Italia leader indiscusso dell’olio d’oliva

Italia batte Spagna 11 a 4. I risultati del concorso di oli d’oliva, molti dei quali presentati a Vinitaly, nel padiglione Sol&Agrifood, parla chiaro e questo è un ennesimo invito ai consumatori a scegliere e a pretendere la qualità italiana. In gara 348 campioni contro i 250 dell’anno scorso, provenienti da nove Paesi: Italia, Spagna, Grecia, Slovenia, Croazia, Portogallo, Turchia, Libano e Cile. L’Italia si conferma leader indiscusso per la qualità espressa dai propri oli extravergine di oliva, mentre la Spagna è forte negli oli biologici.

Una lotta all’ultimo olio, con finali al fotofinish e uno spareggio nella categoria fruttato leggero. Tra tutti spiccano tre aziende, due italiane e una spagnola, che in diverse categorie hanno vinto complessivamente quattro Sol d’Oro, uno d’Argento e uno di Bronzo.

Due i vincitori del Sol d’Oro ex aequo nella categoria fruttato leggero: l’azienda Olio Di Dievole di Vagliari in provincia di Siena (Toscana) e la spagnola Explotacion Jame di Villagordo – Jaen. Sol di Bronzo a Villa Santo Stefano di Lucca (Toscana).

Nella categoria fruttato medio, la più numerosa, podio tutto italiano, con Sol d’Oro all’Azienda Agricola Cosmo Di Russo di Gaeta in provincia di Latina (Lazio) e gara molto combattuta per il secondo e terzo posto che si è conclusa con l’assegnazione del Sol d’Argento all’olio dell’Azienda Laura De Parri di Canino in provincia di Viterbo (Lazio) e del Sol di Bronzo all’Azienda Agricola Tommaso Masciantonio di Casoli in provincia di Chieti (Abruzzo).

Italia ancora in evidenza nella categoria fruttato intenso, la meno numerosa, con il Sol d’Oro assegnato all’Azienda Azienda Ortoplant di Giovinazzo in provincia di Bari (Puglia), Sol d’Argento alla Fattoria Ambrosio di Castelnuovo Cilento in provincia di Salerno (Campania) e Sol di Bronzo all’Azienda Vincenzo Marvulli di Matera (Basilicata).

Rivincita della Spagna nella categoria biologico, con vincitore del Sol d’Oro per distacco all’azienda Castillo de Canena di Canena (Spagna). Sol d’Argento al Frantoio Pruneti di San Polo in Chianti in provincia di Firenze (Toscana) e di nuovo Spagna per il Sol di Bronzo, assegnato a Finca La Torre di Malaga.

Nella categoria monovarietali, anche questa molto numerosa e molto combattuta per l’alto livello qualitativo di tutti i campioni sottoposti a giudizio, il Sol d’Oro è stato assegnato all’Azienda Ortoplant di Giovinazzo in provincia di Bari (Puglia), Sol d’Argento all’Azienda Cosmo Di Russo di Gaeta in provincia di Latina (Lazio) e infine Sol di Bronzo alla spagnola Castillo de Canena di Canena.

In evidenza in questa competizione l’Azienda Ortoplant, vincitrice del Sol d’Oro nelle categorie fruttato intenso e monovarietale, l’Azienda Cosmo Di Russo che ha conquistato un Sol d’Oro nella categoria fruttato medio e un Sol di Bronzo nei monovarietali e la spagnola Castillo de Canena con un Sol d’Oro nella categoria biologico e un Sol di Bronzo nei monovarietali.

Molto impegnativo il lavoro della giuria internazionale coordinata dal capo panelist Marino Giorgetti, sia per la qualità dei campioni in concorso che per il loro numero record.

Come attestato di qualità riconosciuto a livello internazionale, le bottiglie delle partite degli oli vincitori potranno fregiarsi del premio ricevuto (Sol d’Oro, Sol d’Argento, Sol di Bronzo).

 

Veronafiere

 

L’eccidio nazista di Boves

In occasione del settantunesimo anniversario della liberazione dell’Italia dai nazifascisti, che verrà celebrato il prossimo 25 aprile, la proposta di una lettura sull’eccidio nazista di Boves, cittadina a una decina di chilometri da Cuneo, in Piemonte, teatro della prima rappresaglia nazista seguita alla comunicazione della sigla dell’armistizio con gli angloamericani avvenuta l’8 settembre del 1943 in Italia.

I militari, come si sa, sono per lo più sbandati e cercano di organizzare qualche azione di resistenza che, anni dopo, prenderà appunto il nome di Resistenza. In realtà, in quei giorni, sono disertori e si portano dietro un vago, qualche volta spesso, senso di colpa, pur se pensano di avere agito in nome di una patria che, in modo sconcertante, li ha lasciati soli. Dunque, ai piedi del monte Bisalta, al comando di Ignazio Vian, un gruppo di quei militari sbandati cerca di organizzare una forma resistenziale. La macchina organizzativa tedesca porta nel giro di pochi giorni le sue Waffen-SS anche nel cuneese e nella zona del racconto di Chiara Genisio nel suo libro “Martiri per amore”, arriva un comandante ventottenne, Joachim Peiper, berlinese. La sua è stata una carriera sfolgorante ed è aiutante nello Stato maggiore di Heinrich Himmler, così brillante da diventare uno dei più famosi annientatori di ribelli. Arriva a Boves la mattina del 16 settembre e proclama subito la resa dei ribelli e la loro consegna per essere inviati nei campi di concentramento come prigionieri. Ora, infatti, gli italiani che non dimostrano la collaborazione con gli ex alleati tedeschi sono, di fatto, dei nemici. Il proclama è chiaro: se manca la resa, Boves verrà bruciata. Si muovono i negoziatori, dal momento che nessuno si sottopone all’ordine, e tra questi un sacerdote, il parroco don Giuseppe Bernardi. Si adoperano anche don Mario Ghibaudo, don Francesco Brondello: bisogna lottare, combattere l’occupante, ma non si può lasciare che il paese bruci. Il racconto di quel pezzetto di storia terribile è un romanzo, grazie alla penna di Genisio. L’incedere del narrato è chiaro e non pende da nessuna parte: riesce a raccontare con la necessaria oggettività, pur con la tecnica narrativa del romanzo, una storia che si delinea in breve terrificante. Il narrato si arricchisce dei racconti dei testimoni che vengono resi trama da leggere a scuola, in casa, in modo da non perdere memoria di chi è morto per la libertà del nostro Paese, per la giustizia di qualcosa che va ben oltre la politica, le scelte personali, il tornaconto.

È domenica mattina, il 19 settembre. Un gruppetto di partigiani gira per Boves per rifornirsi di cibo. Ad un certo punto, si incontra con un’auto con a bordo due tedeschi delle SS, Butenhoff e Wietzorek. I partigiani li catturano e li conducono a Castellar. La reazione tedesca è immediata: c’è subito uno scontro armato tra i soldati nazisti e i partigiani, quindi Peiper ordina di chiudere Boves in un cerchio. Alle tredici il parroco è convocato come ambasciatore, anche perché il podestà era stato rimosso e non era ancora stato sostituito. L’ordine è riportare entro un’ora le due SS. I dettagli della trattativa, l’intervento di un altro mediatore, Antonio Vassallo, sono coinvolgenti e interessanti, tutti da leggere grazie alla penna semplice ed elegante di Genisio. I mediatori ottengono dal comandante partigiano Vian di consegnare gli ostaggi tedeschi per evitare alla cittadina l’eccidio e così viene deciso. In città circolano numerosi i soldati tedeschi, i più ubriachi. Appena dopo le quindici la trattativa è conclusa: i prigionieri sono resi. Il comandante tedesco, però, non è di parola: Peiper fa arrestare gli ambasciatori e mette in atto il piano già ben preparato nei giorni precedenti. Distruggere il paese per dare una lezione ai ribelli. Mezz’ora dopo inizia l’eccidio. A raffiche di mitra vengono uccise ventiquattro persone e il paese viene incendiato. Nell’incendio altri morti. Nel 1964 il presidente della Repubblica Antonio Segni conferirà il titolo di città a Boves e lì sorge la prima “Scuola di Pace”. Un insegnamento da imparare grazie alle pagine di Chiara Genisio, e che è quanto mai attuale, in Italia e in molte parti del mondo. Dalla lettura, oltre che a dati storici, si impara come dalle macerie dell’umanità e delle case si può costruire, anche se a fatica, il futuro di tutti noi.

Da leggere.

 

Chiara Genisio: “Martiri per amore. L’eccidio nazista di Boves”, Paoline, Milano, 2016; euro 12,00.

 

Alessia Biasiolo

 

 

 

Dati di vendita del vino nella GDO

Dopo anni di stasi, si registra una crescita più decisa delle vendite di vino italiano sugli scaffali della grande distribuzione (Gdo), sia in volume che a valore. L’istituto di ricerca IRI ha elaborato, in esclusiva per Veronafiere, i dati sull’andamento di mercato nel 2015.

Le vendite delle bottiglie da 75cl aumentano del 2,8% a volume rispetto al 2014, e le bottiglie da 75cl a denominazione d’origine (Doc, Docg, Igt) del 1,9%. Rispettivamente le vendite a valore crescono del 4,0% e del 3,8%.

“Una crescita doppiamente positiva – ha commentato Virgilio Romano, Client Solutions Director di IRI – perché non è stata stimolata né dalla crescita promozionale né da prezzi in calo. La pressione promozionale, infatti, rimane su livelli alti ma inalterati rispetto all’anno precedente, mentre i prezzi sono in aumento: i vini a denominazione di origine, ad esempio, hanno prezzi medi in crescita dell’1,9%. Dopo un lustro di assenza, la crescita contemporanea di volumi e valori ci lascia ben sperare per gli anni futuri”.

Risultati positivi anche per gli spumanti venduti in Gdo: + 7,8% a volume e +7,5% a valore, anche se il prezzo medio è leggermente ridimensionato rispetto al 2014. I vini biologici crescono a volume del 13,2% (a valore del 23%), ma i litri venduti sono ancora limitati: un milione e 630 mila.

Il vino più venduto in assoluto nei supermercati italiani rimane il Lambrusco con 12 milioni e 771 mila litri venduti, sempre tallonato dal Chianti, che vince però la classifica a valore.

Al terzo posto sale lo Chardonnay, un bianco di vitigno internazionale, che cresce del 9% a volume. Si fanno notare le performance del Nero d’Avola (+4,6%), del Vermentino che cresce dell’8,5% e del Trebbiano (+5,6%).

Tra i vini “emergenti”, cioè quelli che hanno fatto registrare nel 2015 un maggior tasso di crescita, il primo posto va alla Passerina marchigiana, con una progressione del 34,2% che va a bissare il successo registrato negli anni scorsi dal Pecorino (Marche e Abruzzo), classificatosi stavolta 3°. Due bianchi con prezzi medi a bottiglia di circa 4 euro.

Da notare la seconda posizione del veneto Valpolicella Ripasso e la quarta posizione del piemontese Nebbiolo, che costano mediamente 7,69 euro il primo e 5,91 euro il secondo, a conferma che le crescite si leggono anche su vini importanti in termini di prezzo e di complessità.

 

Marco Fanini

“Arte. Antichità. Argenti. Le collezioni di Giovanni Züst nei musei di Rancate, Basilea e San Gallo”

La mostra riunisce per la prima volta le collezioni d’arte che Giovanni Züst (Basilea, 1887 – Rancate, 1976), figura complessa di imprenditore filantropo, donò a enti pubblici svizzeri: il Cantone Ticino (1966), che avrebbe quindi aperto la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate, il Cantone di Basilea-Città (1959), che ricevette così l’impulso per la creazione dell’Antikenmuseum di Basilea, la città di San Gallo (1967). Il percorso espositivo si snoda tra rare e preziose antichità etrusche, greche e romane, strepitosi argenti dei secoli XVI-XVIII e dipinti di Serodine, Petrini e dei protagonisti dell’Ottocento ticinese (Rinaldi, Luigi Rossi, Ernesto Fontana, Galbusera), accompagnando il visitatore alla scoperta del gusto vario e raffinato di Giovanni Züst. La rassegna vuole quindi fare il punto sulla sua figura, presentando le numerose e interessanti novità emerse dalle ricerche svolte in questa occasione e facendo per la prima volta dopo la sua morte dialogare i prestigiosi oggetti d’arte che egli raccoglieva nella bella villa di Rancate, sua residenza per oltre quarant’anni. L’intento ultimo ma non meno importante è quello di rendere omaggio a questo vero e proprio filantropo che con i suoi gesti generosi ha contribuito a modificare, arricchendolo, il panorama artistico e culturale svizzero. Il percorso espositivo è corredato da numerosi filmati e fotografie d’epoca recentemente riscoperti. In mostra anche due poesie di Alberto Nessi dedicate alla Pinacoteca Züst e ai dipinti che conserva. “La figura di Giovanni Züst è più di un paradigma per la realtà ticinese. Cittadino confederato doc (madre bernese, padre appenzellese, ma di fatto lui basilese) si stabilì nel Ticino iniziando a lavorare in una casa di spedizioni. La classica attività legata al nostro essere terra di frontiera. E sulle linee di frontiera – geografiche, culturali e cognitive – Züst costruì il proprio profilo: di amante dell’arte e di raffinato collezionista. Oggi, insieme ai quarant’anni dalla morte di Giovanni Züst, celebriamo i cinquant’anni della donazione al Cantone Ticino di una parte importante della sua collezione: quella di quadri ticinesi e lombardi dipinti tra il Seicento e l’Ottocento. Con altri due atti simili Züst donò negli anni sessanta alla città di Basilea centinaia di oggetti d’arte etrusca e greca e a San Gallo una collezione di argenti. Tutte e tre le sedi museali beneficiarie dei suoi lasciti sono state coinvolte in un importante progetto triennale di ricerca sulla sua figura, finanziato dall’Aiuto federale per la salvaguardia e promozione della lingua e cultura italiana, su iniziativa e con il coordinamento del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport”, (dalla presentazione di Manuele Bertoli, Consigliere di Stato Dipartimento dell’educazione della cultura e dello sport).
Arte. Antichità. Argenti Le collezioni di Giovanni Züst nei musei di Rancate, Basilea e San Gallo, Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio), Canton Ticino, Svizzera Fino al 28 agosto 2016
S.E.

Peluqueria Hernandez. L’intervista

Avete definito Mamboo il “disco della maturazione”. La musica dei Peluqueria aveva ancora qualcosa di acerbo?

Mauro Marchesi: Non direi “acerbo”, piuttosto “impermanente”. Il suono dei Peluqueria è il risultato di un melting pot generato dalle mie passioni musicali che, inevitabilmente, si accumulano negli anni cambiando di continuo la sua ricetta. Direi che in questo ultimo album la miscela è forse più a fuoco rispetto ai primi due.

Il vostro debutto era del 2007, del 2011 Amaresque: che differenze ci sono con Mamboo?

Mauro: Una maggiore cura negli arrangiamenti, una formazione più ricca di suoni: abbiamo una tromba e un sax in più. Anche le chitarre sono più variegate con suoni elettrici, acustici e una slide guitar nuova fiammante. Poi c’è la voce di Giuliana Bergamaschi a impreziosire due brani: insomma un lavoro più corale, frutto della mia passione per gli arrangiamenti ricercati e il lavoro in studio di registrazione.

Un passaggio importante per arrivare al nuovo disco è Peluqueria Hernandez – Il film. Cosa ha significato per voi cimentarvi in un’opera cinematografica?

Joyello Triolo: Fondamentalmente non è stata una nostra idea. Avevamo visto dei video e dei filmati realizzati da un nostro amico e gli abbiamo fatto i complimenti. Lui non s’è fatto scappare l’occasione e ha scritto una sceneggiatura per NOI. L’abbiamo letta ed era assurda! Ci è piaciuta subito e abbiamo accettato. Non aveva un vero e proprio significato PER la nostra musica, però ci è sembrato un veicolo per farla arrivare a una fetta di pubblico che forse non ci conosceva ancora.

Mauro: Incontrandomi con Federico ( il regista/sceneggiatore) ho scoperto che abbiamo lo stesso gusto per il grottesco. Siamo entrambi fan del fumetto Alan Ford con i suoi personaggi cialtroni surreali. Unire il nostro suono a una sceneggiatura tagliata e cucita appositamente sui nostri pezzi è sembrato molto naturale. Dopotutto la nostra musica è sempre stata definita “cinematografica”.

Come mescolare balera e mariachi, Morricone e il jazz: Mamboo si candida a ottimo esempio in materia. Qual è il segreto per far convivere musiche e culture diverse, risultando anche piacevoli e leggeri?

Joyello: Siamo una formazione di sette elementi. Solo questo basta per avere una varietà di gusti musicali di grande impegno. E poi non abbiamo più vent’anni né le ambizioni di diventare qualcosa di diverso. Principalmente ci divertiamo e non ci facciamo domande.

Mauro: Il fatto è che le mie passioni (il fumetto, il cinema e ovviamente la musica) non si sono mai nutrite di un unico elemento. Non sono mai stato un monomaniaco, anzi sono sempre stato attratto dai contrasti. Per anni mi sono chiesto come sarebbe un film di Tarantino realizzato dagli studi Hanna e Barbera. Sostanzialmente il segreto è non porsi limiti ma cercare di far coesistere in maniera armoniosa, quindi attraverso i nostri suoni, elementi musicali diversi e molto distanti come il prog rock, il liscio, il jazz. Se non ti poni limiti non ne hai.

Negli ultimi anni in Italia si è diffuso – e ha conosciuto crescenti apprezzamenti critici – quello che chiamate “sound desertico padano”. Pensiamo ai Sacri Cuori, al Santo Nada di Umberto Palazzo, ai recenti Rubacava Sessions. Un sound di cui siete stati in qualche modo precursori…

Joyello: Grazie per averlo notato. In realtà siamo stati tra i primi a scegliere questo tipo di linguaggio. Abbiamo solo avuto una serie di disavventure a causa delle quali i nostri primi due dischi sono rimasti in attesa molto a lungo prima di uscire. Nel frattempo succedevano cose, nascevano band che facevano lo stesso percorso lasciandoci al palo e facendo sembrare che fossimo noi a seguire la flotta. Con Mamboo abbiamo cercato di allontanarci un po’ dalle prime cose, abbracciando un gusto quasi lounge.

Mauro: Si è vero. E’ un suono molto popolare ultimamente. Per me la cosa è partita con Paris Texas, il film di Wim Wenders. E’ dall’84 che gravito intorno a questo mondo desertico: nel tempo, ho seguito le tracce sulla sabbia del deserto e ho trovato che molti altri musicisti stavano percorrendo quel sentiero. Fino ad arrivare a John Zorn, che sembra essere il minimo comune denominatore tra tutti i membri della band. Poi con il mio lavoro (faccio l’autore di fumetti) ho in parte sublimato l’universo narrativo che mi covava dentro. Ma è stato inevitabile pensare a come poteva essere la colonna sonora di quelle storie. Peluqueria Hernandez è nata per questo motivo: dare un suono alle mie storie.

Se pensiamo a musicisti come Paolo Conte e ancor prima a romanzieri come Piero Chiara, o a cineasti come Pupi Avati, scopriamo che la provincia italiana è il luogo ideale per raccontare con gusto e originalità: è così anche per voi?

Mauro: Oh sì sì… per me la provincia è il terreno più fertile per storie interessanti. Arrivo a dire che è il set paradossalmente più esotico per raccontare personaggi e vicende. In particolare la zona della bassa veneta, il delta del Po, sono terre ricche di fascino, in cui il silenzio e la nebbia fanno intravedere brandelli di storie tutte da raccontare. E da musicare ovviamente.

Un gruppo come Peluqueria, composto da gente di musica e legato a una sonorità e a un’estetica profondamente viniliche, come vive la liquidità della musica contemporanea? Mamboo esce in digitale…

Joyello: Essendo sette persone, immaginerai che la scelta di uscire in digitale è stata accolta in sette modi diversi. Chi avrebbe voluto fare un vinile, chi preferiva la versione in CD, chi preferisce il digitale. Inutile nascondere che in un mondo perfetto avremmo fatto tutti e tre i formati e forse anche la cassetta ma i tempi son questi e i soldi… pure. Diciamo che dipenderà dall’accoglienza della prima edizione. Se i download saranno copiosi e il disco funzionerà per davvero, potremmo pensare a delle fighissime edizioni fisiche. Anzi, alla Kutmusic si sono fatti già venire delle idee…

La vostra musica è in Creative Commons: quali sono i motivi di questa scelta?

Joyello: Era una scelta dettata dall’esigenza di proteggere la nostra musica negli anni in cui non avevamo depositato nulla. Poi abbiamo depositato regolarmente tutto il repertorio ma nel nostro sito abbiamo lasciato il regime di CC che, in sostanza, autorizza chiunque a usare la nostra musica purché venga regolarmente accreditata.

Peluqueria presenterà Mamboo dal vivo: sul palco ascolteremo qualcosa di diverso rispetto al disco?

Joyello: Ovviamente sì! Nei dischi ci divertiamo ad aggiungere un sacco di roba: mellotron, archi, elettronica, sovraincisioni… Dal vivo siamo più “asciutti” ma generalmente molto fedeli agli arrangiamenti del disco. Nessuno di noi è un appassionato di Jam Session. Siamo una band che ha bisogno di regole e rigore. Già imponendocelo siamo molto indisciplinati, figurati cosa succederebbe se non lo facessimo!

Mauro: C’è da dire che comunque ci piace giocare con dilatazioni nei brani in cui possono accadere improvvisazioni di stampo jazzistico o psichedelico. Ma questo non viene mai pianificato, dipende dal mood della serata.

Tanti ascoltatori e lettori se lo chiedono ancora… Cosa significa Peluqueria Hernandez?

Mauro: Al momento della scelta del nome volevamo un nome spagnolo, una parola dal suono simpatico e dal significato non convenzionale e divertente. La scelta è caduta su Peluqueria a cui ho voluto aggiungere un omaggio ai miei autori di fumetti preferiti : i fratelli Hernandez. Voilà: il nome è servito.

D.Z.

Mamboo e il sound desertico padano

 Mamboo copertina

 “La provincia è il terreno più fertile per storie interessanti. E’ il set paradossalmente più esotico per raccontare personaggi e vicende. In particolare la zona della bassa veneta, il delta del Po, sono terre ricche di fascino, in cui il silenzio e la nebbia fanno intravedere brandelli di storie tutte da raccontare. E da musicare ovviamente”. Il “sound desertico padano”, storie di provincia tra balera e mariachi, folk italiano e latin-jazz, surf rock e liscio, nel terzo album dei veronesi Peluqueria Hernandez, pubblicato da Kutmusic e disponibile in digitale su tutte le piattaforme (Spotify, iTunes, Amazon etc.).

Nati nel 2004 da un’idea di Mauro Marchesi, autore di fumetti e chitarrista, Peluqueria Hernandez è un nome di spicco nel panorama della musica indipendente italiana: un settetto composto da personalità diverse per età, provenienza, gusti strumentali ed esperienze musicali, che si nutre proprio di questa eterogeneità per esplorare in musica storie di provincia tra la bassa padana e il deserto americano. Due album all’attivo (Peluqueria Hernandez del 2007 e Amaresque del 2011), un occhio al culto del vinile e dell’alta fedeltà, un altro alle novità offerte dal digitale, i Peluqueria Hernandez si nutrono di Morricone e Les Baxter, surf music e exotica-lounge, senza limiti di alcun tipo, come sottolinea Marchesi: “Per anni mi sono chiesto come sarebbe un film di Tarantino realizzato dagli studi Hanna e Barbera. Per me la cosa è partita con Paris Texas di Wim Wenders, è dal 1984 che gravito intorno a questo mondo desertico e con il mio lavoro ho in parte sublimato l’universo narrativo che mi covava dentro. Peluqueria Hernandez è nata per questo motivo: dare un suono alle mie storie. Cerchiamo di far coesistere in maniera armoniosa, attraverso i nostri suoni, elementi musicali molto distanti come prog rock, liscio e jazz. Se non ti poni limiti non ne hai”.

Mamboo è stato preceduto dal singolo Tinto Bruna non avrai il mio scalpo (con Giuliana Bergamaschi) e dalla deliziosa partecipazione al surreale Peluqueria Hernandez – Il film (diretto da Holden Rivarossi). Rispetto ai precedenti album, Mamboo ha “una maggiore cura negli arrangiamenti, una formazione più ricca di suoni: abbiamo una tromba e un sax in più. Anche le chitarre sono più variegate con suoni elettrici, acustici e una slide guitar nuova fiammante. Poi c’è la voce della Bergamaschi a impreziosire due brani: insomma un lavoro più corale, frutto della passione per gli arrangiamenti ricercati e il lavoro in studio di registrazione. In Mamboo la miscela è forse più a fuoco rispetto ai primi due”. Come bonus track una travolgente Tequila dei The Champs, registrata dal vivo insieme all’inconfondibile trombone di Mauro Ottolini.

 

Peluqueria Hernandez personnel:

Roberto Lanciai (sax baritono, cori)

Mauro Marchesi (chitarra solista, mellotron, tapes, cori)

Luca Pighi (percussioni, batteria, voci)

Juri Romeo (basso, sax contralto, cori)

Gigi Sabelli (batteria, percussioni, fischio, cori)

Joyello Triolo (chitarre ritmiche, theremin, spinetta, basso, voce)

Roberto Zantedeschi (tromba, flicorno, cori)

 

D.Z.

Linguine di pollo

Ingredienti

500 g di petti di pollo

170 g di pangrattato

una manciata di origano secco e di basilico secco

paprica, pepe, cipolla in polvere, aglio in polvere

peperoncino in polvere

2 uova

60 g di latte

60 g di farina

sale, olio

400 g di salsa di prugne

 

Preparazione

Tagliate il petto di pollo in striscioline di circa 2 cm. Mescolate il pangrattato con tutte le spezie. Sbattete le uova con il latte.

Infarinate le striscioline di pollo, quindi immergetele nell’uovo e passatele nel pangrattato.

Friggetele in abbondante olio per dieci minuti. Dopo averle fatte scolare dell’olio in eccesso su carta assorbente, mettetele su un piatto di portata e servite con la salsa di prugne a parte.

 

Vino consigliato: Lugana fermo DOC

 

Renato Hagman

 

Pronti per il Tricolore con l’Enduro

Team pronti tricolore

 

C’è grande attesa ed entusiasmo in casa del Team CMC. Si parte da Valdobbiadene per andare in trasferta in Liguria, per la precisione a Sestri Levante (Genova) dove sabato 16 e domenica 17 aprile va in scena la gara valida per il Campionato Italiano 2016 di enduro in mountain bike. La gara è organizzata dal team VvF (Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Genova), affiliato alla Federazione Ciclistica Italiana.

Per i biker del Team CMC dopo i primi assaggi di stagione con le gare di Coppa Italia, in Toscana, e del Campionato Triveneto, in Friuli, ora con la prova tricolore si presenta il primo vero grande obiettivo stagionale. In seguito l’attenzione si sposterà sul circuito EWS – Enduro World Series, il Mondiale Enduro dove il Team CMC sarà la prima squadra italiana a presentarsi al via, prima prova in Irlanda il 15 maggio.

“In Liguria ci saranno al via i migliori interpreti della specialità di tutta Italia. Noi comunque siamo fiduciosi, e ci teniamo a fare bene, c’è grande entusiasmo in squadra. Ci aspettiamo delle belle prove soprattutto dai nostri giovani, nelle rispettive categorie, tra gli under23 con Erwin Ronzon e Alessandro Zoppelli e tra gli junior con Riccardo Garbuio. Tra gi elite il punto di riferimento e Marco De Col che, anche se un po’in ombra nelle prime gare, sta bene e proverà a dire la sua. Purtroppo dobbiamo fare a meno di un elemento importante come Damiano Rossa che si è infortunato la scorsa settimana proprio mentre si stava allenando sul percorso di tricolore. Avremmo preferito, noi e anche gli altri biker, che la gara tricolore fosse stata inserita un po’ più in la nel corso della stagione ma comunque va bene così e daremo come sempre il massimo” spiega il team manager del Team CMC Enrico Bonsembiante.

 

U.S.

Trent’anni per gli ottoni più famosi al mondo e quattrocento anni dalla morte di Shakespeare

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Il London Brass, l’ensemble di ottoni più famoso al mondo festeggia nel 2016 i suoi trenta anni di attività con una tournée che fa tappa anche a Roma, nell’Aula Magna della sapienza Università di Roma per la IUC, sabato 16 aprile alle 17.30.

I membri di questo versatile ed eclettico gruppo sono degli straordinari virtuosi, che assemblano con la sapienza di un alchimista varie esperienze musicali, classiche, jazz e pop, con un repertorio che spazia dalla musica veneziana di Giovanni Gabrieli a Freddie Mercury.

Il programma proposto in questa occasione comprende, oltre a brani della tradizione jazz e classica rivisitati per brass band, anche musiche del periodo shakespeariano o comunque legate all’opera del drammaturgo inglese, per le celebrazioni dei 400 anni dalla morte di Shakespeare. Il concerto si apre con una selezione di arie e danze di John Dowland, tra i più importanti compositori e liutisti inglesi dell’ “età dell’oro” che fiorì intorno alla corte di Elisabetta I e fu amico di Shakespeare, forse anche per al comune appartenenza alla chiesa cattolica. Secondo Bruce Pattison, uno dei massimi esperti dei rapporti tra musica e letteratura inglese, la musica di Dowland è di tale livello da poter essere “accostata senza imbarazzo a Shakespeare”. Ad arricchire l’omaggio a Shakespeare è lo Scherzo da “Sogno d’una notte di mezza estate” di Felix Mendelssohn, che si avvicinò a Shakespeare giovanissimo, spronato da Goethe. Anche il canto inglese “Greensleeves”, tra le musiche tradizionali più conosciute e diffuse in contesti e epoche differenti, riporta a Shakespeare, che lo citae per due volte nella commedia “Le allegre comari di Windsor”.

Il programma comprende inoltre alcuni dei maggiori compositori del Sei e Settecento: di Giovanni Gabrieli la “Sonata Pian e Forte”, di Johann Sebastian Bach il corale “Herz Und Mund Und Tat Und Leben” e di Antonio Vivaldi il Concerto “L’ Inverno” da “Le Stagioni”. A conclusione del concerto il London Brass suonerà alcuni classici del Novecento, dalle “Variazioni su un tema di Paganini” di Witold Lutoslawski a “Caravan” di Duke Ellington, “Lush Life” di Billy Strayhorn e “La carioca” di Vincent Youmans, per finire con “Surprise Variations di Paul Hart.

Il London Brass si è esibito nelle più importanti sale da concerto del mondo tra cui Lincoln Center di New York, Suntory Hall di Tokyo, Royal Albert Hall (BBC Proms) di Londra, Teatro alla Scala di Milano. Nel 2002, in occasione della celebrazione del “Queen’s Jubilee”, ha suonato, in diretta radiofonica mondiale, dalla St. Paul Cathedral di Londra.

Fondato nel 1986 da alcuni dei membri dello storico Philip Jones Brass Ensemble, a metà degli anni novanta il gruppo ha inserito nel proprio organico due musicisti jazz (tromba e trombone), aprendosi così a nuove sonorità, pur mantenendo sempre le sue solide radici classiche. Grazie a questa apertura, compositori come Django Bates, Mike Gibbs, Mark Anthony Turnage, Michael Nyman e Richard Rodney Bennett hanno scritto nuovi lavori per l’ensemble.

 

Mauro Mariani

 

 

Arsenale Vintage World a Verona

Si svolgerà all’interno dell’ex Arsenale, da venerdì 15 a domenica 17 aprile, l’undicesima edizione della manifestazione “Arsenale Vintage World”, la mostra mercato dedicata alla moda, al design ed al vintage lifestyle con incontri, workshop, live performance, raduni, street-food e concerti dal vivo. La manifestazione, dedicata quest’anno al tema del viaggio, è organizzata dall’associazione culturale RetròBottega in collaborazione con il Comune di Verona. L’iniziativa, alla quale aderiscono circa una cinquantina di espositori vintage e remake, selezionati tra i migliori in Italia, con abiti, oggetti, accessori, modernariato, vinili e strumenti musicali, tatoo, motori ed accessori moto special, è stata presentata dall’assessore al Tempo libero Alberto Bozza, insieme ad Alessandra Biti, organizzatrice dell’evento e presidente di Studioventisette, e ad Alessandro Formenti, direttore artistico di Arsenale Vitage World e presidente dell’associazione Retròbottega. Presenti Luigi Licci, proprietario della libreria Gulliver, e Sara Barbieri e Stefania Berlasso referenti rispettivamente della parte di mercato vintage e degli eventi correlati. “Si tratta di un appuntamento unico nel suo genere – ha detto Bozza – per questo ringrazio gli organizzatori che di anno in anno fanno crescere non solo la manifestazione, arricchendola di nuovi elementi, ma anche il ritorno di immagine per la città di Verona, dimostrando che l’Arsenale è un luogo polivalente, dove le eccellenze possono trovare la giusta collocazione”. Il programma dell’iniziativa prevede, oltre alla mostra-mercato e alla presenza di 6 food truck che proporranno street-food, un ricco programma di eventi, concerti e workshop. Si inizierà venerdì 15 aprile, con una serata dedicata ai Beatles. Sabato 16 aprile, si terranno, alle 11.30, lo spettacolo “Viaggiando nella magia”, con il mago Federico Betti; alle 15.30 l’incontro intervista “Il kit del viaggiatore” con Michele Bottazzo di L’Angolo dell’Avventura; alle ore 18 “Diario di bordo, un viaggio sotto la pelle” sulla storia del tatuaggio; alle 19 “Tiki time” alla scoperta dei cocktail esotici.

Domenica 17 aprile, alle ore 11.30, “Viaggio nel matrimonio vintage: gli anni 50”; alle ore 16.30, in esclusiva per l’Italia, l’intervista-racconto “I viaggi di Jupiter” con Ted Simon, biker, giornalista e viaggiatore che dialogherà con Roberto Parodi del programma televisivo “Born to ride”; l’evento è a cura della Libreria Gulliver.

Saranno presenti set fotografici a disposizione per il pubblico per farsi fotografare in perfetto vintage style, corner per trucco e acconciature a tema e barber shop per le barbe maschili.

I concerti serali vedranno sul palco la Magical Mystery Band con Revolver, passando poi alle sonorità Swing e Roll Circus di Slick Steve & the Gangster, con acrobatiche performance di giocoleria, per finire al soul vintage di Vittoria e i Gorilla, che durante tutta la domenica renderanno omaggio ai grandi Ray Charles, Etta James, Otis Redding, oltre agli immancabili dj-set vintage di Dj Profeta. L’ingresso alla manifestazione, aperta dalle ore 18 alle 24 il venerdì, dalle 11 alle 24 il sabato e dalle 11 alle 22 la domenica, è di 5 euro a persona.

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