Le donne, il cavallier, l’arme, gli amori

Nel cortile del Castello Estense di Ferrara, fino al prossimo 5 giugno, sarà possibile ammirare la bellissima opera di Sara Bolzani e Nicola Zamboni, da oltre vent’anni collaboratori proprio al monumento scultoreo esposto intitolato “Umanità”, ispirato al trittico con la “Battaglia di San Romano” di Paolo Uccello. Realizzata in rame e terracotta, l’opera è un’allegoria della vita sia dei tempi antichi che di quelli moderni, pur se oggi indossando altre armature. Cavalieri che combattono in arcione ad agili destrieri ci riportano in un’epoca epico-cavalleresca che appassiona, pur se dimostra di essere stata violenta e ingiusta.

Una guerra che abbiamo davanti agli occhi sia che si parli dell’attuale conflitto, sia che si veda la fatica del migrante (presente la barca), della persona emarginata che deve pensare di attraversare i propri giorni attimo per attimo e con estrema fatica, anche se e quando la società edulcora con il senso di libertà questa combattuta miseria del nostro presente. “Umanità” che si rifà anche all’opera di Ludovico Ariosto “L’Orlando furioso”, con Angelica e Astolfo che ha il senno di Orlando, capolavoro letterario che Ariosto concepì proprio a Ferrara, dove il libro venne stampato nel 1516. Ariosto è rappresentato da una delle statue, raffigurato in piedi con corona d’alloro e abiti antichi, accanto ad un tavolo con sedia alata, simbolo della possibilità di ampliare i propri orizzonti grazie alla Letteratura.

Il cortile del Castello Estense si ritrova palcoscenico di una battaglia con duelli concitati, cavalieri atterrati e feriti, così come i loro cavalli; altri sono in sella a cavalli che s’impennano, mentre alcune guerriere scoccano frecce, un saraceno imbraccia la sua scimitarra, un musulmano a cavallo è accompagnato da donne velate; intanto l’amore comunque è capace di aleggiare anche dove infuria la tragedia del dissidio violento. Ispirazione degli artisti è anche il “Ratto delle sabine” della Loggia dei Lanzi a Firenze, mentre un angelo della scena richiama “Melencolia I” di Albrecht Dührer. Non manca nemmeno San Giorgio, patrono della città di Ferrara, che combatte il drago trafiggendolo con la spada, come nel dipinto di Cosmè Tura del 1469, ammirabile nel museo della Cattedrale.

Un’opera estremamente interessante, che avvicina grandi e bambini (molto compresi dalla sofferenza dei cavalli a terra, ad esempio) inducendoli a pensare a quella letteratura andata che comunque fa ancora parte di noi e che grazie a lavori come questo può tornare ad essere di moda.

Alessia Biasiolo

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