Il Béjart Ballet Lausanne al Teatro Carlo Felice

Il 12 novembre la Stagione di Danza del Teatro Carlo Felice di Genova si inaugurerà con il celebre Béjart Ballet Lausanne.

In scena le indimenticabili coreografie di Boléro e Il Mandarino meraviglioso di Maurice Béjart, uno dei più grandi coreografi del ‘900, indimenticata presenza a Genova nel 2001 per l’ultima edizione del Festival Internazionale del Balletto di Nervi.

Sarà proposta inoltre Syncope di Gil Roman, originale coreografia senza nessun intento narrativo, ma col puro scopo di creare danza per una Compagnia sempre al massimo della forma artistica.

IL MANDARINO MERAVIGLIOSO

Musica di Béla Bartók

Coreografia Maurice Béjart

Costumi Anna De Giorgi (dai film di Fritz Lang)

Scene Christian Frapin

Design Luci Dominique Roman

SYNCOPE

Musica Citypercussion

Coreografia Gil Roman

Costumi Henri Davila

Luci Dominique Roman

Scene Atelier del Teatre-Auditori, Sant Cugat, Spagna

BOLÉRO

Musica di Maurice Ravel

Coreografia Maurice Béjart

Scene e costumi Maurice Béjart

Direzione Luci Dominique Roman

Direttore

Nicolas Brochot

 

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice. Maestro del Coro Pablo Assante

 

Repliche venerdì 13 novembre alle 20.30; sabato 14 novembre alle 15.30 e alle 20.30; domenica 15 novembre alle 15.30.

M.M.

 

Arte, Architettura e Paesaggio nel Mediterraneo: l’esempio di Nik Spatari

La mostra è un compendio dell’opera di NIK SPATARI, artista di origini calabresi il quale per molti anni ha vissuto in diversi luoghi sia all’estero che in Italia, e che rappresenta una delle personalità artistiche contemporanee più singolari e poliedriche a livello internazionale. Sua è l’ideazione del MUSABA Parco Museo Laboratorio Santa Barbara a Mammola in provincia di Reggio Calabria che, attivo sin dal 1969, costituisce un esperimento dinamico e in divenire di ricerca di nuove frontiere della creatività che rappresentano un incontro del senso del futuro e di conoscenza del passato.

La mostra è una iniziativa della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, presieduta dal Prof. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, ospitata dall’Università Suor Orsola Benincasa e realizzata con MUSABA-Fondazione Spatari/Maas. La mostra sottolinea l’impegno della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo per la valorizzazione della cultura meridionale e delle sue espressioni artistiche più alte.

L’esposizione, curata da MUSABA-Nik Spatari e Hiske Maas, è stata allestita al Piano Mostre dell’Università Suor Orsola Benincasa, all’interno del suo polo museale accanto al Museo Storico e al Museo del Giocattolo dell’Ateneo napoletano, impegnato da oltre due anni in collaborazione con la Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo a promuovere una serie di attività culturali (mostre, convegni, seminari e iniziative socio-culturali ed economiche) finalizzate ad accrescere il ruolo di Napoli come uno dei centri culturali del Mediterraneo.

Le immagini/video, proiettate lungo il percorso espositivo, e le 8 opere di grande formato (una fra tutte, la monumentale “Il sogno di Giacobbe”, lunga 14 metri, larga 6, alta 9), approfondiscono i diversi momenti e le diverse tematiche dell’universo di Nik Spatari, facendone emergere la singolare personalità di un artista profondamente immerso nella storia e nel mito, proiettato verso il futuro e l’utopia. In questo senso, conoscere la produzione di Nik Spatari, vuol dire viaggiare attraverso l’orizzonte del linguaggio artistico con una prospettiva densa di cultura, mitologia, tragedia: ne sono testimonianza le opere dedicate alla Bibbia (tema sacro) affiancate senza soluzione di continuità alle tavolette che raffigurano i segni zodiacali (“L’Oroscopo”) o al pannello – composto da 8 opere, di 250 x 450 cm. – intitolato “Allegoria di Pompei”.

Spatari ha finalizzato la sua attività internazionale in funzione della promozione della terra di Calabria come crocevia delle arti mediterranee. Ne sono esempio la realizzazione del MUSABA, innovativo e cosmopolita, unica sintesi di parco-museo-scuola-laboratorio che realizza manifestazioni internazionali e dove la Foresteria, nata per favorire il confronto fra giovani artisti e volontari, costituisce un mezzo per lo scambio e la condivisione delle nuove tecniche, strumenti e metodologie anche d’oltre-confine.

Nik Spatari ha compiuto 86 anni ad Aprile e ha sviluppato la sua arte e il suo impegno culturale in Italia e in molti centri europei ed extra europei nell’arco di 70 anni di intensa attività.

L’opera MUSABA è un autentico momento di ricchezza del territorio: un prolungamento del museo storico ambientale della tradizione italiana, che nella regione calabrese ha visto i segni del trauma della modernità  cui il percorso di Spatari indica una via d’uscita come risanamento e prospettiva monumentali.

Nik Spatari, intervenendo su un sito suggestivo, di significativo passaggio dell’uomo, altrimenti condannato all’abbandono e al degrado, ha permesso un recupero non banalmente conservativo di monconi architettonici e di crolli, ma un inserimento attivo di essi in un progetto che è della memoria e della vita. La mostra, quindi, costituisce un riconoscimento e un doveroso omaggio a una delle figure più creative e poliedriche del nostro tempo.

«Ho voluto dedicare una mostra a questo artista eccezionale non soltanto per la potente suggestione delle sue opere e per il contributo che egli da quasi mezzo secolo, con il Parco Museo Santa Barbara, sta dando allo scambio e alla contaminazione fra linguaggi artistici contemporanei a livello internazionale, – sottolinea il Presidente della Fondazione Terzo Pilastro-Italia e Mediterraneo, Emmanuele Francesco Maria Emanuele – ma anche e soprattutto per il fecondo connubio che Spatari ha saputo creare tra cultura e territorio, nello specifico quello calabrese. Sono, infatti, da sempre un convinto promotore dell’arte che rompe i confini e si inserisce attivamente nel contesto circostante con valore didattico e di recupero: basti pensare alla street-art che ho portato a Tor Marancia a Roma, facendo di un quartiere popolare un luogo visitato più dei musei, e che con la Fondazione Terzo Pilastro replicherò nel Meridione d’Italia per dare una nuova dignità a luoghi oggi degradati ed in abbandono».

Nik Spatari

Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Via Suor Orsola 10 – Piano Mostre, Napoli, fino al 23 novembre 2015

Lunedi – venerdì ore 10,00 – 17,30

Chiuso sabato e domenica

Ingresso gratuito

 

Barbara Izzo, Arianna Diana

Hypnophonia. Il nuovo album dei Marchesi Scamorza

Nel 2012 La sposa del tempo, oggi arriva il secondo album Hypnophonia. Tra i due album, la partecipazione al disco collettivo Decameron, che vi vede in compagnia di Karda Estra, Latte e Miele, Unitopia e molti altri. Quanto è stato importante questo appuntamento di passaggio per il nuovo disco?

Partecipare al disco Decameron con il singolo Teodoro l’armeno, è stata un’esperienza utile sia per spezzare il ritmo tra l’uscita del primo album e la composizione del secondo, sia per misurarsi per la prima volta con la scrittura di un brano a tema. Per creare una canzone da una novella di un autore importante come Boccaccio abbiamo usato un approccio diverso rispetto a quello che utilizziamo solitamente per comporre, e il risultato ci ha lasciati soddisfatti; inoltre comparire su un disco insieme a grandi nomi del prog come quelli che hai citato è motivo di grande orgoglio. Recentemente abbiamo registrato un brano per la terza parte della medesima raccolta, che uscirà prossimamente.

Che differenze ci sono tra Hypnophonia e La sposa del tempo?

La sposa del tempo è stato il disco d’esordio, e come tale contiene pregi e difetti. In Hypnophonia è più evidente il cammino stilistico che abbiamo intrapreso, e abbiamo pensato attentamente ad ogni suo aspetto, dalla composizione all’arrangiamento, dalla scaletta al booklet. Hypnophonia è un disco nettamente più maturo, (formato da cinque brani, due suite e altri tre pezzi più brevi) e secondo noi è molto equilibrato e coinvolgente. Hypnophonia significa un’unione tra la psiche e il suono, è un titolo molto d’impatto e secondo noi perfetto per la musica contenuta nel disco.

Con La sposa del tempo, il video di Autunno, la scoperta di un nuovo pubblico e le reazioni della stampa, avete avuto modo di testare gli umori del panorama prog-rock. Con quale stato d’animo vi siete avvicinati al lavoro di composizione del nuovo album?

Le reazioni del pubblico e della stampa che abbiamo avuto riguardo a La sposa del tempo, sono state incoraggianti e stimolanti per migliorarci e fare un secondo album più bello ed interessante. Abbiamo composto il nuovo materiale con entusiasmo e il risultato finale ne è la dimostrazione. Il prog italiano è particolarmente evocativo, colto, popolare, romantico e raffinato. Questi elementi insieme contribuiscono al fascino che genera negli ascoltatori.

Una caratteristica importante di questo nuovo disco è la registrazione in contesto analogico, ai Prosdocimi Studio. Voi siete giovanissimi e avete potuto sperimentare il fascino (ma anche le insidie…) dell’incisione “vecchio stile”: quali sono i pregi e i difetti del lavoro su nastro magnetico?

Registrare al Prosdocimi Studio con Mike 3rd è stato bellissimo e davvero interessante. Per incidere su nastro ci vuole molta concentrazione ma ci abbiamo messo poco ad ambientarci. Registrare in analogico è estremamente affascinante, e il disco ne ha giovato con una definizione sonora di alto livello. La produzione di Mike 3rd è stata perfetta per trasportare su nastro la nostra musica, e siamo tornati da lui per registrare il brano per la terza parte della raccolta sul Decameron.

La nascita dei Marchesi risale a sei anni fa, quando decideste di creare il gruppo: le differenti estrazioni musicali di ognuno di voi sono ancora presenti o la vita di gruppo ha reso omogenei gusti e orientamenti?

Ognuno di noi ha sempre le proprie preferenze musicali, che arricchiscono e contaminano positivamente la nostra musica. Suonare insieme da anni ci ha messo in grande sintonia e l’orientamento che abbiamo mentre creiamo la nostra musica è davvero molto spontaneo e naturale. 

Ed ecco la biografia dei Marchesi Scamorza.

Nel maggio 2009, nella campagna ferrarese, Lorenzo Romani (chitarra elettrica), Alessandro Padovani (batteria), Paolo Brini (basso), Chiara Scaglianti (tastiere), Enrico Bernardini (voce e chitarra acustica), tutti provenienti da esperienze musicali completamente diverse, decidono di intraprendere un progetto unico nell’ambiente musicale locale. Nascono i Marchesi Scamorza.

Dopo un’estate passata tra cover e grandi classici, decidono di ricercare una propria identità musicale con la stesura del loro primo brano originale L’Uomo Dall’Ombra Lunga. All’inizio dell’estate 2010 la tastierista Chiara lascia la band, facendo subentrare, a stagione concertistica iniziata, Enrico Cazzola, che fa immediatamente ingranare la quarta alla band; a settembre si contano tre brani originali, di un livello decisamente alto.

Nel febbraio 2012 iniziano le registrazioni di quello che sarà un altro inizio: l’album La Sposa Del Tempo. Il lavoro è lungo, la musica evolve in modo repentino, come è tipico del genere, facendo impazzire tutti quelli che aiutano i Marchesi in questo pazzo quanto soddisfacente progetto. I brani sono 8, più un Intro ideato per contestualizzare l’album. L’estate continua a essere amica dei Marchesi, che trionfano nel concorso San Patrizio Rock, portando a casa il primo premio e il trofeo per l’originalità dei brani. Nel contesto ferrarese emergono discretamente, affermandosi a pieni voti tra le preferenze locali. Dopo la pubblicazione del disco arrivano recensioni e commenti positivi dall’Italia e dall’estero. Nell’ottobre 2012 in seguito alla pubblicazione fisica e web dell’album, iniziano le riprese del primo videoclip della band pensato per il brano finale Autunno. I Marchesi iniziano un’avventura europea nel 2013 grazie a Colossus Project e Marco Bernard, che contattano i ragazzi per la realizzazione di un brano per il progetto collettivo Decameron di Boccaccio. Il vero salto di qualità arriva a novembre 2014 con le registrazioni del secondo disco presso il Prosdocimi Studio di Mike3rd. Le sonorità sono più mature e il livello compositivo è decisamente più alto. Dopo l’uscita della raccolta Colossus Project, vengono ricontattati nel 2015 per la chiusura del ciclo del Decameron e realizzano un ultimo singolo per il progetto, che segna un perfetto connubio tra musica e letteratura. Per questo ritornano all’immancabile Prosdocimi Studio.

Enrico Bernardini (voice)

Lorenzo Romani (guitar, choirs, mandolin, keyboards)

Enrico Cazzola (keyboards)

Paolo Brini (bass)

Alessandro Padovani (drums)

D. Z.

Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968 a Monza

La grande mostra sull’alta moda italiana, inaugurata lo scorso anno a Roma negli spazi del MAXXI, fino al 10 gennaio 2016 sarà alla Villa Reale di Monza in forma rinnovata e con una sezione totalmente nuova dedicata ai tessuti, con cui i curatori – Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi – hanno voluto caratterizzare il nuovo appuntamento espositivo, allestito dallo Studio Migliore+Servetto Architects appositamente per la Villa Reale di Monza.

Negli Appartamenti della Reggia, al Secondo Piano Nobile, sono esposti alcuni dei maggiori “capolavori” dell’alta moda dal dopoguerra al 1968, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private: abiti che hanno fatto la storia della moda e dello stile italiano, grazie ai quali sarà possibile rivivere atmosfere e suggestioni dell’alta moda nell’Italia di quegli anni straordinari.

Gli abiti da sera e da giorno realizzati da autori come Maria Antonelli, Renato Balestra, Delia Biagiotti, Biki, Carosa, Roberto Capucci, Gigliola Curiel, Enzo, Fabiani, Fendi, Forquet, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni, Pino Lancetti, Germana Marucelli, Emilio Pucci, Fausto Sarli, Mila Schön, Emilio Schuberth, Simonetta, Sorelle Fontana, Valentino, Jole Veneziani rivivono attraverso una coreografia di manichini La Rosa e ricostruiscono una galassia di voci spesso caratterizzate da rapporti molto stretti con il mondo dell’arte e del cinema.

A completare la selezione di abiti, ci sono gli accessori di Gucci, Ferragamo, Fragiacomo, Frattegiani, Roberta di Camerino, i cappelli di Clemente Cartoni e di Gallia e Peter, gli spettacolari bijoux di Coppola e Toppo, e campioni di ricami provenienti dall’archivio Sorelle Fontana e Pino Grasso.

È inoltre esposta una eccezionale selezione di gioielli di Bulgari, pezzi unici rappresentativi di un’epoca che ha visto il marchio emergere come protagonista di spicco della scuola italiana di gioielleria. Fra i pezzi in mostra, oltre alle iconiche creazioni Serpenti in oro e smalti policromi, uno spettacolare sautoir fine anni ’60 il cui pendente è realizzato con uno smeraldo intagliato di circa 300 carati e una collana degli anni ’50 in platino e favolosi rubini.

La relazione tra moda italiana e arti figurative è testimoniata da alcune opere di artisti come Accardi, Alviani, Burri, Campigli, Capogrossi, Fontana e Scheggi.

Cuore di Bellissima, a Villa Reale a Monza, è la galleria a cui si connettono tutte le sale, dove si dispiegano i vari temi della mostra. La Galleria ospita infatti una spettacolare selezione di materiali che testimoniano l’importanza e la centralità della nostra industria tessile per l’ideazione e la promozione della moda italiana, ieri come oggi. Il rapporto dell’alta moda italiana con le industrie tessili, nelle sue espressioni più riuscite come l’abbigliamento da giorno, diventa il modo per capire gli sviluppi recenti della moda. Fra gli archivi aziendali coinvolti nel progetto sono presenti Agnona, Botto Giuseppe e Figli, Clerici Tessuto, Faliero Sarti, Filatura Fratelli Galfione, Fratelli Tallia di Delfino, Lanerossi, Lanificio Annibale Bozzalla, Lanificio Faudella, Lanificio di Pray, Lanificio Pria, Lanificio Rivetti, Lanificio Zignone, Luigi Verga, Marzotto Group, Taroni, Piacenza Cashmere, Tessitura Serica Bedetti Pedraglio. Insieme alle importanti istituzioni italiane volte a valorizzare il nostro patrimonio tessile: il Museo del Tessuto di Prato, la Fondazione Antonio Ratti, il Centro Rete Biellese Archivi Tessile e Moda, in collaborazione con Sistema Moda Italia.

Lungo il percorso espositivo sono presentate foto dei protagonisti tratte dagli archivi di Federico Garolla, Johnny Moncada, Ugo Mulas, e filmati di RAI Teche e dell’Istituto Luce che restano documenti insostituibili di quegli anni. In una sala dedicata al cinema viene proiettato un video realizzato montando gli spezzoni più significativi dei film di registi come Antonioni, Rossellini e Fellini, che negli anni della Hollywood sul Tevere hanno accompagnato la moda e l’evoluzione del gusto. Una selezione di riviste, pubblicazioni ed altri documenti, fra cui preziose testimonianze provenienti dall’Archivio Giorgini, completa la rassegna.

Il percorso di visita della Villa comprende infine il Belvedere nel quale, a cura della Triennale, sono esposti i più importanti oggetti di design italiano realizzati negli stessi anni che caratterizzano la mostra.

La mostra è promossa dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e da Nuova Villa Reale di Monza, in collaborazione con il MAXXI e la Camera Nazionale della Moda Italiana. La sezione del tessile è allestita grazie al sostegno di ICE Agenzia e del Ministero dello Sviluppo Economico.

Main sponsor di tutta l’iniziativa è Bulgari, da oltre 130 anni emblema di creatività ed eccellenza. La mostra si avvale infine del prezioso sostegno di La Rosa, Istituto Luce e Rai Teche.

L’organizzazione e la comunicazione sono curate da Cultura Domani e Civita.

Aperta dal martedì alla domenica, ore 10 – 19; Venerdì ore 10 – 22. Lunedì chiuso

 

Barbara Izzo

“Alma” di Paolo Fresu e Omar Sosa: un ponte tra Cuba e il Mediterraneo

“Energia” ma anche “poesia” e “spiritualità”, sono questi i termini più adatti per identificare l’incontro musicale di Paolo Fresu e Omar Sosa, che martedì 3 novembre alle 20.30 saranno all’Aula Magna della Sapienza per la stagione di concerti della IUC. Proporranno “Alma“, un loro progetto concretizzatosi anche in un cd, con cui gettano un ponte tra il Mediterraneo e Cuba.

E se Fresu è ormai quell’importante icona della musica contemporanea che tutti conoscono e riconoscono, sarà per molti ascoltatori italiani un incontro sorprendente quello con Sosa, musicista sempre più stimolante, che allarga sempre più i propri orizzonti. In un tempo in cui il mondo predilige identificare la musica con un’etichetta, ciò che effettivamente viene da loro posto all’attenzione è l’ideale, sebbene apparentemente improbabile, filo rosso che unisce i Caraibi e il Mediterraneo, Cuba e Italia. Il risultato è “Alma”, in cui i due musicisti propongono molteplici stilemi e creano una musica ricca di chiaroscuri, che tiene in intelligente equilibrio la tecnica e i valori spirituali.

Paolo Fresu ha iniziato lo studio dello strumento all’età di 11 anni nella banda musicale di Berchidda, suo paese natale, per poi arrivare a suonare in ogni continente con i nomi più importanti della musica afroamericana degli ultimi ternt’anni. Ha registrato più di trecentocinquanta dischi, di cui oltre ottanta a proprio nome o in leadership e gli altri con collaborazioni internazionali per etichette francesi, tedesche, giapponesi, spagnole, olandesi, svizzere, canadesi e greche. Lavora spesso in progetti ‘misti’ di jazz-musica etnica, world music, musica contemporanea, musica leggera, musica antica, collaborando tra gli altri con M. Nyman, E. Parker, O. Vanoni, Alice, T. Gurtu, G. Schüller, Negramaro, Stadio. Oggi vive tra Parigi, Bologna e la Sardegna ed è attivo con una miriade di progetti che lo vedono impegnato per oltre duecento concerti all’anno, pressoché in ogni parte del globo, e in diverse importanti realtà didattiche nazionali e internazionali.

Omar Sosa, nato a Cuba, ha cominciato a studiare musica a otto anni al conservatorio della sua città, dove ha ricevuto una formazione accademica in composizione, armonia e strumentazione. Molto presto ha iniziato a suonare nei contesti più vari, scoprendo il jazz, il pop, il funk, oltre alla musica cubana tradizionale. Ma il genere che lo affascina maggiormente è il jazz: sente che è più di una musica, una vera filosofia di vita, una scuola di libertà. Nel 1993 emigra in Ecuador e nel 1995 si trasferisce in California, ma trascorre molto tempo in Europa. Si afferma come leader del jazz ibrido, aperto ai ritmi latini e afro-americani di tutto il Nuovo Mondo, ma anche a quelli dell’Africa del Nord, ai canti berberi e al rap. È considerato un simbolo dello scambio artistico universale, un poliglotta musicale che unisce i continenti, tra utopia e realtà.

 

Mauro Mariani

 

Steve McCurry. Icons and Women

Steve McCurry è uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea ed è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, “si riconoscono”.In ogni scatto di Steve McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze e di emozioni e molte delle sue immagini, a partire dal ritratto di SharbatGula, sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo.

La nuova rassegna allestita nella prestigiosa cornice dei Musei di San Domenico a Forlì presenta una selezione delle immagini più famose di Steve McCurry insieme ad alcuni lavori recenti e ad altre foto non ancora pubblicate nei suoi numerosi libri. Il percorso espositivo, curato da Biba Giacchetti, propone un viaggio intorno all’uomo e al nostro tempo, in una inedita declinazione al femminile.

Il punto di arrivo è infatti il ritratto della ragazza afgana nel campo profughi di Peshawar, diventato ormai una icona assoluta della fotografia mondiale, ma anche un simbolo della speranza di pace che sembra impossibile in un mondo agitato da guerre ed esodi di massa. Sarà esposto, accanto alla sala dell’Ebe di Canova, insieme ad altri due scatti, uno inedito ed uno realizzato da McCurry a distanza di oltre 17 anni, dopo averla finalmente ritrovata, come documentato nel video di National Geographic proiettato in mostra.

Il punto di partenza è una straordinaria galleria di ritratti e di altre foto in cui la presenza umana è sempre protagonista, anche se solo evocata. Il suggestivo allestimento, che Peter Bottazzi ha concepito esclusivamente per questa mostra,  invita ad un percorso di scoperta, che progressivamente si raccoglie in un universo  pienamente femminile, che ci viene incontro con i suoi sguardi e ci coinvolge con la sua dimensione collettiva, in una sorta di girotondo dove si mescolano età, culture, etnie, che McCurry ha saputo cogliere con straordinaria intensità.

La mostra comprende inoltre una sezione dedicata alla guerra, alla violenza e alle atrocità di cui, purtroppo, l’umanità sa rendersi protagonista e che McCurry ha documentato con il suo obiettivo di reporter, allestita in una sorta di vertigine che il visitatore dovrà attraversare per raggiungere un ulteriore ambiente, dove vincerà la poesia, l’accoglienza, la pace e dove le donne saranno ancora protagoniste.

La rassegna comprende oltre 180 foto di vari formati, selezionate da Biba Giacchetti insieme a Steve McCurry ed è completata da una audioguida a disposizione di tutti i visitatori e inclusa nel biglietto nella quale il grande fotografo racconta in prima persona le sue foto con aneddoti e appassionanti testimonianze. Sarà inoltre disponibile in mostra  un ulteriore video dedicato ai suoi viaggi e al suo modo di concepire la fotografia. Per raccontare l’avventura della sua vita e della sua professione, per seguire il filo rosso delle sue passioni, per conoscere la sua tecnica, ma anche per condividere la prossimità con la sofferenza, con la gioia e con la sorpresa. «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te».

Oltre ad una ormai vasta pubblicistica su McCurry, sarà disponibile nel bookshop della mostra il volume McCurry/Icons, curato da Biba Giacchetti, che presenta una selezione di 50 delle sue foto belle o più famose o per le quali McCurry nutre un particolare sentimento. In una lunga conversazione tra i due, per la prima volta Steve McCurry racconta le sue icone, svelandone spesso i retroscena.

 

Forlì, Musei San Domenico, Piazza Guido da Montefeltro, 12

Fino al 10 gennaio 2016

 

Barbara Izzo

 

 

Giovani talenti per giovani ascoltatori. Ciampa alla Sapienza

Ciampa e Steam QuartetRiprende anche quest’anno “Musica pourparler”, la serie di lezioni-concerto organizzate dalla IUC, che si svolgono la mattina alle 11.00. Sono destinate particolarmente agli studenti, ma hanno sollecitato anche l’attenzione di tutti gli appassionati, esperti o meno che siano. In questi incontri informali gli esecutori parlano di sé stessi, dei loro strumenti e della musica da loro amata.

Il primo di questi incontri vede sul palco dell’Aula Magna della Sapienza, martedì 27 ottobre alle 11.00,  il chitarrista Gian Marco Ciampa e lo Steam Quartet, giovani promesse formatesi nelle aule del Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma. La chitarra classica, strumento dalla lunga tradizione e dalle mille sfaccettature, popolari e colte, sarà la protagonista di un ricco e variegato programma musicale, accompagnata dalla più classica delle formazioni cameristiche, il quartetto d’archi.

Gian Marco Ciampa ancora bambino partecipa e vince numerosi concorsi musicali internazionali e nazionali. Nel 2006, dopo una selezione nazionale, viene invitato a partecipare al programma “Domenica In – Ieri, oggi e domani” in diretta televisiva su Rai 1, condotto da Pippo Baudo. È nel 2012 e nel 2013 che ottiene i maggiori riconoscimenti, la vittoria del Concorso Internazionale “Niccolò Paganini” e del prestigioso Concorso Europeo “Enrico Mercatali”. Nel maggio 2015 parte per la Cina e lo vede esibirsi con grande successo in concerto e tenere una masterclass a Pechino. Da sempre affianca la sua carriera di chitarrista classico a quella di chitarrista elettrico, svolgendo un’intensa attività live e in studio con la sua band, i Libra, spaziando dal rock al jazz, dal pop all’elettronica.

Lo Steam Quartet è formato da giovani ( Eunice Cangianiello e Soichi Ichikawa, violini; Gisella Horvat, viola; Elisa Astrid Pennìca, violoncello) che hanno già una solida esperienza nell’ambito di orchestre lirico-sinfoniche quali le Orchestre dell’ Accademia Nazionale di S. Cecilia e del, Teatro La Fenice di Venezia, con le quali si sono esibiti in concerti e tournée nazionali ed internazionali. Nell’ambito della musica da camera e del proprio strumento ognuno dei quattro componenti ha potuto approfondire i propri studi con prestigiosi insegnanti. Si esibiscono in concerti con ensemble da camera e da solisti in Italia e all’estero. Collaborano per registrazioni di CD e colonne sonore  con Ennio Morricone, Nicola Piovani, Ludovic Bource, Luis Bakalov. Con questo background di formazione e di esperienza professionale lo Steam Quartet  propone programmi che vanno dal barocco alla musica pop,

Quest’appuntamento musicale si apre con il Concerto in re maggiore per chitarra ed archi di Antonio Vivaldi, un pezzo dai toni vivi e brillanti e di grande virtuosismo. Il Quintetto “Fandango”, scritto in Spagna da Luigi Boccherini, è forse l’opera più famosa e anche più bella di questo compositore, che qui fonde il carattere acceso e impetuoso della musica popolare spagnola con l’eleganza della fine del Settecento.

Si prosegue lasciando spazio al quartetto d’archi con Eine kleine Nachtmusik, uno dei brani più famosi di Wolfgang Amadeus Mozart, tanto che circola come una vera e propria “hit” musicale ed è diventato anche una suoneria dei telefonini. Seguono due brani per la chitarra solista, che ha l’occasione di esibire i colori spagnoli di Recuerdos de la Alhambra di Francisco Tarrega e Asturias di Isaac Albeniz. Chitarra e quartetto si riuniscono in due altri brani spagnoli, Danza rituale del fuoco e Danza spagnola di Manuel de Falla. E per finire Tango en skai di Roland Dyens, che ricrea la tipica danza argentina alla luce del raffinato stile francese moderno.

Biglietti a 5 e 3 euro.

 

Mauro Mariani

 

 

 

 

 

 

 

 

Mattia Preti: un giovane nella Roma dopo Caravaggio

Nell’ambito del programma di eventi celebrativi promosso dal Comitato per il IV centenario della nascita di Mattia Preti, presieduto da Vittorio Sgarbi, e all’interno delle manifestazioni romane legate al Giubileo straordinario coordinate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, la Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini (Roma) ospita per la prima volta a Roma una mostra dedicata alla figura e all’opera del celebre pittore calabrese, uno dei maggiori esponenti dell’arte italiana del Seicento.

Ideata da Vittorio Sgarbi e Giorgio Leone, attuale direttore della Galleria Corsini e curatore dell’esposizione, la mostra è organizzata dal Segretariato Regionale Mibact per la Calabria, diretto da Salvatore Patamia, e dal Segretariato Regionale Mibact per il Lazio, diretto da Daniela Porro, con il finanziamento della Regione Calabria, e sarà aperta dal 28 ottobre 2015 al 18 gennaio 2016.

L’intento è quello di approfondire un aspetto ancora poco chiarito della vicenda artistica del pittore: la sua formazione nella Roma papale dopo la morte di Caravaggio.

Ventidue capolavori provenienti da prestigiose istituzioni europee e italiane, dal MuséedesBeaux-Arts di Carcassonne agli Uffizi, dalla Galleria Nazionale di Cosenza alla Pinacoteca di Brera, e da alcune collezioni private italiane, londinesi e svizzere permettono di ripercorrere le tappe iniziali della carriera del “Cavaliere Calabrese” dal suo arrivo a Roma fino al 1649, anno della commissione dello stendardo giubilare di San Martino al Cimino che prelude alla piena affermazione pubblica di Mattia Preti e alle grandi decorazioni dei primi anni Cinquanta del Seicento. Il pittore si trasferirà poi a Napoli nel 1653 e infine a Malta nel 1661, dove morirà nel 1699.

Tra le opere esposte, grazie ai generosi prestiti, sono presenti alcuni interessanti inediti e veri capolavori della produzione giovanile dell’artista, divisa tra committenze private e prime affermazioni pubbliche: il Soldato del Museo Civico di Rende, il SiniteParvulos e il Tributo della moneta di Brera, per la prima volta messi a confronto con il Tributo della Galleria Corsini, la Negazione di Pietro di Carcassonne, la Fuga da Troia di Palazzo Barberini, il Salomone sacrifica agli idoli e la Morte di Catone di collezione privata, ma anche il Miracolo di San Pantaleo, probabilmente la sua prima committenza pubblica romana. Una sezione della mostra, inoltre, è dedicata al complesso rapporto con il fratello Gregorio, pittore anch’egli, con cui Mattia Preti collaborò direttamente, come nel caso della Madonna della Purità della Chiesa Monumentale di San Domenico di Taverna.

Il percorso espositivo è volutamente incentrato sul confronto con le opere presenti nell’allestimento storico della Galleria Corsini realizzate dai pittori ai quali Mattia Preti si ispirò, dando vita a un ricco e articolato dialogo: dal San Giovannino di Caravaggio, al Trionfo d’Amore di Poussin, dall’Erodiade di Vouet alla Salomédi Guido Reni, dal Presepe e l’Ecce homo di Guercino fino al Miracolo di Sant’Antonio di Sacchi. I dipinti saranno collocati in diretto dialogo con quelli della Galleria creando un percorso per cammei esaltati da una illuminazione appositamente ideata.

Nell’arco della durata della mostra saranno organizzate specifiche conferenze tenute dai membri del Comitato di studio e dai più importanti specialisti di Mattia Preti, in modo da affrontare le problematiche connesse alla giovinezza del pittore.

Orari

Dal mercoledì al lunedì 8,30-19,30 (ultimo ingresso ore 19.00)

Martedì chiuso

Tariffe

Intero € 5,00

Ridotto € 2,50 per cittadini dell’UE tra i 18 e i 25 anni, insegnanti di ruolo nelle scuole statali.

Gratuito per cittadini dell’UE minori di 18 anni, studenti e docenti di Architettura, Lettere (indirizzo archeologico o storico-artistico), Conservazione dei Beni Culturali e Scienze della Formazione, Accademie di Belle Arti, dipendenti del Mibact, membri ICOM, guide ed interpreti turistici in servizio, giornalisti con tesserino dell’ordine, gruppi scolastici con accompagnatore, previa prenotazione, portatori di handicap con accompagnatore.

L’ingresso è gratuito la prima domenica di ogni mese.

 

Barbara Izzo, Arianna Diana

 

Magie dell’Africa

Se visiti l’Africa la magia ti viene incontro. Devi avere pazienza e anche un po’ di fortuna, ma spesso non hai alcun problema per incontrare la magia con i suoi riti propiziatori di ogni genere. Così avviene in Madagascar e in tutto il continente nero. La magia è spesso confusa, direi quasi incompresa, in Europa, e purtroppo non viene valutata  da molti nella giusta misura. In Africa invece, la magia è proprio parte della vita di tutti i giorni. Talvolta infatti, noi del continente più sviluppato del mondo, siamo prevenuti proprio per ignoranza nel vero senso latino del termine. Se invece, come è capitato a me, con un po’ di fortuna  e di sana curiosità (quella di chi davvero vuole imparare qualcosa) riusciamo a osservare da vicino questi fenomeni, comprendiamo quanto le realtà occulte costituiscano in questa parte del mondo il vero pane quotidiano.

Ho fatto molti viaggi, in cerca di qualcosa di veramente unico e devo dire che spesso mi è capitato di trovarlo. In Centro America, ad esempio, ho avuto una grande opportunità, quella di poter sperimentare la Santeria cubana, così  osteggiata e difficile da incontrare: è necessario trovare la persona giusta per poterla sperimentare e penetrarne i segreti.

Nella nazione più povera del Sud America, in Bolivia, camminando da solo per La Paz, sono riuscito a trovare il barrio popular dove parlare con gli sciamani boliviani, in verità un po’ diffidenti.

Accompagnato dal il mio spirito guida, o angelo custode che dir si voglia, mi era capitato qualcosa di simile anche in Ecuador , durante il mio secondo viaggio nello stato andino affacciato sul Pacifico. Grazie a un po’ di esperienza e di intuito, a pochi chilometri dalla capitale Quito, sono riuscito a parlare con il capo degli sciamani che poi ho scoperto essere consigliere privilegiato del Presidente Correas. Cercavo una statuetta come souvenir, e trovo proprio quella di uno sciamano, elemento di sicuro ben augurante! Proseguendo l’escursione, sono riuscito ad avere un colloquio privato proprio con uno di questi personaggi, il rappresentante principale locale degli sciamani. Per questo ed altri motivi quindi, ero già avvezzo alla ricerca di incontri “speciali” un po’ ovunque nel mondo.

In Madagascar mi chiesero espressamente se volessi incontrare lo stregone: sapevo bene che queste proposte sono turistiche, pensate cioè per spillare un po’ di soldi allo straniero di passaggio.

Quindi conclusi che dovevo fare come sempre da me, sicuro che anche questa volta, grazie agli insegnamenti di un grande etnologo conosciuto in Marocco, George Lapasade, avrei avuto in mano la chiave per scoprire i misteri di questa parte africana immersa nell’Oceano Indiano. Certamente con qualche resistenza inevitabile sarei riuscito a trovare la situazione propizia per le mie nuove esperienze che sarebbero risultate a tutti gli effetti indimenticabili.

Ero andato molte volte a mangiare in quel particolare ristorante, e la mia attenzione si era soffermata su una donna in particolare, la moglie del proprietario: molte volte ero rimasto ad osservare il suo modo di fare. Nel villaggio, non c’erano troppi occhi indiscreti che potessero captare il mio studio. Ma un giorno, prendendo l’argomento da lontano, riuscii ad avere la conferma che sì proprio lei, mi avrebbe potuto aiutare per quello che cercavo da sempre. Non tutte le famiglie praticano certi rituali, ma la mia buona stella mi assiste sempre. Così avrei potuto verificare ancora una volta, lontano da occhi indiscreti, la vera magia che avvolge le atmosfere africane.

È vero, essere stranieri e significa essere osservati speciali, ma se si riesce a trasmettere alla comunità un po’ delle conoscenze o per meglio dire del nostro spirito si viene immediatamente percepiti in maniera positiva e in tal modo, si diverrà parte integrante del rituale che sta per iniziare.

Dunque potei organizzare proprio una riunione con la famiglia di questa donna per una vera seduta spiritica senza trucchi e con alcune situazioni veramente interessanti, tali da farmi riflettere sulla nostra superficialità di cosiddetti “evoluti”.

Come già detto, conoscevo già questi rituali, quindi mi tolsi le scarpe per rispetto e chiesi un po’ d’acqua per lavarmi le mani: i miei ospiti rimasero molto sorpresi.

Riuscii anche ad indicare da dove sarebbe arrivato lo spirito guida, anche perché l’energia in quel momento era molto forte e presente in tutti i partecipanti alla cerimonia. Non poteva mancare in questa occasione l’arte dei suoni, sì proprio la musica (ero stato iniziato a questo con le danze, in Marocco). La musica, come quasi sempre accade, è il motivo conduttore delle cerimonie cui ho avuto la fortuna di presenziare. Da notare che tutte le altre componenti familiari mi fecero sentire subito a mio agio in una dimensione così nuova e allo stesso tempo di coinvolgente spiritualità.

Quindi mi vennero svelati mano mano tutti quei segreti che sono solitamente tenuti nascosti al turista, impegnato piuttosto a scattare l’ennesima foto ricordo.

Avevo già partecipato in altri luoghi, in Centro America e in Marocco, allo svolgimento di rituali, e sempre con molta fortuna ero stato invitato ad assistere a cerimonie al di fuori del più assoluto circuito turistico, che rappresentavano la realtà nella sua più completa autenticità. Naturalmente è importante una ricerca preliminare, che aiuti a selezionare le situazioni autentiche da quelle fittizie e preparate ad hoc per l’inesperto.

Devo dire che anche in questa occasione rimasi coinvolto a 360 gradi ed entusiasta della riuscita della cerimonia cui ero stato invitato. Ero arrivato con il mio registratore, fido compagno di viaggio e di lavoro, per captare i momenti salienti che si sarebbero presentati durante tutto il corso del rituale: riuscii perfettamente nell’impresa e, come accennato,  potei porre le mie domande alla persona guida del magico evento. Molti indizi mi confermarono che la casa non era stata preparata prima del mio arrivo, a cominciare dalla semplicità della persona che condusse tutte le fasi del rito e dalla serietà della mamma della signora di cui sopra, una medium veramente speciale, che quando si trovò in qualche incertezza, chiamò un’altra donna per cercare le risposte corrette in maniera da non deludere il suo ospite bianco.

Anche se già conoscevo già lo stato di trance, devo dire che in questa occasione la cerimonia mi rivelò quel velo di fascino e mistero che in Africa è realtà quotidiana

 

Bruno Bertucci

La Divina Bellezza – Discovering Siena, prosegue fino al 30 settembre

Fino al 30 settembre prossimo, il Comune di Siena e l’Opera della Metropolitana di Siena, in collaborazione con FilmmasterEvents e Opera Gruppo Civita che oggi fanno parte di IEN – Italian Entertainment Network – lanciano una innovativa iniziativa culturale che valorizza il complesso del Duomo di Siena: La Divina BellezzaDiscovering Siena un progetto tra arte, cultura, storia e tecnologia.

Un video mapping in 3D realizzato sul facciatone del Duomo di Siena che, durante le sere d’estate, farà rivivere la storia di Siena e del Duomo, in un viaggio nel tempo e nelle emozioni, nel mito e nella bellezza; il tutto accompagnato da tecnologie all’avanguardia che permetteranno di proiettare su 800 mq di superficie immagini che pesano ciascuna oltre 6 milioni di pixel.

La Divina Bellezza – Discovering Siena è una esperienza visiva in 5 atti che permetterà di ripercorrere la storia di un luogo unico al mondo, ma soprattutto di conoscere la storia del Duomo e del Duomo Nuovo, un’occasione per raccontare l’intera città, i suoi luoghi, la sua gente, la sua storia. Un evento che punta alla spettacolarizzazione dell’arte per trasmettere valori, messaggi e rievocazioni storiche e che rappresenta una tendenza a livello mondiale: quella di far vivere i monumenti, raccontarne la storia e l’identità. Un progetto pilota che aspira a dare immagini e raccontare le bellezze di tutta Italia come patrimonio da vivere dai milioni di turisti ma anche dagli stessi italiani.

Un percorso attraverso gli anni della ricchezza e il passaggio tra Medioevo e Rinascimento. Ma anche la tragedia della peste. E la fine del sogno di costruire Il Duomo Nuovo, che vedrà prendere magicamente vita. Prima di un finale immersivo che eliminerà le normali barriere architettoniche.

La manifestazione sarà in programma tutti i giorni della settimana, da luglio a settembre, con due proiezioni per sera, dopo il tramonto.

Oltre al grande valore artistico e culturale, l’auspicio è che tale iniziativa possa incidere sensibilmente sull’indotto turistico della città, in termini di aumento dei tempi di permanenza nelle strutture ricettive, ed incentivare un maggiore afflusso presso i musei cittadini per i quali verranno attivate operazioni di co-marketing.

“Come il progetto del Duomo Nuovo è il simbolo tangibile dell’operosità, della ricchezza e del valore di Siena – afferma il Sindaco di Siena Bruno Valentini – così questo spettacolo è un segnale della vivacità della città che si arricchisce di proposte culturali innovative.

Certamente questa iniziativa costituisce una preziosa occasione per valorizzare e comunicare Siena e i sui capolavori artistici, custoditi nella Cattedrale e nei musei cittadini, permettendo ai partecipanti di scoprire o approfondire la storia e le tradizioni della città, attraverso una modalità affascinante e coinvolgente.

L’evento serale dell’estate senese potrà, inoltre, contribuire positivamente all’economia del territorio, in termini di aumento della permanenza in città dei visitatori anche nelle fasce orarie notturne, con la relativa fruizione dei servizi alberghieri, di ristorazione e commerciali”.

“Questa iniziativa – sostiene Gian Franco Indrizzi, Rettore Opera della Metropolitana di Siena – rappresenta una imperdibile occasione per raccontare alla città in un modo nuovo e insolito i suoi luoghi, la sua storia e i suoi capolavori artistici, con particolare riguardo al Complesso Museale della Cattedrale di Siena, mettendo in luce lo straordinario progetto del Duomo Nuovo e il suo legame con la comunità.Opera della Metropolitana con questo spettacolo desidera offrire ai visitatori la possibilità di ampliare la propria esperienza a contatto con le opere d’arte, in una maniera innovativa, originale e di altissimo valore storico-culturale.”

Siamo molto contenti di avere la possibilità di esprimere il meglio della nostra creatività in una delle più affascinanti città della Toscana e dell’Italia”, dichiara Beppe Costa, Amministratore Delegato di IEN – Italian Entertainment Network, una holding che racchiude sotto di se le migliori eccellenze nel settore della produzione, dell’entertainment culturale, della creatività e degli eventi. Un progetto che mette a fattor comune la creatività, l’internazionalità e la capacità produttiva del brand Filmmaster con l’eccellenza nella gestione delle attività museali e culturali di Opera Civita che a Siena è concessionaria di Opera della Metropolitana.

La Divina Bellezza – Discovering Siena, racconta Alfredo Accatino, Direttore Creativo di FilmmasterEvents,  è un progetto di respiro internazionale, che permetterà di rendere visibile l’invisibile e di rivivere non solo la storia di Siena e del Duomo, ma lo spirito e l’anima di una intera città. Per fare questo ho voluto coinvolgere il meglio della tecnologia immersiva a livello internazionale. Ritengo che questo progetto possa rappresentare il futuro per la valorizzazione dei nostri beni culturali. Mai in Italia era stataproposta un’installazione permanente, che pone oggiSiena all’avanguardia, e che permetterà di raccontare un luogo magico come il Duomo di Siena, e il progetto mai realizzato del Duomo Nuovo, l’utopia di realizzare la chiesa più grande del proprio tempo. Ma oltre alla Siena del XIV secolo racconteremo anche la magia del Palio, con una modalità evocativa mai vista prima.

Alfredo Accatino, ideatore dell’evento, è uno dei più noti e premiati creativi italiani. Direttore Creativo & Partner FilmmasterEvents ha legato il suo nome all’ideazione e produzione di importanti eventi internazionali come le Cerimonie dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Torino 2006, lo spettacolare show di lancio di Fiat 500 e le Cerimonie per Giochi del Mediterraneo. Nel 2014 firma il permanent Show Enigma e nel 2015 la Cerimonia di Apertura dell’Expo 2015. E’ stato eletto per due volte Direttore Creativo dell’anno al Best Events Award.

La Divina Bellezza – Discovering Siena

Fino al 30 Settembre 2015, Duomo di Siena, Piazza Jacopo della Quercia. Tutti i giorni 21.15 e 22.15. Ogni spettacolo durerà mezz’ora.

€ 13.00 biglietto intero

€ 8.00 biglietto ridotto (bambini dai 7 agli 11 anni; studenti fino a 26 anni con regolare tessera universitaria; giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale – professionisti, praticanti, pubblicisti)

€ 10 biglietto speciale Siena (residenti nella città di Siena)

€ 35 Biglietto Famiglie (nucleo famigliare composto da due genitori e massimo 4 figli)

€ 22 Biglietto combinato con OPA SI PASS

Gratuito: bambini fino a 6 anni; portatori di handicap con un accompagnatore; guide turistiche e interpreti turistici della provincia di Siena

 

Barbara Izzo