Doppio anniversario per Rodari

Cent’anni fa nasceva Giovanni Rodari, Gianni per tutti, anche per i suoi innumerevoli lettori che lo hanno amato particolarmente per le favole che ha raccolto e inventato. Un anniversario doppio, cadendo anche il quarantesimo dalla morte, avvenuta a Roma nel 1980. Nativo sulle sponde del lago d’Orta, avviato a studi magistrali, Rodari era appassionato di violino, passione che non venne incoraggiata. Terminati gli studi, divenne precettore presso una famiglia di ebrei tedeschi fuggiti dalla Germania già nazista, poi insegnò come maestro elementare, non proseguendo gli studi universitari. Si rese conto presto che la sua migliore caratteristica era quella di giocare e ridere con i bambini, con lezioni originali. Scoppiata la seconda guerra mondiale, Rodari venne esonerato dal servizio militare per motivi di salute, fino a quando non venne richiamato sotto le armi durante la Repubblica Sociale Italiana. All’internamento di suo fratello in un campo di concentramento nazista, sconvolto dagli orrori della guerra e dei territori occupati, Gianni prese contatti con la Resistenza e fuggì per darsi alla clandestinità e combattere con i ribelli. Aveva già cominciato a raccogliere storie della tradizione popolare che pubblicherà con lo pseudonimo Aricocchi, dal cognome della madre; alla fine del conflitto, entrò nella redazione de “L’Unità”, a Milano. Dal 1949 per quel giornale iniziò a curare la celeberrima “La domenica dei piccoli”. Trasferitosi a Roma, nel 1950 fondò “Pioniere”, giornale per ragazzi, che ebbe vita per una decina d’anni; dopo varie esperienze giornalistiche, passò a “Paese Sera” e iniziò a collaborare con Rai e BBC per programmi per ragazzi. I suoi libri, intanto, ottennero l’attenzione della critica e nel 1970 vinse il prestigioso premio “Hans Christian Andersen”. Tra i più famosi testi scritti da Rodari ricordo “Il libro di filastrocche” del 1951, il suo primo libro per ragazzi; “Il romanzo di Cipollino” che diverrà “Le avventure di Cipollino” nel 1959 (Cipollino divenne un famoso cartone animato in Unione Sovietica, dove i libri di Rodari erano molto diffusi e dove l’autore si recherà più volte); “Il treno delle filastrocche” del 1952; “Il viaggio della Freccia Azzurra” del 1954 che divenne un film di animazione nel 1996.

Di sicuro il suo più famoso libro è stato “Favole al telefono”, pubblicato dalla casa editrice Einaudi nel 1962, testo utilizzato anche nelle antologie scolastiche e che ha aiutato a crescere varie generazioni di italiani.

Per citarne solo alcuni altri, “Novelle fatte a macchina”, “Marionette in libertà”, “C’era due volte il barone Lamberto ovvero I misteri dell’isola di San Giulio”. Come educatore, Rodari insegnava a non dare nulla per scontato, a lasciare libero sfogo alla fantasia, voleva che i bambini dessero forma a quel fantastico mondo che li contraddistingue e che forse era più fervido prima del popolamento di immagini da supporti tecnico-tecnologici, chissà.

Per insegnare come inventare storie, Rodari scrisse “Grammatica della fantasia”, perché le fiabe sono un’arte e anch’esse hanno delle regole: apprese le essenziali non c’è più limite al pensare avventure, uno strumento per imparare e crescere creando. Naturalmente non solo rivolto ai bambini.

A Rodari sono stati dedicati innumerevoli studi, testi, convegni, ricordi. E anche il centenario della sua nascita non passerà inosservato agli amanti della lettura e delle avventure.

 

Alessia Biasiolo

 

 

 

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