ETERNAL CITY. Roma nella collezione fotografica del Royal Institute of British Architects

Piazza di Spagna, Roma, foto di Monica Pidgeon, 1961

 

La mostra, a cura di Gabriella Musto e Marco Iuliano, realizzata in collaborazione con Valeria Carullo, curatrice per il RIBA della Robert Elwall Photographs Collection, espone 200 fotografie che ritraggono Roma tra la metà dell’Ottocento e l’età contemporanea. Tutte le foto provengono dalla collezione del Royal Institute of British Architects che ha sede a Londra.

Da sempre Roma attrae l’interesse degli artisti e dei viaggiatori, che nel corso dei secoli ne hanno interpretato i monumenti e l’immagine complessiva. Roma, infatti, possiede non uno, bensì mille volti, che si riflettono nel Tevere e nelle cupole al tramonto; identità distinte che talvolta si contraddicono e altre si sovrappongono, stratificandosi e costruendo una maglia fitta di episodi.

Palazzo della Civiltà Italiana, Esposizione Universale di Roma [EUR] 1942, Roma. Foto di Tim Benton

Il Royal Institute of British Architects (RIBA) non è solo un importante ordine professionale: alla sua base vi è anche il desiderio di promuovere l’educazione alla qualità dell’architettura, dentro e fuori la Gran Bretagna. Fondato nel 1834 a Londra, conserva nella sua collezione fotografica 1,7 milioni di immagini. Le foto selezionate in mostra privilegiano uno sguardo ampio, attento sia al dettaglio archeologico sia al paesaggio, passando per la scala intermedia dell’architettura. Eccezion fatta per alcune immagini dei fondi dell’Architectural Press Archive, sono proposti esclusivamente scatti di fotografi britannici dalle origini del nuovo medium ai nostri giorni: James Anderson, Tim Benton, Richard Bryant, Ralph Deakin, Ivy and Ivor de Wolfe, Richard Pare, Monica Pidgeon, Edwin Smith.

La mostra ricostruisce l’immagine della città eterna in un momento chiave della sua esistenza. Attraverso la lente del Grand Tour il visitatore può osservare la città con gli occhi del mondo anglosassone e condividerne gli sguardi iconici ma anche inusuali e profondamente narrativi. Dall’archeologia alla street photography, la mostra accompagna il pubblico alla scoperta della capitale suggerendo riflessioni architettoniche, urbanistiche, politiche, sociali e nel contempo stimolando la critica verso la scoperta di luoghi che la fotografia come sempre, reinterpreta e racconta.

Fragment of the colossal statue of Constantine the Great, Palazzo dei Conservatori, Rome, showing his foot. Foto di Edwin Smith

In tempi recenti apprezzata dagli stranieri più che dagli Italiani stessi, forse abituati alla sua bellezza, Roma è l’esempio per antonomasia di città che ha da sempre stimolato l’immaginazione collettiva. Tra memoria dell’antico e sperimentazione del moderno, la città è stata soggetto ideale per pittori e incisori dal Rinascimento, mentre la fotografia si sviluppa proprio quando “si fa l’Italia”: la nuova tecnica contribuisce ad alimentare quell’aura che avvolge Roma già dai secoli precedenti.

Si tratta principalmente di pittori/fotografi che, nelle prime uscite in gruppo, sistemano le macchine fotografiche negli stessi luoghi, in alcuni casi rendendo complessa l’attribuzione di alcune fra le prime immagini. L’iconica scalinata di Trinità dei Monti da via dei Condotti o, caso ancor più paradigmatico, il Foro, sono sostanzialmente ripresi da punti di vista condivisi da tutti i primi fotografi, con minime varianti. In questo viaggio romano tra romanticismo e neorealismo, torna in più scatti il Monumento a Vittorio Emanuele II, una delle emergenze architettoniche di maggior impatto, anche simbolico e politico, della città eterna.

 

Roma, Monumento a Vittorio Emanuele II – Il Vittoriano, Sala Zanardelli
fino al 28 ottobre 2018

Barbara Izzo

 

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