Il mercante di destini

Il mercante di destini

Un’ottima opera prima quella proposta da Giampaolo Rol, di professione avvocato con la passione per la letteratura. Ne esce un legal thriller con tutte le carte in regola. Un uomo molto ricco senza eredi, un’eredità da spartire con i classici parenti avvoltoi, vecchie storie di famiglia sopite, ma non troppo, negli animi; verità non conosciute e falsità sbandierate, tocchi di noir al punto giusto, morti e malavita, pagine di lirismo. Una buona penna, che speriamo ci riservi soddisfazioni anche in futuro.
Andando con ordine, l’autore persegue il filo logico degli eventi, ma non mancano i flashback che chiariscono la trama al lettore quel tanto che basta per affascinarlo alla ricerca di una storia che mantiene sempre alto il suo tono poetico, malgrado la crudezza dei destini in gioco. Andrew, cacciato dalla famiglia che si ergeva a sacrosanto giudice, è un uomo che si è fatto da sé, quel self made man che gli americani amano molto e il nostro Rol dimostra di conoscere bene non soltanto il mondo forense, ma anche il clima transoceanico di cui il romanzo respira in modo organico e ben impostato. Non ci sono sbavature di sorta, dal cimitero dove il protagonista uscente andrà sepolto, alla caratterizzazione dei personaggi: l’amico notaio fidatissimo e intoccabile, l’addetto del cimitero, ovviamente nero e ovviamente più sveglio del previsto, la cognata malmenata dal marito che ritrova la sua dignità, i malavitosi dipinti nella giustezza del loro essere boss del mondo sommerso.
I colpi di scena sono intrinseci alla storia, non leggiamo clima da suspance gialla, ma manteniamo un tono uniforme, in cui gli accadimenti si dipanano con una ovvietà e semplicità assolutamente naturali, proprio come se si raccontasse una storia di quotidiana follia dietro centottantadue milioni di dollari. Un po’ la febbre da jackpot che abbiamo respirato tutti poco tempo fa, grazie ad un famoso gioco.
La farcitura non manca di pinze, dalla storia di sesso alla proposta di vendersi per soldi, ma come vuole il genere tutto sta nella misura della trama e il nostro thriller prosegue sui canoni giusti. Il morto ha pensato bene di lasciare i suoi soldi ai parenti ma non in modo che se li godano: l’eredità è stata monetizzata con parsimonia e precisione, tramutando tutti i beni immobili in soldi (certificati al portatore) esigibili da chiunque fosse in grado di trovarli.
I parenti del defunto, poco compianto ma odiato per la sua fortuna, si agitano in una sorta di palcoscenico spettrale che ricalca quello sul quale hanno costretto a vivere Andrew per tutta la vita. Cacciato dalla famiglia perché accusato di avere sperperato i soldi paterni in speculazioni poco fortunate, il povero fu costretto ad una vita miserrima con quel se stesso coperto da accuse infamanti e un sacco di botte. Sappiamo, però, che la fortuna aiuta gli audaci e il famigerato Andrew diventa, bontà sua, un falco di Wall Street, mago delle compravendite, ricchissimo temuto e invidiato. Capace di farsi una profonda cultura letteraria, umana e geografica, Andrew non dimenticherà mai di non avere la sua famiglia d’origine e nemmeno una propria, riconoscendo nell’amato cane Till il vero fedele compagno.
Così, morendo, riesce a dimostrare che nessuno lo conosceva per chi veramente era e il merito del romanzo è quello di sapere tratteggiare tra le righe proprio una caratura inedita e sognata. Chi sa leggere Aristotele e la Bibbia, l’animo della gente e le carte topografiche con la stessa destrezza e riesce a intrecciare una trama spaventosa nella quale, dopo morto, fare giocare come marionette proprio coloro che l’avevano condannato al suo inferno terreno.
Come tutti i grandi, Andrew era capace di metterci del suo, pur riconoscendo la piccolezza delle cose che danno il senso del grande essere, e così ecco che il lettore si trova ad aprire il sarcofago di una famiglia già morta, ben prima di scoprire la perfidia testamentaria del caro estinto.
I fratelli si rivelano mezzi mafiosi, o patiti del tavolo verde capaci solo di realizzarsi pestando la moglie docente di sociologia all’università, con figli che vivono di sponda una vita insulsa, senza cultura e senza finezza che non sia pensare di dovere ereditare un sacco di soldi.
E la fortuna è lì, dice Andrew, a portata di mano, basta sapersela prendere, come ha fatto lui. Eppure, per trovare tutti quei soldi, c’è chi si fa prestare denaro da uno strozzino per comperare una bara e fare a pezzi un cadavere, pensando si fosse portato il segreto nella tomba, lontana reminiscenza di usanze egizie. Oppure chi si mette a scavare un terreno e sotto una casa, chi si impicca e chi fugge, chi si inoltra nella foresta amazzonica e finisce ucciso dai petroleros e chi trova la pace e il destino in uno scampolo di oceano. C’è chi capisce cos’è il tesoro, infine e chi lo trova veramente, con una logicità che non toglie il fiato al lettore, ma gli regala l’estro fantastico di una storia che piace avere letto e un po’ vissuto. Come le favole, cariche di personaggi e di valori, anche quando fluttuano attorno all’ovvietà del vivere.
Un romanzo da leggere tutto d’un fiato, assaporandolo pagina per pagina, perché permette di evadere il mondo ritrovandolo e di conoscere un nuovo astro della scrittura che è tale, anche se si dovesse fermare all’opera prima.
Da leggere.

Giampaolo Rol: “Il mercante di destini”, Albatros Il Filo, Roma, 2009, pagg. 386; euro 16,00

Articolo di Alessia Biasiolo
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