“Athens – Return trip” al Sociale di Brescia

Athens return trip, foto Archivio Agora Coaching Project

“Athens – Return trip. Andata e ritorni tra Italia e Grecia verso una nuova visione d’Europa” è andato in scena al teatro Sociale di Brescia ieri sera, 3 luglio, seconda ed ultima tappa italiana dopo Reggio Emilia e prima di volare per Atene, dove la performance debutterà l’8 luglio prossimo.

La serata accosta gli esiti performativi di due workshop condotti da Patricia Apergi e Christos Papadopoulos, tra i più interessanti coreografi greci contemporanei, con brani scelti del repertorio creato per “Agora Coaching Project”, curato da Michele Merola ed Enrico Morelli, coreografi italiani di primo piano sulla scena nazionale e collaboratori di Fondazione Nazionale della Danza. Ad Apergi e Papadopoulos è stato chiesto di guidare un percorso formativo e creativo insieme a 30 giovanissimi e promettenti danzatori di nazionalità italo-greca, di età compresa tra i 17 e i 24 anni. L’attività fa parte di “Agora Coaching Project” (con MM Contemporary Dance Company – Retum Trip Educational e con il sostegno di Stavros Niarchos Foundation), progetto di perfezionamento della danza, con sede a Reggio Emilia, unico per le sue caratteristiche innovative nell’ambito della didattica della danza. Lo scopo dei workshop era superare le barriere culturali europee per creare un linguaggio nuovo, dinamico e univoco, comprensibile a tutti. Ne è nato uno spettacolo in grado di sottolineare la personalità di un gruppo di ragazzi e ragazze (le più numerose) che sembrano insensibili all’esterno, come i tanti ragazzi che girano con le cuffiette nelle orecchie e non sanno guardarsi attorno, come se la realtà fosse altro da sé o non esistesse se non nella sorpresa di trovarsela intorno. Eppure si muovono, in modo impercettibile, come un’idea che nasce; forse è il movimento intrinseco a se stessi, alla vita. O forse è il movimento indotto dalla cultura e dall’arte, che si fa sempre più chiaro vivo e possente. Oppure ancora rispondono ad un comando di non si sa chi, e svolgono le loro azioni come automi. Prendono possesso del loro corpo, del palcoscenico, della loro vita. La danza li unisce e parlano lo stesso linguaggio, non si sa da dove scaturito e da dove proviene, o forse loro lo sanno e anche noi che li guardiamo crescere, perché (forse) siamo ancora capaci di insegnare e trasmettere i fondamenti dai quali partire per trovare la propria strada. Che è la nostra, quella di tutti. E allora si comincia a camminare, tutti insieme, e si va ad occupare lo spazio che è di tutti e che tutti devono avere, in un turbine che diventa frenetico, ma sempre ordinato, con regole che permettono a tutti di stare insieme senza confini, senza differenze. Molto bella la prima parte dello spettacolo che dimostra l’alto livello performativo raggiunto dai danzatori, con movenze apparentemente semplici eppure di alta scuola. Lasciando poi lo spazio al viaggio vero e proprio, con tanto di zainetto sulle spalle. Molto bello che non ci sia altro che quello (il viaggio) e i danzatori con le solite scarpe di tutti i giorni, i vestiti comuni, i capelli lungi e sciolti o corti o raccolti. Gli occhi persi nella novità del vivere e del voler scoprire. La danza che unisce e che diventa motivo di conoscenza di sé così profonda da diventare difficile da esternare, una strada da trovare, una meta verso cui andare e verso cui si va, indipendentemente dal fatto che a volte si venga frustrati nelle proprie aspettative e che si collassi, o si perisca, nel viaggio, nella ricerca. Stramazzano a terra alcuni danzatori, forse morti, forse stanchi, forse arrivati, ma gli altri proseguono, continuano a perseverare e preservare la vita e i contenuti di un’umanità che spesso si perde nel particolare senza considerare la necessità del tutto. Un ottimo lavoro, molto ben fatto e ben riuscito, capace di sottolineare studio e lavoro della danza e del corpo, ma anche l’impegno che, grazie alla cultura, dev’essere di tutti a ricercare la profondità dell’essere. Il proprio e l’universale.

Il CTB, Teatro Stabile di Brescia, ha accolto la proposta di “Athens – Return trip. Andata e ritorni tra Italia e Grecia verso una nuova visione d’Europa” ed ha offerto al suo pubblico, nell’ambito della rassegna “Un salto nel mito” davvero un’interessante pausa di riflessione.

 

Alessia Biasiolo

 

 

 

 

 

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