La Galassia di Arp

Frutto di una collaborazione con la Città di Locarno, l’esposizione, a cura di Rudy Chiappini e Lorenzo Giusti che si terrà al MAR di Nuoro fino al prossimo 16 febbraio, ricostruisce la complessa rete di rapporti intrattenuta dall’artista franco-svizzero con alcuni tra i maggiori protagonisti dell’avanguardia europea attraverso la presentazione di un gruppo significativo di opere provenienti in massima parte dalla collezione della Città di Locarno, ma anche dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dalle collezioni di Intesa Sanpaolo e da altre raccolte private.

In mostra, insieme a un’importante serie di sculture, bassorilievi, arazzi e carte di Jean Arp (Strasburgo 1887-Basilea 1966), vengono presentati lavori significativi di grandi autori del primo e secondo Novecento, tra cui Alexander Calder, Max Ernst, Paul Klee, André Masson, Meret Oppenheim, Francis Picabia, Kurt Schwitters e ancora Josef Albers, Julius Bissier, Sonia Delaunay, Theo Van Doesburg, Piero Dorazio, Viking Eggeling, Fritz Glarner, Richard Huelsenbeck, Johannes Itten, Marcel Janco, Richard Paul Lohse, Alberto Magnelli, Sebastián Matta, Aurélie Nemour, Hans Richter, Arthur Segal, Italo Valenti, Victor Vasarely.

Nell’importante mostra al MAN vengono riunite alcune tra le più celebri sculture di Arp, come Hurlou, Pas encore de titre, Feuille-miroir e Torse-amphore realizzate tra l’inizio degli anni Cinquanta e la metà dei Sessanta, rappresentative della sua singolare attitudine alla creazione di forme organiche, insieme a dodici straordinari rilievi, realizzati da Arp nel periodo della piena maturità creativa, due arazzi e una serie di collage e découpage di grandi dimensioni.

Una seconda sezione ospita, invece, i lavori del gruppo di artisti che con Arp hanno condiviso, oltre che un sentimento di amicizia, una parte significativa del loro percorso creativo. Tra questi Paul Klee, uno dei più noti artisti del XX secolo, sperimentatore delle possibilità espressive della linea come elemento figurativo indipendente; Max Ernst, esponente di punta del Surrealismo, autore di immagini in cui figurazione e astrazione convivono; Alexander Calder, autore dei famosi mobiles, sculture astratte sospese, mosse dalle correnti d’aria, influenzate dal linguaggio di Arp. In mostra anche opere di Theo Van Doesburg, in rappresentanza della corrente neoplastica, Sonia Delaunay, pittrice ucraina, moglie di Robert Delaunay, che affiancò il marito nella ricerca pittorica del simultaneismo, Alberto Magnelli, che tra il 1939 e il 1944, in stretto contatto con i coniugi Arp e Delaunay, sperimentò nuove forme espressive in linea con le ricerche del gruppo Abstraction-Création, e ancora Meret Oppenheim, pittrice e scultrice svizzera, autrice di sorprendenti oggetti di ispirazione surrealista, e Victor Vasarely, pittore e grafico, di origine ungherese, prima in contatto con il gruppo Abstraction-Création e quindi fondatore del movimento “optical.

Nata nel 1965 grazie a una donazione dei coniugi Jean e Marguerite Arp, la collezione della Città di Locarno contava originariamente sei sculture e venti rilievi dello stesso Arp, oltre a un cospicuo numero di opere di altri artisti che di Jean e Marguerite erano stati amici: Sophie Taeuber, prima moglie dell’artista, Theo Van Doesburg, Marcel Janco, Wilfredo Arcay, Alexander Calder, Richard Mortensen, Antoin Poncet, Lajos Kassak, Günther Fruhtrunk, Arthur Segal e Victor Vasarely. A questo primo nucleo di opere se ne sono in seguito aggiunte altre che hanno contribuito a definire il profilo attuale della collezione, che oggi comprende autori di primo piano nella storia dell’arte europea del ventesimo secolo. Pur essendosi costituita in maniera spontanea, senza un preciso piano di sviluppo, la Collezione Arp di Locarno ha assunto nel tempo una fisionomia definita, sviluppata principalmente nel campo dell’astrazione, che oggi permette di vedere rappresentata una parte importante della storia dell’avanguardia europea.

Nato a Strasburgo da madre alsaziana e padre tedesco, Arp usò per tutta la vita due nomi: quello tedesco (Hans) e quello francese (Jean). Noto per il contributo giovanile ai movimenti del Dadaismo – di cui fu tra i fondatori a Zurigo e a Colonia – e del Surrealismo, Arp deve la sua fama all’elaborazione di un linguaggio astratto originale, di matrice organica e naturale, rivolto all’individuazione di un principio creativo e primigenio della forma.

Un’attitudine che l’artista sviluppò nel corso degli anni Trenta, con la partecipazione ai movimenti astrattisti Cercle et Carré e Abstraction-Création, e successivamente, nella maniera caratteristica che lo ha reso noto in tutto il mondo occidentale, tra l’immediato dopoguerra e la metà degli anni Sessanta.
Completa la mostra un catalogo pubblicato da Silvana Editoriale con una presentazione di Lorenzo Giusti, direttore del Museo MAN.

MAN_Museo d’arte Provincia di Nuoro, Via Sebastiano Satta 27 – 08100 Nuoro

Articolo di S. E.

 

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