Archi_tetture di pane. Sacralità e Contemporaneità

La festa degli Archi di Pane di San Biagio Platani, si arricchisce quest’anno delle fotografie di Letterio Pomara per portare ulteriore bellezza alla già nota manifestazione tradizionale. Un passo in avanti per San Biagio. Un cammino verso un futuro di forte identità territoriale e di riconoscibilità artistico-culturale.

– Le opere – assimilabili ad autentiche gigantografie, per le loro grandi dimensioni – sono state realizzate da Pomara in un fascinoso bianco-nero analogico durante il suo soggiorno nel piccolo centro siciliano. Trasformate in vere e proprie installazioni fotografiche, saranno esposte all’interno degli Archi di pane 2014, tra i Madunnara, nell’ambito della manifestazione “Architetture di Pane. Sacralità e Contemporaneità”.

– Foto di donne di San Biagio Platani che esprimono voglia di vivere. Donna-madonna. Indiscussa figura di madre, moglie, compagna, sorella, figlia. Donna simbolo di accoglienza. E non è un caso se a San Biagio Platani si trova il più grande cimitero di migranti.

– Ritratti d’arte tra drammatizzazioni e sdrammatizzazioni.

– Foto di donne di San Biagio e non – che al di là del colore della pelle e della loro religione – vogliono manifestare la loro solidarietà a tutte quelle donne vittime di soprusi e violenze.

– Fotografie di incontri e di pensieri. Espressioni di visi e di anime, bellezze interiori ed esteriori, il tutto mescolato – a volte – a quel pizzico di provocazione e ironia rispettosa che non guasta.

– Immagini che esaltano femminilità e delicatezza, anche nello sguardo verso i figli, nel sorriso alla vita e nella gestualità “autoctona”.

Fotoreporter professionista e artista poliedrico, Letterio Pomara ha curatoreportage fotogiornalistici a sfondo sociale e antropologico, i temi della sua fotografia. Ha anche ritratto grandi personaggi della cultura, della scienza, della politica, dello sport, dello spettacolo e della moda, tracciandone fotograficamente i loro aspetti meno pubblici. Ha pubblicato sui più prestigiosi magazine italiani e stranieri. Le sue fotografie sono distribuite in esclusiva dall’Agenzia fotogiornalistica SipaPress di Parigi. Sue monografie aziendali sono state utilizzate per grandi campagne pubblicitarie nazionali ed estere. Ha al suo attivo innumerevoli mostre e pubblicazioni.

Da sempre alterna al lavoro professionale un percorso artistico personale e di ricerca. Anche se per motivi editoriali fotografa a colori, è votato alla convenzionale fotografia in bianco/nero e alla soddisfazione delle sue esigenze estetiche.

Archi_tetture di pane. Sacralità e Contemporaneità

Da domenica 20 Aprile a domenica 18 Maggio 2014 – Ingresso libero.

SAN BIAGIO PLATANI, Agrigento

 

Il nuovo allestimento del Museo d’Arte Sacra di San Gimignano

Con il 2014, il Complesso monumentale del Duomo di San Gimignano presenta il nuovo Museo d’Arte Sacra. Il prezioso Museo si mostra ora con un diverso allestimento delle sale e svela tesori che, per motivi di restauro, sono stati a lungo nascosti.

La raccolta museale ospita opere d’arte e oggetti liturgici provenienti dalla Collegiata e dalle chiese del comprensorio, ed è stato riallestito, in particolare, per conferire un giusto rilievo alla grande pala di Fra Paolino da Pistoia che ha fatto il suo ritorno in museo dopo un’assenza di oltre un decennio. Il restauro ha conferito splendore non soltanto all’opera, ma anche alla cornice. La pala di Fra Paolino, eseguita nel 1525, raffigura la Madonna col Bambino e i santi Gimignano, Domenico, Antonino, Girolamo, Caterina d’Alessandria e Lucia. Nella predella si vedono a sinistra Santa Caterina da Siena, al centro la Visitazione e, a destra, Tobiolo e l’Angelo. Fra’ Paolino il cui vero nome era Paolo di Bernardino del Signoraccio si formò nella bottega del padre e, nel 1503, entrò nel convento dei Domenicani di Pistoia, l’ordine dei padri che aderivano alle idee del Savonarola. La pala si trova nella medesima sala ove si ammira la celebre “Madonna della rosa” di Bartolo di Fredi, simbolo del Museo.

Dopo il restauro ritorna anche la cornice cinquecentesca originale del dipinto che rappresenta la Sacra Famiglia con San Giovannino, copia da Andrea del Sarto. Adesso quadro e cornice sono riuniti dopo molti anni. La cornice giaceva infatti nei depositi in attesa del ripristino, lungo e complesso. Come osserva la direttrice del Museo d’Arte sacra, Susan Scott, che ha seguito i lavori, “la prima sala del museo è stata completamente riallestita e si presenta adesso di grande impatto. Entrando, il visitatore vede subito la bella tavola della Sacra Famiglia con San Giovannino nella parete di fondo. Nella stessa sala, inoltre, sono tornati ad essere visibili due curiosi quadri di Matteo Rosselli dopo essere stati nascosti alla vista dei visitatori del Museo per una quindicina di anni. Sono opere del quinto decennio del XVII secolo che creano suggestivi giochi ottici. A seconda di come si pone lo spettatore, raffigurano un doppio ritratto del Redentore o della Santa Maria Maddalena, San Francesco o Santa Chiara. Siamo infine molto contenti di un importante lascito dello studioso Gabriele Borghini, di recente scomparso, relativo a due grandi tele ottocentesche raffiguranti Santa Fina, che sono importanti per la storia dell’iconografia della santa. Le tele adesso sono esposte nella grande sala degli arredi sacri, una volta la loggia sopra il battistero di fianco al Duomo.”

Anche monsignor Mauro Fusi, proposto della Collegiata, si ritiene soddisfatto del nuovo allestimento ed è grato ad una famiglia senese che ha concesso in deposito permanente al Museo un altarolo di scuola fiorentina eseguito tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento. “Il dipinto che raffigura la Madonna col Bambino – osserva ancora monsignor Fusi – è preziosa testimonianza della grande devozione privata nei confronti della Vergine Maria”.

I visitatori potranno ammirare il nuovo Museo con l’ausilio dell’audioguida gratuita. La nuova audioguida vi accompagnerà attraverso i capolavori della Collegiata, le Storie del Vecchio e Nuovo Testamento, la cappella di Santa Fina, gioiello del Rinascimento, dunque nel Museo d’Arte sacra, che risulta di estremo interesse per conoscere il patrimonio storico, artistico, culturale della città di San Gimignano e oltre.

Il nuovo allestimento del Museo è stato fortemente voluto dal Duomo di San Gimignano.

Con il biglietto di ingresso viene consegnata gratuitamente un’audioguida realizzata da Opera Laboratori Fiorentini Civita Group.

ORARI DI APERTURA DAL 01/04 – AL 31/10

Dal Lunedì al venerdì 10/19:30

Sabato 10/17:30

Domenica 12:30/19:30

ORARI DI APERTURA DAL 01/11 – AL 31/03

Dal Lunedì al Sabato 10/17

Domenica 12:30/17

Chiuso dal 15 al 31 Gennaio, 12 Marzo, dal 15 al 30 Novembre, 25 Dicembre, 1 Gennaio

PREZZI

DUOMO

Intero € 4,00 – utilizzo audioguida gratuito

Ridotto €2,00 – utilizzo audioguida gratuito

Gruppi €3,50 – utilizzo audioguida gratuito

MUSEO ARTE SACRA

Intero €3,50 – utilizzo audioguida gratuito

Ridotto €2,00 – utilizzo audioguida gratuito

Gruppi €3,00 – utilizzo audioguida gratuito

CUMULATIVO (Duomo + Museo Arte Sacra)

Intero € 6,00 – utilizzo audioguida gratuito

Ridotto € 3,00 – utilizzo audioguida gratuito

Gruppi € 5,00 – utilizzo audioguida gratuito

Barbara Izzo e Arianna Diana

 

Finalmente l’opera completa dei grandi Maestri veneti dell’incisione settecentesca

Due volumi cartonati di grande formato, veste grafica accuratissima, 980 pagine, 1340 schede di altrettante opere, 1500 immagini con dettagli anche a piena pagina. “La Serenissima nello specchio di rame” è una di quelle opere che nella storia dell’arte si pongono a riferimento assoluto.

I due volumi cartonati, riuniti in un cofanetto, sono opera di Dario Succi, studioso di fama internazionale, specializzato nella pittura e nell’incisione del Settecento veneziano. Ha curato più di venti esposizioni su questo ambito, tra le quali quella, memorabile del 1983 al Correr Da Carlevarijs ai Tiepolo. Incisori veneti e friulani del Settecento.

I due volumi in cofanetto sono stati editi e sono distribuiti da Cecchetto Prior Alto Antiquariato. La tiratura è di mille copie numerate a mano dall’autore e messe in vendita al prezzo di 280 euro.

L’opera, che è frutto di un trentennio di ricerche, colma una lacuna su quello che fu il secolo d’oro di uno straordinario universo di immagini incise, finora non adeguatamente valorizzato perché oggetto di studi frammentari, diluiti in un arco di tempo plurisecolare, dispersi su riviste specializzate e contributi monografici di non facile reperibilità.

I cataloghi ragionati completi di ventidue grandi maestri, incisori d’invenzione (Luca Carlevarijs, Marco Ricci, Michele Marieschi, Antonio Canal detto Canaletto, Bernardo Bellotto, i tre Tiepolo, Jacopo Amigoni, Sebastiano Ricci, Francesco Fontebasso, Alessandro Longhi, Gaetano Zompini, Gianfrancesco Costa, ecc.) sono integrati da una selezione delle serie più significative di dodici fra i migliori incisori di riproduzione (Francesco Bartolozzi, Davide Fossati, Antonio Visentini, Giambattista Brustolon, Giovanni Volpato, Giuliano e Marco Sebastiano Giampiccoli, Dionisio Valesi, Francesco Zuccarelli, Antonio Sandi, Teodoro Viero). Di ogni incisione, accuratamente riprodotta, vengono descritti tutti gli stati conosciuti, precisando le dimensioni, la tecnica esecutiva, la datazione, l’eventuale esistenza di dipinti o disegni corrispondenti. La catalogazione delle stampe (1340 schede, 1500 immagini con dettagli anche a piena pagina, come si è già detto) scorre all’interno di una visione panoramica che consente di seguire la nascita, la straordinaria fioritura, il lento declino di una civiltà espressiva che ha contribuito in maniera determinante, con la larghissima diffusione internazionale, all’esaltazione della gloria di Venezia e della Repubblica Serenissima. I capitoli, ordinati cronologicamente, sono suddivisi seguendo un filo conduttore che valorizza artisti e generi tematici: vedute di Venezia, delle isole lagunari, della Riviera del Brenta, del territorio prealpino, di città italiane ed europee; riproduzioni di dipinti storici, religiosi, allegorici e mitologici; ritratti di artisti, santi e letterati; fantasiose teste di carattere, capricci di paesi e di rovine; le delizie della villeggiatura, le stagioni, i mesi, la caccia in valle, i mestieri ambulanti; le feste dogali,il carnevale e le sagre popolari; la vita in maschera nei caffé, nei palazzi e nei casini.

Strumento prezioso per studiosi, collezionisti, antiquari, questa pubblicazione può coinvolgere tutte le persone sensibili al fascino dell’arte e della storia di Venezia. “La Serenissima nello specchio di rame. Splendore di una civiltà figurativa del Settecento. L’opera completa dei grandi Maestri veneti” volumi cartonati 24 x 30 cm con sovracoperta e cofanetto. 980 pagine totali, 1340 schede, 1500 immagini. A cura di Dario Succi. Editore e distributore: Cecchetto Prior Alto Antiquariato srl (via Chiesa 7 31033 Castelfranco Veneto) http://www.cecchettoprior.com info@cecchettoprior.com.

Tiratura: mille copie numerate, Euro 280,00.

Articolo di S. E.

Un Commendatore in casa lemienotizie.com

Immagine 003-001L’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica, conferitole lo scorso 27 dicembre dal signor Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è stata consegnata lo scorso 27 marzo in Palazzo Broletto, a Brescia, al direttore de lemienotizie.com Alessia Biasiolo.

La cerimonia si è svolta all’interno della Prefettura di Brescia, alla presenza di sua eccellenza il prefetto Brassesco Pace, e del sindaco della Leonessa d’Italia Emilio Del Bono.

COMMENDATORE-SINDACO-PREFETTO

Presenti i familiari e un gruppo di amici.

Un riconoscimento importante per Alessia Biasiolo, impegnata da anni in ambito culturale e nel volontariato.

Ancora giovane per un titolo così alto, nei sette anni trascorsi dal titolo di Ufficiale Alessia ha continuato il suo impegno, caratterizzando la sua opera sempre con professionalità ed estro creativo.

A lei vanno le più sincere congratulazioni da parte dello staff lemienotizie.com e di tutti gli iscritti.

 

Riaperte le visite all’Isola Bella e all’Isola Madre

Dallo scorso 22 marzo, si sono aprono le visite sia all’Isola Bella che all’Isola Madre, oltre che alla Rocca di Angera sul Lago Maggiore.

Molte le novità che attendono i visitatori nei tre gioielli dei Domini Borromeo sul Lago.

Tra le prime, l’emozione di entrare, a conclusione di un complesso restauro, nelle celebri Grotte di Palazzo Borromeo allIsola Bella. Per volontà dei Principi Borromeo, squadre di tecnici specializzati nel recupero di paramenti lapidei, insieme a specialisti nel restauro e manutenzione di ambiti diversissimi, si sono affaccendati in questi mesi per riportare le Grotte alla loro massima bellezza. E con le Grotte, tutti i preziosi reperti che esse ospitano. I sei grandi ambienti illuminati dal baluginio dell’acqua del lago, da sempre stupiscono i visitatori. Questi ambienti, posti a filo d’acqua, nel corpo settentrionale del Palazzo Borromeo sull’Isola Bella, appaiono interamente ricoperti da milioni di ciottoli, stucchi, madreperle, concrezioni, marmi, a voler ricreare la sensazione di addentrarsi in vere e proprie grotte.

La realizzazione di questi ambienti, voluti da Vitaliano Borromeo, per proteggere famiglia e amici dalla calura estiva ma anche per stupire e divertite i suoi ospiti, ha richiesto più di un secolo, con diverse interruzioni. Gli architetti che si sono succeduti nella creazione di questo stupefacente ambiente, ma anche i committenti, avevano idee e obiettivi precisi. Per accontentarli i materiali necessari sono stati selezionati e qui portati anche da molto lontano, così come dai territori del lago. Decine e decine di migliaia di piccoli frammenti di concrezioni, marmi rari, rocce e conchiglie, schiume di ferro sono stati qui assemblati secondo disegni precisi per creare un nuovo fantastico mondo.

A popolarlo sono giunti statue, mobili, reperti, il tutto tra giochi d’acqua, motivi araldici e mosaici. Non c’è da stupirsi che, ben presto, queste Grotte siano diventate famose e che gli illustri visitatori di passaggio per l’Italia le inserissero tra le mete imperdibili nel Grand Tour nel Bel Paese.

Le magnifiche statue in marmo bianco che qui hanno trovato collocazione hanno sempre stupito i visitatori per la loro bellezza, talvolta creando pruderie oggi impensabili. Come nel caso della bella Venere nuda, creata da Vincenzo Monti sull’esempio della Ninfa dormiente del Canova. A proposito di questo bellissimo nudo, le rimostranze degli ospiti più pudibondi, avevano spinto Gilberto V Borromeo e pensare di disfarsene, decisione che fortunatamente non ha avuto seguito. Attualmente le Grotte ospitano reperti diversissimi, di grande interesse. Tutti sottoposti, in questi mesi, ad analisi e, ove necessario, a puliture o restauro.

Accanto ai preziosi marmi, vi si ammirano raccolte di conchiglie e alghe fossili, ma anche reperti protostorici ed una piroga dell’Età del ferro ritrovati sulle sponde del Lago, il modello storico del Bucintoro di Venezia, vesti e armature di antichi Samurai, una piccola divinità indù del Mille, e tanto altro: una wunderkammer dove riunire tesori e curiosità, testimonianze del gusto collezionistico della famiglia e alcuni dei più curiosi doni che le giungevano da mezzo mondo.

Un tesoro a sé stante è la sontuosa collezione di selle, bardature e finimenti di gala dei cavalli da parata del Casato. Capolavori creati dai migliori artigiani dell’area milanese, giunti perfettamente intatti sino ad oggi e che il restauro appena concluso preserverà perfetti anche per il futuro.

Su incarico dei Principi Borromeo, in questi giorno, Massimo Listri, grandissimo fotografo d’interni, sta documentando il risultato dell’intervento di restauro. Le immagini d’arte di Massimo Listri illustreranno la guida alle Grotte, il cui testo è stato chiesto a Marco Carminati, prestigiosa firma del Domenicale del Sole 24 ore. La guida, con i testi di Carminati e le immagini di Listri, sarà a disposizione del pubblico, sia in loco che tramite web dal sito http://www.isoleborromee.it

Articolo di S. E.

Estoy Viva a Milano

Estoy viva-regina galindo

Il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano apre la stagione espositiva del 2014 tornando a parlare del corpo, con una grande mostra personale e una nuova performance di Regina José Galindo, Leone d’Oro alla 51. Biennale di Venezia come migliore giovane artista.

In occasione dell’opening, il 24 marzo, l’artista guatemalteca realizzerà Exalatión (Estoy viva), una performance inedita pensata per il PAC e per Milano. Un’azione intensa e poetica, un gesto di sospensione e di scambio simbolico tra artista e pubblico, metafora del legame, sempre presente nel lavoro di Galindo, tra arte, vita e morte.

Promossa dal Comune di Milano Cultura in occasione di MiArt 2014, prodotta da PAC e Civita e curata da Diego Sileo ed Eugenio Viola, Estoy Viva è la prima – e più completa – antologica dell’artista mai realizzata.

L’ultimo decennio del secolo scorso ha registrato una rinnovata attenzione per le poetiche legate al corpo e all’azione, solo in apparente continuità con le esperienze legate a questi fenomeni nella loro fase ormai storicizzata. La performance torna oggi ad “oltraggiare” con nuova forza i territori dell’arte, attraverso una contaminazione spregiudicata di diversi linguaggi, che ha permesso inedite forme d’espressione radicate nel presente e svincolate dalla tradizione e dalle convenzioni. Il lavoro di Regina José Galindo, sin dalle origini, si ricollega a queste forme di resistenza attiva, caratterizzate da una nuova centralità del corpo.

“L’arte, quella vera, ha poco a che vedere con il glamour, le mode, le esigenze del mercato. Non è chic, non compiace e non si compiace. L’arte, quella vera, assorbe gli umori e le verità della realtà che la circonda e le restituisce filtrate dalla sensibilità dell’interprete, e a volte l’effetto di ritorno è quello di uno schiaffo, o di un urlo – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno – Milano è quindi orgogliosa di ospitare la prima retrospettiva in Italia di Regina José Galindo, donna e artista sensibile e coraggiosa che ha già conquistato, grazie alla sua capacità di affrontare temi universali con un linguaggio altrettanto universale, pubblico e critica di molti diversi Paesi in tutto il mondo. Una programmazione che conferma il PAC quale sede naturale, e prestigiosa, per tutte le più significative esperienze di arte contemporanea internazionale”.

Regina José Galindo (Guatemala City, 1974) è tra le artiste più rappresentative del magmatico continente latinoamericano. La sua ricerca incarna la dimensione soppressa e rimossa della sofferenza, utilizzando il proprio corpo in chiave politica e polemica, alla stregua di uno strumento per riattivare i traumi del rimosso e non dimenticare le rovine della storia. Partendo dal microcosmo del suo paese, il Guatemala, attraversato da una situazione di perenne instabilità e violenza, l’artista restituisce opere scomode, spesso brutali, nelle quali il suo corpo minuto e all’apparenza fragile è esposto ad una serie di azioni pubbliche che usano lo spazio metaforico dell’arte per denunciare le implicazioni etiche legate alle ingiustizie sociali e culturali, le discriminazioni di razza e di sesso e più in generale tutti gli abusi derivanti dalle relazioni di potere che affliggono la società contemporanea.

Galindo esplora il proprio corpo, lo trasforma in strumento di rievocazione simbolica di eventi cui è sottoposto il corpo collettivo, il cosiddetto “corpo sociale”. Le sue azioni, realizzate in un’ottica di coinvolgimento totale, da un lato ribadiscono l’impegno dell’artista a materializzare attraverso la violenza e il dolore le criticità del presente, dall’altro esplicitano un senso di profonda impotenza, chiamando in causa simultaneamente i ruoli ancipiti di partecipante e spettatore.

Regina José Galindo indaga la paura, l’angoscia e le sue conseguenze, affrontandone in prima persona il rischio fisico e psicologico, spingendosi fino ai limiti dell’immaginabile. Le sue azioni radicali e drammatiche restituiscono situazioni sempre spiazzanti ed eticamente scomode, diventano strumento di denuncia teso a ridefinire, ancora una volta, i labili confini di arte e vita.

Estoy viva è articolata in cinque sezioni, intese non come monadi concettuali ma categorie permeabili ed interdipendenti tra loro: Politica, Donna, Violenza, Organico e Morte. Cinque macro emergenze tematiche, pensate per presentare un panorama aperto sull’esperienza artistico-esistenziale di Regina José Galindo ed evidenziarne i principali filoni di ricerca, assilli e motivi di continuità. Un percorso costruito attraverso cortocircuiti e slittamenti, dalle origini ad oggi, che affianca ad alcune delle sue azioni più emblematiche e conosciute, come ¿Quién puede borrar las huellas? (2003), Himenoplastia (2004), Mientras, ellos siguen libres (2007) e Caparazon (2010), opere più recenti e numerosi lavori inediti o mai esposti prima in Italia, come Marabunta e Joroba (2011), Descensión (2013) o la toccante La Verdad, (2013).

La ricerca dell’artista, incentrata su tematiche legate alla violenza, alla privazione dei diritti e alla libertà individuale, è talmente universale da interessare uomini e donne di tutto il mondo e incontrare storie di ogni continente e realtà. Per questo la mostra sosterrà attraverso una donazione l’attività di Amnesty International, l’Organizzazione non governativa indipendente e autofinanziata che dal 1961 difende i diritti umani ovunque siano violati. Tutti i visitatori del PAC potranno contribuire a sostenere le attività di Amnesty International in occasione della mostra: basterà scegliere il biglietto Donazione, disponibile nella formula intero (€ 9,00 anziché 8,00 con 1,00 di donazione), ridotto (€ 7,50 anziché 6,50) e ridotto speciale (€ 5,00 anziché 4,00).

Estoy Viva è realizzata con il sostegno di TOD’S, sponsor dell’attività espositiva annuale del PAC, e con il supporto di Vulcano.

Per avvicinare il pubblico al complesso e articolato lavoro dell’artista il PAC raddoppia le visite guidate gratuite. Tutte le domeniche alle ore 17.30 e tutti i giovedì alle 19.00 previo acquisto del biglietto della mostra.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo edito da Skira Editore, con testi inediti dei due curatori e di Emanuela Borzacchiello, latino-americanista ed esperta in gender studies.

Dal 25 marzo all’8 giugno al PAC, Milano

Barbara Izzo e Arianna Diana

 

Le stanze delle muse

Nota a livello internazionale, la raccolta Molinari Pradelli è la più significativa formatasi a Bologna nel Novecento e si segnala, oltre che per la consistenza delle opere e la selezionata qualità, per la specifica connotazione conferitale dal gusto raffinato del celebre direttore d’orchestra Francesco Molinari Pradelli (1911-1996) attraverso i numerosi viaggi e le relazioni internazionali sull’onda del successo della professione.

Con una mostra di cento dipinti della raffinata collezione la Galleria degli Uffizi vuole rendere ‘omaggio alla grande personalità del maestro, direttore d’orchestra di fama e d’attività mondiali, che ebbe con Firenze un lungo e fruttuoso rapporto grazie alla sua presenza nel Teatro allora Comunale e nei programmi del Maggio Musicale Fiorentino’ (Cistina Acidini).

Francesco Molinari Pradelli nacque a Bologna nel 1911 e frequentò il Liceo musicale “Gian Battista Martini” sotto la guida di Filippo Ivaldi per il pianoforte e di Cesare Nordio per la direzione d’orchestra. Completò la propria formazione musicale a Roma, dove, già alle prime esibizioni, la stampa lo definì, nel 1938, “direttore di sicuro avvenire” mentre Arturo Toscanini lo segnalò come giovane che “ha del talento e farà carriera”. A Roma si distinse nella direzione di concerti avendo come solisti Arturo Benedetti Michelangeli e Wilhelm Kempff. Negli anni Quaranta comparve sulle scene a Milano, Pesaro, Trieste, Bologna e Firenze dirigendo in particolare pezzi di Mozart, Beethoven, Brahms, Wagner. Ebbe inizio, con la tournée ungherese del 1949, il successo internazionale che lo portò sul podio dei principali teatri europei e americani con un repertorio di trentatre concerti e di ventotto realizzazioni operistiche, dal 1938 al 1982. Tra le affermazioni più lusinghiere si ricordano gli spettacoli dell’Arena di Verona: il Guglielmo Tell di Rossini (1965), la Norma di Bellini con la Montserrat Caballé (1974), replicata a Mosca, e inoltre la Carmen di Bizet nel 1961 con cantanti d’eccezione e la Turandot di Puccini in uno spettacolo del 1969 che vide il debutto di Plácido Domingo. Non si possono tralasciare le sei stagioni consecutive all’Opera di Vienna e soprattutto i grandi successi nei teatri americani, dapprima a San Francisco poi, dal 1966, al Metropolitan di New York. Assidua fu la sua presenza a Firenze per oltre trent’anni, a partire dal 1942, come direttore dell’orchestra del Teatro Comunale con una decina di concerti sinfonici di sicuro successo nei quali ricorrenti furono i nomi di Beethoven, Rossini, Brahms, Caikovskij, Wagner. Risale alla stagione 1964-65 la direzione dell’opera verdiana Forza del destino, da tempo nel suo repertorio, mentre data al 1967 il debutto lirico al Maggio Musicale Fiorentino con il moderno recupero di Maria Stuarda di Donizetti, cui seguirono la direzione della Carmen (1968) e Lohengrin (1971).

A partire dagli anni Cinquanta il maestro coltivò una crescente passione per la pittura raccogliendo dapprima dipinti dell’Ottocento, quindi rivolgendosi alla pittura barocca spinto da un’attrazione del tutto originale verso il genere della natura morta i cui studi erano allora alle origini, con un’ottica che univa al piacere del possesso e all’apprezzamento estetico il desiderio di conoscenza, sollecitato dalle visite ai musei e alle mostre nelle città in cui la carriera professionale lo portava (ne sono testimonianza la quantità di libri e riviste specialistiche presenti nell’abitazione, le fotografie, gli appunti delle ricerche storico-artistiche condotte con la consultazione delle fonti storiografiche, la fitta corrispondenza epistolare e le relazioni con gli storici dell’arte, da Roberto Longhi a Federico Zeri, da Francesco Arcangeli a Carlo Volpe, da Ferdinando Bologna a Marcel Roethlinsberger, da Erich Schleier a Giuliano Briganti e a Mina Gregori.).

‘La sua predilezione per le “nature morte” in un tempo in cui non erano tanti i loro estimatori (lo sarebbero invece diventati dopo) offre il primo spunto di riflessione sull’indipendenza di giudizio di Molinari Pradelli. Lui, ch’era maestro internazionalmente celebrato, dimostra, scegliendo un genere di pittura poco ambìto, di non fondare le sue scelte d’amatore d’arte sui pareri degli storici e dei critici, né tanto meno di tener conto dell’onda delle mode. Come fa ogni collezionista culturalmente elegante, si disinteressava delle convenzioni. Non attribuendo ai quadri,  poi, valore d’investimento, non si curava di quello che piaceva agli altri, ma cercava di far suo ciò che piaceva a lui; e non rincorreva i nomi eccellenti (che difatti nella raccolta non si troveranno). L’aspirazione di lui era quella d’acquisire opere che gli fossero consentanee. N’è venuta una collezione ch’è lo specchio veridico della sua disposizione ideologica, per nulla incline al conformismo’ (Antonio Natali).

La collezione di circa duecento quadri che nel corso del tempo rivestirono le pareti della residenza bolognese e quindi della villa a Marano di Castenaso è stata ammirata dai maggiori storici dell’arte del Novecento, europei e americani. Come la mostra documenta, attraverso la selezione di cento dipinti, il maestro privilegiò rigorosamente la pittura del Seicento e del Settecento documentando le diverse scuole italiane, senza eccezione, con specifica attenzione ai bozzetti e ai modelletti. E se prevalenti sono i dipinti di figura della scuola emiliana – con opere di Pietro Faccini, Mastelletta, Guido Cagnacci, Marcantonio Franceschini e soprattutto i fratelli Gandolfi – e di quella napoletana – con dipinti di Luca Giordano, Micco Spadaro, Francesco De Mura, Lorenzo De Caro etc. -, non mancano capolavori di artisti veneti – Palma il Giovane, Alessandro Turchi, Sebastiano Ricci, Giovanni Battista Pittoni -, di artisti liguri e lombardi – Bernardo Strozzi, Bartolomeo Biscaino, Giulio Cesare Procaccini, Carlo Francesco Nuvolone, fra Galgario, Giuseppe Bazzani – e di artisti romani quali Gaspard Dughet, Pier Francesco Mola, Lazzaro Baldi, Paolo Monaldi.

A conferire alla collezione, molto precocemente, una notorietà internazionale furono tuttavia proprio i numerosi dipinti di natura morta di artisti come Jacopo da Empoli, Luca Forte, Giuseppe Recco, Cristoforo Munari, Arcangelo Resani, Carlo Magini, segno di un intuito fuori dal comune che fece del noto direttore d’orchestra un autentico conoscitore della pittura barocca italiana, antesignano dei moderni studi sulla natura morta.

La mostra, a cura di Angelo Mazza come il catalogo edito da Giunti, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria degli Uffizi, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Ad arricchire la mostra è una sezione cinematografica, a cura del regista Pupi Avati – con la collaborazione di Armando Chianese  – che evoca la Bologna del tempo del grande maestro e collezionista, che Avati ricorda di aver incontrato nella sua infanzia in più occasioni e con emozione poiché suo padre Angelo Avati era rinomato antiquario e collezionista d’arte in città.

“Le stanze delle muse. Dipinti barocchi dalle collezioni di Francesco Molinari Pradelli”.

Galleria degli Uffizi, fino all’ 11 maggio 2014, dal martedì alla domenica 8.15 – 18.50; la biglietteria chiude alle 18.05.

Chiuso il lunedì e il 1 maggio.

Biglietti: intero: € 11.00; ridotto: € 5.50 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 ed i 25 anni. Gratuità del biglietto per i  minori di 18anni e per i cittadini dell’U.E. sopra i 65 anni.

Articolo di Firenze Musei

 

Palazzo Pretorio: patrimonio recuperato alla Città

Dopo quasi 20 anni, l’11 aprile 2014, Palazzo Pretorio, monumento simbolo di Prato, sarà integralmente restituito alla città. In questi anni è rimasto chiuso per evidenti problemi alle strutture.

Gli interventi di restauro e di adeguamento dell’edificio agli standard internazionali fissati per la conservazione delle opere d’arte (il Palazzo Pretorio torna infatti alla funzione di Museo che già aveva dal 1912) si sono rivelati piuttosto complessi.

Il Palazzo ha assunto le sue forme attuali tra il ‘200 e il ‘300, conglobando tre edifici preesistenti. Nella trama dell’architettura è ancora possibile distinguere le diverse parti originarie, magistralmente unite nella nuova costruzione.
L’edificio medievale, voluto come sede del Podestà cittadino, della magistratura e delle prigioni, venne rimaneggiato in epoca cinquecentesca anche a causa di un parziale crollo.

Mutando, in parte, le funzioni, mutò anche la suddivisione degli spazi interni: i grandi ambienti di rappresentanza e di incontro vennero suddivisi in vani più piccoli.
Poi il terremoto del 1899 e i nuovi danni all’edificio.

La rinascita risale al 1912, quando Palazzo Pretorio venne destinato a Museo Civico, funzione che ha adempiuto sino al 1997 quando, davanti alle evidenti esigenze di restauro, le opere furono provvisoriamente esposte nel vicino Museo di Pittura Murale. Fra queste i capolavori di Filippo e Filippino Lippi, Fra’ Diamante e Donatello, protagonisti della mostra di settembre.
Oltre che adeguare l’intero edificio alle nuove esigenze di fruizione e di conservazione, il restauro voluto dall’Amministrazione Comunale e che con riapertura del Museo giunge al suo completamento anche funzionale, ha messo in sicurezza la parte muraria ed ha riportato all’antica bellezza gli stemmi dei podestà affrescati alle pareti ed i meravigliosi soffitti lignei dipinti, tra i più belli in Toscana.

Le opere che qui ritrovano casa godono di ambienti a norma per climatizzazione e per ogni altro aspetto collegato alla salvaguardia. Il pubblico può così ammirarle in un nuovo e innovativo allestimento, in un museo dotato dei servizi per la didattica, l’accoglienza e la comunicazione multimediale. A firmare” il progetto del nuovo allestimento, promosso dal Comune di Prato, gli architetti Adolfo Natalini, Marco Magni e Piero Guicciardini.

Articolo di S. E.

Infinitamente. Viaggio nella vita. Il cambiamento

Il cambiamento è uno degli aspetti cruciali di ogni essere vivente, elemento costitutivo della definizione stessa di vita. Da questo presupposto prende spunto la sesta edizione di Infinitamente, il festival di scienze e arti intitolato “Viaggio nella vita. Il cambiamento” che si terrà a Verona dal 10 al 16 marzo. La manifestazione culturale, tra le più seguite a livello nazionale, è realizzata dall’Università di Verona, il Comune di Verona e il Consorzio Verona Tuttintorno, in concomitanza con la Brain Awareness Week, settimana mondiale della ricerca sul cervello e sulle scienze cognitive. Il festival ha inoltre il patrocinio dell’Istituto Italiano delle Neuroscienze e della Società italiana di Neurologia, che dall’edizione 2013 ha fatto di Infinitamente il suo evento portante per la promozione nazionale della Settimana mondiale del cervello. La manifestazione è organizzata con il prezioso contributo di Fondazione Cariverona, Fondazione Cattolica Assicurazioni, Esu di Verona e Banca Popolare di Verona. Gode, inoltre, del sostegno di Unicredit, Vivigas, DB Bahn e Agsm.

Dopo aver raggiunto un consolidato successo con l’edizione 2013 (oltre 22 mila presenze per conferenze, laboratori ed eventi teatrali, cui si aggiungono i 20 mila visitatori della mostra di Matthew Watkins allestita al Museo Civico di Storia Naturale e gli oltre 55 mila visitatori della mostra ospitata nella Casa di Giulietta), “Infinitamente” torna quest’anno a coinvolgere il grande pubblico che si appassiona alla scienza, naviga in internet e s’interroga sugli scenari che la ricerca apre all’umanità. Un pubblico curioso, composto in larga parte da giovani, ma anche da persone più mature interessate agli sviluppi della scienza e alle più attuali tematiche e sfide della ricerca in tutti gli ambiti compreso quello umanistico.

Oltre 70 focus e conferenze, tre mostre, 20 laboratori, quattro spettacoli serali, e poi concerti, proiezioni cinematografiche e incontri con l’autore. Più di 100 eventi con la partecipazione di circa 200 tra scienziati e protagonisti di spicco del panorama culturale e artistico internazionale.

I focus sono suddivisi in 12 aree tematiche su cui si fonda l’edizione 2014 del festival: “Flussi e ritmi del cambiamento”, “Dall’uomo all’universo. Ordine, disordine e caos”, “Cervello e fattori di cambiamento”, Cambiamento e nuovi modelli”, “Itinerario storico-archeologico del cambiamento”, Linguaggi e simboli del cambiamento”, “Viaggio nella vita: le regole e non regole del cambiamento”, Interazioni con l’ambiente e stimoli al cambiamento”, “ Prevedere e adattarsi al cambiamento”, “Percorso Galileiano”, “L’evoluzione è servita: scienza e cibo”, “Cambiamento e dintorni”.

Il network

Attorno al Festival si è creato un network di soggetti che collaborano con l’Università con entusiasmo e ampia disponibilità, condividendo l’obiettivo di offrire alla città un’importante e innovativa occasione di crescita culturale. Di grande valore la collaborazione, ormai consolidata, con le istituzioni e le associazioni scientifiche e culturali internazionali, nazionali e del territorio veronese. Il Festival è realizzato grazie alla collaborazione del Conservatorio Musicale di Verona, dell’Accademia di Belle Arti di Verona, Società Italiana di Neurologia, Società italiana di Neuroetica, Gruppo Pleiadi, Verona Film Festival, Associazione Librai Italiani di Verona, Club Tenco, la Feltrinelli, White, Fuori Aula Network, Palazzo Verità Poeta, Palazzo Miniscalchi Erizzo, Educandato agli Angeli, Teatro Stabile di Verona e il Gruppo Editoriale Athesis. Infinitamente gode del patrocinio della Brain Awareness Week, dell’Istituto Nazionale di Neuroscienze, della Regione del Veneto, della Provincia di Verona, dell’Ufficio scolastico regionale per il Veneto, dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, di Assostampa Verona, dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e Società Letteraria di Verona.

Il cambiamento, tema della sesta edizione

La sesta edizione avrà per titolo “Viaggio nella vita. Il cambiamento”. Il festival  indagherà i fattori e le modalità con cui la mente umana avverte e vive il cambiamento, caratteristica cruciale di tutti gli esseri viventi che hanno capacità di evolversi e interagire con l’ambiente esterno. Sarà inoltre analizzato il cambiamento a livello cerebrale, parlando di plasticità neuronale e andando a scoprire come cambia il cervello nel corso della vita e come esso sia in grado di modificare le sue funzionalità e la sua struttura in modo dipendente dagli eventi che lo influenzano. Si parlerà anche della capacità dell’uomo di contrastare il danno cerebrale attraverso la riserva cognitiva, un meccanismo di compensazione secondo cui avere un’attiva vita cerebrale e intellettuale aiuta a sopperire al degrado delle funzioni cerebrali o ai danni provocati per cause naturali, come l’invecchiamento, o da patologie e traumi.

Il cambiamento, inteso come variabilità genetica, è dunque un fattore intrinseco della vita. A partire dai segreti racchiusi nel Dna, il “filo della vita”, il festival proporrà un “viaggio nella vita”, spiegando i temi più affascinanti della ricerca in campo biologico, come le ricombinazioni genetiche, le mutazioni e le modificazioni dell’espressione genica che vengono indagate dall’Epigenetica. Il concetto di “cambiamento” sarà indagato nei suoi molteplici aspetti, anche nell’ambito delle Scienze matematiche, fisiche e naturali consentendo di aprire la manifestazione a percorsi che esploreranno i temi di ordine, disordine, entropia, rottura di simmetrie e materia oscura, coinvolgendo Fisica, Chimica ed Astrofisica, disciplina che conta molti appassionati fra il pubblico di “Infinitamente”. In occasione del 450° anniversario della nascita di Galileo Galilei, inoltre, “Infinitamente” dedicherà una particolare attenzione alla figura di questo straordinario protagonista del cambiamento nel campo della ricerca. Il “cambiamento” è un concetto particolarmente suggestivo anche per tutti i possibili rimandi agli ambiti psicologici e psicanalitici, filosofici, storici, letterari, linguistici, artistici, sociologici e giuridici. La manifestazione si aprirà dunque a 360° coinvolgendo non solo discipline scientifiche ma anche quelle umanistiche, con proposte che coglieranno numerosi spunti dal tema a livello filosofico, storico, sociale, letterario, artistico e giuridico.

Il programma 2014

Scienziati di livello internazionale parteciperanno a tavole rotonde, interviste, talk show contagiando la città. Il festival è animato da scienziati ospiti e da scienziati dell’università di Verona. La manifestazione è ideata per suscitare curiosità, per approfondire le questioni scientifiche, le sfide tecnologiche, le domande filosofiche più stimolanti che le ultime frontiere della scienza stanno sempre più sottoponendo alla comunità scientifica e al nostro vivere quotidiano.

Dal 10 al 16 marzo ogni angolo di Verona sarà dunque animato dal festival. Gli incontri si terranno in varie sedi cittadine. Dalla rinnovata sede del Teatro Ristori al Palazzo della Gran Guardia, dal Palazzo della Ragione, all’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere, dalla Società letteraria al Polo Zanotto, dalla Biblioteca Civica al Museo di Storia Naturale.

Tra gli ospiti  Telmo Pievani, direttore di Pikaia il portale italiano dell’evoluzione, che parlerà dei ritmi dell’evoluzione dalla gradualità alle catastrofi, Sheref Mansy ricercatore al centro di Biologia integrata dell’università di Trento che ha ricevuto un importante finanziamento dalla Simons Foundations di New York per ricercare l’origine della vita. Tra i nomi di Infinitamente anche quelli del fisico Tito Arecchi, di Luigi Guzzo astronomo che proporrà un approfondimento sull’energia oscura, Gian Francesco Giudice, fisico del Cern di Ginevra, con una trattazione sulle simmetrie celate nella natura e lo scienziato di origine veronese Carlo Rovelli che presenterà il suo volume “La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose”, edito nel 2013 da Raffaello Cortina Editore. Spazio anche ad un approfondimento sulla figura di Galileo Galilei per il 450esimo della sua nascita con lo storico Pietro Redondi che farà luce sulla condanna dello scienziato toscano e con gli scienziati Piero Benvenuti e William Shea. Tra i neuroscienzati Giovanni Frazzetto, Pierre Magistretti, Ernesto Carafoli, Giovanni Boniolo ed Enrico Cherubini. Nell’ambito psichiatrico e psicoanalitico Stefano Bolognini  e Gabriele La Porta. Per gli umanisti porteranno il loro contributo a Infinitamente Angelo Bolaffi, filosofo della politica e germanista, Roberto Cordeschi, filosofo della scienza. Parteciperanno, inoltre, Stefano Benazzi, paleontologo e l’etologo Enrico Alleva.

Il ricco programma di “Infinitamente” è articolato in quattro proposte: ascoltare, per dare voce agli scienziati e ai protagonisti del mondo culturale; fare, in cui i visitatori potranno mettersi alla prova in numerosi laboratori ludico-didattici gratuiti a tema, dedicati ad ogni fascia d’età, dall’infanzia all’età matura, come approccio creativo all’informatica, scienze, invenzioni e tecnologia, teatro, giochi della mente ed altri; vedere, con la mostra al museo civico di Storia naturale “Nature multiple. Le metamorfosi di Giuliana Cunéaz”, un percorso attraverso le opere di questa artista che indaga il mondo dell’infinitamente piccolo, il nano mondo, svelandone gli elementi più emblematici – cristalli, spore, pollini, globuli – per riproporli in visioni di straordinaria suggestione, oscillanti fra immagini di idilliaca empatia e fantascientifici miraggi. Attraverso la modellazione 3D, l’artista dilata gli aspetti enigmatici e ambigui delle forme che si presentano come aspetti di un’architettura complessa non priva di evocazioni a strutture primordiali. All’Unicredit ArtGallery sarà proposta la mostra “International images for science” a cura di The Royal Photographic Society. Più di 70 fotografie per illustrare il ruolo dell’immagine nella ricerca scientifica moderna. Le immagini, realizzate da scienziati impegnati in diversi settori della ricerca, fanno scoprire all’occhio umano mondi visibili solo grazie all’uso del microscopio e del telescopio, illuminando con luce polarizzata o fluorescente o usando tecniche speciali come la fotografia ad alta velocità, microrganismi e minerali, ma anche fenomeni naturali e oggetti d’uso quotidiano. Studenti e docenti della Scuola di pittura, scultura e scenografia l’Accademia di Belle Arti di Verona, da venerdì 14 a domenica 16, nel palazzo della  Gran Guardia presenteranno l’installazione “La belle Noiseuse”.

Nei giorni della manifestazione, inoltre, il pubblico di Infinitamente potrà visitare gratuitamente la mostra “Mind map of love”, istantanee del viaggio dall’Ovest all’Est dell’Europa di Mauro Fiorese e Christian Zott, allestita nella Casa di Giulietta organizzata dalla Direzione del Coordinamento Musei d’Arte Monumenti del Comune di Verona. Per scoprire come vivevano i nostri antenati preistorici sarà possibile visitare “N-Files – Identikit di un Neandertal”, realizzata all’interno della Biblioteca Civica e proposta dall’Associazione EvolutaMente, mentre gli appassionati di geologia, al Museo Civico di Storia Naturale e agli Scavi Scaligeri, potranno visitare la mostra “Geomorfo. I mille volti della terra” organizzata da Centro internazionale di fotografia Scavi Scaligeri e Museo Civico di Storia Naturale.

Il quarto percorso è divertirsi con eventi artistici, teatrali e musicali. Come nella passata edizione, infatti, il festival proporrà un cartellone di eventi teatrali, performance artistiche e concerti. Saranno elaborate proposte che, come tradizione di “Infinitamente”, offrono contenuti culturali in format artistici. Emozioni e ironia per riflettere e divertirsi. Giovedì 13, alle 21.30 al Teatro Ristori, Enrico De Angelis dedicherà un reading-concerto a Lucio Dalla “Cambierò, cambierò, apriti cuore. I voli vertiginosi di Lucio Dalla”.

Venerdì 14, alle 21 al Teatro Nuovo andrà in scena “Ecce homo” di e con Lucilla Giagnoni, un monologo che indaga le origini dell’essere umano e porge uno sguardo al futuro, mentre sabato 15, alle 21 sempre al Teatro Nuovo, Lina Wertmüller presenterà “Un’allegra fin de siècle” un viaggio tra parole e musica toccando avvenimenti storici che hanno segnato il Novecento. A chiudere il festival domenica 16, alle 21.30 al Teatro Ristori, sarà David Riondino con “Bocca baciata non perde ventura, anzi rinnova come fa la luna. Ovvero la fatal sorte della bella Alatiel che di sventura fece sua fortuna”, l’invenzione boccaccesca accompagnata con il mix di proposta culturale, digressioni ironiche e di divagazioni in musica che sono la cifra della sua proposta artistica.

Spazio anche al cinema il 10 marzo, dalle 20.15 al Polo Zanotto, con una serata evento con conferenza “Attrice e diva : i due volti di Brigitte Bardot” di Cristina Jandelli e Alberto Scandola. Seguirà  la proiezione del film “La vérité” di Henri-Georges Clouzot, 1960, con Brigitte Bardot.  Sabato 15 marzo, alle 18, nell’auditorium Nuovo Montemezzi del  Conservatorio “E.F.Dall’Abaco” di Verona,  Ensemble cameristici del conservatorio proporranno “Trasfigurazioni sonore: la danza si fa strumento. Da Brahms a Thielemans, rinnovando il linguaggio musicale”.

Due i seminari di approfondimento proposti in questa edizione: “L’importanza dell’insegnamento della scienza e del metodo scientifico ai bambini” dedicato al mondo della scuola e “Informare senza discriminare: identità e gender theories” per i giornalisti.

Il festival è ideato e coordinato da Maria Fiorenza Coppari. Il programma è realizzato in collaborazione con docenti e ricercatori dell’ateneo di Verona e con la supervisione scientifica dei delegati del Rettore alla Comunicazione Adriana Cavarero e alla Ricerca Mario Pezzotti.

L’organizzazione del festival è gestita in collaborazione con l’Area Cultura del Comune di Verona diretta da Gabriele Ren.

Ogni evento prevede libero accesso alle sale fino all’esaurimento dei posti disponibili.

 

 

Paris Rockin’ Festival 2014

Torna la primavera e Suona francese.

Anticipando di un giorno la presentazione ufficiale della settima edizione del festival di musica francese, prevista il 21 marzo a Palazzo Farnese, arriva a Roma il famosissimo Paris Rockin’ Festival che, questa volta, sceglie la sede del Lanificio 159 di Via di Pietralata per una maratona di tre giorni orientata alle scene musicali contaminate: musica elettronica, rock, hip-hop, e avanguardia.
Dopo 5 anni di serate e concerti in diversi luoghi romani ed italiani, Paris Rockin’ cambia così forma e propone, dal 20 al 22 marzo 2014, una vetrina ricca di proposte più note ed altre emergenti che rappresentano il futuro creativo di Parigi, ma anche cucina francese, creazioni video e mostre.
Successivamente, in un periodo di oltre tre mesi di programmazione (fino al 30 giugno) distribuito in molteplici altri luoghi e contesti italiani, Suona francese entrerà nel vivo con un calendario dedicato principalmente a giovani talenti e nuove sonorità, con appendici rivolte anche al classico e contemporaneo, nel perfetto dialogo e connubio musicale tra Italia e Francia.

Dopo 5 anni di serate e concerti in diversi luoghi romani ed italiani, Paris Rockin’ cambia forma per diventare Paris Rockin’ Festival: tre giorni all’insegna della scoperta con una particolare attenzione per le nuove sonorità di musica elettronica negli spazi del Lanificio, luogo di cultura romano, attivo per la produzione e l’organizzazione di numerose attività artistico culturali.

Giovedì 20 marzo, in collaborazione con Natural Gizmo (rassegna mensile di concerti di matrice elettronica del Lanificio), proponiamo il live pop-soul di Freddy McQuinn, le contaminazioni electro-rock di Jamaica e l’acid house orientale degli Acid Arab, in versione dj-set.

Invece venerdì 21 marzo è più orientato alla scena clubbing parigina con il maestro Agoria, i paesaggi sonori più intimi di Rone, la french-touch balcanica dei Nôze o ancora la house-dubstep di Bambounou.

Sabato 22 marzo sarà articolato intorno alle sinergie che si possono creare tra Parigi e Roma allargando il discorso ad altre arti con una mostra/concorso di artisti italiani sul tema di Parigi organizzato in collaborazione con Aracne – Arti per la Città, la possibilità di degustare le ricette francesi del Lanificio Cucina e un mapping video dedicato a Parigi. Per la musica sarà presenta una nuova generazione di produttori francesi ultra promettente (Stwo, Everydayz, Dream Koala…) e i romani Equohm e Massimo Voci (dj-resident Paris Rockin’), ospite fisso delle 3 serate del festival.

Paris Rockin’ festival si propone come una vetrina della cultura francese con la musica (live e dj-set) come vettore principale ma esplora anche le collaborazioni che possono nascere tra Parigi e Roma nell’arte, la video-art o la cucina.

Programma
Giovedì 20 marzo @ Lanificio 159 con Natural Gizmo

FREDDY MCQUINN (FR – live)

JAMAICA (FR – live)

ACID ARAB (FR – dj-set)

MASSIMO VOCI (IT – dj-set)
Venerdì 21 marzo @ Lanificio 159 + Lanificio Galleria

AGORIA (FR – dj-set)

NÔZE (FR – live)

RONE (FR – live)

BAMBOUNOU (FR – dj-set)

ALEX PALETTA (IT – dj-set)

MASSIMO VOCI (IT – dj-set)
Sabato 22 marzo @ Lanificio Atelier con Aracne

STWO (FR – live)

EVERYDAYZ (FR – live)

DREAM KOALA (FR – live)

EQUOHM (IT – live)
MASSIMO VOCI (IT – dj-set) + ART, CUISINE & VIDEO

Giovedì 20 marzo 2014

In collaborazione con Natural Gizmo

 Acid Arab è il progetto creato da Guido Minisky e Hervé Carvalho (residenti del club parigino Chez Moune) che vuole riunire due stili di dance-music: la house dei clubs occidentali e la musica ancestrale orientale. Il ponte è l’acid-house, musica dei ghettos con suoni saturati e una ricchezza ritmica che porta il ballerino allo stato di trance, che risponde perfettamente alle registrazioni ‘underground’ del Maghreb, della Turchia e del Medio-Oriente. Sono stati firmati sulla prestigiosa etichetta Versatile che ha pubblicato due EP e un LP con collaborazioni con Omar Souleyman, Pilooski, I:Cube, Turzi, Legowelt, Crackboy …

 Freddy McQuinn è un cantante, musicista e produttore parigino che ha vissuto a Londra per più di 15 anni, prima di venire vivere a Roma qualche anno fa. Dopo il successo del suo primo disco ‘Exile On Brick Lane’, pubblica nel 2013 il suo secondo disco ‘Positive Spin’ con la partecipazione di tanti ottimi musicisti (Seb Martel, Sandra Nkake, Fixi, Cyril Atef ..). La musica di Freddy McQuinn è al 100% organica, rifletto della sua musicalità eclettica : blues underground, ballate old school, groove rock-funk. Questi stili musicali si mescolano con maestria per creare un ambiente unico che prende vità sul palco son la sua presenza.

I francesi di Jamaica tornano alla grande nel 2014 con un nuovo disco ‘Ventura’ pubblicato il 31 marzo per Coop-Music. A tre anni dal loro debutto “No Problem” prodotto da Xavier De Rosnay dei Justice, la band è maturata molto grazie ad un intenso periodo fatto di concerti in tutto il mondo e lunghe pause in studio. ‘Ventura’ è stato prodotto a Los Angeles con Peter Franco (Daft Punk – Random Access Memories) nel suo studio in ‘Ventura Boulevard’ e finalizzato a Parigi con l’aiuto di Laurent d’Herbencourt (Phoenix – Bankrupt), con contributi di Tunde Adebimpe dei TV on The Radio e di Chris Caswell (Paul Williams) alle tastiere.

Massimo Voci, dj-resident di Paris Rockin’ dal 2009, è uno dei più attivi della scena romana.
 Label Manager di Black Moka Records, è uno dei fondatori U-FM Radio, lavora anche per Radio Capital, ha la sua trasmissione Club Moka su m2o ed è pure il dj di ‘Webnotte’ su Repubblica Tv. Dal soul all’elettronica, dal dubstep alla minimal, riesce sempre a sentire il polso di una serata, ed è diventato uno dei dj più apprezzati della scena romana. Ha suonato insieme a Carl Craig, Laurent Garnier, Sebastian, Nicola Conte, Francois K, Para One, Agoria, Busy P, Gesaffelstein, Birdy Nam Nam, dOP, Caribou, Popof, Breakbot.

 Venerdì 21 marzo 2014

AGORIA
Dagli inizi nei club di Lione al suo ultimo remix per Moby, Agoria è sempre stato alla ricerca di nuove direzioni senza mai dimenticare le sue radici. Il suo primo disco ‘Blossom’ è stato pubblicato nel 2003, seguito nel 2006 di ‘The Green Armchair’ e di una compilation per la prestigiosa serie ‘At The Controls’ che lo porta ad un riconoscimento internazionale. Poi crea l’etichetta Infiné sulla quale pubblica nel 2012 ‘Impermanence’, completamente libero di ogni influenza esterna. Il suo ultimo brano ‘Scala’ (Innervisions) ha fatto il giro del mondo nel 2013. Tra le altre collaborazioni durante la sua carriera : Tricky, Neneh Cherry, Francesco Tristano…
NÔZE
I Nôze sono uno stravagante duo che nel loro sound mescolano con sapienza e maestria estetica pop e groove minimale, melodia e ricerca, suoni acustici e sintetici, atmosfere balcaniche e sofisticato tocco parigino, realizzando coinvolgenti live set all’insegna di una caotica irriverenza. Il beat che li caratterizza è ormai uno stile riconosciuto: l’unione perfetta della musica balcanica e il ritmo elettronico di una french touch rinnovata. E’ questo il segreto del successo di Nicolas Sfintescu e Ezechiel Pailhes, bohémiens nella penombra dei dancefloor, illusionisti prestati alla musica suonata, cultori a 360 gradi, esteti con l’indole del clown
RONE
L’artista francese Rone (che vive a Berlino) è diventato in pochi anni uno degli artisti di musica elettronica preferiti dei francesi. Crea e sviluppa dei paesaggi sonori bellissimi con delle melodie additive accompagnate di beats raffinatissimi. Nel 2009 pubblica il suo primo disco ‘Spanish Breakfast’ (Infiné), gioiellino elettronico seguito nel 2012 dal suo secondo disco ‘Tohu Bohu’ sempre per Infiné, capo lavoro assoluto acclamato dalla stampa francese ed europea, che ha dato a Rone una visibilità meritata (tante cover di magazine di musica e non solo). Nel 2013 pubblica ‘Tohu Bonus’, con una collaborazione con John Stanier dei Battles.

BAMBOUNOU
Bambounou è un ragazzo parigino, ventenne e amante della Chicago house si ispira alla dubstep, all’ UK bass e alla techno pura. La sua musica viene definita compulsiva e sincera, i suoi battiti possono far comparire un oasi in mezzo al Sahara. Con alcuni Ep pubblicati per CleckCleckBoom Recordings, per 50Weapons, e Sound Pellegrino, e dei remix per Canblaster, French Fries o Count&Sinden ha già interessato tutto il pianeta.

ALEX PALETTA

Radioman & DJ, appassionato di musica e di radio. Da una decade si occupa di regia e produzione di radioso. Se volete sapere cosa suona, andatevi ad ascoltare U-FM Radio, lui è uno dei 3 fondatori, nonché responsabile dei programmi. Membro della crew U-fm Soundsystem, lo trovate in giro … in ogni posto dove c’è bisogno di buona musica.

Sabato 22 marzo 2014

In collaborazione con Aracne – Arti Per La Città per l’organizzazione di un concorso per artisti italiani sul tema di ‘Parigi’. Le opere saranno esposte all’Atelier del Lanificio nell’ambito del Paris Rockin’ Festival.
Stwo (pronunciato ‘stew’) è un produttore parigino di 20 anni firmato sull’etichetta di Los Angeles ‘Soulection’. Con il brano ‘You’ seguito del EP ‘Moans’ si guadagna decine di migliaia di ascolti, e un’attenzione da parte di tanti siti sul web (Mixmag, Hypetrak …). Con la pubblicazione del suo ultimo EP, ha definitivamente convinto tutti del suo talento con mezzo milione di ascolti su Soundcloud. Sta iniziando un tour mondiale per farsi conoscere al gran pubblico, eccolo per la prima volta in Italia per Paris Rockin’.
EVERYDAYZ
E con la strada, i muri del conservatorio e le musiche elettroniche che Ilia « Everydayz » Koutchoukov ha nutrito il suo gusto per la composizione. Non solo ‘beatmaker’, perché la sua ricerca creativa va aldilà, produttore e dj per alcuni rapper, ha anche scritto le colonne sonore di spettacoli di danza (inauguro dello spazio ‘Made’ a Berlino) e di serie TV (Les Lascars su Canal+). Crea e sviluppa anche le sue produzioni da solo, dove s’incrociano tutte le sue influenze, che vanno dall’hip-hop alla house, la pop, la musica concreta o la musica black degli ani 70. Segno del suo talento collabora ormai anche con Agoria nel duo Sunlune che hanno creato insieme.

Dream Koala è un giovane artista parigino. Compone musica per mantenere vivi i suoi sogni, creando in questo modo un intero universo. Nel settembre 2012 ha realizzato l’EP “Blur” per Highlife Recordings e nel 2013 il singolo ‘Odyssey’ per la Splendid Music (etichetta di Telepopmusik). Influenzato da gruppi e produttori come Slowdive, FlyLo e Shlohmo, mette in scena suggestivi live set nei quali suona la chitarra, canta e campiona suoni con il suo SP404. Ha già catturato i cuori degli appassionati di musica più esigenti in Europa come negli Stati Uniti. Considerato una delle rivelazioni del 2013, ha recentemente ipnotizzato il pubblico della Boiler Room con il suo live set shoegaze / dream pop.

Equohm è un producer e sound designer classe ’89 con base a Roma. Dopo essersi diplomato all’Istituto Italiano Tecnologie Musicali, ha coltivato una forte passione per la sintesi del suono, il sampling ed il field recording (spina dorsale delle sue tracce), oltre ad aver lavorato in veste di compositore, fonico e sound designer su diverse produzioni audio-video, anche con il progetto Fango del quale è co-founder dal 2010. Nel 2011 ha lavorato come resident dj per il party capitolino “Fake, I Have No Face”, per poi fondare lo scorso anno il collettivo Since, all’interno del quale ricopre i ruoli di art director, talent scout e resident dj.

Il Lanificio è la sintesi perfetta tra un centro di produzione ed un laboratorio creativo. Ha sede nel complesso post-industriale di Via di Pietralata, ed è polo attivo per la produzione e organizzazione di numerose attività artistico culturali. Il Lanificio ospita dal 2007 concerti live, dj-set, mostre ed eventi di arti visive e performative ed è punto di riferimento del clubbing metropolitano. Inoltre produce rassegne e concerti al di fuori dai propri spazi, promuovendo la ricerca dell’avanguardia musicale e della sperimentazione di nuove forme di intrattenimento culturale, puntando sulla sperimentazione creativa, la ricerca del gusto, l’integrazione tra le professionalità e le diverse forme della comunicazione. L’identità si riconosce come l’attitudine ad assorbire la fluidità del contemporaneo e a trasformarla continuamente in esperienze e format di intrattenimento atipici, usando il talento, le competenze, le energie creative di chi è convinto che sia possibile produrre un’offerta culturale indipendente e di qualità.

Natural Gizmo è la nuova rassegna di concerti – 100% Lanificio – che esplora un filone musicale di matrice elettronica. Un salto in una terra di confine, ondeggiando tra nu dubstep, future hiphop, uk garage e dintorni, alla scoperta dei producer più originali, eclettici e imprevedibili della scena elettronica internazionale. Un giovedì al mese da ottobre a giugno il Lanificio159 di Roma diventa la cassa di risonanza per nuove esperienze d’ascolto, tutte rigorosamente live. Sul palco arrivano producer che sperimentano una particolare zona d’ombra decentrata e giocano a ridefinire i suoni poco prima di trasformarli in avanguardia musicale. Sono artisti di nicchia, innovatori a proprio agio nel canone sonoro di oggi, che la mainstream osserva per raccoglierne costantemente i segnali (vedi alla voce Thom Yorke, Ninja Tune, FourTet). Come guardando dentro un caleidoscopio, a ogni giro di ghiera corrisponde un universo sonoro inaspettato: dalla fluidità a 90-120 bpm ogni musicista sfida le proprie macchine non per giocare con stilemi autoreferenziali, ma per forgiare nuove molecole, stringhe, sequenze ritmiche.

Aracne, Lanificio e Paris Rockin’ propongono un concorso per artisti italiani e una mostra sul tema di ‘Parigi’ il sabato 22 marzo. Le opere selezionate saranno esposte negli spazi dell’Atelier.

Il Lanificio e l’associazione culturale Mercoledi da Leoni presentano Aracne, contest di pittura, scultura e fotografia rivolto ad artisti e creativi – anche non professionisti, che attraverso il coinvolgimento diretto del pubblico, del settore accademico, di soggetti privati e delle istituzioni municipali stimola la crescita di un nuovo patrimonio artistico cittadino e trasforma spazi pubblici inaspettati in ambienti espositivi permanenti. Aracne-Arti per la Città usa la metafora mitologica della tela sottile, resistente e creatrice e la reinterpreta sotto la forma di un concorso che è una piattaforma di dialogo tra artisti, opere, cittadini e istituzioni, e allo stesso tempo si pone come una moderna declinazione della “mostra” in un contesto – temporale e spaziale – non proprio.

Il festival Suona francese è organizzato e promosso dall’Ambasciata di Francia in Italia e dall’Institut français Italia, con il sostegno dell’Institut français, della Fondazione Nuovi Mecenati, della Sacem, del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca – Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, del Ministero della Cultura e della Comunicazione francese e del Mibact italiano, e con Edison in qualità di main partner.

Elisabetta Castiglioni