“Tosca” al Teatro Carlo Felice di Genova

Tosca, opera lirica in tre atti di Giacomo Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, a più di un secolo dalla prima assoluta del 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi di Roma, dopo il successo dello scorso anno, torna al  Teatro Carlo Felice dal 4 all’8 maggio.

Sul podio, a dirigere l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, Dmitri Jurowski, direttore russo giovane ma già di ampia esperienza internazionale, dal 2011 direttore artistico e direttore principale dell’Orchestra Sinfonica della Città di Mosca.

Regia, scene e luci portano la firma di Davide Livermore, uno dei registi più talentuosi della sua generazione, fornito di una profonda preparazione non solo teatrale, ma anche musicale, da sempre aperto all’innovazione e alla sperimentazione; Regista Residente al Teatro Carlo Felice, dopo i precedenti successi di uno straordinario Otello, un Carmen tutta cubana e un suggestivo Billy Budd, Livermore ripropone per il lirico genovese l’ allestimento di Tosca filtrato dal suo sguardo acuto e innovatore. I preziosi costumi sono di Gianluca Falaschi.

L’opera si avvale di due cast prestigiosi, che si alterneranno nelle recite: Amarilli Nizza e Virginia Tola (Floria Tosca), Francesco Meli che debutterà nel ruolo ed Enrique Ferrer (Mario Cavaradossi), Angelo Veccia (Scarpia), Giovanni Battista Parodi (Angelotti), Matteo Peirone (Sagrestano), Enrico Salsi (Spoletta), Raffaele Pisani (Sciarrone) e Filippo Balestra che si alternerà con Roberto Conti nel ruolo del Carceriere. E in più, le voci bianche Thomas  Bianchi e Sebastiano Carbone (Un Pastorello).

La Tosca di Giacomo Puccini è un’opera degli eccessi. La gelosia di Tosca, l’eroismo repubblicano del suo amato, il pittore Mario Cavaradossi, la cattiveria del Barone Scarpia, capo della polizia: tutto è estremo, in questa vicenda ambientata nella Roma politicamente in subbuglio del 1800. I momenti forti non si contano: la tortura di Cavaradossi e la sua fucilazione in scena; Tosca che, cantante lirica vissuta sempre “d’arte e d’amore” senza far “mai male ad anima viva”, uccide Scarpia, colui davanti a cui “tremava tutta Roma”, congedandosi dal suo cadavere con un rituale tra il macabro e il solenne; il salto nel vuoto di Tosca dai bastioni di Castel Sant’Angelo; la libidine sfrenata di Scarpia.

C’è chi, come Alberto Arbasino, vede in Tosca una messa in scena della Crudeltà, il manifesto di un “Teatro della Ferocia” davanti a cui impallidiscono, secondo lo scrittore, titoli giudicati di solito molto più perfidi. La storia, del resto, è tratta dal dramma omonimo (1887) di  Victorien Sardou, uno specialista del teatro a tinte forti che andava di moda nella Parigi di fine ‘800.

L’impatto della vicenda è intensificato dalle scelte compositive di Puccini, che si susseguono con il tempismo di un montaggio cinematografico: melodie di sicuro effetto (“Vissi d’arte”, “Recondita armonia”, “E lucevan le stelle”), armonie inaspettate, colori timbrici di densità pittorica.

Gli incontri collaterali che il Teatro Carlo Felice ha organizzato intono all’evento :

Sabato 30 aprile alle ore 16.00

Auditorium E. Montale

Conferenza Illustrativa “Modernità di Tosca

A cura di Alberto Cantù

In collaborazione con l’Associazione Amici del Carlo Felice e del Conservatorio N. Paganini

Lunedì 2 maggio alle ore 17.30

Libreria La Feltrinelli

UN POMERIGGIO ALL’OPERA

Incontro con gli artisti di Tosca

a cura di Massimo Pastorelli

Marina Chiappa

 

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