La speranza. Per ricominciare

Il sacerdote si avvicina a uno dei suoi parrocchiani, molto malato, e gli dice: “Sono venuto per parlare dell’altro mondo”. E il suo parrocchiano gli risponde: “Apprezzo la sua visita, ma non vede che ne ho abbastanza di questo?”.

Preghiera di un fedele: “Mio Dio, desidero molto conoscerti, ma non affrettare il nostro incontro”.

Al termine di ogni capitolo del libro di Jean Monbourquette dedicato al “tempo prezioso della fine”, scritto con Denise Lussier-Russel, ci sono molti “sorrisi di saggezza” al termine di ogni breve percorso, per rendere sorridente il lettore, pur parlando di un argomento che vorremmo sempre rimandare. In realtà, il volume non è scritto per chi è alla fine della propria vita, ma per tutti, anche per coloro che vogliono riappropriarsene. Così il titolo “La speranza” è quanto mai azzeccato, perché possiamo decidere di fare finire la nostra vita non in senso materiale, ma perché vogliamo darvi una svolta. Il volume parla di colpe da ammettere per superarle, di parti di noi o della nostra vita che avremmo voluto diverse o avremmo voluto cambiare, quindi leggiamo questo prezioso testo con lo spirito di cambiamento che, sin dalla saggezza di millenni prima di Cristo, porta il saggio a sapere che solo con e nel movimento si può avanzare in se stessi. Perché acquisiamo certezze, anche di voler cambiare, anche di non voler più fare ciò che si è fatto, eccetera. Il volume è un manuale denso di “percorsi di crescita” personale che accompagnano, in varia maniera (ciascuno può scegliere il più congegnale), a consapevolizzare se stessi e il proprio passato, scrivendo il proprio futuro. Quello che si vorrebbe fare ed essere, perché non lo si è fatto, cosa si potrebbe cambiare di noi per riuscirci. Adesso. Il famoso detto non è mai troppo tardi, è il segnalibro di questo testo che insegna ad affrontare, accettare, vivere, sperare, scegliere una guida. Prepararsi al grande viaggio della fine, non per forza perché la fine è vicina, ma proprio per trovarsi alla fine capaci di avere la propria vita tra le mani e di lasciarla nel migliore dei modi. Un percorso che può aiutare chi ha malati in famiglia, oppure a superare un lutto, anche il proprio lutto, quando si dovesse venire a sapere che si è giunti al termine della propria strada.

Così da capire che ogni momento è prezioso, anche se l’esempio è degli altri: a volte non dobbiamo ammalarci noi per comprendere, possiamo farlo anche vicino alla sofferenza degli altri. E sofferenza fisica e morale. Un libro facile da leggere e da mettere in pratica, adatto a tutte le età e a tutte le estrazioni.

Jean Monbourquette, Denise Lussier-Russel: “La speranza”, Paoline, Milano, pagg. 248; euro 17,00

 

Alessia Biasiolo

 

 

Anche il lago Tai lacrima

Un avvincente romanzo quello di Qiu Xiaolong, scrittore e traduttore originario di Shanghai, ma residente negli Stati Uniti dal 1989, dove è docente di cinese alla Washington University di Saint Louis. Xiaolong ha creato la famosa e fortunata serie poliziesca il cui protagonista è l’ispettore capo Chen Cao, della polizia di Shanghai, tradotta in dieci lingue. Pubblicato da Marsilio, “Le lacrime del lago Tai” racconta ancora una volta di atmosfere cinesi fatte di cibo apparentemente improponibile per gli occidentali, di donne, di sogni e di politica. L’ispettore capo Chen Cao è in vacanza. Data la sua fama, è ospite d’onore in una residenza di lusso sulle rive del lago Tai, luogo esclusivo nel quale si trova al posto del suo capo. Finalmente può spegnere il cellulare e cercare di smettere di osservare dettagli, sfumature, persone e porte chiuse, come se si volessero tenere nascosti segreti. Anche in Cina la politica ha i suoi privilegi, soprattutto per coloro che rappresentano il potere in un luogo in cui tutto dovrebbe essere per tutti e ciascuno uguale all’altro. In realtà i privilegi non mancano e le velate sottolineature dello scrittore portano una carica di osservazione nel lettore che comincia a stare più attento a dove la storia vuole andare a parare. Infatti, alcuni luoghi sembrano vietati, altre circostanze sembrano dovere restare segrete e, piano piano, l’autore induce il lettore a diventare l’ispettore capo e a porsi le stesse sue domande. Il famoso lago Tai è inquinato: le sue acque sono pericolose, pullulano di un’alga tossica e fetida che lo rende più simile ad un liquame. Nei pressi del lago c’è un’industria chimica il cui direttore viene assassinato. L’ispettore capo Chen Cao resta intanto affascinato da una bellissima donna, Shanshan, bella e determinata ambientalista che denuncia lo scempio fatto del lago e per questo viene sospettata dell’assassinio del direttore dell’industria chimica, accusata di essere la principale causa del pesante inquinamento delle acque lacustri. Così l’ispettore non è in ferie del tutto e, anzi, prende in mano l’indagine. È evidente che il denaro può tutto e, oltre a rendere più o meno comoda la vita, rende la verità l’una piuttosto che l’altra. La critica verso lo status di vita cinese fatto di corruzione che sembra la normale necessità per un Paese che deve ammantarsi di progresso, è evidente. Xiaolong sottolinea ancora una volta, come negli altri suoi romanzi, il malfunzionamento del Paese, elogiando tutti coloro che, nel loro piccolo, cercano di porvi rimedio, spesso facendone le spese. I ritratti sono a tutto tondo, sia che si tratti di Huang suo aiutante, sia che si tratti di un improvvisato ristoratore sulle rive del lago, oppure degli ambienti che sembrano vivere come persone. Una Cina antica che vive accanto a quella nuova, con riti e usanze che evidentemente sono superati, ma che mantengono una ragione d’essere più grande di quella che molti papaveri cercano di giustificare per il loro presente squallido. La poesia che l’autore mantiene per tutto il lungo racconto, è una poesia di immagini e di suoni resi così tangibili dalla capacità descrittiva semplice, asciutta ed efficace, da rendere il romanzo un vero capolavoro letterario, mentre il tema trattato non è mai perso di vista. Entrambi i piani del narrare dimostrano il profondo amore di Xiaolong per il suo Paese d’origine, ed egli dimostra anche di essere stato capace di mantenere il suo essere cinese intatto, traghettandolo ai lettori occidentali come una perla rara che permette di acquisire conoscenza di un mondo non solo affascinante perché per noi esotico, ma saggio e dalla filosofia ampia e densa.

Un romanzo da leggere tutto d’un fiato e anche centellinandolo pagina per pagina.

Qui Xiaolong: “Le lacrime del lago Tai”, Marsilio, Venezia, pagg. 336; euro 18,00.

 

Alessia Biasiolo

 

Metropolis. Franco Fontana e Franco Donaggio in mostra

Metropolis è l’abbattimento dei confini, la dilatazione del pensiero, l’imponente gioco della visione.

Con la profonda consapevolezza che la città è molto più di come appare, Fontana e Donaggio indagano nei mille volti che la compongono svelandone quelli segreti. Seguendo il loro naturale desiderio di evasione, i due artisti ci conducono lungo un sentiero di libertà creativa, alla ricerca di nuovi linguaggi e profondità.

Definire Franco Fontana e Franco Donaggio due fotografi è certamente riduttivo. Potremmo piuttosto pensarli come ricercatori, o poeti, in perenne viaggio verso l’ignoto nella costante ricerca di scoperta. Entrambi amano ridefinire l’essenza nascosta delle cose e Metropolis ne è l’esempio.

La composizione rigorosa, il colore pulito e preciso, come fosse inciso nella materia, Franco Fontana con il suo sguardo attento e curioso, focalizza l’attenzione su un microcosmo urbano, esaltandone il più piccolo dettaglio, e ci trasporta in un immaginario ideale dalle atmosfere rarefatte. Con elegante naturalezza, l’autore modifica il senso del tutto, catturandone l’anima; svela l’intima natura della materia che diviene custode di ricordi, la segnaletica stradale un universo intriso di vite vissute. Franco Fontana con raffinata maestria libera le cose dalla loro ovvia funzione estetica per rivelare l’inatteso…

Se Fontana ci attrae con il particolare, Franco Donaggio dilatata la visione, libera lo spirito e spinge il limite verso un’apertura ampia, totale. La città è stretta per Donaggio e ne smantella i confini, con impeto creativo li oltrepassa, osserva un macrocosmo metropolitano popolato da cose e persone che fluttuano nel suo immaginifico palcoscenico. L’artista vede il precario equilibrio dell’uomo, ne avverte fragilità, paura, solitudine, e con onirica visione lo accompagna verso un mondo senza tempo per liberare i sogni al vento, dove il rumore si fa sussurro fino a divenire verbo….

Fontana e Donaggio, due artisti di fama internazionale e di diversa provenienza piegano la fotografia per costruire un mondo nuovo ricco di fascino e armonia. Due autori qui uniti nel confronto provocano emozioni che trovano un loro tempo di scoperta oltre il momento della visione, suscitando trascendenti sensazioni.

Sorge ora naturale la domanda… non è forse questo lo scopo dell’arte?

In mostra 30 fotografie a colori in grande e medio formato (Courtesy: Sabrina Raffaghello arte contemporanea, Milano – Amsterdam).

Franco Fontana comincia a fotografare nel 1961 come amatore, già nel 1968 viene allestita la sua prima mostra e quell’anno rappresenta una svolta sostanziale nel suo percorso artistico. Da allora ha pubblicato oltre quaranta libri con diverse edizioni: italiane, svizzere, giapponesi, francesi, tedesche, americane e spagnole. Ha firmato tantissime campagne pubblicitarie, ha collaborato e collabora con numerose riviste di tutto il mondo. La sua lunga carriera è costellata di riconoscimenti, premi e onorificenze tra cui: il XXVIII premio per l’arte Ragno d’Oro dell’Unesco, Premio per la cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, L’onorificenza di Commendatore della Repubblica per meriti artistici. La Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino gli ha di recente conferito la Laurea Honoris Causa in Design eco compatibile. Ha esposto in oltre 400 mostre personali e collettive in Europa e all’estero. Le sue opere sono conservate in oltre cinquanta musei in tutto il mondo e in molte collezioni private.

Insegna al Politecnico di Torino, all’Università Luiss di Roma e ha tenuto workshop e conferenze presso in prestigiose istituzioni culturali nelle maggiori capitali mondiali.

Franco Donaggio opera a Milano come fotografo e artista dal 1979. Fin dai primi anni della sua attività professionale Donaggio privilegia e approfondisce la ricerca tecnica in ogni aspetto della fotografia; dalla camera oscura allo studio della luce nelle loro infinite possibilità estetiche, arrivando presto alla libertà espressiva che oggi più lo caratterizza nel panorama della fotografia contemporanea. Nel 1992 gli viene conferito il premio ‘Pubblicità Italia’ per la fotografia professionale di still life. Nel 1995 Donaggio realizza il suo primo importante progetto fine art intitolato Metaritratti che lo vedrà vincitore nel1996 del ‘Kodak Gold Award’ Italiano per la fotografia di ritratto. Donaggio dedica sempre maggiore attenzione alla fotografia d’autore e avvia rapporti di collaborazione con galleristi italiani, europei e americani che lo porterà ad essere presente tra i più importanti eventi d’arte fotografica internazionali: Art Miami, Photo LA, AIPAD show, New York; Art Fair, Chicago. L’artista ha realizzato molti progetti, pubblicato in varie riviste, esposto in diverse gallerie e musei in Italia e all’estero, tra le più recenti: Manege Museum, San Pietroburgo; 54° Biennale di Venezia; Museo Marliani Cicogna, Busto Arsizio (Va); Museo la Civitella, Chieti; CAMeC centro d’arte Moderna e Contemporanea, La Spezia; Forte di Bard, Valle d’Aosta; Museo Civico di Chioggia (Ve), ed altri. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private. Donaggio è stato visiting professor all’Accademia di Brera; all’università Cà Foscari di Venezia; all’Istituto Italiano di fotografia di Milano, e commissario di tesi all’Istituto Europeo di Design di Milano.

Museo Civico della Laguna Sud – S. Francesco fuori le mura, Campo Marconi, 1  30015 Chioggia (VE)

orari : martedì, mercoledì ore 9-13; giovedì, venerdì, sabato e domenica ore 9-13/21-23 chiuso il lunedì – ingresso libero

Tel 0415500911 – Fax 0415509581 – museo@chioggia.org

Fino al 30 agosto 2015

B.

New Orleans JazzFestival a Innsbruck

New Orleans approda a Innsbruck con il New Orleans Jazzfestival. La città sul Mississippi e la città sull’Inn sono gemellate e il segno più evidente di questo gemellaggio, è proprio il Jazz Festival.

Dal 16 al 19 luglio 2015 l’appuntamento è nella Marktplatz di Innsbruck e nelle altre piazze della città, per immergersi completamente nel mondo musicale dell’America del sud. Gli allegri concerti dal vivo delle star dello scenario musicale di New Orleans porteranno nella Capitale delle Alpi i suoni contemporanei della città americana. New-Orleans-Jazz, Rhythm & Blues, Zydeco: sonorità e ritmi che ricordano e fanno rivivere le note di famosi musicisti come Louis Armstrong, Sydney Bechet, Fats Domino o Mahalia Jackson. Ma le sponde del Mississippi non sono le sole ad aver dato i natali a vivaci musicisti… anche in riva all’Inn si trovano personaggi di tutto rispetto: è per questo che il direttore del Festival Markus Linder invita al New Orleans Jazzfestival anche complessi musicali tirolesi. Lo stesso Linder parteciperà attivamente, come presentatore, ma anche tastierista in accompagnamento ad alcuni brani. Capita inoltre che le manifestazioni musicali in programma si trasformino in vere e proprie Jam Sessions, con band e complessi che si mescolano allegramente tra loro, coinvolgendo il pubblico e contribuendo a consolidare concretamente un gemellaggio armonioso e duraturo tra Innsbruck e New Orleans.

New Orleans Jazzfestival

16 – 19 luglio 2015

 

Sabrina Talarico

 

 

Suor Pura Pagani

Interessante il volume dedicato a suor Pura Pagani, sul finire dello scorso anno, da Mara Meneghini. Un ripercorrere le sue vie per tracciare la storia di una semplice suora che è destinata agli onori degli altari. Uno scampolo di vita iniziato nel 1914 e finito nel 2001, anni trascorsi per la maggior parte come Piccola Suora della Sacra Famiglia. Casa madre a Castelletto di Brenzone, sul lago di Garda, luogo ameno e reso ancor più prezioso dal lavoro delle suore che hanno saputo mantenere le volontà dei fondatori (entrambi beati, don Giuseppe Nascimbeni e madre Maria Mantovani), le Piccole Suore hanno mandato suor Pura in alcune case come maestra d’asilo, ma ben presto divenne nota per la sua capacità di ascoltare e di consigliare. Spesso non era nemmeno necessario andare da lei a raccontarle i fatti o le motivazioni delle necessità: dotata di preveggenza, suor Pura aveva sempre una parola buona, un’indicazione, un consiglio che, se seguiti, portavano sulla strada giusta, risolvevano i nodi problematici, trovavano sorrisi al posto di lacrime. Per questo motivo intorno a suor Pura si sono attivati molti credenti che vogliono fare conoscere la figura di quella semplice e umile suora che parlava con la Sacra Famiglia, che sapeva pregare ed essere ascoltata, soprattutto per il bene del prossimo.

Un libretto che può aiutare a conoscere quella donna e a trovare una via d’uscita ai propri problemi esistenziali o di fede, per chi ne ha necessità.

 Mara Meneghini: “Una vita per gli altri. Suor Pura Pagani”, edizioni Villadiseriane, 2014, pagg. 112; euro 8,00.

 Alessia Biasiolo

 

A Roma “Invito alla Danza 2015”. XXV edizione

Nozze d’argento per “Invito alla Danza”, la più antica manifestazione romana dedicata a quest’arte che festeggia nel 2015 il suo XXV anniversario realizzando, com’è nel suo stile, spettacoli di innovazione culturale, grande danza e multidisciplinarietà secondo un cartellone variegato. Per valorizzare questo importante anniversario, il Festival ha riconquistato il suo spazio storico a Villa Pamphilj.

Apre il cartellone, il 16 luglio, la Nueva Compañia de Tango Argentino di recente formazione e al suo debutto romano con lo spettacolo El ultimo Tango, dedicato alla musica di Piazzolla mirabilmente eseguita dall’Orquestra Minimal Flores del Alma.

A seguire il 21 luglio, in prima assoluta, lo spettacolo L’ultimo rifugio realizzato in collaborazione con la compagnia Egri Bianco Danza e il sito archeologico museale del Bunker del Soratte. Lo spettacolo interdisciplinare con musica live, testo recitato, video multimediale e filmati d’epoca, unico nel suo genere, realizza un’interessante innovazione teatrale. Dopo il debutto romano, la performance verrà riproposta il 26 luglio all’interno del Bunker del Soratte. Il 23 luglio appuntamento stabile con la primaria compagnia di danza Aterballetto che presenterà lo spettacolo Certe notti su musiche e poesie di Luciano Ligabue e coreografia di Mauro Bigonzetti. La performance rappresenta un cammino nella notte intesa come rigeneratrice di una realtà intima personale.

Invito alla Danza apre quest’anno a un nuovo genere teatrale in cui si mescolano momenti di clownerie,  cabaret , street-dance, mimo e proiezioni video. Tutto questo è lo spettacolo Scotch imBALLATI vivi che arriva a Villa Pamphilj il 28 e 29 luglio e coinvolge i Bandits Crew e i Falappa Project. In questo momento è particolarmente fragile la situazione della danza classica che sempre meno viene rappresentata e che, per non sparire definitivamente dai palcoscenici italiani, ha bisogno di essere tutelata: nel cartellone 2015 l’appuntamento col balletto è il 31 luglio e viene rappresentato dal Gala Giuseppe Picone e i grandi della danza. Con l’étoile partenopea si esibiscono i migliori danzatori dello scenario internazionale, attualmente principals nei più importanti teatri e compagnie. Chiude il cartellone, nell’ambito dell’Estate Romana, la Spellbound Contemporary Ballet con una serata a lei dedicata. Il 3 agosto la compagnia guidata da Mauro Astolfi si esibirà infatti nello spettacolo Serata Spellbound formato da tre diverse coreografie.

All’inizio dell’autunno, con date ancora da definire, Invito alla Danza proporrà due progetti realizzati in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Danza. Il primo, Formidabili quegli anni, ricostruisce le performance dei grandi coreografi che hanno introdotto in Italia, e a Roma in particolare, la Modern Dance americana (Elsa Piperno, Joseph Fontano e Nicoletta Giavotto) e delle tecniche di riferimento per la conoscenza e la diffusione della danza contemporanea nei suoi linguaggi fondamentali (Graham, Limòn e Cunningham). Il progetto si articola in un triennio e ripropone nel 2015 le coreografie più significative degli anni ’70 e ’80.

Il secondo, Trenta e’ Bello (il titolo prende spunto dall’età dei partecipanti) è frutto di un programma ideato da Invito alla Danza nel 1996 atto a stimolare e supportare la creatività giovanile, promuovere i giovani coreografi e rinverdire la danza degli anni a venire.

Un giro di boa, questo venticinquesimo di Invito alla Danza, che conferma la passione, la determinazione e la qualità delle scelte per una proposta articolata e sempre allineata con i nuovi linguaggi della contemporaneità. Come afferma Marina Michetti, direttrice artistica della rassegna: “La freschezza, l’entusiasmo, l’ingenuità degli esordi hanno negli anni ceduto il passo ad una volontà ferrea e ad una professionalità a volte esasperata, grazie alla quale però siamo cresciuti e andati avanti. Grandi però le soddisfazioni, il piacere insostituibile di aver realizzato nella maggioranza dei casi qualcosa di bello o di unico, confortante l’accoglienza e la richiesta del pubblico. In tutti questi anni di lavoro non ci siamo mai allontanati dai nostri obiettivi: dare pari dignità ai diversi stili di danza, presentare nuove proposte, artisti e compagnie esordienti nel nostro paese, senza dimenticare i grandi eventi. In altre parole creare una ‘cultura della danza’.”

Gli spettacoli iniziano alle ore 21.30; posti numerati con biglietti dai 15 ai 23 euro.

INFO +39 06 39738323

Elisabetta Castiglioni

 

 

 

 

Roberto Bolle and Friends al Regio di Parma in ottobre. Biglietti dal 9 luglio

Roberto Bolle porta per la prima volta sul palcoscenico del Teatro Regio di Parma il gala Roberto Bolle and Friends giovedì 22, venerdì 23, sabato 24 ottobre 2015, alle ore 20.00. L’étoile del Teatro alla Scala e Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York sarà affiancato da ballerini di fama internazionale, provenienti dalle migliori compagnie di balletto del mondo, in un ricco programma di pas de deux e assoli, tratti dal repertorio classico, moderno e contemporaneo. Lo spettacolo, prodotto da Artedanza, che riscuote grande successo in tutto il mondo, è un’occasione preziosa per ammirare le più famose stelle del balletto in uno straordinario confronto di tecniche, scuole e stili. Formatosi alla Scuola del Teatro alla Scala di Milano, di cui è Étoile dal 2004, Roberto Bolle ha danzato in tutti i maggiori teatri del mondo e con le compagnie più prestigiose, tra le quali l’American Ballet Theatre, il Balletto dell’Opéra di Parigi, il Balletto del Bol’šoj e del Mariinskij-Kirov, il Royal Ballet. Il 1° giugno 2002 si è esibito al Golden Jubilee della Regina Elisabetta, a Buckingham Palace. L’evento è stato trasmesso in mondovisione dalla BBC. Il 1° Aprile 2004 ha danzato al cospetto di Sua Santità Giovanni Paolo II sul sagrato di Piazza San Pietro, a Roma, per la Giornata della Gioventù. Nel febbraio 2006 si è esibito nella cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Torino, trasmessa in mondovisione. A partire dal 2008 ha portato con enorme successo il suo Gala “Roberto Bolle and Friends” in luoghi fino ad allora mai raggiunti dalla danza: il sagrato del Duomo di Milano e Piazza Plebiscito di Napoli dove è stato seguito da un pubblico di migliaia di persone. Inoltre ha realizzato spettacoli eccezionali nella magica cornice del Colosseo e delle Terme di Caracalla a Roma, nella Valle dei Templi di Agrigento, nella Certosa di Capri, nel Giardino di Boboli a Firenze, a Torre del Lago Puccini e in Piazza San Marco a Venezia. Dopo il clamoroso successo di pubblico e di critica riscosso al suo esordio al Metropolitan di New York nel 2007, dove ha danzato con Alessandra Ferri per il suo addio alle scene, nel 2009 è stato nominato “Principal” dell’American Ballet Theatre entrando organicamente nella stagione della Compagnia, onore mai tributato a nessun altro ballerino italiano. Da allora, ogni anno, è tra i protagonisti della stagione dell’ABT. Del 2010 è l’incontro con due grandi registi del calibro di Peter Greenway, che lo chiama a interpretare il simbolo dell’arte italiana nella sua installazione “Italy of cities” – realizzata per il padiglione italiano dell’Expo di Shangai 2010 – e Bob Wilson, il quale gli dedica uno dei suoi voom portrait, “Perchance to Dream”, imponente installazione multimediale inaugurata a New York nel mese di novembre. Dal 1999 è “Ambasciatore di buona volontà” per l’UNICEF, organizzazione che sostiene partecipando a una serie numerosa e significativa di iniziative, tra cui un viaggio effettuato nel 2006 nel Sud del Sudan e uno nel novembre del 2010 nella Repubblica Centrafricana, per riportare testimonianza diretta della tragica situazione in cui versano le popolazioni di quei Paesi. Dal 2007, inoltre, Roberto Bolle collabora con il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano – e nel marzo 2009 è stato nominato “Young Global Leader” dal World Economic Forum di Davos. Nel 2012 è stato insignito del prestigioso titolo di “Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana” conferitogli dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in virtù dei meriti acquisiti verso il Paese in campo culturale. Del 2014 è invece la Medaglia dell’Unesco, conferitagli a Parigi, per il valore culturale universale della sua opera artistica, come “riconoscimento del suo contributo alla promozione delle idee dell’UNESCO attraverso la danza come espressione culturale vivente e come vettore di dialogo”. Sempre nel 2014 Bolle è stato scelto come protagonista della nuova campagna “Rethink Energy” di ENI per la quale ha realizzato un incredibile spot con la regia di Fabrizio Ferri. Il rapporto con Eni vedrà la società energetica sostenere l’Étoile in una serie di iniziative artistiche e culturali in Italia e all’estero. Ad aprile del 2015 è uscito per Rizzoli il libro fotografico “Viaggio nella Bellezza” con immagini che lo ritraggono in alcuni dei luoghi simbolo del patrimonio artistico italiano. In particolare: le foto di Fabrizio Ferri ritraggono il fisico statuario del danzatore fra le rovine di Pompei, nella cornice di affreschi romani e di muri scrostati, un luogo simbolo della grandezza della nostra storia e della necessità di tutelarne la memoria. Il viaggio nelle bellezze d’Italia prosegue attraverso le foto di Luciano Romano, da piazza San Marco ad Agrigento, dal Colosseo alle terme di Caracalla, dove l’armonia dei gesti e l’equilibrio tra il danzatore e i luoghi evocano una profonda riflessione sull’arte e sull’eccezionalità del nostro patrimonio. I biglietti saranno in vendita da giovedì 9 luglio 2015 presso la biglietteria del Teatro Regio di Parma e online su ticketone.it. Per informazioni:Biglietteria del Teatro Regio di Parma tel. 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it Paolo Maier

Contrada Armacà

Bellissimo. Un romanzo da non perdere. Autore ne è Gianfrancesco Turano, inviato speciale de “l’Espresso” e già autore di saggi. Tra i suoi romanzi “Ragù di capra”, “Catenaccio”, per citare un paio di esempi, fino a questo splendido “Contrada Armacà” che narra la storia di un giovane parrucchiere, Rosario Laganà, assassinato; omicidio chiuso troppo in fretta in una Reggio Calabria che sembra distratta dinanzi a questa morte. Movente droga o passione, in entrambi i casi sempre meglio non immischiarsi. Ma lo zio di Rosario, Demetrio Malara, non vuole saperne di chiudere l’omicidio così, come se niente fosse, e non indagare il fatto che Rosario era intimo di una suicida, molto vicina al sindaco. Lei sapeva che le sarebbe successo qualcosa e anche Rosario non era tranquillo, quando l’aveva saputa morta. Immaginava che non lo avrebbero ucciso con il figlioletto in auto o vicino, ma certi delitti non guardano in faccia nessuno. Così Demetrio si fa aiutare da un ex studente un po’ strampalato come lui, e cerca di indagare dove non vuol investigare nessuno. Ci si apre un mondo, tra Reggio Calabria, mare e monti, l’Aspromonte visto con gli occhi di chi lo ama, traffico di cocaina e persone di varia estrazione, risse e menefreghismi. Un clima che è lontano da quello solito dei polizieschi, in cui sembra che tutto poi vada a finire bene. In questo romanzo non se ne è mai sicuri, perché ci si ritrova a vivere barcollando come i protagonisti, come sempre sul filo del rasoio, a non sapere di chi fidarsi e di chi no, se si sarebbe tornati a casa intatti o meno. La facciata di una città rispettabile è squarciata e ne esce un microcosmo di lutti e di traffici, dove il denaro sembra poter comprare tutti e tutto e non esserci giustizia e lealtà per nessuno. Il sistema criminale che viene descritto è sovranazionale, forse arriva fino negli Stati Uniti, i retroscena sono proprio visti da un cronista che non si fa scrupoli di snidare la notizia con il piglio di chi cerca la verità, almeno per il proprio figlio, per il proprio nipote. Il lettore viene affascinato da uno stile irresistibile, infarcito di termini dialettali che fanno venire voglia di correre immediatamente in Calabria a cercare di scoprire qualcosa insieme ai due protagonisti della vicenda. Non manca una topografia della ‘ndrangheta a Reggio e dintorni, come il giornalista la chiama, ricca di spunti e, soprattutto, di date, nomi, sentenze, delitti. Insomma, da leggere.

 Gianfrancesco Turano: “Contrada Armacà”, chiarelettere, Milano, 312; euro 16,90

 

Alessia Biasiolo

 

“Ogni destino è originale”, “Perché ci tengo a te e alle tue parole buone”

È da qualche giorno online il videoclip di OGNI DESTINO E’ ORIGINALE, il nuovissimo singolo di Roberto Casalino, giovane e referenziato autore e compositore per alcuni dei più noti interpreti musicali italiani. Dopo e insieme all’esperienza di scrittura per artisti come Giusy Ferreri, Marco Mengoni, Francesco Renga, Nina Zilli, Emma Marrone, Dear Jack, Francesca Michielin, Fedez, Annalisa, Alessandra Amoroso e Antonello Venditti (per il quale ha firmato un brano tratto dal suo ultimo album), Roberto è recentemente approdato come compositore e interprete sulla scena pop contemporanea realizzando il suo secondo album, E questo è quanto (prodotto da Mario Zannini Quirini per Lead Records), da cui è stata tratta una versione remix stile “deep house” del secondo estratto, in radio dal 15 maggio e disponibile anche su iTunes.

Al videoclip, girato a Roma e diretto da Elio Bruno su un’idea di Manuela Petrozzi e con la fotografia di Matteo Talone, prende parte un cast decisamente artistico che comprende il soprano coreano Min Ji Kim, l’attore Simone Di Tommaso, Marcine Myiak nella parte del pugile e i pole dancers Sara Quaglieri e Alessio Bucci, quest’ultimo vincitore del reality spagnolo “Tu si que vales” edizione 2014.

Elisabetta Castiglioni

“Generazione carcere”. Un nuovo rapporto di Amnesty International

In un rapporto pubblicato il 30 giugno scorso, dal titolo “Generazione carcere: la gioventù egiziana dalle proteste alla prigione”, Amnesty International ha dichiarato che la continua repressione delle autorità egiziane contro i giovani attivisti rappresenta il chiaro tentativo di schiacciare le menti più coraggiose e brillanti del paese ed eliminare qualunque minaccia embrionale al potere. “Generazione carcere: la gioventù egiziana dalle proteste alla prigione”  si concentra sui casi di 14 delle migliaia di giovani arrestati in modo arbitrario, detenuti e incarcerati in Egitto negli ultimi due anni in relazione alle proteste. Nel suo rapporto, Amnesty International denuncia come il paese sia tornato completamente a essere uno stato di polizia. “Due anni dopo l’estromissione del presidente Mohamed Morsi, alle proteste di massa sono subentrati arresti di massa. Attaccando senza sosta i giovani attivisti egiziani, le autorità stanno spezzando le speranze in un futuro migliore di un’intera generazione” – ha affermato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.  “Dopo la rivolta del 2011, i giovani egiziani erano stati acclamati come simbolo di speranza dai leader militari del paese e dai partner internazionali. Il loro idealismo e l’impegno a favore di ‘pane, libertà e giustizia sociale’ si erano rivelati forze trainanti per il cambiamento. Ma oggi molti di questi giovani attivisti stanno languendo dietro le sbarre, a conferma del fatto che l’Egitto sia regredito a uno stato che ricorre appieno alla repressione” – ha proseguito Sahraoui. Amnesty International ha fortemente condannato l’uccisione del procuratore generale Hisham Barakat in un attentato eseguito al Cairo il 29 giugno, definendola “un omicidio a sangue freddo, un atto codardo e che suscita disprezzo”. In uno stato di diritto, giudici e procuratori devono essere liberi di svolgere il loro lavoro senza minacce di violenza. L’organizzazione per i diritti umani ha sollecitato le autorità egiziane a non rispondere all’omicidio del procuratore Barakat prendendo ulteriormente di mira manifestanti e attivisti pacifici e ha espresso preoccupazione per il numero delle persone attualmente in carcere a seguito della repressione del dissenso. Il governo di Abdel Fattah al-Sisi non sembra infatti allentare la sua politica oppressiva. Secondo gli ultimi dati diffusi dagli attivisti egiziani per i diritti umani, il giro di vite ha visto più di 41.000 persone arrestate, accusate di reati penali e processate in modo irregolare. “Il livello della repressione è agghiacciante. Le autorità egiziane hanno dimostrato che non si fermeranno di fronte a nulla nel tentativo di soffocare ogni sfida al loro potere” – ha sottolineato Sahraoui. “Tra le persone in carcere vi sono leader di movimenti giovanili apprezzati a livello internazionale, difensori dei diritti umani e perfino bambini che indossavano magliette con slogan anti-tortura” – ha precisato Sahraoui. La Legge sulle proteste, entrata in vigore nel novembre 2013, autorizza le autorità a arrestare e processare dimostranti pacifici a loro piacimento e criminalizza la mera azione di scendere in strada senza previa autorizzazione. Inoltre, dà alle forze di sicurezza mano libera per ricorrere alla forza eccessiva e letale nei confronti di manifestanti pacifici. “La Legge sulle proteste è diventata la corsia preferenziale per imprigionare manifestanti pacifici, trattati alla stregua di criminali. Dev’essere abolita immediatamente” – ha chiarito Hassiba Hadj Sahraoui. Il giro di vite iniziato nel luglio 2013 con l’arresto di Morsi e dei suoi sostenitori, tra cui i leader più in vista della Fratellanza musulmana, si è allargato fino a colpire l’intero panorama politico egiziano. Tra i giovani imprigionati in modo arbitrario vi sono gli attivisti Ahmed Maher e Mohamed Adel del “Movimento giovanile 6 aprile”, il noto blogger Ahmed Douma, Alaa Abd El Fattah, un blogger e autorevole voce critica che è stato in prigione sotto Hosni Mubarak e il Consiglio supremo delle Forze armate, e i difensori dei diritti umani Yara Sallam e Mahienour El-Massry. Insieme a loro, si trovano in carcere persone che hanno protestato contro la deposizione di Morsi, come il cittadino irlandese Ibrahim Halawa, le studentesse universitarie Abrar Al-Anany e Menatalla Moustafa e la insegnante Yousra Elkhateeb. Sono stati tutti condannati per aver sfidato la durissima Legge sulle proteste o ulteriori norme che limitano in modo arbitrario il diritto alla libertà di manifestazione pacifica. Il gruppo di attivisti “Libertà per i valorosi” ha denunciato una nuova ondata di arresti, scattata a metà del 2015, che ha visto almeno 160 persone finire in carcere in condizioni equivalenti a sparizioni forzate. A sua volta, la Fratellanza musulmana ha denunciato nuovi arresti tra i suoi seguaci. Le autorità egiziane cercano sovente di giustificare le politiche restrittive ricorrendo al tema del mantenimento della stabilità e della sicurezza. Ma sebbene in alcuni casi i manifestanti abbiano usato violenza, la risposta delle forze di sicurezza è stata sistematicamente sproporzionata. Molti arrestati sono stati portati di fronte ai giudici a seguito di accuse false o motivate politicamente e sono stati condannati, al termine di processi di massa con centinaia di imputati, sulla base di prove insufficienti o inesistenti o solo grazie a testimonianze da parte delle forze di sicurezza o a indagini della Sicurezza nazionale. Altri sono in carcere da lungo tempo senza accusa né processo. Tra questi, c’è lo studente Mahmoud Mohamed Ahmed Hussein, arrestato mentre tornava a casa dopo aver preso parte a una protesta, solo a causa dello slogan scritto sulla sua maglietta. Secondo i suoi familiari e avvocati, ha “confessato” sotto tortura attività collegate al terrorismo. Ha trascorso il suo 19esimo compleanno in prigione, dove è rinchiuso da più di 500 giorni. Il dato di migliaia di persone condannate per false accuse o a causa di leggi che limitano la libertà di espressione e di manifestazione pacifica, è in profondo contrasto coi pochi casi di agenti di polizia processati per violazioni dei diritti umani a partire dal gennaio 2011. Nessun membro delle forze di sicurezza è stato chiamato a rispondere sul piano penale per il massacro di centinaia di sostenitori di Morsi, avvenuto nelle piazze Rabaa Adawiya e al-Nahda del Cairo il 14 agosto 2013. Amnesty International ha sollecitato i partner internazionali dell’Egitto a non sacrificare i diritti umani nel dialogo con le autorità. I leader dei paesi influenti dell’Unione europea, tra cui Francia, Italia e Germania, hanno avuto colloqui con il presidente Abdel Fattah al-Sisi mentre la sua amministrazione metteva migliaia di oppositori politici dietro le sbarre. Non risulta in alcun modo che durante questi incontri sia stata chiesta la fine di queste gravi violazioni dei diritti umani. La Gran Bretagna ha invitato a colloqui il presidente al-Sisi un giorno dopo che Morsi era stato condannato a morte al termine di un processo irregolare. A marzo, il governo degli Stati Uniti d’America ha annunciato la fine del blocco sui trasferimenti di armi all’Egitto e l’offerta di assistenza militare continuativa alle forze armate e di sicurezza del paese. “La grande ipocrisia dei partner egiziani è stata messa a nudo dalla corsa a concludere lucrosi accordi commerciali, ad acquisire influenza politica, a collaborare in materia d’intelligence e a concludere nuove vendite e trasferimenti di equipaggiamento per le forze di polizia che potrebbero facilitare le violazioni dei diritti umani” – ha dichiarato Sahraoui. “I leader globali si stanno rimangiando le promesse fatte ai giovani egiziani dopo la caduta di Mubarak, nel febbraio 2011. L’Egitto mette in galera attivisti pacifici mentre il mondo guarda altrove. Gli stati restano in silenzio, così come la comunità internazionale e il Consiglio Onu dei diritti umani” – ha concluso Sahraoui. Le autorità hanno giustificato il giro di vite citando anche l’aumento della violenza politica. L’Egitto subisce attacchi da gruppi armati, che secondo le autorità hanno causato la morte di centinaia di soldati, in particolare nel Sinai settentrionale, e di molti civili. Amnesty International condanna senza riserve gli attacchi ai civili ma sollecita le autorità a non usare queste minacce come pretesto per violare i diritti umani.

Amnesty International Italia