Voci capitoline di Sabrina Sciabica

Le voci della capitale, Roma, sono distinte. Si comprendono bene, anche se rimangono schiacciate tra le chiusure delle porte di una metropolitana, il Tubo, spesso troppo affollata. Non è possibile immaginare Roma deserta, quindi ci immergiamo, in questi giorni deserti, nelle pagine di Sabrina Sciabica e conosciamo meglio quel mondo che appare come un organismo grande e indistinto se visto tutto insieme. Poi ci si avvicina, tipo l’immagine di Sherlock con la lente d’ingrandimento, e si capisce sempre più, e quindi niente, cosa vuol dire attendere un autobus che non arriva; cosa significa il 60; cos’è una gattara senza gatti; perché non è tutto dritto come la Nomentana e come ci si può sentire quando il ritardo del 90 fa affogare nel proprio dolore.

“Nella città eterna i tramonti sono meravigliosi”, leggiamo. Ed è proprio così, se si ha il tempo di soffermarsi un attimo su quella culla di storia e cultura che, forse, non è tenuta in palmo di mano come meriterebbe. Roma cambia colore a seconda del momento della giornata e della stagione, ma anche a seconda dell’umore della gente che se ne appropria, assoggettandola e venendone assoggettata senza requie. Tutti corrono tranne i turisti, che si mettono di mezzo alla vita frenetica di tutti i giorni. I turisti si prendono il tempo per Roma, quello che noi italiani, e anche i romani, pensano dato come patrimonio nazionale. Alcuni vengono folgorati dalla bellezza stanca e triste, superba e altera, immaginifica e stupefacente e la bevono venendone per forza contagiati.

In questi giorni non si può parlare di contagio nemmeno come metafora, ma di fatto bisogna lasciarsi contagiare dalla nostra patria della quale ci ricordiamo nei momenti del bisogno. Proprio come si fa con la madre, proprio come si fa con Roma, città materna, accogliente, casa di tutti, italiani e no. Allora ecco venuto il momento di leggere il libro profondo e leggiadro di Sabrina Sciabica e di girovagare per Roma in modalità virtuale, per assaporarla quietamente, come merita. Come un sonnacchioso gatto del Colosseo, come una statua imperitura, come uno scherzo del destino che fa essere alle stelle e all’inferno nello stesso stralcio di vita. Seguire il percorso dell’autrice grazie alla tecnologia può essere un’interessante scoperta per tutti. Roma c’è e resta. Ed è di buon auspicio.

Da leggere.

 

Sabrina Sciabica: “Voci capitoline”, L’Erudita, Roma, 2019, pagg. 186

 

Alessia Biasiolo

 

 

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