I Musei delle Armi di Brescia e Gardone Valtrompia

Pistola presso il Museo delle Armi di Gardone Valtrompia

Per trovare le armi adoperate nei duelli e nella propria difesa personale da Margherida de’ Tolomei, come letto nel libro “L’amante alchimista” di cui abbiamo scritto, ci si può recare in provincia di Brescia a visitare due dei musei più interessanti sulle armi, uno dei quali costituisce la collezione europea privata più importante, il Museo delle Armi “Luigi Marzoli”, sito nel Castello di Brescia.

Lì troviamo, infatti, una daga cinquecentesca del tipo descritto nel libro di Isabella della Spina, accanto a bellissime armature di fanti e di cavalieri, oltre che a numerose alabarde, sempre del Cinquecento. Non mancano armi di anni precedenti, così come di successive, dove fanno bella mostra di sé le armi da fuoco, di varia epoca.

Revolver presso il Museo delle Armi di Gardone Valtrompia

La progressione dello sviluppo delle armi da fuoco la si può vedere, e imparare, nel Museo delle Armi e della Tradizione armiera di Gardone Valtrompia, patria della famosa Beretta armi.

Sin dall’antichità, però, il luogo, ricco di minerali nei dintorni e di acqua, è famoso per la lavorazione del ferro e, quindi, per la produzione di armi bianche e, poi, da fuoco appunto.

Nelle prime sale del Museo si possono seguire le fasi dell’evoluzione storica delle armi, soprattutto quelle da fuoco del ‘500. Si tratta di armi da caccia, da difesa e militari, di cui è spiegato in pannelli didattici molto interessanti il funzionamento. In un secondo livello, invece, è possibile vedere come si passa dalla fusione del ferro al maglio e alla lavorazione delle canne dei fucili, oltre allo sviluppo della lavorazione dei calci per arrivare all’arma confezionata e utilizzabile. In questo settore è possibile vedere anche alcune riproduzioni di armi utilizzate nei film, fiore all’occhiello dell’attuale produzione armiera, spesso manuale, della Valtrompia. Sono alcune le ditte specializzate nel produrre armi per film di Clint Eastwood, i mitici Far West, ma anche armi per i film “I pirati dei caraibi”, Colt di sceriffi e armi bianche. Interessante anche un raro fucile Balilla per bambino, del 1934, con baionetta innestata.

Revolver cinematografici Uberti presso il Museo delle Armi di Gardone Valtrompia

La parte più tecnica del percorso riguarda lo sviluppo del metodo di sparo del proiettile che passò dall’utilizzo della miccia all’uso della piastra con sviluppo del cane, fino all’uso del fulminato di mercurio e dello sviluppo del sistema di accensione a luminello. Tutti questi sistemi erano volti a ridurre il rischio che la polvere da sparo prendesse fuoco in momenti non utili al possessore dell’arma, che la miccia si spegnesse o che il processo di caricamento dell’arma fosse troppo lento per essere efficace. Quindi l’accensione a luminello andò a sostituire la già moderna pietra focaia che, invece di aspettare di dar fuoco ad una miccia, attraverso un sistema di sfregamento della pietra portava le necessarie scintille per accendere la polvere che avrebbe espulso il proiettile. Nel Museo si possono vedere alcune armi “ridotte”, cioè in cui il sistema a pietra focaia è stato sostituito da quello a luminello per evitare la spesa, soprattutto per gli eserciti, di cambiare tutta la dotazione.

Riproduzione di un maglio, Museo delle Armi di Gardone Valtrompia

A Gardone Valtrompia è presente anche un fucile alla garibaldina. Per armare i garibaldini vennero istituiti due fondi nel 1860, uno denominato “Fondo per un milione di fucili” e l’altro “Comitato centrale di soccorso a Garibaldi”. Il Fondo permise l’acquisto di fucili francesi e prussiani trasformati a luminello, e fucili inglesi Enfield modello 1853. Le armi del Fondo non raggiunsero subito le truppe garibaldine partite per la Sicilia, ma rimasero nel deposito di Milano fino a che non fosse stato firmato l’ordine di Cavour. Così, furono basilari i fondi americani per le armi all’eroe dei due Mondi, il “New York Garibaldi Found Commitee” e “Italian National Commitee”. I soldati di Garibaldi quindi erano equipaggiati con le armi più disparate, comprese le armi Colt di cui 291 rivoltelle, 59 carabine a rotazione e 23.500 fucili trasformati con brevetto Colt. Alcune di quelle armi furono acquistate direttamente negli Stati Uniti e altre vennero donate dallo stesso Colt per la causa di Garibaldi. Per la prima volta le armi Colt vennero usate nella battaglia di Milazzo, ma vennero subito considerate pericolose e quindi abbandonate. Nel Museo è ben spiegato perché.

Due Musei da visitare e che presentano interessanti attività didattiche per capire lo storico, fondamentale lavoro del maglio che nella Valle, per La Via del Ferro, fa bella mostra di sé.

 

Alessia Biasiolo

 

2 thoughts on “I Musei delle Armi di Brescia e Gardone Valtrompia

  1. Emanuela Biasiolo ha detto:

    Molto interessante. Bravissima. Se. Emanuela

  2. WILLEM ha detto:

    Sono felicissimo di aver letto questi articoli; poiché credo che sia veramente giusto dover informare la gente che Brescia con le sue miniere e le varie lavorazioni del ferro, abbia costituito l’evolversi della storia e della crescita dell’uomo. Questo vuol dire che i Bresciani non sono solo casa e lavoro, ma molto di più. Ringrazio la giornalista WILLEM

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