La storia della Disco Music

Il Covid non ha fermato la voglia di Disco, ma l’ha raddoppiata, specialmente nella lettura!  La storia della Disco Music di Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, edito da Hoepli, a pochi mesi dall’uscita è ora già alla sua prima ristampa.

Numerosissime, infatti, sono state le richieste per quello che è il primo volume italiano che narra in prospettiva socio-culturale la storia di un genere musicale – melting pot sonoro, sociale e culturale  – che da movimento underground si è evoluto in carismatico trend-setter di massa. Dalle originarie discothèques di Parigi alle radici afro, R&B, soul e funk, fino alle contaminazioni con l’elettronica, il rock e il jazz, il saggio riserva uno spazio anche alla prima Italo Disco, in cinquecento pagine ricche di racconti, aneddoti e citazioni.

Con la prefazione di Gloria Gaynor e l’introduzione di Amii Stewart, due regine dell’epoca d’oro, e le postfazioni di Mario Biondi e Ivan Cattaneo, il libro rappresenta una vera e propria guida per orientarsi tra correnti, superstar, icone e “meteore” della Disco Music, senza dimenticare il ruolo dei DJ, dei personaggi più oscuri e il contributo fondamentale all’evoluzione della musica moderna. Con un approccio poliedrico, il saggio, oltre ad avere il focus sulla musica da dancefloor anni ‘70, genere rivoluzionario mai passato di moda, tratta ampiamente anche la realtà sociale, politica e culturale di quegli anni, sia in Italia che nel mondo. La disco come fenomeno di aggregazione tra razze, sessi e ceti, contro pregiudizi, razzismo e omofobia. In pista, ognuno poteva essere se stesso.

Basta scorrere una qualsiasi classifica di quarant’anni fa per trovare canzoni diventate leggendarie non solo sul dancefloor, ma anche negli annali della musica pop: da Hot Stuff di Donna Summer a I Will Survive di Gloria Gaynor, da Good Times degli Chic a Knock On Wood di Amii Stewart, fino allo storico duetto di Donna Summer e Barbra Streisand, No More Tears (Enough Is Enough).

“La Disco Music resterà per sempre impressa nel DNA della musica” – affermano gli autori. “Neanche quando, a tre mesi di distanza dall’apice del suo successo, nel 1979, ebbe luogo la “Disco Demolition Night”, la più vergognosa e violenta crociata contro il genere, che vide bruciare a Chicago migliaia di dischi, si riuscì a “ucciderla”. Quell’atto lasciò trasparire l’intolleranza, il razzismo e l’omofobia di un gruppo di fanatici sostenuti da una frangia dell’industria discografica”.

Elisabetta Castiglioni

Bridge Film Festival 2020

Mentre il mondo dello spettacolo vive un periodo difficile, di cauta ripresa, il Bridge Film Festival torna coraggiosamente per il settimo anno consecutivo con performance e documentari d’avanguardia. L’evento, che pure si svolge all’aperto, ha luogo in misura ridotta e seguendo tutte le norme distanziamento sociale, per garantire la sicurezza degli spettatori e dello staff. Dal 9 all’11 luglio, il meraviglioso specchio d’acqua dell’antica dogana di fiume ai Filippini si animerà nuovamente grazie all’instancabile lavoro di Diplomart e Canoa Club con il patrocinio del comune di Verona.

La settima edizione si intitola “Homeland” ed è un inno ai giovanissimi, alla cosiddetta “generazione Z”. Sono i successori dei Millenials, figli del terzo millennio, i nati dopo il 1997 e primi “nativi digitali”. Sono cresciuti tra smartphone, tablet e touchscreen, che hanno approcciato spontaneamente senza dover leggere le istruzioni. I loro guru sono gli influencers e gli youtubers, intrecciano relazioni e si informano nuotando nell’immensità della rete, per loro più rassicurante e protettiva di una realtà che potrebbe portare delusioni emotive e psicologiche.

Ma è così dappertutto nel mondo?

Quest’edizione del Bridge Film Festival cerca spunti di riflessione sul tema, attraverso il mezzo che gli è proprio, e cioè documentari e cortometraggi in arrivo da luoghi del mondo poco battuti sul grande schermo.

«Dopo il grande caso di Greta Thunberg» spiega Ginevra Gadioli di Diplomart «secondo noi era importante andare a scoprire chi sono i nuovi giovani, questa generazione di ragazzi che ha tanto a cuore il nostro pianeta e che ci ha fatto aprire gli occhi su molte cose. Abbiamo visto in loro un coraggio che forse noi non avevamo: personalmente a quell’età non vedevo l’ora di andarmene dal mio paese, invece nella generazione Z si nota, soprattutto in Occidente, il desiderio di custodire e proteggere la propria terra, più da un punto di vista naturalistico che nazionalistico… per questo “Homeland”. Ovviamente Greta è un caso unico, perciò abbiamo voluto esplorare anche le dinamiche esistenti altrove».

Giovedì 9 luglio alle ore 21 apre il cortometraggio No_Connection, realizzato durante un workshop della scorsa edizione con un gruppo di bambini e ragazzi. Segue Ma-La-Femmena, corto del laboratorio “Verona fuori le mura” su come la nostra società guarda al femminile. Infine, il documentario, prodotto in Germania e girato a Berlino, Searching Eva di Pia Hellenthal. Il film, vietato ai minori di 13 anni e presentato alla Berlinale 2019, racconta di una giovane donna, che a 14 anni ha deciso di rendere la sua crescita uno spettacolo sul web, sfidando il concetto di privacy e molte delle convenzioni sull’essere donna. La serata è in collaborazione con il Circolo del Cinema.

Venerdì 10 luglio, sempre a partire dalle 21, si susseguono due lungometraggi. Prima Immortal di Ksenia Okhapkina, la quale ha raggiunto le estremità della Federazione Russa per filmare le attività ricreative giovanili, dai balli tradizionali alle manifestazioni patriottiche, che fungono da preludio al servizio militare. Attraverso la sua fine ricerca visiva, la regista di San Pietroburgo indaga i meccanismi per cui le persone diventano volontariamente risorse per lo Stato. Segue Dive. Rituals in Water di Hanna Björk Valsdottir, Elin Hansdottir e Anna Run Tryggvadottir, tre registe islandesi che hanno rivolto la loro attenzione verso una classe di nuoto non convenzionale. La piscina dell’istruttore Snorri Magnusson fra le montagne innevate è un santuario unico dove i neonati, insieme ai loro genitori, imparano a esplorare il loro mondo sensoriale.

La serata finale di sabato 11 luglio, come da tradizione, è dedicata ai cortometraggi. Gli undici lavori, selezionati con l’aiuto di ZaLab, Ennesimo Film Festival e Film Festival della Lessinia, attraversano vari paesi europei, dalla Svezia all’Irlanda, fino agli Stati Uniti, e si muovono fra animazione, finzione e documentario.

Come di consueto, il pubblico sarà chiamato a votare il film preferito, e la votazione del pubblico sarà affiancata da quella di una giuria di esperti, composta da: Alessandro Anderloni, direttore artistico del Film Festival della Lessinia; Alberto Scandola, professore di cinema all’Università di Verona; Prisca Ravazzin, psicologa e psicoterapeuta; Roberto Bechis, presidente del Circolo del Cinema.

«La programmazione di quest’anno vede la quasi totale assenza delle attività extra che hanno sempre caratterizzato il Bridge Film Festival» continua Gadioli. «Abbiamo sempre avuto workshop, installazioni artistiche, attività, concerti: insomma, un programma molto ricco. Quest’anno invece abbiamo deciso di concentrarci sui film». Qualche attività di contorno comunque non manca: la rituale discesa in gommone con partenza da San Fermo inaugura come di consueto il festival; le performance di danza a cura di Lya.ko Project precedono ogni sera le proiezioni; il concerto dei Fontanablu, sabato a orario aperitivo, segna l’ultima giornata della manifestazione.

«Nonostante i pochi mezzi, nonostante le difficoltà date dal momento storico, abbiamo deciso di fare comunque il Bridge Film Festival» commenta l’organizzatrice. «Seppure in piccolo e con le ovvie restrizioni di sicurezza, per noi fare il festival significa mandare un messaggio ai soci, affermare che la cultura non si ferma. Sperando che da cosa nasca cosa».

L’evento, infatti, segue tutte le norme anti-covid. Le sedute sono state ridotte in modo da rispettare un metro per un metro di distanza. Gli spettatori saranno tenuti a indossare la mascherina fino al raggiungimento del proprio posto. Un addetto dello staff misurerà la temperatura all’ingresso e vi saranno distributori di gel disinfettante in molti punti della dogana. Inoltre, come ogni anno, l’accesso è consentito ai soci Diplomart e chi è iscritto già Circolo del Cinema, Università di Verona e Accademia di Belle Arti, Canoa Club o Adige Rafting Verona godrà di uno sconto.

«Inoltre quest’anno il Bridge Film Festival è anche un evento di raccolta fondi per il Canoa Club, che negli ultimi mesi non si è mai fermato per concludere dei lavori strutturali importanti. Da anni, insieme all’associazione di Luigi Spellini, crediamo nella riqualificazione di questo bellissimo luogo, e per il nostro piccolo vogliamo dargli una mano» conclude Ginevra Gadioli.

Si invita chi voglia partecipare a pre-tesserarsi online sul sito web di Diplomart: http://www.diplomart.org.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

 

 

 

I Fiati del Teatro Carlo Felice in concerto al Porto Antico

Il ritorno alla musica dal vivo, dopo la sospensione di ogni manifestazione pubblica a causa dell’emergenza sanitaria, segna a Genova un’altra tappa importante con il concerto dei Fiati del Teatro Carlo Felice, giovedì 9 luglio, alle ore 21:15, al Porto Antico – Piazza delle Feste.  L’ensemble, formato da legni (flauti, oboi, clarinetti e fagotti), ottoni (trombe e corni) e timpani eseguirà tre adattamenti di celebri brani per orchestra e una pagina originale: la Sinfonia da Tancredi di Gioachino Rossini (trascrizione per fiati e timpani), la Pavane pour une infante défunte di Maurice Ravel (trascrizione per fiati), il Notturno per fiati di Felix Mendelssohn-Bartholdy e la Sinfonia n. 1 in Do maggiore, op. 36 di Ludwig van Beethoven (trascrizione per fiati e timpani). Tre capolavori, in una inconsueta e affascinante veste timbrica, e una partitura che nel 1824 il quindicenne Mendelssohn, in soggiorno a Bad Doberan sul Baltico, compose per la locale orchestra di fiati.

Ingresso intero: 8 €; ridotto: 5 €.    

 

Massimo Pastorelli

Ennio Morricone nel ricordo fotografico di Rolando Giambelli

La Vita è bella perché talvolta, se si è fortunati, capita di incontrare, parlare e fotografare  persone fantastiche come Ennio Morricone che ha composto fra le più belle musiche di tutti i tempi …  Io lo incontrai a Venezia alla Mostra del Cinema e lo fotografai nel  2007 durante un concerto al Teatro Grande di Brescia, sul palcoscenico… vicino a lui…

Così ti voglio ricordare, per sempre!…

Grazie Ennio!

 

 

 

 

 

 

Life Is Beautiful because sometimes, if you are lucky, it happens to meet, talk and photograph fantastic people like Ennio Morricone who composed among the most beautiful music of all time …  I met him in Venice at the Film Festival and photographed him in 2007 during a concert at the Teatro Grande in Brescia, on the stage… next to him…
So we will remember you forever!…
Thank you Ennio!

Rolando Giambelli

 

Forum Music Village ricorda il fondatore Ennio Morricone

Ennio Morricone registra in sala A il film “La sconosciuta” (2006) ©Archivio Forum Music Village

Nel 1970 il Maestro Ennio Morricone fondava insieme ad altri tre illustri compositori, Luis Bacalov, Piero Piccioni ed Armando Trovajoli, gli studi Orthoponic, sotto la Basilica di Piazza Euclide, a Roma. Con loro anche gli storici fonici della RCA, Sergio Marcotulli e Pino Mastroianni. La lungimirante intuizione fu del manager Enrico De Melis, primo editore italiano per la musica da film, che insieme ad essi costituì la società di quello che di lì a poco diventerà il primo tempio della colonna sonora italiana, poi rilevato da Emma e Franco Patrignani e oggi chiamato “Forum Music Village”. E a costruirlo, internazionalizzarlo e farlo vivere e respirare tutt’ora, a mezzo secolo di distanza, è stato soprattutto il meticoloso lavoro di un artista, campione di scacchi musicali quel è stato Ennio Morricone, che nella sua “casa Madre”, insieme ai suoi affezionati orchestrali e solisti, ha registrato le più intramontabili melodie della storia del cinema. Nel ricordo della sua festa per il novantesimo compleanno, celebrata proprio alla Forum, e nel triste giorno della sua scomparsa, gli studi vogliono rendergli un doveroso tributo ricordandolo proprio con la dedica che il Maestro lasciò, scritta a mano, nei corridoi:

“Dovrei dire lo studio di registrazione Forum Music Village è la “Madre” di tutti noi compositori del Cinema, dei Dischi e della Musica Registrata. Dico “Madre” perché è lo studio che si è sempre preoccupato di aggiornare le proprie attrezzature per aiutare noi compositori del Cinema e del Disco a fare meglio.
Si lavora con dei tecnici di grande livello, con la gentilezza di tutto il personale che collabora totalmente. Potrei dire di più entrando nei particolari anche minimi, ma forse non è utile. Utile è sapere che al Forum Music Village si vive tutti per la Musica e per la passione del suono.”

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Tante pietre a ricordare. Cordoglio a Genova per la scomparsa di Ennio Morricone

Tante pietre a ricordare: questo il titolo del brano per orchestra, coro e voce bianca che il Maestro Ennio Morricone ha composto, in memoria delle vittime del crollo del Ponte Morandi, per il concerto che l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova terrà la sera prima dell’inaugurazione del nuovo ponte progettato da Renzo Piano. Un brano inedito, scritto appositamente, che Morricone aveva accettato con entusiasmo e grande senso civile di comporre su richiesta del Sovrintendente del Teatro Carlo Felice Claudio Orazi e del Sindaco del Comune di Genova Marco Bucci. La composizione, della durata di 4 minuti, estremamente evocativa e commovente, è l’ultima partitura completata dal Maestro, scomparso poche ore fa.

Il Sindaco del Comune di Genova, Marco Bucci, dichiara: “Con la scomparsa del Maestro Ennio Morricone se ne va un pezzo importante della storia della musica mondiale. Le sue colonne sonore hanno fatto epoca, accompagnando le immagini di centinaia di film e le vite di tutti noi. Il suo straordinario talento musicale ci ha regalato composizioni di eccezionale bellezza, portando agli onori del mondo il cinema italiano e tutto il Paese. I premi che ha ricevuto in carriera sono la chiara ed evidente dimostrazione della sua formidabile produzione musicale. Ma la migliore testimonianza del suo lavoro è l’ascolto quotidiano che milioni di persone in tutto il mondo hanno fatto, fanno e faranno in futuro dei suoi capolavori: sono opere d’arte che il passare del tempo non potrà mai scalfire. Ho avuto il piacere e l’onore di potermi confrontare con lui direttamente, perché il Maestro ha voluto regalare alla città un brano dal titolo: Tante pietre a ricordare, dedicato alle vittime del Ponte Morandi, composizione che verrà eseguita dall’Orchestra e dal Coro del Teatro Carlo Felice la sera prima dell’inaugurazione del nuovo ponte. A nome mio e di tutti i genovesi, esprimo alla famiglia Morricone le più sentite condoglianze per la perdita del Maestro, simbolo della musica italiana nel mondo.”

”Una notizia che mi rattrista molto – commenta l’assessore alle Politiche Culturali per il Comune di Genova Barbara Grosso – la scomparsa del Maestro Ennio Morricone, straordinario musicista e autore delle più belle colonne sonore del cinema italiano, ci lascia un po’ più soli. La memoria del Maestro vivrà nella sua musica e rimarrà nel cuore dei genovesi ogni volta che ascolteranno il brano Tante pietre a ricordare, da lui composto in occasione dell’inaugurazione del nuovo ponte.”

“Il nostro Paese – dichiara il Sovrintendente del Teatro Carlo Felice di Genova Claudio Orazi – piange  la scomparsa di un grande compositore e di un uomo di cultura che con stile e rigore ha illustrato il genio italico nel mondo, facendo sognare, sorridere e commuovere intere generazioni. La generosità con cui accolse, qualche mese fa, la proposta del Teatro Carlo Felice di Genova e del Comune di Genova a comporre un brano per l’inaugurazione del nuovo ponte è la migliore testimonianza di quale grande uomo egli fosse, impegnandosi subito nella nuova composizione,  dal titolo Tante pietre a ricordare, per orchestra, coro e voce bianca, interessandosi di ogni particolare fino all’ascolto personale di ogni voce del Coro delle Voci Bianche del Teatro. Un segno, questo, che fino all’ultimo il Maestro Morricone ha dimostrato con semplicità di associare alla grandezza dell’artista una costante ed ammirabile umiltà.”

 

Massimo Pastorelli

“Pittori fantastici nella Valle del Po”

Un momento della presentazione da parte di Vittorio Sgarbi

“Pittori fantastici nella Valle del Po” è il titolo della mostra presentata giovedì 2 luglio scorso, negli spazi del Padiglione d’Arte Contemporanea-Pac (corso Porta Mare 5, Ferrara) e visitabile fino a sabato 26 settembre 2020, con apertura dal martedì alla domenica, ore 10-13 e  16-19.30, e ingressi consentiti per un massimo di 18 persone ogni 30 minuti.

“In mostra ci sono opere d’arte contemporanea nella loro dimensione padana con un percorso legato alla realtà trasfigurata e restituita in una forma sognante, che dà concretezza al concetto di Padanìa, termine coniato da Roberto Longhi per esprimere un concetto di luogo e di sentire legato alla fantasia, alla capacità di dare forma a quello che io chiamo surrealismo padano”. Così il presidente della Fondazione Ferrara Arte Vittorio Sgarbi ha sintetizzato il tema della rassegna, che mette insieme le opere pittoriche e una scultorea di 42 artisti viventi. Gli artisti sono stati selezionati dal curatore Camillo Langone coadiuvato per la parte più ferrarese dal critico d’arte Lucio Scardino spaziando attraverso i paesaggi pianeggianti e non attraverso i quali scorre il fiume Po.

Daniele Galliano, La Gran Madre di Dio, 2020

“La rassegna – ha fatto notare l’assessore alla cultura Marco Gulinelli – va a toccare una certa iconografia culturale, che esce dalle Mura per aprirsi alla bellezza del Grande Fiume e si conclude con un particolare documento filmico realizzato da Giuseppe Sgarbi, che è anche un omaggio alla poesia dell’acqua e dei suoi scenari e prelude alla volontà di proseguire su questa strada per dare spazio all’immaginario creativo stimolato da queste visioni paesaggistiche, in questa rassegna di stampo prettamente pittorico, ma a cui verrà dato anche un seguito spaziando in ambito fotografico, filmico e letterario”.

Molto più di una mostra d’arte contemporanea: è una mostra d’arte vivente, come tutti i suoi 42 protagonisti. Molto più di una mostra d’arte genericamente italiana o ancor più genericamente internazionale: è la mostra dell’arte peculiarmente padana, ossia l’arte prodotta oggi nella Valle del Po (definizione geografica e poetica, alla maniera di Mario Soldati, la più funzionale per dire l’intero bacino dal Monviso al Delta, non tutto Pianura Padana visto il montagnoso tratto iniziale).

 

Adelchi Riccardo Mantovani, Notturno padano, 1994-rid

“È indubbio vi sia una matrice linguistica che accompagna l’allestimento curato da Camillo Langone – prosegue l’assessore Gulinelli -, questa va cercata in quell’area geografica che porta a termine un grande affresco: ‘il Po e il suo Delta’. Una mostra che parla di umanità, di storia di uomini e di uomini nelle cose. Un evento espositivo che sottolinea l’importanza assoluta dello spazio culturale di un territorio geografico chiamato Padanìa”.
“Pittori fantastici nella Valle del Po” riporta, quindi, Ferrara al centro della produzione artistica, proponendosi di riattivare il tradizionale policentrismo padano oggi sofferente per la fortissima attrazione esercitata da Milano (quando sappiamo che l’arte italiana deve moltissimo a città medie o piccole quali, oltre a Ferrara, Mantova, Parma, Brescia, Cremona). Suscitando attenzione e amore per la pianura dove il Po discende.

Per info: diamanti@comune.fe.it, prenotazioni sulla pagina web https://prenotazionemusei.comune.fe.it/

 

Alessandro Zangara (anche per le fotografie)

Ospiti fuori dal Comune. Banco BPM concede in prestito “Maternità” di Previati alla GAM

Dagli inizi del 2020 i Musei Civici di Verona hanno avviato un ciclo di mostre dossier intitolato Ospiti fuori dal Comune, dedicato a capolavori in prestito da collezioni di istituzioni italiane ed estere che vengono presentati per un lungo periodo nei percorsi espositivi dei musei cittadini. “Creare reti di collaborazione e programmare iniziative condivise tra istituzioni sulla base di contenuti culturali di comune interesse è di vitale importanza per la sostenibilità delle attività dei musei. A maggior ragione lo è oggi, per superare l’emergenza che il nostro Paese sta attraversando” dichiara l’assessore alla Cultura Francesca Briani. “Ospiti fuori dal Comune è un progetto in cui crediamo molto – afferma il Direttore dei Musei Civici Francesca Rossi – perché si concentra di volta in volta rigorosamente sulla scelta di un’opera che rivela legami significativi con temi e contenuti distintivi del ricco patrimonio delle collezioni dei musei veronesi, o con il contesto storico della città e del territorio”. L’ospite d’eccezione, in questa occasione è la monumentale opera di Gaetano Previati “Maternità” proveniente dalla collezione di Banco BPM e concessa generosamente in prestito fino a dicembre del 2021. Contestualizzata nella seconda sala espositiva della collezione storica della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, appositamente allestita, l’opera consente di creare approfondimenti mirati e di offrire al pubblico la possibilità di vedere un percorso di visita rinnovato. “Ringrazio il Banco BPM per questo grande gesto di generosità verso la città di Verona – ha detto il sindaco Federico Sboarina -. Questo prestito ci permette per un lungo periodo di arricchire il percorso espositivo della nostra Galleria. Un vantaggio per i veronesi che potranno ammirare un capolavoro, ma anche una calamita per i turisti che stanno tornando nella nostra città. In questa di ripresa dopo l’emergenza sanitaria è solo con questa modalità di lavoro di squadra che si raggiungono più facilmente gli obiettivi”. “Il sistema museale comunale è una grande realtà che l’anno scorso ha avuto 1 milione e 700 mila visitatori – ha aggiunto l’assessore alla Cultura Francesca Briani -. Un forte presidio culturale cittadino che quest’anno ha subito il contraccolpo, come nel resto del paese, del lockdown. Nonostante questo, abbiamo fatto l’impossibile e siamo fra le poche città in Italia che con domani apriremo anche tutti gli altri musei. Per questo mi sento di dire che affrontiamo con fiducia la fase della ripresa turistica. Ce lo dimostrano i numeri: nella prima domenica di riapertura l’Arena ha avuto 85 presenze, dopo solo qualche settimana siamo già a quasi 800”. Maternità di Gaetano Previati, esposta per la prima volta a Milano nel 1891 alla Triennale nel Palazzo di Brera, si può definire il dipinto spartiacque fra l’arte dell’Ottocento e Novecento. L’importanza storico-artistica e le rilevanti dimensioni del dipinto ne fanno una delle opere di maggior pregio della collezione d’arte di Banco BPM. Negli anni l’opera è stata infatti richiesta e concessa per progetti espositivi in sedi autorevoli fra cui la National Gallery a Londra, Palazzo Reale a Milano, il Mart di Rovereto, Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Il tema della maternità, in un contesto storico e sociale così delicato e particolare come l’attuale, rappresenta un vero simbolo di rinascita. “E’ un grande piacere e un onore poter riportare l’opera del Previati a Verona – dichiara il Presidente di Banco BPM Massimo Tononi – nella prestigiosa sede della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, dopo il successo della mostra organizzata nella stessa sede nel 2019” (L’amore materno. Alle origini della pittura moderna da Previati a Boccioni). “Banco BPM riserva da sempre una particolare attenzione alla promozione della cultura, anche attraverso la collaborazione con le Istituzioni e gli enti della città, perché riteniamo sia necessario prendere parte alla vita delle nostre comunità anche offrendo al pubblico opere prestigiose che rappresentano un’eccellenza della nostra storia artistica nazionale”.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Daniel Matrone conclude la rassegna “Organizzando” della IUC

La rassegna “Organizzando” della IUC si conclude martedì 7 luglio 2020 alle 21.00 nella Chiesa Evangelica Luterana di Roma (via Sicilia 70) con un concerto dell’organista Daniel Matrone, intitolato “Omaggio A Roma”, non perché le musiche eseguite contengano espliciti riferimenti alla Città Eterna ma perché l’organista francese vuole manifestare con questo concerto il suo amore per Roma e dare il suo contributo alla ripresa della sua vita musicale. In programma musiche di Johann Sebastian Bach, Camille Saint-Saëns, Alexandre Guilmant e dello stesso Daniel Matrone.

Daniel Matrone, francese nato in Algeria da genitori di origine italiana e parigino di studi, è dal 1999 l’organista titolare della Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma ed è stato nominato Officier des Arts et des Lettres dal Ministero francese della cultura. È stato invitato in molti dei più importanti festival organistici in Italia e all’estero e numerose sue incisioni hanno ricevuto riconoscimenti prestigiosi, come Choc du Monde de la Musique, Diapason d’or e Diapason d’or du siècle nel 2000.

Apriranno e chiuderanno il concerto due composizioni dello stesso Matrone. La prima è Prélude à la mémoire de Maurice Duruflé, in omaggio a questo grande maestro della scuola organistica francese, scomparso nel 1986, che fu suo maestro di composizione. Il brano finale è la prima esecuzione assoluta della nuova versione di Nobody knows the Trouble I’ve seen, che rievoca il terribile incendio che distrusse il transatlantico francese Normandie nel porto di New York nel 1942.

Matrone eseguirà inoltre due capolavori di Johann Sebastian Bach, il Ricercar a 6 da L’offerta musicale, uno dei suoi ultimi capolavori, esempio supremo dell’arte del contrappunto, e Christ ist erstanden (Cristo è risorto) dall’Orgelbüchlein, elaborazione di un corale luterano per la Pasqua.

Gli altri brani sono invece un omaggio alla grande tradizione organistica francese. Di Camille Saint-Saëns – autore prediletto da Matrone, che su di lui ha curato varie trasmissioni per la televisione francese – si ascolteranno la Mazurka in si minore n. 3 op. 66 (si potrebbe trovare strana una danza scritta per l’organo e in effetti si tratta dell’elaborazione di un pezzo pianistico da parte dello stesso matrone) e il Preludio e Fuga in do maggiore op. 109 n. 3.

Alexandre Guilmant, professore d’organo al Conservatorio di Parigi e organista onorario della cattedrale di Notre-Dame, è considerato il rinnovatore della musica d’organo francese alla fine dell’Ottocento: Matrone eseguirà il suo Scherzo symphonique del 1881.

I posti per il pubblico sono necessariamente ridotti per rispettare il distanziamento sociale e le altre disposizioni per la prevenzione del coronavirus (si ricorda l’obbligo di indossare la mascherina). L’ingresso è gratuito ma è necessaria la prenotazione, telefonando ai n. 06-3610051/2 non oltre le ore 13 di martedì 7 luglio 2020 (è possibile prenotare per un massimo di 4 persone, comunicando i nomi dei partecipanti).

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

Due importanti inaugurazioni per Beatrice Rana: la ripresa dei concerti dal vivo al Teatro alla Scala e il Festival Internazionale del Balletto e della Musica-Nervi 2020

Durante il lockdown tutti l’hanno intervistata per sapere come stava vivendo la sospensione dei concerti dal vivo, arrivata in un momento in cui la sua agenda era fittissima di date in giro per il mondo. Ora che lo spettacolo e la cultura si stanno lentamente risvegliando dal letargo forzato, Beatrice Rana è tra i musicisti più richiesti per tenere a battesimo la ripresa dell’attività concertistica alla presenza del pubblico. È la conferma del ruolo di primo piano ormai assunto, nel mondo della musica classica, dalla pianista di Copertino, appena ventisettenne, ma già con un curriculum prestigioso: prima italiana a vincere, a soli diciotto anni, il Concorso Internazionale di Montréal, e Premio Gramophone, nel 2017, per l’incisione delle Variazioni Goldberg di Bach.

Il 6 luglio, insieme al violoncellista Mischa Maisky e al baritono Luca Salsi, Beatrice Rana darà il via  al ciclo di quattro concerti con cui il Teatro alla Scala di Milano riaprirà le porte al pubblico dopo la chiusura imposta dall’emergenza sanitaria. Ma non solo: il 17 luglio, insieme al violoncellista Mario Brunello e ad étoiles internazionali, Rana inaugurerà il “Festival Internazionale di Balletto e Musica – Nervi 2020”, prendendo parte da protagonista alla prima assoluta dello spettacolo di musica e danza Duets and Solos.

Il pubblico di Nervi potrà ascoltare la giovane pianista nell’Aria dalle Variazioni Goldberg, in tre Notturni di Chopin, in La Valse di Ravel (inciso nel 2019) e in vari brani per violoncello e pianoforte in duo con Mario Brunello. Un’occasione unica per apprezzare dal vivo, in una cornice suggestiva come quella dei Parchi di Nervi, una delle figure più rilevanti della nuova generazione di pianisti: una interprete alla tastiera dalla tecnica perfetta, il suono cristallino e un’energia ritmica travolgente. Come ha scritto il “Times”, dopo un suo concerto: «Beatrice Rana suona con una seduzione che rapisce e una straordinaria leggerezza di tocco. Una lettura di estrema intelligenza.»

Massimo Pastorelli