Il vino e la salute cardiologica e mentale – 2

Gli effetti benefici del vino trovano riscontro in base agli studi sempre più approfonditi sul microbiota intestinale umano, cioè attraverso lo studio dei batteri che risiedono nell’intestino. Il microbiota è ormai riconosciuto come un importantissimo regolatore della salute umana e si compone di migliaia di differenti specie microbiche. Questi microbi sono positivi e negativi i piccoli microbi derivati dalla catena corta degli acidi grassi e da acidi fenolici, altamente presenti nel vino, hanno effetti positivi ai fini dell’assunzione di energia e sul sistema immunitario, e quindi sullo sviluppo del cervello e delle funzioni cognitive. I due componenti alimentari, quali fibre vegetali e polifenoli, sono i capisaldi della dieta mediterranea. A compiere la metabolizzazione delle fibre, dei vegetali e dei polifenoli sono i microbi “buoni” che, alimentandosi della componente suddetta, finiscono per diventare più numerosi dei microbi “cattivi”, realizzando quindi uno stato di benessere. Questi studi evidenziano il potenziale del vino come modulatore del microbiota intestinale umano e la loro produzione metabolica, con forte potenziale di agire sulla fisiologia di accoglienza sistemica all’interno dell’intestino. Del resto, la nuova ricerca si orienta sempre più verso gli studi dei microbi intestinali, come fattore decisivo per il benessere.

Il prof. Urbini ha parlato di vino e, cosa a noi molto necessaria, di alcol, oltre che di assunzione di composti organici e inorganici per spiegare cosa fa bene e cosa fa male. Il nutrirsi ci fa assumere una vastità di composti chimici che non sono presenti nelle usuali vie metaboliche (xenobiotici) e che non sembrano avere nessuna funzione indispensabile. Gli xenobiotici comprendono farmaci e veleni, ma anche composti con attività salutistiche. Per questi componenti è la dose che definisce effetti positivi e negativi. Ciò che è tossico a una certa dose, diventa benefico a una dose più bassa. Un esempio è quello dell’alcol, che a dosi moderate è positivo contro malattie cardiovascolari, infiammatorie, degenerative e per le malattie mortali. Il vino continua a essere protettivo a dosi più alte rispetto a qualsiasi bevanda alcolica. Svariate sostanze che sono presenti nel vino, ma anche nella frutta e nella verdura, contribuiscono a un rapporto ottimale fra infiammazioni, che sono favorite da sostanze ossidanti, e antinfiammazioni. Soprattutto il vino, ma appunto anche frutta e verdura, forniscono grandi quantità di antiossidanti. Ma non sono questi alimenti che producono direttamente l’effetto benefico. Infatti, gli antiossidanti alimentari generano per autossidazione piccole quantità di ossidanti che però attivano la risposta antiossidante, che sostiene l’effetto antinfiammatorio. Insomma, da una reazione negativa ne nasce una positiva. La difesa è azionata da un piccolo danno, tanto per capire quanto è complessa la natura del corpo umano. L’alcol è il cigno nero, il veleno. La scienza rifiuta il proibizionismo perché ostacolerebbe la ottimale capacità del vino, a parte per l’alcol, di gestire lo stress senza incorrere in pericolosi eccessi di reazione. In pratica, un piccolo e anche meglio se falso, segnale di danno ci esercita a essere più resistenti.

Alcune ricerche in atto attestano che anche solo inspirando gli aromi dei polifenoli si impedisce l’atrofizzazione della parte del cervello che degenera nella grave malattia: infatti, i sommelier mostrano che quella parte del loro cervello, invece che atrofizzarsi, è più sviluppata della media umana.

 

Renato Hagman

 

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