Passeggiata per santuari 3. L’abbazia riconsacrata da Paolo VI

L’abbazia di Montecassino sorge su un colle di 500 metri di altitudine in provincia di Frosinone. La chiesa abbaziale è il cuore del complesso, davanti alla quale c’è un chiostro dei benefattori con le statue dei papi che ne sostennero la costruzione. Il chiostro inferiore è del Bramante, collegato con una scala monumentale a quello superiore. La Loggia del Paradiso permette di vedere il panorama della vallata del Liri. Il chiostro d’ingresso sorge dove Benedetto fondò il primo monastero e dove scrisse la sua regola che è alla base del monachesimo occidentale; lì il corpo di Benedetto riposa, sepolto in una cripta. Benedetto giunse a Montecassino dopo aver lasciato Subiaco, dove era scampato ad un tentativo di avvelenamento forse subito da alcuni confratelli, pertanto il monastero risale al 529 e venne distrutto nel 577 dai Longobardi, poi sai Saraceni nell’883 e ancora da un terremoto nel 1349. Malgrado tutto, i resti di san Benedetto e di santa Scolastica non sono mai stati distrutti o traslati. I comandanti alleati durante la seconda guerra mondiale, pensando che l’abbazia fosse nascondiglio dei tedeschi, decisero di raderla al suolo bombardandola. Fu un errore strategico imperdonabile sia per la distruzione dell’abbazia, sia per la tattica militare, dato che l’operazione rallentò l’avanzata verso Roma. Era il 15 febbraio 1944 e tutto venne ridotto in polvere: un ordigno di contraerea si conficcò nei gradini davanti all’urna di bronzo che conserva i resti di san Benedetto e santa Scolastica, sotto l’altare maggiore, ma non esplose e i resti dei santi furono salvati. Dopo la guerra, l’abbazia è rinata dov’era e com’era, riconsacrata da papa Paolo VI il 24 ottobre 1964. Se prima l’interno della chiesa dedicata a Santa Maria Assunta e a San Benedetto era un trionfo del Barocco, la ricostruzione è stata fedele, con l’utilizzo di 80 tipi diversi di marmo compresi i frammenti che si sono riusciti a recuperare dopo il bombardamento. Sono andati perduti gli affreschi delle volte e quello della controfacciata, di Luca Giordano, ma oggi si può ammirare l’affresco “La gloria di San Benedetto” di Pietro Annigoni del 1979. Nella cappella di Maria Assunta, ricostruita con marmi originali, c’è l’unica tela salvatasi dalla distruzione, un dipinto di Paolo De Matteis del 1690. Il coro di legno di noce che chiude la navata, del 1692-1708, è stato riportato all’antico splendore. Le pareti lasciate bianche vogliono ricordare la tragedia della guerra. L’abbazia è aperta tutto l’anno e i monaci la fanno visitare su prenotazione. Il Museo è ricco di opere d’arte e di testimonianze sul bombardamento e la ricostruzione.

 

Alessia Biasiolo

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