Il celebre lavoro di Arthur Miller, messo in scena da Teatro Stabile di Catania, Doppiaeffe Production, per la regia di Giuseppe Dipasquale su traduzione di Masolino D’Amico, ha visto in scena al Teatro Sociale di Brescia due nomi noti del panorama teatrale italiano. Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, rispettivamente nei panni del magnate americano Joe Keller e della moglie Kate. Il dramma di Keller è il senso di colpa per avere causato la morte di una squadriglia aerea durante la seconda guerra mondiale. Soltanto per non avere controllato un pezzo prodotto dalla sua fabbrica di aerei da combattimento. Non può perdonarsi il fatto di avere trascurato un dettaglio minimo, una lieve incrinatura di un pezzo, e di avere mandato a morire dei ragazzi che erano sì in guerra, ma erano morti a causa dei loro connazionali, non del nemico. E mentre Kate ricorda l’anniversario del loro figlio morto in battaglia, comincia ad aleggiare su tutti il grigio sospetto che anch’egli sia morto a causa della disattenzione di suo padre. Un fatto fortuito, certo, ma non si può certo dire così al proprio cuore e al proprio animo. Così ecco che vengono coinvolti nel dolore l’ex fidanzata, il fratello, l’amico della ragazza famoso drammaturgo. Ne nasce una discussione tra frasi prima smozzicate e apparentemente senza senso e poi la verità, e in tutti diventa chiaro che il dolore dei protagonisti della vicenda non era tanto per la perdita del figlio/fratello o per la colpa non lavata, quanto per la verità taciuta e che sia Kate che Joe sapevano. Soltanto il fatto che anche gli altri ne siano venuti a conoscenza porta a farsi carico della propria responsabilità che, altrimenti, sarebbe rimasta nascosta nella corteccia di un albero, eterno rappresentante del figlio perduto.
Un dramma privato diventa, quindi, paradigma delle contraddizioni di un’epoca dalla quale non siamo molti lontani. Quando alle responsabilità si antepone il denaro; quando per non scartare dei pezzi forse mal riusciti, si preferisce pensare che non fosse tanto grave l’imperfezione, ecco che si deve essere pronti a pagare. E stavolta il prezzo è stato davvero alto. Al punto che gli attori di questo spaccato di vita dell’alta borghesia americana, vivono al riparo da loro stessi, dalla loro coscienza che li richiama di tanto in tanto all’ordine, stando in una sorta di serra asettica, che li protegga dalla loro crisi, dall’ansia che li assale e li tiene svegli tutta la notte. Un’ansia impersonata da Kate, ma che, in realtà, marito e figlio sperano svanisca per non doverne fare personalmente i conti. In realtà, Kate e suo figlio non hanno alcuna colpa di quanto è accaduto, però il destino li punisce perché dell’agio procurato da Joe hanno goduto, senza chiedersi come venisse realizzato, da dove arrivasse e se dovesse essere frutto di compromessi troppo illeciti.
Il figlio sopravvissuto, reduce di guerra, preferisce non ricordare quei giorni, non sapere davvero com’è morto il fratello, in nome dell’essere tornato vivo e di attenzioni che vuole rivolte a lui stesso, proprio ora che ha deciso di sposare l’ex fidanzata del fratello morto con la quale aveva mantenuto teneri rapporti epistolari. Anche lui, dunque, ha dei benefici dalla morte, e di un congiunto per giunta, quindi non può sfuggire alla punizione.
Arthur Miller pone poi l’accento sulla lobby delle armi e sugli industriali in genere quando sono senza scrupoli, ma sottolinea molto bene anche che tutti sono colpevoli quando sostengono la produzione di armi da guerra pensando che non sia affar loro. Chiama in causa tutti, quindi, allora come oggi.
Affiancati da un ottimo cast, composto daRuben Rigillo, Silvia Siravo, Filippo Brazzaventre, Barbara Gallo, Enzo Gambino, Annalisa Canfora, Giorgio Musumeci, Rigillo e Rossini hanno reso la commedia partecipata, interessante, sospesa al punto giusto e con un aleggiare di riflessioni che hanno colpito il pubblico positivamente, rendendo il silenzio in sala parte integrante della recitazione.
Buone le scene di Antonio Fiorentino e i costumi di Silvia Polidori.
Ancora una volta la stagione proposta dal Sociale di Brescia si mostra all’insegna della riflessione, più o meno composta e seria, sul presente, pur proponendo classici del teatro. Il senso di responsabilità che dovrebbe essere parte integrante dell’etica dell’essere umano, la condivisione con gli altri, la consapevolezza che ogni nostra azione ha a che vedere con quelle altrui e viceversa, sono temi che diventano di estremo spessore proprio quando proposti in teatro. Soprattutto in un momento storico-sociale come quello attuale che li rende particolarmente avvincenti per il pubblico.
Alessia Biasiolo