Il Teatro Sociale di Brescia ha ospitato il Teatro Stabile di Bolzano e la sua produzione “La brocca rotta” di Heinrich von Kleist, testo tradotto da Cesare Lievi.
Diretto da Marco Bernardi, il lavoro teatrale ha visto in scena un cast davvero eccezionale (lo stesso del successo de “Il malato immaginario”) e capace di rendere la commedia divertente e accattivante allo stesso tempo, molto applaudita dal pubblico.
Troviamo quindi in scena, accanto all’eccezionale Paolo Bonacelli nel ruolo del giudice Adamo, l’ottima Patrizia Milani nei panni di Marta Rull, Carlo Simoni nel ruolo di Walter, Roberto Tesconi (Lume), Irene Villa la giovane Eva, figlia di Marta; Riccardo Zini (Veit Tümpel), Riccardo Sinibaldi il promesso sposo Ruprecht, Giovanna Rossi nei panni della zia Brigida, Maurizio Ranieri (un servitore); Valentina Morini e Karoline Comarella, le due domestiche del giudice. Belle le scene di Gisbert Jaekel e ottimi i costumi di Roberto Banci.
Considerata la più bella commedia del teatro tedesco, l’opera nacque nel 1806 per una scommessa letteraria tra il giovane drammaturgo tedesco Heinrich von Kleist e gli amici Christoph Wieland e Johann Zschokke. La sfida consisteva nel comporre un testo ispirato ad un’incisione di Jean Jacques Le Vean, “La cruche cassée”, ricavata da un dipinto perduto di Debucourt. Ne uscì un lavoro definito da Georg Luckas di struttura magnifica e dallo sviluppo ascendente unitario, l’opera più perfetta di Kleist. La prima messinscena venne firmata da Goethe nel 1810, nel testo di corte di Weimar, ed ottenne un ottimo successo. La commedia vuole individuare l’arretratezza istituzionale del Paese prussiano, soprattutto in ambito giudiziario, mentre la classe borghese vorrebbe, tra ‘700 e ‘800, innovare il territorio. Lo scontro avviene proprio sul terreno delle ipocrisie, dell’abuso di potere, della sommaria amministrazione che mina le basi sociali della crescita. Il saper tracciare l’argomento in modo ironico e divertente non può che sottolineare ancor più il contesto e portare a riflettere sulla necessità di cambiarlo.
Tutto ruota, pertanto, intorno alla figura di un giudice, Adamo, e dei simboli del suo potere, la toga e la parrucca, mentre lui si rivela un misero uomo capace di pensare soltanto ai suoi conigli, ai suoi salami, al tribunale che “sembra una stalla” e a salvare il suo posto di lavoro anche quando non è difendibile la sua poco ortodossa condotta. Tanto che, ad un certo punto, per la testimonianza di Brigida, questo giudice, colpevole di essersi introdotto furtivamente in casa di una casta ragazza promessa sposa, viene identificato come Belzebù, visto che si aggirava per quei paraggi un essere dal piede caprino (il giudice ha una scarpa ortopedica), la coda e le corna.
Anche in questa commedia gli equivoci si sommano, le parole acquistano un significato pregnante, pur nel doppio intento dei protagonisti e nei fraintendimenti che si vogliono appioppare alla giustizia.
La superstizione, tuttavia, non avrà il sopravvento. Infatti, anche se si segnano tutti al nome del diavolo e all’ipotesi che si aggiri per quel povero villaggio, sia zia Brigida che il segretario Lume hanno capito tutto e Adamo, dalla condotta libertina, viene smascherato: da giudice diventa imputato. I giovani che rischiavano di perdere la reputazione, Eva soprattutto, e la felicità del matrimonio, tornano insieme, mentre Marta si preoccupa soltanto di avere risarcita la brocca rotta, perché era sopravvissuta a mille calamità e guerre, ma non all’ingordigia del giudice e ai suoi vizi, stavolta respinti. Quindi, se la brocca era testimone del tempo e unica vera ricchezza delle due donne, i cocci doveva ripagarli qualcuno, anche se alla fine l’onore della figlia era immacolato. Aveva ragione Lume di dire che il caso del giorno era “molto rumore per nulla”, perché proprio Marta dimostrerà che la sua vera richiesta non era salvaguardare il matrimonio nelle regole della figlia Eva, ma avere la certezza dei suoi beni materiali. Tanto come il giudice non si era preoccupato di mostrare all’ispettore gli archivi in ordine, ma di mettere in salvo i suoi averi contadini, salame, vino, formaggio e conigli.
Una commedia che è piaciuta molto al pubblico in sala e che è stata salutata da calorosi, meritati, applausi.
Alessia Biasiolo
