Il ricordo di John Lennon in Gran Guardia a Verona

Un uomo senza tempo, un artista poliforme che ha fatto la storia della musica e non solo. A 41 anni dalla morte, avvenuta l’8 dicembre 1980, Verona ricorda John Lennon, il poeta di Liverpool, cantautore, polistrumentista, paroliere e attivista, una delle personalità britanniche più importanti di tutti i tempi. L’appuntamento è per lunedì 6 dicembre alle 20.45 all’auditorium della Gran Guardia  con il concerto gratuito che vedrà protagonisti oltre 40 artisti veronesi e che sarà dedicato a tutti i musicisti scaligeri scomparsi negli anni.

L’evento è organizzato dall’associazione Pocostabile con i patrocini del Comune e dell’Università di Verona. Per partecipare è necessaria la prenotazione alla mail lennon6dicembre@gmail.com, l’ingresso sarà consentito con  super Green Pass e uso della mascherina. Sarà una serata emozionante e ricca di contenuti,  che ripercorrerà la vita dell’artista con contenuti di vario genere, dai video ai testi, dalle performance recitative all’esecuzione di brani anche inediti.

Mente e artefice del progetto è Giampaolo Rizzetto, grande giornalista e critico musicale veronese, uno tra i massimi conoscitori cittadini dei Beatles, che già l’anno scorso aveva messo in cantiere l’evento celebrativo in occasione dei 40 anni della morte di Lennon. Iniziativa slittata a causa del Covid, ma che quest’anno gli organizzatori riescono a realizzare nel rispetto di tutte le norme vigenti. Lo spettacolo ha anche l’obiettivo di dare risalto al patrimonio musicale veronese, dando spazio ad oltre 40 musicisti cittadini di grande livello e professionalità.

“John Lennon è una delle figure più memorabili del nostro secolo e che rimarrà per sempre nella storia – ha detto l’assessore Briani -. Un artista poliforme, che ha interpretato la rottura con le convenzioni del tempo, diventando lui stesso un uomo senza tempo, come la sua musica. Siamo contenti di poter realizzare questo evento, un modo anche per dare spazio ai nostri artisti”.

“Perché Lennon resta una delle figure più influenti del Novecento?- ha detto Rizzetto-. La risposta è tutto sommato semplice. Sta nell’onestà, nell’umanità dei suoi scritti; si manifesta in quel suo mettersi a nudo senza alcun timore reverenziale, uomo come tutti noi; nasce, infine da una deriva adolescenziale difficile e carica di sofferenza. Questo spettacolo è un sogno a cui lavoro da molti anni, sono davvero lieto di poterlo concretizzare e soprattutto di valorizzare il nostro ricco patrimonio musicale”.

Roberto Bolis

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