Nuove prospettive da Cerveteri e Tarquinia. Etruschi maestri artigiani

Cerveteri (RM), Museo Nazionale Archeologico Cerite – Cratere di Eufronio

I nomi di Cerveteri e Tarquinia costituiscono senza ombra di dubbio, sia per il vasto pubblico degli interessati sia per la ristretta cerchia degli specialisti, un riferimento immediato, quasi un sinonimo, agli Etruschi e alla loro cultura, tanti sono i reperti archeologici, le fonti storiche e le testimonianze epigrafiche accumulati in entrambe le città lungo il millenario sviluppo della civiltà etrusca. Questa situazione d’eccellenza è valsa, esattamente 15 anni fa, nel 2004, alle necropoli di Cerveteri e Tarquinia, nonché alla rispettiva zona di rispetto (buffer zone), l’iscrizione nella lista del patrimonio culturale dell’umanità dell’UNESCO (United Nations Educational Scientifical and Cultural Organization).

Il Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, celebra questo importante anniversario nelle quattro sedi del Museo e della Necropoli di Cerveteri e del Museo e della Necropoli di Tarquinia, con un’iniziativa pensata nell’ottica di una fruizione integrata dell’intero sito UNESCO.

Il 25 luglio, infatti, è stata inaugura nei due musei, la mostra “Etruschi maestri artigiani. Nuove prospettive da Cerveteri e Tarquinia” (fino al 31 ottobre 2019).

Cerveteri (RM), Museo Nazionale Archeologico Cerite – Balsamari in vetro

 

È una straordinaria opportunità per evidenziare la stretta connessione tra le due antiche città etrusche, ma, soprattutto, per rinsaldare il legame naturale tra i musei e le rispettive necropoli.

L’esposizione, curata da Andrea Cardarelli e Alessandro Naso, rilegge le prestigiose raccolte già esistenti nei due musei, anche grazie ai confronti offerti dalla presenza di importanti prestiti come alcuni capolavori ceramici conservati a Roma, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e alcuni celebri oggetti preziosi della Tomba RegoliniGalassi, appartenenti alle collezioni dei Musei Vaticani, che per la prima volta tornano a Cerveteri, dove furono scoperti. Vengono proposti al pubblico una serie di reperti particolarmente significativi provenienti dalle necropoli di Cerveteri e Tarquinia, facendoli emergere dal percorso museale.

“Nel nome degli Etruschi questa mostra – sottolinea la direttrice del Polo Edith Gabrielli – tiene uniti quattro siti di grande importanza per l’arte e la cultura del nostro Paese. Per noi è una tappa importante: come l’intero progetto ArtCity Estate 2019, di cui fa parte, essa sottolinea l’ormai raggiunta capacità del Polo Museale del Lazio di ‘fare rete’ con le amministrazioni locali”.

Tarquinia (VT), Museo Archeologico Nazionale – Elmo bronzeo villanoviano

 

In riferimento a questi obiettivi e con l’intento di intraprendere un percorso scientifico complessivo in linea con le attuali tendenze della ricerca, si è deciso di porre l’attenzione sull’eccezionale rilevanza dell’artigianato etrusco e sulla straordinaria perizia raggiunta dagli artigiani nel corso del primo millennio a.C. nelle due città di Cerveteri e Tarquinia.

Nella prospettiva prescelta e con l’intento di far apprezzare la complessità delle operazioni richieste dall’articolata catena artigianale, si è quindi deciso di riprodurre come oggetto-campione un elmo bronzeo di particolare prestigio e significato socio-economico della prima età del Ferro (fine X – VIII sec. a.C.), riprendendo in video le fasi della sequenza produttiva per mostrarle accanto agli oggetti originali e alle riproduzioni. In questo modo sarà possibile a tutti verificare quali cognizioni tecniche e quanto sapere artigianale si celino in oggetti, ai quali per lo più non si concede che un’occhiata frettolosa.

I visitatori potranno inoltre ammirare sotto una nuova luce oggetti di raro pregio, come l’eccezionale corredo della tomba tarquiniese con la celebre situla(un particolare tipo di vaso cilindrico) dell’inizio del VII secolo a.C. recante il nome in caratteri geroglifici del faraone Bocchoris, ma anche una tromba-lituo, uno scudo e una scure in bronzo finemente decorati, sepolti nel VII secolo a.C. come offerta rituale in un antico deposito votivo di Tarquinia.

Tarquinia (VT), Museo Archeologico Nazionale – Urna cineraria fittile dipinta

Dalla fine del VI all’inizio del V sec. a.C. l’importazione di vasellame dipinto da varie regioni della Grecia, con la preminenza assoluta dell’Attica e di Atene in particolare, raggiunse l’apogeo: molti vasi dell’epoca, opportunamente evidenziati nell’esposizione, riportano scene suggestive, che costituirono al tempo un potente ed efficace veicolo di diffusione della cultura e della mitologia dei Greci anche nell’Italia centrale. Ne è celebre testimonianza uno degli oggetti più famosi conservati nel Museo di Cerveteri: il cratere di Euphronios, noto capolavoro della produzione attica, che un etrusco ha voluto per sé e nella sua dimora eterna. La presenza di opere realizzate direttamente da artisti greci ha poi stimolato in Etruria una ricca produzione locale, testimoniata ad esempio dal gruppo delle idrie (vasi per contenere bevande) ceretane con il loro stile originale e immediatamente riconoscibile.

La mostra si avvale di un prestigioso comitato scientifico, composto da archeologi, storici dell’arte e museologi, tra i quali si annoverano alcuni dei maggiori esperti internazionali in etruscologia:

Fernando Gilotta- Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”

Barbara Jatta – Direttrice dei Musei Vaticani

Laura Michetti – Sapienza Università di Roma

Marina Micozzi – Università degli Studi della Tuscia

Marco Pacciarelli- Università degli Studi di Napoli Federico II

Enrico Parlato – Università degli Studi della Tuscia

Maria Antonietta Rizzo – Università di Macerata

Museo Nazionale Archeologico Cerite, Cerveteri; Necropoli della Banditaccia, Cerveteri; Museo Archeologico Nazionale, Tarquinia; Necropoli di Monterozzi, Tarquinia
Da martedì a domenica dalle ore 8:30 alle 19:30. La biglietteria chiude alle ore 18:30

Biglietti
Per tutti i musei: intero € 6,00 | ridotto € 2,00. Biglietto cumulativo (Museo + Necropoli) con validità due giorni: intero € 10,00 – agevolato € 4,00

Biglietto cumulativo sito Unesco (Museo e Necropoli di Cerveteri + Museo e Necropoli di Tarquinia) con validità sette giorni: intero € 15,00 – agevolato € 8,00

Barbara Izzo

Tempi interessanti per la nostra storia. Giacinto Bosco e Bruno Lucchi

La mostra di sculture monumentali nelle piazze di Jesolo di Giacomo Manzù, Francesco Messina e Augusto Perez, si arricchisce della presenza di due autori contemporanei, Giacinto Bosco e Bruno Lucchi.

Sono otto le piazze, che si sono trasformate in Museo a Cielo Aperto ed espongono sculture combinate con le architetture avveniristiche di Jesolo come installazioni, trasformando le passeggiate, in percorso “plasticamente performativa nell’ambiente grazie all’interazione automatica che ha con il cittadino che la gode. Ci si cammina a fianco, essa fa parte di te, senti respirare l’ambiente con il quale ti relazioni…” (dal testo di Boris Brollo in catalogo).
Soffermarsi davanti alle sculture come silenziosi interlocutori, per poi indagare in modo veramente ampio il magico momento della sensazione che ne scaturisce.

Trentasei opere che, con la loro elevatissima qualità, confermano non solo la passione ma soprattutto la competenza dei curatori Alberto Fiz (Manzù, Messina, Perez) e Boris Brollo (Bosco e Lucchi) che hanno saputo vedere la città di Jesolo come quelle grandi città che già da tempo si sono arredate di presenze artistiche come Henry Moore e Anish Kapoor a Chicago, “l’Ago, Filo e Nodo” di Claes Oldenburg e Maurizio Cattelan a Milano, The Floating Piers (la passerella galleggiante) di Christo sul lago d’Iseo, o la Montagna di Sale in Piazza Plebiscito a Napoli di Mimmo Paladino con i cavalli neri rovesciati nella montagna di sale che luccicava al sole…

Jesolo Piazze 1° Maggio, Casablanca, Milano, Torino; fino al 30 settembre 2019

 

S.E.

Ferdinando Scianna. Viaggio Racconto Memoria

Ci sono ancora pochi giorni per visitare la mostra dedicata a Ferdinando Scianna, negli spazi espositivi della Galleria d’Arte Moderna di Palermo, grande mostra antologica curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra, e organizzata da Civita. Con circa 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.

Ferdinando Scianna è considerato uno tra maestri della fotografia non solo italiana. Ha iniziato ad appassionarsi a questo linguaggio negli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di racconti non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e Marpessa. Poi i reportage (fa parte dell’agenzia foto giornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi grandi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.

“Una grande mostra antologica come questa di Palermo, a settantacinque anni, è per un fotografo un complesso, affascinante e forse anche arbitrario viaggio nei cinquant’anni del proprio lavoro e nella memoria. Ecco già due parole chiave di questa mostra e del libro che l’accompagna: Memoria e Viaggio. La terza, fondamentale, è Racconto. Oltre 180 fotografie divise in tre grandi corpi, articolati in diciannove diversi temi. Questo tenta di essere questa mostra, un Racconto, un Viaggio nella Memoria. La storia di un fotografo in oltre mezzo secolo di fotografia”, dichiara Ferdinando Scianna.

La mostra è corredata da un grande catalogo pubblicato da Marsilio Editori.

Palermo, Galleria d’arte moderna, fino al 28 luglio 2019

 

Barbara Izzo

 

 

 

“Natura e Appennino” in mostra al MAF di San Bartolomeo in Bosco

il fotografo Luigi Riccioni in Appennino

“Natura e Appennino” è il titolo della mostra fotografica che sarà ospitata nella sala espositiva del MAF di San Bartolomeo in Bosco dal 21 luglio al 20 agosto 2019. Questa esperienza artistica ribadisce una tradizione consolidata da anni al MAF: l’allestimento di una mostra a tema “appenninico” (paesaggio, flora, fauna ecc.) per fare simbolicamente da contraltare alla calura estiva delle campagne ferraresi.

“Natura e Appennino” è opera del fotografo Luigi Riccioni, che da molti anni si dedica con successo alla fotografia naturalistica. Sue mostre e suoi libri hanno acquisito da tempo un respiro nazionale. Già collaboratore della Regione Emilia-Romagna, in particolare del mensile “Agricoltura”, è tra i più noti artisti operanti sull’Appennino tosco-emiliano. Le sue splendide immagini sottolineano suggestivamente flora e fauna nel bolognese Parco del Corno alle Scale in tutte le stagioni ed evenienze: in altri termini, una vera e propria “chicca” non soltanto per gli appassionati di montagna ma per tutti i visitatori amanti del bello in natura. La mostra fa parte di un più ampio progetto espositivo, denominato “Raccolgo e racconto. Parte Seconda”.
Luigi Riccioni è attento studioso e “poeta” del “suo” mondo, nonché fondatore e curatore del “Museo del Quarzo”, che ha sede nell’ex Colonia Ferrarese di Lizzano in Belvedere (Bologna).

Ricorda l’artista: “Tutto è iniziato nella tarda primavera del 1987. Sono nato a cresciuto nei boschi dell’Appennino tosco-emiliano e mi sono accorto che l’universo era lì coi suoi alberi, le sue rocce, i torrenti, i fiori e gli animali e io ero e sono parte di tutto questo”.

“Natura e Appennino”, a ingresso libero, sarà visitabile negli orari di apertura del Museo: da martedì a venerdì: 9-12; festivi: 16-19.
La mostra è promossa dal Comune di Ferrara, dal MAF, dall’Associazione omonima e dal Gruppo di Studi “Gente di Gaggio”, di Gaggio Montano (Bologna).

Per info: MAF-Centro di Documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese, via Imperiale 263,   San Bartolomeo in Bosco (Ferrara), tel. 0532 725294

 

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

Etruschi maestri artigiani. Nuove prospettive da Tarquinia e Cerveteri

I nomi di Cerveteri e Tarquinia costituiscono senza ombra di dubbio, sia per il vasto pubblico degli interessati sia per la ristretta cerchia degli specialisti, un riferimento immediato, quasi un sinonimo, agli Etruschi e alla loro cultura, tanti sono i reperti archeologici, le fonti storiche e le testimonianze epigrafiche accumulati in entrambe le città lungo il millenario sviluppo della civiltà etrusca. Questa situazione d’eccellenza è valsa, esattamente 15 anni fa, nel 2004, alle necropoli di Cerveteri e Tarquinia, nonché alla rispettiva zona di rispetto (buffer zone), l’iscrizione nella lista del patrimonio culturale dell’umanità dell’UNESCO (United Nations Educational Scientifical and Cultural Organization).

Il Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, celebrerà questo importante anniversario nelle quattro sedi del Museo e della Necropoli di Cerveteri e del Museo e della Necropoli di Tarquinia, con un’iniziativa pensata nell’ottica di una fruizione integrata dell’intero sito UNESCO.

Il 25 luglio infatti sarà inaugurata nei due musei la mostra “Etruschi maestri artigiani. Nuove prospettive da Tarquinia e Cerveteri” (fino al 31 ottobre 2019). Sarà una straordinaria opportunità per evidenziare la stretta connessione tra le due antiche città etrusche, ma, soprattutto, per rinsaldare il legame naturale tra i musei e le rispettive necropoli.

La mostra, promossa e organizzata dal Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli, è inserita nell’ambito di Artcity Estate 2019.

“Etruschi maestri artigiani. Nuove prospettive da Tarquinia e Cerveteri” 25 luglio – 31 ottobre 2019
Cerveteri, Museo Nazionale Archeologico Cerite
Tarquinia
, Museo Archeologico Nazionale

 

Barbara Izzo

 

La fortuna della Scapiliata di Leonardo da Vinci

È una sequenza strepitosa di capolavori, a partire da ben 4 opere di Leonardo, quella che offre la Galleria Nazionale di Parma con la mostra “La fortuna della Scapiliata di Leonardo da Vinci” fino al prossimo 12 agosto. Accanto a quelle di Leonardo, il pubblico potrà ammirare opere di altissimo livello di Gherardo Starnina, Bernardino Luini, Hans Holbein, Tintoretto, Giovanni Lanfranco…, tutte riunite intorno alla affascinante “Scapiliata”, patrimonio del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma.

La mostra, organizzata dal Complesso Monumentale della Pilotta e Fondazione Cariparma, rientra tra quelle ufficiali del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

Nessuna cuffia, nessuna crocchia o velo intorno al volto, bellissimo ed intenso. Ma capelli liberi, lunghi, scarmigliati da un vento che irrompe violento in scena.

Lei ha gli occhi rivolti in basso, pudica e quasi solenne. Ma, grazie alla sua chioma libera e selvaggia, appare intensamente seduttiva. La “Scapiliata” di Leonardo è forza, libertà, femminilità.

In questa tavoletta Leonardo dipinge esattamente ciò che lui stesso ha suggerito, a proposito della raffigurazione della chioma della figura femminile, nel Trattato sulla pittura: «Fa tu adunque alle tue teste gli capegli scherzare insieme col finto vento intorno agli giovanili volti, e con diverse revolture graziosamente ornargli». «Qui Leonardo non realizza semplicemente una icona di bellezza femminile ma molto di più. Con uno sperimentalismo unico nel suo genere, riesce a riassumere la complessità divina della realtà», sottolineano i due curatori, il professor Pietro Marani e il Direttore della Pilotta, Simone Verde.

Quattro le sezioni in cui si articola la rassegna. La prima include alcune antichità e i primi passi di una ricerca pittorica rinascimentale che troverà in Leonardo la sua massima espressione. La seconda, annovera alcuni dipinti e disegni originali di Leonardo o di ambito fiorentino, precedenti o contemporanei all’artista, in cui viene trattato il tema dei capelli scomposti, come fiamme ondeggianti nell’aria a causa del vento, tra cui la celebre Leda degli Uffizi. Vengono poi riunite derivazioni antiche del tema leonardesco, a testimonianza della precoce fortuna critica di questo soggetto iconografico, scegliendo opere di Giovanni Agostino da Lodi e Bernardino Luini. In particolare nel confronto con l’opera di Luini, la Salomé con una serva che riceve dal boia la testa di san Giovanni Battista degli Uffizi, la tavoletta parmense pare ripresa quasi letteralmente nel volto della protagonista. Nella successiva sezione ad essere proposto è un excursus sul pittore e scultore Gaetano Callani (Parma, 16 gennaio 1736 – 6 novembre 1809) che nella sua collezione accolse la Scapiliata di Leonardo. Allo scopo di documentare la politica di acquisizioni della Galleria Palatina fra 1820 e 1840, quindi al momento dell’ingresso dell’opera nelle sue collezioni, la mostra si sofferma anche sulla figura di Paolo Toschi, all’epoca direttore delle Gallerie dell’Accademia di Belle Arti di Parma, che definì la Scapiliata «cosa rarissima da trovarsi ai giorni nostri». Tra le sue acquisizioni, opere provenienti dalle collezioni Callani Sanvitale e Baiardi, acquisite rispettivamente nel 1834 e nel 1839, anno in cui le Gallerie si arricchirono del capolavoro di Leonardo a seguito dell’acquisizione della collezione Callani.

Mostra e catalogo (Nomos Edizioni) chiariscono definitivamente il tema della autenticità dell’opera. L’ipotesi oggi più accreditata propone la tavoletta come appartenuta a Isabella d’Este. L’opera rimase a Mantova anche dopo la vendita della collezione Gonzaga a Carlo I Stuart (1626-27) per poi essere sottratta durante il Sacco della città operato dai Lanzichenecchi al soldo di Ferdinando II nel 1630-31. In seguito, la Scapiliata sarebbe confluita nella collezione di Gaetano Callani durante il soggiorno milanese intrapreso dall’artista tra 1773 e 78, forse grazie al tramite dei cognati Agostino e Giuseppe Gerli. Oggi la critica accoglie unanimemente l’attribuzione a Leonardo, riconosciuta come autografa dai maggiori specialisti e dalle recenti mostre su Leonardo: Louvre (2003), Milano (2014-2015), New York (2016), Parigi (2016); Napoli (2018); Louvre (2019).

Per questa occasione, la Scapiliata è stata sottoposta a indagini scientifiche, affidate ad uno dei massimi specialisti del settore, l’ingegner Claudio Seccaroni dell’Enea. L’esperto, sotto l’attenta osservazione di Pinin Brambilla Barcilon e dei due curatori della mostra, ha sottoposto il dipinto a indagini con la fluorescenza a Raggi UV e a luce radente, al fine di rilevare la tecnica pittorica e i pigmenti utilizzati dall’artista nelle varie fasi di esecuzione dell’opera. Le interessantissime risultanze di queste indagini sono rese pubbliche dal catalogo.

LA FORTUNA DELLA SCAPILIATA DI LEONARDO DA VINCI

Parma, Complesso Monumentale della Pilotta, Galleria Nazionale
fino al 12 agosto 2019. Orari: da Martedì a Sabato 10.00-18.00. Domenica 13.00-19.00. Lunedì chiuso

Biglietto cumulativo per tutti i musei della Pilotta € 10,00 intero; € 2,00 dai 18 ai 25 anni; gratuito minori di 18.

Ingresso mostra € 5,00 (oltre al costo del biglietto).

 

S.E.

 

Il Kouros ritrovato

Foto crediti di Associazione LapiS

Il torso del kouros di Lentini e la Testa Biscari, finalmente assemblati, sono in mostra a Catania nelle prestigiose sale del Museo Civico di Castello Ursino fino al 3 novembre 2019, seconda tappa dell’esposizione dopo l’inaugurazione palermitana.

L’iniziativa è promossa dalla Regione Siciliana, dal Comune di Catania – Assessorato alle Attività e beni culturali, dalla Fondazione Sicilia, in collaborazione con, Associazione Lapis, Siqilliya srl. L’organizzazione e la promozione sono state affidate a Civita Sicilia.

La “Testa apollinea” rinvenuta nel Settecento da Ignazio Paternò Castello principe di Biscari e conservata oggi nel Museo di Castello Ursino, si ricongiunge con il torso di efebo acefalo acquisito nel 1904 da Paolo Orsi e conservato nel Museo Archeologico Regionale di Siracusa che porta il suo nome.

Il Kouros, statua greca con funzione funeraria o votiva, raffigurante un giovane, era molto diffusa nel periodo arcaico e classico, tra il VII e il V secolo a.C.

Una nuova opera si aggiunge così alla statuaria della Sicilia greca: il Kouros di Leontinoi.

L’idea lanciata dal critico d’arte Vittorio Sgarbi e dal Sindaco di Catania, si è concretizzata grazie all’impegno dell’ex Assessore ai Beni Culturali della Regione Sebastiano Tusa che, con la Fondazione Sicilia, ne ha promosso l’intervento di restauro eseguito dalla ditta Siqilliya, presentandolo per la prima volta a Palermo nella Sala della Cavallerizza di Palazzo Branciforte.

La seconda tappa espositiva del progetto, appositamente ideata da Civita Sicilia per la sede di Castello Ursino, prevede un arricchimento e una rilettura del kouros attraverso un allestimento dalle forti suggestioni e soluzioni illuminotecniche originali.

Il progetto di valorizzazione del Kouros, curato da Sebastiano Tusa prima della prematura scomparsa, ha mirato a restituirne l’integrità, risolvendo la querelle che da anni impegna la comunità scientifica in supposizioni e ipotesi sull’effettiva pertinenza dei due reperti a unica statua di età arcaica.

Imprescindibile presupposto per l’iniziativa di ricongiungimento sono state le indagini petrografiche e geochimiche promosse dall’associazione LapiS (Lapidei Siciliani) già nel 2011, grazie alle quali si può affermare che entrambi gli elementi sono stati ricavati da uno stesso blocco di marmo, prelevato nell’isola greca di Paros.

La Sicilia non dispone di materiali lapidei paragonabili a un così pregevole marmo bianco a grana media, i blocchi di marmo pario venivano pertanto imbarcati nell’isola delle Cicladi per raggiungere i porti delle colonie siceliote dove li attendevano le botteghe di scultori dalle comuni radici culturali.

Per il ricongiungimento dei due reperti con sistemi reversibili si è utilizzato il foro già esistente alla base della testa, troncata nettamente nel Settecento, colmando “la brevissima lacuna” con una protesi in materiale plastico ad alta resistenza appositamente progettata e prototipata.

Un intervento di pulitura ha inoltre permesso la rimozione dei depositi e delle incrostazioni che occultavano la tonalità della superficie marmorea della parte posteriore e dei fianchi del torso, per un riequilibrio delle variazioni tonali che ne permette di apprezzarne pienamente i valori materici.

Dopo l’esposizione di Palermo e Catania, l’opera, seguendo il filo della ricerca di Sebastiano Tusa che considerava il ricongiungimento un vero e proprio nuovo ritrovamento archeologico, continuerà a essere concepita come una realtà unitaria, non più come due distinti reperti conservati in musei diversi.

Il kouros ritrovato sarà successivamente trasferito al Museo archeologico Paolo Orsi di Siracusa, dove un convegno internazionale concluderà l’evento.

 

Barbara Izzo (anche per la fotografia)

 

 

“Planta Manent”. Francesca Romana Gaglione nella Val di Noto

Francesca Romana Gaglione, Planta Manent 2019. Salvia

Il progetto biennale Photology AIR 2019/2020, che si svolge all’interno dei trenta ettari della splendida Tenuta Busulmone nella Val di Noto (Siracusa) e si presenta come il primo parco per l’arte contemporanea fotografica in Sicilia, inaugura le attività 2019 con la straordinaria mostra PLANTA MANENT della fotografa FRANCESCA ROMANA GAGLIONE: un’esperienza unica di walking to art con 15 istallazioni fotografiche site specific stampate su alluminio e dislocate lungo un suggestivo percorso di 2 km nella campagna mediterranea circostante la Tenuta Busulmone, che ritraggono la flora locale accompagnate da spiegazioni botaniche.

Per Francesca Romana Gaglione, fotografa apprezzata a livello internazionale, Planta Manent è il primo progetto in dialogo con la natura e nasce con l’obiettivo di preservare, attraverso un lavoro di ricerca prima e di catalogazione fotografica permanente, gli endemismi puntiformi caratteristici dell’area circostante Tenuta Busulmone, una porzione di terra che si rivela particolarmente interessante da un punto di vista botanico per via della singolare posizione geografica e delle peculiari condizioni climatiche.

Pertanto, la prima parte del progetto, una vera e propria fase di ricerca, è stata svolta insieme al botanico siciliano Paolo Uccello e si è concentrata sull’individuazione degli arbusti, degli alberi e delle infiorescenze più vulnerabili con l’obiettivo di ricostruirne la storia, ben consapevole che, quanto più un endemismo è puntiforme, cioè relativo a un’area geografica circoscritta, tanto più sarà composto da specie ad alto rischio di estinzione.

La seconda parte del progetto, invece, ha indagato nella vita segreta dei 15 elementi individuati, con l’obiettivo di trasformarli in oggetti fotografici che diventeranno parte integrante di una memoria consapevole del luogo: Serraccio, Salvia, Mirto, Palma nana, Ulivo, Leccio, Rosa Sempervirens, Roverella, Lentisco, Carrubo, Asparago pungente, Saldapariglia, Euforbia, Pero selvatico, Ginestra.

La scelta curatoriale di Photology AIR 2019/2020 è ricaduta sul tema più che mai attuale della “COSCIENZA AMBIENTALE” – il titolo “PRESERVACTION ne è l’esplicito manifesto – vedrà svolgersi durante il biennio 5 progetti naturalistico-fotografici che coinvolgeranno il curatore uruguaiano Martin Craucin e 18 artisti di fama internazionale: Gian Paolo Barbieri, Giada Barbieri, Massimo Bartolini, Angelo Candiano, Mario Cresci, Monica Cuoghi e Claudio Carosello, Juan Pedro Fabro, Emilio Fantin, Francesca Romana Gaglione, Mario Giacomelli, Gianfranco Gorgoni, Fiamma Montezemolo, Franco Perrotti, Jack Pierson, Irina Raffo, Georg Reinking, Luca Vitone.

Le attività di Photology AIR che verranno presentate nel 2019 con il titolo “PRELUDE TO PRESERVACTION, per poi svilupparsi nel 2020 sotto il nome di “PRESERVACTION NOW!”, offrono ai visitatori la possibilità di confrontarsi con opere eterogenee che vogliono invitare a riflettere sulla rappresentazione artistica della natura come via di preservazione e tutela, perché la Natura è lei stessa un’opera d’arte.

Ad accogliere i visitatori, all’esterno di Tenuta Busulmone, due grandi installazioni site-specific: Dissuasore di Franco Perrotti, ovvero un immenso e allegorico piccione in 642 sagome di betulla assemblate tra loro con cavi di metallo intrecciati (420 x 230 x 206 cm), il tutto irto di chiodi e punte, gli stessi usati per allontanarlo da tetti e cornicioni delle città.

La seconda installazione, 2 teste del duo Monica Cuoghi e Claudio Corsello, è una scultura in stretta relazione con il luogo e i materiali locali e in completa sintonia con il “geniusloci” di Tenuta Busulmone, unendo alla tradizione della pietra tufacea il riuso di materiale di recupero: due tubi di ferro alti 220 cm sull’estremità dei quali sono poste due teste rivolte verso Noto.

PERIODI E ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO 2019: fino al 31 Agosto 2019: da martedì a domenica 16.30-20.30; Dal 1° Settembre al 29 Settembre 2019: da martedì a domenica 15-19; Dal 1° Ottobre al 3 Novembre 2019: da martedì a domenica 14-18

BIGLIETTO GIORNALIERO: Intero 10 €, Ridotto 7 €

GRUPPI: 7 € solo su prenotazione: minimo 10, massimo 20 persone

MEMBERSHIP CARD 2019: 50 € permette ingresso gratuito per tutti i periodi di Photology AIR

INGRESSO GRATUITO: Bambini fino a 12 anni muniti di documento; Disabili e loro accompagnatore; Possessori Membership Card Photology AIR; Giornalisti, con accredito via mail farm@photology.com

 

De Angelis (anche per la fotografia)

Gli inediti dello scultore Banterle in mostra a Verona

Fotografie, schizzi e acquarelli. E, ancora, ritratti, calcografie e progetti. È questa l’ampia serie di materiali inediti che, per la prima volta, mostra le opere e la vita dello scultore veronese Ruperto Banterle. L’appuntamento è nella Protomoteca e nella sala Fiumi della Biblioteca Civica di Verona, con l’esposizione in programma fino al prossimo 31 agosto.

La mostra ‘Ruperto Banterle, lettore di anime. Uno scultore del ‘900’, curata da Agostino Contò e Camilla Bertoni, espone materiale proveniente dall’archivio di famiglia e da quelli della Biblioteca Civica e del Comune di Verona.

L’esposizione, realizzata su proposta dell’associazione Mario Salazzari e dei consiglieri comunali Paola Bressan e Mauro Bonato, in collaborazione con Agec, documenta in diverse sezioni i progetti per monumenti ai Caduti realizzati e non, bozzetti e schizzi per monumenti funerari e documentati dalle calcografie della famosa tipografia veronese di Luigi Cavadini. Inediti, sono anche i bozzetti in gesso per i bassorilievi disegnati per il Palazzo del Supercinema progettato dal fratello Francesco Banterle, architetto, i cui disegni (riprodotti da fotografie in mancanza degli originali non più esistenti) sono esposti accanto ai bozzetti.

La collaborazione con il fratello Francesco è documentata anche dalle immagini relative alla Casa del Mutilato. Due teche sono infine dedicate alla fruttuosa amicizia con il poeta Lionello Fiumi, con foto, ritratti, disegni e pubblicazioni. La mostra prosegue al piano superiore della Biblioteca Civica, nella sala Fiumi da poco allestita, con una selezione di opere scultoree provenienti dalla collezione di famiglia e da collezione privata.

A sostegno dell’iniziativa anche il gruppo ‘I Ragazzi della via Pál’, promotori del progetto di ricollocazione su Ponte Garibaldi degli ‘stràchi’, i marmi scolpiti da Banterle e andati perduti con la ritirata tedesca del 1945.

“Un percorso espositivo – sottolinea l’assessore alla Cultura Briani –, che presenta al pubblico disegni, fotografie e documentazioni inedite sullo straordinario percorso artistico di questo nostro concittadino. Un’ampia raccolta di materiale che ben rappresenta l’estro creativo che definì la produttività scultorea di Banterle, le cui opere, capolavori di incredibile fascino, sono in parte visibili anche all’interno del Cimitero Monumentale di Verona per molti aspetti, un vero e proprio museo a cielo aperto di tanti grandi artisti del passato”.

Ruperto Banterle nasce il 19 settembre 1889 a Verona. Fin dall’adolescenza mostra predisposizione per l’arte e perciò si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Genova, frequentando contemporaneamente lo studio dello scultore Giovanni Scanzi. Nel 1911 si stabilisce a Parigi, dove conosce le opere di Auguste Rodin, Medardo Rosso, Camille Claudel e Antoine Bourdelle.

Rientrato a Verona per motivi politici, apre uno studio e realizza diversi monumenti funebri, fra cui quello per la madre dell’amico Lionello Fiumi, L’Anelito Fuggente. Allo scoppio della Grande Guerra viene chiamato a combattere sul Carso e in Albania. Negli anni Trenta lavora a importanti committenze pubbliche per la città di Verona realizzando i gruppi scultorei della Casa del Mutilato, progettata dall’architetto Francesco Banterle, suo fratello, e di ponte Garibaldi, andati distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Negli anni successivi al conflitto si trasferisce nuovamente a Milano, dove continua la sua attività, ma lavora contemporaneamente anche a Verona per ritratti e opere d’arte sacra e funeraria. Nel 1955 esegue la statua di Simon Bolivàr per l’impianto Siderurgico dell’Orinoco, in Venezuela. Muore il 20 luglio 1968 nella sua casa di Gombion, frazione di Belfiore d’Adige, in provincia di Verona.

 

Roberto Bolis

David Lachapelle: Atti Divini

Arriva alla Reggia di Venaria, presso la Citroniera delle Scuderie Juvarriane, la grande mostra di David LaChapelle Atti Divini che invita i visitatori ad immergersi in una coinvolgente visione dei lavori del famoso fotografo americano.

Questa nuova rassegna propone 70 opere di grandi e grandissimi formati, le più significative dei vari periodi della carriera dell’artista. Un percorso visivo rivoluzionario, testimone della profonda rappresentazione dell’umanità che LaChapelle conduce all’interno e contro la natura, fino a far emergere una nuova espressioneartistica ambientata in un paradiso colorato.

La mostra presenta i lavori più iconici che hanno contribuito a farlo diventare uno degli artisti più influenti al mondo. Nella piena consapevolezza dell’artificio creativo, LaChapelle si distingue per la capacità di narrarsi eraccontarsi attraverso la fotografia e in relazione con le manifestazioni più significative della civiltà occidentale, dal Rinascimento al contemporaneo ed oltre.

Tra le opere più si segnalano Rape of Africa (2009) che ritrova Naomi Campbell come una Venere di Botticelli ambientata nelle miniere d’oro dell’Africa e Showtimeat the Apocalypse (2013), un ritratto della famiglia Kardashian che rappresenta non solo la famiglia stessa, ma le nostre paure, le ossessioni e i desideri che vi si riflettono.

Sono in mostra anche le vivaci ed elettrizzanti serie Land SCAPE (2013) e Gas(2013), progetti di nature morte in cui LaChapelle riunisce oggetti trovati per creare raffinerie di petrolio e le loro stazioni di servizio interconnessee poi presentarle come reliquie in una terra bonificata dalla natura.

Al centro del percorso espositivo troviamo Deluge (2007) in cui LaChapelle rende contemporaneo l’affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina. A seguire lavori come Awakened (2007) e Seismic Shift (2012) rivelano scene legate alla divinità nel mondo moderno.

Questa mostra, Atti Divini presenta per la prima volta alcune opere inedite della nuova serie di LaChapelle NewWorld (2017-2019) che rappresenta lo stupore dell’artista per il sublime e la ricerca della spiritualità in scene di utopia tropicale.

Curata da Denis Curti e Reiner Opoku, con il progetto allestitivo di Giovanni Tironi, la mostra è organizzata da Civita Mostre e Musei con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, in collaborazione con Lavazza.

Reggia di Venaria, Citroniera delle Scuderie Juvarriane, Piazza della Repubblica, 4-Venaria Reale (TO)

Fino al 6 Gennaio 2020, da martedì a venerdì 10 – 18.00; Sabato, domenica e festivi 10 – 19.30. La biglietteria chiude un’ora prima. Lunedì chiuso (gli orari potranno subire variazioni).

 

Ombretta Roverselli