Siamo tutti Paola Cortellesi: “Ma cosa ci dice il cervello?”

Siamo tutti Paola Cortellesi, quindi “Ma cosa ci dice il cervello?”. Cortellesi interpreta magistralmente la nuova pellicola diretta dal compagno Riccardo Milani, un ottimo film, divertente, parodistico e che può fare riflettere. Chi? Gli Italiani, ormai “fusi” dalle mode, dall’appiattimento della cultura e, soprattutto, del buon senso, in assoluta mancanza di senso civico. Mi sembra che con film come questo siamo sulla strada di chi protesta e, udite udite, reagisce. Infatti a cosa serve lamentarsi e basta? Bisogna smetterla e reagire, REAGIRE. Proprio come Giovanna (Paola Cortellesi), un’apatica divorziata, mamma di Martina (Chiara Luzzi), con un lavoro piattissimo, non all’altezza della sua fama da liceale. Come dice il proverbio, quando si è bravi a scuola non si fa strada nella vita. Giovanna è una modestissima impiegata del Ministero, veste come una collegiale attempata, guarda spenta nel vuoto, inerme alle sollecitazioni esterne. Il “burino” che lascia l’auto in mezzo alla strada per scambiare quattro chiacchiere con l’amico, insensibile alle code che provoca. La solita/il solito che parcheggia al posto dei portatori di handicap. La vita che scorre via con i furbetti da ogni parte, sempre con il fiato corto perché c’è sempre qualche altra mamma migliore, specie se “social” e connessa. Giovanna è disconnessa, invece, da se stessa e da tutto il resto, con profondi sensi di colpa nei confronti di una figlia che trascura, mentre sua madre (Carla Signoris) ha preso a frequentare gente, veste in modo improponibile e non ha alcuna considerazione per lei. Insomma, la storia di quasi tutte le donne italiane intorno alla quarantina. Tranne che per un piccolo particolare. Quando entra nell’enorme palazzo sede del suo lavoro, Giovanna diventa un agente al servizio della Sicurezza Nazionale, pronta a saltare da un aereo a un’imbarcazione, di atterrare nel deserto marocchino o a Mosca senza battere ciglio e in procinto di sgominare un traffico internazionale. L’aspetto di Giovanna cambia completamente, l’occhio spento diventa un cervello elettronico inafferrabile e, invece di essere lei a dovere stare dietro al mondo con la lingua penzoloni, è il mondo che le sta nell’orecchio con il quale è in contatto con D’Alessandro, il comandante dell’organizzazione (Remo Girone). Fino alla rimpatriata con gli amiconi del liceo che le fanno rompere gli indugi e cercare di sistemare le cose, almeno per un poco, perché se tutti ci si mettessimo, qualcosa andrebbe più per il verso giusto. L’amica Francesca, pediatra all’ospedale (Lucia Mascino), non verrebbe mai più malmenata dalla mamma di una paziente (Paola Minaccioni); l’amico professore Roberto (Stefano Fresi) verrebbe rispettato dagli studenti; Marco (Vinicio Marchioni), allenatore di squadre giovanili, non verrebbe insultato dai tanti ct nei quali si trasformano i genitori che guardano le partite dei propri figli (tra i quali Ricky Memphis); Tamara, hostess di volo (Claudia Pandolfi) riuscirebbe ad avere la meglio sull’insopportabile manager (Alessandro Roja) in viaggio ogni venerdì. Un film ben impostato, spassoso, con tanti fatti di cronaca vera che, sul grande schermo, prendono davvero le fattezze di un’emergenza nazionale. Dove sta andando l’Italia degli Italiani capaci di dettare moda nel mondo? Interessante notare che Cortellesi afferma di non avere una pagina Facebook o Instagram, di non messaggiare in continuazione. Quindi, messaggio subliminale, bisogna ricominciare dai rapporti interpersonali veri, dalla vita reale ed usare tutto il resto solo per quello che è: un buon mezzo, non la sostituzione della realtà.

Assolutamente da vedere.

 

Alessia Biasiolo

 

 

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