“I Rusteghi” al Teatro Sociale di Brescia

I Rusteghi - da sin. Maria Grazia Mandruzzato, Margherita Mannino, Cecilia La Monaca, Stefania Felicioli - Foto Serena PeaAncora una volta si è riacceso l’incanto goldoniano in teatro grazie alla compagnia del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, che ha messo in scena “I Rusteghi” per la regia di Giuseppe Emiliani. Un paio d’ore di divertimento, anche se la mente può andare facilmente all’idea di donna che traspare dall’opera e che, drammaticamente, è cronaca d’oggi. I rozzi Lunardo, Maurizio, Simon e Canciano possono avere altri nomi, ma l’idea di limitare la libertà della donna, purtroppo, è quanto mai attuale, sotto varie forme. La società dell’epoca di Goldoni, alla quale il celebre drammaturgo ha attinto a piene mai per ridicolizzarla e raccontarne vizi e virtù in chiave ironica e carica di raffinatezze teatrali, era rappresentata da: Alessandro Albertin, Alberto Fasoli, Piergiorgio Fasolo, Stefania Felicioli, Cecilia La Monaca, Michele Maccagno, Maria Grazia Mandruzzato, Giancarlo Previati, Margherita Mannino, Francesco Wolf, in un paio d’ore di buono svago. Buono anche il dialetto del recitativo, dato che Goldoni giocava molto sulle sfumature dell’accento veneto, in generale, e talvolta non solo, per sottolineare contrasti di ceto sociale e di modo di intendere la vita. La trama è presto detta.

I Rusteghi - da sin. Alessandro Albertin, Piergiorgio Fasolo, Giancarlo Previati

I quattro protagonisti maschili sono sposati, ma non intendono scucire soldi per le mogli o per le figlie. Le tengono serrate in casa, imponendo la visione patriarcale della famiglia tipica del Veneto del tempo, adducendo le più svariate scuse. Che le buone ragazze da marito non si devono mai far vedere, nemmeno dal promesso sposo del matrimonio combinato dai padri; che non ci si deve lasciare traviare dalle mode, dalla necessità di vestiti nuovi: basta uno straccetto qualsiasi, senza fronzoli, per non mettere cattive idee in testa, e via discorrendo. In tutto questo pacato benessere, però, interviene prepotentemente la vita esterna, cittadina, che propone l’uso di andare a teatro almeno a Carnevale; di portare fuori le mogli e le figlie per mostrare il proprio status sociale, appunto facendo confezionare loro almeno un vestito nuovo, alla moda, all’anno, e via così. Bello, allora, il dialogo tra moglie e figliastra: la donna si interroga su chi glielo ha fatto fare di maritarsi già grande e rinunciare alla propria libertà con la speranza di una vita migliore accanto ad un uomo; la ragazza attendeva una nuova madre per poter uscire, sperando che il padre fosse meno orso, invece si deve rassegnare che è proprio così e basta. Tra le lagnanze delle donne, ne spicca una, però, che sa usare bene le armi femminili della persuasione e dell’intelligenza sottile: riesce a rigirare il marito come vuole, incurante dei tentativi di lui di imporsi come fanno i suoi amici, e riesce a “intortare” anche gli altri uomini, convincendoli della giustezza delle proprie ragioni. Lei non urla e non sbraita, ma si fa comperare abiti nuovi, il palco a teatro, malgrado il marito giuri di non saperne niente, si fa portare all’opera e alla prosa, in visita dalle amiche e in giro a spasso per la città, perché muove ragioni tali e tante, con un tal garbo, che nessuno sa dirle di no. Commedia in due atti, di cui il primo un po’ lento e poco graffiante, diventa divertente nella seconda parte, quando le baruffe in scena tra i vari personaggi animano il palcoscenico in modo convincente. Belli i costumi di Stefano Nicolao e interessanti le scene di Federico Cautero, ben sottolineanti i caratteri dei singoli che, alla fine, soccombono alla ragione, ma dimostrando in fondo la loro paura del vivere al di fuori delle proprie convinzioni e di quella cornice di lusso che diventa, per loro, più una protezione che una conquista. Alla fine tutto si aggiusta, come sempre nei lavori di Goldoni, ma perché appunto si aggiusta e basta: nessuno alla fine è cambiato nelle proprie posizioni e nei suo convincimenti, se non la condizione di due ragazzi che vengono ufficialmente fidanzati. Tutto cambia per rimanere uguale? Allo spettatore la risposta.

 

Alessia Biasiolo