Il centenario del Festival di Salisburgo

Salisburgo è una ridente cittadina austriaca, patrimonio UNESCO dal 5 dicembre 1996 per la sua architettura barocca italianeggiante e la profonda cultura musicale che non deriva solo dall’essere città natale di Mozart, nel 1756.

La sua posizione geografica ai confini delle Alpi e con una dolce pianura, sembrano conciliare rilassatezza e dedizione all’interiorità. Il centro storico cittadino, la Città Vecchia, presenta torri e cupole barocche di chiese e palazzi, che sono fastosi, dalla volontà dei vescovi von Raitenau (figlio di una De’ Medici, molto amante dell’arte e dello stile italiano, fautore tra l’altro della costruzione del Castello di Mirabell), Sittikus conte di Hohenems e Paris conte di Lodron che ne diedero l’impronta attuale. La cupola del Duomo e la casa natale di Mozart furono vittime dei pesanti bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale, che non riuscirono completamente a risparmiare il centro storico. Oltre che alla cattedrale, una visita non deve mancare alla chiesa dei Francescani e all’abbazia di Nonnberg, alla Fortezza che risulta essere la più grande d’Europa, ai molti musei, vie e piazze deliziose, magari assaporando un famoso cioccolatino noto come “palla di Mozart”.

A Salisburgo, il 22 agosto 1920 inaugurò il Festival musicale che quest’anno, doverosamente tra molti sfarzi, celebra il centenario. Fondato dal regista berlinese Max Reinhardt, assieme al poeta austriaco Hugo von Hofmannstahl e al compositore bavarese Richard Strauss, il Festival doveva essere un esempio di pace e fratellanza dopo la sanguinosa Grande Guerra, e negli anni si è mantenuto tale, fino ad essere uno dei principali appuntamenti culturali europei. Nata già nel 1877, la kermesse era stata discontinua fino all’idea dei tre amici. Per l’inaugurazione del 1920, von Hofmannstahl già autore de “Il cavaliere della rosa”, musicato da Strauss, scrisse “Jedermann”, che inaugurò il Festival, opera che verrà riproposta ogni anno, sempre su un palco all’aperto davanti al Duomo. L’opera, in italiano “Ognuno”, narra di un uomo ricco e potente visitato dalla Morte durante un banchetto, per sottolineare l’ineluttabilità della stessa e porre allo spettatore una riflessione, tanto più immanente nel 1920, dopo gli orrori bellici. L’uomo, infatti,verrà accompagnato nella tomba da Fede, Speranza e Carità. Cresciuto di anno in anno, anche con rappresentazioni di opere di Verdi e Beethoven e la costruzione di un apposito teatro, il Festival visse una triste parentesi con l’annessione dell’Austria alla Germania nel 1938, e la chiusura dal 1943, ma riprese già nel 1945. Indimenticabile fu l’edizione 2006, quando la celebrazione del 250esimo anniversario della nascita di Mozart e l’allestimento delle sue 22 opere, fece ottenere al Festival un largo consenso di critica e pubblico.

La celebrazione del centenario inizierà con la mostra “Il gran teatro del mondo. Il centenario del Festival di Salisburgo”, organizzata dal Salzburg Museum dal 25 aprile al 31 ottobre in Neue Residenz, dove sarà possibile ripercorrere tutte le tappe dei cent’anni, tra contributi storici, archivistici, documentari e molto altro. Al Salzburg Museum sarà allestita una mostra di Stato. Il programma operistico inizierà il 27 luglio con “Elektra” di Richard Strauss affidato ai Wiener Philarmoniker, per poi vedere “Don Giovanni” diretto da Castellucci, “Tosca” diretta da Armiliato, per citarne solo alcuni.

 

Alessia Biasiolo

 

 

Save the Book. London by Gian Butturini

 Gian Butturini

Una mostra in difesa della libertà di immagine e di pensiero. Una mostra contro l’intolleranza e la censura che, senza motivazioni reali e senza discussioni, hanno imposto il ritiro del libro fotografico London by Gian Butturini (Damiani editore, 2017, reprint del volume London del 1969). In questo modo è stata anche offesa la memoria di un autore che per tutta la vita ha sempre usato l’obiettivo contro ogni forma di discriminazione e di violenza per raccontare e difendere i più deboli e svantaggiati.

SAVE THE BOOK London by Gian Butturini, a cura di Gigliola Foschi e promossa dall’Associazione Gian Butturini, è la mostra che dal 10 al 23 dicembre sarà allestita allo Spazio d’Arte Scoglio di Quarto a Milano, visitabile in uno slide-showonline 24h su 24 collegandosi al sito www.gianbutturini.com oppure recandosi in galleria.

Trenta fotografie per restituire dignità intellettuale all’uomo prima ancora che al fotoreporter Gian Butturini, da sempre impegnato a denunciare disuguaglianze, disagi e povertà, dolori e umiliazioni, guidato dalla convinzione che le immagini abbiano una forza intrinseca capace di abbattere muri, censure e conformismi.

Gian Butturini, grafico, regista e fotografo pluripremiato, scomparso nel 2006, è tornato suo malgrado al centro delle cronache perché tacciato incredibilmente di razzismo. Circa un anno fa la giovane studentessa britannica di colore Mercedes Baptiste Halliday si è scagliata via Twitter contro l’accostamento di due fotografie tratte dal libro London by Gian Butturini facendole finire nel tritacarne della Cancel Culture: da una parte l’immagine di una donna di colore che vende i biglietti della metropolitana, dall’altra quella di un gorilla in gabbia “che riceve  con dignità imperiale sul muso aggrottato le facezie e le scorze lanciategli dai suoi nipoti in cravatta”,  come scrisse lo stesso Butturini.

Gian Butturini, Donna e gorilla

L’anatema della ventenne Mercedes – che vede nelle due immagini messe vicine lo stereotipo infamante donna nera = scimmia – crea un tale clamore sui social e media britannici che in poco tempo travolge non solo l’autore del libro, ma anche il curatore della ristampa del libro Martin Parr, celebre maestro della fotografia contemporanea. Dopo aver definito l’edizione del 1969 di London un “gioiello trascurato” da riportare all’attenzione del grande pubblico sollecitandone la ristampa, di fronte agli attacchi dell’opinione pubblica e dei media Martin Parr nel luglio del 2020 ammette una presunta connotazione razzista nell’accostamento delle due immagini incriminate, si scusa pubblicamente, si dimette dalla direzione artistica del prestigioso Bristol Photo Festival e chiede addirittura la messa al macero del volume.

Nessuno tra i media e i critici fotografici britannici verifica che l’accusa di razzismo lanciata a Gian Butturini è palesemente infondata. Sarebbe bastato leggere le parole dell’autore stesso nell’introduzione del libro per spegnere subito la polemica e la campagna diffamatoria: “Ho fotografato una donna nera, chiusa in una gabbia trasparente; vendeva biglietti per la metropolitana: una prigioniera indifferente, un’isola immobile, fuori dal tempo nel mezzo delle onde dell’umanità che le scorreva accanto e si mescolava e si separava attorno alla sua prigione di ghiaccio e solitudine”.

L’intera narrazione di London è empatica e solidale, in linea con il suo impegno politico di uomo di sinistra e con la critica sociale portata avanti in quegli anni dalla controcultura e dalla Beat Generation.

La prospettiva che il libro vada al macero sconcerta gli eredi di Gian Butturini, i figli Tiziano e Marta che ottengono dalla casa editrice la restituzione delle copie ritirate dal mercato e iniziano una battaglia per ristabilire la verità contro una controversia grottesca e surreale. In questo modo vogliono con forza ribadire che il libro va visto e letto come una preziosa testimonianza artistica, politicamente impegnata e volutamente provocatoria.

Scrive Gigliola Foschi, curatrice della mostra: “London di Butturini è un libro rivoluzionario nei contenuti perché racconta la Londra di fine anni Sessanta da una prospettiva nuova e non patinata. È un diario di immagini spontanee e autentiche, vive e graffianti, di giornate vissute intensamente girando per la città tra giovani della Swinging London, ragazze in minigonna, drop-out che si fanno di eroina, immigrati, neri, emarginati, abitanti della City che paiono esistere in un mondo a parte dove tutto è ‘per bene’.  Butturini crea immagini dirette, sgranate, ombrose o troppo schiarite, ma anche ritagliate, manipolate, accostate a elementi grafici, a frammenti di testi…”.

La mostra, arricchita da una decina di fumetti con interventi spiazzanti in stile situazionista realizzati da Butturini negli anni Settanta, è dunque un’importante occasione per riscoprire un autore e un libro cult della fotografia internazionale.

Il libro “London by Gian Butturini” potrà essere richiesto ad archiviogianbutturini@gmail.com a fronte di una sottoscrizione di 40 euro – oltre alle spese di spedizione – a sostegno delle attività dell’associazione.

Inaugurazione mostra giovedì 10 dicembre ore 21. Evento Zoom a cura di Percorsi Fotografici. Presenta Gigliola Foschi. Interviene Oreste Pivetta, giornalista e scrittore. Segue Microfono aperto

https://us02web.zoom.us/j/83098017534

Venerdì 18 dicembre alle ore 18.30 si terrà inoltre un incontro online organizzato dalla Casa della Cultura con interventi di: Tiziano Butturini (presidente Associazione Gian Butturini), Gigliola Foschi (curatrice della mostra), Alberto Prina (direttore del Festival di Fotografia Etica di Lodi), Stefania Ragusa (giornalista della rivista Africa) e Ferdinando Scianna (fotografo).

 

Spazio d’Arte Scoglio di Quarto, Via Scoglio di Quarto 4, Milano

Ingresso libero dalle 17 alle 19 con obbligo di prenotazione

tramite Sms al 348.5630381 oppure mail a info@galleriascogliodiquarto.com

 

De Angelis (anche per le fotografie)

 

Idee per il restauro delle consoles rococò di Galleria Corsini

Il fregio di una consolle

 Le Gallerie Nazionali di Arte Antica avvieranno il restauro delle straordinarie consoles rococò collocate nella Prima Galleria della Galleria Corsini, grazie ai proventi raccolti con la vendita del Vino Civitas che, anche quest’anno, rinnova l’impegno dell’Associazione Civita, in partnership con la Tenuta Caparzo di Montalcino, nel sostenere il restauro di opere particolarmente significative del museo, in seguito all’accordo sottoscritto nel 2019 e valido fino al 2021.

I proventi delle vendite dello scorso anno del Vino Civitas, prodotto da Caparzo, hanno già coperto gli interventi di restauro avviati lo scorso mese sulla Madonna del latte di Bartolomé Esteban Murillo, mentre quelli di quest’anno saranno utilizzati per i lavori sulle preziose consoles.

La Galleria Corsini

Un modello vincente di collaborazione tra pubblico-privato, in grado di contribuire alla valorizzazione, tutela e fruibilità del nostro impareggiabile patrimonio artistico. La reciprocità tra le istituzioni pubbliche e le aziende private diventa chiave strategica per incrementare le risorse economiche e migliorare la capacità di intervento dei nostri musei. Grazie a Civita, sarà possibile scoprire e ammirare in tutto il loro splendore opere che hanno avuto un ruolo importantissimo per la famiglia Corsini, di cui noi tutti siamo debitori eredi e doverosi custodi, dichiara Flaminia Gennari Santori, Direttrice delle Gallerie Nazionali di Arte Antica.

Il progetto “Vino Civitas” nasce dalla volontà di contribuire, con un sostegno concreto, alla salvaguardia e alla valorizzazione del nostro patrimonio artistico, legando così l’attività vitivinicola al mondo della cultura, afferma Giovanna Castelli, Direttore dell’Associazione Civita, che prosegue: Grazie all’acquisto del vino anche da parte di numerose aziende associate a Civita, unite dal comune interesse a qualificare la propria immagine associandola al “mondo valoriale dell’arte”, sono stati restaurati, nel tempo, numerosi capolavori. Siamo lieti che, anche per quest’anno, i proventi della vendita siano stati devoluti al restauro di un’opera delle straordinarie collezioni di Palazzo Barberini e della Galleria Corsini, due luoghi di cultura del nostro Paese di assoluto valore storico-artistico.

Le consoles furono realizzate da una delle più prestigiose botteghe di intagliatori romani del Settecento, quella di Giuseppe Corsini e della moglie Lucia Barbarossa. Fu proprio lei – che guiderà la bottega alla morte del marito – a seguire la realizzazione di questi capolavori del gusto rococò, in cui lusso, eleganza e sinuosità si uniscono per ricreare un effetto d’incanto che cattura l’attenzione di chi lo guarda. Commissionate insieme a molti altri arredi dal Cardinal Neri Maria Corsini e suo fratello Bartolomeo per il palazzo su via della Lungara che acquisirono nel 1736 trasformandolo in un grandioso edificio destinato a celebrare la grandezza della famiglia.

Per contribuire ai lavori di restauro, è sufficiente acquistare il Vino Civitas nelle sue diverse tipologie (Brunello di Montalcino “Magnum”, Brunello di Montalcino Docg, Sangiovese Toscana Igt e Bianco Toscana Igt) in eleganti confezioni regalo da 1, 2 e 6 bottiglie.

Per info Caparzo: Tania Pantosti, e-mail  tpantosti@caparzo.com

Rachele Mannocchi (anche per le fotografie)

 

Napoli nel cuore. L’ottava edizione online

Non poteva fermarsi, neanche in questi difficili tempi pandemici, una delle manifestazioni benefiche più significative degli ultimi anni, quella che con spirito di solidarietà e condivisione culturale e umanitaria Fabrizio Finamore organizza dal 2013, in ricordo del padre Mario; il suo quarantennale impegno in Rai, in cui la sua Napoli era sempre presente, è il caso di molti napoletani nel mondo da sempre ambasciatori della propria cultura in pectore.

E così, dopo aver ospitato le performance di Renzo Arbore, Enrico Montesano, Mariano Rigillo, Tosca, Alex Britti, Teresa De Sio, Nino D’Angelo e tanti altri, anche quest’anno Napoli nel cuore prosegue con il contributo di numerosi artisti che hanno amichevolmente supportato l’evento attraverso un proprio particolarissimo contributo video. L’ottava edizione dell’iniziativa che vuole raccontare quell’universo sociale e culturale che Napoli ha espresso nella storia e che fa sì che alla cultura napoletana si rimanga profondamente, visceralmente legati, andrà in onda dal 28 Novembre alle 20,30 sul sito ufficiale http://www.napoli-nel-cuore.it/.

“Nonostante i vari stimoli che ci suggerivano di fermarci, vista l’emergenza Covid – afferma Finamore – siamo stati spronati a proseguire dalla situazione di bisogno segnalataci dagli amici di Sant’Egidio di Napoli, un aiuto necessario al sostentamento basilare di molte famiglie che in questo particolare periodo hanno visto aggravare la propria condizione. Così, grazie al sostegno morale e pratico di molti, siamo riusciti a realizzare una vera e propria mini-maratona culturale online con contributi registrati di storici amici di ‘Napoli nel cuore’ e nuovi rilevanti nomi della musica e della cultura.”

L’iniziativa è infatti finalizzata a raccogliere fondi per la comunità di Sant’Egidio di Napoli che hanno sottolineato le urgenti necessità attuali con questa lettera:

L’emergenza coronavirus ha subito generato un’emergenza socio-economica drammatica in un tessuto sociale come quello napoletano. Tantissime sono le richieste di aiuto giunte da persone che non potevano usufruire degli aiuti dello Stato o avevano perso il lavoro.  Tante famiglie, italiane e straniere, si sono rivolte a noi per ricevere un aiuto alimentare, pagare una bolletta o l’affitto di casa, superando la vergogna e l’orgoglio personale. Dall’inizio dell’emergenza, durante il lockdown, abbiamo preso in carico 2.500 nuclei familiari e distribuito circa 30.000 spese alimentari.  Tra i più colpiti gli anziani, vittime dell’isolamento, della povertà e degli esiti peggiori del virus. Sant’Egidio per loro è il superamento della solitudine: consegne a domicilio di viveri, medicine, telefonate sono alcuni dei modi con cui è stato infranto il muro dell’isolamento.  Non ci siamo mai fermati grazie ad una grande rete solidale fatta di volontari e di generosi donatori. Oggi distribuiamo circa 1000 spese a settimana in vari quartieri di Napoli. Tuttavia, a causa del prolungarsi dell’epidemia le richieste sono in continuo aumento. Serve l’aiuto di tutti, perché solo insieme ne possiamo uscire. Come ripete Papa Francesco “Nessuno si salva da solo!” Mai come in questo tempo ne abbiamo avuto conferma”.

Le donazioni volontarie potranno essere effettuate in ogni momento tramite bonifico bancario  (Comunità di Sant’Egidio ACAP Napoli onlus – IBAN IT82V0200803443000400482192 Causale: Napoli nel cuore) bollettino postale o Paypal direttamente a Sant’Egidio con la causale “Napoli nel cuore”.

Anche quest’anno dagli spazi romani di Officina Pasolini, che ne ha ospitato l’intervento di presentazione, Finamore introdurrà e coordinerà le esibizioni arrivate dagli artisti che amalgameranno il jazz alla tradizione classica partenopea, il cantautorato al ricordo dei grandi del passato, l’ironia al racconto, in nome della Napoli più vera, obliando per un momento il suo confinamento in zona rossa.

La vocalist Cinzia Tedesco e il pianista Pino Iodice interpreteranno il brano “Che mm’è ‘mparato a ‘ffa”, omaggio alla grande Sophia Loren; Maurizio De Giovanni, scrittore e tra i più acuti conoscitori della cultura partenopea parlerà sul tema “Napoli culla di culture diverse”;  il duo formato da Petra Magoni alla voce e Ferruccio Spinetti al contrabbasso, insieme al pianista Chano Dominguez, proporrà una versione jazz del medley “Io so che ti amerò-anema e core”. Nicky Nicolai e il grande sassofonista Stefano Di Battista accompagnati da Daniele Sorrentino al piano e con un ospite a sorpresa, Alessandro Preziosi, saranno invece protagonisti di una delle canzoni napoletane più belle e antiche:  “Fenesta Vascia”, mentre Enzo De Caro ricorderà i tempi de La Smorfia e del suo sodalizio umano e artistico con Massimo Troisi.

Da segnalare ancora l’ironia sempre acuta di Giobbe Covatta, le musiche originali di Fabio Massimo Colasanti  e, in particolare per il pubblico dei giovani, la presenza in video del fenomeno web Alessandra Tumolillo che proporrà la sua versione di “Abbracciame” di Andrea Sannino (firmato Sannino, Spenillo, Seno), brano divenuto un simbolo di speranza, cantato da balcone a balcone a Napoli durante il primo lockdown.

A sposare la causa di “Napoli nel cuore” quest’anno è anche uno dei più grandi protagonisti della nostra canzone italiana, capace come pochi di raccontare in musica l’Italia degli ultimi 40 anni senza ipocrisie e retorica: Edoardo Bennato. L’artista regalerà agli internauti in collegamento un piccolo gioiello che è anche la descrizione di un momento come quello che stiamo vivendo di smarrimento, in cui le nostre convinzioni crollano all’improvviso e occorre molta forza per riprendersi e per andare avanti: la sua storica “Un giorno credi”.

Immancabili, infine, tre ospiti che da anni hanno visto crescere la manifestazione partecipando a quasi tutte le edizioni con le performance di assoluta originalità degli attori Pino Ammendola e Vittorio Viviani, e la voce di Mario Maglione, considerato l’erede del grande Murolo, accompagnato dal maestro Lorenzo de Panama al pianoforte.

Nel corso degli anni e attraverso l’entusiasmo, l’amore e la generosità di tutti coloro che hanno creduto nel progetto, come la Production Group, con “Napoli nel cuore” sono arrivati aiuti concreti a comunità, associazioni e famiglie bisognose. Sul sito della manifestazione è possibile ripercorrerne la storia e le testimonianze attraverso foto, commenti, video e rassegna sia delle serate teatrali che degli eventi di consegna degli scorsi anni.

Elisabetta Castiglioni

L’orologio della Bra di Verona torna a funzionare

Torna a funzionare l’orologio della Bra. Lo storico simbolo cittadino, inserito tra le due arcate dei portoni, era rimasto danneggiato dal nubifragio di domenica 23 agosto a causa della caduta delle luminarie di Natale poste stabilmente sulle mura e che, staccatesi, sono finite sulle lancette, causando il blocco degli ingranaggi.

La ditta specializzata Sabaini Francesco & C.S.N.C, sita in San Martino Buon Albergo, che si occupa della sistemazione di orologi storici, è intervenuta provvedendo alla sistemazione e alla rifasamento del quadrante. Sostituiti anche due microricevitori presenti nel meccanismo e che consentono all’orologio di ricevere l’impulso di comando dal computer collocato al suo interno.

“Un intervento atteso dalla città – dichiara l’assessore ai Lavori pubblici Luca Zanotto –, che ha richiesto l’esecuzione di uno specifico rifasamento del quadrante. L’orologio, composto da una particolare meccanica, non è facile da sistemare. Dopo alcuni tentativi effettuati dai nostri tecnici, infatti, è stato richiesto il supporto di una ditta specializzata nella sistemazione di orologi storici, che ha provveduto alla sostituzione di alcuni pezzi andati rotti con il nubifragio di agosto”.

L’orologio, inserito tra le due arcate dei portoni della Bra, fu regalato nel 1871 alla città dal conte Antonio Nogarola, con la precisa condizione che i quadranti fossero visibili sia da corso Porta Nuova che dalla piazza.
L’inaugurazione avvenne il 2 giugno 1872, ma pare che l’orologio non funzionasse bene. Sette anni più tardi, infatti, nel 1879, si chiese l’intervento dell’orologiaio Bortolo Montemezzi di Vigasio che, modificando qualche ingranaggio, ne permise il perfetto funzionamento.

Oggi la meccanica è controllata da un pannello elettronico di precisione che, oltre ad impostare l’ora, scandisce la corretta rotazione delle lancette dei due quadranti dell’orologio.

 

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

Zavattini live. Film e autori da non perdere di vista

 

Sono partiti in diretta live social una serie di presentazioni di film, reperibili in streaming, che hanno utilizzato in modo significativo ed originale la memoria d’archivio. Ospiti gli autori e i protagonisti per una rassegna cinematografica virtuale, realizzata dal Premio Zavattini UnArchive in collaborazione con Arci Ucca

On line su sulle pagine FB ufficiali del Premio Zavattini e di Arci Ucca

https://www.facebook.com/PremioZavattini

https://www.facebook.com/UCCApagina

Il secondo appuntamento è per Mercoledì 25 Novembre 2020, dalle 18.30 alle 19.30: Daniele Gaglianone presenta il suo Dove bisogna stare (2018, disponibile sulla piattaforma streaming di ZaLab), un film che restituisce l’impegno di quattro donne nell’accoglienza dei migranti, ponendo questioni complesse e ineludibili all’Italia di oggi.

Mercoledì 2 Dicembre 2020, dalle 18.30 alle 19.30, sarà presentato Arrivederci Saigon (2018 disponibile su RaiPlay), un film di Wilma Labate che ripercorre la storia di cinque ragazze che nel 1968 partirono per una tourèe in Estremo Oriente: erano “Le Stars”, uno dei rari gruppi femminili italiani dell’epoca. Ne parleranno la regista Wilma Labate e il montatore Mario Marrone.

Gli incontri saranno moderati dal direttore del Premio Zavattini Antonio Medici, dalla coordinatrice Aurora Palandrani e da Roberto Roversi e Antonio Borrelli, rispettivamente presidente e vicepresidente nazionale di Arci Ucca.

L’iniziativa, organizzata dal Premio Cesare Zavattini/UnArchive in collaborazione con Arci Ucca, intende promuovere la visione e la conoscenza di film, di finzione e documentari, che utilizzano in modo creativo e originale i materiali tratti da archivi filmici e televisivi. Le presentazioni live si terranno sui canali social ufficiali del Premio Zavattini (https://www.facebook.com/PremioZavattini) e di Arci Ucca (https://www.facebook.com/UCCApagina); la presentazione di Dove bisogna stare andrà in diretta anche sulla pagina social di ZaLab (https://www.facebook.com/zaLab/).

Nel mese di Dicembre 2020 seguiranno altri appuntamenti.

 

Elisabetta Castiglioni (anche per l’immagine)

Due concerti del Teatro Carlo Felice in TV e in streaming

Il Teatro Carlo Felice, chiuso al pubblico in ottemperanza al DPCM del 3 novembre 2020, ha realizzato due concerti sinfonici in coproduzione con Primocanale Production, che verranno messi in onda dall’emittente televisiva Primocanale e trasmessi in streaming sui canali social del Teatro Carlo Felice e all’interno del palinsesto Aperti, nonostante tutto, promosso dall’ANFOLS (Associazione Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche) e sostenuto dall’ANSA.

Il primo appuntamento vede sul podio Francesco Ivan Ciampa, che dirigerà l’Orchestra del Teatro Carlo Felice in un concerto interamente beethoveniano, in omaggio al 250° anniversario della nascita del grande compositore tedesco. In programma, due Ouverture di forte impatto drammatico, Egmont op. 84 e Coriolano op. 62, e la Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92, la più trascinante delle sinfonie di Beethoven, per la sua incontenibile energia ritmica, che ispirò a Wagner la celebre definizione di “apoteosi della danza”.

Il concerto verrà trasmesso:

giovedì 26 novembre alle ore 21:00 sui canali social del Teatro Carlo Felice, su www.anfols.it e su www.ansa.it.

Il secondo appuntamento prevede un programma che valorizza la musica sinfonica italiana dell’Ottocento e della prima metà del Novecento, in particolare quella della cosiddetta “generazione dell’Ottanta”, un gruppo di compositori che ebbe l’enorme merito di aprire l’Italia alle più avanzate esperienze musicali europee dell’epoca e, al tempo stesso, di riallacciarsi all’antica e nobile tradizione strumentale italiana che aveva fatto scuola dal Cinquecento al Settecento. Lorenzo Passerini guiderà l’Orchestra del Teatro Carlo Felice in Mosso e Allegro vivace da “Gabrieliana” di Gian Francesco Malipiero (prima esecuzione assoluta per Genova), Gavotta op. 55 n. 2, Notturno op. 70 e Giga op. 61 n. 3 di Giuseppe Martucci, Paganiniana di Alfredo Casella e Gli uccelli di Ottorino Respighi.

Il concerto verrà trasmesso:

sabato 28 novembre alle ore 21:00 e domenica 29 novembre alle ore 13:00 su Primocanale;

mercoledì 2 dicembre alle ore 21:00 sui canali social del Teatro Carlo Felice e su www.anfols.it.

 

Massimo Pastorelli

“L’Arte della Cura”, un viaggio alla scoperta del legame tra Parma, le cure officinali e la farmaceutica

Chiesi, laboratori di ricerca via XX Settembre

Chiesi Farmaceutici, gruppo farmaceutico internazionale focalizzato sulla ricerca, annuncia il lancio del sito www.artedellacura.com. Un racconto storico-culturale fatto di tre percorsi virtuali alla scoperta di alcuni dei luoghi simbolo del legame tra Parma e il mondo delle cure officinali e della salute.

“L’Arte della Cura” è lospin-off del Gruppo Chiesi promosso nell’ambito del macro-progetto “Pharmacopea” lanciato insieme a Davines, azienda leader nel campo della cosmetica, per celebrare “Parma Capitale Italiana della Cultura” tramite un viaggio di riscoperta dell’identità chimico-farmaceutica della città.

«L’Arte della Cura nasce da un fortunato incontro fra il progetto Chiesi Heritage, nato per valorizzareil grande archivio storico della nostra azienda, e Pharmacopea” – ha commentato Andrea Chiesi, Head of Special Projects del Gruppo Chiesi -. “L’intreccio fra la storia di Chiesi e quella della città di Parma è naturale, così come lo sono i tre percorsi che si è deciso di sviluppare. Il legame fra chimica farmaceutica e natura esiste da sempre e, ancora oggi, la gran parte delle terapie deriva proprio dalla rielaborazione di sostanze o principi attivi prodotti dalle piante. La scienza della cura nasce, quindi, dalla natura ed è sempre stata presente nella storia di Chiesi tanto che il nostro fondatore, il dottor Giacomo Chiesi, mandava i suoi collaboratori e i suoi figli a raccogliere l’edera per farne uno sciroppo utile per la cura dell’asma».

Chiesi, veduta notturna uffici via Palermo

Tre, infatti, ipercorsi macro-tematici alla base del progetto: Botanica, Farmacia e Valore Condiviso. Ognuno, parte da un luogo simbolo da raccontare. Un viaggio alla scoperta di dedizione e passione, le stesse che, con medesima intensità, animeranno il futuro.

La Botanica tratta questa antica arte, alla scoperta dell’Orto Botanico di Parma: la radice per lo sviluppo della moderna farmacopea che si pone tra magia, osservazione della natura e scienza.

Il percorso dedicato alla Farmacia, vede protagonista l’Antica Farmacia San Filippo Neri e racconta il percorso storico che ha portato dal concetto di antico speziale a quello di moderno farmacista: una professione fatta di empirismo, esperienza e “segreti” trasformatasi poi in una scienza complessa e strutturata.

Il terzo, Valore Condiviso, è dedicato alla storia di Chiesi, strettamente legata alla città di Parma. Una storia iniziata nel 1935 che oggi, grazie a “L’Arte della Cura” e al progetto Chiesi Heritage, è stato possibile raccontare tramite fonti storiche, arrivate fino a oggi. L’identità dell’azienda, raccogliendo gli insegnamenti del passato, è un valore contemporaneo che racconta come la creazione di valore condiviso sia un pilastro portante per Chiesi, oggi e nel futuro.

“L’Arte della Cura”, per la cui realizzazione si ringrazia Promemoria Group, sarà ora protagonista anche di un’esposizione fisica, grazie a dei Totem interattivi presenti nelle sedi del Gruppo Chiesi a Parma e presso l’Orto Botanico e l’Antica Farmacia San Filippo Neri.

Con sede a Parma, in Italia, Chiesi Farmaceutici è un gruppo internazionale orientato alla ricerca, con 85 anni di esperienza nel settore farmaceutico, presente in 29 Paesi. Ricerca, sviluppa e commercializza farmaci innovativi nelle terapie respiratorie, nella medicina specialistica e nelle malattie rare. La Ricerca e Sviluppo del Gruppo ha sede a Parma (Italia) e si è integrata con altri 5 importanti centri di ricerca e sviluppo in Francia, Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Svezia, per promuovere i propri programmi preclinici, clinici e regolatori. Il Gruppo impiega circa 6000 persone. Chiesi è un’azienda certificata B Corp dal 2019: ovvero è tenuta per legge a tenere conto dell’impatto delle sue decisioni su dipendenti, clienti, fornitori, comunità e ambiente. Si tratta di un movimento globale che vede il business come una forza di impatto positivo. L’azienda, inoltre, è impegnata per raggiungere la neutralità carbonica, ovvero l’impatto zero sull’ambiente, entro il 2035.

Per maggiori informazioni www.chiesi.com

 

Alessio Pappagallo (anche per la fotografia)

 

Federico Fellini centenario

Sembra che il destino abbia voluto regalare all’umanità, dopo la devastante prima guerra mondiale, un tocco di estro e di visionarietà in più. Nel 1920, il 20 gennaio, nacque, infatti, a Rimini, Federico Fellini, l’unico realista proprio perché visionario, per utilizzare un suo pensiero. Il padre era originario di quel posto che viene citato come “centro del mondo” quando vi passa la Mille Miglia, Gambettola, mentre la madre era romana. Federico, sin da bambino, amava il disegno ed era bravo nelle caricature, nel saper cogliere delle persone le particolarità che poi imitava. Ispirandosi ai fumettisti statunitensi, cominciò così a lavorare di fantasia della quale riempiva la sua cameretta. A metà degli anni Trenta, disobbedendo ai genitori, sgattaiolava di casa ed entrava nei cinema dove restava per ore a guardare film dai quali era affascinato. Nel 1938, la “Domenica del Corriere” pubblica alcune sue vignette chiamate “Cartoline del pubblico”, così come farà “Il 420”, giornale satirico fiorentino. Trasferitosi a Roma nel 1939 per studiare all’università, Facoltà di Giurisprudenza, in realtà voleva diventare giornalista e così entra nel “Marc’Aurelio”, il maggiore giornale satirico cittadino, e diventa il vignettista di punta con le “Storielle di Federico” che gli permettono di farsi notare. Comincia a scrivere battute per i film di Erminio Macario e di Aldo Fabrizi, quindi viene chiamato dall’EIAR, la radio di Stato, dove incontra Giulietta Masina che, oltre a diventare l’attrice principale dei suoi film, diverrà sua moglie. Le sue collaborazioni come sceneggiatore lo porteranno a conoscere Roberto Rossellini, Vittorio De Sica e Luchino Visconti. Nascono “Roma città aperta”, “Paisà” (per il quale sarà assistente sul set) e contribuirà a dare inizio al cinema neorealista italiano. L’esordio come regista sarà nel 1950 con “Luci del varietà”, con Alberto Lattuada, mentre il primo film diretto da solo sarà “Lo sceicco bianco”. In quegli anni diventerà importante l’amicizia con Nino Rota, spesso autore delle colonne sonore dei film, così come la sua capacità di valorizzare attori del calibro di Alberto Sordi. Sarà la volta de “I vitelloni”, “La strada” un grande successo internazionale del 1954 che meritò l’Oscar come miglior film straniero nel 1957, primo anno di questa categoria del premio. Altro Oscar per “Le notti di Cabiria”, cui seguirà “La dolce vita” nel 1960, poi “8½”, “Giulietta degli spiriti”, “Amarcord” nel 1973, ma sono solo alcuni titoli. Tra gli ultimi, “Ginger e Fred” e “La voce della luna”, “Il sogno” del 1992. L’anno dopo, l’Oscar alla carriera, che si aggiunge alla lunga lista di premi assegnatigli. Nel 1993, il funerale di Stato dopo qualche mese di problemi di salute; poco tempo dopo lo seguirà anche la moglie, con la quale aveva festeggiato da poco le nozze d’oro. La sua tomba, a Rimini, è sovrastata dalla statua di Arnaldo Pomodoro chiamata “E la nave va”. A lui sono stati intitolati l’aeroporto di Rimini e la pineta di Fregene, oltre a vie e piazze in tutta la Penisola. Autore molto amato dal pubblico, la sua grandezza ha ancora molto da insegnare, soprattutto perché suffragata dalla rara capacità di restare, pur se “visionario”, una persona normale.

Alessia Biasiolo

 

Doppio anniversario per Rodari

Cent’anni fa nasceva Giovanni Rodari, Gianni per tutti, anche per i suoi innumerevoli lettori che lo hanno amato particolarmente per le favole che ha raccolto e inventato. Un anniversario doppio, cadendo anche il quarantesimo dalla morte, avvenuta a Roma nel 1980. Nativo sulle sponde del lago d’Orta, avviato a studi magistrali, Rodari era appassionato di violino, passione che non venne incoraggiata. Terminati gli studi, divenne precettore presso una famiglia di ebrei tedeschi fuggiti dalla Germania già nazista, poi insegnò come maestro elementare, non proseguendo gli studi universitari. Si rese conto presto che la sua migliore caratteristica era quella di giocare e ridere con i bambini, con lezioni originali. Scoppiata la seconda guerra mondiale, Rodari venne esonerato dal servizio militare per motivi di salute, fino a quando non venne richiamato sotto le armi durante la Repubblica Sociale Italiana. All’internamento di suo fratello in un campo di concentramento nazista, sconvolto dagli orrori della guerra e dei territori occupati, Gianni prese contatti con la Resistenza e fuggì per darsi alla clandestinità e combattere con i ribelli. Aveva già cominciato a raccogliere storie della tradizione popolare che pubblicherà con lo pseudonimo Aricocchi, dal cognome della madre; alla fine del conflitto, entrò nella redazione de “L’Unità”, a Milano. Dal 1949 per quel giornale iniziò a curare la celeberrima “La domenica dei piccoli”. Trasferitosi a Roma, nel 1950 fondò “Pioniere”, giornale per ragazzi, che ebbe vita per una decina d’anni; dopo varie esperienze giornalistiche, passò a “Paese Sera” e iniziò a collaborare con Rai e BBC per programmi per ragazzi. I suoi libri, intanto, ottennero l’attenzione della critica e nel 1970 vinse il prestigioso premio “Hans Christian Andersen”. Tra i più famosi testi scritti da Rodari ricordo “Il libro di filastrocche” del 1951, il suo primo libro per ragazzi; “Il romanzo di Cipollino” che diverrà “Le avventure di Cipollino” nel 1959 (Cipollino divenne un famoso cartone animato in Unione Sovietica, dove i libri di Rodari erano molto diffusi e dove l’autore si recherà più volte); “Il treno delle filastrocche” del 1952; “Il viaggio della Freccia Azzurra” del 1954 che divenne un film di animazione nel 1996.

Di sicuro il suo più famoso libro è stato “Favole al telefono”, pubblicato dalla casa editrice Einaudi nel 1962, testo utilizzato anche nelle antologie scolastiche e che ha aiutato a crescere varie generazioni di italiani.

Per citarne solo alcuni altri, “Novelle fatte a macchina”, “Marionette in libertà”, “C’era due volte il barone Lamberto ovvero I misteri dell’isola di San Giulio”. Come educatore, Rodari insegnava a non dare nulla per scontato, a lasciare libero sfogo alla fantasia, voleva che i bambini dessero forma a quel fantastico mondo che li contraddistingue e che forse era più fervido prima del popolamento di immagini da supporti tecnico-tecnologici, chissà.

Per insegnare come inventare storie, Rodari scrisse “Grammatica della fantasia”, perché le fiabe sono un’arte e anch’esse hanno delle regole: apprese le essenziali non c’è più limite al pensare avventure, uno strumento per imparare e crescere creando. Naturalmente non solo rivolto ai bambini.

A Rodari sono stati dedicati innumerevoli studi, testi, convegni, ricordi. E anche il centenario della sua nascita non passerà inosservato agli amanti della lettura e delle avventure.

 

Alessia Biasiolo