Socialmuseums. I risultati della ricerca

A fronte di un tasso di digitalizzazione e penetrazione di internet molto inferiore alla media europea, gli italiani che utilizzano i social media sono circa 36,5 milioni, ovvero ben il 60% dell’intera popolazione. Indagando su quantità e comportamenti del pubblico che fa uso di tali strumenti per entrare in relazione con le istituzioni culturali, la prima indagine, condotta da Civita con la collaborazione di UNICAB, rileva che sono circa 9 milioni gli italiani (il 36,6% della base degli intervistati) che impiegano i social a tale scopo, in prevalenza fra i 25 e i 44 anni.

Effettuata una distinzione dei luoghi della cultura per categorie (Artisti, Biblioteche, Enti lirici e musicali, Spazi espositivi e Teatri), dall’indagine emerge che sono soprattutto le giovani donne (18-25 anni) ad utilizzare i social per connettersi con le istituzioni museali; in termini di intensità delle relazioni – dato dal numero di contatti di ciascun utente – sono teatri ed enti lirici e musicali ad avere un pubblico online più fedele e affezionato.

Analizzando i differenti utilizzi delle piattaforme social, i risultati della ricerca non sono confortanti, in quanto gli utenti impiegano i social soprattutto per la fruizione virtuale e per scaricare materiali messi a disposizione dalle organizzazioni culturali, mentre l’acquisizione di informazioni per la prenotazione o l’acquisto del biglietto d’ingresso sono nettamente sottoutilizzati. Rispetto alla semplice acquisizione o diffusione dei contenuti, la funzione creativa associata ai social media – la più specifica e caratterizzante – è ancora, in Italia, assolutamente marginale.

Le cause scatenanti di tale ritardo emergono con chiarezza nella seconda indagine svolta da Civita, incentrata sul rapporto fra istituzioni culturali e social media e volta ad indagare in che modo e con quali fini le prime utilizzano i nuovi strumenti offerti dal mondo digitale. Definito, anzitutto, un campione di musei (italiani e stranieri) rappresentativo delle differenti offerte culturali (Musei e Reti museali di arte antica e moderna, Musei e Centri per l’arte contemporanea, Musei della Scienza e Altre istituzioni), ne è risultato un insieme di 26 istituti culturali che ha permesso di individuare, al contempo, elementi positivi ed eventuali limiti dello sfruttamento delle opportunità offerte dai social.

L’indagine mostra che l’utilizzo di tali strumenti come mezzo per entrare in relazione con i propri pubblici o per attrarre visitatori non costituisce ancora, per i nostri musei, un obiettivo strategico e rilevante, ad eccezione dei musei d’arte contemporanea, capaci, al contrario, di richiamare non solo i giovani (cosiddetti “nativi digitali”) ma anche un pubblico più trasversale e meno assiduo.

Tali difficoltà dipendono dalla scarsa conoscenza delle effettive potenzialità dei social dovuta alla poca esperienza finora accumulata nonché dalla difficoltà di associare una piattaforma ad obiettivi specifici. Sono, pertanto, i social multifunzionali, quali Facebook, Twitter e Google+ (seguiti ad una certa distanza da Instagram, Pinterest e YouTube) quelli ritenuti più efficaci dai musei ed utilizzati, in particolare, per stimolare la creazione di contenuti autocreati (user generated content), favorire l’apprendimento ed arricchire la fruizione o condividere i contenuti.

L’indagine, infine, ha mostrato con chiarezza che le nuove piattaforme sono quasi sempre implementate in stretta connessione con il sito web del museo; una scelta volta ad ottimizzare l’uso di tutti gli strumenti a disposizione dell’istituzione ma anche ad arricchire il sito potendo impiegare tutti i supporti di comunicazione (verbali o visivi) tramite l’uso di linguaggi differenti.

Per rispondere alla duplice sfida con cui sono chiamati a misurarsi i nostri musei, ovvero recuperare il tempo perduto e proporsi come soggetti dell’innovazione nell’utilizzo delle tecnologie social, Civita lancia alcune proposte, fornendo, al contempo, indicazioni utili al superamento di alcuni vincoli attuativi.

Da un lato, le istituzioni museali devono accrescere il proprio ruolo identitario e valoriale, a garanzia della qualità della cultura trasmessa e a favore di una redistribuzione dell’accesso alla conoscenza, valutando pregi e difetti rispetto ai propri obiettivi; dall’altro, i nostri musei, devono essere messi in grado di dare l’avvio ad una progettualità innovativa, volta da ottimizzare le funzioni delle piattaforme social in linea con le esigenze del museo stesso ma anche, e di comune accordo, con quelle di centri di ricerca e imprese innovative del settore.

Al fine di intraprendere un’efficace comunicazione attraverso i social, i nostri musei non possono prescindere dal mettere in atto mirati investimenti sulle professionalità addette alla comunicazione museale. A queste ultime, infatti, è richiesta un’adeguata preparazione tanto sulle caratteristiche delle diverse piattaforme – in modo da effettuare scelte coerenti con gli obiettivi che l’organizzazione si pone – quanto sui linguaggi “semplici e informali” da adottare nell’uso di tali canali.

Per far fronte ai costi di investimento e gestione necessari all’acquisizione di personale qualificato, una valida risorsa risiede nell’uso integrato di fondi nazionali comunitari (Agenda Digitale, Horizon 2020, Erasmus+, Industria Creativa ecc) nonché la realizzazione di partenariati europei orientati al sostegno di progetti di innovazione tecnologica.

In quest’ottica, pertanto, si potrebbe prevedere per i musei più visitati, in genere statali, di destinare le entrate aggiuntive alla formazione di personale qualificato (almeno 3 o 4 unità), al fine di migliorare l’interazione “social” con il pubblico, o di attivare eventuali collaborazioni con le imprese operanti nella comunicazione, mentre per musei con minore affluenza, di incentivare una gestione a rete dei servizi dedicati alla comunicazione, riducendo, in tal modo, i costi di gestione per le singole istituzioni. Una soluzione, quest’ultima, sperimentata con successo da musei che fanno capo alla stessa proprietà (come i Musei in Comune a Roma) o localizzati sullo stesso territorio (come la Fondazione Musei Senesi).

Il diffondersi dei social media si inserisce in una nuova visione del museo, dando vita a quello che è stato definito il “museo relazionale” o, nel contesto statunitense, the participatory museum, enfatizzandone l’aspetto dinamico e interattivo.

In linea con questa nuova visione, si propone, pertanto, l’implementazione strategie digitali ben definite, coerenti con la mission dell’istituzione, misurabili nei risultati oltre che integrate fra i diversi media digitali impiegati dal museo (social network, sito web, blog, ecc.).

Per i nostri musei, accogliere il suddetto modello significa, in primis, superare le forti riserve culturali legate ad una visione in genere “conservatrice” e conservativa del proprio ruolo, vincendo le diffidenze di coloro che temono di sminuire le capacità conoscitive e formative della tradizionale museologia.

È evidente, dunque, che il pieno sfruttamento delle tecnologie legate alla comunicazione pone non al singolo museo, bensì all’intero sistema museale italiano, compiti difficili da affrontare, risolvibili solo attraverso la creazione di condizioni di contesto che rendano ammissibili le suddette sfide.

Risulta quanto mai prioritaria, pertanto, la definizione di uno specifico programma nazionale lanciato, in accordo con le Regioni, da più Ministeri (Beni culturali, Istruzione e Sviluppo Economico), avendo ben chiari: obiettivi da perseguire, fondi a disposizione e procedure di selezione, indicazioni sulla composizione dei partenariati pubblico-privati per la proposta di progetti e, non da ultime, periodiche attività di monitoraggio mirate a valutare gli interventi e ad identificare le tendenze innovative del settore.

Rachele Mannocchi

 

Un restauro con sorpresa all’Isola Bella

Che nel grandioso Ritratto di Margherita Medici di Marignano con i figli Federico II, Vitaliano V e Carlo, qualcosa non quadrasse, gli storici dell’arte lo avevano capito da molto.

L’opera, bellissima, è collocata in una delle Sale più importanti di Palazzo Borromeo all’Isola Bella, sala cui dà anche il nome.

Raffigura la contessa Margherita, madre di San Carlo e sorella di Papa Pio IV e del condottiero Gian Giacomo de’ Medici detto il Medeghino. Margherita aveva sposato Giberto II Borromeo nel 1529 e gli aveva dato tre figli. Nel ritratto la nobildonna indossa un abito riccamente ricamato con un grande collare a lattuga di influenza spagnola e maniche lunghe ed aperte. Il dipinto, agli occhi degli esperti, sembrava opera di due pittori diversi, entrambi eccellenti, ma con evidenti differenze di stile e pennellata.

Il grande Ritratto si presenta come opera “prossima a Panfilo Nuvolone, pittore manierista lombardo nato nel 1581 e vissuto sino al 1651.

In alcune zone del dipinto però, come la figura del figlio più giovane in secondo piano a destra, la scrittura pittorica più sciolta e fluida rimanda a Carlo Francesco Nuvolone (1609-1662), figlio di Panfilo. Carlo Francesco frequentò l’accademia Ambrosiana di Cerano e si distinse come confermato in questo brano del dipinto, per la morbidezza e leggerezza del tocco.

Il restauro cui i Principi Borromeo hanno voluto sottoporre questa grande tela ha risolto il mistero: la figura di San Carlo fanciullo non era prevista nel quadro originale ma vi è stata aggiunta in seguito. E ad aggiungerla, i Borromeo hanno chiamato verosimilmente il figlio dell’artista che aveva dipinto il Ritratto nella stesura originale.

Le riflettografie cui Carlotta Beccaria e la sua equipe di restauratori hanno sottoposto l’opera, dimostrano che là dove oggi vediamo il San Carlo fanciullo, proseguiva la raffigurazione del tendaggio che inquadra le figure. Il restauro di questa grande tela si è dimostrato decisamente complesso. Ma il risultato, che dal 18 marzo i visitatori del Palazzo e dell’Isola Bella possono ammirare, è veramente notevole.

S.E.

 

Illuminazione B Light in Algeria

Nella splendida cornice di Constantine, prende vita il nuovo progetto illuminotecnico realizzato tramite prodotti B LIGHT, leader nella produzione di apparecchi d’illuminazione: l’illuminazione del nuovissimo e lussuoso hotel Marriott Constantine.

Nella suggestiva città dei ponti sospesi, B LIGHT contribuisce a creare ambientazioni da sogno in un complesso esclusivo, curato in ogni minimo dettaglio dei suoi 40.500 metri quadrati di superficie.

Per questo progetto, realizzato dallo studio di architettura Fabris & Partners, sono stati accuratamente selezionati alcuni apparecchi illuminanti B LIGHT per ottenere specifici effetti luminosi in diverse zone della struttura.

A MAIA X1 DUO e MAIA X2 DUO, proiettori dal design sobrio e pulito, il compito di illuminare in radenza le ampie facciate esterne dell’edificio, creando un gioco di luci ed ombre con le sporgenze e le rientranze architettoniche, e le curve delle finestre ad arco a ferro di cavallo. Inoltre, i proiettori da esterno MAIA X1 DUO sono stati realizzati in versione CUSTOM, rendendo così possibile la bi-emissione di luce up and down sulle facciate esterne.

Onde valorizzare ulteriormente questo progetto, ai precedenti è stato affiancato un altro apparecchio dal design estremamente pulito e minimale: OKKIO 55W, apparecchio architetturale per installazione a parete.

L’interno della maestosa volta, che sormonta le confortevoli zone comuni, è stato sottolineato grazie a LINEAR TUBE HP WALL, un apparecchio lineare modulare dall’elevato flusso luminoso, in grado di fornire un effetto lavaggio della parete; in questo caso, LINEAR TUBE HP WALL è stato montato in versione CUSTOM, pilotata in Dali.

Inoltre, grazie alla discreta ma efficace presenza di INSIDE 60 SQ – un apparecchio quadrato minimale perfetto per l’incasso a soffitto a cartongesso e dal minimo impatto visivo, le zone comuni hanno potuto beneficiare di un’integrazione totale dell’impianto d’illuminazione con l’architettura.

B LIGHT ha illuminato anche uno degli spazi più suggestivi di questo meraviglioso hotel: la rilassante piscina coperta, caratterizzata da un ambiente che richiama gli stilemi dell’architettura locale. Con la sua distribuzione luminosa perfettamente omogenea, INSERTO MINI CL – apparecchio lineare compatto, modulare e dimmerabile – ha saputo valorizzare ogni particolare di questo luogo dedicato al relax.

 

Margherita Milini

Le azzurre Federica Brignone, Irene Curtoni e Manuela Moelgg in allenamento al Passo San Pellegrino

I010594-azzurre_Passo-San-PellegrinoTre ragazze molto speciali hanno sciato questa mattina al Passo San Pellegrino. Stiamo parlando di Federica Brignone, Irene Curtoni e Manuela Moelgg che insieme all’allenatore responsabile Gianluca Rulfi si sono allenate sulla pista Le Coste in vista delle prove di Slalom e Gigante che nel weekend del 30 e 31 gennaio le vedrà impegnate a Maribor, in Slovenia. Non si tratta di una novità, visto che, grazie all’accordo tra la FISI e la Val di Fassa, il Passo San Pellegrino è tra le località sciistiche preferite dalla squadra nazionale di sci alpino, maschile e femminile.

È sempre un piacere tornare al Passo San Pellegrino” ha affermato Gianluca Rulfi. “Le piste sono ottime, sempre perfettamente innevate. La pista Le Coste, in particolare, ha caratteristiche ideali per i nostri allenamenti. Bella larga e con pendenza media, permette di fare curve ampie e facilitare lo scorrimento degli sci.”

ARTVA, simulazione travolti in valanga nella Ski Area S. Pellegrino

I010580-campo-artvaNella Ski Area San Pellegrino c’è un interessante campo ARTVA attrezzato per la simulazione di uno o più travolti in valanga dove è possibile imparare il corretto utilizzo degli apparecchi di ricerca ed effettuare un’esercitazione pratica in ambiente reale. L’accesso è libero a chiunque e completamente gratuito. Questo campo di addestramento si trova a quota 2300 metri a lato della pista da sci che dal Col Margherita scende verso il Lago Cavia e consiste in un’area opportunamente recintata delle dimensioni di circa 100 x 100 m dove sono posizionati a diverse profondità e inclinazioni 6 contenitori contenenti particolari trasmettitori ARTVA, che possono essere attivati da una centrale di comando ubicata all’ingresso dell’area. La via più veloce per raggiungerlo è prendere la funivia Col Margherita che parte dal Passo San Pellegrino. “Conoscenze insufficienti e comportamenti errati da parte di scialpinisti, freerider e ciaspolatori sono spesso causa di incidenti che potrebbero essere evitati o previsti facilmente” afferma Renzo Minella, direttore della Ski Area San Pellegrino. “Tutti coloro che praticano questi sport invernali dovrebbero avere un minimo di formazione pratica e di esperienza perché in caso di emergenza intervenire subito è fondamentale per la sopravvivenza dei sepolti sotto la neve”.

In questo senso il campo ARTVA del Col Margherita rappresenta una situazione sufficientemente realistica in quanto gli utenti non conoscono l’ubicazione dei 6 trasmettitori che vengono di volta in volta attivati mediante un criterio casuale. Una volta ritrovati tutti gli apparecchi attivati, sulla centrale di comando apparirà il tempo di ritrovamento per ogni singolo ARTVA.

 

Festival Internazionale di Danza Genova 2016

In collaborazione con il Comune di Genova, Assessorato alla Cultura, è stato presentato il progetto per la realizzazione del Festival Internazionale di Danza 2016 che avrà come partner istituzionali al fianco della Fondazione Teatro Carlo Felice molte realtà culturali liguri. Gli eventi che faranno parte del Festival saranno realizzati e presentati da Palazzo Ducale Fondazione per la cultura con la mostra “Serge Lido. Danza con me” a cura di Sabrina Raffaghello, dalla Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, dal Teatro Stabile di Genova con una coreografia di Ater Balletto, con Teatro dell’Opera Giocosa di Savona con “Carmen K” di Monica Casadei nell’ambito della rassegna estiva del Priamar, con il Teatro dell’Archivolto, con l’Associazione Genova Tango oltre che a due eventi organizzati dal Teatro Carlo Felice fuori sede questi ultimi in stretta sinergia con la Porto Antico di Genova SpA.

A corollario degli spettacoli, con la partecipazione del Teatro Akropolis, del Collettivo Augenblick e della Rete Danza Contempoligure, saranno presentati eventi “Fuori Festival” sul tema e sugli artisti del mondo della danza contemporanea.

Prezioso anche il contributo del Goethe-Institut Genua – Centro Culturale Tedesco e del Consolato Generale della Federazione Russa a Genova in particolare per il Gala Zakharova e Balletto Moisseev.

 

Marina Chiappa

Accordo di collaborazione Feltrinelli e Teatro Carlo Felice di Genova

La Fondazione Teatro Carlo Felice e La Libreria Feltrinelli di Genova, entrambe  con lo scopo di diffondere e promuovere la cultura,  hanno convenuto di applicare condizioni di favore in regime di reciprocità tra gli abbonati del Teatro Carlo Felice e i Titolari Carta Più e Carta MultiPIù.

Tali agevolazioni saranno quantificate ai titolari, Carta Più e Carta MultiPiù, più un eventuale accompagnatore, con il 15% di sconto sui biglietti d’ingresso ai diversi spettacoli in cartellone e il 20% sui biglietti last minute in vendita presso la biglietteria del Teatro Carlo Felice un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

Lo sconto verrà riconosciuto dietro presentazione di una delle due carte fedeltà, oppure tramite la visualizzazione su Smartphone.

Durante la stagione in corso, verrà attivata la promozione denominata “Conserva il tuo biglietto” che prevede a tutti i possessori di biglietto di 4 spettacoli in programma al Carlo Felice, comunicati di volta in volta,   uno sconto sui libri pari al 15% e del 20% su musica e home video.

 

Marina Chiappa

Tutti i corridori della squadra World Tour utilizzeranno le calzature Sidi Wire

I010455-photo_06A breve comincerà la nuova stagione del grande ciclismo e ai piedi del Team Katusha ci sarà Sidi. La squadra anche per il 2016 si presenta come una delle formazioni più forti e competitive presenti nel panorama ciclistico internazionale.

A partire dal 2016 Sidi Sport sarà il fornitore ufficiale del Team Katusha. In virtù di questo nuovo accordo tutti i corridori della formazione World Tour utilizzeranno calzature, copriscarpe e calze Sidi. Joaquim Rodriguez, Alexander Kristoff e compagni avranno a loro disposizone il modello Sidi Wire, che rappresenta il top di gamma della collezione strada firmata Sidi, realizzato con una grafica speciale dedicata ai colori del Team Katusha. “Con alcuni corridori del Team Katusha come per esempio Purito Rodriguez, che per le sue vittorie e per il suo carisma è uno degli uomini simbolo di Sidi, collaboriamo con ottimi risultati da molti anni mentre altri hanno già utilizzato le calzature Sidi in passato” spiega Dino Signori alla guida di Sidi Sport. “Questa squadra ha dimostrato di essere completa e competitiva su tutti i fronti, sia nella grandi classiche che nelle corse a tappe di tre settimane. Le grandi corse con le performance dei campioni, estremizzate ai massimi livelli, ci danno feedback importanti sui prodotti e ci stimolano per nuove idee e nuovi progetti”.

“Dino Signori con le sue intuizioni ha rivoluzionato il mondo delle calzature da ciclismo e ottenuto vittorie straordinarie con i più forti campioni di tutti i tempi” dice Viatcheslav Ekimov, General Manager del Team Katusha. “Sapere che i nostri corridori avranno a loro disposizione qualità, tecnologia e prestazioni garantiti Sidi è una certezza importante. Auspichiamo che questa nuova partnership, attraverso i successi dei nostri corridori, possa contribuire ad impreziosire ancora di più il prestigioso palmares di Sidi”.

Il Team Katusha 2016 è così composto:

Maxim Belkov (Rus), Sven Erik Bystrom (Nor), Sergey Chernetskiy (Rus), Jacopo Guarnieri (Ita), Marco Haller (Aut), Vladimir Isaychev (Rus), Pavel Kochetkov (Rus), Dmitry Kozontchuk (Rus), Alexander Kristoff (Nor), Viacheslav Kuznetsov (Rus), Sergey Lagutin (Rus), Alberto Losada (Spa), Tiago Machado (Por), Matvei Mamykin (Rus), Michael Morkov (Dan), Nils Politt (Ger), Alexander Porsev (Rus), Jonathan Restrepo (Col), Joaquim Rodriguez (Spa), Egor Silin (Rus), Rein Taaramae (Est), Alexey Tsatevich (Rus), Jurgen Van Den Broeck (Bel), Angel Vicioso (Spa), Eduard Vorganov (Rus), Anton Vorobyev (Rus), Ilnur Zakarin (Rus), Simon Spilak (Slo).

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Arte e diritti umani a Veronica Pivetti

Va a Veronica Pivetti, testimonial della campagna “Mai più spose bambine”, presidente della giuria del premio “Cinema e i diritti umani” alla 72ma Mostra internazionale del Cinema di Venezia e regista e co-autrice del film “Né Giulietta né Romeo”, il premio “Arte e diritti umani 2015” di Amnesty International Italia.
ll premio, istituito nel 2008, viene assegnato ogni anno da Amnesty International Italia a un testimonial dell’associazione che, attraverso la sua arte, ha contribuito a sensibilizzare e a mobilitare l’opinione pubblica sulle campagne in favore dei diritti umani. Negli anni scorsi, il premio è stato conferito ad Alessandro Gassmann, Modena City Ramblers, Giobbe Covatta, Paolo Fresu, Ivano Fossati, Antonio Pappano e Canzoniere Grecanico Salentino.
Veronica Pivetti ha ricevuto il premio “Arte e diritti umani 2015” questa mattina al cinema Barberini di Roma, in occasione dell’anteprima stampa del film “Né Giulietta né Romeo”.
“Siamo convinti che ‘Né Giulietta né Romeo’, con la sua delicatezza e ironia, potrà ridare spazio e dignità a temi che si cerca di nascondere sotto il tappeto, come il bullismo omofobo e più in generale i diritti delle persone omosessuali. Ci auguriamo che non solo il pubblico delle sale cinematografiche ma anche il mondo della scuola accolgano questo film con favore e interesse, avviando una profonda riflessione sul tema dei diritti nel nostro paese” – ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
Per contrastare bullismo, omofobia e transfobia nelle scuole, Amnesty International Italia ha, già dallo scorso anno, lanciato due progetti paralleli.
Il primo s’intitola “Scuole attive contro l’omofobia e la transfobia” e si rivolge alle scuole secondarie di secondo grado. Vuole essere un luogo in cui studenti e professori di istituti diversi si incontrano per scambiarsi idee, proposte e azioni per migliorare il proprio ambiente scolastico e renderlo rispettoso dei diritti umani e libero da ogni forma di discriminazione e violenza. 
Il progetto europeo “Stop Bullying!” unisce quattro sezioni nazionali di Amnesty International (Italia, Irlanda, Polonia e Portogallo) per combattere il bullismo e la discriminazione in 17 scuole europee, attraverso un’azione che favorisca la piena integrazione dei diritti umani in tutti i settori della vita scolastica. A Palermo, nell’ambito di tale progetto, si è recentemente svolto un campo giovani che ha visto la partecipazione di rappresentanti di tutte le scuole coinvolte per trovare assieme soluzioni possibili per contrastare il fenomeno e studiare modalità di attivazione replicabili nei diversi contesti di provenienza.

 

Amnesty International Italia

 

Magie dell’Africa

Se visiti l’Africa la magia ti viene incontro. Devi avere pazienza e anche un po’ di fortuna, ma spesso non hai alcun problema per incontrare la magia con i suoi riti propiziatori di ogni genere. Così avviene in Madagascar e in tutto il continente nero. La magia è spesso confusa, direi quasi incompresa, in Europa, e purtroppo non viene valutata  da molti nella giusta misura. In Africa invece, la magia è proprio parte della vita di tutti i giorni. Talvolta infatti, noi del continente più sviluppato del mondo, siamo prevenuti proprio per ignoranza nel vero senso latino del termine. Se invece, come è capitato a me, con un po’ di fortuna  e di sana curiosità (quella di chi davvero vuole imparare qualcosa) riusciamo a osservare da vicino questi fenomeni, comprendiamo quanto le realtà occulte costituiscano in questa parte del mondo il vero pane quotidiano.

Ho fatto molti viaggi, in cerca di qualcosa di veramente unico e devo dire che spesso mi è capitato di trovarlo. In Centro America, ad esempio, ho avuto una grande opportunità, quella di poter sperimentare la Santeria cubana, così  osteggiata e difficile da incontrare: è necessario trovare la persona giusta per poterla sperimentare e penetrarne i segreti.

Nella nazione più povera del Sud America, in Bolivia, camminando da solo per La Paz, sono riuscito a trovare il barrio popular dove parlare con gli sciamani boliviani, in verità un po’ diffidenti.

Accompagnato dal il mio spirito guida, o angelo custode che dir si voglia, mi era capitato qualcosa di simile anche in Ecuador , durante il mio secondo viaggio nello stato andino affacciato sul Pacifico. Grazie a un po’ di esperienza e di intuito, a pochi chilometri dalla capitale Quito, sono riuscito a parlare con il capo degli sciamani che poi ho scoperto essere consigliere privilegiato del Presidente Correas. Cercavo una statuetta come souvenir, e trovo proprio quella di uno sciamano, elemento di sicuro ben augurante! Proseguendo l’escursione, sono riuscito ad avere un colloquio privato proprio con uno di questi personaggi, il rappresentante principale locale degli sciamani. Per questo ed altri motivi quindi, ero già avvezzo alla ricerca di incontri “speciali” un po’ ovunque nel mondo.

In Madagascar mi chiesero espressamente se volessi incontrare lo stregone: sapevo bene che queste proposte sono turistiche, pensate cioè per spillare un po’ di soldi allo straniero di passaggio.

Quindi conclusi che dovevo fare come sempre da me, sicuro che anche questa volta, grazie agli insegnamenti di un grande etnologo conosciuto in Marocco, George Lapasade, avrei avuto in mano la chiave per scoprire i misteri di questa parte africana immersa nell’Oceano Indiano. Certamente con qualche resistenza inevitabile sarei riuscito a trovare la situazione propizia per le mie nuove esperienze che sarebbero risultate a tutti gli effetti indimenticabili.

Ero andato molte volte a mangiare in quel particolare ristorante, e la mia attenzione si era soffermata su una donna in particolare, la moglie del proprietario: molte volte ero rimasto ad osservare il suo modo di fare. Nel villaggio, non c’erano troppi occhi indiscreti che potessero captare il mio studio. Ma un giorno, prendendo l’argomento da lontano, riuscii ad avere la conferma che sì proprio lei, mi avrebbe potuto aiutare per quello che cercavo da sempre. Non tutte le famiglie praticano certi rituali, ma la mia buona stella mi assiste sempre. Così avrei potuto verificare ancora una volta, lontano da occhi indiscreti, la vera magia che avvolge le atmosfere africane.

È vero, essere stranieri e significa essere osservati speciali, ma se si riesce a trasmettere alla comunità un po’ delle conoscenze o per meglio dire del nostro spirito si viene immediatamente percepiti in maniera positiva e in tal modo, si diverrà parte integrante del rituale che sta per iniziare.

Dunque potei organizzare proprio una riunione con la famiglia di questa donna per una vera seduta spiritica senza trucchi e con alcune situazioni veramente interessanti, tali da farmi riflettere sulla nostra superficialità di cosiddetti “evoluti”.

Come già detto, conoscevo già questi rituali, quindi mi tolsi le scarpe per rispetto e chiesi un po’ d’acqua per lavarmi le mani: i miei ospiti rimasero molto sorpresi.

Riuscii anche ad indicare da dove sarebbe arrivato lo spirito guida, anche perché l’energia in quel momento era molto forte e presente in tutti i partecipanti alla cerimonia. Non poteva mancare in questa occasione l’arte dei suoni, sì proprio la musica (ero stato iniziato a questo con le danze, in Marocco). La musica, come quasi sempre accade, è il motivo conduttore delle cerimonie cui ho avuto la fortuna di presenziare. Da notare che tutte le altre componenti familiari mi fecero sentire subito a mio agio in una dimensione così nuova e allo stesso tempo di coinvolgente spiritualità.

Quindi mi vennero svelati mano mano tutti quei segreti che sono solitamente tenuti nascosti al turista, impegnato piuttosto a scattare l’ennesima foto ricordo.

Avevo già partecipato in altri luoghi, in Centro America e in Marocco, allo svolgimento di rituali, e sempre con molta fortuna ero stato invitato ad assistere a cerimonie al di fuori del più assoluto circuito turistico, che rappresentavano la realtà nella sua più completa autenticità. Naturalmente è importante una ricerca preliminare, che aiuti a selezionare le situazioni autentiche da quelle fittizie e preparate ad hoc per l’inesperto.

Devo dire che anche in questa occasione rimasi coinvolto a 360 gradi ed entusiasta della riuscita della cerimonia cui ero stato invitato. Ero arrivato con il mio registratore, fido compagno di viaggio e di lavoro, per captare i momenti salienti che si sarebbero presentati durante tutto il corso del rituale: riuscii perfettamente nell’impresa e, come accennato,  potei porre le mie domande alla persona guida del magico evento. Molti indizi mi confermarono che la casa non era stata preparata prima del mio arrivo, a cominciare dalla semplicità della persona che condusse tutte le fasi del rito e dalla serietà della mamma della signora di cui sopra, una medium veramente speciale, che quando si trovò in qualche incertezza, chiamò un’altra donna per cercare le risposte corrette in maniera da non deludere il suo ospite bianco.

Anche se già conoscevo già lo stato di trance, devo dire che in questa occasione la cerimonia mi rivelò quel velo di fascino e mistero che in Africa è realtà quotidiana

 

Bruno Bertucci