiani accanto a coreografi di più lunga e apprezzata attività.

Di grande rilievo è l’appuntamento inaugurale, Trio ConcertDance, il 9 aprile, in prima assoluta, un nuovo spettacolo della grande étoile Alessandra Ferri (che si presenta insieme a Herman Cornejo e al pianista Bruce Levingston) con coreografie (tra gli altri) di Russel Maliphant e Angelin Preljoca, e la musica dal vivo con pianoforte e quartetto d’archi.

Da segnalare il ritorno a Parma della compagnia di Carolyn Carlson, con Short stories, uno spettacolo che riunisce tre coreografie della Carlson, in una delle quali la grandissima coreografa è impegnata anche come interprete. Un altro spettacolo da non perdere per la novità e l’originalità dell’impianto è la compagnia francese “L’Eolienne”, con lo spettacolo dal titolo Marie-Louise (che reca il sottotitolo circo coreografico), una sequenza di danza acrobatica spettacolare, con le corografie geniali di Florence Caillon che prendono spunto, con invenzioni forti e di grande impatto visivo, da celeberrimi quadri della storia dell’arte di tutti i tempi, da Bosch a Hopper, passando per Botticelli, Mirò e Egon Schiele.

La Compagnia Artemis Danza di Monica Casadei propone una rivisitazione coreografica di due grandi titoli operistici, Tosca, in prima assoluta e Traviata. Aterballetto torna a Parma con due titoli, Don Q., ispirato a Don Chisciotte con la coreografia di Eugenio Scigliano (artefice l’anno scorso a ParmaDanza della commovente Giselle contemporanea) e un trittico in cui spicca Rain Dogs con la musica di Tom Waits e Vertigo con la coreografia di Mauro Bigonzetti e le musiche di Sostakovic. La Compagnia Virgilio Sieni Danza (al suo debutto a Parma) presenta Dolce vita, con le musiche dal vivo di Daniele Roccato. Anche quest’anno saranno accostati volutamente un grande titolo classico come Il lago dei cigni accanto a una versione contemporanea, quella di Fabrizio Monteverde con il Balletto di Roma. La versione tradizionale chiuderà il Festival ospitando il grande corpo di ballo dell’Opera di Kiev, garanzia per questo meraviglioso titolo di Caikovskij del livello artistico di eccellenza della grande scuola russa.

 

Paolo Arcà

Direttore artistico del Teatro Regio di Parma

Nuovi progetti per TEFAF 2015

Farà la sua comparsa a TEFAF 2015 Night Fishing, una mostra che si comporrà di opere di artisti postmoderni e contemporanei concepita per completare la sezione TEFAF Modern. Gli artisti saranno scelti sulla base di un corpus di lavori che fa riferimento storico ed artistico agli oggetti esposti in fiera che, complessivamente, rappresentano oltre 7.000 anni di storia dell’arte. TEFAF ha invitato Sydney Picasso, scrittrice e collezionista a curare la prima edizione di questa nuova area. Si è scelto, per questo primo progetto, di focalizzarsi sulla Scultura. La scultura infatti è oggi al centro di una ri-definizione e Sidney Picasso prevede di utilizzare canoni post-moderni e contemporanei per riesaminare la scultura tradizionale. La mostra sarà intitolata “Night fishing” (la pesca notturna), in riferimento all’antica tecnica dei pescatori che usavano una lampada per attrarre i pesci in superficie durante la notte e al famoso dipinto di Picasso del 1939, Pesca notturna ad Antibes che si trova nella collezione del MoMA di New York. Il concept della mostra sottolinea la ricchezza di oggetti che si possono trovare nelle varie sezioni della Fiera, dall’Archeologia all’Arte medievale e le armi, e mira a stimolare la comprensione e visione dei visitatori sulla produzione contemporanea e viceversa. Saranno invitate dieci gallerie ad esporre un solo artista ciascuna in un’area allestita ad hoc. Sydney Picasso, di concerto con gli espositori, curerà il modo in cui le opere verranno presentate. Quest’anno la mostra di prestiti di TEFAF è intitolata Teyler’s legacy – L’eredità Teyler. Questa mostra davvero particolare presenterà una selezione di 28 straordinari disegni dal Rinascimento al XXI secolo e sarà allestita nella sezione TEFAF Paper. Tra i capolavori della mostra opere di Michelangelo (1475-1564), Raffaello (1483-1520), Claude Lorrain ( 1600-1682) e di Jean-Antoine Watteau (1684-1721), Hendrick Golzius (158..-1617); Jan van Goyen (1596-1656); Hendrick Avercamp (1585-1635) e Rembrandt Harmensz van Rijn (1606-1669). Queste opere del XV, XVI e XVII secolo saranno messe a confronto con i disegni di artisti europei contemporanei quali Giuseppe Penone, Carel Visser, Marlen Dumas e Pavel Pepperstein. Questa selezione di opere proviene dal Museo Teyler di Haarlem, il più antico museo dei Paesi Bassi, aperto al pubblico nel 1784. Pieter Teyler van del Hulst (1706-1778), un facoltoso mercante di stoffe e finanziere, fu un vero e proprio figlio dell’Illuminismo, convinto che la conoscenza potesse arricchire l’umanità. Aveva un vivace interesse per le scienze e le arti e costituì immense collezioni in entrambi i campi. La sua considerevole fortuna fu per suo volere lasciata ad una Fondazione che ha per scopo stimolare l’interesse per le arti e le scienze. TEFAF Maastricht, la più importante Fiera d’arte, è famosa per il suo impegno nell’eccellenza, esperienza ed eleganza. Questo si riflette non solo nella magnifica scelta di opere che sono proposte in vendita nella Fiera, che si terrà al MEEC di Maastricht dal 13 al 22 marzo 2015, ma anche nel numero dei collezionisti d’arte sia privati che istituzionali che guardano a TEFAF come ad un evento assolutamente da non perdere nel calendario del mercato dell’ arte.

S.E.

 

Boldini. Lo spettacolo della modernità dai Macchiaioli a Parigi

Boldini

“C’est un classique!”. È questo il riconoscimento dato a Giovanni Boldini (Ferrara 1842-Parigi 1931), fin dalla prima esposizione postuma che si tenne a Parigi a pochi mesi dalla morte. “Il classico di un genere di pittura”, ribadì in quella occasione Filippo de Pisis.

Dopo la rassegna dedicata nel 2012 a Wildt (che sarà protagonista nel 2015 di una mostra realizzata dal Musée d’Orsay all’Orangerie di Parigi in collaborazione con la Città di Forlì e la Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì), e le due successive sul Novecento ed il Liberty, la Fondazione e i Musei di San Domenico di Forlì proseguono nella esplorazione, attraverso nuovi studi e la riscoperta di opere poco note, della cultura figurativa tra Otto e Novecento, proponendo per la stagione espositiva del 2015 una approfondita rivisitazione della vicenda di Giovanni Boldini certamente il più grande e prolifico tra gli artisti italiani residenti a Parigi. È in questo ideale spazio di rapporto tra Forlì e Parigi che si colloca la nuova iniziativa.

Nella sua lunghissima carriera, caratterizzata da periodi tra loro diversi a testimonianza di un indiscutibile genio creativo e di un continuo slancio sperimentale che si andrà esaurendo alla vigilia della prima Guerra Mondiale, il pittore ferrarese ha goduto di una straordinaria fortuna, pur suscitando spesso accese polemiche, tra la critica ed il pubblico. Amato e discusso dai suoi primi veri interlocutori, come Telemaco Signorini e Diego Martelli, fu poi compreso e adottato negli anni del maggiore successo dalla Parigi più sofisticata, quella dei fratelli Goncourt e di Proust, di Degas e di Helleu, dell’esteta Montesquiou e della eccentrica Colette. Rispetto alle recenti mostre sull’artista, questa rassegna si differenzia per una visione più articolata e approfondita della sua multiforme attività creativa, intendendo valorizzare non solo i dipinti, ma anche la straordinaria produzione grafica, tra disegni, acquerelli e incisioni. Le ricerche più recenti di Francesca Dini (curatrice della mostra insieme a Fernando Mazzocca), consentono di arricchire il percorso con la presentazione di nuove opere, sia sul versante pittorico che, in particolare, su quello della grafica.

Uno dei punti di maggior forza, se non quello decisivo, della mostra sarà la riconsiderazione della prima stagione di Boldini negli anni che vanno dal 1864 al 1870, trascorsi prevalentemente a Firenze a stretto contatto con i Macchiaioli. Questa fase é caratterizzata da una produzione di piccoli dipinti, soprattutto ritratti, davvero straordinari per qualità e originalità.

Le prime sezioni, nelle sequenza delle sale al piano terra, saranno dedicate alla immagine dell’artista rievocata attraverso autoritratti e ritratti; alla biografia per immagini (persone e luoghi frequentati); all’atelier; alla grafica così rivelatrice della sua incessante creatività.

Le sezioni successive, al primo piano, ripercorreranno attraverso i ritratti di amici e collezionisti la grande stagione macchiaiola.

Seguirà la prima fase successiva al definitivo trasferimento a Parigi, caratterizzata dalla produzione degli splendidi paesaggi e di dipinti di piccolo formato con scene di genere, legata al rapporto privilegiato con il celebre e potente mercante Goupil.

Avranno subito dopo un grande rilievo, anche per la possibilità di proporre confronti con gli altri italiani attivi a Parigi, come De Nittis, Corcos, De Tivoli e Zandomenenghi, le scene di vita moderna, esterni ed interni, dove Boldini si afferma come uno dei maggiori interpreti della metropoli francese negli anni della sua inarrestabile ascesa come capitale mondiale dell’ arte, della cultura e della mondanità. Seguiranno infine le sezioni dedicate alla grande ritrattistica che lo vedono diventare il protagonista in un genere, quello del ritratto mondano, destinato ad una straordinaria fortuna internazionale. A questo proposito costituirà una novità la possibilità di accostare per la prima volta ai suoi dipinti le sculture di Paolo Troubetzkoy che si confrontano con quelli di Boldini sia sul piano iconografico che formale.

BOLDINI. Lo spettacolo della modernità dai Macchiaioli a Parigi

Forlì, Musei San Domenico, piazza Guido da Montefeltro 12, dall’1 febbraio al 14 giugno 2015.

S.E.

 

Vinitaly 2015 edizione speciale

È un’edizione speciale di Vinitaly quella che si sta preparando per il 22-25 marzo 2015. Come di consueto, in contemporanea si svolgeranno anche Sol&Agrifood ed Enolitech, ed è proprio sulla sinergia che da sempre contraddistingue le tre manifestazioni che punta Veronafiere per valorizzare, in chiave business, l’unico appuntamento fieristico a livello internazionale in grado di fornire una visione a 360° della filiera vitivinicola e di quella oleicola, partendo dai mezzi tecnici fino alla produzione.

L’obiettivo è quello di supportare il settore del vino, e dell’agroalimentare nazionale in generale, dando nuovo spunto all’export, che in fase positiva da anni deve trovare ora nuovi motivi di crescita per rimanere sempre un passo avanti rispetto ai competitor.

“La concorrenza internazionale è sempre più agguerrita – dice Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –, ma l’esperienza di Vinitaly garantisce risultati commerciali concreti”. La conferma viene dall’indagine sulla customer satisfaction realizzata a conclusione di Vinitaly 2014, dalla quale è risultato che durante i quattro giorni di manifestazione il 68% degli operatori stranieri – 53.000 da 120 Paesi su un totale di 155.000 – ha realizzato ordini di acquisto, mentre il 73% ha trovato nuovi fornitori. Alla stessa indagine, il 97% degli espositori ha dichiarato di voler riconfermare la propria presenza nel 2015.

Le iscrizioni sono già aperte e potrebbero confermare la tendenza emersa negli ultimi due anni, che ha visto un crescente numero di aziende investire risorse in uno stand proprio piuttosto che continuare a condividere uno spazio collettivo istituzionale, per avere maggiore visibilità e incrementare il numero di contatti con buyer italiani ed esteri.

Per aumentare la presenza di operatori qualificati dai mercati internazionali più importanti e interessanti, Veronafiere ha già iniziato un’intensa attività di incoming, sia potenziando gli investimenti economici sia attraverso una stretta collaborazione con le aziende e le associazioni di categoria.

“Con l’Expo, il 2015 sarà un anno importante per il nostro Paese, e il vino e l’olio extravergine di oliva, insieme all’agroalimentare di qualità sono produzioni trainanti del made in Italy, che però non potrebbero esistere – afferma Ettore Riello, presidente di Veronafiere – senza il know-how tecnico delle migliori aziende. Veronafiere lo sa bene, e proprio per questo ha sempre puntato sulla contemporaneità dei tre saloni, che pur indipendenti, si completano tra loro dando un’immagine unitaria agli operatori economici in arrivo da tutto il mondo”.

Tappa intermedia prima di Vinitaly 2015 sarà wine2wine (wine2wine.net), il primo forum del vino in Italia. In programma il 3 e 4 dicembre sempre a Verona, wine2wine si propone come momento di informazione e approfondimento economico per la crescita del sistema produttivo vitivinicolo nazionale.

Articolo di Veronafiere

“Enologica”. Torna a Bologna il racconto del vino emiliano romagnolo

Dal 22 al 24 novembre 2014 si terrà a Bologna la nuova edizione di “Enologica – Salone del vino e del prodotto tipico dell’Emilia Romagna”. Per la prima volta la manifestazione ideata e curata da Giorgio Melandri diventa evento dell’Enoteca Regionale Emilia Romagna, novità importante di quest’anno.

La manifestazione cresciuta a Faenza e trasferitasi 12 mesi fa a Bologna, entrando a far parte dei progetti gestiti dall’Enoteca Regionale Emilia Romagna, compie un importante passo verso un ulteriore aumento della sua capacità d’essere racconto/vetrina della filiera vitivinicola e agroalimentare di un territorio, da presentare e proporre quale modello positivo, concreto e replicabile, in vista di EXPO 2015.

Una manifestazione che mantiene al centro della sua identità i contenuti e i percorsi di produttori, artigiani, cuochi, operatori, giornalisti e semplici appassionati e che intende comunicare il valore di un’identità, una storia e una tradizione, sempre aperta al futuro e all’evoluzione. Motivazione alla base anche del rinnovo della partnership offerta a “Enologica” da ASCOM Bologna a fianco della manifestazione anche nel prossimo autunno.

Per farlo, ha scelto nuovamente il cuore dell’Emilia-Romagna, tornando nel capoluogo regionale: Bologna. Palcoscenico ideale per il nuovo capitolo di un racconto del quale saranno protagonisti oltre 140 tra produttori e cantine della regione. A completare il programma di “Enologica”: “Il Teatro dei Cuochi”, ospitato in alcuni luoghi del centro cittadino, “Caravanserraglio”, spazio di dibattito e testimonianza, ispirato a un luogo simbolo della cultura persiana, allestito per la sosta delle carovane e l’incontro dei viaggiatori e il nuovo “Genius Loci”, spazio creato per scoprire e conoscere prodotti e materie prime espressione dell’identità e della cultura dell’Emilia Romagna.

«Non semplicemente prodotto e racconto ed esperienza, l’idea moderna di promozione costruita sempre di più sul patrimonio di contenuti che questa regione è in grado di esprimere. Enologica 2014 sarà di nuovo il centro dell’enogastronomia dell’Emilia-Romagna, la piazza dove i protagonisti della regione – vignaioli, artigiani, produttori, cuochi, narratori – incontrano i giornalisti e gli operatori che arriveranno da tutta Italia e dall’estero. Lo faremo a Bologna, al centro di un territorio che esprime una delle filiere più varie e interessanti del mondo. Enologica è il racconto complesso di queste 9 straordinarie provincie, un viaggio lungo la via Emilia che da 2200 anni attraversa e unisce le città e i territori rispettandone e valorizzandone le identità e le tipicità. La vetrina di un popolo che esprime nel vino e nel cibo i valori profondi del suo essere comunità», sostiene Giorgio Melandri.

«Enologica si conferma come la più importante manifestazione enogastronomica della nostra Regione, pertanto siamo oltremodo soddisfatti che la gestione dell’evento sia affidata da quest’anno a Enoteca Regionale Emilia Romagna, che come ente di promozione attivo in Italia e all’estero garantirà la migliore visibilità e organizzazione all’evento. Attendiamo la partecipazione di circa 140 espositori e diverse migliaia di visitatori. Come l’anno scorso, la sede della manifestazione sarà quella Bologna e il filo conduttore quello della via Emilia, asse portante dell’Emilia Romagna tra storia, cultura, tradizioni e prodotti di qualità, tra cui i suoi vini. Proprio in questi ultimi anni l’Emilia Romagna si sta affermando sempre più come una delle regioni più importanti nel panorama enologico italiano e internazionale e siamo certi che la vasta selezione di vini proposta attirerà buyer di livello internazionale, giornalisti, esperti e blogger, ma anche tanti appassionati e consumatori di vino dall’Italia e dall’estero», afferma Pierluigi Sciolette, presidente di Enoteca Regionale Emilia Romagna.

«Abbiamo deciso di appoggiare anche quest’anno Enologica alla luce del grande successo ottenuto durante la scorsa edizione, per la prima volta organizzata a Bologna. La nostra città è riconosciuta infatti da tutti, a partire dalla stampa e dagli addetti ai lavori fino ad arrivare a turisti e cittadini, quale massima espressione tra i punti di riferimento dell’enogastronomia a livello internazionale, per questo motivo Confcommercio Ascom Bologna ha scelto di continuare ad essere partner di Enologica. L’obiettivo sarà infatti quello di continuare a valorizzare i prodotti del nostro territorio e di sfruttare questa occasione come ottimo lancio e volano per l’importante Expo che si terrà nel 2015, ed avrà come tema principale proprio l’alimentazione. L’ambizione per il 2014 sarà coinvolgere sempre di più tutti i protagonisti della filiera, dai produttori alle enoteche, ai ristoratori e tutti gli attori di questo affascinate, ambito e prelibato universo», conclude Giancarlo Tonelli, direttore di Confcommercio Ascom Bologna.

Pierluigi Papi

Il Giardino della Biodiversità. Nuova sezione dell’Orto Botanico di Padova

Dal prossimo 16 settembre aprirà al pubblico il Giardino della Biodiversità, nuova ampia ed innovativa sezione dello storico Orto Botanico dell’Università di Padova. La nuova area, grazie alle avanguardistiche serre, conferma e amplia la vocazione dell’Orto alla conservazione delle biodiversità. Solo il 10% delle specie vegetali presenti sulla Terra è conosciuto, mentre si stima che ogni giorno si estinguano centinaia di specie mai conosciute. L’antico Orto pativino, il più antico del mondo, Patrimonio dell’Umanità, dal lontano 1545 ha visto passare dai suoi cancelli semi di piante all’epoca sconosciute in Italia e in Europa e poi da qui diffuse nel continente sino a diventare comuni: la patata, il sesamo, il girasole, tra le molte. Tuttora, al riparo delle sue antiche mura, vegetano specie rare, altrove minacciate d’estinzione e altre già scomparse in natura. Le serre del Giardino della Biodiversità sono una ideale sezione del pianeta Terra, dall’Equatore ai Poli, dalle foreste più fitte ai territori desertici, alle paludi ricche di ninfee e altre meravigliose essenze. Il tutto nel cuore di Padova, tra l’antico Orto tuttora conservato e le Basiliche di Sant’Antonio e di Santa Giustina. Al di là della ricchezza e spettacolarità delle collezioni botaniche che vi si possono conoscere, il nuovo Giardino della Biodiversità si presenta unico al mondo per l’innovazione dell’impianto, per la totale autosufficienza di acque e energia, per e soluzioni tecnologiche qui sperimentate anche con il concorso della Nasa. In riconoscimento di questo progetto e della lunga storia che l’Ateneo di Padova vanta nella diversa conoscenza delle biodiversità nel mondo vegetale, è nata anche una partnership con EXPO 2015 che ha offerto uno spazio espositivo all’ateneo e all’Orto botanico nel Padiglione Italia.

Carla Menaldo