Un ribelle a Scampia

Pensare a Scampia apre subito nella mente immagini di gruppi di bambini che non sono già bambini a pochi anni di vita. Il romanzo scritto per loro da Rosa Tiziana Bruno, apre un arcobaleno al termine del quale trovare spazi di legalità dove la legalità si vuole negare, ma, soprattutto, spazi di scelta per chi crede scelta non ce ne sia. Infatti, il crimine peggiore contro i piccoli è quello di negargli l’infanzia, catapultandoli in un mondo adulto per i comodi degli adulti che hanno perso l’onore di lasciare in pace i bambini. Comodi per spaccio e furti, dato che non sono perseguibili; comodi per altri crimini, non hanno futuro diverso da quello scampolo di cielo che hanno sopra la testa. Certo, non tutti sono uguali. Allora Bruno racconta la storia di un bambino che vuole cambiare e sconfina in una zona cittadina a lui negata. Nasce un’amicizia con un bambino “normale”, ma i genitori di questo intervengono subito per evitare che il loro figlio, appunto, conosca una realtà brutta, che deve restare lontana, emarginata, al fine di non fare marcire anche le mele sane. Il romanzo è bello, facilmente leggibile, adatto al pubblico più vasto, ma soprattutto ai bambini e ragazzi delle scuole, oppure alla lettura familiare, anche degli adulti, soprattutto genitori. Un libretto da regalare in questo periodo di Comunioni e Cresime, tanto per ricordare che il Giubileo della Misericordia si stempera nei giorni che si susseguono come rosari e durante i quali, molto spesso, ci si dimentica che le buone azioni sono quelle più piccole. O quelle che costano di più. Allora, per il piccolo protagonista sembra non esserci via di scampo: prova il senso di allontanamento e il senso di emarginazione quotidianamente sulla sua pelle, dopo avere capito che una zona franca, lontana dalla miseria e dai problemi di come sbarcare il lunario esiste. Il piccolo Nicola si dà da fare, lavoricchia, riesce a comperare alla sua sorellina una casa per le bambole. Partecipa ad una rapina, finisce in carcere, poi scopre i libri e lo studio. Un percorso affascinante e bellissimo, che tutti devono imparare, indipendentemente dalla propria condizione. In quanto ciascuno di noi può chiamarsi Nicola, arrivare dalle Vele, essere “uno di quelli”. E prima si impara che la vita la si deve capire vivendo, cercando di fare propri i nessi tra le persone e le cose, prima si può mettere in atto una modalità di compensazione delle problematiche che non sia chiudersi in se stessi, ma nemmeno relegare l’altro, gli altri, lontani da sé. Da leggere.

 Un ribelle a Scampia, Rosa Tiziana Bruno, Paoline, Milano, 2016; euro 12,00.

 

Alessia Biasiolo

 

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