Padova Jazz Festival XVI edizione

Padova Jazz Festival, uno degli appuntamenti musicali di maggior prestigio e successo che si svolgono annualmente nella città del Santo, presenta la sua sedicesima edizione dal 11 al 16 novembre 2013.

Ideato e prodotto dall’Associazione Miles di Gabriella Piccolo Casiraghi e sostenuto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, ancora una volta invita jazzisti di fama mondiale accanto ad artisti locali ed emergenti, tra teatri e locali della città, per dare vita ad una settimana da vivere intensamente a ritmo di jazz.

Sul palco del  Teatro Comunale Verdi si esibiranno gli ospiti di maggiore prestigio: la O.P.V. (Orchestra di Padova e del Veneto) diretta dal m° Paolo Silvestri il 14 novembre, Abdullah Ibrahim piano solo e Christian Mc Bride il 15 novembre, e Antonio Faraò il 16 novembre.

Per la prima volta, in esclusiva per il Padova Jazz Festival, la O.P.V. con Paolo Silvestri si esibirà con la sua creazione “Perpianoearchi”: questo progetto inneggia al pianismo di Enrico Pieranunzi, che proporrà proprie composizioni ma anche brani di Morricone, Trovajoli e Silvestri accompagnato da Mauro Beggio e Luca Bulgarelli.

Abdullah Ibrahim, scoperto da Duke Ellington, è figura ponte tra il jazz americano e le radici della musica africana. Nato in Sud Africa nel 1934, è conosciuto universalmente per i brani jazz insolitamente brevi, suonati secondo la sua filosofia “niente mente”.

Christian Mc Bride, nonostante la giovane età, è già entrato nell’olimpo dei più grandi esponenti della musica jazz americana, vantando al suo attivo collaborazioni con Sonny Rollins, Herbie Hancock e Pat Metheny, con incursioni nel pop rock e rhythm & blues in particolare con il grande Sting. In questa occasione si propone in trio con Christian Sands e Ulysses Owens.

Antonio Faraò, con Joe Lovano, Ira Coleman e Billy Hart (recentemente premiato come migliore batterista dell’anno), presenta il quartetto American quartet, col suo nuovissimo progetto “Evan”, che uscirà proprio nell’autunno di quest’anno.

Anche quest’anno la prestigiosa sede dell’Auditorium San Gaetano, punto di riferimento per la cultura della città di Padova, ospiterà due concerti in programma: Ruggero Robin trio e Nuevo Tango Ensamble di Pierluigi Balducci con Javier Girotto.

Presso l’hotel Plaza Padova, riconosciuto spazio club jazz per una settimana, dal 13 al 16 novembre verrà ricreata l’atmosfera dello Smalls Jazz Club di New York nella persona del suo creatore e proprietario Spike Wilner, pianista che ha rilevato un piccolo locale del Greenich Village e ne ha fatto un punto di riferimento internazionale per tutti gli amanti del jazz. Gli appuntamenti saranno all’ora dell’aperitivo e nella tarda serata con guest star a sorpresa!

Jazz@bar si riconferma come progetto importante durante la settimana del Padova Jazz Festival anche in molti locali della città: spazi diversi quali bar e ristoranti per ascoltare le voci jazz nazionali, emergenti o ben più note, con programmi sempre diversi che saranno illustrati dettagliatamente da un pieghevole dedicato.

 

Altri eventi collaterali al Padova Jazz Festival:

“GUITARS – Storie di musicisti straordinari” conversazioni su Jimi Hendrix e Frank Zappa a cura di Enzo Gentile (giornalista de La Repubblica e scrittore), presso l’hotel Plaza l’11 e il 12 novembre alle 18.30;

“Jazz & foto” workshop a cura di Lorenzo Scaldaferro e Phocus Agency, presso Hotel Plaza e Teatro Verdi;

“Phocus sul jazz”, mostra fotografica dal 14 novembre al 8 dicembre presso le Scuderie di Palazzo Moroni a cura di Phocus Agency (inaugurazione il 13 novembre alle ore 18.00);

mostra fotografica di Jimmy Katz dal 5 ottobre al 8 dicembre presso l’Hotel Plaza a cura di Phocus Agency (inaugurazione il 4 ottobre alle ore 18.00).

Il Padova Jazz Festival è uno dei fiori all’occhiello dell’Assessorato alla cultura del Comune di Padova, che lo inserisce nel suo contenitore culturale di eventi RAM 2013, ed è sostenuto anche da AcegasAps, da Fondazione Antonveneta, dalla Regione del Veneto e da Ascom Padova; ha inoltre il Patrocinio della Camera di Commercio di Padova e della Provincia di Padova.

Gli amici del Festival: Allianz Bank, Saet Padova, Pretto Gelato Arte Italiana, Argos energia.

I partner del festival sono: GBR Rossetto, Grafiche Peruzzo, Allianz Ras,  Miles Auto, D&G Pasticceria, Jando music, JD Service.

Media Partner: http://www.padovando.com

Articolo di Zille Studio

 

Festival Verdi festeggia il compleanno del Maestro

Il Festival Verdi festeggia il 200° compleanno di Giuseppe Verdi, giovedì 10 ottobre 2013, con quattro appuntamenti nel corso della giornata, che culmineranno alle ore 20.00 al Teatro Regio con il concerto della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma diretti da Francesco Ivan Ciampa. In programma brani sinfonici da Macbeth, Otello, La forza del destino e il secondo Atto di Aida, con le voci di Maria Billeri, Enkelejda Shkosa, Roberto Aronica, Giovanni Meoni, Roberto Tagliavini, Giovanni Battista Parodi. Maestro del coro Martino Faggiani.

La giornata di festeggiamenti si aprirà alle ore 11.30 con la cerimonia presso il Monumento a Verdi in Piazzale della Pace. Al tradizionale omaggio della città sulle note del “Va’ pensiero” intonato dal Coro del Teatro Regio di Parma e dalla Corale Giuseppe Verdi di Parma guidati da Fabrizio Cassi, prenderanno parte i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni cittadine. Al termine, alle ore 12.15, al Teatro Regio si svolgerà la cerimonia di intitolazione del Foyer, della Sala prove  e della Sala del Consiglio a tre artisti che hanno legato la loro carriera al Regio e alla città di Parma, rispettivamente Arturo Toscanini, Romando Gandolfi, maestro del coro al Teatro Regio dal 1983 al 1988,  e Giuseppe Negri, direttore del Teatro dal 1959 al 1977.

Alle ore 17.00 al Ridotto del Teatro Regio, con ingresso libero, il soprano Mirella Freni dialogherà con Carlo Fontana e Alessandro Roveri, raccontando il suo rapporto con Verdi e la sua musica.

Articolo di Paolo Maier

 

Stagione 2013/2014 dell’Istituzione Universitaria dei Concerti

Da sessantanove anni la IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti – organizza una delle più prestigiose stagioni di musica da camera italiane, ospitata dalla Sapienza nella sua storica Aula Magna, una sala da mille posti con una splendida acustica. I suoi concerti si rivolgono alla città intera ma sono attenti in special modo agli interessi di un pubblico giovane e vivace come quello degli studenti universitari. Naturalmente il programma ha i suoi pilastri nei grandi autori classici, ma vengono esplorati anche epoche ed autori meno frequentati e uno spazio particolare è dato ai compositori contemporanei e ai giovani interpreti, né mancano escursioni al di fuori dei territori della “classica”.

Ogni stagione della IUC è dunque un viaggio attraverso la musica, che trasporta l’ascoltatore in luoghi, epoche e stili diversi.

La stagione si apre sabato 19 ottobre con un programma dedicato proprio al viaggio, intitolato “I viaggi di Faustina” che, seguendo la carriera internazionale del soprano Faustina Bordoni, regina delle scene operistiche del Settecento, presenta autori dell’opera barocca napoletana. Questo progetto de “I Turchini” diretti da Antonio Florio – acclamati all’estero forse ancor più che in patria come vere star della musica barocca – e del soprano Roberta Invernizzi – una delle poche a potersi confrontare oggi con il virtuosismo di Faustina – è alla sua prima esecuzione pubblica, ma ne è già stato ricavato un cd, che sta riscuotendo un grande successo ed è stato scelto come “Recording of the Month” da BBC Music Magazine.

Tre giorni dopo, il 22 ottobre, la musica barocca è al centro anche del primo dei concerti del martedì: questa volta i riflettori saranno puntati sul violino, che insieme alla voce umana, fu l’altro protagonista privilegiato dei prodigi virtuosistici della musica italiana del Settecento. Sarà Salvatore Accardo a far risuonare le note dei concerti per violino più amati del periodo barocco, il dolcissimo Concerto grosso “Fatto per la Notte di Natale” di Corelli (nel tricentenario della morte del compositore che tanto contribuì alla gloria musicale di Roma) e gli estrosi Concerti delle Stagioni del veneziano Vivaldi. Tra questi capolavori del passato si ascolterà una novità assoluta, commissionata da IUC e Fondazione Pirelli a Silvia Colasanti, la giovane compositrice romana affermatasi come una delle personalità più interessanti della nuova musica: è Capriccio a due, scritto per Accardo e Laura Gorna, che ne saranno gli interpreti insieme all’Orchestra da Camera Italiana, fondata da Accardo stesso.

Questo duplice filo rosso della musica antica e di quella moderna e contemporanea torna altre volte nel corso della stagione.

Il 5 novembre, in collaborazione con Fondazione Spinola Banna per l’Arte, il Seicento di Gesualdo da Venosa (nel quarto centenario della morte) dialoga con gli autori nostri contemporanei, Francesco Filidei e Noriko Baba (con due prime esecuzioni a Roma) e Salvatore Sciarrino. Un dialogo tra epoche lontane apparentemente impossibile, ma Gesualdo è stato un precursore geniale, che ha suggestionato tanti artisti contemporanei. Anche in questo caso gli interpreti sono quanto di meglio offra il panorama musicale: i Neue Vocalsolisten Stuttgart, un gruppo di ricercatori animati dall’ideale di esplorare la musica a trecentosessanta gradi, sempre sotto il segno di un’assoluta perfezione esecutiva.

Sono molti i grandi interpreti di cui è costellata la stagione della Iuc.
Marc-André Hamelin è acclamato per il suo virtuosismo trascendentale: ne darà prova in musiche scritte da lui stesso, da Liszt e da Alkan. Il pianista canadese è uno specialista di questo compositore francese del secondo Ottocento, genialoide ed eccentrico, riscoperto solo recentemente, soprattutto per merito di Hamelin, uno dei pochi a poter eseguire le sue composizioni traboccanti di inimmaginabili difficoltà (26 ottobre, in collaborazione con Palazzetto Bru Zane).

Un altro grande virtuoso della tastiera, Michele Campanella, ha ideato un programma intitolato “Chopin vs Liszt”, impaginandolo come un confronto ravvicinato tra quei due grandi amici-rivali (18 febbraio un pianista assolutamente fuori dall’ordinario è Uri Caine, un grande del jazz che ha rivisitato anche monumenti della musica classica, come le Variazioni Goldberg di Bach, e che rielabora le sue vastissime conoscenze musicali con uno stile decisamente creativo. Sarà lui, insieme al batterista olandese Han Bennink, a chiudere la stagione il 27 maggio con un concerto intitolato “Sonic Boom”, come il loro recente cd. È la prima volta che suonano insieme a Roma, ma ecco cosa scrive chi li ha già ascoltati: “Una sintesi assai riuscita e dinamica, sorretta da una continua ispirazione in una sfida all’ultimo sangue con l’ascoltatore. La maestria del batterista solletica irrimediabilmente lo spirito più avventuroso del pianista di Filadelfia”.

Non solo famosi pianisti ma anche big di altri strumenti. È uno dei più grandi chitarristi attuali, forse il più grande, Manuel Barrueco, virtuoso del suo strumento, ma ammirato ancora di più per lo stile e la capacità di comunicare, che potremo apprezzare il 25 marzo in un programma che spazia dal Settecento di Bach e Scarlatti ai colori spagnoli di Albéniz e Turina.

La violinista olandese Janine Jansen ha debuttato a Roma proprio nell’Aula Magna, dove tornerà il 5 aprile. È ancora giovane ma già famosa e richiesta in tutto il mondo: nella sola stagione 2012-2013 è andata in tournée con London Symphony e Gergiev, Münchner Philharmoniker e Maazel, Concertgebouw e Dutoit. La ascolteremo in Schubert, Brahms, Chausson e Janáĉek col pianista Itamar Golan come accompagnatore di lusso.                                      Questa serie di grandi interpreti abituati agli applausi delle platee internazionali prosegue con Jordi Savall, specialista della musica rinascimentale e barocca, spinto da un inesauribile interesse per la musica del passato ad esplorare mondi musicali lontani e dimenticati. Il 14 gennaio propone ”Spirito d’Armenia”, affiancando al suo gruppo Hespèrion XXI alcuni musicisti armeni, eredi di quella antica e sconosciuta tradizione musicale. Rientra a pieno titolo tra queste celebrità anche il Quartetto di Cremona che, fondato nel 2000, ha ora raggiunto la piena maturità. Chi abbia ascoltato il primo cd dell’integrale beethoveniana, uscito pochi mesi fa, o abbia letto i giudizi entusiastici della critica internazionale (Fono Forum e Stereo l’hanno scelto come disco del mese), sa che non deve perdere i concerti del 16 novembre e 25 gennaio, intitolati ”Esplorando Beethoven”.

Il Brodsky Quartet – noto anche per aver collaborato con celebrità del mondo pop e rock, come Björk, Elvis Costello e Paul McCartney – è stato tra i primi a scoprire i Quartetti di Šostakovič negli anni Ottanta, quando in occidente quasi nessuno li eseguiva e non si sospettava che fosse uno dei più importanti cicli quartettistici del XX secolo. Dopo averli eseguiti in tutto il mondo li porta ora anche alla IUC, nei due concerti “Intorno a Šostakovič” (28 gennaio e 25 febbraio).

Benedetto Lupo si è affermato giovanissimo in una serie di concorsi pianistici internazionali ed ora è ospite delle più prestigiose sale da concerto d’Europa, America e Asia ed è considerato uno dei talenti più interessanti e completi della sua generazione. Il 26 novembre Brahms e Čaikovskij gli daranno modo di dimostrare la sua grande sensibilità interpretativa, riconosciutagli anche dal New York Times.

L’attesa per questi grandi interpreti è forte, ma non inferiore è l’interesse per
i giovani talenti. Ha appena ventuno anni Leonora Armellini e già ha vinto vari premi ma tiene particolarmente a quello assegnatole per “la straordinaria musicalità e la bellezza del suono” al Concorso “Chopin” di Varsavia del 2010. Senza dubbio molti la ricordano per la sua apparizione a Sanremo nel 2013, quando ha eseguito Chopin di fronte a 155 milioni di spettatori in mondovisione. È dunque chiaro che il suo autore prediletto è Chopin, cui dedica interamente il suo concerto del 15 marzo.

La Iuc si è sempre distinta per la speciale attenzione riservata ai giovani musicisti e quest’anno vara – in collaborazione con la Fondazione Alessandro Casagrande – una speciale iniziativa per promuovere i nuovi talenti: in occasione della 30a edizione del Concorso Pianistico Internazionale “A. Casagrande” di Terni, ospita per la prima volta a Roma il concerto dei finalisti, che saranno accompagnati dall’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta da Marco Zuccarini (24 maggio).

Al termine del concerto sarà proclamato il vincitore, che andrà ad aggiungere il suo nome all’albo d’oro del concorso, accanto a pianisti oggi ai vertici del concertismo internazionale, come Alexander Lonquich, Ivo Pogorelic e Herbert Schuch: quest’ultimo, oggi trentaquattrenne,  ritorna l’8 febbraio alla Iuc, che lo ospitò per il suo debutto romano all’indomani della vittoria del “Casagrande” e di altri due importanti concorsi a Londra e Vienna. Esegue musiche di Janáĉek e Schubert (ricordiamo a questo proposito il suo recente successo alla Schubertiade di Hohenems).

Anche quest’anno la Iuc ospita alcuni debutti eccellenti. L’11 marzo è la volta di Gabriela Montero, la pianista venezuelana celebre in tutto il mondo per la sua mirabolante capacità d’improvvisare brani musicali di grande complessità su temi proposti dal pubblico, un’arte in cui un tempo eccellevano tutti i grandi compositori, da Bach a Liszt, ma di cui oggi i musicisti di formazione classica sembrano aver perso il segreto. Quando Martha Argerich l’ha ascoltata, ha detto: “Tu devi condividere questo dono con il mondo”; è quel che lei sta facendo da dieci anni, ma incredibilmente non si è mai esibita a Roma.

Un altro debuttante di rango è David Greilsammer, pianista israeliano ma anche direttore dell’Orchestra da Camera di Ginevra, considerato uno dei più audaci e fantasiosi interpreti della nuova generazione, come si intuisce dal suo programma fuori dagli schemi che mescola brevi pezzi di epoche diverse, dal Seicento a una prima italiana di Matan Porat (17 dicembre).

Due “incontri di solisti” ci faranno ascoltare alcuni dei migliori strumentisti italiani. Il 30 novembre si presenta un’insolita formazione costituita da due violinisti, Domenico Nordio e Francesca Dego, e un pianista, Andrea Bacchetti, che suoneranno di volta in volta da soli, in duo e in trio, spaziando da Bach a Sinding. Sono tutti e tre ben noti al pubblico romano e dunque non è necessario presentarli, ma c’è una bella novità che riguarda la Dego: la Deutsche Grammophon le ha affidato l’integrale delle Sonate di Beethoven, un grande onore per una violinista appena ventiquattrenne.

Ancora più insolito è il concerto del 12 aprile che vedrà tre pianisti – Giorgia Tomassi, Carlo Maria Griguoli e Alessandro Stella – alle tastiere di tre “gran coda” schierati sul palco dell’Aula Magna: quest’insolito trio è stato fatto debuttare quattro anni fa da Martha Argerich nel suo festival a Lugano, dove tornano ogni anno, e da allora raccolgono grandi successi ad ogni esibizione e ad ogni pubblicazione discografica. In programma trascrizioni da Šostakovič, Debussy e Stravinskij e la prima italiana di Vaalbara di Carlo Boccadoro, scritto appositamente per loro.

Meritano una segnalazione speciale alcune orchestre da camera di grande livello, a cominciare dalla Camerata Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam, formata da alcuni dei migliori elementi della grande formazione olandese, che da oltre un secolo è stabilmente nella top ten delle orchestre mondiali. Torna dopo il grande successo dello scorso anno, diretta da Giorgio Mezzanotte, con l’Idillio di Sigfrido di Wagner nella versione originale e musiche di Strauss, Mozart e Dvořák (29 marzo).

Espressione della vivace scuola ungherese, che discende dalla tradizione viennese con un quid di temperamento e virtuosismo in più è la Franz Liszt Chamber Orchestra, cui si aggiungono nel Concerto per pianoforte, tromba e archi di Shostakovich il pianista Alexander Romanovsky (un altro astro nascente del concertismo internazionale presente in stagione) e il trombettista Gabor Boldoczki (18 gennaio).

Ci riporta al barocco l’EUBO-European Union Baroque Orchestra che mette insieme il meglio dei giovani specialisti europei della musica barocca. Diretta da Lars Ulrik Mortensen presenta il 10 dicembre “Barock meets Baroque”, il barocco declinato alla tedesca da Bach e alla francese da Rameau e Leclair.

Ancora barocco, ma questa volta italiano, il 22 febbraio con l’Ensemble Zefiro diretto da Alfredo Bernardini. Fondato nel 1989 da tre strumentisti a fiato (per tale motivo porta il nome del dio del vento), questo gruppo è diventato un punto di riferimento in ambito internazionale per la musica del ’700 e ’800 eseguita con strumenti d’epoca. Il New York Times ha detto di loro: “… ribollente di vibrante energia… un’esecuzione spumeggiante e colorata”.

Assolutamente fuori da ogni schema i Mnozil Brass, il più eccentrico e imprevedibile gruppo di ottoni del mondo, che affronta con lo stesso spirito Mozart e il rap, Bach e i Queen, combinando in una miscela irresistibile virtuosismo e comicità. Questi musicisti austriaci sono già famosi in tutto il mondo ma non hanno mai suonato a Roma e quindi l’8 aprile sarà la loro prima volta davanti al pubblico romano.

Oltre al concerto di Caine e Bennink, è dedicato al jazz quello del 14 dicembre con una delle migliori orchestre italiane in questo campo, la Ials Jazz Big Band diretta dal sassofonista Gianni Oddi, cui si aggiunge la formidabile tromba di Fabrizio Bosso, punto di riferimento della musica jazz ma noto anche per le sue collaborazioni con Claudio Baglioni, Tiziano Ferro e altri cantanti pop.

Da non mancare anche i tre appuntamenti di “Musica Pourparler”, matinée aperte a tutti gli appassionati ma dedicate specialmente agli studenti, per avvicinarli in modo simpatico e coinvolgente alla grande musica, attraverso i racconti e le esibizioni dei suoi protagonisti. Quest’anno gli incontri, curati da Gianluca Ruggeri, vertono su tradizione e innovazione, in un’ottica di confronto e di scambio. Il 29 ottobre iniziano le percussioni di Ars Ludi, il 15 novembre il pianista jazz Danilo Rea prende spunto dalle celebri melodie di Bizet, Verdi, Puccini e Mascagni, e infine il 9 dicembre il chitarrista Arturo Tallini suona chitarre elettriche e classiche, chiedendosi e chiedendoci: “Contrapposizione o sintonia?”. Gli allievi che seguiranno gli incontri scriveranno delle recensioni, le migliori delle quali saranno premiate e pubblicate sul notiziario Musica/Università.

L’attività didattica comprende, inoltre, concerti nelle scuole medie e superiori in accordo con i docenti che svolgono un preliminare lavoro di preparazione degli studenti al fine di stimolarne l’interesse. Durante il concerto gli artisti coinvolgono i ragazzi in prima persona, sollecitandole la partecipazione attiva.

Si rinnova anche per la stagione 2013-2014 la collaborazione con
RAI-Radio3 che registrerà alcuni concerti della IUC.

Articolo di Mauro Mariani

 

 

Serata speciale all’Olimpico con i Solisti Veneti

SERATA SPECIALE ALL’OLIMPICO CON I SOLISTI VENETI

Il M° Claudio Scimone, ha inaugurato la stagione del Teatro Olimpico di Roma dirigendo l’oratorio “Juditha Triumphans” di Vivaldi. I Solisti Veneti ed il Coro dell’Accademia Filarmonica Romana hanno espresso il meglio della musica del Prete Rosso. Le tiorbe, il mandolino, gli archi, le voci soliste di  Dolores Ziegler, Gloria Banditelli, Cecilia Gasdia, Manuela Custer, Antonella Trevisan hanno saputo arricchire i colori dell’arte veneta. La serata, interessante dal punto di vista esecutivo, ha offerto spunti notevoli di riflessione sia sulla duttilità del complesso sia per quel che riguarda le sonorità barocche che, ben accompagnate dal coro, creavano un’atmosfera sospesa in un inclazare di momenti vibranti. Lo spettacolo non ha avuto una battuta di pausa e sotto l’attenta regia del M° Scimone gli artisti mostravano ancora una volta tutta la brillantezza ed il fascino della musica barocca. Gli intrecci armonici e melodici creati  dal grande musicista veneziano venivano sottolineati in modo particolare dall’orchestra che interpreta le sue musiche sempre in modo sublime. Sia che si trattasse di seguire con attenzione le voci, sia che si trattasse di ascoltare gli archi, le tiorbe, lo salmoè, o il mandolino, gli impasti orchestrali hanno attratto il pubblico coinvolgendolo appieno in un tripudio di applausi che facevano comprendere a tutti quanto l’arte dei suoni interpretata a questi livelli possa essere un sicuro messaggio che arriva dritto al cuore dell’ascoltatore.

Il Maestro delle Nazioni Claudio Scimone ha diretto anche, nell’ambito del Festival Tartiniano, il concerto della “Visita a Giuseppe Tartini”, presso la chiesa di S. Caterina in Padova. La serata con musiche propriamente dedicate al “Maestro delle nazioni” si rivelava da subito interessante con l’ensemble in perfetta forma e sotto l’ormai collaudata direzione del Maestro di Padova. Già le prime note della Fuga dal Concerto in sol minore D 85 davano un tono austero e allo stesso tempo profondo all’incontro musicale. Il direttore si soffermava anche a presentare i concerti come sua abitudine. Il Maestro Lucio Degani interpretava al meglio le sonorità del Concerto in sol maggiore D 71 per violino. Apprezzabili i dialoghi nonché le armonie tipicamente venete grazie ad una forma equilibrata della composizione che d’altra parte non nega il virtuosismo. Anche il Concerto in sol maggiore D 83 per violino e archi veniva proposto in maniera suggestiva dalla violinista Chiara Parrini che ne esaltava i toni brillanti, mettendo in evidenza le migliori sonorità del violinismo tartiniano. Interessante il concerto per violoncello di Giuseppe Barutti che evidenziava le potenzialità di questo giovane artista alle prese con un’opera di grande fascino.

La ricerca del bello e delle migliori sonorità da parte di questa formazione s’incontra non soltanto nel suono che riflette i colori dell’arte veneta, ma anche in tutti i momenti di esecuzione: dalle prove fino al concerto più impegnativo.

Articolo di Bruno Bertucci

 

 

 

 

 

 

 

Vladimir Spivakov e Jeffrey Tate

Vladimir Spivakov (subito affermato come uno dei migliori violinisti russi, ha suonato con le più importanti orchestre e con direttori come Bernstein e Conlon; dall’ottobre 1997 suona il famoso Stradivari “Hrimali”) e Alexander Ghindin (nel 1994 è stato il più giovane vincitore del concorso Ciaikovsky, ha dunque partecipato a numerosi festival ed ha inciso vari cd) hanno interpretato, per la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana, musiche di BartÓk, Schubert e Franck. Serata dai toni sospesi e lo si è capito subito quando il grande violinista ha iniziato l’esecuzione della Sonata n.2 di BartÓk. Straordinariamente interessante ed affascinante quando il duo proponeva all’ascolto un fantastico Schubert, la Fantasia in do maggiore D. 934, che dimostrava il vero carisma del violinista russo, nonché le suggestioni della musica romantica. La serata si concludeva con l’esecuzione della sonata in la maggiore di Franck accolta con grande entusiasmo dal pubblico, cui il musicista concedeva alcuni raffinati bis.

Ospite abituale dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Jeffrey Tate (nato a Salisbury nel 1943, i suoi interessi musicali sono diventati fondamentali nella sua vita; il suo repertorio comprende opere di Mozart, Strauss, Wagner e di autori francesi; ha diretto le più grandi orchestre mondiali) ha condotto da vero protagonista il concerto svoltosi il 2 giugno scorso.

La serata veniva introdotta dall’esecuzione dalla Sinfonia n. 1 di Robert Schumann in cui l’amalgama del complesso strumentale era reso al meglio dal Maestro. Da sottolineare come la corposità degli archi supportava i ripieni orchestrali nel modo migliore. Il direttore, nella seconda parte del  concerto, evidenziava i complessi fraseggi della Spring Symphony di Benjamin Britten, scritta dal trentaseienne compositore nel 1949, dai contenuti interessanti che rivelano un musicista del Novecento radicalmente libero da condizionamenti.

Il maestro ha saputo mantenere con perizia interpretativa l’equilibrio vocale e strumentale dell’ensemble.

La nitidezza del coro della Radio di Budapest faceva da sfondo alla complessa composizione, mentre il contralto Carolyn Watkinson non si dimostrava all’altezza della situazione. Suoni romantici, suoni moderni, diretti in modo impeccabile da un vero professionista della musica.

Al termine di entrambe le esecuzioni il pubblico dimostrava il suo assenso con applausi convinti.

Articolo di Bruno Bertucci

 

 

 

 

L’orchestra del conservatorio “Boito” al Festival Verdi

L’Orchestra del Conservatorio “A. Boito” di Parma è protagonista al Festival Verdi di due concerti dedicati al Maestro: una ribalta unica, nell’anno del bicentenario, per i giovani musicisti che si misurano con la musica di Verdi al Teatro Regio.

Il primo appuntamento, sabato 5 Ottobre, alle ore 20.00, vedrà sul podio Fabrizio Cassi, alla guida del complesso orchestrale e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani, in un programma di sinfonie, preludi e cori da Aroldo, I due Foscari, Attila, Giovanna d’Arco, Macbeth, La forza del destino, Nabucco.

Giovedì 24 Ottobre, alle ore 20.00, Matteo Pagliari, formatosi al Conservatorio di Parma, dirigerà brani sinfonici tratti da La Traviata, Giovanna d’Arco, Un ballo in maschera, Aida, I Vespri siciliani e dedicherà un omaggio a Čajkovskij a 120 anni dalla nascita, con il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si bemolle minore op. 23, interpretato dal pianista Roberto Cappello, Direttore della Scuola di Musica.

I biglietti, da € 5,00 a € 25,00, sono disponibili presso la biglietteria del Teatro Regio di Parma.

 

Articolo di Paolo Maier

Cori al Festival Verdi

È stato il Coro di voci bianche della Corale Giuseppe Verdi di Parma a inaugurare, al Ridotto del Teatro Regio di Parma giovedì 3 Ottobre alle ore 17.00, con ingresso libero, gli appuntamenti del Festival Verdi dedicati alle corali cittadine. Il coro, diretto da Beniamina Carretta e accompagnato in questa speciale occasione dal Quartetto dell’Orchestra Filarmonica Italiana, con gli archi di Cesare Carretta, Igor Cantarelli, Aldo Zancheri, Antonio Mostacci e le percussioni di Gregorio Ferrarese, ha proposto un viaggio nella tradizione musicale dei cinque continenti e un omaggio al Maestro.

Mercoledì 23 Ottobre la Corale Giuseppe Verdi di Parma, diretta da Fabrizio Cassi, interpreterà le più amate pagine verdiane e mercoledì 30 Ottobre, il Coro di voci bianche e il Coro giovanile Ars Canto “Giuseppe Verdi” diretti da Gabriella Corsaro, con Svetlana Kononenko al pianoforte, dedicheranno il programma del concerto alla musica italiana, dal Rinascimento ai giorni nostri.

Ingresso libero.

Articolo di Paolo Maier

Festival Valentiniano, XXVIII edizione

La ventottesima edizione del Festival Valentiniano – dichiarato “festival d’interesse internazionale” dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri l’11 luglio 1995 – si svolgerà a Roma e Orvieto fino al 6 ottobre 2013.

Lo sdoppiamento tra Orvieto – sede storica del festival da molti anni, dopo le prime edizioni ospitate a Terni – e Roma è una novità.

L’inaugurazione avvenuta domenica 22 settembre alle 18.30 nell’Auditorium Conciliazione di Roma ha celebrato solennemente la ricorrenza del secondo centenario della nascita di Giuseppe Verdi con l’esecuzione della sua Messa di Requiem. Questo grande affresco sonoro fu dedicato da Verdi alla memoria di Alessandro Manzoni e fu eseguito per la prima volta il 22 maggio 1874, nel primo anniversario della morte del grande scrittore. La Messa di Requiem – probabilmente la più importante espressione del sacro in musica nel diciannovesimo secolo – è l’unica grande composizione di Verdi non destinata al palcoscenico ed è anche una delle sue creazioni più impressionanti e drammatiche, in cui si manifesta potentemente la costante ispirazione teatrale della sua musica di Verdi, che rappresenta il testo sacro come un possente dramma umano.

A dirigere l’Orchestra Roma Sinfonietta e il Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano (Maestro del coro Stefano Cucci) è stato Carlo Frajese, fondatore e direttore artistico del festival, che ha all’attivo una lunga e prestigiosa carriera, durante la quale è salito sul podio dei teatri d’opera e delle orchestre sinfoniche più importanti d’Italia (Scala di Milano, Opera di Roma, San Carlo di Napoli, Accademia Nazionale di Santa Cecilia) e di molte grandi istituzioni musicali internazionali, dalla Russia al Giappone. Personalità tra le più note del panorama musicale italiano, ha ricevuto nel 2009 insieme a Roman Vlad il premio “Una vita da Maestro”.

Carlo Frajese è sempre stato molto attento alla formazione dei giovani musicisti: per anni ha diretto con grande passione il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto e ora al Festival Valentiniano dà la possibilità concreta di esibirsi ed esprimersi a numerosi giovani musicisti italiani e stranieri, scelti tra quelli che si sono affermati in accreditati concorsi internazionali. Anche in questo concerto tre dei quattro solisti di canto sono giovani talenti. Il soprano sudcoreano Joo Cho si è diplomata col massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano e si è già fatta ammirare in Italia, Austria e Corea. Il mezzosoprano Renata Lamanda è spesso ospite dell’Opera di Roma e ha cantato anche in altri prestigiosi teatri italiani e stranieri, dalla Scala al San Carlo; va almeno citato, tra i suoi impegni più recenti, l’Andrea Chénier alla Carnegie Hall di New York accanto a Roberto Alagna. Il tenore romano Luciano Gangi ad appena quattro anni dal suo debutto ha già mietuto lusinghieri successi in Italia e all’estero, da Firenze a Montréal, da Palermo a Pechino, da Trieste ad Abu Dhabi. Invece il basso Armando Caforio ha già alle spalle una lunga carriera, che l’ha portato a cantare nei principali teatri italiani.

Il Maestro ha scelto di eseguire l’edizione critica pubblicata dalla University of Chicago, che libera il testo verdiano dai molti arbitri e travisamenti che vi si sono sovrapposti negli anni.

Dal 26 settembre all’1 ottobre il festival si trasferisce nella sua sede storica, Orvieto, con concerti ma anche conferenze e proiezioni cinematografiche di film muti accompagnati dalla musica, al ritmo di uno o più appuntamenti al giorno.

Giovedì 26 settembre alle ore 11.00, nella Sala Eufonica della Biblioteca comunale di Orvieto, sarà proiettata La via senza gioia (1919) capolavoro di un maestro del cinema muto, il regista tedesco Wilhelm Pabst. Vi compare una giovane attrice svedese al suo debutto, Grete Rumford, poi diventata Greta Garbo. Questa pellicola e le altre due che saranno proiettate nel corso del festival fanno parte di un ciclo di capolavori del cinema muto, voluto dalla Rai e curato da Francesco Savio (alias Chicco Pavolini) con la collaborazione di Emidio Greco, che andò in onda nel 1970. Su richiesta della Rai stessa, la musica per questi film è stata scritta da Carlo Frajese, che ha composto delle partiture per pianoforte solo, come si usava all’epoca del muto. La trasmissione di questi film ebbe in quegli anni ampia risonanza e anche oggi la riproposta attuale di tali pietre miliari della storia del cinema riveste un enorme interesse ed esercita una grande attrattiva sul pubblico, che può riscoprire capolavori oggi noti solo ai cinefili.

Per lo stesso ciclo venerdì 27 settembre, ancora alle 11.00 nella Sala Eufonica della Biblioteca comunale di Orvieto, sarà proiettato Il tesoro d’Arne (1919), uno dei migliori film del prolifico regista finlandese Mauritz Stiller, un altro grande del cinema muto. Le splendide immagini della scena finale, con gli uomini in bianco e le donne in nero che giungono a cercare la salma della protagonista sul battello imprigionato dai ghiacci, influenzarono Ejzenstein e Fritz Lang. Anche questa pellicola ha le musiche di Carlo Frajese.

Ancora il 27, ma alle ore 18.00, il Teatro Mancinelli ospita una conferenza del sociologo Franco Ferrarotti sul tema “Giuseppe Verdi interprete delle nuove realtà sociali”.

Sabato 28 alle ore 18.00 avrà luogo nel Teatro Mancinelli il primo dei concerti previsti ad Orvieto, che sarà affidato a Francesca Dego, astro nascente del concertismo internazionale. A soli ventiquattro anni si è già esibita in Italia, Stati Uniti, Messico, Argentina, Uruguay, Israele, Inghilterra, Irlanda, Francia, Belgio, Austria, Germania, Svizzera. È considerata dal pubblico e dalla critica tra i migliori interpreti in assoluto della nuova generazione e di lei Salvatore Accardo ha detto: “È uno dei talenti più straordinari che io abbia incontrato. Possiede una tecnica infallibile e brillante, un suono bello, caldo e affascinante, la sua musicalità è al tempo stesso fantasiosa e molto rispettosa del testo”. Recentemente ha iniziato una collaborazione con la prestigiosa casa discografica Deutsche Grammophon, per cui ha inciso il 24 Capricci di Paganini. Il grande violinista e compositore genovese – e in particolare questi brevi pezzi, compendio del virtuosismo più funambolico – è stato determinante per l’affermazione della Dego, sia perché ha vinto il premio riservato al più giovane finalista del Concorso Internazionale “Niccolò Paganini” di Genova, sia perché è considerata l’erede diretta di un grandissimo interprete di Paganini, Salvatore Accardo, con il quale si è perfezionata per 9 anni presso la Fondazione Stauffer di Cremona. Prima di dodici dei Capricci paganiniani, eseguirà uno dei massimi capolavori della musica di tutti i tempi, la Partita n. 2 in re minore di Joahnn Sebastian Bach, che si conclude con la celebre, monumentale Ciaccona. Prossimamente uscirà per Deutsche Grammophon il primo disco del nuovo progetto dedicato all’integrale delle Sonate di Beethoven.

Domenica 29 alle 18.00 suona al Teatro Mancinelli il chitarrista Giulio Tampalini, vincitore di alcuni dei maggiori concorsi di nazionale e internazionali, a cominciare dal primo premio al Concorso Internazionale “Narciso Yepes” di Sanremo (presidente della giuria Narciso Yepes stesso), proseguendo col T.I.M. di Roma nel 1996 e nel 2000 e col “Fernando Sor” di Roma, fino alle affermazioni al prestigioso “Andrès Segovia” di Granada. Tiene concerti in tutta Italia, Europa, Asia ed America, figurando in importanti rassegne concertistiche e festival musicali. Nel 2001 ha partecipato al Concerto di Natale in Vaticano in onore di Giovanni Paolo II. Il suo concerto inizia con Aguado, Castelnuovo Tedesco e Liobet, importanti compositori per chitarra dei secoli diciannovesimo e ventesimo, e prosegue con un’antologia di brevi brani di autori italiani, tra cui si segnala Frate Cassio da Velletri, col cui nome La Biblioteca del Chitarrista dell’editore Vizzari di Milano pubblicò negli anni Trenta del secolo scorso alcuni pezzi brevi per chitarra sola: sotto questo pseudonimo un po’ goliardico si nasconde un raffinato compositore che non si è mai riusciti a identificare. Dopo i colori sudamericani di Montaña, il concerto si conclude con Koyunbaba, composto dall’italiano Domeniconi, che per qesto brano si è ispirato al folklore turco.

Lunedì 30, sempre alle 11.00 nella Sala Eufonica della Biblioteca comunale, ha luogo la terza proiezione di un film muto, anche qesta volta con le musiche composte da Carlo Frajese. Si tratta del leggendario Gabinetto del Dottor Caligari, diretto nel 1920 da Robert Wiene, considerato il simbolo più rappresentativo del cinema espressionista, basato sul tema della difficile distinzione tra allucinazione e realtà.

Ancora il 30 settembre, alle 18.00 nel Teatro Mancinelli, concerto del Quintetto di fiati “Prestige”, nato nel 1999 e composto da membri dell’Orchestra del Teatro Regio di Torino, tra cui il primo flauto Federico Giarbella, vincitore della prima edizione del concorso A.T.E.M. Briccialdi. Nella filosofia di questo gruppo si evidenzia un grande interesse per un mondo musicale ampio e variegato, con percorsi che esulano dal puro repertorio per quintetto di fiati: presta dunque particolare attenzione alla divulgazione del grande repertorio sinfonico e operistico in trascrizioni dell’epoca o moderne, come nel caso de La clemenza di Tito e Ascanio in Alba di Mozart, de L’Italiana in Algeri di Rossini e delle Variazioni su un tema di Haydn di Brahms. Invece è stata scritta fin dall’origine per quintetto di fiati la Humoresque di Zemlinsky, un protagonista della ricchissima vita musicale viennese dei primi del secolo scorso, che fu profondamente ammirato e stimato da Mahler e Schoenberg.

L’1 ottobre – ultimo giorno a Orvieto del Festival Valentiniano – alle ore 11.00 nella sala Eufonica della Biblioteca Comunale verrà proiettata la Messa di Requiem di Verdi registrata a Roma il 22 settembre in occasione dell’inaugrazione del festival. Alle 18.00 il Teatro Mancinelli la composizione elettronica Reise – il viaggio del suono di Carlo Franci – celebre direttore d’orchestra che da qualche anno ha lasciato il podio per dedicarsi alla composizione – inviterà il pubblico a partecipare direttamente a una nuova, originale e stimolante esperienza d’ascolto.

Il 6 ottobre il Festival Valentiniano torna a Roma per il solenne concerto di chiusura. Alle 19.00 nella chiesa di Sant’Ignazio l’organista Giandomenico Piermarini eseguirà musiche di Bach, Mozart e Mendelssohn al maestoso organo costruito dalla Pontificia Fabbrica d’Organi Tamburini di Crema nel 1935, che è stato recentemente restaurato e ha recuperato tutto il suo splendore sonoro. Vincitore di concorsi di interpretazione organistica, Piermarini ha al suo attivo svariate centinaia di concerti d’organo: di particolare rilievo l’integrale delle composizioni organistiche di Bach in quattordici concerti, proprio nella chiesa di S. Ignazio. È primo organista nella Arcibasilica Papale di S. Giovanni in Laterano di Roma.

Articolo di Mauro Mariani