A Verona il Grande Teatro

Autori di grande rilievo, attori e registi di alto livello, capolavori di sicuro richiamo del Novecento e opere drammaturgiche dei giorni nostri: la stagione 2013/14 del Grande Teatro – pluridecennale rassegna di prosa organizzata dal Comune di Verona in collaborazione col Teatro Stabile di Verona, con Unicredit come main partner e con il contributo della Provincia di Verona – si preannuncia particolarmente interessante. Anche quest’anno sono otto gli spettacoli in scena al Teatro Nuovo con sei recite ciascuno, dal martedì al sabato alle 20.45 e la domenica alle 16, per un totale di quarantotto rappresentazioni. Il Grande Teatro 2013-14 inizierà martedì 5 novembre e si concluderà domenica 26 marzo.

La formula è quella consolidata negli anni e anche questa edizione – la ventottesima – si arricchisce di nuovi elementi fermo restando il criterio che sta alla base della rassegna: proporre al pubblico un ventaglio, ampio e di qualità, della drammaturgia classica quanto del teatro del secolo scorso e del nuovo millennio. Il tutto con messinscene che si avvalgono degli attori più amati e stimati da pubblico e critica a livello nazionale e dei migliori registi italiani.

Il cartellone 2013/14 abbina capolavori dell’Ottocento e del Novecento (come Hedda Gabler di Henrik Ibsen, Le voci di dentro di Eduardo De Filippo ed Erano tutti miei figli di Arthur Miller che appartengono a un filone drammatico) a commedie comiche e brillanti come I ragazzi irresistibili di Neil Simon e Servo per due che il cinquantasettenne drammaturgo inglese Richard Bean ha rielaborato dal Servitore di due padroni di Carlo Goldoni. Restando in ambito contemporaneo due testi in programma si preannunciano di sicuro e forte impatto per le tematiche che trattano: Prima del silenzio del regista e drammaturgo Giuseppe Patroni Griffi (scomparso nel 2005) che nel fare un raffronto tra generazioni traccia il bilancio che un uomo maturo fa della sua vita, e La torre d’avorio del settantanovenne sudafricano Ronald Harwood, testo che affronta il tema della libertà di un artista durante il nazismo. E infine la poetica Ballata di uomini e cani, tributo di Marco Paolini allo scrittore Jack London e al “senso del limite” che la montagna ci impone.

Di particolare rilievo i protagonisti di questa edizione che vede il debutto di due attori di grande talento come Luca Zingaretti (a Verona per L’altro teatro e per l’Estate Teatrale Veronese, mai per il Grande Teatro) e Pierfrancesco Favino. La stagione 2013-14 segna invece il ritorno di artisti molto amati dal pubblico: Marco Paolini, Toni Servillo (attore-regista che, sia a teatro che al cinema, è ormai apprezzato a livello internazionale), Leo Gullotta (che due anni fa riscosse grande successo per la sua memorabile interpretazione del Piacere dell’onestà di Pirandello), Eros Pagni di cui ricordiamo il toccante Aspettando Godot del 2011 in coppia con Ugo Pagliai e Tullio Solenghi che fu Ruzante nella scorsa edizione. Completano il quadro artisti di consolidata esperienza teatrale come Massimo de Francovich, Manuela Mandracchia, Mariano Rigillo, Luciano Roman e Anna Teresa Rossini.

A inaugurare il Grande Teatro il 5 novembre (con repliche fino al 10) sarà Le voci di dentro di Eduardo De Filippo, commedia che, rappresentata per la prima volta nel 1948, affronta il tema dell’ambiguità realtà-sogno. Protagonista e regista è Toni Servillo che torna a De Filippo di cui aveva già messo in scena, una decina di anni fa, con grande successo anche a livello internazionale, Sabato, domenica e lunedì. Al suo fianco, per la prima volta in teatro, il fratello Peppe Servillo, voce degli Avion Travel. Alberto Saporito (Toni Servillo) è convinto che i suoi vicini di casa, i Cimmaruta, abbiano ucciso l’amico Aniello Amitrano di cui da giorno all’altro non si hanno più notizie. Li denuncia ma, quando cerca prove dell’omicidio, si accorge che in realtà non è successo nulla e che il delitto lui lo ha solo immaginato. Decide allora di ritrattare. Ma è troppo tardi perché la sua denuncia ha messo in moto un meccanismo che non si può più fermare. Lo spettacolo è una produzione di Teatri Uniti, Piccolo Teatro di Milano e Teatro di Roma.

L’attrice Manuela Mandracchia è la protagonista, affiancata da Luciano Roman, del secondo spettacolo, Hedda Gabler di Henrik Ibsen, in programma dal 26 novembre al 1° dicembre nell’allestimento del Rossetti Teatro Stabile di Trieste e della compagnia Enfi Teatro per la regia di Antonio Calenda. Considerata una delle opere maggiori del grande autore norvegese, Hedda Gabler descrive le ossessioni e le nevrosi di una donna che non riesce a vivere serenamente la propria femminilità e a realizzare le proprie aspirazioni.

Dopo la morte del padre, il generale Gabler che le aveva permesso di vivere nell’agio, Hedda si trova costretta a sposare Tesman, mediocre intellettuale piccolo borghese. Neppure la scoperta d’essere incinta la scuote dalla noia e dall’insoddisfazione. La situazione precipita quando riappare l’antico amore di Hedda, l’intellettuale geniale e dissoluto LØvborg, amato dalla giovane Thea. Una sera, LØvborg, ubriaco, smarrisce un suo importante manoscritto. L’evento darà a Hedda la possibilità di mettere in atto una strategia dagli esiti letali.

Dal 10 al 15 dicembre Leo Gullotta interpreta Prima del silenzio di Giuseppe Patroni Griffi, autore e regista napoletano celebre soprattutto per la commedia (e successivo film) Metti, una sera a cena. Scritto nel 1979 per l’attore Romolo Valli, Prima del silenzio traccia il bilancio esistenziale di un intellettuale che ha alle spalle un’onorata carriera di poeta e di traduttore di Eliott. In scena, insieme a lui, un giovane che non ha varcato la soglia dei vent’anni. Non hanno niente in comune, fisicamente sono come devono essere un adolescente e un uomo maturo. Eppure qualcosa li unisce. Al punto che al suo giovane interlocutore l’uomo maturo affiderà le sue memorie dalle quali emergono le figure – la moglie, il figlio, un cameriere – che nella sua vita hanno lasciato un segno. Produce lo spettacolo il Teatro Eliseo, la regia è di Fabio Grossi.

Il 2014 si apre all’insegna di Ronald Harwood drammaturgo (famoso soprattutto per Servo di scena) e sceneggiatore che nel 2003 ha vinto l’Oscar per la sceneggiatura del film Il pianista di Roman Polanski. Di Harwood dal 14 al 19 gennaio va in scena La torre d’avorio con Luca Zingaretti, il popolarissimo commissario Montalbano televisivo, nella duplice veste di protagonista e regista affiancato da un altro interprete di spessore qual è Massimo de Francovich. La torre d’avorio è ambientata a Berlino nel 1946, al termine della Seconda Guerra Mondiale quando iniziano i processi a rappresentanti e sostenitori del regime nazista. Un ufficiale dell’esercito americano, il maggiore Steve Arnold (Zingaretti), deve indagare su un famoso direttore d’orchestra, Wilhelm Furtwängler. Questi, pur non avendo mai sostenuto il nazismo, ha però continuato la sua attività in patria, convinto che arte e cultura debbano essere mantenute vive per contrastare le atrocità della politica. Ma fino a che punto – è l’interrogativo dello spettacolo prodotto da Zocotoco – l’arte può considerarsi libera dai condizionamenti del potere?

Tutt’altro registro dal 4 al 9 febbraio con il Teatro Stabile di Genova che propone I ragazzi irresistibili di Neil Simon. Tullio Solenghi ed Eros Pagni, diretti da Marco Sciaccaluga, vestono i panni di due anziani attori comici di vaudeville che, dopo aver passato assieme quarant’anni sul palcoscenico, si sono separati e ritirati dal mondo dello spettacolo. La coppia artistica, per iniziativa del nipote di uno dei due, potrebbe però ricomporsi e rispolverare il vecchio repertorio. Prima che il progetto vada in porto ci sono ovviamente mille ostacoli da superare. La vicenda, particolarmente comica, ha avuto anche due celebri versioni cinematografiche: la prima è I ragazzi irresistibili (The Sunshine Boys, 1975) di Herbert Ross con Walter Matthau e George Burns, film che si aggiudicò un premio Oscar e ben quattro Golden Globe. La seconda (con lo stesso titolo) è un film tv del 1995 con la regia di John Erman e con Peter Falk (il “tenente Colombo”) nel ruolo che era stato di Matthau e Woody Allen in quello della “spalla” interpretato da Burns nel 1975.

La rivisitazione di una celeberrimo capolavoro di Carlo Goldoni sta alla base della commedia Servo per due che Richard Bean ha tratto dal Servitore di due padroni. Protagonista di Servo per due (una produzione Gli Ipocriti – Associazione R.E.P.) in programma dall’11 al 16 febbraio, è uno degli attori italiani più apprezzati del momento, Pierfrancesco Favino che cura anche la regia assieme a Paolo Sassanelli. Accanto a lui gli attori del Gruppo Danny Rose. La vicenda, ambientata a Rimini negli anni Trenta, ruota attorno al personaggio di Pippo, moderno Arlecchino, rimasto senza lavoro e quindi senza soldi. Dopo vari tentativi falliti, ormai disperato, accetta di lavorare per due diversi padroni in modo da poter avere un doppio stipendio. Ma le cose non sono così semplici soprattutto perché Pippo s’imbatte in due malfattori.

Dal 4 al 9 marzo un graditissimo ritorno al Grande Teatro: quello di Marco Paolini con Ballata di uomini e cani di cui lui stesso è autore e regista. Prodotto da Jole Film, lo spettacolo è un dichiarato omaggio a Jack London, scrittore che Paolini ha sempre amato e che ha influenzato fortemente il suo immaginario di ragazzo. London, noto soprattutto per romanzi come Zanna bianca e Il richiamo della foresta, visto con occhi adulti mostra la sua variegata produzione letteraria che va ben oltre l’avventura e sconfina nella fantapolitica e nell’on the road. Un uomo, un cane e le terre del Nord del Canada e dell’Alaska sono i protagonisti di questo spettacolo che racconta il rapporto tra uomo e natura per parlare del “senso del limite” : concetto che in una cultura che ha fatto, e continua a fare, del “no limits” una sorta di slogan dà valore aggiunto ai capolavori di Jack London ambientati nel Grande Nord.
Chiude la stagione un capolavoro di Arthur Miller, Erano tutti miei figli, in scena dal 18 al 23 marzo nell’allestimento del Teatro Stabile di Catania e Doppiaeffe Production. Ne è protagonista Mariano Rigillo affiancato da Anna Teresa Rossini. La regia è di Giuseppe Dipasquale. Il dramma (che rese famoso Arthur Miller nel 1947) è incentrato sulla figura dell’imprenditore Joe Keller (Rigillo) che durante la Seconda Guerra Mondiale non esita a trarre profitto dalle vendita di pezzi di ricambio difettosi destinati ad aerei dell’Aeronautica militare statunitense. Il materiale difettato provocherà la morte di ventuno piloti e il tragico gesto di uno dei figli di Joe Keller. Erano tutti miei figli torna al Teatro Nuovo dove vi era stato rappresentato nel 2007 con protagonista Umberto Orsini.

Come nelle passate edizioni, nei giovedì di spettacolo i protagonisti del Grande Teatro incontreranno il pubblico nel foyer del Nuovo alle ore 17. Gli otto incontri saranno preceduti da altrettanti “inviti alla visione”, otto “aperitivi teatrali” a cura di Simone Azzoni.

Per informazioni: Comune di Verona tel. 045 8077201 e http://www.ilgrandeteatro.comune.verona.it

 Articoli di Enrico Pieruccini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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