Duecento anni fa nasceva Antonio Bazzini, virtuoso del violino

A conclusione del “Festival Antonio Bazzini. Brescia e l’Europa. 1818-2018”, iniziativa del Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia in collaborazione con il CTB, in scena un lavoro per approfondire la figura di un illustre musicista bresciano praticamente dimenticato. In occasione del bicentenario dalla nascita, la sua città natale si è ricordata di Antonio che l’ha resa famosa in mezza Europa: violinista d’eccezione, capace di recupero dei musicisti del passato, premiato e ammirato in molti Paesi, non era profeta in patria, come spesso succede. Considerato da Schumann, Mendelssohn, Rossini, amato dal pubblico, paragonato a Paganini e al suo estro diabolico, compositore insignito dalle corti europee, critico del verdismo imperante e incapace di accettare il semplicismo per continuare a sperimentare innovazioni, anche grazie alle sue notevoli competenze acquisite viaggiando, purtroppo una di quelle persone che dice la verità, a Brescia non veniva considerato per le sue alte doti. Il lavoro teatrale messo in scena al Teatro Santa Chiara-Mina Mezzadri di Brescia il 16 e 17 scorsi, ha ripercorso la biografia del virtuoso, sottolineando le sue innumerevoli qualità. Eppure non gli ha troppo reso onore. Il lavoro prevedeva la lettura dei testi e non la recitazione. Chi impersonava lo stesso Bazzini, dall’abito stropicciato, leggeva la propria storia, senza essere capace di raccontarla e raccontarsi nemmeno per le battute dialogiche. Lo stesso per le tre attrici spalla. Troppe le allusioni e poco il detto per la biografia privata, resa maliziosa senza dare allo spettatore la veridicità dei fatti, con toni da pettegolezzo poco adatti al rispetto di una figura evidentemente troppo grande per i tempi e, forse, anche per l’oggi. Indubbiamente Antonio Bazzini aveva pregi e difetti, ma era un personaggio capace di vivere ad alto livello, lavorando assiduamente, per metà delle corti europee, meritandosi il tributo dei grandi della musica e dei mecenati; sarà stato inviso ai concittadini, forse incapace di dirigere il Conservatorio milanese, ma certo troppo colto e bravo per poter essere al livello comune. L’industria culturale del tempo, Ricordi in testa, non avrà saputo sfruttare la sua capacità e forse lui era troppo poco propenso alle doti salottiere all’infuori del proprio sapere musicale, ma di certo anche oggi non gli si è dato tutto l’onore che, finalmente, meriterebbe.

 

 

 

Alessia Biasiolo

 

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