L’età del jazz

Finita la prima guerra mondiale, alla quale gli Stati Uniti parteciparono dall’aprile 1917, l’unico Paese che si ritrovava florido erano proprio gli U.S.A. che approfittarono della nuova presenza sul panorama politico ed economico mondiale per attivare le proprie attività economico-finanziarie. Il Paese, infatti, non aveva vissuto episodi bellici sul proprio territorio che si trovava senza danni, con le fabbriche in piena attività. La produzione industriale, infatti, era stata ben ripagata dalla guerra, ed ora era impegnata a rifornire i Paesi europei bisognosi di tutto. Inoltre, la catena di montaggio, ben applicata da Henry Ford alla produzione di automobili, ad esempio, garantiva la realizzazione di utilitarie per la famiglia tipo americana a basso prezzo. L’acquisto dell’auto, al quale si aggiungevano la radio e gli elettrodomestici, poteva essere effettuata con pagamenti a rate, assoluto volano per l’economia. La società americana si vide in un momento di lusso e agio impensabili solo pochi anni prima e nacque, così, l’idea dell’American way of Life, stile di vita americano che ebbe effetti in tutto il mondo.

Contemporaneamente la produzione agricola iniziò a pieno regime, dato che le forniture per l’Europa erano sempre maggiori, grazie anche ai piani di prestito economico quinquennali messi in atto dai governi. Pertanto, anche il comparto agricolo americano, molto sviluppato, visse un’epoca di prosperità. Il periodo che va dalla fine della guerra al 24 ottobre 1929 si chiama “anni ruggenti”, con notevole sviluppo dell’industria culturale, soprattutto editoriale, la nascita di nuovi giornali, la produzione di letteratura di pregio, di film trasmessi nei nuovi cinema, compresi i nuovi cortometraggi di Walt Disney (che produsse il primo lavoro con protagonista Topolino), e notevole impulso alla musica, grazie al più alto tenore di vita degli americani. In quegli anni, i neri americani, ancora discriminati, cominciarono a farsi conoscere come ottimi musicisti e strepitosi cantanti, tanto che si diffuse la moda di andare ad assistere alle loro performance anche in locali vietati perché in aree ghettizzate. I bianchi più aperti cominciarono ad amare il nuovo genere musicale che più diffusamente si ascoltava negli Stati del Nord, e che soprannominò gli “anni ruggenti” come “età del jazz”. Saranno gli anni in cui il grande autore Francis Scott Fitzgerald pubblico “Il grande Gatsby” e che videro il cambiamento di ruolo della donna, più presente nella vita pubblica, a completamento dell’impegno suffragista degli anni precedenti al conflitto soprattutto. Il periodo di sfolgorante vitalità per gli Stati Uniti non significava che tutta la popolazione ne beneficiasse. Era il caso, appunto, degli afro-americani che erano discriminati e ghettizzati ancora, così come fu il periodo che vide la nascita della setta segreta razzista Ku Klux Klan. Nel frattempo, alla luce del maggior potere d’acquisto, molti soggetti trascorrevano il tempo libero nei bar, aumentando il tasso di alcolismo contro il quale si schierarono alcune confessioni religiose protestanti, gli industriali compreso Ford, e buona parte della popolazione. Il forte dibattito che ruotava intorno al problema scaturì il Volsted Act, la legge che proibiva il consumo e successivamente la produzione e la vendita di alcolici. Una delle peggiori leggi mai varate, perché portò alla nascita del contrabbando su larga scala e al potere delle bande di gangster che diverranno famose intorno ai nomi di Al Capone e di Lucky Luciano.

Alessia Biasiolo

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