Camminare di gusto lungo la Via Francigena

Nell’ambito del progetto “La bisaccia del pellegrino: Francigena 2014, l’Europa a piedi verso Roma”, promosso dall’Associazione Civita e RadioRai, volto a valorizzare la Via Francigena del Nord, nel suo tratto da Aosta a Roma, attraverso un programma radiofonico itinerante e le tipicità agroalimentari riferibili al cibo “pellegrino”, mercoledì 8 luglio, alle ore 10, verranno presentati due prodotti editoriali: la pubblicazione “La bisaccia del pellegrino. Camminare di gusto lungo la Via Francigena” e l’ebook “Cammin scrivendo: scrittori sulla Via Francigena”, entrambi  editi da Marsilio Editori e Associazione Civita.

Il successo riscosso dal progetto, avviato un anno fa grazie al sostegno di Associazione Europea delle Vie Francigene, Fondazione Roma, Regione Lazio e Regione Toscana, e alla collaborazione di Romaincampagna.it e Fondazione Campagna Amica, in linea con il messaggio promosso da Expo Milano 2015, ha spinto l’Associazione Civita a proseguire l’azione di valorizzazione dei prodotti tipici dei luoghi attraversati dalla Via, da nord a sud dell’Italia, con il lancio del marchio “La bisaccia del pellegrino/Pilgrim’s pouch”, oggi registrato, che offre ai produttori operanti intorno a quei territori la possibilità di essere inclusi nell’elenco ufficiale dei prodotti de “La bisaccia del pellegrino”.

La pubblicazione “La bisaccia del pellegrino. Camminare di gusto lungo la Via Francigena” – in italiano e in inglese e dal ricco apparato iconografico – oltre a proporre alcune suggestioni e riflessioni sulla cultura del cibo lungo la Via Francigena e sui concetti di biodiversità e paesaggio legati a quella stessa tipologia di cibo, presenta i primi 57 prodotti tipici di qualità entrati a far parte de “La bisaccia del pellegrino” e, con essi, i loro produttori.

Per ciascuna delle sette regioni interessate dal tratto nord della Via – Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Alta Toscana-Liguria, Bassa Toscana e Lazio – vengono descritte le produzioni alimentari attraverso le testimonianze dei giornalisti-camminatori che hanno percorso e “assaporato” i luoghi da cui hanno origine, fornite le informazioni utili per contattare i relativi produttori e proposte delle ricette “francigene”. A completamento dell’offerta, oltre ad alcuni testi introduttivi curati da esperti, anche testi descrittivi in merito ai principali “tesori” storico-culturali (architetture religiose e civili, borghi, etc.) presenti lungo il cammino e che testimoniano il connubio tra arte, cultura e natura che offre l’esperienza francigena. Il racconto dell’esperienza del cammino è anche al centro dell’ebook “Cammin scrivendo: scrittori sulla Via Francigena” – scaricabile gratuitamente dai portali dell’Associazione Civita e della Regione Lazio e da alcuni stores – in cui tre scrittori, Caterina Bonvicini, Francesco Longo ed Antonio Pascale, descrivono la propria esperienza di viaggio vissuta accanto ai giornalisti delle radio europee lungo il tratto laziale della Via.

Esperienza i cui elementi-chiave sono, dunque, arte, natura, qualità e non ultimo il gusto.

Con la sottoscrizione di un apposito protocollo d’intesa, l’Associazione Civita in collaborazione con L’Associazione Europea delle Vie Francigene e l’Azienda Romana Mercati, attraverso il lancio del marchio “La bisaccia del pellegrino/Pilgrim’s pouch”, intendono creare, pertanto, una vera e propria “gamma” di prodotti francigeni di qualità, aventi caratteristiche adeguate a chi cammina – quali, produzione locale, tradizionalità delle produzioni, adeguatezza al consumo degli escursionisti, conservabilità, leggerezza, naturalità, valore energetico, ottime caratteristiche sensoriali, etc. – offrendo ai produttori la possibilità di apporre il marchio sui prodotti, favorendone quindi la loro riconoscibilità da parte del consumatore, e di avere garanzia di una idonea promozione degli stessi attraverso il sito web “La bisaccia del pellegrino” (www.bisaccia.viefrancigene.org), in italiano e in inglese, nel quale sono esplicitate le modalità di adesione, collegato al portale ufficiale dell’Associazione Europea delle Vie Francigene (www.viefrancigene.org).

L’iniziativa pone, quindi, al centro il tema della tutela e della valorizzazione delle nostre tradizioni agro-alimentari che, unite alla straordinaria bellezza del nostro paesaggio e del nostro patrimonio culturale, costituiscono i tratti fondamentali di un nuovo modo di fare turismo legato al percorso francigeno e possono rappresentare un volano per l’economia del territorio. Una scelta che, nell’anno dell’Expo in cui i riflettori sono puntati sul patrimonio enogastronomico italiano, può rivelarsi quanto mai strategica per lo sviluppo dei nostri territori e la tutela di sapori semplici e antichi che, al pari dell’arte e del paesaggio, ne raccontano la storia.

Questi i temi intorno ai quali si confronteranno gli ospiti dell’incontro odierno che costituisce uno degli eventi di punta della V edizione del Festival “Via Francigena Collective Project 2015” dedicata, quest’anno, al tema “Culture e Colture dei paesaggi”: una riflessione su quanto la conoscenza dell’identità di un territorio e della sua storia passi anche attraverso le tipicità agroalimentari che da quel luogo hanno origine.

Roma, Piazza Venezia 11

Associazione Civita – Sala “Gianfranco Imperatori”

PROGRAMMA

Saluti

Nicola Maccanico, Vice Presidente Associazione Civita

Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente Fondazione Roma

Cesare De Michelis, Presidente Marsilio Editori

Introducono

Giovanni D’Agliano, Dirigente Settore Turismo – Regione Toscana

“I prodotti del territorio e la Via Francigena”

Lidia Ravera, Assessore alla Cultura e Politiche Giovanili – Regione Lazio

“Cammin scrivendo: il racconto della Via Francigena”

Modera

Giovanna Castelli, Direttore Associazione Civita

Ne discutono

Sergio Valzania, storico e saggista

Massimo Tedeschi, Presidente Associazione Europea Vie Francigene

Toni De Amicis, Direttore Generale Fondazione Campagna Amica

Carlo Hausmann, Direttore Generale ARM – Azienda Romana Mercati

Caterina Bonvicini, Francesco Longo e Antonio Pascale leggeranno alcune pagine dei loro racconti

Seguirà una presentazione delle specialità enograstronomiche de “La bisaccia del pellegrino”.

Verrà distribuita copia della pubblicazione

 

Rachele Mannocchi

 

L’eccezionale ballerina Sylvie Guillem al Teatro Carlo Felice

Domenica 5 luglio, alle ore 20.30, l’ultimo appuntamento di danza al Teatro Carlo Felice di Genova con una  delle pochissime tappe italiane  della tournée di addio alla danza di Sylvie Guillem.

Un’occasione unica per ammirare l’ultima volta dal vivo una ballerina ed un’artista straordinaria che rimarrà per sempre nella storia della danza.

Sylvie Guillem, che ha da poco compiuto 50 anni, lascia il palcoscenico pur essendo ancora in un momento di grazia perché, da perfezionista estrema abituata ad eccellere, ha dichiarato – “non voglio deludere né me stessa né il pubblico”.

Applaudita a Genova nel luglio del 1999 in occasione del 31° Festival Internazionale del Balletto di Nervi,

dopo aver danzato su tutti i più importanti palcoscenici del mondo, concluderà una carriera stellare con “Life in Progress”, una produzione Sadler’s Wells London, co-prodotto con Les Nuits de Fourvière, Shangai International Arts Festival e Sylvie Guillem.

Il programma comprende quattro straordinarie coreografie:   technê di Akram Kan, attualmente uno dei maggiori artisti del mondo della danza, DUO2015, del celebre coreografo newyorkese William Forsythe, Here & After, con la Direzione e Coreografia di Russell Maliphant, e Bye di Mats Ek, in cui danzerà soltanto Sylvie Guillem .

LIFE IN PROGRESS

Una produzione Sadler’s Wells London

co-prodotto con Les Nuits de Fourvière, Shagai International Arts Festival e Sylvie Guillem.

technê

Coreografo                                     Akram Khan

Compositore                          Alies Sluiter, pubblicato da Mushroom Music Publishing/BMG Chrysalis

Interprete                               Sylvie Guillem

“Il mio lavoro nasce da domande a cui non so dare risposte. Faccio domande e racconto storie attraverso il corpo. E con l’opportunità di creare sul corpo di Sylvie, che trovo sia al suo stadio di massima poeticità e trasparenza, volevo porre domande sull’atto di entrare in contatto. È nella nostra natura connettersi gli uni con gli altri. Utilizzo la tecnologia per connettermi con un maggior numero di persone, più di frequente. Oggi, siamo in contatto di più rispetto a come lo eravamo in passato? Oppure siamo connessi con la tecnologia piuttosto che con le persone? Quando uso la tecnologia per entrare in contatto con qualcuno, mi ritrovo più solo. Quindi, siamo diventati lo strumento degli stessi strumenti da noi creati? Nessun computer può rispondere a questa domanda. Forse il corpo ci può riuscire…” Akram Khan.

DUO2015

Coreografo                                     William Forsythe

Compositore                                  Thom Willems

Interpreti                                Brigel Gjoka, Riley Watts

Sul piccolo spazio di fronte al sipario, proprio sul bordo del palcoscenico, si svolge «Duo», un orologio composto da due danzatori. I danzatori colgono il tempo in un percorso vorticoso, lo rendono visibile, pensano a come il tempo possa stare nello spazio, spostano il tempo in uno schema intricato, spoglio. Lo schema cresce e si svela mentre i due danzatori si rotolano, scivolano, si colpiscono, si ribaltano. I loro corpi splendono di un nero scintillante, si librano con estrema precisione, il loro respiro canta degli spazi nel tempo. Si avverte una musica in lontananza che scompare mentre i danzatori si inseguono in un silenzio vorticoso. Un orologio che guarda all’infinito ritornando al punto in cui è iniziato.

Here & After

 

Direzione e Coreografia                         Russell Maliphant

Interpreti                                Sylvie Guillem e Emanuela Montanari

“Per questa creazione volevo omaggiare le precedenti coreografie e esperienze con Sylvie, ma allo stesso tempo andare avanti e esplorare un vocabolario che mostra il contrasto, lavorando su un duetto al femminile.” Russell Maliphant

Bye

Coreografo                                     Mats Ek

Compositore                          Ludwig van Beethoven (Piano Sonata Op.111, Arietta; Musica registrata eseguita da Ivo Pogorelich)

Interprete                               Sylvie Guillem

Co-produttore                                 Dansens Hus Stockholm

“Una donna entra in una stanza. Dopo poco è pronta a lasciarla. Pronta a raggiungere gli altri.” Mats Ek.

Marina Chiappa

La Traviata alla Fortezza del Priamàr

Tante vecchie fotografie che fissano i ricordi, ora nitidi, ora vaghi, catturati da un primo piano, poi  dispersi da sfocature e dissolvenze: una galleria di immagini in cui il tempo scorre lentamente, seguendo i sogni e le illusioni, inevitabili, di Violetta e di Alfredo. E in cui sbocciano grandi fiori senza profumo.

Così il regista Stefano Monti dipinge La Traviata, melodramma lirico in tre atti di Giuseppe Verdi su  libretto di Francesco Maria Piave, in scena sabato 4 e martedì 7 luglio, ore 21.15, alla Fortezza del Priamàr di Savona.

Anteprima Due generazioni a teatro, stasera, giovedì 2 luglio, ore 21.15.

Cast: Saioa Hernandez (Violetta Valery),  Antonio Gandia (Alfredo Germont), Damiano Salerno (Giorgio Germont) Adriana Iozzia (Flora Bervoix), Antonella Romanazzi (Annina), Raffaele Feo (Gastone), Hyun Kyu Ra (Il Barone Douphol), Michele Patti (Il Marchese d’Obigny), Pietro Toscano (Dottor Grenvil), Giampiero De Paoli (Giuseppe), Loris Purpura (Un commissionario), Roberto Conti (Un domestico).

Regia, scene e costumi: Stefano Monti

Coreografie: Giovanna Badano

Danzatori: Giovanna Badano, Angelo Lupi

Direttore d’orchestra: Aldo Sisillo

Direttore del Coro: Patrizia Priarone

Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova

Allestimento del Teatro dell’Opera Giocosa di Savona

Uno dei più grandi fiaschi nella storia del teatro lirico. Traviata fu accolta, quel 6 marzo del 1853 alla Fenice di Venezia, con una pioggia di fischi e proteste. Il soggetto era scabroso – inammissibile, nella mentalità dei benpensanti di allora, avere come protagonista una donna di facili costumi – del titolo non parliamo nemmeno (fu proposto dalla censura un cambiamento in Amore e morte); infine ci si metteva persino la musica, anch’essa piuttosto audace per i canoni artistico-compositivi in voga in quegli anni. Insomma, un disastro su tutta la linea.

Sembra impossibile, data la fortuna che le arride ormai in tutto il mondo.

Perché Traviata, in realtà, è una grande opera. Tratta dal romanzo La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio (libretto di Francesco Maria Piave), fa parte della cosiddetta “Trilogia Popolare” verdiana insieme a Rigoletto e a Trovatore ed è tra i titoli più amati dal grande pubblico, più “utilizzati” dal cinema, più citati in saggi e romanzi, le sue arie sono tra le più celebri del repertorio lirico; il linguaggio musicale è decisamente innovativo ed intensa la componente drammatica, che va oltre la facciata di vezzi e orpelli per scandagliare l’intimità dei personaggi in scena. La musica fagocita la parola, la rende parte di sé ed è da qui, da questa unità inscindibile, che sgorga, generoso, il pathos del dramma: tutto nasce dal pentagramma. Tanto da rendere chiaro in un baleno il giudizio di Marcel Proust, che riteneva l’opera un capolavoro assoluto: “Verdi ha dato alla Dame lo stile che mancava al dramma di Dumas, innalzandola al regno dell’Arte”.

Vero è che la progressiva evoluzione psicologica della protagonista è resa da una parallela modificazione del linguaggio musicale: il ruolo di Violetta Valery è tra i più complessi nel nostro repertorio lirico, tra i più ambiti dai soprani, passando dall’animo spensierato della cocotte – con il trionfo dei brillanti virtuosismi belcantistici – a quello profondamente innamorato di una donna passionale, ma anche matura ed orgogliosa, seppur straziata dal dolore e dalla malattia: ed ecco che la musica, convulsa, gridata, disperata, tocca i vertici dell’intensità espressiva. Alla faccia del falso moralismo borghese. Donna “deviata” che spera, con l’amore, di uscire dal ruolo di cortigiana in cui l’ha confinata la società, Violetta è il compendio, universale, di tutte le eroine verdiane.

Marina Chiappa