Pamela Villoresi invita a un viaggio nel mondo di Shakespeare

 

 Villoresi con Musica antiqua latina

La stagione musicale realizzata da Roma Sinfonietta presso l’Università di Roma “Tor Vergata” presenta mercoledì 7 novembre alle 18 nell’Auditorium Ennio Morricone (Macroarea Lettere e Filosofia, via Columbia 1) un originale concerto shakespeariano, che unisce musica e poesia.

È un viaggio nel mondo di William Shakespeare, con il contributo di musiche e canzoni che il grande autore usò nelle sue opere. Le musiche di scena dei suoi spettacoli sono eseguite con strumenti antichidall’ensemble rinascimentale Musica Antiqua Latina diretto da Giordano Antonelli, i suoi testi saranno letti e interpretati da una grande protagonista delle italiane qualePamela Villoresi, con la drammaturgia di Michele Di Martino e la regia di Francesco Sala. I costumi sono a cura di Susanna Proietti. Il tenore è Andrès Montilla Acurero. Gli strumenti suonati dal vivo in scena sono: ribeca, liuto, chitarra rinascimentale, viola da gamba, salterio e percussioni rinascimentali.

Si susseguiranno i testi più belli, le commedie più famose, le tragedie più rinomate come Amleto, Macbeth, Romeo e Giulietta, Otello, Re Lear, Sogno d’una notte di mezza estate, La dodicesima notte, La Tempesta, Antonio e Cleopatra, fino ai sonetti e alla Didone di Christopher Marlowe. Tra vita e sogno, amore e memoria, poesia e musica, un narratore/direttore accompagnerà il pubblico alla comprensione dei testi e al dispiegamento della loro trama.

Questo spettacolo offre al pubblico una fruizione e un contatto più compiuto e intenso con Shakespeare attraverso il contributo di canzoni e componimenti musicali che il grande drammaturgo usò per le sue opere. Uno dei compositori che scrissero certamente per il Bardo le musiche di scena fu Robert e poi William Byrd, Thomas Morley, John Wilson. Ecco una recensione di Langham di queste leggendarie arie elisabettiane: “linee melodiche con voce così soave e abili musicisti; ogni linea era resa dallo strumento adatto, suonato con perfezione e pulizia; ogni strumento produceva un insuperabile armonia; tutto ciò al calar della sera. Quale gioia, quale acutezza di concetto, con quale vivo piacere questa musica trafigge il cuore degli spettatori. Vi prego di immaginarla”.

Musica Antiqua Latina, ensemble fondato nel 2000 da Giordano Antonelli,  è stata ospite di numerosi Festival in tutta Europa.

Questo il programma musicale dettagliato:

Brossard Rendance – Basse Danse

Thomas Morley O Mistress Mine

John Dowland Fortune – Farewell dear heart – a piece without title

Michele del Biado Fuggi Fuggi dai lieti amanti

Anon. The willow song

King Henry VIII Past times with good company

John Dowland Flow my tears

Thomas Morley It was a Lover and His Lass

Henry Purcell Ciaccona

Anon. Greensleeves

John Wilson Take Those Lips Away

Robert Johnson Full Fathom Five – Where the bee sucks

Tobias Hume Captaine Humes Galliard

William Byrd Pavana Lacrymae – Galliard

Duke of Norfolk Paul’s Steple dance

John Wilson Lawn as White as Driven Snow

Info per il pubblico: 06 3236104, 06 32111712, 339 8693226

 

Mauro Mariani (anche per la foto)

 

Il mondo non mi deve nulla

Teatro e Società, Accademia Perduta Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Arte Contemporanea, CSS – Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia, propongono uno spettacolo teatrale davvero interessante dal titolo “Il mondo non mi deve nulla”, di Massimo Carlotto per la regia di Francesco Zecca. Interpretato da Pamela Villoresi e Claudio Casadio, il lavoro, esilarante, sottile, intelligente, ironico-satirico, riflessivo, è un testo intenso sulla vita, sulla quotidianità, sul fatalismo per ciò che il fato può riservarci pur se noi cerchiamo a tutti i costi di essere gli unici, o quasi, artefici della nostra esistenza.

Massimo Carlotto è autore noir italiano e imbastisce proprio in questo genere la storia di Adelmo e Lise. Adelmo pensava di trascorrere tutta la vita in fabbrica, posto sicuro, nessuna idea di dovere cambiare (e per che cosa, poi?), ma l’azienda lo licenzia a poco più di quarant’anni, tramutandolo in un ladro per motivi di sopravvivenza. Certo, non capace e improvvisato, quindi destinato a rubare in case di gente da poco, con pochi guadagni. Abita a Rimini e parla con spiccato, inconfondibile e adorabile accento romagnolo per affermare, in una profonda riflessione ad alta voce, che pur rubando ricava soltanto lo stipendio di quando andava a lavorare, mentre la sua donna gli telefona ad ogni piè sospinto per sapere se ha trovato qualcosa da racimolare. E mentre la povera donna, stanca di lavare le scale, confida che lui possa da un momento all’altro cambiarle la vita, lui la vede spegnersi ogni giorno di più, archetipo del senso di sconfitta nel quale la “crisi” ha messo le persone. Poi, colpo di fortuna, Adelmo entra in un appartamento da una finestra aperta e ci trova argenteria e una ventata di tranquillità. Quell’appartamento rappresenta tutto quello che l’italiano medio chiede: un po’ di quiete, una tregua, un po’ di pace. Ecco, allora, che, sulle ottime scene di Gianluca Amodio (costumi di Lucia Mariani e musiche di Paolo Daniele), l’uomo si trova in una storia assurda. Lize, la donna che abita nell’appartamento nel quale si è introdotto, è stata tradita dalle banche. Lei che ha passato la vita nel lusso, truffando la gente, e poi come croupier di casinò, mettendosi da parte una fortuna per la vecchiaia, adesso si ritrova con il necessario per campare, nel suo tenore di vita, soltanto un anno, due al massimo. E, incapace di sostenere lo smacco di essere stata truffata a sua volta, incapace di pensare di cercare ancora di farsi corteggiare e mantenere, malgrado Adelmo ad un certo punto le proponesse di mettersi in società per cercare di fare un colpaccio, vuole essere uccisa in cambio di 120mila euro. La storia ruota intorno alla volontà della donna di farla finita trovando qualcuno che la ammazzi, e del ladro di finire di patire, mentre si staglia sul fondo della commedia un finale a sorpresa, proprio come il migliore noir vuole. Lo spettatore viene trascinato dal copione e dalla bravura dei due attori in un vortice di risate che sottendono paure e riflessioni profonde della vita che ciascuno di questi tempi fa, anche senza diventare un ladro. In fondo, però, a tutti sembra di avere rubato qualcosa, alla fine della scena e sui lunghi applausi: il tempo alla famiglia, il tempo a “mettere via” soldi che sfumano in un altalenare borsistico, il tempo in giochi fatui che rubano tempo all’amore, quello vero per sé e ciò che conta davvero e che, forse, si ritrova ridimensionando il tempo delle cose per preferire il tempo delle persone. Un lavoro teatrale bellissimo (visto al Teatro Sociale di Brescia) e da non perdere.

 

Alessia Biasiolo