Altro caso per il commissario Wallander

Questa volta il commissario di Ystad Kurt Wallander, divenuto famoso anche grazie ad una serie di telefilm, è arrivato molto vicino all’acquisto della casa che ha sempre desiderato. Ed è proprio uno dei suoi collaboratori a proporgli l’affare: la casa in questione è dello zio della moglie del poliziotto. Wallander la va a vedere ed ecco un nuovo caso: in giardino spunta una mano, scheletrica. Iniziano allora i pensieri del poliziotto che alterna il suo lavoro a quello di padre di Linda, poliziotta a sua volta, mentre non sembra poter avere pace, tra un colpo di scena e l’altro. L’andamento del romanzo non è spasmodico e il noir che si dipana sotto i nostri occhi è tranquillo, accessibile a tutti. Non fosse che per quel particolare macabro: che ci fa una mano scheletrica in un giardino? Appartiene a chi? E lo scheletro al quale manca dov’è? Perché? Quesiti che sono normali per i casi polizieschi, ma da Wallander tutti noi ci aspettiamo di più. Quel punto di umanità e di paciosità che fanno parte del volto apatico e un po’ sornione dei grandi del genere, da Maigret al mitico Colombo, mentre il clima svedese ci incuriosisce di certo più che se l’ambientazione dei romanzi di Henning Mankell fosse la solita America del Nord, oppure la Francia maestra del genere nero. Quindi Wallander si trova in un caso alquanto complicato: la perizia del medico legale data la morte del soggetto ora scheletrito a qualche decina di anni prima e andare sulle tracce del colpevole non è semplice. Dinanzi ad una frotta di poliziotti impegnati al lavoro dietro alle scrivanie, come vuole la tendenza dell’oggi, ecco che si rivela necessaria, e unica soluzione, un’indagine alla vecchia, con tanto di indizi da verificare in loco. I soldi per questo genere di inchieste non ci sono, ma una fortunata serie di eventi, non ultimo un secondo scheletro rinvenuto, farà sì che Wallander possa procedere con la ricerca della verità. Si dovrà tornare ai tempi della seconda guerra mondiale, a persone in fuga e a segreti che si pensavano sepolti per sempre, se la beffa del destino non avesse fatto sì che proprio una mano emergesse dalle nebbie della memoria e proprio davanti al commissario più famoso di Svezia. Vincerà la tenacia, un pizzico di astuzia e anche un po’ di fortuna e Wallander potrà chiudere il caso, rinunciando alla casa e al giardino, ma di certo non alla sua fama. Premio Raymond Chandler al Courmayeur Noir Festival 2013, “La mano” di Mankell si rivela ancora una volta come un romanzo riuscito, dall’intreccio semplice ed efficace ad appassionare gli affezionati lettori o per farsi conoscere da chi ancora non avesse letto nulla di un autore tradotto in quaranta lingue. Henning Mankell: “La mano, Marsilio, Venezia 2013, euro 12,00. Articolo di Alessia Biasiolo Altro caso per il commissario Wallander Questa volta il commissario di Ystad Kurt Wallander, divenuto famoso anche grazie ad una serie di telefilm, è arrivato molto vicino all’acquisto della casa che ha sempre desiderato. Ed è proprio uno dei suoi collaboratori a proporgli l’affare: la casa in questione è dello zio della moglie del poliziotto. Wallander la va a vedere ed ecco un nuovo caso: in giardino spunta una mano, scheletrica. Iniziano allora i pensieri del poliziotto che alterna il suo lavoro a quello di padre di Linda, poliziotta a sua volta, mentre non sembra poter avere pace, tra un colpo di scena e l’altro. L’andamento del romanzo non è spasmodico e il noir che si dipana sotto i nostri occhi è tranquillo, accessibile a tutti. Non fosse che per quel particolare macabro: che ci fa una mano scheletrica in un giardino? Appartiene a chi? E lo scheletro al quale manca dov’è? Perché? Quesiti che sono normali per i casi polizieschi, ma da Wallander tutti noi ci aspettiamo di più. Quel punto di umanità e di paciosità che fanno parte del volto apatico e un po’ sornione dei grandi del genere, da Maigret al mitico Colombo, mentre il clima svedese ci incuriosisce di certo più che se l’ambientazione dei romanzi di Henning Mankell fosse la solita America del Nord, oppure la Francia maestra del genere nero. Quindi Wallander si trova in un caso alquanto complicato: la perizia del medico legale data la morte del soggetto ora scheletrito a qualche decina di anni prima e andare sulle tracce del colpevole non è semplice. Dinanzi ad una frotta di poliziotti impegnati al lavoro dietro alle scrivanie, come vuole la tendenza dell’oggi, ecco che si rivela necessaria, e unica soluzione, un’indagine alla vecchia, con tanto di indizi da verificare in loco. I soldi per questo genere di inchieste non ci sono, ma una fortunata serie di eventi, non ultimo un secondo scheletro rinvenuto, farà sì che Wallander possa procedere con la ricerca della verità. Si dovrà tornare ai tempi della seconda guerra mondiale, a persone in fuga e a segreti che si pensavano sepolti per sempre, se la beffa del destino non avesse fatto sì che proprio una mano emergesse dalle nebbie della memoria e proprio davanti al commissario più famoso di Svezia. Vincerà la tenacia, un pizzico di astuzia e anche un po’ di fortuna e Wallander potrà chiudere il caso, rinunciando alla casa e al giardino, ma di certo non alla sua fama. Premio Raymond Chandler al Courmayeur Noir Festival 2013, “La mano” di Mankell si rivela ancora una volta come un romanzo riuscito, dall’intreccio semplice ed efficace ad appassionare gli affezionati lettori o per farsi conoscere da chi ancora non avesse letto nulla di un autore tradotto in quaranta lingue. Henning Mankell: “La mano, Marsilio, Venezia 2013, euro 12,00.

Articolo di Alessia Biasiolo

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