Davvero quest’uomo era figlio di Dio!

DOMENICA DELLE PALME – ANNO B – MARCO 14,1-15,47 Capitolo 14 Congiura dei capi contro Gesù 1. Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Azzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturarlo con un inganno per farlo morire. 2. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo». Siamo all’inizio della Settimana Santa, la Domenica delle Palme o della Passione di Gesù. Siamo chiamati a ripercorrere il dramma del suo dolore accolto per amore, a considerare il suo rifiuto, la sua condanna: dolore morale prima che fisico, perché non c’è niente di peggio di sentirsi circondati da ostilità, sfiducia, odio. La festa del suo ingresso come trionfatore l’aveva visto osannato dai bambini, dal popolo. Mantelli, rami, tutto serviva a fare festa. Sembrava che le insidie fossero superate. Invece … Il trionfo avverrà, ma dopo la passione, l’umiliazione, lo spasimo e la morte. Coloro che detengono il potere lo attendono per eliminarlo, hanno già deciso di condannarlo. Sono i sacerdoti, gli anziani, gli scribi, i farisei, i sadducei, gli erodiani, i romani. L’intento di Marco è provocare una conversione nei cristiani per i quali scrive, offrire le basi per resistere con coraggio alle persecuzioni, senza desistere. Il suo stile scarno è attento al messaggio più che ai dettagli. È espressione della memoria orante che spinge il lettore a prendere posizione di fronte a Gesù. Il suo amore e il suo perdono superano la sconfitta e il fallimento dei discepoli e anche i nostri fallimenti. L’importante è rialzarci sempre da ogni caduta. I dodici eletti (i discepoli chiamati proprio uno ad uno da Gesù stesso) fuggono: c’è chi tradisce Gesù, chi lo rinnega; tutti lo abbandonano. Al contrario, ci sono personaggi che rimangono nella storia perché si sono lasciati attirare dall’amore, pur non facendo parte della comunità degli apostoli: la donna anonima di Betania, Simone di Cirene (è costretto ad aiutare Gesù, ma fa sempre di più dei discepoli che, invece, sono scappati via), il centurione (pagano), le donne (Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo, Salomé e tante altre), Giuseppe di Arimatea (membro del sinedrio che rischia tutto chiedendo il corpo di Gesù). Meditiamo su quanto Gesù è stato fedele nonostante la terribile prova che ha dovuto affrontare, solo, abbandonato da tutti. Associamoci in spirito al dolore del Servo Sofferente, che soffre per nostro, per mio amore. Rileggiamo i fatti alla luce della risurrezione: “Non è qui: è risorto”. A Betània: gesto profetico di una donna 3. Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. 4. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? 5. Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. 6. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. 7. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. 8. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto». Al tempo di Gesù, per chi moriva in croce non era prevista la sepoltura, né poteva essere imbalsamato. La donna che giunge in casa di Simone, il lebbroso, viene e unge il corpo di Gesù in anticipo, prima della sua condanna, della sua passione e della sua morte. È un atto di fede in Gesù, riconosciuto come il Servo sofferente di Dio, chiamato a morire in croce. Ella accetta che la missione di Gesù termini in questo modo ignominioso e brutale, è in piena sintonia con il Maestro di cui è discepola fedele. Ha completa fiducia nella sua opera di salvezza, diversamente da Pietro che, invece, si scandalizza quando Gesù annuncia che dovrà patire. Gesù è il solo a capire la donna, approva il suo gesto, la difende dai presenti e l’addita a tutti i discepoli di tutti i tempi come modello ed esempio. Gesù venduto da Giuda 10. Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. 11. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno. Al tempo in cui Marco scrive il vangelo, vi erano discepoli che temevano le persecuzioni, per cui pensavano di andarsene e, magari, denunciare i loro compagni di fede, a scopo di trarne vantaggio economico. Sappiamo dagli altri evangelisti che Giuda concorda in trenta denari il prezzo del tradimento, il prezzo di uno schiavo. Giuda è stato scelto da Gesù, insieme con gli altri Undici, tuttavia, anche se è stato accanto a Lui, non lo capisce, non accetta il suo stile, non assume la sua logica. Da questa incomprensione scaturiscono il male, il tradimento, la tragedia. Preparativi per la cena pasquale 12. Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». 13. Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. 14. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: «Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?». 15. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». 16. I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Nella notte di pasqua, gli ebrei, che venivano da tutte le parti del paese, portavano un agnello per offrirlo in sacrificio al tempio, poi si riunivano in casa per una celebrazione intima. La cena pasquale era presieduta dal padre di famiglia. Si faceva memoria della liberazione dall’Egitto, origine del popolo di Dio. Mangiavano l’agnello e benedicevano il Signore per la particolare protezione loro riservata. Facendo memoria ogni anno, consentivano alle nuove generazioni di venire in contatto con le proprie radici, con il proprio passato. Nella celebrazione venivano utilizzati molti simboli: erbe amare, agnello arrostito solo parzialmente, pane non fermentato, calice di vino, ed altro. Durante la celebrazione, il figlio minore doveva chiedere al padre: “Papà, perché questa notte è diversa dalle altre? Perché mangiamo erbe amare? Perché l’agnello è mal cotto? Perché il pane non è fermentato?” Ed il padre rispondeva, raccontando i fatti del passato: “Le erbe amare ci permettono di sperimentare la durezza e l’amarezza della schiavitù. L’agnello mal cotto evoca la rapidità dell’azione divina che libera il popolo. Il pane non fermentato indica il bisogno di rinnovamento e di conversione costanti. Ricorda anche la mancanza di tempo per preparare il tutto, essendo assai rapida l’azione divina”. Gesù non ha dove poter celebrare la festa di pasqua, ha bisogno di un ambiente in prestito, forse in affitto o forse messo a disposizione da un discepolo. Gesù, per non correre rischi, non rivela il luogo preciso dove preparare la pasqua, sapendo che Giuda ha già preso accordi per venderlo. “Vi mostrerà al piano superiore una grande sala”: questo luogo è rimasto nella memoria della prima comunità come il luogo della prima Eucaristia. Gesù presiede la cerimonia e celebra la pasqua insieme ai suoi discepoli, la sua comunità, che prende il posto della sua famiglia. Dopo l’Ascensione del Signore Gesù i discepoli tornano a riunirsi proprio in quel luogo e così anche il giorno di Pentecoste. Uno di voi mi tradirà 17. Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. 18. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». 19. Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?». 20. Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. 21. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Siamo in un contesto di grande familiarità, intimità e fiducia, in occasione di una celebrazione importante. Gesù non viene tradito da una persona esterna, ma da uno dei suoi intimi. Non pronuncia il nome di chi lo sta per vendere, ma dà le informazioni utili a identificarlo. Forse vuole lasciargli ancora una possibilità per evitare il male che sta per commettere. Gesù celebra la Pasqua 22. E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23. Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. 25. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». All’interno della celebrazione pasquale, il presidente aveva una certa libertà rituale. Gesù, che presiede la celebrazione nel Cenacolo, introduce una variante sostanziale: offre se stesso. Gesù dà un nuovo significato ai simboli del pane e del vino. Nel distribuire il pane dice: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo dato per voi!” Nel distribuire il calice con il vino dice: “Prendete e bevete, questo è il mio sangue sparso per voi e per molti.” È consapevole che si tratta dell’ultimo incontro, della sua “ultima cena”, perciò afferma: “Io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio”. Nell’Ultima Cena dobbiamo cogliere il senso del gesto eucaristico: la passione non è un evento subito per caso, non è frutto di un destino ineluttabile voluto da Dio. Gesù si consegna liberamente e anticipa ai discepoli quello che avverrà, in modo che ne siano consapevoli. Avrebbe potuto salvarsi allontanandosi, avrebbe potuto smettere di predicare e di dire cosa spiacevoli contro i capi religiosi, avrebbe potuto evitare di compiere miracoli. Invece rimane fedele al Padre e porta a termine la sua missione. Egli si fa pane spezzato, come la sua vita troncata precocemente poche ore dopo; vino versato nel calice, come il suo sangue colato dalla croce a lavare il male dell’umanità. In questo dono totale si esprime tutta l’esistenza di Cristo, Dio fatto dono per noi. L’Eucaristia è il più grande dono, che sostiene il nostro cammino di pellegrini nel mondo. È il pegno della vita futura, è Cristo stesso che non ci lascia mai soli. Anche nel più grande dolore, Gesù continua ad amare, si dona anche a Giuda che lo tradisce, anche ai discepoli che lo abbandonano. Gesù annuncia l’abbandono dei discepoli 26. Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. 27. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. 28. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». 29. Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». 30. Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». 31. Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri. Gesù si avvia al monte degli Ulivi e annuncia che tutti lo abbandoneranno. Pietro presume delle proprie forze e afferma che è disposto a tutto per Lui. Vuole davvero bene a Gesù, ma crede di poter essere fedele, contando solo suo entusiasmo. Fallirà miseramente, rinnegando il Maestro, ma il suo dolore gli ottiene il perdono. Sarà successivamente reintegrato nella fiducia e diverrà il primo responsabile della Chiesa. Chi è troppo sicuro di se stesso e presume di farcela da solo finisce miseramente per sperimentare il fallimento. È grazia sperimentare l’abisso del proprio niente perché in quel momento è possibile alzare lo sguardo per chiedere misericordia. Gesù è pronto ad accogliere chiunque faccia ritorno a Lui: Egli è misericordia infinita, forza di chi è debole, coraggio del disperato, perdono eterno del peccatore pentito. Cristo è la nostra speranza; è luce nelle tenebre; è riparo nella tempesta; è soccorso nel naufragio; è avvocato nel tribunale degli uomini accusatori. “Dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea”: i discepoli vengono avvisati che la morte sarà vinta. Nonostante questo non riescono ad essere fedeli, scappano tutti, abbandonano il loro Maestro, ma costui non rompe il rapporto con loro. Anzi. Dà appuntamento in Galilea, nello stesso luogo dove li aveva chiamati tre anni prima a seguirlo. Al Getsèmani 32. Giunsero a un podere chiamato Getsèmani ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». 33. Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. 34. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». 35. Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. 36. E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». 37. Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? 38. Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 39. Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. 40. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. 41. Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. 42. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino». Nel momento dell’agonia, Gesù sente il bisogno di una presenza consolatrice, di un sostegno umano. Sceglie tre amici, testimoni della sua trasfigurazione, ma essi non resistono alla stanchezza e lo lasciano solo, nonostante che per bene tre volte sia andato da loro a supplicarli. Il loro amicizia non ha saputo affrontare la prova e miseramente si è dissolta. Solitudine, angoscia, agonia: elementi che potevano indurre Gesù a tirarsi indietro, invece, con la forza della preghiera, prosegue fino in fondo la sua adesione alla volontà del Padre, l’Abbà tanto amato. Gesù viene arrestato 43. E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». 45. Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò. 46. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. 47. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. 48. Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. 49. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!». 50. Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. 51. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. 52. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo. È terribile pensare a Giuda, al suo tradimento, mascherato da un bacio, da un gesto di amicizia. Sappiamo che Gesù l’ha chiamato “amico”: era uno dei suoi, lo aveva scelto come gli altri. Forse sperava fino all’ultimo che rinsavisse. Il comportamento di Giuda è avvolto nel mistero, ma qualunque colpa dovessimo commettere non dovremmo mai lasciarci prendere dallo sconforto, dal rimorso, al punto da procurarci la morte. Gesù è venuto per salvarci e tutti, come Pietro, possiamo ottenere il perdono se lo chiediamo con umile fiducia, con lacrime di pentimento. Gesù è abbandonato da tutti, è solo, ma è signore della situazione: si consegna e afferma: “Si compiano dunque le Scritture!”. Al momento della loro chiamata i discepoli “abbandonato tutto, seguirono Gesù” (Marco 1,18-20). Al momento della passione, invece, “abbandonato Gesù, fuggirono tutti” (Marco 1,18-20). Nel momento dell’entusiasmo si lasciano trascinare da Cristo. Nel momento della prova fuggono. Prendiamo coscienza della nostra debolezza, ma appoggiamoci sulla fedeltà di Cristo risorto che, sempre con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo, ci dà la forza per ricominciare. I discepoli, forti della misericordia ricevuta, evangelizzano il mondo e danno anche la vita per il loro Maestro. Quella storia, che sembrava terminata quel venerdì di passione, è giunta fino a noi e ci dà il coraggio di sfidare l’epoca odierna e quella futura, annunciando a tutti che l’amore di Dio è più forte del buio, della crisi, della morte. Gesù davanti al tribunale ebraico 53. Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. 54. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. 55. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. 56. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. 57. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: 58. «Lo abbiamo udito mentre diceva: «Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo»». 59. Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. 60. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». 61. Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». 62. Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». 63. Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? 64. Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. 65. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: «Fa’ il profeta!». E i servi lo schiaffeggiavano. Di fronte alle più grandi autorità religiose del suo tempo (sommo sacerdote, anziani, scribi che formano il tribunale o sinedrio) Gesù tace. Non ha l’avvocato difensore, i suoi l’hanno abbandonato, è consegnato ai nemici. Nel Vangelo di Marco, Gesù ha continuato a nascondere la sua identità e ha ordinato di non manifestarla. Ora che è il momento di rivelare chi è veramente. Converge qui tutto il Vangelo di Marco: Gesù rompe il silenzio: “Io sono”. Sono le stesse parole pronunciate da Dio quando Mosè, al roveto ardente, gli chiede il nome (cfr. Esodo 3,14). Per questo il sacerdote le ritiene una bestemmia, perché Gesù si fa come Dio. “E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo”: l’espressione “Figlio dell’uomo” rivela la concretezza umana della persona di Gesù. Dio non è lontano, ma è vicino: condivide la storia degli uomini, le fatiche, i patimenti, il dolore, la morte. Pietro rinnega Gesù 66. Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote 67. e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». 68. Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. 69. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». 70. Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». 71. Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». 72. E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto. Pietro nega per ben tre volte di conoscere Gesù e lo fa anche imprecando e giurando. Nemmeno di fronte all’evidenza dei testimoni si arrende. Capisce il male commesso solo quando canta il gallo, come gli aveva preventivato il Signore. Umilmente piange, riconoscendo il suo enorme peccato. Il rinnegamento di Pietro è simbolo di quanto è grande la nostra debolezza umana, di quanto anche per noi è difficile essere fedeli a Cristo. Ma se ci nutriamo dei sacramenti, se ascoltiamo la Parola, se diamo tempo all’adorazione, avremo la forza per cercare sempre gli occhi misericordiosi di Cristo che ci chiedono di accogliere il suo perdono! È Lui per primo che ce lo offre, nonostante la sofferenza che gli procura il nostro misconoscerlo davanti agli uomini. Capitolo 15 Gesù davanti a Pilato 1. E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. 2. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». 3. I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. 4. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». 5. Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. Lo consegnò perché fosse crocifisso. 6. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. 7. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. 8. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. 9. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». 10. Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. 11. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. 12. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». 13. Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». 14. Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». 15. Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Nessuno può dire che Dio è lontano, dal momento che si è talmente abbassato da essere tradito, venduto, scambiato al posto di un malfattore, condannato innocente. Tutti i perseguitati, i condannati, i crocifissi della terra possono trovare in Gesù la comprensione, la solidarietà, la forza e la vittoria perché Gesù è passato attraverso tutte queste prove. Gesù insultato 16. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. 17. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. 18. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». 19. E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. 20. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. I romani trattano Gesù come un personaggio anti-romano. Lo scherniscono mettendogli una corona in testa, ma di spine. La regalità di Gesù si esprime nell’annientamento, nell’umiliazione, nella burla, a cui risponde soffrendo in silenzio. Il nostro peccato di orgoglio e di presunzione è vinto dal Re che soffre ingiurie per amore. “Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Filippesi 2,8). Crocifissione di Gesù 21. Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. 22. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», 23. e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. 24. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. 25. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. 26. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». 27. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. [ 28] L’evangelista Marco mette in evidenza che Gesù rimane sempre più solo, fino all’ultimo momento in cui anche il Padre sembra abbandonarlo. Tuttavia sappiamo che, come Dio, Gesù è unito al Padre e allo Spirito: Dio non può abbandonare Dio! Un uomo lo aiuta per costrizione: Simone di Cirene, un padre di famiglia; porta la croce fino sul Calvario. Gesù è crocifisso come un emarginato, come un criminale, per essersi fatto re: “Re dei Giudei”. Questa è l’accusa infondata. Viene ridicolizzato dai capi. Due malfattori sono ai suoi lati: testimoni di come muore Dio per amore! Il dolore innocente è il mistero insondabile che attraversa la storia. È la perla preziosa che salva l’umanità, che sconfigge l’odio, che riduce in briciole l’egoismo. La crocifissione è per noi una parola scontata, ma pensiamoci bene a cosa vuole dire lasciarsi trafiggere da uomini impietosi con chiodi enormi, noi che ci lamentiamo per un nonnulla! 29. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, 30. salva te stesso scendendo dalla croce!». 31. Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! 32. Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Gesù dona tutto se stesso fino in fondo, non scende dalla croce, non dà prova di potenza, non si lascia prendere dalla rabbia e dalla voglia di farsi vedere per quello che vale davvero! Non cede alla tentazione come facciamo noi! Dio non scende dalla croce, non ripudia la parola data. È solidale con ogni uomo crocifisso, provato dalla malattia, dall’ingiustizia, dal dolore, dalla povertà. Dio entra nella storia e la assume completamente, tanto che, proprio assumendola, la redime. Se fosse fuggito, la morte non sarebbe stata sconfitta. Se avesse fatto un atto di potenza, non ci avrebbe redenti. Unito a noi in tutto, ci porta con sé nel Cielo, dal Padre suo e nostro. Agonia e morte di Gesù 33. Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. 34. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». 35. Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». 36. Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». 37. Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Gesù muore come un impostore, fuori dalla città, appeso tra cielo e terra, con una morte inflitta a coloro che sono ritenuti nemici, delinquenti. Gesù patisce una passione d’amore, amore per il Padre, amore per ciascuno di noi. Si è sentito umanamente abbandonato, ma ha creduto fino in fondo all’amore del Padre e si è consegnato a Lui. Gesù spira e nel suo emettere l’ultimo alito dà a noi lo Spirito che ci consente di gridare: “Tu sei il nostro Signore! Tu hai dato la vita per noi! Grazie, nostro Salvatore!”. La morte è stata vinta dalla Vita e il suo trionfo dura per l’eternità! 38. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. 39. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!». I discepoli, che hanno condiviso anni di vita con lui, non capiscono il Maestro. Una donna anonima, con la sua sensibilità tutta femminile, invece, lo comprende. Ora un centurione romano, pagano, capisce finalmente chi è veramente l’Uomo appeso alla croce! Esperto di condanne crudelissime, abituato a vedere persone spasimare in una morte atroce, capisce che quest’Uomo è diverso. Solo Dio può morire perdonando, solo Dio può amare fino all’estremo, solo Dio vince la violenza assumendola, invece di rispondere al male con male ancora maggiore. Possiamo stare vicino a persone e non comprenderle. Tutto dipende dalla sensibilità, dall’apertura di mente e di cuore. Non fermiamoci mai alle apparenze, superiamo i pregiudizi, guardiamo con gli occhi di Dio alle persone e agli eventi. Egli guarda tutto e tutti con amore. Siamo frutto di un atto d’amore, dell’amore più grande. Siamo amati senza meritarcelo, siamo amati gratuitamente! Alcune donne presso la croce 40. Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, 41. le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme. La caratteristica delle donne discepole è riassunta in questi tre verbi: “seguivano”, “servivano”, “erano salite”. Le donne seguono Gesù a rischio della vita, servono come Gesù ha insegnato, salgono a Gerusalemme per essere testimoni della morte e risurrezione. Per vivere il nostro Battesimo ed essere discepoli veri dobbiamo seguire Gesù a qualsiasi costo, servire Lui nei fratelli anche nel sacrificio di noi, salire con Gesù sulla croce per partecipare alla redenzione e risorgere con Lui. Sepoltura di Gesù 42. Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, 43. Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. 44. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. 45. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. 46. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. 47. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto. L’amore incondizionato di Gesù supera il tradimento, la negazione e la fuga degli amici. Ama gratuitamente come il Padre ama. Niente può separarci dal suo amore: “Né potenze, né altezza, né profondità, ne alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore!” (Romani 8,39). Le donne hanno sempre seguito Gesù con fedeltà e ora, da lontano, osservano il luogo dove Gesù è stato posto. Accompagnano Giuseppe di Arimatea che ha chiesto il permesso di seppellire Gesù. Queste annotazioni sono preziose perché indicano che sono testimoni della sepoltura di Gesù. Le donne (non stimate dalla mentalità ebraica) sono pronte a rendergli l’ultimo ed estremo segno di amore, andando a cospargere il suo corpo di profumo, appena trascorso il giorno di sabato. Da loro scaturirà l’annuncio della fede la domenica di Pasqua. L’amore è sepolto nelle profondità della terra, è nel sepolcro come tutti i comuni mortali. La pietra rotolata è il sigillo che accerta la morte. Ma la Vita non è sconfitta, la morte non ha l’ultima parola! Già ci prepariamo all’alba del mattino di Pasqua!

Suor Emanuela Biasiolo

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