Appuntamenti musicali alla mostra “Caroto e le arti tra Mantegna e Veronese”

Si terrà questo venerdì il primo dei tre appuntamenti musicali in programma nelle sale dell’esposizione di Caroto. L’iniziativa, rivolta ai visitatori della mostra, è un’opportunità per unire il piacere estetico della pittura con quello della musica. Un appuntamento particolare offerto dai Musei civici in collaborazione con la Società Amici della Musica.

Tre venerdì in musica, al via il 22 luglio, con l’esibizione del duo di chitarra Riccardo Cervato e Matteo Murari, con un repertorio di musiche rinascimentali.

Si prosegue il 12 agosto con brani di Georg Philipp Telemann e Wolfgang Amadeus Mozart interpretati da Lucia Campagnari al violino ed Elena Zavarise al flauto.

Terzo e ultimo appuntamento venerdì 26 agosto. Si esibirà il violoncellista Felipe Leon Rojas, con alcune suites di Johann Sebastian Bach.

Tutte le esibizioni avranno inizio alle ore 17.30.

Informazioni sulla sul sito dei Musei civici.

Roberto Bolis

16° Vespa Raduno Nazionale Città di Ferrara

Manifestazione di vespe storiche quella in programma per domenica 24 luglio 2022  con ritrovo in largo Castello, a Ferrara alle 8 e partenza alle 9.45 del giro turistico dedicato alle città terremotate del 2012. Il “16° Vespa Raduno Nazionale Città di Ferrara” è dedicato alle città colpite dal terremoto del 2012.

“Ferrara è felice di ospitare questo raduno – ha affermato l’assessore Matteo Fornasini nel corso dell’incontro di presentazione – perché da un lato promuove la bellezza e l’accoglienza della nostra città e di tutto il territorio, dall’altro sostiene la raccolta fondi finalizzata a un progetto sociale importante come l’Ambulanza Pediatrica a cura dell’Associazione Giulia e Voghiera Soccorso”.

Il Vespa Club Ferrara, quale organizzatore della manifestazione denominata “16° Vespa Raduno Nazionale Città di Ferrara”, fa presente che essa ha lo scopo di riunire in città gli appassionati e collezionisti dello scooter più famoso e venduto nel mondo e di far conoscere ai partecipanti provenienti da varie parti d’Italia, la bellezza della città rinascimentale, alla quale è stato riconosciuto dall’UNESCO il prestigioso riconoscimento di “Patrimonio dell’Umanità”. Con ciò si vuole contribuire a non limitare l’evento alla sola  manifestazione sportiva, ma renderlo un momento di interesse turistico, culturale e sociale, dando modo agli intervenuti di vivere la Città e il suo territorio a 360°, regalando scorci unici come il Castello Estense, simbolo del capoluogo e del Vespa Club Ferrara, e vari palazzi monumentali tra i più belli del centro storico, creando in loro il desiderio di tornare nuovamente a Ferrara.

“2012+10” sarà il titolo della manifestazione di quest’anno. “In questa edizione vogliamo omaggiare il nostro territorio e tutti gli Emiliani nel decimo anniversario del Terremoto del 2012. Un evento che ci ha segnato inevitabilmente e profondamente e di cui portiamo ancora vivo il ricordo davanti ai nostri occhi ma soprattutto dentro di noi. Oggi come allora, con la forza ed il cuore che noi Emiliani abbiamo dimostrato avere già in quello spiacevole frangente, ripartiamo. Ripartiamo dopo due anni di immobilità e di incertezza che hanno congelato i progetti, ma non hanno fermato la voglia di ritornare alle abitudini e alla vita di prima ed è questo il significato che abbiamo voluto dare all’edizione 2022 del Vespa Raduno di Ferrara, per ricordare a tutti che dopo un momento buio si può e si deve ricominciare. Con l’itinerario pensato per il Raduno porteremo i partecipanti a rivivere fisicamente il ricordo del Terremoto; sarà infatti un percorso di 50 km che partendo dalla cornice del Castello di San Michele (conosciuto anche come “Castello Estense”) passerà attraverso i paesi della provincia di Ferrara che più hanno riportato le ferite del sisma: Poggio Renatico, Sant’Agostino, Buonacompra, per poi sconfinare a Finale Emilia per una breve sosta e concludersi infine, con il pranzo presso la Sala Polivalente di Casumaro di Cento .

Agli iscritti verrà consegnato un depliant con il percorso corredato di immagini a testimonianza di quanto c’era prima e di cosa il Terremoto ha causato. I grandi risultati raggiunti con la ricostruzione visibili oggi, potranno essere apprezzati personalmente.

Il raduno, con il passaggio sulle strade della nostra Provincia e nel Centro Storico di Ferrara, vuole creare un momento molto suggestivo da far vivere non solo ai partecipanti, ma prima di tutto ai cittadini Ferraresi. Una manifestazione che non vuole essere una competizione, bensì una operazione per fare memoria di una cultura meccanica e tecnologica che, da sempre, vede l’Italia come modello unico nel mondo. Infatti il Raduno che non è né una gara di regolarità né una passerella nostalgica, ma è una sensibile e rispettosa riscoperta storica di un passato tecnologico, che tra mille difficoltà ci ha portato ai giorni nostri, creando per tutti la straordinaria avventura di essere liberi di viaggiare, di conoscere persone e luoghi lontani ma soprattutto fare cultura. Cultura e tradizione motoristica che oggi sono viste sempre più come importante esempio dell’Italian Style. Non è semplicemente un’occasione per guardare al passato, magari con spirito di nostalgia, ma per riproporre ai nostri giorni questo patrimonio di conoscenza tecnologica e di evoluzione dello stile, come opportunità concreta di promozione turistica del territorio”.

“Chi possiede una Vespa non è il proprietario di un veicolo, ma il custode di un pezzo di storia”.

“Vespa Raduno Nazionale Città di Ferrara” è un evento ripetitivo, con svolgimento annuale dal 2004 sul territorio provinciale e si è sempre valso del Patrocinio della Regione Emilia Romagna, Comune di Ferrara e Vespa Club d’Italia a cui è affiliato. Il Vespa Club Ferrara nell’anno 2009 ha ottenuto dalla Provincia di Ferrara la licenza all’uso del marchio “Ferrara terra e acqua”. Ha portato a Ferrara oltre 500 partecipanti, provenienti da varie parti d’Italia e dall’estero, con larga eco positiva su stampa e TV.

Alessandro Zangara

La Storia intorno a Madre Maria

Domenica Mantovani nacque nel 1862, in un momento cruciale per l’Italia. La lotta per l’Indipendenza aveva portato il Regno di Sardegna a farsi promotore di un’unità che costituiva una vera novità per la penisola a forma di stivale, piccolo Paese dalle mille risorse che attirava da secoli ogni forma di impresa militare e di conquista.

Intestazione del proclama del Re del 23 marzo 1848

Il riassunto dei moti di ribellione, più o meno forti e più o meno organizzati, si ebbe tra il 1848 e il 1849, con quella che viene ricordata come prima guerra d’Indipendenza, e nel 1859 con la seconda guerra per quell’Indipendenza che libererà di fatto soltanto la Lombardia dalla dominazione austriaca, ma che vedeva già innescate numerose fattive attività di italianizzazione del Paese. Infatti, nel 1861 nascerà quel Regno d’Italia sotto la corona Savoia che diventerà ben presto faro di novità, così come anche di ingiustizie. Tuttavia l’operazione libertaria stava dando i suoi frutti e quegli scavezzacollo che venivano anche spregiativamente chiamati garibaldini, saranno poi ricordati come gli eroi che avevano scelto Giuseppe Garibaldi come condottiero da amare e obbedire per la realizzazione non soltanto dell’unione territoriale, quanto di quegli ideali di indipendenza e di libertà, per sé e per gli altri, che sono innati nell’uomo, se sono in grado di sgorgare dai cuori anche disabituati a vivere queste due imprescindibili caratteristiche umane.

Domenica Mantovani sarà inconsapevole testimone di un lungo corso storico, che porterà a breve alla famosa Breccia di Porta Pia, alla fine di quel potere temporale dei papi che instraderà il Vaticano alla gestione prevalentemente spirituale di una Chiesa alla quale la stessa Mantovani apparteneva.

Le famiglie Zamperini, della mamma, e Mantovani, del papà, erano profondamente cattoliche e in quella fede educarono i figli, mantenendo una tradizione che vedeva sacerdoti e appartenenti ad associazioni e congregazioni religiose vari membri dell’ampio parentado.

Nel 1877 arrivò a Castelletto un prete, tale don Giuseppe Nascimbeni, che incrocerà la vita di Domenica fino a diventarne indissolubile figlia e sorella, avendolo accompagnato nell’avventura di vita che diverrà nota in ogni angolo del mondo. Domenica, dall’intelligenza pronta e sveglia, tendenzialmente dedita al prossimo ed alla parrocchia, proferì i voti di verginità nelle mani del prete e poi decise di farsi suora. Il percorso, che potrebbe sembrare semplice per quei tempi, in realtà era irto di regole severe, soprattutto della verifica dell’idoneità della ragazza alla vita religiosa che tanto desiderava abbracciare. Non soltanto doveva essere verificato il suo reale desiderio di dedicarsi ad una vita di privazioni e di gioie soprattutto spirituali, ma anche la sua capacità di reggere un sistema di regole principalmente patriarcale e spesso maschilista, che certo assomigliava molto a quello societario, ma che non transigeva in quelle effusioni affettive che spesso nelle famiglie erano usuali. Pertanto la caparbietà e la determinazione di Domenica non soltanto deponevano per il suo reale desiderio di dedicare la propria esistenza a Dio, ma anche di poter essere una delle prime suore di un nuovo ordine religioso che don Nascimbeni intendeva fondare, su esortazione dei superiori, per garantire quella cura delle anime benacensi che a lui stavano tanto a cuore. Tanto quanto l’implementazione delle strutture e dei servizi per una zona trascurata e povera che certo non aveva avuto molti benefici né dalla dominazione straniera, né dal nuovo Regno, almeno nelle imminenze dei rivolgimenti storico-territoriali. E così ecco che ancora una volta la nostra Domenica, che tra poco si chiamerà Maria, sarà testimone di rivolgimenti e novità dei quali farà anche parte.

Nello stesso 1877 nascerà a Salò l’Osservatorio meteorologico e la stazione sismica Pio Bettoni, personaggio che sistematizzerà i dati sui terremoti che da sempre interessavano il lago di Garda, sia nella sua Salò, sia e soprattutto sulla sponda veronese, dal momento che la presenza del Monte Baldo, di origine vulcanica, aveva da tempo molto lontano portato sconvolgimenti nella zona dei quali senz’altro la Mantovani aveva avuto esperienza: il Baldo sovrasta Castelletto. Infatti, negli appunti Bettoni troviamo già al 12 febbraio 1806 una fessurazione profonda 18 centimetri e lunga circa duecento metri nella piazza di Malcesine, seguita ad una fortissima scossa di terremoto. Molto spesso le scosse di quella zona venivano percepite anche intensamente sulla riva bresciana del Benaco. Durante la vita di Domenica, l’11 agosto 1866 alle 11.55, iniziò una serie di scosse telluriche che portarono danni a Malcesine e che continuarono fino al mese di novembre in successione discretamente rapida. Quindi terremoti a Malcesine o immediati limitrofi vennero registrati nel 1868, 1870, 1872, 1873, 1876, 1877, 1879, 1882. Dati che appaiono significativi perché di certo mettevano la popolazione davanti all’ineluttabilità della vita, alla necessità di affidarsi a Qualcuno che potesse scongiurare per sé e i propri cari di perire all’improvviso, “senza motivo”.

Negli anni del nuovo Regno d’Italia le leggi Coppino per la scuola e De Pretis per la riforma elettorale cambiarono un po’ le cose nel Paese, allargando la platea elettorale e scolastica, ma anche le decisioni a favore di una vita più equa, le attività di bonifica, la nascita di attività mutualistiche, la nascita delle fabbriche, contribuiranno a cambiare rapidamente l’aspetto dell’Italia, pur se l’epoca vittoriana che si stava vivendo non aveva sulle donne una valenza solo positiva come si poteva pensare al tempo.

Sarà poi del 1882, quando Domenica aveva solo vent’anni, la stipula di uno strano accordo per il Regno d’Italia: nasce infatti la Triplice Alleanza, con quell’Austria che deteneva ancora alcuni territori italiani e che era stato il nemico giurato fino al 1866. Alleanza che il nuovo re Vittorio Emanuele III, succeduto al padre Umberto I assassinato nel 1900 da Gaetano Bresci, non vedeva di buon occhio e che infatti decise di rompere con il Patto di Londra del 1915. Sarà la firma che deciderà per l’interventismo dell’Italia in guerra a fianco di Francia, Gran Bretagna e Russia.

Cartolina di guerra

Sull’Alto Garda era il fronte detto immobile di guerra, con le trincee pronte a Dosso Merlo ad esempio, costruite dai soldati italiani proprio in territorio di Malcesine, ad un pugno di chilometri da Castelletto. Le trincee erano pronte in caso di seconda linea, cioè di sfondamento delle difese italiane da parte del nemico austriaco, e Dosso Merlo fu ripetutamente bombardato dall’artiglieria pesante durante la guerra. Sul Garda era in azione anche la Marina, perché naturalmente i combattimenti potevano avvenire anche sul lago. La congregazione delle Piccole Suore della Sacra Famiglia voluta da don Nascimbeni coadiuvato da suor Maria Mantovani, per tutte poi Madre Maria, era ampiamente impiegata in attività infermieristiche sia per il soccorso alla popolazione, che negli ospedali. La caratteristica delle Piccole Suore era l’amore e la dedizione, ma anche lo studio e l’approfondimento, la cura. Venivano mandate in missione in Italia e poi anche all’estero suore preparate, addestrate alla temperanza, alla pazienza, alla santità proprio da Madre Maria. Anche quando non era affatto semplice. L’Istituto possedeva una casa anche a Trento, infatti, dal 1904, ma venne poi acquistato un terreno alle spalle del castello simbolo della città, il Buonconsiglio, dove prese avvio la scuola elementare nel 1911, mentre nel 1912 si avviò il laboratorio di maglieria. Lo scoppio della Grande Guerra costrinse a rimandare dai parenti o in orfanotrofi le orfane che venivano accudite dalla suore, mentre alcune suore italiane (cioè nate fuori dai confini austriaci) vennero arrestate e inviate in un carro bestiame a Innsbruck, quindi raggiunsero Rossbach, in Boemia, dove vennero impiegate come operaie o nei campi o in cucina o in altre mansioni. Altre suore vennero internate a Katzenau, nei pressi di Linz. Lì si occupano di dispensare il latte, avendo poco da mangiare (il pane era confezionato con segatura di tiglio, ad esempio) e condizioni di vita assolutamente precarie, tanto che ben presto dovettero diventare le infermiere del campo. La casa trentina venne trasformata in un ospedale militare.

In quei tristi frangenti faceva riflettere la posizione del papa Benedetto XV che aveva definito la guerra una “inutile strage”, delineando chiaramente la sua contrarietà non soltanto all’interventismo italiano, ma a quella carneficina europea. Di certo altrettanto importante fu la figura di don Luigi Sturzo che, nel 1919, fu fautore di una democrazia nel Regno italiano ispirata a principi cattolici e cristiani più in generale, fondatore poi del partito cattolico. Intorno alla Madre delle Piccole Suore erano in atto rivolgimenti che cambieranno completamente l’Italia e mantenere il corretto vedere la realtà di tutti i giorni non era di certo facile, tra mancanza di cibo, disoccupazione, orfani e vedove. L’avvento del nuovo partito, che diverrà il partito unico del Paese, condusse altri cambiamenti che dovettero essere affrontati anche dalla Chiesa, e dalle suore, per il nostro discorso.

Lo scontro che c’era stato tra i cattolici durante la prima guerra mondiale, nel dibattito su cosa fosse giusto fare e quale fosse la posizione corretta, con personalità del calibro di don Primo Mazzolari e padre Agostino Gemelli per citare solo alcuni esempi, permané anche durante gli anni che videro l’Italia diventare un regime.

Madre Maria lasciò la vita terrena nel 1934, avendo tracciato una giusta via per le Piccole Suore alle quali aveva insegnato non soltanto i primi passi, ma aveva dato anche l’età per poter continuare le scelte che renderanno sempre più grande e santo l’Istituto.

Alessia Biasiolo

Deltaplani di tutta Europa nei cieli dell’Umbria

Dopo lo stop forzato a causa della pandemia, i deltaplani tornano a volare nel cielo del Monte Cucco, sito considerato la culla per volare con questo mezzo senza motore inventato dagli australiani Bill Moyes e Bill Bennet nei lontani anni ‘60. Pioniere in Europa è stato Alfio Caronti che il 4 novembre del 1971 spiccò per primo il volo dal monte Murelli per atterrare nelle acque del lago di Como.

I mezzi che utilizzeranno i piloti della ventina di squadre nazionali d’Europa per conquistare il titolo continentale ovviamente sono ben diversi dal prototipo utilizzato da Caronti. Quello era una specie di aquilone più che un deltaplano, efficienza quasi inesistente contro la possibilità di reggersi in aria per centinaia di chilometri dei deltaplani di oggi a velocità che in picchiata possono sfiorare i 200 km/h. Il tutto sfruttando le masse d’aria ascensionali, dette termiche, prodotte dall’irraggiamento solare del suolo, il “motore” più ecologico che si possa immaginare.

Foto d’archivio del Monte Cucco di Ignazio Bernardi

Il sito del Monte Cucco, sopra Sigillo (Perugia), è per questa disciplina tra i più generosi in un paese come l’Italia che conta dorsali montuose dove si generano condizioni ottimali per il volo libero come da nessun’altra parte. Infatti ha già ospitato quattro edizioni dei campionati europei e tre dei mondiali.

Quest’anno dal 10 al 23 luglio la competizione ufficiale riconosciuta dalla FAI (Federazione Aeronautica Internazionale) si dipanerà in un ampio territorio che dall’Umbria lambirà anche Toscana e Marche. Le giornate di gara saranno dieci con altrettanti percorsi che i piloti dovranno chiudere nel minor tempo possibile. La somma dei risultati dei singoli voli, o di quelli che la meteo consentirà di eseguire, daranno le classifiche finali a squadre e individuali. La nazionale italiana si presenta come detentrice in contemporanea dei titoli europeo e mondiale che ha vinto rispettivamente quattro e dieci volte.

Un ricco programma di eventi e spettacoli, dal titolo “Notti in Volo”, accompagnerà per l’intera durata la manifestazione alla quale si legano.

Gustavo Vitali (anche per la fotografia)

Io ti vedo così: le foto che mostrano come vede il mondo una persona con disabilità visiva

Come vedono il mondo le persone con disabilità visiva? Come vedono la natura, le persone, gli animali, la città chi ha problemi con la vista e a causa di una patologia vede il mondo offuscato o con un quadro visivo limitato? A raccontarlo, attraverso le immagini, è l’artista Beatrice Pavasini che il 23 luglio dalle 9 alle 20 sarà protagonista a Lierna, nel lecchese sul lungo lago Castiglioni, della mostra “Io ti vedo così”.

Una mostra fotografica itinerante proposta dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS di Lecco con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Lierna. Una carrellata di immagini che mostrano il mondo così come lo percepiscono le persone con disabilità visiva. Una mostra che nasce da un lavoro svolto all’interno del gruppo di sostegno mensile del Centro Regionale di Ipovisione dell’Unità Oculistica di Cesena, insieme alla sezione territoriale dell’Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Forlì.

La mostra della Pavasini comprende una carrellata di pannelli fotografici che riproducono figure umane, elaborate e modificate dalla stessa artista, che mostrano come vedono gli occhi di chi è ipovedente. Il tutto corredato da didascalie che spiegano la patologia e che problemi provoca alla vista. Un modo non solo per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione, ma anche per abbattere barriere e pregiudizi nei confronti di chi ha problemi visivi. Perché, solo vedendo come vede una persona con disabilità visiva, ci si rende conto degli ostacoli che ogni giorno questa persona deve affrontare.
Una mostra allestita anche per celebrare il 25esimo anniversario dell’UICI di Lecco e per ricordare alla popolazione di imparare a vedere con occhi diversi chi, per malattia o per un trauma, non vede perfettamente. Perché la disabilità visiva resta ad oggi, purtroppo, una disabilità che isola e rende la persona invisibile. Anche se queste persone hanno affinato un modo tutto personale per “osservare” e conoscere il mondo.

“Le persone che vedono bene hanno una scarsa conoscenza dei problemi che nella vita di tutti i giorni deve affrontare una persona con un serio deficit visivo – commenta Paola Vassena presidente UICI di Lecco -. Questo può a volte determinare diffidenza nei confronti di chi non vede o vede poco. Si è quindi sentita l’esigenza di sensibilizzare e informare i cittadini attraverso un’esperienza che possa risultare di forte e immediato impatto visivo ed emotivo”.

La presidente Paola Vassena e Angela Gianola (referente del gruppo ipovisione del Consiglio regionale lombardo UICI) invitano non solo i lecchesi a vivere questa intensa esperienza di “indossare gli occhiali” di chi non vede.

UICI